Sono rimasto letteralmente scioccato leggendo un post sui social, a volte (anzi spesso, ultimamente) mi domando se sono io ad essere fuori dal mondo oppure se, su certi temi, abbiamo completamente perso la bussola. Una mamma poneva questa domanda: “Voi comprate i preservativi solo per i figli maschi o anche per le femmine?“. Già la domanda, mi ha lasciato senza parole, nemmeno nei miei peggiori incubi avrei pensato di fare una richiesta del genere pubblicamente su un social, ma il vero problema non era la domanda, quanto le risposte.
La maggior parte delle persone rispondeva più o meno allo stesso modo: “Certo che li compriamo anche alle figlie femmine, così stiamo tranquille per le malattie (altrimenti si vergognano a comprarli e poi, sai, ci sono ancora tanti pregiudizi)”. Non solo, diverse mamme raccontavano di acquistare regolarmente anche la pillola anticoncezionale per le figlie, così da evitare in ogni caso gravidanze indesiderate. Una mamma addirittura raccontava di aver usato una zucchina per mostrare alla figlia come si indossa un preservativo.
Ma stiamo scherzando? Davvero crediamo che il compito di un genitore sia insegnare ai figli come fare sesso in sicurezza? Forse trentacinque fa, quando ero adolescente io, una certa educazione tecnica poteva anche avere un senso, internet non esisteva e le informazioni erano difficili da reperire. Le immagini più audaci che riuscivamo a vedere erano quelle dei completi intimi femminili su Postalmarket, a meno di corrompere qualche maggiorenne per comprare qualche giornalino in edicola. Possibile che abbiamo ridotto l’educazione affettiva e sessuale a una lezione tecnica? Possibile che il massimo che riusciamo a trasmettere ai nostri figli sia un insieme di istruzioni per l’uso?
Perché il punto non è sapere come non prendere malattie sessuali, un ragazzo con uno smartphone trova migliaia di video e spiegazioni e poi c’è anche l’intelligenza artificiale, basta chiedere. Quello che non trova facilmente è qualcuno che gli spieghi il significato dell’amore. Quello che non trova è qualcuno che gli dica che il suo corpo non è un giocattolo, che il suo cuore non è un oggetto usa e getta, che la sessualità è un linguaggio potentissimo che parla di dono, fedeltà, comunione e apertura alla vita. Questo non lo insegna internet, lo possono insegnare soltanto degli adulti credibili, soprattutto i genitori.
Poi, se la soluzione fosse davvero distribuire preservativi e pillole, perché i risultati vanno nella direzione opposta? Qualcuno dovrebbe spiegarmi come sia possibile che, nel 2026, nonostante distributori automatici di contraccettivi aperti ventiquattro ore su ventiquattro e campagne di sensibilizzazione continue, le infezioni sessualmente trasmissibili siano in costante aumento, in particolare fra i giovani e gli omosessuali. L’ultimo rapporto europeo mostra dati impressionanti: la gonorrea è cresciuta di oltre il 300% negli ultimi dieci anni e la sifilide è più che raddoppiata.
Anche sul fronte delle gravidanze indesiderate e degli aborti non possiamo certo dire che il problema sia stato risolto dalla diffusione massiccia della contraccezione, anzi, mi sembra proprio il contrario. Non sarà che stiamo sbagliando completamente approccio e che usiamo il sesso in un modo completamente diverso da come è stato pensato? Viviamo nell’epoca delle assicurazioni: assicuriamo la casa, l’auto, la salute. Paghiamo una quota per sentirci tranquilli di fronte ai rischi della vita, ma per assurdo l’assicurazione interviene quando il danno è già stato fatto. Ho l’impressione che molti genitori ragionino allo stesso modo quando si parla di sessualità.
Preservativo e pillola diventano una sorta di polizza assicurativa, “Così sto tranquilla”; ma la realtà sembra raccontare una storia diversa. Mi viene in mente una scena geniale del film Madagascar 2: il pinguino Kowalski vede una spia rossa lampeggiare nell’aereo, il carburante è finito, c’è un problema enorme da affrontare. La sua soluzione? Prende il manuale e distrugge la spia, problema risolto: peccato che pochi minuti dopo l’aereo precipiti. A volte facciamo la stessa cosa, ci concentriamo sul sintomo e ignoriamo la causa.
Vediamo il rischio, sentiamo la paura, la possibilità di una gravidanza o di una malattia e cerchiamo una soluzione immediata. Pensiamo di aver risolto il problema perché abbiamo spento la spia, ma rischiamo di ignorare la domanda più importante. Che idea di amore stiamo trasmettendo ai nostri figli? Perché se sbagliamo quella, possiamo rompere tutte le spie che vogliamo, ma prima o poi l’aereo precipita lo stesso. Il punto è che la fertilità oggi non viene più considerata un dono, viene percepita come un problema, come un inconveniente, come qualcosa da neutralizzare, eliminare e controllare. E così il contraccettivo diventa la scorciatoia perfetta: mi sento tranquillo, fine del problema.
Molto più difficile è sedersi accanto a un figlio o a una figlia e parlare di amore, di rispetto, di dignità, di attesa, di responsabilità, di matrimonio, del progetto di Dio sulla sessualità. Quella sì che è una sfida, quella sì che richiede coraggio. Anche per me è davvero molto difficile affrontare certi argomenti con le figlie, tanto più che non ho mia moglie accanto (ritengo che i genitori dovrebbero affrontare questi argomenti insieme). Mi sento inadeguato, ho paura di sbagliare parole, vorrei evitare certi discorsi, ma proprio perché le amo non posso rinunciare alla mia responsabilità educativa.
Non posso presentare il sesso come una semplice necessità biologica da gestire. Mangiare è un istinto, bere è un istinto, ma fare l’amore è qualcosa di infinitamente più grande, per questo non lo esercito da più di dieci anni (sono separato da più di 10 anni ma fedele). È probabilmente l’atto umano più profondo che un uomo e una donna possano compiere insieme.
È un linguaggio, è una promessa fatta con il corpo, è una comunione che coinvolge la persona intera e, cosa straordinaria, è un gesto sacro che può rendere due sposi collaboratori dell’opera creatrice di Dio. Come possiamo ridurre tutto questo a una questione di preservativi, pillole e istruzioni per l’uso? Voglio che le mie figlie sappiano quanto valgono, che il loro corpo è prezioso, che il loro cuore va custodito, che l’amore non si mendica, che non bisogna concedersi per paura di perdere qualcuno e che la sessualità è un dono meraviglioso quando viene vissuta nel contesto per cui è stata pensata. Per questo non voglio aiutarle a farsi del male insegnando come evitare le conseguenze del sesso, sarebbe come comprare una siringa a chi vuole drogarsi.
Vorrei soprattutto insegnare loro la bellezza del fare l’amore, perché un preservativo può forse proteggere il corpo in alcune circostanze, ma soltanto una vera educazione all’amore può custodire il cuore. Alla fine, è proprio il cuore dei nostri figli la cosa che dovrebbe starci più a cuore.
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