Ci sono libri che non nascono a tavolino, ma germogliano lentamente, come una preghiera sussurrata giorno dopo giorno. “Il filo invisibile. Storie vere di grazia, maternità e speranza” (che trovate solo su Amazon, a questo link) è uno di questi. Non è soltanto una raccolta di sessanta tra i miei articoli più letti e amati, pubblicati nell’arco degli ultimi due anni su questo blog.
“Il filo invisibile” è il racconto di un cammino di tante donne, madri, spose, famiglie, che hanno incrociato la propria storia con la mia e, soprattutto, con l’opera silenziosa di Dio. Ma non solo: è il cammino di altrettanti uomini e sposi che non si accontentato della prospettiva terrena ma desiderano guardare “verso l’Alto”, come diceva San Pier Giorgio Frassati.
Il “filo invisibile” del titolo è reale, anche se non si vede. È quel legame misterioso che unisce le ferite alla guarigione, le attese alle risposte, le cadute alla misericordia. È il filo della grazia che passa attraverso la maternità vissuta e desiderata, accolta e talvolta temuta; attraverso la vita coniugale, con le sue gioie luminose e le sue notti oscure; attraverso la speranza che non delude, perché affonda le sue radici in Cristo.
Scrivendo questi articoli, spesso nati da esperienze concrete, da domande brucianti o da lacrime versate in silenzio, non ho mai avuto la pretesa di “insegnare”. Ho cercato piuttosto di testimoniare. Di dire, con la mia voce fragile, che Dio c’è. Che entra nella carne della nostra vita quotidiana, nelle cucine disordinate, nelle culle vuote o piene, nei dialoghi difficili tra marito e moglie, nelle paure legate ai figli e al futuro. La fede cattolica, quando è autentica, non è evasione dal reale, ma incarnazione: è il Verbo che continua a farsi carne nelle nostre storie.
Questo libro parla di maternità non come ideale astratto, ma come vocazione viva, talvolta dolorosa, sempre feconda. Parla di donne che portano nel cuore figli nati in questo mondo o figli nati in Cielo, di coppie che lottano per restare unite, di famiglie che scoprono che la santità non è perfezione, ma abbandono fiducioso. Ci sono, poi, riferimenti all’attualità, da cui partire per riflettere e interrogarci. E sono, anche, riferimenti ad insegnamenti della Chiesa, a personaggi famosi ma pure ai santi della porta accanto. Ogni storia è un piccolo segno, un frammento di luce che rimanda a una Luce più grande.
Se “Il filo invisibile” oggi esiste, lo devo innanzitutto a Antonio e Luisa, che con fiducia e amicizia mi hanno chiamata a collaborare nel loro blog. Hanno creduto nella mia scrittura quando era ancora timida, hanno riconosciuto il valore di una voce femminile capace di parlare di fede e vita senza separarli. Il loro sì è stato uno strumento nelle mani di Dio: grazie a loro, questi testi hanno raggiunto migliaia di cuori, creando una comunione vera, fatta di commenti, messaggi, condivisioni, preghiere reciproche. A loro va il mio grazie più sincero, umano e spirituale.
Un ringraziamento profondo va anche a Padre Luca Frontali, guida spirituale preziosa e discreta, che ha accompagnato questo cammino con sapienza e paternità. La sua prefazione non è solo un’introduzione al libro, ma una chiave di lettura spirituale che aiuta a cogliere il senso più profondo di queste pagine: non l’autoreferenzialità, ma l’azione di Dio che opera nella debolezza, dimostrando che tutta opera Sua.
In un tempo in cui la famiglia è spesso messa in discussione, la maternità ridotta a problema o a scelta puramente individuale, la speranza derisa come ingenuità, questo libro vuole essere un atto di fiducia controcorrente. Vuole dire che la vita, anche quando è segnata dalla croce, resta un dono. Che la grazia non è un’idea, ma una presenza. Che ogni donna, ogni madre, ogni sposa è chiamata a qualcosa di grande, anche se il mondo non se ne accorge. Così come ogni uomo, ogni padre e ogni marito. Perché “i due saranno un’unica carne” (Gn 2, 24). Non si può parlare di maternità senza la paternità. E non si può parlare di coppia, di matrimonio e di sacramento senza riferirsi a “lui” e a “lei”, i due volti del “noi” nuziale.
“Il filo invisibile” non offre soluzioni facili, ma compagnia. Non risposte preconfezionate, ma domande abitate dalla fede. È un libro da leggere lentamente, magari in silenzio, lasciando che alcune parole trovino casa nel cuore. Se anche un solo lettore, chiudendo l’ultima pagina, si sentirà meno solo, più amato, più guardato da Dio, allora questo filo avrà compiuto il suo piccolo, grande miracolo. Perché, alla fine, non siamo noi a tenere il filo: è Lui che tiene noi. E non lo lascia mai.
Fabrizia Perrachon
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