Cari genitori, i vostri figli rinnovando … raccontano anche la vostra fede

Riprendendo con questo articolo (dopo la serie sul sacramento del battesimo) le riflessioni mistagogiche sull’Iniziazione Cristiana avvio il ciclo sul mistero della Confermazione. È mio intento condividere delle considerazioni che mettano in luce il tempo che intercorre dal giorno del battesimo al giorno della cresima come un tempo di custodia della grazia battesimale ad opera della Comunità ecclesiale, in tutti i carismi e i ministeri, ed in particolare della chiesa domestica, nel suo ministero coniugale e nelle relazioni fraterne.

Pensiamo il rito della Confermazione come un mosaico di tre scene liturgiche. Ora mi soffermo sulla prima scena quando il cresimando, insieme a tutta la comunità, rinnova le promesse battesimali. Il vescovo chiede di rinunciare «a satana e a tutte le sue opere e seduzioni» e di professare la fede «in Dio, Padre onnipotente … in Gesù Cristo … nello Spirito Santo». Il vescovo poi, al termine della professione, dà il suo assenso proclamando la fede della Chiesa.

In questa scena il cresimando racconta la realtà nella quale finora è stato immerso: «Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio» (1Cor 6,11).

In questa prima scena l’assemblea, ascoltando le parole del cresimando, vede pure l’accompagnamento generativo ricevuto dalla comunità ecclesiale, i racconti della fede che finora il cresimando ha ricevuto soprattutto dalla chiesa domestica di cui è membro.

La fede è stata un dono che ci è giunto in molti casi dalle mani delle nostre madri, delle nostre nonne. Loro sono state la memoria viva di Gesù Cristo all’interno delle nostre case. È stato nel silenzio della vita familiare che la maggior parte di noi ha imparato a pregare, ad amare, a vivere la fede. È stato all’interno di una vita familiare, che ha poi assunto la forma di parrocchia, di scuola e di comunità, che la fede è giunta alla nostra vita e si è fatta carne. È stata questa fede semplice ad accompagnarci molte volte nelle diverse vicissitudini del cammino. Perdere la memoria è sradicarci dal luogo da cui veniamo e quindi non sapere neanche dove andiamo. Questo è fondamentale, quando sradichiamo un laico dalla sua fede, da quella delle sue origini; quando lo sradichiamo dal Santo Popolo fedele di Dio, lo sradichiamo dalla sua identità battesimale e così lo priviamo della grazia dello Spirito Santo (papa Francesco, Lettera al card M. Ouellet per l’America Latina, 19/3/2016).

L’accompagnamento generativo non si è arrestato all‘ora di catechismo’ in preparazione immediata alla celebrazione. Il cresimando sin dal giorno del battesimo ha preso parte al cammino della comunità sospinta dal canto della fede. «Canta e cammina» diceva S. Agostino, per significare la fede del popolo quando cammina. Il cresimando ha preso parte, tra i pericoli e le tentazioni, al canto della bontà di Dio che è stato fedele alle sue promesse. Il popolo fedele «canta per alleviare le asprezze della marcia … Ma che significa camminare? Andare avanti nel bene e progredire nella santità» (Sermo 256).

Ogni battezzato è accompagnato in vario modo dall’intero popolo di Dio verso il sacramento della Confermazione. Le relazioni rigenerate nella fede in Gesù Cristo sono le modalità più contagiose per la singola persona. Pensiamo al ministero del catechista, e a tutti i ministeri con cui il cresimando entra in relazione dal giorno del suo battesimo, e pensiamo a tutte le partecipazioni liturgiche cui ha aderito: sono relazioni ecclesiali contagianti se ‘cantate’ al ritmo della liturgia familiare che fuggono dal circolo ristretto dei più intimi, dal comodo privato, e scelgono il rischio dell’incontro con il fratello, con le sue gioie e i suoi dolori, le sue angosce e le sue speranze, così come accade in ogni ambiente domestico.

Per evangelica sincerità è giusto non tacere sulla presenza di alcune fragilità nelle relazioni ecclesiali (parrocchiale e familiare) quando scandalizzano e allontanano dal cammino vero la Confermazione. A mo’ di esempio: religione fai da te, forme di sincretismo in ordine alla dottrina e alla morale, partecipazione liturgica occasionale, ignoranza della Scrittura, la mondanizzazione dei ministeri ecclesiali (operatori pastorali, ministeri ordinati e laicali).

A questo punto è giusto riconoscere che, mediante coloro che rinnovano le promesse, assistiamo al superamento della debolezza e alla testimonianza della potenza di Dio. In quel percorso faticoso della fede dovrà giocare un ruolo fondamentale la famiglia di appartenenza (sarebbe auspicabile poter citare anche il ministero dei padrini del battesimo). Facendo ri-credere il cresimando nell’Amore si rinnova la grazia matrimoniale della chiesa domestica. 

Don Antonio Marotta

Acquista i nostri libri Il dono del corpo. L’ecologia dell’amore La grazia degli imperfetti

Vai al nostro store

Lascia un commento