What are we willing to sacrifice (make sacred)?

How much does our faith cost us? What and how much are we willing to sacrifice for God? Sacrifice in the true sense of the term. What are we willing to make sacred? It is true, there are Christians who come to give their lives in so many parts of the world, but not us in the West (at least for now). There are Muslims who accept so many precepts and prohibitions. That they do not eat certain foods, that do not drink alcohol, that fast during the month of Ramadan. We are often not even able to respect Lent fasting. Luisa recounts how she was raised by a Moroccan pupil who in the summer, during the eighth grade exam, did not drink and eat and never complained about anything. We can’t do that anymore. Not even these little waivers. We’ve softened. Of course there is always the risk that a religiosity made of rules and precepts will turn into something only external, something to do to feel good without changing the heart. The question I asked at the beginning remains: what hard are we willing to do for God? Are we able to “pay” something or do we want a zero-cost faith? A zero-cost faith is probably worth what it costs, that is, nothing. Even our faith actually, if we think about it, “imposes” on us of relinches. We don’t remember them because we don’t want to remember them, but they are there. I can think of two in particular. Two waivers that touch on two very similar areas. One, I have already mentioned, is Lent fasting. The other is about sex. Chastity! Help that word out of fashion! Chastity before marriage (abstinence) and chastity after marriage (living the ampleino in the truth of love). Living a sexuality that is an expression of authentic love and not of a simple drive to satisfy, that perhaps we embellish with love. Two waivers, food and sex, which are not ends in themselves. Through these demands God the Father and Mother Church want to educate her children, each of us. Educate us to be people who are aware, fully human and capable of being kings and queens of our lives and impulses. How can we give ourselves if we don’t own each other? How can we give our sexuality and our bodies if we ourselves do not govern them but suffer them? God does not ask us to give up something for Him, but to sacrifice something, that is, to make it his own. Our sacrificed sexuality becomes something really wonderful, because lived in the light of full and true love. So chastity will not be something castatal but will become educating. By struggling we can really learn to put the other and his good at the center and not our ego and our cravings. Then abstinence from relationships before marriage will become a channel to express all our desire and attraction to the other in selfless and free gestures of tenderness, which will then become very important during the marriage. The man (more regards the man this danger) who does not get used to exercising tenderness out of the sexual context then in marriage will do the same, making soon feel his bride used. The sexual desert soon makes it to arrive (as it happens for many married couples). Premarital chastity is the true test of love. Many young people ask for proof of love: if you really love me, let us make love. My bride asked me for another proof of love: if you really love me, let’s wait for the wedding. I assure you it cost me a lot, but I never regretted it. Those who practice chastity are willing to give up their strong desire to sexually join each other for something greater. He’s telling the other one I want you everything, I don’t just want your body. All or nothing. Love is like that. At least the real one. When we are one in my heart, when I have given you my whole life in the forever of the marriage then I will also want your body because only then will I be worthy of such a precious gift. Only then will I enter my garden as a king, as a queen and not as a thief who takes something that does not belong to him. God does not ask us for a sterile effort, if he asks for himself something of ours is to give it back even greater and more beautiful. So is chastity. It takes our sexuality and makes it a way to feel like people are full, to feel completely loved and to experience paradise. Many have sex, few make love, Christian spouses re-actualize a sacrament. It’s not the same thing. Trust.

Antonio and Luisa

Cosa siamo disposti a sacrificare (rendere sacro)?

To read in English

Quanto ci costa la nostra fede? Cosa e quanto siamo disposti a sacrificare per Dio? Sacrificare nel vera accezione del termine. Cosa siamo disposti a rendere sacro? E’ vero, ci sono cristiani che arrivano a dare la vita in tante parti del mondo, ma non noi in occidente (almeno per ora). Ci sono musulmani che accettano tanti precetti e divieti. Che non mangiano determinati cibi, che non bevono alcolici, che digiunano durante il mese di Ramadan. Noi non siamo spesso capaci neanche di rispettare il digiuno quaresimale. Luisa racconta come sia rimasta edificata da una sua alunna marocchina che in estate, durante l’esame di terza media, non ha bevuto e mangiato e non si è mai lamentata di nulla. Noi non ne siamo più capaci. Neanche di queste piccole rinunce. Ci siamo rammolliti. Certo c’è sempre il rischio che una religiosità fatta di regole e precetti si trasformi in qualcosa di solo esteriore, qualcosa da fare per sentirsi a posto senza cambiare il cuore. Resta la domanda che ho fatto all’inizio: noi che fatica siamo disposti a fare per Dio? Siamo capaci di “pagare” qualcosa o vogliamo una fede a costo zero? Una fede a costo zero probabilmente vale ciò che costa, cioè nulla. Anche la nostra fede in realtà, se ci pensiamo bene, ci “impone” delle rinunce. Non le ricordiamo perchè non le vogliamo ricordare, ma ci sono. Me ne vengono in mente due in particolare. Due rinunce che toccano due ambiti molto simili. Una, l’ho già accennata, è il il digiuno quaresimale. L’altra riguarda il sesso. La castità! Aiuto che parola fuori moda! Castità prima del matrimonio (astinenza) e castità dopo il matrimonio (vivere l’amplesso nella verità dell’amore). Vivere cioè una sessualità che sia espressione di amore autentico e non di una semplice pulsione da soddisfare, che magari imbellettiamo di amore. Due rinunce, il cibo e il sesso, che non sono fini a se stesse. Attraverso queste richieste Dio Padre e Madre Chiesa vogliono educare i suoi figli, ognuno di noi. Educarci per farci persone consapevoli, pienamente umane e capaci di essere re e regine della nostra vita e delle nostre pulsioni. Come possiamo donarci se non ci possediamo? Come possiamo donare la nostra sessualità e il nostro corpo, se noi stessi non li governiamo ma li subiamo? Dio non ci chiede di rinunciare a qualcosa per Lui, ma di sacrificare qualcosa, cioè di renderla sua. La nostra sessualità sacrificata diventa qualcosa di davvero meraviglioso, perchè vissuta alla luce dell’amore pieno e vero. Così la castità non sarà qualcosa di castrante ma diventerà educante. Facendo fatica possiamo davvero imparare a mettere al centro l’altro/a e il suo bene e non il nostro ego e le nostre voglie. Allora l’astinenza dai rapporti prima del matrimonio diventerà canale per esprimere tutto il nostro desiderio e l’attrazione verso l’altro/a in gesti di tenerezza disinteressati e gratuiti, che diventeranno poi importantissimi durante il matrimonio. L’uomo (riguarda più l’uomo questo pericolo) che non si abitua ad esercitare la tenerezza fuori dal contesto sessuale poi nel matrimonio farà altrettanto, facendo presto sentire la sua sposa usata. Il deserto sessuale fa presto ad arrivare (come accade per tante coppie sposate). La castità prematrimoniale è la vera prova d’amore. Tanti giovani chiedono la prova d’amore: se mi ami davvero dimostramelo, facciamo l’amore. La mia sposa mi ha chiesto un’altra prova d’amore: se mi ami davvero dimostramelo, aspettiamo il matrimonio. Vi assicuro che mi è costato tantissimo, ma non me ne sono mai pentito. Chi pratica la castità è disposto a rinunciare al suo desiderio fortissimo di unirsi sessualmente all’altro/a per qualcosa di più grande. Sta dicendo all’altro io ti voglio tutto/a, non voglio solo il tuo corpo. O tutto o niente. L’amore è così. Almeno quello vero. Quando saremo uno nel cuore, quando ti avrò dato tutta la mia vita nel per sempre del matrimonio allora vorrò anche il tuo corpo perchè solo allora sarò degno di un dono tanto prezioso. Solo allora entrerò nel mio giardino come un re, come una regina e non come un ladro che prende qualcosa che non gli appartiene. Dio non ci chiede una fatica sterile, se lui chiede per sè qualche cosa di nostro è per restituircela ancora più grande e più bella. Così è la castità. Prende la nostra sessualità e la rende un modo per sentirci persone piene, per sentirci completamente amati e per fare esperienza di paradiso. Molti fanno sesso, pochi fanno l’amore, gli sposi cristiani riattualizzano un sacramento. Non è la stessa cosa. Fidatevi.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

The right detergent

The recent solemnity of All saints that we celebrated on November 1st gave us a lot of ideas for reflection; this time we want to focus on a detail described in the book Apocalypse (7,14) : They are the ones who come from the great tribulation and who have washed their garments, making them white in the blood of the Lamb. 

Doing a research on The Junior Woodchucks Sun i found that one of the most difficult spots to remove from clothes is blood. Now, either the author of the Apocalypse did not have a copy of the Manual of the Junior Woodchucks (quite likely); or he didn’t have a degree in chemistry and therefore didn’t know the formula of bleach; or, perhaps, I would not like to be the usual one who searches for the mysteries hidden behind the words, he meant without saying. Well, you may have already guessed that the correct answer to this dilemma is the last one: and so we are going to open envelope C.

What did you want to tell us without saying it openly? I don’t think he wanted to tell us to get him a copy of the famous Handbook above. But how strange: the blood of that Lamb instead of leaving indelible stains on the garments, on the contrary, makes them white. Every time we reflect on this Lamb amazes us, it is precisely a Lamb of God, similar but with different characteristics from the usual lambs, we will deepen it soon. So many times we also feel like those who have gone through the great tribulation: work, housing, taxes, mortgages, colleagues, the head of office, our health or our loved ones, the car that is always by the mechanic, the appliances that do not work at duty; with all this stress we already feel ready for Paradise because the situations of this life we consider them a purgatory. Of course, there is no shortage of laments of all this.

But those described in the Apocalypse come from the great tribulation, and it does not look much like the aforementioned list. It can be considered in three stages (equally described in the same book) but essentially it is in the great spiritual battle against the demonic forces of the Antichrist, against the ferocious beast, against Satan and his followers. And as in all battles you can come out winners not without a few scratches, at least a little stains, precisely, on the clothes. In any case, to wash stains from the garments you need the appropriate detergent. And, by chance, the right detergent is the (innocent) blood of that Lamb. That’s it? Yes, but not, too.

Without going into detail, we can infer that, in the spiritual battle, our white robes (symbolically delivered on the day of our Baptism) can be stained. Other articles on this blog have already delved into the risks and dangers of staining our marriage clothes. We just wanted to highlight: no matter what kind of stain you have on your robe; no matter how old the stain is; it doesn’t matter if we hurt each other as newlyweds and thus staining each other; there are no indelible stains for the stainless power of that blood, as long as you agree to go to the right laundry and He will know how to use the proper washing machine with the only powerful bleaching, the divine detergent, which Jesus (an exceptional chemist) has made on the cross, their own precious blood.

Let us do the exercise to remember this the next time we load the dishwasher or washing machine, and this gesture will also become prayer: Lord, help us recognize that our spiritual stains can only wipe you with your divine detergent.

George and Valentina

The newlyweds only talk to each other 35 minutes a week.

Sifting through the various news and curiosities published on the web I found something very interesting. Is it an article entitled Couple Crisis? 8 appointments to save a relationship. Leaving aside the advice that the two psychologists propose that can be more or less shareable what I want to highlight is a fact. A University of California study revealed that married couples (study on a sample of married couples of different ages followed for 13 years) talk for an average of 35 minutes a week. A laughable amount of time when compared with data on smartphone usage. 50% of Italian people who have a smartphone use it for more than 5 hours a day. A huge difference is accentuated by the fact that many of those 35 minutes of dialogue are used to deal with organizational and contingent topics (expenses, commitments, repairs, etc.). In the family ménage there is no time for deep couple dialogue. You don’t look at each other with wonder eyes anymore. Roberta Vinerba writes in her illuminating book “In the Light of Your Eyes”: Two newlyweds, before they no longer speak, no longer look at each other, before the dialogue dies the look. Before the word, they can’t be seen anymore.

Here is the lack of dialogue often expresses a lack of interest in the other. As in an inclined plane the newlyweds are slipping towards indifference. Before we get to the fateful phrase I don’t love you anymore there are so many small steps. The lack of dialogue should be a wake-up call and instead is often seen and accepted as something inevitable. Taken from so many thoughts and commitments there is no time for these boyfriends’ trifles. The Pope in Amoris Laetitia tells us that this is not the case: After the love that unites us with God, conjugal love is the “greatest friendship”. It is a union that possesses all the characteristics of a good friendship: the search for the good of the other, reciprocity, intimacy, tenderness, stability, and a similarity between friends that is being built with shared life. But marriage adds to all this an indissoluble exclusivity, which is expressed in the stable project of sharing and building together all existence.

Dialogue is essential to keep a relationship alive and make it more and more beautiful and luxuriant. The love of friendship between the newlyweds is no less important than eros or service. Without friendship, eros and agape also become difficult and unwanted expressions of love. If there is no intimacy of the heart made of deep dialogue where we newlyweds open our hearts to the other, where we tell about our labors, our joys, our sorrows, our fears, in short everything we have in our hearts, sooner or later, we will stop wanting each other and also searching physically. Like in a vicious circle that takes us further and further away from each other. Instead, it’s important to find time every day to talk to each other at least a little bit. Luisa and I always try to find time to talk. We’re looking for it because we think it’s a priority. It happens, for example, that some days I decided to enter later at work and accompany Luisa to her school. When we arrive at the village we enter a bar, order hood and croissant and sit at a fairly secluded coffee table. Those minutes are precious. It’s just our moment. We talk about everything, but in the end it does not matter so much what we say, the beautiful thing is to be able to savor the encounter, the presence of the other that fills us and satiates us. It is a very beautiful moment of intimacy that allows us to start the day with so much peace and joy.

Antonio and Luisa

Eternal love. But in heaven?

At that time, some Sadduceans approached Jesus, who denied that there was a resurrection, and asked him this question:
“Master, Moses has prescribed us: If someone dies a brother who has a wife, but without children, his brother will take his widow and give a lineage to his brother.
There were therefore seven brothers: the first, after taking his wife, died without children.
Then he took the second
and then the third and so all seven; and they all died without leaving children.
Finally, the woman also died.
So this woman, in the resurrection, who will be a wife? Because all seven had it as a wife.”
Jesus answered, “The children of this world take a wife and take husbands;
but those who are judged worthy of the other world and of the resurrection by the dead, do not take a wife or husband;
nor can they die anymore, because they are equal to angels and, being children of the resurrection, are children of God.
That then the dead rise, Moses also pointed it out to the bush, when he calls the Lord: God of Abraham, God of Isaac and God of Jacob.
God is not God of the dead, but of the living; because everyone lives for him.” (Luke 20,27-38.)

We try to contextualize this gospel. Who were the sadduceans? The Sadduceans were the helite of the Jewish-Palestinian society of Jesus’ time. From them came that ruling and priestly class that often represented the Jews in front of the Romans. They were few but very influential. They did not believe, and that is what interests us most, in eternal life and resurrection from the dead. Jesus, through this word, wanted to highlight how on this point the Sadducei are wrong and confirms that we are instead made to live forever. God is not the God of the dead, but of the living. This blog helps us reflect on our call to spousal love, and this gospel poses an important question. What will our life be like in God’s eternal life? What will the relationship between the newlyweds be like?

We don’t know it as we know almost nothing about eternal life. It is something that does not yet belong to us and that we cannot understand. There are, however, some reflections that we can make by taking on some reality and truth that we know.

Marriage is a vocation. Through marriage we can respond to God’s love. The other becomes a mediator between us and God. By loving the other, we can love God. By loving the brother/sister we see and touch, we can love God that we do not see. Marriage is a sacrament of the body. The body is an integral part of marriage. We can only live our marriage through the body. Our deepest and most spiritual part (the will, the soul, the heart) is not enough, but it is necessary that the love that arises in our deepest and most intimate part can become visible and concrete through the body. There is no marriage without the first physical relationship.

From these truths of our faith it is clear that marriage ceases with death. In paradise we can love God directly without any mediation. The main purpose of the marriage is therefore diminished. Our body will also be different, it will be transfigured, we do not know how but we know that it will be different. It is therefore uncommon and plausible to believe that our sexuality can be experienced as we live it now.

So there will be no more marriage, Jesus confirms it too, but we can really think that the Quattrocchi spouses, Martin, Pietro and Gianna Beretta Molla, and many other couples who have embodied a wonderful marriage love then do not bear the signs even in the eternal life? I can’t believe it. For sure, more than a certainty is a hope, it will remain a special friendship. I am sure that Luisa will have a special place in my heart even in Paradise. Everything I’ve built with her in this life doesn’t erase, she doesn’t reset. All gestures of tenderness, care, intimacy, forgiveness, listening, presence, sharing joys and sorrows, all these experiences remain imprinted indelibly in my heart. On the day I die, I’m going to leave everything here in this life. In my suitcase I will carry only my heart, the love given and received and she is an integral part of it. I am sure that on our wedding day, June 29, 2002, a relationship began that will last forever. In eternal life it will certainly be different and transfigured, but even more beautiful and wonderful because it lived in the light and in the presence of God.

Pope Francis in Amoris Laetitia quotes a statement by Thomas D’Aquino that you can read in Summa contra Gentiles. A phrase that explains precisely the whole meaning of this article: After the love that unites us with God, conjugal love is the “greatest friendship”. I think this will be true forever. This friendship will never be taken away from us.

Antonio and Luisa

Un amore eterno. Ma in paradiso?

To read in English

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda:
«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello.
C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.
Allora la prese il secondo
e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli.
Da ultimo anche la donna morì.
Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;
ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito;
e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». (Luca 20,27-38.)

Cerchiamo di contestualizzare questo Vangelo. Chi erano i sadducei? I sadducei erano l’elitè della società ebraico-palestinese del tempo di Gesù. Da loro proveniva quella classe dirigente e sacerdotale che spesso rappresentava gli ebrei di fronte ai romani. Erano pochi ma molto influenti. Non credevano, ed è quello che più ci interessa, nella vita eterna e nella resurrezione dai morti. Gesù, attraverso questa parola, ha voluto mettere in evidenza come su questo punto i sadducei sbagliano e conferma che siamo invece fatti per vivere in eterno. Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi. Questo blog aiuta a riflettere sulla nostra chiamata all’amore sponsale e questo Vangelo pone una questione importante. Come sarà la nostra vita nell’eterno di Dio? Come sarà la relazione tra gli sposi?

Non lo sappiamo come non sappiamo quasi nulla della vita eterna. E’ qualcosa che non ci appartiene ancora e che non possiamo comprendere. Ci sono però alcune riflessioni che possiamo fare assumendo alcune realtà e verità che conosciamo.

Il matrimonio è una vocazione. Attraverso il matrimonio possiamo rispondere all’amore di Dio. L’altro/a diventa mediatore tra noi e Dio. Amando l’altro/a possiamo amare Dio. Amando il fratello/la sorella che vediamo e che tocchiamo possiamo riamare Dio che non vediamo. Il matrimonio è un sacramento del corpo. Il corpo è parte integrante del matrimonio. Noi possiamo vivere il nostro matrimonio solo attraverso il corpo. Non basta la nostra parte più profonda e spirituale (la volontà, l’anima, il cuore) ma serve che l’amore che nasce nella nostra parte più profonda ed intima possa diventare visibile e concreto attraverso il corpo. Non c’è infatti matrimonio senza il primo rapporto fisico.

Da queste verità della nostra fede è chiaro che il matrimonio cessa con la morte. In paradiso potremo amare Dio direttamente senza più nessuna mediazione. Viene meno quindi lo scopo principale del matrimonio. Anche il nostro corpo sarà diverso, sarà trasfigurato, non sappiamo come ma sappiamo che sarà diverso. E’ quindi poco sensato e plausibile credere che la nostra sessualità possa essere vissuta come la viviamo ora.

Quindi non ci sarà più matrimonio, lo conferma anche Gesù, ma davvero possiamo pensare che i coniugi Quattrocchi, i coniugi Martin, Pietro e Gianna Beretta Molla, e tante altre coppie che hanno incarnato un amore matrimoniale stupendo poi non ne portino i segni anche nella vita eterna? Non ci credo. Di sicuro, più che una certezza è una speranza, resterà un’amicizia particolare. Sono sicuro che Luisa avrà un posto speciale nel mio cuore anche in Paradiso. Tutto quello che ho costruito con lei in questa vita non si cancella, non si resetta. Tutti i gesti di tenerezza, di cura, di intimità, di perdono, di ascolto, di presenza, di condivisione di gioie e dolori, tutte queste esperienze restano impresse in modo indelebile nel mio cuore. Il giorno della mia morte lascerò tutto qui in questa vita. Nella mia valigia porterò solo il mio cuore, l’amore dato e ricevuto e lei ne è parte integrante. Sono sicuro che il giorno del nostro matrimonio, il 29 giugno 2002, è iniziata una relazione che durerà per sempre. Nella vita eterna sarà sicuramente diversa e trasfigurata, ma ancora più bella e meravigliosa perchè vissuta nella luce e alla presenza di Dio.

Papa Francesco in Amoris Laetitia cita un’affermazione di Tommaso D’Aquino che potete leggere nella Summa contra Gentiles. Una frase che spiega in modo preciso tutto il senso di questo articolo: Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». Credo che questo sarà vero  per sempre. Questa amicizia non ci verrà mai tolta.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

A look always to rebuild, not to destroy more

Today we’re talking about guilt. A bride wrote to me asking me to help her figure out how to deal with guilt. She married and let herself be wooed by another man. Not only did she feel gratified and pleased with her colleague’s attentions. She realized the danger and cut it all off. She also wanted to talk to her husband about it to keep him informed and to apologize to him.

Is it right that you feel guilt? I’d say so. There’s already a little betrayal in his attitude. She shifted the focus from the marriage relationship to another relationship. His guilt, however, must be constructive and not destructive. What do I mean? Guilt is a good thing when it sounds like a wake-up call. She realized that she was seeking the attention and care she wanted no longer in her husband, but in a third person. This convinced her to change course and direct her gaze towards the groom. It’s not enough, though. Now she and her husband must, must, reflect and ponder why she is faced with this danger, temptation, weakness, call her what you will. Many betrayals and then separations are born thus. They must reflect well; this escaped danger is a sign that something in their relationship is to be put right. It often happens that the ordinary life of a family leads to take for granted. Gradually you lose sight and slip into the absence of loving dialogue. Dialogue made of gestures of tenderness and mutual care. Here, this situation can be an opportunity to put the dynamics of couple in place, to start looking again with the eyes of the person who loves and who cares about the other. What could be a mortal danger to the couple can turn into a beginning of rebirth and renewal. It’s up to the couple to take advantage of it.

When is the guilt not good? When it’s destructive. When, the risk is there, you identify with that behavior that we had. This bride feels wrong because she indulged in misbehavior. Nothing more harmful. We make mistakes, we fall into small and big temptations, but we are not those mistakes. We can with our choices remedy, or when it is not possible at least to change attitude is to learn from those mistakes. The bride who wrote to me feeling bad about her behavior should focus more on her positive reaction that prevented that little betrayal from becoming something more serious and perhaps irreparable. That bride should focus now not on her misbehavior, but on the cause that caused it. This is the way to deal with a guilty sense in a winning way, this is the way to start again stronger and with more conviction than before.

Antonio and Luisa

Uno sguardo sempre per ricostruire, non per distruggere di più

(to read in english click)

Oggi parliamo di sensi di colpa. Mi ha scritto una sposa chiedendomi di aiutarla a capire come affrontare il senso di colpa. Lei sposata si è lasciata corteggiare da un altro uomo. Non solo si è sentita gratificata e a provato piacere nelle attenzioni del collega. Lei si è resa conto del pericolo e ha troncato tutto. Ha voluto anche parlarne con il marito per metterlo al corrente e per scusarsi con lui.

E’ giusto che lei provi un senso di colpa? Direi di si. C’è già un piccolo tradimento nel suo atteggiamento. Ha spostato l’attenzione dalla relazione matrimoniale ad un’altra relazione. Il suo senso di colpa deve essere però costruttivo e non distruttivo. Cosa voglio dire? Il senso di colpa è una cosa buona quando suona come un campanello d’allarme. Lei si resa conto che stava ricercando l’attenzione e la cura che desiderava non più nel marito, ma in una persona terza. Questo l’ha convinta a cambiare rotta e ridirigere il suo sguardo verso lo sposo. Non basta però. Ora deve, anzi devono insieme lei e il marito, riflettere e meditare sul perché lei sia incorsa in questo pericolo, tentazione, debolezza, chiamatela come volete. Molti tradimenti e poi separazioni nascono così. Devono riflettere bene; questo pericolo scampato è un segno che qualcosa nel loro rapporto è da mettere a posto. Spesso accade che la vita ordinaria di una famiglia porti a darsi per scontati. Pian piano ci si perde di vista e si scivola nell’assenza di dialogo amoroso. Dialogo fatto di gesti di tenerezza e cura vicendevoli. Ecco, questa situazione può essere un’occasione per mettere apposto le dinamiche di coppia, per ricominciare a guardarsi con gli occhi della persona che ama e che ci tiene all’altro/a. Quello che poteva essere un pericolo mortale per la coppia può trasformarsi in un inizio di rinascita e rinnovamento. Sta alla coppia approfittarne.

Quando invece il senso di colpa non va bene? Quando è distruttivo. Quando, il rischio c’è, ci si identifica con quel comportamento che abbiamo avuto. Questa sposa si sente sbagliata perché ha assecondato un comportamento sbagliato. Nulla di più dannoso. Noi commettiamo errori, cadiamo in piccole e grandi tentazioni, ma non siamo quegli errori. Possiamo con le nostre scelte porre rimedio, o quando non è possibile almeno cambiare atteggiamento è imparare da quegli errori. La sposa che mi ha scritto sentendosi cattiva per il suo comportamento dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla sua reazione positiva che ha evitato che quel piccolo tradimento potesse diventare qualcosa di più grave e forse irreparabile. Quella sposa dovrebbe concentrarsi ora non sul suo comportamento sbagliato, ma sulla causa che lo ha provocato. Questo è il modo per affrontare in modo vincente un senso di colpa, questo è il modo per ripartire più forte e con più convinzione rispetto a prima.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

St. Francis, the wolf… and us

Dearest, what we share today is the result of several days of preparation, prayer and reflection.

We hope you can enjoy this article… that can be a fruitful read for you.

Have a good read and “The Lord give you peace.”

+++

The XXI chapter of the Flowers of the Life of St. Francis (Francis Sources No.1852) tells the famous story of the great, terrible and ferocious Wolf who appeared outside the walls of Gubbio during the period when Francis lived in that city.

A wolf that devoured animals and humans so much that the locals no longer had the courage to go to the countryside.

Out of compassion for these people but also for the wolf, Francis wanted to go against this animal despite everyone advising him…

… and making the sign of the holy cross (…) Saint Francis took the path to the place where the wolf was. And here … the said wolf meets Saint Francis, with his mouth open; and by sticking to him, Saint Francis makes the sign of the cross,and i call him and say:

“Come here, Brother Wolf, I command you on Christ’s side that you do not hurt me or person.”

(…) as soon as Saint Francis had made the cross, the terrible wolf closed his mouth and ran again: and made the commandment, he was meekly like a lamb, and i.e. all the feet of Saint Francis to lie. And St. Francis spoke to him like this:

«Brother wolf, you do a lotof damage in these parts, and … you have had to kill men made to the image of God; for which you are worthy of the forks (…).

But I want, brother wolf, to make peace between you and them, so that you no longer offend them, and they forgive you every past offense, and neither men nor dogs pursue you any more.”

And he said these words, the wolf with acts of body and tail and ears and bowing his head showed to accept what St. Francis says and to want to observe it.

Then Holy Francis said, “Wolf friars, for you like to do and keep this peace, I promise you that I will make you give the expenses continuously, while you will live, from the men of this earth, so that youwill not suffer more hunger; that I know well that because of hunger you have done every wrong.

(…) Brother wolf, I want you to give me this promise, and i want you to trust it.”

And stretching the hand of Saint Francis to receive his faith, the wolf raised the right pea before it, and dimetically can put it over the hand of Saint Francis, giving him that signal that he could of faith. (…)

This beautiful event of the life of St. Francis of Assisi has much to teach in our everyday life, it has much to say to our way of living relationships with people.

Of course we do not live in 1200 and to see a wolf now you have to go miles and go into the reserves, but today as then evil exists and every day we experience it.

Wolves around we see many, but the problems begin when a certain amount of nastiness we find in our loved ones, when for example the wolf has the face of a son who abuses us, when the wolf has the face of a friend who betrays us , when the wolf resembles our husband screaming or our wife who no longer speaks to us.

How did St Francis bring the Wolf closer?

Following his example, maybe we can find the key to getting us out alive and saving the wolf… Already… Francis did not propose (he could do so) to organize a team of armed people to kill the wolf; He knows that this is not the real solution to human conflict.

Let’s take it one step at a time imagining that we are together with St. Francis, there… in the countryside and woods outside the city of Gubbio.

1) THE SIGN OF THE CROSS.

The first thing we see is this: St. Francis makes the sign of the Cross. First on himself and then on the wolf.

This gesture is very significant, which evokes a very specific fact.

Before, St. Francis was a rich young man from Assisi who, when he saw lepers, ran away like lightning.

One day Francis meets, in St. Damian, the gaze of Christ crucified. A wooden board that represents the image of Jesus, known as the “Crucifix of San Damiano”.

From the encounter with that gaze Francis is reborn. Start a new life with the repentance of his sins. Before Jesus’ eyes, Francis recognizes the evil in his heart and regrets it bitterly.

We could say that Francis was a Wolf. Then meeting Christ becomes a forgiven Wolf.

But back to the story:

Francis makes himself the Sign of the Cross. It’s not a good luck gesture… With the sign of the Cross Francis remembers being a Wolf forgiven by Christ… and it is only then that he can go and meet the Wolf of the wild that awaits him with his mouth wide open.

Francis goes to the wolf and manages to approach him because he sees him as like himself.

He knows the wolf in front of him, he knows how to speak to him because he knows very well the wolf that lives in his heart.

Francis is a sinner like all men, but thanks to his encounter with the Crucified Christ, thanks to the forgiveness that Jesus offers him every time in confession… he can stop being afraid of himself and all the men in the world… were also the fiercest, the meanest, the most leper.

And that’s how the wolf feels recognized and treated for what it is: a hungry creature of God.

Francis knows that it is hunger that makes the wolf carry out his murders; but he also knows that the wolf is hungry for caresses, of tenderness… that at the bottom of his heart there is a puppy wounded by life, that at the bottom of the heart of the Wolf there is Christ waiting to come out, to live and to give true life to the Wolf.

Like each of us, as in each of us.

So what… So what… even in our human relationships (friendships, marriage, etc.) we are called to recognize the wolf that we carry in our hearts and to bring it to Christ in confession.

Christ with His sacramental Forgiveness will handcuff our wolf and thus we can go to the Wolf who lives in the heart of the other without judgment and without resentment.

2) “… I COMMAND YOU ON THE PART OF CHRIST…”

Francis enters into dialogue with the wolf not alone, but with Christ.

… in the name of Christ…” Francis teaches us to live all relationships by placing Jesus at the center.

Francis commands the wolf not to do more harm and does so in the name of Christ.

Between him and the wolf there is Christ, as Christ is between him and his friars, between him and his parents, between him and St. Clare, between him and the sultan when he goes to the holy land. In all his relationships Francis brings Christ in.

Francis tells us that one enters into a relationship with one’s neighbour in a way not only human, but also divine.

Placing Christ at the center, as it happens sacramentally in Christian Marriage, means wanting to live in the presence of God, wanting to speak, wanting to greet, wanting to sweep the house, wanting to love and also wanting to quarrel always in the presence of Christ.

It means turning our everyday life into a way of becoming saints for Christ.

If we decide to enter into a relationship with our neighbour by passing from Christ then our relationships will be renewed, they will be more authentic because we in the company of Christ are called and helped to be authentic.

We still emphasize that Francis pronounces the Name of Christ.

In this regard, it should be remembered that the Very Holy Name of Jesus Christ is powerful. In His name there is His own presence and naming Him makes him present. The Name of Jesus drives away demons, heals and heals, in His Name we are saved.

Francis knows this very well and “goes into armed battle”, goes into battle to restore peace together with Jesus himself.

Let us also do it when we want Christ to live in our lives; so that peace may return in our hearts and relationships: “Jesus, help me to forgive that person who…”, or “Even if you have hurt me, I give you a kiss in the Name of Jesus.” Let’s try it and we’ll see the results.

3) “WOLF FRIAR, YOU DO A LOT OF DAMAGE IN THESE PARTS…”

Following our dear Francis of Assisi, we see that he turns to the Wolf calling him “Brother”.

Did the Wolf make vows of chastity, poverty, and obedience? Of course not.

Francis calls him a friar, or brother. He recognizes in him the dignity of god’s creature and therefore his brother, even if his brother is behaving badly.

And he has no qualms about reminding his wolf brother of all the evil he has done to others.

Francis does not pretend anything, he knows that peace is built with two ingredients: justice and forgiveness.

Francis calls evil by name, he is not afraid to do so. Evil is evil. The wolf made a mistake, he committed acts that made others suffer and this Francis tells him clearly.

Truth is necessary.

Telling those who hurt us that he did wrong is important.

Why, however, does the wolf not tear Francis after he has also reproached him?

Here is perhaps an answer: Francis throughout his life has shown that he does not want to feel better than any bad wolf and it is so, starting from the humility that he can say to the wolf these words of truth because in them there is no condemnation towards the wolf, but only towards his actions .

In other words, the wolf can’t be heard saying, “You suck!” … but the wolf’s heart hears: “What you did sucks, but you’re not what you did… you are precious in spite of the evil you have done.”

It is the sin that is condemned, not the sinner.

It is the betrayal of our spouse that must be condemned, not our spouse… it is the unjust slander made by our friend that must be condemned… our friend should not be condemned. It is the bullying at work that we have suffered that must be condemned, not the employer who bullied us.

This is the style of Christ and Francis knows it well. And apply what he has learned from Christ.

4) “… THAT I KNOW WELL THAT BECAUSE OF HUNGER YOU HAVE DONE EVERY WRONG.”

Another step Francis takes is to understand the motivations that have led the wolf to behave in an evil way.

We too, if we really want to pursue Peace and walk the path taught by Christ, must try to put ourselves in the shoes of others. even as our worst enemy and try to understand what may have led him to sin, to do that evil.

Francis knows that the wolf acted so out of hunger: hungry for food, but – perhaps – also hungry for attention, hunger for security, power…

Francis recognizes what is in his heart the wolf, remembering all the “appetites” that have led him in the past to be a superficial and self-centered young man.

Francis knows that the heart of the wolf is similar to his. And he’s not wrong, because he is.

Both have flesh hearts.

Francis’ heart has only one difference from that of the wolf: Francis’ heart knows that despite his misery, the Lord forgives his “hunger”… his sinful appetites.

Mercy precedes repentance… for Francis did not convert because someone made him feel guilty, but because looking at the love of Christ he knew to throw himself into the arms of those who loved him despite all the weight of his sick heart.

How many times do we have a family… when we scold someone (husband, wife, children) feeling better, that person doesn’t change.

When we recognize that we are all “fallible” and we all make mistakes… and let us note with love and sweetness the mistake to the other… here comes the repentance of the person who made a mistake from that loving and welcoming attitude.

Now the wolf, after feeling welcomed as a brother, after someone has spoken to him in truth and given him mercy… Now the Wolf must take a decisive step:

5) “… BROTHER WOLF, I WANT YOU TO GIVE ME FAITH IN THIS PROMISE””

The Wolf is a welcomed brother, he is rehabilitated… but to an essential condition: he must repent and make the firm decision not to hurt others anymore.

It is the act of will required of each of us and no one can be “saved” without his own consent.

The Wolf is there. Francis said and did what Christ taught him. Now it’s Wolf’s turn. The Wolf can choose whether to refuse or accept forgiveness.

Accepting forgiveness means for him to have a new life with the help of the people of the country – who are committed to helping him, feeding him and loving him and this tells us that the good and healing of others is not easy, but always requires our commitment and our Help.

Rejecting forgiveness means choosing to continue living alone, in the woods, and dying of hunger and malice.

The choice is up to the wolf. And Francis cannot decide in his place. Even Christ cannot choose in place of a person who does not wish to repent despite the possibility of doing so.

We know that in the story told the Wolf accepts forgiveness and makes a promise never to commit the evil he had done before again.

But how would it have been if the wolf had refused forgiveness?

What was Francis supposed to do for the wolf?

Francis should have prayed every day for him… and who knows how many wolves Francis wore in his heart… people he prayed for every day because they had rejected repentance and forgiveness.

That is also the case in our relations.

“Loveyour enemies, pray for those who persecute you”… the act of love of prayer is always necessary for every wolf to… Including us… we can accept forgiveness even on the verge of death.

CONCLUSIONS:

We ask the Lord to have a true vision of ourselves, to see that we are no better or worse than our spouse, our children, our friends, our enemies.

We ask for the gift of walking a path to the healing of the heart. a healing that begins when we do not judge ourselves and judge others, when we say:

“Youwolf friar you are thief and murderer”… just like me. Come brother, let us walk together in the sign of the Cross, walk together in the Name of Jesus Christ, and he will lead us to true Peace.

In praise of Christ and the poor man of Assisi,

Peter and Philomena, Sposi&Spose di Cristo

Like two skaters

Marriage is a wonderful adventure. The person with whom you have decided to bond for life is never the same. There was a very interesting movie a few years ago. 50 times the first kiss. A brilliant comedy of what only Americans can do. The movie is cute though nothing to say. The interesting thing, which made me think, was the basic idea of the film, that the loved one should be conquered every day. Of course it’s an exaggeration, a cinematic gimmick, but it hides a truth. We are never the same, day after day who we are and how we relate to other people evolves and is influenced by so many factors. Probably in the short term you don’t realize it, but if today I look back and look at who I was on the wedding day, I can only see that I am a very different person, and the same goes for my bride. The relationship is not a straight and stumbled road, where you can distract yourself and operate the autopilot, but it is more like a wire on which to walk with the constant danger of falling. It is exactly like a thread, and we the balancers who, day after day, step by step, must rediscover the center of gravity with small adjustments now to the right and now to the left. Over time you get used to walking on a wire, it is easier to understand in advance any dangers and gusts of wind that can make the path more unstable, but you should never lower your attention thinking you possess the art of walking on the rope or, without realizing it, you find yourself without support and with your butt on the ground. What do I mean by this picture? That marriage is wonderful precisely because we don’t own it. Our relationship must be constantly adjusted and rebalanced because it changes, just as we change. We are used to noticing the physical changes that with the passage of years are more and more evident, but also our way of relating, of showing love and tenderness, of being newlyweds changes with the passage of time. What allows us not to fall is our ability to find ourselves and to accept this challenge every day, this to fall asleep in the evening and wake us up different, an imperceptible diversity, but that as the days go by, if we are not able to find the centre of gravity, it could prove uncontrollable and would no longer allow us to recognize in our bride the one we wanted to marry.

I’ll leave you with a quote from another movie, Casomai:

And how do you imagine the love between a man and a woman?

You know what? I often beg myself watching television when there are pairs of artistic skaters on the ice… I’m fascinated… So unstable on those blades, on that slippery ground… and yet they give me an idea of great stability… they’re elegant… give the idea of a perfect understanding… Do you understand what I mean?

Antonio and Luisa

Come due pattinatori

(To read in English click here)

Il matrimonio è un’avventura meravigliosa. La persona con la quale si è deciso di legarsi per la vita non è mai la stessa. C’era un film di qualche anno fa molto interessante. 50 volte il primo bacio. Una commedia brillante di quelle che solo gli americani sanno fare. Il film è carino anche se nulla di eccezionale. La cosa interessante, che mi ha fatto riflettere, è stata l’idea di base del film, che la persona amata vada conquistata ogni giorno. Certo è un’esagerazione, una trovata cinematografica ma nasconde una verità. Noi non siamo mai gli stessi, giorno dopo giorno chi siamo e come ci relazioniamo con le altre persone evolve e viene influenzato da tanti fattori. Probabilmente nel breve periodo non ce ne si rende conto, ma se oggi mi guardo indietro e osservo chi ero il giorno del matrimonio, non posso che constatare di essere una persona molto diversa, e lo stesso vale per la mia sposa. La relazione non è una strada dritta e senza inciampi, dove si può distrarsi e azionare il pilota automatico,  ma è più simile a un filo sul quale camminare con il continuo pericolo di cadere. E’ esattamente come un filo, e noi gli equilibristi che, giorno dopo giorno, passo dopo passo, dobbiamo ritrovare il baricentro con piccoli aggiustamenti ora a destra e ora a sinistra. Col tempo ci si abitua a camminare su un filo, è più facile capire in anticipo eventuali pericoli e folate di vento che possono rendere il cammino più instabile, ma non si deve mai abbassare l’attenzione pensando di possedere l’arte del camminare sulla corda o, senza accorgersene, ci si ritrova senza appoggio e con il sedere a terra. Cosa voglio dire con questa immagine? Che il matrimonio è meraviglioso proprio perché non lo possediamo. La nostra relazione va continuamente aggiustata e riequilibrata perché cambia, esattamente come cambiamo noi. Noi siamo abituati a notare i cambiamenti fisici che con il passare degli anni sono sempre più evidenti, ma anche il nostro modo di relazionarci, di mostrarci amore e tenerezza, di essere sposi cambia con il passare del tempo.  Quello che ci permette di non cadere è la nostra capacità di ritrovarci e di  accettare questa sfida ogni giorno, questo addormentarci alla sera e svegliarci diversi, una diversità impercettibile, ma che col passare dei giorni, se non si è capaci di ritrovare subito il baricentro, potrebbe rivelarsi incontrollabile e non ci permetterebbe più di riconoscere nella nostra sposa colei che abbiamo voluto sposare.

Vi lascio con una citazione da un altro film, Casomai:

E come ve l’immaginate l’amore tra un uomo e una donna?

Sa una cosa? Spesso m’incanto a guardare la televisione quando ci sono le coppie di pattinatori artistici sul ghiaccio… Mi affascinano… Così instabili su quelle lame, su quel terreno così scivoloso… eppure mi danno un’idea di grande stabilità… sono eleganti… danno l’idea di un’intesa perfetta… Capisce cosa intendo?

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per acquistare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

She doesn’t know who I am anymore, but I know who she is

What I tell you today is the story of a great love. So great that it seems unreal, impossible, a love of those told in the movies. In fact, it is very reminiscent of the plot of a film that Luisa and I watched together: The Notebook. A film that we loved because it relied on our nostalgia to live that kind of love. We had been married for a few years and were savoring and slowly discovering the wonder of spousal union made of totality and gratuitousness. In that movie there is a phrase that struck me in a particular way. She, elderly and ill with Alzheimer’s, stayed by her side day after day and told her, through the pages of a diary, their love story. To the children who asked him why his insistence on being next to his wife who did not recognize him answered with the most beautiful and truer statement he could give: She no longer knows who I am, but I know who she is. A beautiful film, which was very successful and that you probably saw too. Browsing the net, I was looking for information for a meeting that I have to prepare with Luisa, I found the true story of Jack and Phyllis Potter. An elderly British married couple. Jack met Phyllis during World War II in 1941. Jack used to keep a diary and always wrote down a thought every day. That evening in 1941, when he met Phyllis, he wrote in his journal: It was a fantastic afternoon. I danced with a wonderful girl. I hope to see you again. Not only did they see each other again but they married and their lives together, their love, their joys, their sorrows, found their place in the pages of Jack’s diary. In recent years Phyllis has begun to lose her memory, to no longer recognize the man who has been with her for more than seventy years. Jack didn’t lose heart, though. He took his diary and chose to continue to love his bride, although she can give him nothing but an often absent presence. Jack Potter reads those pages every day to his wife, who often can’t even recognize him, to keep their memories alive,fighting against the disease.
A love without time and without borders. That continues to live in the words of this man in love, who confirms daily his love for the woman of his life. Just like in love movies. Just like in the movie Jack doesn’t stop giving himself to his Phyllis because, even if she no longer recognizes him, he knows very well who she is. She is the one to whom she promised love forever, unconditional and free love. This is spousal love: difficult but wonderful.

Antonio and Luisa

Click here to join the whatsapp group

Subscribe to the Telegram channel

Sign up for our facebook page

Lei non sa più chi sono io, ma io so bene chi è lei

(To read in English click here)

Quella che vi racconto oggi è la storia di un amore grande. Tanto grande che sembra irreale, impossibile, un amore di quelli raccontati nei film. In effetti ricorda molto la trama di un film che Luisa ed io abbiamo guardato insieme: Le pagine della nostra vita. Un film che ci era piaciuto molto perchè faceva leva proprio sulla nostra nostalgia di vivere quel tipo di amore. Eravamo sposati da pochi anni e stavamo assaporando e scoprendo pian piano la meraviglia dell’unione sponsale fatta di totalità e gratuità. In quel film c’è una frase che mi aveva colpito in modo particolare. Lei, anziana e malata di Alzheimer, lui che le restava accanto giorno dopo giorno e le raccontava, attraverso le pagine di un diario, la loro storia d’amore. Ai figli che gli chiedevano il perchè di quella sua insistenza nello stare accanto alla moglie che non lo riconosceva lui rispondeva con l’affermazione più bella e più vera che potesse dare: Lei non sa più chi sono io, ma io so bene chi è lei. Un film bello, che ha avuto molto successo e che probabilmente avete visto anche voi. Navigando in rete, stavo cercavo informazioni per un incontro che devo preparare con Luisa, ho trovato la storia vera di Jack e Phyllis Potter. Una coppia di anziani sposi inglesi. Jack incontrò Phyllis durante la seconda guerra mondiale, nel 1941. Jack aveva l’abitudine di tenere un diario e ha sempre annotato un pensiero ogni giorno. Quella sera del 1941, quando incontrò Phyllis, scrisse sul suo diario: È stato un pomeriggio fantastico. Ho ballato con una ragazza meravigliosa. Spero di rivederti. Non solo si rividero ma si sposarono e la loro vita insieme, il loro amore, le loro gioie, i loro dolori, trovarono posto nelle pagine del diario di Jack. Negli ultimi anni Phyllis ha cominciato a perdere la memoria, a non riconoscere più l’uomo che le è stato accanto per più di settant’anni. Jack non si è però perso d’animo. Ha preso il suo diario e ha scelto di continuare ad amare la sua sposa, anche se lei non può restituirgli nulla se non una presenza spesso assente. Jack Potter ogni giorno legge quelle pagine alla moglie, che spesso non riesce neanche a riconoscerlo, per mantenere vivi i loro ricordi, lottando contro la malattia.
Un amore senza tempo e senza confini. Che continua a vivere nelle parole di quest’uomo innamorato, che conferma quotidianamente il suo amore per la donna della sua vita. Proprio come succede nei film d’amore. Proprio come nel film Jack non smette di donarsi alla sua Phyllis perchè, anche se lei non lo riconosce più,  lui sa benissimo chi è lei. Lei è colei a cui ha promesso amore per sempre, amore incondizionato e gratuito. Questo è l’amore sponsale: difficile ma meraviglioso.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

L’amore illumina le tenebre della guerra

Oggi è il 4 novembre. Una data importante. Poco più di cento anni fa finiva l’inutile strage, come ebbe a definirla il pontefice del tempo Benedetto XV. Terminava la Grande Guerra. Una guerra combattuta da tanti giovani provenienti da tutta l’Italia. Parlo di ragazzi di circa venti anni. Gente semplice. Molti erano contadini. Ragazzi che non sapevano nulla di geopolitica e dei giochi di potere messi in atto dai governanti del tempo. Voglio ricordarla a modo mio. Questo è un blog che si occupa di amore e di matrimonio. Ecco, parlerò esattamente di questo. Lascerò la parola ad uno di quei giovani. Un ragazzo con la maturità dell’uomo. Uno che già sapeva cosa significa amare. Non ha avuto bisogno di corsi prematrimoniali. Un marito capace di un amore vero, autentico. Un amore che per lui è motivo per andare avanti. Un amore che diventa forza e speranza. Un amore che diventa più forte della morte, delle trincee. delle cannonate e della paura prima di una carica all’esercito nemico. Un amore che, come scrive il nostro giovane soldato, per poter essere più forte di quell’orrore in cui si trova, deve essere vero e grande. Deve essere fedele, costante, indissolubile. Quanti oggi saprebbero scrivere oggi le stesse parole? Quanti oggi le saprebbero solo pensare e credere?

Dervio, 4 marzo 1917

Mio unico amore,
sento il bisogno di scriverti perché aspettando la tua risposta attenderei a lungo. […] Ora dunque mi sono messo qui al tavolo per scriverti perché sento che avrei bisogno di dirti tante cose.
Ma non so spiegarmi; quando ti ho detto che ti voglio sempre tanto bene ho detto tutto. Che mai non posso distaccare il mio pensiero da te, dalla mia famiglia, che solo per essa tutto sopporto, tutto soffro, tutto spero e ho fiducia che un giorno bello, pieno di sole e di vita mi sarà dato di abbracciarti e per non distaccarmi mai più. Ieri […] andai a fare […] una bellissima passeggiata a Bellano e a Varenna […] Che bei paesi, che ville, che vigne, giardini, ulivi, fiori e sempre camminate sulle rive del lago. In quelle ore pensavo a te e mi ricordavo di quella nostra passeggiata che facemmo a Salò e Riva il giorno delle nostre nozze! Mi sembrava proprio che le onde del lago, la severità e la dolcezza insieme dei monti mi sussurrassero all’orecchio e mi ripetessero quelle parole d’amore e quei baci che tu mi prodigavi in quella passeggiata e in quel giorno sì tanto solenne per noi. Invece ero solo, ma sentivo però il mio spirito volare, attraverso lo spazio, venirti a cercare e invitarti di unirti meco a contemplare queste meraviglie della natura, poiché tutte parlavano d’amore. Ma un amore fedele, costante, indissolubile. E questo io lo sento, lo nutro per te e capisco che non viene mai meno, anzi aumenta sempre più e volge all’infinito. […]
Sento che sono ancora degno di te, del tuo amore che mi immagino sarà sempre puro, immacolato come il mio. Per cui sento che ho bisogno di una tua parola che mi rinfranchi, che mi dica che mi ami ancora, sempre, che mi aspetti, che mi farai felice.

E’ incredibile davvero come in mezzo alle tenebre il cuore dell’uomo retto non smetta di cercare il bello e il buono della vita. Non smetta di cercare l’amore perchè l’amore, alla fine, è l’unica cosa che conta.

Concludo con una recente canzone interpretata da Elisa che racconta esattamente questo grande amore. L’amore durante la Grande Guerra.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Oggi la salvezza è entrata in questa casa

In quel tempo, Gesù entrato in Gerico, attraversava la città.
Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,
cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E’ andato ad alloggiare da un peccatore!».
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo;
il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

(Luca 19, 1-10)

Siamo tutti Zaccheo. Abbiamo tutti dentro qualcosa di marcio, qualcosa di cui ci vergogniamo. Noi siamo bravi a trovare mille giustificazioni ma dentro di noi conosciamo bene le nostre miserie, debolezze, fragilità e i nostri peccati.

Capita, però, qualcosa di inaspettato, insperato. Gesù attraverso gli occhi di una persona ti guarda e ti dice: sbrigati! Devo venire a casa tua. La casa, segno dell’intimità e della quotidianità. Quella persona è il tuo sposo, la tua sposa. Tu, profondamente indegno, accogli nella tua casa, nella tua vita, questa persona, e accogliendo lei accogli Cristo, che attraverso il sacramento del matrimonio viene ad abitare la tua unione d’amore. Lo sguardo d’amore di quella persona ti cambia dentro e accade qualcosa di incredibile. Tu, così debole e fragile, ti alzi in piedi (risorgi) e converti la tua vita. La salvezza entra nella tua vita grazie a Gesù e a quella persona, perchè nel matrimonio Gesù preferisce non manifestarsi direttamente a te ma lo fa attraverso colui/colei che ti ha messo al fianco.

Io sono Zaccheo, sono salito sul sicomoro perchè ero attratto da Gesù anche se non lo conoscevo e Lui mi ha guardato, attraverso lo sguardo di una donna. Da lì è iniziato il mio cammino che spero mi conduca alla salvezza.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Il beato sa riempirsi di Dio.

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

(Matteo 5, 1-12)

La liturgia di oggi ci offre questo passo del Vangelo. Beati, viene ripetuta più volte questa Parola. Chi sono i beati per Gesù e per gli ebrei in genere? Beato era colui che si lasciava guidare dalla sapienza di Jahvé espressa nella Torah, senza cedere alle seduzioni del male; colui che amava la Legge trovando in essa la propria soddisfazione. Il Beato era colui che sapeva e riusciva a mettere Dio e la sua legge prima di ogni altra cosa, prima della propria condizione e prima, anche, della propria vita. Gesù parla di beatitudine e di consolazione, in altre versioni tradotta con ricompensa. Ri-compensa. Compensare ancora. Cosa significa? Significa riempire di nuovo. Significa che c’è un vuoto che Dio riempie di nuovo con la Sua Grazia e il Suo amore. Significa che quando ci sono incomprensioni, litigi, divisioni, sofferenze, rancori e tutte quelle “belle” bestioline che albergano nella nostra relazione, possiamo reagire in due modi. Possiamo riempire quel vuoto che queste situazioni generano in noi con noi stessi, cioè con la nostra povertà. Possiamo, quindi, riempirlo con le nostre urla, parole di ghiaccio, rivendicazioni, con la nostra freddezza, con la nostra vendetta. Possiamo riempirlo con tutto ciò che siamo capaci di dare in quel momento, che non è nulla di buono e di costruttivo. Oppure possiamo fermarci un attimo. Possiamo affidare tutto a Dio nella preghiera e chiedergli di perdonare il nostro coniuge che in quel momento ci sta facendo male con il suo comportamento, con le sue parole e con i suoi atteggiamenti. Possiamo dare tutto a Dio e chiedergli di aiutarci con la Sua Grazia e di riempire Lui quel vuoto, quel dolore, quella divisione. Così accade il miracolo. Così potremo essere un miracolo per nostro marito e nostra moglie. Riusciremo così a riempire quella relazione ferita con la ricchezza del perdono e dell’amore che si fa dono gratuito e misericordioso. Un amore che non viene dalla nostra povertà, ma dalla Grazia infinita si Dio. Quante volte lo ha fatto la mia sposa per me. Ben più volte di quanto è stato richiesto a me nei suoi confronti. Beati quei mariti e quelle mogli che riescono a vivere tutto questo perchè avranno la presenza di Dio nella loro casa. Dio non chiede altro che di piantare la sua tenda e di donarci tutto ciò che ci serve per portare a termine questo suo grande progetto per noi e per il mondo: il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Dio è grande ma sa farsi piccolo.

Qual è la grandezza di Dio?  Dio è grande in tutto, ma lo è soprattutto quando si fa piccolo. La Sua grandezza verso noi uomini si concretizza soprattutto nel Suo farsi piccolo. Quando Dio crea, dice un detto ebraico poco conosciuto, si ritrae, si contrae per poter dare la vita, per non essere tutto solo Lui. Dalla sua contrazione nasce l’Universo, nasce il Mondo e nasciamo anche noi, nasce l’uomo, che del Creato è il vertice. La grandezza di Dio, quindi, non consiste nel travolgerci con la sua grandezza, ma nella Sua capacità di non farlo, di farsi piccolo per essere accolto da noi. Dio si è autolimitato per permettere una relazione possibile tra noi e Lui. Perchè la desidera. Perchè Lui è amore e vive di questa relazione tra le tre Persone Divine. Ci ama così tanto da essersi fatto uomo, come noi, per poterci abbracciare, sorridere, guardare attraverso il Suo corpo e alla fine donare tutto di sè, sempre attraverso il Suo corpo. Il nostro Dio è vero perchè nessun uomo avrebbe potuto inventarsi un Dio così, nessuno avrebbe potuto avere l’ardire di immaginarsi un Dio così. Per questo non può che essere vero. Arriviamo a noi. Al nostro matrimonio. Cosa ci insegna questa introduzione? La nostra relazione è sacra perchè è immagine della relazione divina. E’ immagine di Dio. Semplicemente quindi dobbiamo cercare di acquisire lo stile di Gesù nell’amare il nostro sposo o la nostra sposa. Dobbiamo essere  capaci di farci piccoli per far emergere l’altro/a, per aiutare l’altro a sviluppare tutta la sua umanità, il suo essere uomo o il suo essere donna. Come disse sapientemente Papa Francesco nel 2017:

Il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità. Questo si chiama crescere insieme. Ma questo non viene dall’aria, viene dalle vostre mani, dai vostri atteggiamenti, fate in modo che l’altro cresca, lavorate per questo. 

Spesso siamo portati a fagocitare l’altro/a, a farlo/a a nostra immagine, plasmarlo/a come piace a noi. Vogliamo decidere non solo per la famiglia ma anche per lui/lei. Così facendo ci sembra di prenderci cura e di amare. Non è così. Non è questo il modo di fare di Dio. Dio non ci vuole forzare a nulla. E’ importante comprendere questo per capire finalmente che la nostra sposa è bellissima e merita di avere accanto uno sposo che riconosce in lei una bellezza diversa dalla sua. E’ importante che uno sposo abbia accanto una sposa che desideri amarlo per quello che è senza castrare la sua diversità e la sua virilità. Ciò non significa che tutto vada bene, ognuno di noi ha difetti e atteggiamenti da cambiare. Significa non forzare l’altro ad essere come noi vogliamo, ma provocare in lui/lei il desiderio di cambiare per restituirci l’amore gratuito che noi offriamo senza pretendere nulla da lui/lei. Non per forza ma per amore. L’amore non è fare nostro ma fare posto in noi. Questo è il modo di Dio e questo è ciò che dobbiamo cercare di replicare nella nostra vita. Da soli è quasi impossibile, con la Grazia di Dio possiamo e dobbiamo farcela. Ne va della nostra gioia e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Un amore sempre giovane

E’ una cosa che ho sempre creduto. Più passa il tempo e più amo la mia sposa. Veramente ci si rende conto come si diventi una persona sola. Quando si legge sui libri oppure si sentono sacerdoti, vescovi e anche il Papa dire che gli sposi sono immagine di Dio e profezia del Suo amore, non si capisce bene cosa significhi, finchè non si comincia a vivere e sperimentare nella propria intimità come questa realtà spiegata astrattamente abbia un senso e un’autenticità vissuta. Più passano gli anni e più la mia sposa è parte di me, abita non solo la nostra casa,ma ha un posto speciale nel mio cuore. Parafrasando la famosa citazione di San Paolo: Non sono più io che vivo ma tu che vivi in me. E’ davvero così. Dio ha scelto questo modo bellissimo e originale per farsi amare: attraverso un’altra persona affinché camminando insieme possiamo giungere all’abbraccio eterno con Lui. Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatevi, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nelle tenebre della seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred sposò la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred oggi ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, non si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa seduto nella stanza di fronte a quella che era stata la loro per 73 (avete letto bene) anni, ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…. E’ nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica.

Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre. Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più.

Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica, proprio all’inizio dell’estate, un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah. E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.  “Oh Sweet Lorraine” è finita nella Top 10 di iTunes durante le settimane immediatamente successive all’uscita. Questo testimonia come l’amore che dura, il per sempre, scaldi i cuori delle persone come nessun’altra emozione perchè è ciò che ognuno di noi desidera ardentemente, tutti, che lo ammettano o no, provano grande nostalgia verso un amore così.

Ecco il video, l’amore non si può spiegare con le parole ma si può ammirare in chi lo vive.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Il talamo nuziale è un recinto sacro

Il talamo nuziale è sacro. L’ho già scritto altre volte, tante altre volte, ma lo ripeto perchè è una realtà poco conosciuta e poco evidenziata. Cercherò di affrontare questo argomento da un’altra prospettiva. C’era, e in parte ancora c’è, una tradizione nel nostro Paese. Una tradizione diffusa soprattutto nel centro sud. Quella di preparare il letto dove i novelli sposi avrebbero passato la prima notte di nozze. Ora si è trasformato tutto in qualcosa di goliardico e spesso anche di cattivo gusto. E’ diventato tutto uno scherzo ma è importante risalire alla fonte per comprendere come in principio c’era qualcosa di tutt’altro che goliardico e stupido. C’era una liturgia, un cerimoniale anche per questa consuetudine. Dovevano essere preposte due giovani donne vergini. A controllare e dirigere il tutto c’erano le donne sposate. In testa le due madri dei futuri sposi. Era importante anche la scelta delle lenzuola. Era d’obbligo fossero bianche e anch’esse vergini, mai utilizzate prima. Come a voler evidenziare come fosse importante che quel gesto così importante fosse riservato solo per una persona: per il marito o per la moglie. Lenzuola bianche per simboleggiare l’importanza di custodire il proprio corpo e la propria intimità solo per quell’uomo o solo per quella donna. Una volta fatto il letto una bambina saliva sul letto e saltava. Un gesto per augurare alla coppia fecondità. Il compito delle donne finiva lì. Completavano l’opera gli uomini (fino a quel momento era loro proibito entrare in camera) che lasciavano sul talamo liquori, soldi, riso e altri prodotti. Il tutto per augurare prosperità e ricchezza. Diventava davvero un rito comunitario. Non mancava infine la benedizione del talamo da parte del sacerdote.  La Chiesa non ha mai sottovalutato questo aspetto, tanto che fino a qualche anno fa era prevista la benedizione da parte del sacerdote del talamo nuziale. Questo gesto aveva un significato molto bello e importante. Il presbitero benedicendo la camera nuziale riconosceva quel luogo come sacer (luogo che appartiene a Dio), quindi sacro. Quello è il luogo dove si completa il rito del matrimonio. Rito che comincia in chiesa con lo scambio delle promesse e si conclude sull’altare del talamo nuziale dove quelle promesse si concretizzano nel dono totale di sè all’altro/a nell’amplesso fisico. Quello è il luogo dove marito e moglie unendo i lori cuori e i loro corpi rinnovano il sacramento delle nozze e, aprendosi così alla vita e all’amore, riattualizzano la presenza di Cristo nella loro unione. Tutta questa attenzione era per il talamo nuziale. Per i nostri avi era naturale pensare al talamo nuziale come luogo sacro. Senza tante catechesi. Il talamo nuziale è il nostro sacer. Sacer deriva dal verbo secare che non significava altro che segare, tagliare.  Sacrato significava ritagliato. Sacer era un quadrato di terra sulla cima di un monte riservato all’uso di Dio. I nostri antenati pensavano che Dio (o gli dei)  abitasse in Cielo. Un po’ come diciamo anche noi. Il cielo era il luogo dove Dio abitava e la montagna, di conseguenza, il luogo più vicino a Dio. Una delle coniugazioni latine  di sacer è sacrum. Da sacrum giungiamo facilmente al nostro termine sacro. Sacro era qualcosa, quindi, di riservato a Dio. Questo significato è stato assunto anche nel cristianesimo ed ora fa parte della  nostra religiosità. Anche per noi cristiani è sacro ciò che è riservato a Dio, è per Dio, appartiene a Dio. Il talamo nuziale è sacro. E’ il nostro sacer. Il nostro recinto dove l’amore donato attraverso il corpo nell’incontro intimo diventa di Dio. Facciamo esperienza di Dio. Diventa vero e proprio sacramento. Sono esagerato? Non credo. Le nostre tradizioni ci dicono che è proprio così. Forse dovremmo riscoprirle.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Un matrimonio riuscito non grazie a noi ma nonostante noi.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Il vangelo di oggi è uno dei miei preferiti. E’ un vangelo che mi colpisce dritto al cuore. Quante volte mi sono sentito meglio di altri. Quante volte mi è venuta la tentazione di giudicare la vita di altre persone, che magari hanno gettato alle ortiche un matrimonio. Quante volte mi sono considerato bravo. Cosa c’è di male in questo? La mia famiglia è bella, ci vogliamo bene e cerchiamo di crescere nella vita buona i nostri figli. Non c’è nulla di male in queste cose ma non dobbiamo dimenticare da dove siamo partiti, non dobbiamo dimenticare che tutto ciò avviene non grazie a noi ma nonostante le nostre miserie. Dimenticare questo significa pensare di non avere bisogno di Dio. Significa pensare di bastare a se stessi, e che grazie alla nostra bravura stiamo costruendo la nostra casa e la nostra famiglia. Questo è un peccato gravissimo che ci porta a disprezzare il prossimo e a considerare inutile l’amore di Dio. Pensiamo che Dio ci ami perchè siamo bravi e non perchè siamo miseri figli bisognosi di lui. Significa pensare di non avere bisogno della misericordia di Dio, della salvezza di Dio. Significa pensare che ci salviamo da soli. Mi è capitato di entrare in questa logica e inesorabilmente sono caduto. Alla prima difficoltà mi sono sciolto come neve al sole. Questa logica ti indurisce il cuore e ti porta a pretendere. Ti porta a pretendere l’amore di Dio, a pretendere la perfezione da parte del tuo coniuge e dei tuoi figli, ti porta ad essere spietato nel giudizio. Giusto pochi giorni fa ho avuto una giornata difficile. Mi sono speso fino allo stremo per lavoro, famiglia e impegni. Mi sono sentito bravo. Cosa ho fatto? Ho ringraziato Dio per avermi aiutato? No, nulla di tutto questo. Sono tornato a casa e ho mortificato la mia sposa perchè non era ancora pronto in tavola. L’ho detto con la pretesa di chi si meritava di essere servito dopo una giornata così. Come se lei non avesse fatto nulla tutto il giorno. C’è rimasta male e io non ho potuto che abbassare la cresta e chiedere scusa perchè quel gesto ha vanificato tutto il resto. Dobbiamo riconoscerci come il pubblicano che si comporta male, ha miserie e fragilità ma davanti a Dio si batte il petto e ringrazia perchè nonostante le sue miserie è amato come un figlio. Solo così potremo essere mariti e padri non perfetti ma giusti.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

L’adultero offre un amore contraffatto.

Circa un anno fa Papa Francesco, durante le catechesi del mercoledì, ha affrontato il sesto comandamento. Lo ha affrontato come solo lui sa fare. Senza moralismo ma partendo dal cuore dell’uomo. Chi è il lussurioso e chi è l’adultero? Colui che vive il sesso in modo disordinato? E’ solo questo? Il Papa non lo crede (neanche io). Ecco cosa scrive:

Ricordiamoci che il cammino della maturazione umana è il percorso stesso dell’amore che va dal ricevere cura alla capacità di offrire cura, dal ricevere la vita alla capacità di dare la vita. Diventare uomini e donne adulti vuol dire arrivare a vivere l’attitudine sponsale e genitoriale, che si manifesta nelle varie situazioni della vita come la capacità di prendere su di sé il peso di qualcun altro e amarlo senza ambiguità. È quindi un’attitudine globale della persona che sa assumere la realtà e sa entrare in una relazione profonda con gli altri.  Chi è dunque l’adultero, il lussurioso, l’infedele? È una persona immatura, che tiene per sé la propria vita e interpreta le situazioni in base al proprio benessere e al proprio appagamento. Quindi, per sposarsi, non basta celebrare il matrimonio! Occorre fare un cammino dall’io al noi, da pensare da solo a pensare in due, da vivere da solo a vivere in dure: è un bel cammino, è un cammino bello. Quando arriviamo a decentrarci, allora ogni atto è sponsale: lavoriamo, parliamo, decidiamo, incontriamo gli altri con atteggiamento accogliente e oblativo. (Udienza generale 31 ottobre 2018)

Il Papa, parlando del sesto comandamento, dice molto di più rispetto ad una semplice regola morale e sessuale. Il lussurioso e l’adultero, nel matrimonio, è colui/colei che non è capace di decentrare lo sguardo dal sè al noi. Non è capace di farsi dono. Non si sposa per donarsi ma per prendere. Sia chiaro che farsi dono è un cammino che si impara nel tempo, ma il desiderio e la volontà di percorre questa strada ci devono essere. Tutto il resto viene di conseguenza. Anche i peccati sessuali. L’amore della persona lussuriosa e adultera non è amore. E’ solo egoismo che viene mascherato d’amore. Adultero è colui/colei che adultera. Sinonimi di adulterare sono contraffare e falsificare. L’adultero è come uno di quei venditori che offrono merce di grandi marche ma a basso costo, perchè in realtà è merce contraffatta e di scarsa qualità. Così è il suo amore. Il suo amore, in apparenza, sembra di grande valore, in realtà vale molto poco. Il contrario di amore è commercio. L’adultero è un commerciante d’amore. Dà un valore al suo amare. Tutti noi rischiamo di essere adulteri. Ci chiediamo Ne vale la pena? Ci riempiamo vicendevolmente il vuoto del nostro cuore. Il vuoto affettivo e il vuoto sessuale. Siamo noi al centro. Sono io al centro. Cristo ci salva anche da questo. Noi sposi siamo come due serbatoi vuoti o pieni a metà. Cerchiamo l’uno nell’altra quella sorgente per riempirci. Così facendo però ci riempiamo di nulla se i nostri serbatoi sono vuoti, oppure prosciughiamo l’altro per riempire il nostro se pieni a metà. Capite che così le cose non funzionano. Nel rito del matrimonio non esiste la parola se. Ognuno dei due sposi fa una promessa solenne: prometto di amarti e onorarti, di esserti fedele sempre. Sempre e non fino a quando tu farai altrettanto. Questo è l’amore incondizionato, questo è l’amore di Cristo, questo è l’amore che salva e che illumina. Per questo nel rito è aggiunta la frase: con la Grazia di Dio. Michel Quoist (importante presbitero e scrittore) scriveva: Amare, non è prendere un altro per completarsi, bensì offrirsi ad un altro per completarlo. L’adultero non lo ha capito e non lo fa mentre chi ama davvero è capace di questo. Come dice il Papa, adulterio e lussuria sono, prima di tutto, un atteggiamento del cuore che si manifesta nel corpo. L’adulterio sessuale non è che la punta dell’iceberg di una povertà estrema di un cuore che non è capace di donarsi. Non è capace perchè è troppo povero per farlo e allora cerca di prendere e rubare dagli altri.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

 

La preghiera è dire ti amo allo Sposo

Ho parlato diverse volte della preghiera nel matrimonio. Il rapporto con nostra moglie o nostro marito ci può dire tanto proprio su cosa sia la preghiera. Il matrimonio rischia  spesso di diventare il sacramento del fare. Preoccupazioni, impegni, pensieri, lavoro, figli. La quotidianità rischia di allontanarti da te stesso/a e dalla tua relazione sponsale. Rischia davvero di non esserci tempo per fermarsi e per contemplare l’amore. Quanto spesso ci comportiamo come Marta non trovando mai il tempo di fermarci come Maria.  Certamente, come ho già avuto modo di scrivere in altre riflessioni, nel matrimonio ogni gesto fatto per amore diventa gesto sacro e preghiera. Ogni gesto di servizio è preghiera quando fatto per amore. C’è un però. Non basta fare. Il matrimonio è prima di ogni altra cosa una relazione d’amore. Relazione che ha bisogno di rinnovarsi ogni giorno per non morire. Rinnovarlo, naturalmente, con il linguaggio degli sposi. Nelle promesse matrimoniali promettiamo di amarci e onorarci tutti i giorni della nostra vita, non semplicemente tutta la vita. Non è una differenza da poco. Tutti i giorni implica proprio il rinnovare, giorno dopo giorno, la nostra promessa. Rinnovarla e renderla di nuovo presente e attuale. Non basta dirlo una volta sola. Non basta per non dare il nostro matrimonio per scontato. Qualcosa che vale sempre meno fino a buttarlo e buttarci via. Invece è importante ogni giorno dire di nuovo quel sì lo voglio. Dire di nuovo ti amo all’altro/a. Dirlo con la parola ma non solo. Dirlo con una carezza, con un bacio, con un pensiero. Dirlo con il linguaggio dell’amore che è la tenerezza. Così si tiene vivo il matrimonio. Così si mantiene fede alla promessa matrimoniale. Questa riflessione mi permette di collegarmi direttamente alla preghiera. Spesso non ce ne curiamo abbastanza. Non c’è tempo, non c’è voglia, ci sono tante cose da fare. Invece è importante riuscire a trovare almeno un po’ di tempo da dedicare a Gesù. Da soli, in coppia o in famiglia, ma bisogna trovarlo. Gesù è il nostro Sposo, anche per noi che siamo sposi cristiani, non solo per i consacrati. E’ importante trovare il tempo per rinnovare il nostro sì al suo amore. Non basta dirlo una volta per sempre. E’ importante tenere viva la relazione e nutrito il nostro rapporto con il Signore. La preghiera è esattamente questo. Dire a Gesù, anche oggi, ti voglio bene e voglio stare con te. Esattamente la stessa dinamica che avviene tra marito e moglie. La cosa bella sapete qual è? Gesù non è uno sposo geloso. Nutrire il nostro rapporto con Lui ci aiuta a vivere meglio anche quello tra di noi. Nutrire il rapporto tra di noi ci aiuta a desiderare di incontrare Gesù. Questo è il matrimonio cristiano. E’ meraviglioso. Ricordiamoci sempre di rinnovare il nostro sì, rinnovarlo all’altro/a e rinnovarlo a Gesù! Ne va della nostra gioia, della nostra pace e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

 

Custode della coppia

Angelo di Dio, custode della coppia

Ti invoco ora e sempre per il coniuge che è dono.

Concedi al cuore mio di essere accanto al suo.

Donami di vedere la ricchezza che mi sta a fianco

e dona agli occhi suoi di vederla altrettanto.

Presenza di Cristo sono gli sposi uniti

dal Santo Sacramento il giorno di quel SI.

ILLUMINA i loro occhi, Angelo che gli stai innanzi

CUSTODISCI l’ascolto reciproco con parole edificanti

REGGI le loro vite, nella missione a cui sono chiamati

GOVERNA la loro casa e dalle insidie del male difendili.

Sposo che mi fosti affidato dalla PIETÀ CELESTE

Prego per te il tuo Angelo Santo

Dimenticando me stessa fino alla profondità

Pregando e supplicando la via della Santità

Unica meta, percorrendo la strada

Del nostro umile viaggio di sposi

Verso la Vita Eterna

Amen

Cristina Righi

(Preghiera ispirata pregando Santa Gemma Galgani)

Cristina ne ha “combinata” un’altra. La sua creatività ispirata ha prodotto questa preghiera che è diventata un canto grazie a Vittorio Gabassi (già autore dell’inno di Medjugorje) e del gruppo musicale Kraljica Mira. Credo che Cristina abbia nuovamente centrato l’obiettivo. La sua preghiera, musicata e cantata, esprime benissimo ciò che è il matrimonio. Lo esprime benissimo da un punto di vista teologico e lo esprime benissimo dal nostro punto di vista, di sposi cristiani che ne facciamo esperienza ogni giorno. Tutto parte da una preghiera rivolta all’angelo custode. La tradizione cristiana  ci tramanda che c’è una figura angelica che accompagna ogni uomo per tutta la vita, dal concepimento fino alla morte. Non esiste una verità dogmatica, ma è un qualcosa di molto radicato nella nostra fede. Perchè non pensare allora ad un angelo che si prenda cura di questa nuova creatura: la coppia di sposi? Partendo da questo ragionamento Cristina ci dona una preghiera che non solo affida la coppia a Dio e al sostegno dell’angelo, ma ripercorre ciò che sono le caratteristiche fondanti di un matrimonio sacramento. Ha arricchito poi il tutto con una musica ben costruita e con delle voci molto belle ed intonate.  C’è davvero da fermarsi con gli occhi chiusi per assaporare non solo le parole della preghiera, ma anche il nostro matrimonio che prende vita e si concretizza in tutto il canto. Un’esperienza che può essere davvero molto bella. Cosa mi ha colpito in particolare? Riconoscere il dono e la ricchezza che abbiamo ricevuto attraverso l’altro/a. Dono l’uno per l’altra che diventa tesoro della nostra vita. Diventa quindi fondamentale chiedere a Dio di avere il Suo sguardo per guardare il nostro coniuge con la meraviglia di Dio. Dio ci chiede semplicemente di amarci come riusciamo, il resto lo fa Lui.  Ogni giorno vissuto con la mia sposa è prezioso. Ogni giorno è un’occasione per amare e per servire e quando non si riesce, è comunque occasione di sperimentare il perdono e la voglia di ricominciare. Il matrimonio è anche questo. Il matrimonio è così grande che va oltre il tempo che passa. Amo tutto di lei, anche le piccole rughe, le smagliature, le sue forme non perfette. Il matrimonio permette di vedere lei, la mia sposa, con gli occhi di Dio, Dio che non può non commuoversi e stupirsi della meraviglia di ogni sua creatura. E allora il corpo si trasfigura della bellezza che viene dall’amore sponsale che è dono totale e indissolubile, sacramento perenne, amore umano che diviene profezia di quello divino. Ogni gesto d’amore, di perdono, di unione e di intimità la rende più bella. Ed è così che il tempo che passa non sciupa e appassisce il suo corpo, ma lo rende florido al mio sguardo.  L’amore non è qualcosa di astratto che si può sperimentare ma non vedere. L’amore si vede, l’amore si irradia nello sguardo e nel corpo. L’amore che si concretizza nella carne diventa tenerezza, l’amore che si concentra nello sguardo diventa dolcezza.
Quindi Angelo di Dio aiutaci a guardarci come Dio ci guarda e tutto il resto verrà di conseguenza.
Antonio e Luisa

 

Il cuore si scalda con un amore tenero.

Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi ministri gli suggerirono: «Si cerchi per il re nostro signore una vergine giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si riscalderà». Si cercò in tutto il territorio d’Israele una giovane bella e si trovò Abisag da Sunem e la condussero al re. La giovane era molto bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei. (RE 1 1,1-4)

Re Davide ha avuto tante donne. Regine, concubine e semplici fanciulle hanno riempito il suo harem. Hanno generato per lui tantissimi figli. Re Davide non si è curato del suo rapporto affettivo, delle sue relazioni. Lui era il re, era forte, potente, l’unto di Dio. Aveva sconfitto i Filistei, ottenuto moltissime vittorie e tanta gloria. Eppure arriva un momento in cui Davide si sente solo. Ha freddo, si sente debole, le sue forze iniziano a lasciarlo. Sente che gli manca qualcosa. Non è un freddo dovuto alla temperatura troppo rigida. Hanno provato a coprirlo con coperte pesanti. Il freddo resta. E’ un freddo dovuto alla mancanza di una relazione. Ora che non è più l’uomo forte e temuto di un tempo sente il peso di tutta la sua solitudine, nonostante abbia tanti servitori e dignitari che animano il palazzo. Manca una relazione esclusiva. Manca una persona che mostri il suo amore e la sua dedizione in modo incondizionato, semplicemente perchè è lui. Una sposa che si prenda cura, che lo faccia sentire il più importante. Lui che si sente debole e fragile. Arriva quindi Abisag. Abisag è la bellezza assoluta. Una bellezza autentica, non solo nei lineamenti. Abisag è bella perchè ama. Ama nel dono di sè, nell’accoglienza, nell’amabilità e nel servizio. Viene da Sunem, è una Sunnamita. Alcuni vedono in lei la Sullamita del Cantico dei Cantici. Sicuramente lo è per come incarna l’amore esclusivo per il suo sposo. Non so voi. Senza bisogno di arrivare ad essere anziani. Anche io che sono nella maturità della vita, che ho 44 anni e le forze non mi mancano, ogni tanto, quando mi sento sopraffatto dal peso degli impegni e delle preoccupazioni che la vita mi riserva, sento l’amorevole cura della mia sposa come un calore che rigenera e un balsamo che lenisce. Basta poco, basta la sua voce, le sue carezze, la sua dolcezza e il freddo passa. Credo che tutti possiamo riconoscerci in Davide. Forse non quando è il re forte e invincibile, certamente quando mostra le sue debolezze e le sue fragilità. Ecco in quei casi l’amore tenero e sincero che noi sposi ci scambiamo l’un l’altra diventa uno dei doni più belli e più cari con il quale facciamo davvero esperienza di Dio e non possiamo che esserne grati e meravigliati.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Per acquistare il libro L’ecologia dell’amore cliccate qui

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Un buon film e una cena tra noi per contemplare l’amore!

Lo scorso fine settimana Alessandra ed io abbiamo visto l’ultimo film delle cronache di Narnia: Il viaggio del veliero tratto dal libro di C.S Lewis, che è stato nel corso della sua vita un cristiano praticante e convinto; nei suoi libri fantasy la sua fede passa attraverso una serie di figure simboliche. È stato molto bello per noi vedere insieme questo film, era una storia che entrambi conoscevamo e di cui avevamo visto già i primi film prima di conoscerci. Trovarci dopo una giornata di lavoro e fatiche (come per tutte le famiglie),  riuniti a tavola a gustare un’altra prelibatezza cucinata da mia moglie e immergerci in questo mondo fantastico imparando anche tanto della vita reale, è stato molto significativo. Avendo visto l’ultimo film della trilogia ed essendo stati particolarmente colpiti dal finale (Alessandra si è anche commossa e io li che la guardavo nella sua bellezza perché quando si commuove ha uno sguardo ancora più dolce), ci siamo interrogati sul significato metaforico delle diverse figure protagoniste dei film. Nel primo film Il leone la strega, l’Armadio questi simbolismi sono camuffati molto bene fino alla fine, emergono infatti dalla scena finale in cui Aslan, il leone che è sovrano di Narnia, si sacrifica per gli abitanti del regno offrendo se stesso in sacrificio alla strega bianca, che altro non è che una rappresentazione del male. I ragazzi mandati in questo regno fantastico, che hanno lottato contro di lei, piangono la morte del leone, loro amico e guida. Alla fine però Aslan non muore ma risorge, e il regno di Narnia assiste al disgelo e all’inizio della primavera, vista come rinascita e inizio di un mondo migliore. Ne Il Viaggio del veliero i ragazzi si trovano ad affrontare per mare diverse creature oscure. In un momento di sconforto Lucy invoca Aslan. Sente dentro di se una voce rispondergli: “coraggio piccola mia” (questo nel libro). Poco dopo si apre un bagliore e gli sforzi dei combattenti prevalgono sul male. Arrivati nella terra di Aslan, su questa bellissima spiaggia bianca i giovani incontrano il leone. Lucy e suo fratello Edmund, dopo essersi resi conto che è ora di tornare nel loro mondo, domandano ad Aslan: verrai a trovarci nel nostro mondo? e il leone risponde: io veglierò su di voi sempre. Nel vostro mondo ho un altro nome, dovrete imparare a conoscermi con quello, è questa la ragione che vi ha portati a Narnia, perché avendomi conosciuto un po’ qui riuscirete a conoscermi un po’ meglio anche li. Aslan è un leone che rappresenta la bontà d’animo, la sconfitta sul male, colui che non abbandona coloro che necessitano del suo aiuto e a lui si affidano. Legge nei cuori. Nel primo film la sua morte e rinascita sono chiaramente simbolo della morte e risurrezione di Gesù, lui si offre come sacrificio per salvare il suo popolo ed è li che l’altare dove muore si spezza perché non è morto un traditore, ma un innocente e che si è offerto volontariamente come vittima per il bene comune. nel libro Aslan appare anche come agnello, nei film hanno preferito la figura del leone per sottolineare la forza di Aslan nella lotta contro il male. Il suo regno è il paradiso, il regno di Dio tanto è vero che, nella scena finale dell’ultimo film, il topolino guerriero chiede di poter vedere il suo regno e Aslan lo avverte che una volta entrati non si torna indietro, ma che la sua bellezza e inimmaginabile. I ragazzi vengono mandati a Narnia per combattere contro i vizi dell’uomo: la vanità e l’invidia di Lucy, la prepotenza di Peter, la superbia e l’arroganza di Edmund, la mancanza di fede di Susan e l’avarizia di Eustachio. I ragazzi devono imparare tutto sulla vita reale tramite le esperienze che vivono in questo mondo mitologico e gli insegnamenti di Aslan per apprendere poi come vivere nel loro di mondo. Aslan li esorta a ricercarlo nel loro mondo perché è sempre presente ma, ha solo un altro nome cioè Gesù; i ragazzi quindi sono metafora degli apostoli di Cristo. A questo punto ci siamo resi conto di come noi tutti sposi molte volte abbiamo bisogno di un piccolo incoraggiamento per essere testimoni nel mondo del amore di Gesù, come i ragazzi nel film sono guidati da questo leone che è talmente buono che ti viene voglia di abbracciarlo, così noi insieme e nella preghiera possiamo chiedere l’aiuto dello spirito santo che vive in noi non più solo come battezzati, ma come sacramento del matrimonio e chiedergli di guidarci in questa missione. Ci siamo sorpresi di quanto si possa imparare sull’amore di Dio per noi anche da un film per ragazzi e di come lo si possa trovare soprattutto nelle piccole cose: una serata in famiglia, buone pietanze preparate con amore e un bel film.

Alessandra e Riccardo

Siamo deboli ma non siamo soli!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
«C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno,
poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?
Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Il Vangelo di oggi è un po’ più difficile del solito da declinare in chiave sponsale. Diventa più semplice ed intuibile se lo si legge alla luce della prima lettura della liturgia di oggi:

Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek.
Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.

Cosa ci possono dire queste due Parole lette una alla luce dell’altra? A me sono arrivate forti e chiare due riflessioni.

  1. Chi si reca dal giudice è una vedova. Questo ha un significato simbolico molto chiaro. La vedova, al tempo di Gesù, era debole. Era tra le più deboli. Senza un marito non aveva riconoscimento sociale. Spesso non aveva diritto neanche ad ereditare i beni del marito defunto. Era destinata ad una vita ai margini. Una vita povera e misera. Ecco, spesso per essere capaci di pregare, di pregare davvero, ci si deve sentire come la vedova. Deboli e consapevoli della nostra inadeguatezza. Solo allora saremo capaci di aprire il cuore a Dio. Solo allora faremo spazio a Dio togliendo almeno un po’ del nostro io.
  2. Non dobbiamo dimenticare che non siamo da soli. Spesso tutto ci sembra così difficile che anche la preghiera diventa un grande peso. Non ci crediamo, siamo sconsolati e afflitti. Non riusciamo più a mantenere le braccia al cielo. Avremmo voglia di lasciarci andare. Non dimentichiamo che siamo parte di una grande famiglia che è la Chiesa dove ci si sostiene gli uni gli altri. Siamo parte anche di una chiesa più piccola, la nostra piccola chiesa domestica: la nostra famiglia. Quando non ce la facciamo possiamo contare non solo sull’aiuto materiale, psicologico ed emotivo dei nostri cari. Possiamo contare sulla loro preghiera di intercessione. Preghiera che diventa ancora più forte quando lo sposo prega per la sposa e viceversa. Gli sposi sono uniti in un cuore solo, la preghiera dell’una/o diventa forza potente per l’altro/a. Quando vediamo il nostro coniuge sofferente per qualche situazione cerchiamo di aiutarlo in tutti i modi possibili. Non dimentichiamo di pregare per lui/lei. Abbiamo questa grande opportunità. Crediamoci e usiamola.

Antonio e Luisa

Per prenotare il libro Sposi sacerdoti dell’amore cliccate qui

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Raccolgo la mia mirra e il mio balsamo

Oggi vi regalo un estratto dal nostro libro in uscita tra pochi giorni (25 ottobre). Si tratta della testimonianza di Piergiorgio e Valeria. Lui è medico di pronto soccorso che ha ottenuto un master in fertilità e sessualità all’Istituto Giovanni Paolo II. Una persona preparata. Collabora anche con il nostro blog dando consigli via mail a chi ha dubbi e problemi nella sfera sessuale.

Quando Patrick, ricco venditore di auto canadese convertito al cattolicesimo e trasferitosi a Medjugorje con la moglie Nancy, affermò durante una testimonianza pubblica nel settembre 2012 che il momento più bello della sua vita era quel “I FORGIVE YOU” (IO TI PERDONO) che un sacerdote gli aveva annunciato dopo una vita fatta di matrimoni e divorzi, io che ero lì ad ascoltare sentii una fitta nel mio cuore. Dopo la loro testimonianza tutti andarono a colloquiare con Nancy che parla un ottimo italiano mentre io, sfruttando il mio inglese incerto, mi recai dritto verso Patrick che era solitario in un angolo. Gli dissi tutto il dolore che provavo: nessun sacerdote avrebbe MAI potuto dirmi “IO TI PERDONO”. Ero un divorziato, una persona “non in regola” secondo i dettami della Chiesa Cattolica. Patrick fu di poche parole, mi disse: “You said never! You can’t say never, ask Jesus” (“Sei tu a dire mai! Tu non puoi dire mai, devi domandarlo a Gesù”). Era proprio così, lo capii nel tempo a venire, non potevo essere io a dire MAI, dovevo domandarlo a Gesù!
Sono Piergiorgio, 54 anni, medico di Pronto Soccorso e Sessuologo Clinico, mia moglie si chiama Valeria ed è infermiera, come da tradizione consolidata nella sanità italiana. Alle spalle ho il fallimento di un matrimonio contratto all’età di 23 anni che ha dato due stupende figlie come frutto: Anastasia ormai quasi trentenne e Natalia Maria di qualche anno più giovane. Dopo aver annaspato nei meandri di una vita fatta di roboanti motociclette, avventure subacquee e divertimento spinto sempre aldilà di ogni limite, la Madonna decise di portarmi con tutti i miei peccati, durante un pellegrinaggio a Lourdes, dinanzi a Suo Figlio che nella Sua immensa Misericordia tolse tutta la melma che mi avvolgeva per farmi tornare ad essere una perla preziosa.
A guardare indietro tutta la mia storia devo riconoscere al Padre Eterno tanta fantasia: ha utilizzato un’infermiera dal sorriso splendente, dal cuore immenso e dalle eccelse abilità culinarie per ricondurmi “a casa”. Nella casa che io e Valeria ci eravamo costruiti non mancava nulla: sposati civilmente nel 2009, un buon lavoro, una bella dimora, un’adorabile bambina di nome Karola Maria, dono prezioso del Signore, nata nel 2011 nonostante Valeria fosse ufficialmente sterile (ma questa è un’altra storia), ma in fondo mancava qualcosa, anzi Qualcuno in tutta la sua pienezza. Il fatto che io fossi divorziato non ci permetteva una pienezza di rapporto con Dio e con la Sua presenza viva e reale nel mistero eucaristico. Anche la nostra sessualità, vissuta come momento unitivo per la coppia, era come se fosse incompleta, perché mancante di questo rapporto con l’Infinito: l’unione era tra noi, ma non rimandava ad Altro. Fu durante un altro pellegrinaggio a Medjugorje nel maggio 2013 che la Madonna, da madre buona, diede risposta a questa nostra inquietudine: scendendo dal monte Krizevac don Ermanno, un sacerdote mai visto prima ed incontrato lì casualmente, ascoltò la mia storia e mi indicò la strada della nullità del matrimonio, mi consigliò di andare a parlare con il mio Vescovo (egli non sapeva né di dove fossi né cosa facessi) e di raccontargli la mia storia, perché secondo lui il matrimonio, contratto a 23 anni in condizioni molto particolari, poteva essere dichiarato nullo. Conobbi così un santo pastore, l’allora Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri don Michele Seccia, che con paterna bontà ascoltò la nostra storia e mi condusse per mano verso il lungo e faticoso percorso del riconoscimento della nullità matrimoniale, iniziata nell’ottobre 2013 attraverso il Tribunale Ecclesiastico regionale.
Fino a quel momento pensavo che un processo di nullità matrimoniale fosse una specie di farsa dall’esito scontato che necessitava soltanto di essere lubrificato a suon di migliaia di euro. Ho sperimentato sulla mia pelle la falsità di quel mio pregiudizio: grande è stata la sofferenza vissuta nel sottoporsi a giudizio in questo processo vero e proprio, che va a mettere in luce tutto il peccato e tutte le mancanze e le leggerezze con cui si vive questo sacramento fondamentale per la salvezza di ognuno. È come fare, scusate il macabro esempio medico, l’autopsia ad una persona cara: si analizza ogni minimo dettaglio dal momento in cui si è detto dinanzi a Dio un per sempre sapendo di mentire a se stessi, alla propria moglie (o marito) ma soprattutto a Lui.
Fu durante questo periodo che io e Valeria maturammo la decisione di ricominciare dal principio. Come due bravi giardinieri di Dio volevamo estirpare le erbacce che rendevano brutto “il nostro giardino” e preparare la terra, per piantare nuove piante e poi goderne il frutto. Tutto ciò era possibile solo chiudendo il giardino per renderlo più bello e profumato, così nessuno avrebbe più profanato quel luogo sacro.
Accadde quindi che, ormai sposati da diversi anni civilmente con una piccola bimba ad allietarci l’esistenza, decidemmo di vivere in castità e continenza la nostra vita di coppia, aiutati e supportati con la preghiera e la vicinanza umana dal nostro Vescovo don Michele Seccia, ora Arcivescovo metropolita di Lecce. Questo periodo vissuto “come fratello e sorella” ci ha permesso di recuperare il senso pieno ed il valore del nostro corpo. La sessualità della nostra coppia non era sminuita ma sacrificata in senso etimologico, ovvero resa sacra! Ogni reciproco gesto di affetto era vissuto nel pieno rispetto dell’altro, non solo con la a minuscola ma anche con la A maiuscola. Inoltre si faceva sempre più chiara in noi la certezza che la sessualità è un dono di Dio, che racchiude in sé un grande Mistero in relazione con l’Infinito. Anche il desiderio reciproco era condotto alla sua giusta dimensione espressa dall’etimologia della parola de-sidera: che ha a che fare con le stelle, con il Tutto!
Con questa consapevolezza, quando tengo degli incontri nei Corsi di accompagnamento al sacramento del matrimonio, dove ormai le coppie sono conviventi e con figli, mi piace proporre a tutti questa sfida: Vivete in continenza fino al giorno in cui celebrerete il vostro matrimonio! Non vivetela, però, come una proibizione che vi toglie qualcosa, bensì come un dono prezioso reciproco tra voi sposi che nasconde una ricchezza impensabile. Troverete questo tesoro la prima notte di nozze, quando vi donerete completamente e totalmente l’uno all’altra, divenendo così una sola carne, per sempre!
Non ci sono pesati gli anni di continenza, tutt’altro: ci hanno permesso di rendere nuovo e splendente il nostro giardino per poi poterne gustare per sempre i suoi frutti più buoni e succulenti.
Per concludere la nostra storia: abbiamo celebrato il Sacramento del matrimonio il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre 2016. Per mezzo di Maria lo Spirito Santo mi ha consegnato le chiavi di quel giardino chiuso e messo a nuovo, che durante questo tempo Valeria ha custodito per me, ed ora “raccolgo la mia mirra e il mio balsamo, mangio il mio favo ed il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte”.
Lode al Signore.

Piergiorgio e Valeria

Per prenotare il libro cliccate qui

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Gli sposi fedeli evangelizzano un mondo assetato di amore e fedeltà.

La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce «dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale (Esortazione Apostolica EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco)

Cosa significa questo punto affrontato dal Santo Padre nella sua esortazione apostolica dedicata alla gioia del Vangelo, alla nuova evangelizzazione, nuova nei modi e nella prospettiva? Come trasmettere la fede oggi? Papa Francesco dedica una riflessione anche al matrimonio. Esattamente al punto 66. Il Papa ci sta dicendo che il matrimonio è una testimonianza meravigliosa. Non solo quando le cosa vanno bene. In questo caso la coppia di sposi cristiani, paradossalmente, non si differenzia molto da chi non è sposato sacramentalmente. Soprattutto quando le cose diventano difficili. E’ lì che la coppia di sposi in Cristo può dare una testimonianza meravigliosa. Può mostrare la grandezza e la profezia della fedeltà, può rendere nuovamente attuale la fedeltà di Cristo, può rendere concreto il sacrificio della croce, che è stato il massimo dono d’amore di Gesù per ognuno di noi. La croce è fuori moda. La croce è scandalosa. Il mondo di oggi la respinge. La croce ci ricorda che amare significa anche, a volte, abbracciarla. La croce appesa al muro ci mette con le spalle a quel muro. Ci ricorda un Dio che ne ha fatto il suo trono d’amore. Ci ricorda che l’amore è fatica, che l’amore è una scelta, che l’amore ci chiede tutto. Ci chiede di morire a noi stessi. Ci chiede di perdonare tutto. La croce è segno dell’amore di Gesù. Ho letto da qualche parte che l’amore non ha la forma del cuore, ma della croce. Il cuore segno del sentimento e la croce segno della volontà. Gesù non sarebbe mai salito su quella croce per sentimento. Lo ha fatto per volontà. Per fare la volontà del Padre e per salvare tutti noi. Allora non è amore il suo? Oppure è l’Amore? Cosa ci insegna la croce? Ho pensato di mettere a confronto l’idea del mondo con l’idea di Dio sull’amore e sul matrimonio. Due concetti molto distanti tra loro.

Il mondo dice che l’amore è solo passione e sentimento. Dio dice che passione e sentimento sono cosa buona, ma l’amore diventa pieno e autentico quando riesce ad andare oltre ed è capace di sacrificio.

Il mondo dice che il sesso è sempre positivo se desiderato da entrambi. Dio dice che il sesso è benedetto quando è espressione di un’unione sponsale. Una sola carne segno di un cuore solo.

Il mondo dice che basta l’amore e non serve sposarsi. Dio ti dice che solo nel matrimonio troverai la forza per amare sempre.

Il mondo dice che il peccato non esiste. Dio ti dice che se vivi nel peccato sei già morto anche nel matrimonio.

Il mondo ti dice che lui/lei deve meritarsi il tuo amore. Dio ti dice che è davvero amore solo quando è gratuito ed immeritato.

Il mondo ti dice che la legge di Dio ti rende schiavo e ti impedisce di essere felice. Dio ti dice che solo accogliendo la Sua legge potrai essere libero anche d’amare.

Il mondo ti dice che sarai felice se farai di te il centro. Dio ti chiede di fare dell’altro il centro del tuo amore e solo se ti spenderai per gli altri potrai trovare anche il centro della tua gioia.

Il mondo dice che l’amore per sempre non esiste. Dio vi dice: “Cari sposi: mostrate al mondo che si sbaglia. Mostrate che amarsi per sempre è possibile ed è anche un’esperienza meravigliosa”

Questa è la gioia del Vangelo. Testimoniare questo senza moralismo, con la nostra vita, diventa l’evangelizzazione più potente che ci possa essere perchè ogni persona desidera amare ed essere amata così, anche se non ci crede, anche se non lo sa, anche se è ormai disillusa e si accontenta delle briciole d’amore che trova nel mondo.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie

Quanti figli hai? Quando l’attesa di un bebè dura più di nove mesi.

Sabato mattina ho ricevuto una notifica sul telefono. Livia mi ha contattato via messanger per propormi la lettura del suo libro. Non la conoscevo e non conoscevo il  libro da lei scritto  Quanti figli hai?. Di solito prendo sempre molto sul serio quando ricevo richieste di questo tipo. Credo, infatti, che possa essere sempre uno scambio arricchente anche per me. Così è stato. Ammetto che inizialmente sono stato scettico sul titolo del libro. Mi sono chiesto cosa c’entrassi io con l’argomento, io che sono papà di quattro figli di cui il primo concepito dopo solo un mese di matrimonio. Praticamente in luna di miele. Invece ho iniziato la lettura, più per dovere, per la promessa fatta all’autrice, che per l’interesse che il titolo e l’argomento suscitavano in me. Invece la testimonianza di Livia, perchè di testimonianza si tratta, mi ha catturato. L’ho finito in mezza giornata. Un po’ perchè è breve, un po’ perchè è scritto molto bene, è fluido e semplice, ma credo soprattutto per come l’autrice ha saputo raccontarsi e raccontare le sue emozioni, le sue debolezze, la sua lotta, la sua fatica nell’affrontare la sofferenza. Il tutto centrato nella sua relazione sponsale. Per certi versi mi sono riconosciuto. Le domande inopportune e le battute che non fanno ridere di conoscenti ed amici ci sono anche per noi che abbiamo avuto l’insolenza e l’incoscienza di mettere al mondo 4 figli.   Il marito sembra un comprimario, appare spesso ma in apparenza con un ruolo secondario. In realtà non è così. Il marito è protagonista con lei. Perchè sono una carne sola e un cuore solo e nella relazione tra di loro hanno trovato la strada per non perdersi. Chi legge il libro fino alla fine lo percepisce chiaramente.  C’è un altro protagonista solo accennato in alcuni passaggi. E’ Dio. E’ solo accennato ma è una presenza che accompagna Livia e suo marito in tutta la loro vita e indirizza le loro scelte. C’è un passaggio secondo me fondamentale: quando viene loro proposta la fecondazione. La maternità è un dono, non si può forzare oppure smette di essere ciò che è, un dono che nasce dell’amore di papà e mamma, e diventa semplicemente un prodotto biologico. Il figlio non ci appartiene.

L’indomani gli occhi sono gonfi ma indosso la migliore
delle immagini per non darla vinta a chi come quel
medico punta sulle scelte semplici. Non siamo merce. La
vita non è un business e per quanto questo desiderio sia
grande, felice e giusto, non va venduto così. 

C’è un’altra riflessione che questo libro mi ha provocato e che mi ha colpito profondamente. Questo libro è il racconto di una persona che nella prova inizia ad amare davvero. Si comprende come il dolore, dovuto alla difficoltà di concepire, abbia condotto i due sposi ad abbandonarsi docilmente al progetto di Dio sulla loro vita e sul loro matrimonio. Ho appena terminato di scrivere un testo sul Cantico dei Cantici. C’è un passaggio che mi ricorda molto quanto viene raccontato in questo libro.

Mi hanno incontrata le guardie di ronda per la città;
mi hanno percossa, mi hanno ferita,
mi hanno strappato di dosso il mantello
le guardie delle mura.

Vi chiederete cosa c’entrano questi versetti del Cantico con il dolore raccontato da Livia. C’entrano tantissimo. Livia ha raccontato la sua storia con ironia e strappando anche qualche sorriso, ma la sua è stata una storia caratterizzata da un dolore forte, che traspare tutto da quanto ho letto nel suo libro. Dolore dovuto a quel mantello. Il mantello sono tutte le nostre certezze e desideri che riponiamo nel nostro matrimonio. Noi sappiamo come deve essere il nostro matrimonio. Sappiamo cosa ci deve essere per essere felici. Abbiamo aspettative e progetti. Ecco tutte queste convinzioni sono come le guardie della città. Guardie poste a difesa del matrimonio perfetto che ci siamo costruiti nella testa. Quelle stesse guardie, che avevamo posto come custodi della nostra vita e che ci davano quel senso di sicurezza di cui avevamo bisogno, ci picchiano e ci fanno male. Ci strappano di dosso il mantello. Le guardie ci strappano quel mantello. Restiamo al freddo. Il nostro matrimonio non è come lo volevamo. In questo caso c’è la sofferenza per la mancanza del figlio, ma ci possono essere tante altre situazioni diverse, ma altrettanto difficili.  Sicuramente ci si ritrova  sconvolti e impreparati. L’amore non si basa su queste sicurezze. La notte dell’anima può distruggerci e allontanarci, ma può anche aiutarci ad amare davvero l’altra persona e ad abbandonarsi a Dio e alla relazione sponsale. Ci può aiutare a rivestire la nostra relazione di un altro mantello. Un mantello nuovo. Rivestirci del mantello di Cristo. Amarci come Lui, con la Sua Grazia. Amarci nonostante tutto. Amarci gratuitamente, anche quando ci sembra che ciò che ci manca sia tantissimo. In realtà l’importante è riuscire a comprendere che il matrimonio può essere fecondo anche quando non è fertile. Che la fecondità del matrimonio sta proprio nel capire che ciò che è fondamentale è generare amore nel dono reciproco dentro la coppia che diventa seme di speranza da donare a tutta la comunità. Livia è riuscita a vincere. E’ riuscita a rivestirsi di Cristo. Livia e suo marito sono riusciti a fare quel salto di qualità di chi non focalizza lo sguardo su quello che non ha ma porta a frutto i tantissimi talenti che Dio gli ha donato. Dio li ha benedetti dando loro ciò di cui avevano bisogno e poi li ha benedetti un’altra volta dando loro ciò che desideravano. Alla fine Livia ha concepito. Quindi buona lettura e avanti tutta che Gesù non ci abbandona mai.

L’autrice è disponibile a intervenire a incontri e a presentare il libro. Se vi piacerebbe invitarla potete contattarla qui  Potete acquistare il libro qui

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp

Iscrivetevi al canale Telegram

Iscrivetevi alla nostra pagina facebook

Iscrivetevi alla pagina facebook dell’intercomunione delle famiglie