Con gentilezza

gentilezza

Leggevo in questi giorni alcune righe della poetessa Vivian Lamarque che scrive: “Invece lei, la gentilezza, quando a un tratto la incontri, resti un attimo stupefatto, senti un bel caldino, come se qualcuno avesse acceso un phon di quelli con il diffusore. E dura per un po’, ti accompagna tutta la giornata e persino, la sera, a casa, la racconti.”

Credo non si possa che condividere l’immagine della gentilezza come una carezza delicata, un abbraccio caldo e avvolgente. Sembra impossibile trovare qualsiasi argomento a sfavore della gentilezza. Al contrario, restando nella metafora della Lamarque, la gentilezza per tanti dovrebbe essere un balsamo di cui non poter fare proprio a meno.

Mi piacerebbe però tentare anche un cambio di prospettiva nella visione della citazione che ho riportato. La gentilezza non accompagna solo fino a casa, ma proprio a partire dalla casa viene diffusa. Come se fosse un linguaggio, o il linguaggio, tipico tra le pareti domestiche. Certamente sappiamo quali sono le difficoltà che distolgono ciascuno di noi dall’essere gentili proprio lì dove siamo più chiamati a dare tutto. La fretta, la stanchezza e molto altro ci allontanano da quanto vorremmo, con tutte le nostre forze, provare ad essere ogni giorno. In particolare, essere gentili richiede avere coltivato molta pazienza, umiltà e abitudine al silenzio. Nelle case e nelle famiglie tutto ciò è molto difficile e valorizzarlo significa includere anche aspetti molto più concreti della quotidianità. Per esempio impegni improrogabili, incombenze, arrabbiature, delusioni, imprevisti e sofferenze. Come è possibile tutto ciò, ossia può durare davvero la gentilezza?

Certamente il discorso educativo ha il suo peso rispetto a quanto da bambini si impara guardando agli esempi di genitori, insegnanti, amici, nonni …. .Tuttavia, essere più che educati (ed è già molto) richiede tanta pratica. Quasi un allenamento continuo su noi stessi. Perchè in fondo essere figli, figlie, mamme, mogli, sposi, padri e nonni non potrà mai essere un compito in cui bastano le sole nostre forze. Nemmeno gli sforzi e la buona volontà. Da soli è una battaglia immensa e insidiosa.

Allenarsi e allearsi con Chi può darci una forma diversa, cambia tutto. Pregare è forse l’unico esercizio che può davvero strutturare con più consistenza la nostra natura. E’ capace di puntellarci , se insisitiamo e persistiamo, dandoci volti nuovi e cuori capaci di novità.

Non credo che, tra le tante cose per cui preghiamo, chiedere anche la gentilezza sia una banalità. Ritengo sia un desiderio semplice che se preso sul serio può rivelarsi un combattimento molto faticoso. Si tratta di avere un respiro diverso, per cui farne domanda è proprio l’unica strada che possiamo percorrere.

Solo così la gentilezza si potrà non solo raccontarla ma continuare a ricercarla e sentirla indispensabile a renderci autenticamente familiari. Persone che, pur conoscendosi e vivendo insieme, scelgono il rispetto, la tenerezza e la gratuità. Caduta dopo caduta, rinascita dopo rinascita.

Federica

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Ogni matrimonio è un miracolo di Dio

Stamattina (sabato scorso ndr) sono entrato nella chiesa della mia parrocchia. Era appena terminata la Santa Messa. Si erano fermate le solite quattro nonne a recitare il rosario. Benedette quelle nonne che , sono certo, con la loro preghiera reggono la Chiesa.  Il resto era deserto. Tutto era avvolto nella penombra. Una situazione privilegiata per pregare e riflettere con calma. Il parroco, nel frattempo,  andava e tornava dalla sacrestia. Stava, evidentemente, predisponendo per qualche cerimonia. Ho pensato al solito funerale. Poi ho capito! Quando ha posizionato sotto l’altare un inginocchiatoio doppio non poteva che essere un matrimonio. Ho cominciato a fantasticare. Guardavo quella scena. In quel momento non c’era ancora nulla. Pensavo come da lì a qualche ora quello spazio sarebbe stato riempito. Si sarebbe animato. Si sarebbe riempito della vita di due giovani e del sacrificio di Cristo sul Golgota. Si sarebbe riempito di tanti amici e parenti di quei due giovani. Chissà quanti di questi avrebbero vissuto con noia ed impazienza che quella cerimonia finisse. Senza rendersi conto del miracolo che stava avvenendo sotto i loro occhi.  Quello spazio sarebbe diventato Sacer (cliccate qui se non sapete il significato di questa parola). Recinto sacro. In quello spazio delimitato da un inginocchiatoio e due sgabelli si sarebbe da lì a poco compiuto un miracolo. Due persone, un uomo e una donna, che si offrono completamente all’altro/a. Sono ministri del sacramento. Il sacerdote non è ministro in questo caso. Lo sono i due sposi. Sono ministri e sono nel contempo offerta. Offrono se stessi. Tutto quello che sono e che hanno. Due persone che liberamente decidono di darsi ed accogliersi l’un l’altra. Il matrimonio, letto in questo suo significato profondo, è un vero e proprio sacrificio. Matrimonio ed Eucarestia si somigliano per tante cose, questa è una di queste. L’Eucarestia non è forse la rinnovazione del sacrificio di Cristo che ha dato se stesso, ha dato il suo corpo e il suo sangue, ha donato la sua vita? Il matrimonio non è simile in questo? Gesù me lo immagino sempre profondamente commosso. Due persone che ancora hanno il desiderio di amare così, in modo incondizionato, senza mettere limiti. Che bello. Gesù vuole fare parte di questa unione. Per questo il matrimonio sacramento non è tra due persone ma tra tre. Gesù è parte fondante. Il matrimonio è un sacrificio perchè permette che il  nostro dono diventi offerta non solo al nostro coniuge, ma anche offerta a Dio. La nostra unione diventa cosa di Dio. Sposandoci in Chiesa il nostro matrimonio non è più solo nostro, ma è di Dio. E Dio diventa parte attiva. Dà tutto se stesso perchè quell’unione funzioni e non muoia. Ai due sposi è chiesto solo di riempire le giare di acqua, con quel poco che hanno. Trasformare l’acqua in vino è compito di Gesù.  (cit. Chiara Corbella)

Il matrimonio è un sacramento particolare anche per un altro motivo. Il matrimonio è un sacramento perenne, come l’Eucarestia. Come nel pane e nel vino c’è la reale presenza di Cristo. Presenza che non cessa fino a quando pane e vino non vengono consumati, così è il matrimonio. La presenza di Gesù non cessa. Gesù resta presente nell’unione sponsale dei due, nel noi, fino alla morte di uno dei due. Così quello spazio sacro non cessa. Il noi degli sposi continuerà ad essere Sacer, luogo sacro e inaccessibile a chiunque altra persona. Quel Sacer non è solo un luogo mistico è anche luogo concreto e tangibile. Da quel giorno il Sacer degli sposi sarà il talamo nuziale, il luogo dove più di ogni altro l’unione dei due diventa concreta e tangibile.

La prossima volta che parteciperete ad un matrimonio, ripensate a queste poche righe, e non potrete che guardare con altri occhi quello che starà avvenendo,non certo con occhi annoiati, ma con la meraviglia di chi assiste alla creazione, a Dio che opera e fa meraviglie. E allora la gioia vi riempirà il cuore.

Antonio e Luisa

Il matrimonio è rinuncia o ricchezza?

In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».
Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

Cosa ci può dire il Vangelo di questa domenica a noi sposi? Tantissimo. Cercherò ora di condividere con voi alcuni passi passi che mi hanno aiutato a riflettere sul mio matrimonio.

Si avvicina un tale, una persona anonima, senza nome. Quel tale sono io, quel tale è la mia sposa. Gesù sta lasciando un villaggio. Quel tale gli si pone in ginocchio. Prostrato. Non lo ha cercato subito. Ha atteso l’ultimo momento. Come in un impeto del cuore. Questo giovane è una persona che ha tanto, è molto ricco, sapremo poi proseguendo nella lettura. Ha tutto ma non è felice. La sua vita non ha senso. Quante volte mi sono sentito così. Cercavo qualcosa, qualcuno che potesse dare un senso a tutto, che potesse riempirmi il cuore. Questo ricco avrà sentito parlare tanto di Gesù, di come era speciale, di come parlava, dei miracoli che faceva, e si è gettato ai suoi piedi come tentativo estremo di trovare quel senso. Gesù sembra un po’ freddo e infatti risponde alla sua richiesta: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Gesù vuole capire se quell’impeto che ha portato quel giovane da lui è consapevole, è una scelta definitiva oppure se è solo la disperazione del momento. Gesù vuole far comprendere a quel giovane che solo riconoscendo in lui il Dio della sua vita tutto potrà cambiare. Il giovane ricco potrà finalmente trovare la vera ricchezza.  Questo vale per il giovane ricco. Non solo. Vale per ognuno di noi. Vale per il nostro matrimonio. Gesù ci insegna anche altro.  Non basta osservare la legge. Diventerebbe qualcosa di frustrante e di deflagrante alla lunga. Non si può accogliere la verità e la legge di Dio per dovere, ma solo per amore.  Il salto di qualità della nostra vita e del nostro matrimonio avviene quando decidiamo di osservare la legge perchè comprendiamo che quello è il modo per riamare Dio. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14, 21) Perchè capiamo che attraverso quella legge possiamo crescere nell’amore verso Dio e verso la persona che ci ha donato nel nostro matrimonio. Soltanto se riusciamo in questo cambio di prospettiva e di orizzonte possiamo davvero trovare quello che cerchiamo. Possiamo trovare il tesoro della nostra vita. Possiamo trovare il senso di ogni cosa e la verità che ci costituisce: L’AMORE. 

Il mio matrimonio è partito così. Come il giovane ricco cercavo qualcosa di grande. Avevo un desiderio molto forte di sposarmi, e con tutta la mia volontà di viverlo secondo Dio, secondo la sua legge. Sempre cercando di mettere l’insegnamento della Chiesa come bussola per le nostre scelte. Eppure non decollava. Restava sempre difficile. Vivevo forti momenti di dubbio, di aridità, di sofferenza. Per un periodo ho messo in discussione tutta la mia scelta, la mia relazione e la decisione di aver subito cercato due bambini. Stavo male. Mi sentivo in gabbia. Mi sentivo incastrato. Mi sono sposato a 27 anni. Un’età “normale”, ma non tanto per il nostro tempo. Vedevo amici serviti e riveriti in casa dei genitori. Senza responsabilità. Non riuscivo a vedere la bellezza di quel matrimonio in cui credevo fortemente quando ho detto il mio sì. Poi ho capito! Ho capito, non perchè io sia particolarmente perspicace. Ho capito perchè ho visto la differenza tra me e la mia sposa. Ho visto in lei la pace. Pace che non veniva dalla gioia che io potevo darle. In quel periodo probabilmente ero per lei più causa di preoccupazione  che non di gioia. Era una pace che veniva da una scelta più radicale della mia. Lei riconosceva Gesù come suo Dio davvero. Era il Signore della sua vita. Io non ancora.  Non ero così. Lei aveva messo il suo matrimonio prima di ogni altra cosa. Si donava totalmente a me e ai nostri figli. Anche quando io ero tutt’altro che amabile. Anzi, in quei momenti dava ancora di più per supplire alle mie mancanze. Allora ho capito! Ero un po’ come quel giovane del Vangelo. Non stavo dando tutto. C’era una parte di me che non voleva rinunciare ai “privilegi” della vita da single. Non volevo rinunciare a quelle che credevo essere le mie ricchezze. Non volevo rinunciare agli amici, al calcetto, alla tranquillità quando tornavo a casa. Leggevo tutta la mia vita come rinuncia a qualcosa che prima avevo. Ero così proiettato su quello a cui dovevo dire no che non riuscivo ad assaporare tutta il gusto di quella relazione così unica. Non riuscivo a scorgere la meraviglia di una donna che si offriva totalmente a me e per me. Che faceva di Cristo il centro di tutto.  Cosa ci può essere di più bello di questo? Lei era il dono più prezioso che Dio mi aveva fatto ed io, non solo non rendevo grazie, ma mi lamentavo per quel poco che mi aveva tolto. Solo quando sono riuscito anche io a fare questo salto, tutto è cambiato. Non ho dovuto, in verità, rinunciare a tutto. Mi è rimasto il tempo per il mio sport e per gli amici. Sono tutte cose, che però, hanno una nuova collocazione. Non sono più una priorità. Hanno preso il loro giusto posto. La priorità è la mia famiglia. Questo racconto del Vangelo io lo leggo in questo modo e in questo modo l’ho concretizzato nella mia vita. 

Antonio e Luisa

L’amore sponsale secondo Fra Cristoforo

E’ significativo il fatto che alcune delle parole più belle sul matrimonio siano state pronunciate da un religioso, Fra Cristoforo, che nel capitolo XXXVI de  I  promessi sposi pronuncia il discorso d’addio ai protagonisti:

 

“ – Tornate, con sicurezza e con pace, ai pensieri d’una volta, seguì a dirle il cappuccino: – chiedete di nuovo al Signore le grazie che Gli chiedevate, per essere una moglie santa; e confidate che ve le concederà più abbondanti, dopo tanti guai. E tu, – disse, voltandosi a Renzo, – ricordati, figliuolo, che se la Chiesa ti rende questa compagna, non lo fa per procurarti una consolazione temporale e mondana, la quale, se anche potesse essere intera, e senza mistura d’alcun dispiacere, dovrebbe finire in un gran dolore, al momento di lasciarvi; ma lo fa per avviarvi tutt’e due sulla strada della consolazione che non avrà fine. Amatevi come compagni di viaggio, con questo pensiero d’avere a lasciarvi, e con la speranza di ritrovarvi per sempre. Ringraziate il cielo che v’ha condotti a questo stato, non per mezzo dell’allegrezze turbolente e passeggiere, ma co’ travagli e tra le miserie, per disporvi a una allegrezza raccolta e tranquilla. Se Dio vi concede figliuoli, abbiate in mira d’allevarli per Lui, d’istillar loro l’amore di Lui e di tutti gli uomini; e allora li guiderete bene in tutto il resto.

Righe meravigliose. Queste parole di Fra Cristoforo sono una gemma incastonata in quel capolavoro che è l’opera più importante di Alessandro Manzoni. Siamo verso la fine del romanzo. La peste sta allentando la sua cupa morsa sulla città di Milano. Renzo e Lucia sono sopravvissuti all’epidemia che ha mietuto tantissime vittime. Tutto sembra procedere per il meglio. I due giovani si ritrovano al lazzaretto. C’è qualcosa che ancora impedisce la loro unione. Non è più don Rodrigo. E’ morto. C’è un impedimento forse ancor più difficile da superare. Lucia, nella drammatica notte passata al castello dell’Innominato, ha promesso alla Madonna di donarsi completamente a Lei nella verginità, in cambio della liberazione. Renzo è disperato. Non riesce a capacitarsi. Fra Cristoforo interviene e libera Lucia da quel voto. Dopo averla liberata la riconsegna a Renzo con questo bellissimo discorso che ho riportato all’inizio dell’articolo. Ricorda, almeno a me, per certi tratti, la vicenda biblica di Tobia e Sara.

Analizziamo pensiero per pensiero questo piccolo tesoro teologico.

  1. Chiedete di nuovo al Signore le grazie che Gli chiedevate, per essere una moglie santa; e confidate che ve le concederà più abbondanti, dopo tanti guai. La santità è un dono di Dio. Certamente. E’ anche un atto di volontà personale e un’inclinazione del cuore. Questo è altrettanto vero. Le difficoltà della vita non sono solo una disgrazia. Possono essere un momento di crisi che ci mette di fronte ad una scelta. Decidere per il bene e continuare a confidare in Dio con speranza, nonostante tutto, oppure arrendersi al male e alla disperazione. Quanto accaduto a Lucia l’ha condotta verso la santità perchè lei, con la Grazia di Dio, ha scelto sempre il bene.
  2. E tu, – disse, voltandosi a Renzo, – ricordati, figliuolo, che se la Chiesa ti rende questa compagna, non lo fa per procurarti una consolazione temporale e mondana, la quale, se anche potesse essere intera, e senza mistura d’alcun dispiacere, dovrebbe finire in un gran dolore, al momento di lasciarvi; ma lo fa per avviarvi tutt’e due sulla strada della consolazione che non avrà fine. Questa raccomandazione ci ricorda che il nostro coniuge non ci è posto accanto per farci felici, affinché debba riempire quel vuoto e quei bisogni affettivi e sessuali che avvertiamo. Solo in Dio possiamo trovare ciò che ci manca e solo sentendoci amati da Lui possiamo corrispondere a quell’amore. Nel matrimonio rispondiamo all’amore di Dio amando una sua creatura che diventa mediatrice tra noi e Lui. Ecco che la gioia non sarà più necessariamente dipendente e scaturente solo da ciò che riceviamo. Anche il dono che faremo di noi all’altro/a sarà sorgente di vita nuova, di amore e di senso. Tutto cambia. Il matrimonio cambia con questa prospettiva. Il matrimonio diventa così scuola per imparare ad amare. Ci prepara all’incontro d’amore con lo sposo, con Gesù.
  3. Amatevi come compagni di viaggio, con questo pensiero d’avere a lasciarvi, e con la speranza di ritrovarvi per sempre. Non dobbiamo guardarci negli occhi, come se il nostro orizzonte, il nostro tutto, sia limitato all’altro/a. Tenendoci per mano dobbiamo guardare all’orizzonte eterno che ci sta davanti. Camminando insieme, sostenendoci l’un l’altra dobbiamo percorrere quella strada tracciata verso la santità e la gioia eterna in Gesù.
  4. Ringraziate il cielo che v’ha condotti a questo stato, non per mezzo dell’allegrezze turbolente e passeggiere, ma co’ travagli e tra le miserie, per disporvi a una allegrezza raccolta e tranquilla. Questo passaggio si ricollega al primo punto. Il matrimonio si puntella sulla roccia nella fede, certamente, ma anche nella forza che si genera nell’affrontare le difficoltà insieme. Ciò che ci permette di sperimentare l’amore incondizionato e autentico dell’altro/a non si trova nella tranquillità dei periodi sereni, ma nelle acque burrascose dei momenti difficili. Quando amare diventa una scelta difficile ecco che la fedeltà alla promessa, il sostegno reciproco, la misericordia donata l’uno all’altra e lo sguardo che non smette mai di scorgere la bellezza della nostra unione, diventano cemento per la relazione.
  5. Se Dio vi concede figliuoli, abbiate in mira d’allevarli per Lui, d’istillar loro l’amore di Lui e di tutti gli uomini; e allora li guiderete bene in tutto il resto. Bellissimo anche questo passaggio. Se il vostro amore prende carne, si concretizza in una nuova creazione, in una una nuova vita, ricordatevi sempre chi vi ha creato e chi vi ha ri-creato in un noi, in un’anima e un cuore solo. Riconducete quella creatura alla sorgente di tutto, alla sorgente del vostro amore, alla sorgente dell’Amore. Questo è il matrimonio. Questa è la nostra strada verso la santità

Alessandro Manzoni ci ha regalato un momento di pura teologia. Lo ha fatto a suo modo. Con la bellezza che riesce a trasmettere con la sua scrittura. Lo ha fatto per mezzo delle parole di un frate cappuccino. Un consacrato a Dio che mostra agli sposi, consacrati anch’essi in modo diverso, il fine della loro vocazione: prepararsi alle nozze eterne con lo Sposo che non delude mai.

Antonio e Luisa

Alla scoperta dell’Am(ore)erica

Era il 12 ottobre del 1492 quando l’ammiraglio genovese, Cristoforo Colombo, approdò in quello che noi chiamiamo “Nuovo Continente”. Le cronache ci descrivono un uomo coraggioso, caparbio e amante del mare che sfidò le opinioni comuni e così riscrisse la mappa del mondo e della storia. Ma cosa c’entra Colombo con noi? Sono passati tanti anni da quel giorno, per la precisione 526,  ed ormai è storia.

Sì, è storia ma è anche il nostro oggi. Non siamo un po’ navigatori anche noi? Alcuni viaggiano su yacht nuovissimi, altri su barche di seconda mano, altri ancora con motori che rischiano di far arenare e, in ultimo, c’è chi possiede la sua piccola barchetta a remi. Ed ognuno ha una sua personalissima velocità. Non è forse la nostra vita? E’ paragonabile all’oceano, immenso ma finito, ai suoi giorni di calma ed a quelli di tempesta, ai venti favorevoli e a quelli contrari. Ma quali sono i nostri approdi? Con quale cura scegliamo le nostre mete? E come disegniamo la rotta? Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è fermato a domandarsi “Ed ora cosa faccio? Dove vado?” ed essendo incredibilmente degli esseri unici ed inimitabili, ciascuno ha preso la sua direzione. Per molti quel viaggio si è trasformato nell’approdo nella terra dell’altro. Il vero “nuovo continente” da scoprire con rispetto e sensibilità, non da depredare e dal quale portare via solo ciò che ci può far comodo. Amare è una sfida contro il tempo, gli spazi e contro l’io che decide di accogliere presso di sé un “indigeno”. La loro fusione darà origine ad una nuova famiglia, mai esistita prima e che mai esisterà dopo.

È la terra dell’amore, quella che se coltivata bene, può produrre frutti preziosi. Per giungere in questo continente occorre tracciare la propria rotta personale, decidere se circumnavigare o meno qualcosa, scegliere se andare controcorrente o seguire gli altri navigatori. Solo così, ognuno di noi, ridisegnerà la mappa di questo mondo. Saremo, probabilmente, una goccia piccolissima in questo oceano a perdita d’occhio, ma anche l’oceano, in fondo, si sente piccolo rispetto al Cielo!

Sposi sacerdoti. Ecco, la lettiga di Salomone. (42 articolo)

Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d’Israele.
Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
Un baldacchino s’è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
10 Le sue colonne le ha fatte d’argento,
d’oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
11 Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Lo sposo è impaziente. Dietro quell’iniziale “che cos’è”, si nasconde tutto il desiderio di vedere, di conoscere la sposa in tutta la sua bellezza. Non c’è nulla da fare. Forse non ne siamo consapevoli fino in fondo. E’ una verità che però il nostro cuore conosce bene. Ognuno di noi sposi è stato impaziente come lo è  Salomone. Lo siamo stati il giorno del nostro matrimonio. Sapevamo benissimo che il matrimonio sarebbe stata un’altra cosa, una relazione completamente diversa  da ogni altra vissuta fino a quel momento.  Ora con anni di matrimonio alle spalle c’è un vissuto che mi permette di comprendere come quel momento abbia davvero portato una novità meravigliosa, ma già quel giorno il mio cuore lo avvertiva. Lei era ed è la mia regina. Lo è per ogni sposo. Non è persona da possedere, ma un dono prezioso da custodire. Salomone lo sa bene. Le guardie armate che accompagnano la sposa ci ricordano questa sua preziosità. Non ci ricordano solo questo. Ci ricordano che quella donna, l’amore che ci vuole donare, il desiderio che provoca in noi va custodito come la perla più preziosa della nostra vita. Dio ci ha preparato per il matrimonio, per questo meraviglioso percorso a due, sta a noi difendere questa relazione sacra da tutte le insidie del mondo, dal peccato e dalla concupiscenza, e non è cosa facile. Un ultimo significato, non meno importante, che posso intuire è la guarigione e l’apertura all’altro/a. Il matrimonio se vissuto in Gesù può davvero liberarci dalle paure, dalla difese che ci arroccano, dalle nostre ferite che ci rendono incapaci di accogliere l’altro in pienezza, ci rendono incapaci di mostrarci nella nostra umanità e nella nostra fragilità. Con Salomone l’amata non avrà più bisogno di nessun guerriero armato perchè con lui non avrà paura di essere offesa, violata, usata e posseduta. Salomone saprà accoglierla, rispettarla ed amarla. Questo è ciò a cui siamo chiamati nella vocazione matrimoniale. Potremo commettere errori,  ma il nostro desiderio di volerci bene non dovrà mai venire meno.

Il baldacchino è fatto col legno del Libano, ossia di cedro, un legno profumato e duraturo: ciò dà il significato di una relazione che non finisce mai. C’è qualcosa di immortale alla base della nostra vita, e questa è la Parola che si è fatta carne, che non passerà. Questo è il nostro matrimonio e il nostro amore che è immagine dell’amore di Dio
Il baldacchino costruito da Salomone ha colonne d’argento e la spalliera, dove appoggia le reni, d’oro. Reni, per il Testo Sacro, è la dimensione del cuore, del sentimento, della vita. La relazione è fatta di fatica, di purificazione estrema perché i sentimenti siano più puri possibile, ed è un percorso, un cammino continuo.
“Il suo seggio di porpora, il suo interno è un ricamo d’amore…:è’ la descrizione del Santo dei Santi e di com’era custodita l’Arca dell’alleanza. Tutto è sistemato in termini ordinati e richiama ad un senso, che è Dio; e dice l’essere custoditi, proprio dalla relazione, come cosa preziosa, la più preziosa come, appunto, l’arca del Signore. Ci ricorda che la nostra relazione sponsale è abitata da Dio. Così come lo era il Santo dei Santi nel Tempio di Gerusalemme, così come lo è il tabernacolo delle chiese. Noi siamo tabernacolo di Gesù. Noi conteniamo nella nostra limitata capacità di amare l’infinito amore di Cristo. Si è fatto piccolo per farci grandi, per farci luce per il mondo.

Ora dopo questa descrizione tornate al giorno del vostro matrimonio. Io ricordo Luisa  quando  è entrata in chiesa e con l’abito bianco è venuta verso l’altare verso di me.  In quel momento non riuscivo a contenere l’emozione di sapere che da li a poco lei sarebbe diventata mia, ma non nel senso del possesso, ma nel senso che si sarebbe svelata a me in tutta la sua bellezza e dolcezza e io mi sentivo come lo sposo del cantico che assaporava quello che da lì a poco sarebbe accaduto. Non conoscevo tutta questa realtà che il matrimonio mi avrebbe aperto, ma il mio cuore già gioiva per qualcosa che avvertiva essere grande, troppo grande.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto

L’ecologia dell’amore in libreria

Oggi esce, in tutte le librerie cattoliche e in tutte le librerie di commercio on line, il nostro piccolo saggio sull’amore umano vissuto alla luce dell’insegnamento della Chiesa (L’ecologia dell’amore – Antonio e Luisa De Rosa – Tau Editrice – 2018).

Vi propongo la recensione che la bravissima e ironica scrittrice e giornalista Costanza Miriano ha preparato apposta per noi dopo aver letto il libro in anteprima.

Di libri sul matrimonio ne ho divorati davvero tanti, troppi forse, e sinceramente non avevo una gran voglia di rileggere ancora una volta le stesse cose. Ho accettato di farlo solo perché me lo ha chiesto la mia amica Elisabetta, e mi sono fidata di lei.

Beh, ho fatto proprio bene. Questo è un libro diverso da tutti gli altri. Innanzitutto non lascia intendere le cose, le dice proprio chiaramente. Nero su bianco. Parla di sesso secondo gli insegnamenti della Chiesa, secondo il disegno di Dio, ma lo fa senza moralismo, senza veli, con il coraggio e la sfrontatezza che viene dalla certezza di parlare conoscendo le cose di Dio. Dove lo trovate un altro libro che a distanza di poche righe parla di misure del pene e sacramento, di frequenza dei rapporti sessuali (un giorno sì, due no, mi raccomando) e Spirito Santo, di sesso orale (anche sì ma con delle regole), anale (sempre no), pornografia (semprissimo no), di desiderio maschile e femminile, di preliminari e santità della coppia? Di amplesso come vertice del corteggiamento e dell’unione anche spirituale? Ma senza lasciar intendere nulla, dicendolo proprio apertamente, raccontando di sveglie puntate per fare l’amore, di appuntamenti tra marito e moglie, di giorni di ferie e permessi dal lavoro per dedicarsi tempo e attenzioni e custodire l’intimità; parlando di contraccezione e metodi naturali, del desiderio femminile che ha bisogno di essere alimentato con l’attenzione, e dello sguardo accogliente e pieno di stima che l’uomo desidera su di sé. Dando giudizi chiari e precisi su ciò che fa bene al desiderio della coppia, e ciò che invece lo danneggia.

Ovviamente non è un manuale di regole, perché siamo così diversi, tutti come singoli, e due diversità insieme, poi, ancora di più: però dà dei consigli pratici, ragionevoli, ecologici, nel senso dell’ecologia dell’uomo cui faceva riferimento Benedetto XVI.

D’altra parte i rapporti sessuali sono ciò che più di tutto il resto distingue il matrimonio dalle altre forme di relazione, dagli altri affetti, anche profondissimi. Non è possibile che Dio non c’entri con il sesso. E se è Dio a volere per gli sposi questa espressione dell’amore reciproco, è bellissimo imparare a viverlo in unione a lui. E’ difficile ma non impossibile, con un po’ di  impegno. Antonio e Luisa con grande generosità ci aprono le porte della camera da letto, senza atteggiarsi a quelli che sanno come si fa, ma proponendo un cammino possibile, per coppie vere, in carne ed ossa. Cose che non si raccontano mai, per pudore, perché si teme di essere imperfetti, perché certe cose non si dicono, perché pensiamo che le nostre difficoltà siano troppe mentre agli altri va tutto liscio, oppure perché, come credo succeda a una grande parte delle coppie, non si fa un lavoro (è la parola che usa Papa Francesco quando parla di amore) sulla propria intimità, e si lascia che le cose vadano da sé, dimenticando che, affinché una coppia regga negli anni, c’è un investimento da fare. L’uomo e la donna non sono solo padre e madre – il rischio di dimenticarlo lo corriamo tutti – sono prima di tutto coppia, e amano Dio sempre uno attraverso il volto dell’altro. Fare l’amore, dunque, è anche un gesto profondamente religioso, se fatto con il cuore diretto a Dio, e questo libro lo ricorda con toni audaci e spiazzanti.

Costanza Miriano

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L’amore è anche pagare per l’altro

Ieri durante la Messa ho ascoltato il Vangelo. Non l’avevo letto prima come di solito faccio, anche per preparare i miei articoli. E’ stata quindi una sorpresa. Il sacerdote ha proclamato la parabola del buon samaritano. Ascoltata decine se non centinaia di volte. La Parola è però meravigliosa perchè ti parla sempre in modo diverso. Ti dice quello di cui hai bisogno in quel momento. Oggi ho colto qualcosa su cui non mi ero mai soffermato prima.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.

Quello che mi ha colpito è tutto l’agire del samaritano, ma in modo particolare l’ultima parte. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.

Sappiamo che il prossimo più prossimo per noi sposi è la persona che abbiamo accanto. Prima ancora dei figli stessi. Queste parole di Gesù sono una potenza. Mi hanno svelato d’improvviso qualcosa che già sapevo, ma non con questa chiarezza e senza possibilità di fraintendere. Quando l’altro/a non può pagare, non ne è capace, non è pronto, non è in grado di farsi dono dobbiamo pagare noi per lui. Questo è la forza e lo scandalo dell’amore. Scandalo perchè risulta indigesto e ingiusto, non è facile da accettare e digerire. Forza perchè chi riesce ad amare in questo modo diventa davvero luce per il mondo. Questo vale per le piccole divisioni come per le grandi. Nel mio matrimonio non ho mai dovuto pagare molto per la mia sposa. E viceversa naturalmente. Non ci sono mai stati grandi dolori o sofferenze che ci siamo procurati l’un l’altra. C’è chi, però, è stato chiamato a pagare davvero tanto. Chi abbandonato continua ad offrire la sua vita nella fedeltà ad una persona che, oggettivamente, non merita un dono tanto grande. Eppure, per la Grazia di Cristo, lo fa. Per carità! Io non voglio giudicare che fa scelte diverse e cerca nuove relazioni. Io stesso sinceramente non so come mi comporterei. In certe situazioni ti devi trovare. Se mi permetto di scrivere queste righe è perchè ho in mente diverse persone, reali, che stanno pagando giornalmente per l’altro, per le ferite e l’egoismo dell’altro che causano dolore a tutti. Giulia, Anna, Paola, Francesco e tanti altri. Tutti volti di uno stesso amore grande. Tutti volti che si somigliano. Somigliano a quel volto del crocefisso, al volto di chi ha dato la vita per gli altri. Per questo sono bellissimi.

Stanno pagando non solo per loro, ma affinché, fosse anche all’ultimo respiro, la persona che Dio gli affidato per prepararsi alla vita eterna, possa trovare la forza e la volontà di dire finalmente il suo sì a Gesù. Stanno pagando per la salvezza di entrambi. Questo genera scandalo, ma questa è la grandezza del matrimonio cristiano, questa è la grandezza di una fede che crede in un Dio che si fa uccidere per pagare ogni nostro misero errore. Senza nessun nostro merito, ma solo per sacrificio d’amore.

Voglio concludere con le parole del Papa a Santa Marta:

«Ma c’è un’altra cosa — ha proseguito il Pontefice — che forse si può spiegare più avanti, in altre occasioni: alcuni teologi antichi dicevano che in questo passo è racchiuso tutto il Vangelo. Ognuno di noi è l’uomo lì, ferito, e il samaritano è Gesù. E ci ha guarito le ferite. Si è fatto vicino. Si è preso cura di noi. Ha pagato per noi. E ha detto alla sua Chiesa: “Ma se c’è bisogno di più, paga tu, che io tornerò e pagherò”». È importante dunque pensarci bene, ha ripetuto il Papa, perché «in questo brano c’è tutto il Vangelo».

Io concludo affermando che ogni volta che paghiamo per il nostro sposo o la nostra sposa, in quel gesto c’è tutto il Vangelo.

Antonio e Luisa

Dio è morto e noi l’abbiamo ucciso…

Se entro in una parrocchia, ho la strana sensazione di entrare in una tomba. In tante nostre parrocchie Dio non è mai resuscitato, ma è perennemente in un sepolcro. L’abbiamo rinchiuso in un sarcofago e ce ne siamo dimenticati.

Dio è morto, diceva Nietzsche, e sono i cristiani ad averlo ucciso. L’hanno ucciso con i programmi, le regole, le direttive, gli orari. Se entri in una Chiesa la prima cosa che leggi è il biglietto degli avvisi, tutto così ben fatto e corredato di orari, da far invidia alle aziende della Silicon Valley. Quanto tempo nel redarre programmi e orari, così scrupolosamente perfetti. Quanto tempo nell’ideare i più fantasiosi progetti pastorali. Ma Dio, Dio dov’è finito?

A.A.A. CERCASI DIO

Siamo sprofondati in un ingranaggio infernale. Nella ricerca della pastorale perfetta, ci siamo dimenticati che tutto quello che dovevamo fare era applicare le semplici parole del Vangelo.

Ci siamo così concentrati sull’attirare l’altro, scordandoci che l’altro è li fuori che ci aspetta. Abbiamo rinchiuso Dio nel sepolcro delle nostre Chiese e abbiamo negato agli altri di poterlo conoscere.

SPALANCATE LE PORTE DEI SEPOLCRI

C’è un solo modo per resuscitare Gesù, fate rotolare le pietre dei sepolcri, e citando Giovanni Paolo II “aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”. Bruciate i programmi pastorali, distruggete le catene che vi incatenano ai banchi delle parrocchie, fate rotolare le pietre dei vostri sepolcri, liberate lo Spirito Santo

Uscite dalle catacombe, annunciate Cristo alla gente, scendete nelle piazze, incontrate l’altro nelle periferie! Portate i feriti nelle Chiese, curateli con l’unguento dei sacramenti. Trasformiamo le parrocchie da aziende, dagli ingranaggi infernali, in ospedali da campo, sempre aperte e pronte ad accogliere il povero, la vedova, l’orfano, l’emarginato e tutti coloro che hanno perso ogni speranza e vivono nelle tenebre. Lì fuori c’è un mondo che aspetta Gesù, che aspetta Cristiani dal cuore aperto, pronti a perdonare, a non giudicare e farsi sinceramente prossimi a ogni Uomo e Donna, per restituire a tutti la dignità di figli di Dio.

Non perdiamo l’occasione di rinnovare la Chiesa, di restituirgli la freschezza dei primi anni, quando, ancora bambina, con la purezza e la sua semplicità, è riuscita a portare la Gioia di Cristo al mondo intero.

È in corso il sinodo dei giovani, si parlerà tanto di soluzioni, di idee… Ma forse la più grande delle idee è quella suggeriteci da Gesù: “Siate come bambini, perché di essi è il regno di Dio”

Come bambini, carichi di rinnovata speranza, andiamo per il mondo e annunciamo la Gioia di Cristo, annunciamo che dietro le nubi più nere c’è il sole della resurrezione. Abbiate coraggio fratelli, possiamo veramente cambiare le nostre comunità, se avremo il coraggio di recidere le catene che ci legano ai nostri preconcetti.

Che Dio ci benedica!

Per la durezza del vostro cuore

In quel tempo, avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Noi sposi dobbiamo leggere e rileggere il Vangelo di questa domenica. Dobbiamo approfondirlo e cercare di capire cosa Gesù ci vuole dire.

Ci sono 2 passaggi chiave, che mi hanno colpito profondamente:

  1. Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
  2. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; Sicché non sono più due, ma una sola carne.

Parto dal secondo punto. Il matrimonio è il sacramento delle origini. Giovanni Paolo II lo definisce sacramento primordiale. Detto in parole più semplici attraverso il sacramento del matrimonio Gesù, in virtù della sua morte e resurrezione e, attraverso  la Grazia salvifica e redentiva scaturita dal suo sacrificio, ci permette di tornare lì, di tornare alle origini.  Giovanni Paolo II arriva a definire questa realtà viva ed operante del sacramento una ri-creazione, una nuova creazione, intesa come creare di nuovo quell’ordine, quella pienezza, quella autenticità che rendeva l’unione tra Adamo ed Eva un paradiso. C’è una differenza ora rispetto alle origini. Noi abbiamo il peccato originale. Abbiamo la concupiscenza che ci insinua continuamente l’istinto di dominare l’altro, di farlo cosa nostra. Il sacramento del matrimonio per poterci condurre a quelle origini, che tanta gioia e pienezza potrebbero darci, necessita del nostro costante impegno, della nostra volontà a combattere il male per farci dono. Quel paradiso va conquistato e lavorato con fatica ogni giorno della nostra relazione sposale. Nel rito del matrimonio non promettiamo di amare e onorare l’altro ogni giorno della nostra vita? Con la Grazia di Cristo? Servono Grazia e volontà. Ogni fiore e ogni pianta aromatica e profumata va coltivata con gesti di tenerezza e dolcezza. Ogni animale che rende il giardino vivo e prosperoso va nutrito con le attenzioni reciproche. Non esiste più il giardino che si mantiene e si perfeziona da solo. La nostra relazione è quel giardino e solo se lo coltiveremo giorno dopo giorno non ci troveremo nel deserto relazionale e potremo davvero fare esperienza del paradiso, certo con tutti i limiti della nostra condizione umana, imperfetta e mortale ma è comunque un’esperienza meravigliosa che vale molto più della fatica che costa, perchè è arricchita della Grazia di Dio.

Arriviamo al primo punto. Tutti si chiederanno perchè Dio, attraverso la Legge di Mosè, ha permesso il ripudio. La risposta ci viene direttamente da Gesù: per la durezza del vostro cuore.

E’ sempre stato sbagliato ripudiare la propria moglie, ma Dio non chiede mai più di quello che il suo popolo possa sopportare e comprendere, almeno in parte. Conduce alla verità con pazienza e attende che i tempi siano maturi. L’atto di ripudio è una pratica che serviva alla donna, la parte più debole, che non contava nulla, che non aveva nessun tipo di considerazione nella società del tempo. Una donna cacciata di casa era destinata a una vita di miseria, di disprezzo e isolamento sociale. Era condannata a una vita da mendicante se non da prostituta. L’atto di ripudio era una pratica formale e un atto legale che liberava la donna, le permetteva di presentarsi in società come donna libera. Grazie a quel documento poteva sperare di trovare un nuovo marito, e rifarsi così una vita dignitosa. Quello che sembrava essere un arrendersi da parte di Dio alla meschinità e cattiveria dell’uomo era in realtà un modo per educarlo per condurlo alla pienezza delle origini. Un po’ come la legge del taglione. Dio non considerava buona la vendetta, ma comprendeva che il suo popolo non avrebbe capito il perdono. Per questo chiese almeno che la vendetta fosse proporzionale all’offesa. Non fare all’altro più di quanto subito. Solo con Gesù si è raggiunta la pienezza, il perdono misericordioso. Pienezza delle origini che viene ripresa da Gesù anche per il matrimonio. Gesù, vero uomo e vero Dio, che attraverso il suo esempio, la sua testimonianza, il suo amore e soprattutto la sua forza redentiva che viene dalla sua passione, morte e resurrezione, ci dice: ora non avete più scuse. Non solo ci ha mostrato come si fa, ma ci ha dato anche  la forza per farlo. Non si accontenta più dell’atto di ripudio, del divorzio diremmo oggi, ma è morto in croce perchè noi possiamo fare altrettanto, se necessario. Ci ha mostrato la via, che è stretta e a volte dolorosa e ingiusta, ma è la sola via per vivere in modo autentico e pieno, senza accontentarsi di una via di mezzo che è tiepidezza e non sa di nulla. Come Gesù stesso dice, non è venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. La crisi delle relazioni e dei matrimoni è figlia di una crisi ancora più grande: non riconosciamo più Gesù come Signore della nostra vita.

Antonio e Luisa

Maria nostra Madre

Nelle mie giornate di lavoro mi sposto in auto da dove vivo ad Assisi e dintorni e sono poco più di 20 km. Nel tragitto di andata, al mattino, ho preso l’abitudine di fare il rosario, preghiera in cui affido la giornata e tutte le persone che porto nel cuore. Inoltre, spostandomi nei vari paesi limitrofi, incontro spesso delle edicole con statue o piccoli affreschi di Maria Santissima.

Questi incontri mi hanno portato a fare questa riflessione: Maria, nostra Madre, è sempre presente lungo il nostro cammino, prega incessantemente per noi…ma noi ce ne accorgiamo? Voglio dire, le edicole stanno lì lungo le strade, costruite dai contadini anni fa e mi piace immaginarli sostare al mattino, pregando per affidare la giornata a Maria. Noi la vediamo questa presenza? Vediamo le edicole lungo il cammino? Riusciamo a scorgere Maria che ci accompagna nella nostra vita? Le edicole che troviamo lungo le strade sono simbolo di questa Presenza materna e costante nel cammino di noi, figli e pellegrini.

Io ho sperimentato questa presenza materna soprattutto nei momenti difficili, mi sono letteralmente aggrappato al rosario per non perdermi e dal cuore è nata anche una preghiera che i miei fratelli Big, i quali già vi ho fatto conoscere, hanno messo splendidamente in musica. Il rosario e il mio affidarmi a Maria, alla sua protezione e intercessione, è stata la mia salvezza.

Se guardate il testo (lo trovate nella descrizione del video), il passaggio che mi ha guidato maggiormente è stato “Tu sei la speranza contro ogni speranza”, non ricordo dove io abbia letto o sentito questa bellissima affermazione, ma essa mi ha sostenuto e guidato in un periodo molto buio, di sofferenza, la Sua dolce mano mi ha sostenuto, mi ha accompagnato dove io non vedevo speranza, ma Lei era lì con me, facendomi alzare lo sguardo verso Gesù.

Sposi sacerdoti. Cos’è che sale dal deserto. (41 articolo)

Che cos’è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d’incenso
e d’ogni polvere aromatica?

 

Ci siamo , finalmente l’attesa è finita. Il corteo della sposa sta arrivando, gli sposi possono finalmente incontrarsi, dopo essersi desiderati per lungo tempo possono finalmente guardarsi anzi ammirarsi e trovarsi finalmente soli. La festa del matrimonio ha inizio. E’ bello notare come tutti i sensi siano coinvolti: c’è la vista, la colonna di fumo che si alza all’orizzonte, c’è l’olfatto, con il profumo e la fragranza di tante essenze, aromi e fiori. C’è poi l’udito con il calpestio, le grida, le risa di questo corteo che si avvicina e che rompe il silenzio del deserto.  Il corteo sale dal deserto, desolato e disabitato senza colori e arriva in una città che fa festa. Il deserto che è immagine potente nella Bibbia.  La Sulamita, ci rappresenta, come ognuno di noi si è dovuta preparare a quell’incontro. Solo attraverso il deserto ha fatto esperienza dei suoi limiti e delle sue fragilità. Come ognuno di noi. Anche io sono dovuto passare dal deserto, dall’aridità dell’anima e del cuore. Ho dovuto fare esperienza della fame e della sete e della mia incapacità a sfamarmi e dissetarmi. Ho tradito la legge di Dio con le opere e nel mio cuore e questo mi ha allontanato, mi ha fatto smarrire nel deserto fino quasi a perdere ogni speranza di poterne uscire. Ho abbandonato le mie convinzioni, il mio comodo nulla, la mia vita fatta di certezze di carta. Ho abbandonato il mio Egitto che era vita sicura ma vita di schiavitù con le catene che stringevano le caviglie e non permettevano di essere leggeri e aperti a Dio e all’altro. Le schiavitù dell’egoismo e della falsa morale, dove amore era una parola a forma di cuore, che nascondeva però  una falsità e una meschinità nelle sue pieghe e che non voleva abbracciare la croce, mai. Ho lasciato tutto per non disperarmi, mi sono incamminato nel deserto e ho incontrato serpenti e scorpioni. Ho incontrato il veleno della sofferenza e i morsi del peccato, ma non mi sono arreso. Mi sono umiliato, ho riconosciuto la mia debolezza e la mia inadeguatezza. Ho riconosciuto di aver bisogno del Padre ed è in quel momento che mi sono aperto all’amore, alla misericordia, alla tenerezza e alla fedeltà di Dio, che non ha mai smesso di accompagnarmi, discretamente, ma facendo sempre il tifo per me, e sostenendomi se appena gliene davo la possibilità di farlo. Questo mi ha permesso di uscire dal deserto e trovare la fonte dell’acqua e il nutrimento per il mio corpo e il mio Spirito, mi ha permesso di riamare e accogliere l’amore di un’altra creatura imperfetta e fragile come me. Si ora la Sulamita è pronta per accogliere e donarsi al suo sposo. Finalmente in pienezza e verità.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore

La sapienza nel matrimonio è saper restare piccoli.

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Perchè i sapienti e gli intelligenti non riescono ad accogliere in loro la verità evangelica? Dio non ha nascosto niente a nessuno. Dio c’è per tutti. Tutti siamo figli suoi. Cosa ci vuole dire Gesù? I sapienti, in questo caso, è una parola usata con un’accezione negativa. Sono coloro che fanno di ciò che sanno il proprio dio. Fanno del loro sapere il loro unico sostegno. La fede è roba da gente ignorante. I sapienti più difficilmente accolgono la verità, più difficilmente accolgono lo stesso Gesù. I sapienti sono pieni di ciò che sanno. I sapienti sono pieni di ciò che fanno. I sapienti si bastano. Non hanno bisogno di Dio. Non hanno bisogno di essere salvati. Non ne sentono né il desiderio né la necessita. I piccoli invece non si bastano. Vedono la loro fragilità, la loro inadeguatezza per tante cose della vita. I piccoli cercano la salvezza perché da soli non ce la fanno. Nel matrimonio è esattamente così. Esistono i sapienti. Quelli che non hanno bisogno di Dio. Non hanno bisogno della Sua Grazia e dei Suoi insegnamenti. Quelli che, quando le cose vanno bene, è perchè loro sono bravi, hanno capito più degli altri. Quando le cose vanno invece male è colpa dell’altro/a, che non è abbastanza, che non merita di aver al fianco una persona come loro. Tutto il mondo ruota attorno a loro, al loro ego. Poi ci sono i piccoli quelli che sono consapevoli delle proprie miserie. Quelli che ammettono errori e passi falsi. Quelli che non cercano sempre le responsabilità fuori di sé, ma cercano sempre di guardare in faccia la propria imperfezione. Questi, a prima vista, sono i deboli, i perdenti. Non è così! Questa loro consapevolezza li porta a meravigliarsi del dono dell’altro/a. A meravigliarsi della gratuità dell’altro/a. Questa consapevolezza li porta a rendere grazie a Dio e al loro sposo (sposa) per il dono ricevuto, per l’amore gratuito e non sempre meritato. In questo senso il giogo è leggero. Quando si fa esperienza dell’amore di Dio e lo si sperimenta attraverso un’altra creatura (sposo o sposa) tutto è più sopportabile. Quando invece il mondo che ci siamo costruiti a nostra immagine, dove noi siamo centro e dio, quando questo mondo crolla tutto diventa troppo pesante e insostenibile. Non abbiamo più nulla a cui aggrapparci. Solo Dio salva. Noi da soli non possiamo allungarci la vita di un solo secondo. Figuriamoci salvarci.

Antonio e Luisa

Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa

Uno dei rischi più grandi del matrimonio è diventare come fratello e sorella. Dovrebbe essere però spiegata meglio. Non è sbagliato essere fratello e sorella nella coppia. E’ sbagliato essere solo fratello e sorella. Perchè dico questo? Perchè l’amore di Filia (amicizia) è importante. Noi da sposi non smettiamo di essere fratelli nella fede. La nostra fratellanza non cessa nel nostro essere marito e moglie, ma al contrario si perfeziona e diventa ancora più profonda. Ne è un esempio lampante il Cantico dei Cantici, il Libro della Bibbia che più racconta l’amore sponsale ed erotico, dove Salomone, lo sposo, chiama innumerevoli volte la sua amata sorella. Per confermare che si tratta non solo di un amore erotico, ma è qualcosa di molto più profondo. Esiste tra di loro una profonda conoscenza e intimità. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa.

La mia sposa non deve essere solo colei con cui divido il letto. Non è solo colei davanti alla quale metto a nudo il mio corpo. Lei è molto di più. Lei è colei davanti alla quale metto a nudo tutto di me. La mia confidente, la mia consigliera, la voce della mia coscienza. Lei deve essere la persona a cui apro la profondità dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni, delle mie gioie e dei miei dolori. Lei deve essere colei che sa tutto di me e a cui posso mostrarmi senza paura di essere ferito o giudicato.  Il dialogo tra gli sposi non deve mai mancare.  Don Oreste Benzi ha scritto qualcosa di profondamente vero:

Perchè non c’è dialogo? Perchè uno pensa che nel matrimonio l’altro stia con lui nella misura che gli è gradito, nella misura che è come lui lo vuole. Quante finzioni! Invece no, voi avete scelto di portarvi assieme l’un l’altra come una sola persona. Il limite dell’altro segna l’inizio della tua responsabilità

Quante volte non siamo capaci di accoglierci come fratelli in Cristo. Quante volte non sappiamo mostrare anche la parte di noi meno amabile per paura di non piacere più all’altro/a. Allora meglio far silenzio sulla nostra parte oscura, allora meglio nasconderla all’altro. Questo è l’inizio della fine. Perchè non possiamo fingere per sempre e, presto o tardi, dovremo fare i conti con i nostri scheletri. Solo mostrandoci per quelli che siamo, senza barriere, potremo lasciarci amare completamente dall’altro e sentirci così davvero amati ed accolti. Sta a noi scegliere se vedere nell’altro una minaccia e coprirci come Adamo ed Eva dopo che ebbero mangiato dall’albero, oppure mostrarci nella completa libertà di chi non ha paura perchè sa che l’amore non giudica, ma sostiene sempre.

Antonio e Luisa

 

Come marinai coraggiosi

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Alcuni giorni fa ero in classe insieme alla quarta superiore con cui lavoro. La lezione era quella del laboratorio scenografico durante il quale stiamo affrontando il tema della navigazione. Ci stiamo addentrando nell’argomento attraverso il classico di H.Melville “Moby Dick”, di cui abbiamo visto una fedele versione cinematografica del ’56 “Moby Dick, la balena bianca”. Per completare il percorso decidiamo di confrontarci con la rivisitazione moderna dell’opera melvilliana, “Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick”, prodotta nel 2015 con la regia di Ron Howard e interpretata da Chris Hemsworth.

Il taglio della vicenda è drammatico e la tensione continua, uno dei personaggi che ruotano intorno alla ricerca della famosa balena bianca lamenta: “Il diavolo ama i segreti taciuti, specie quelli annidati nell’animo di un uomo”. L’espressione mi colpisce e ne prendo nota. Riflettendoci, diventa chiaro il parallelismo tra una flotta sballottata dall’oceano, insidiata dalle creature che lo abitano e una famiglia. Ciurma domestica sfidata da tempeste quotidiane e ordinari nemici. Avversari che, come nella pellicola, non sono solo burrasche e mostri marini, ma gli stessi compagni d’avventura. Il capitano infatti non è sempre l’uomo indiscusso dai suoi sottoposti e l’amico di bordo, nella disperazione, può diventare strumento e oggetto.

“Il diavolo ama i segreti taciuti”. In particolare credo che all’interno di una famiglia il silenzio tra coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle, accresca principalmente la paura e la vergogna. Penso a quando, certamente tutti lo avremo fatto nelle nostre case o nel nostro cuore, infiliamo polvere e sporco sotto al tappeto o nella coscienza. La casa o l’apparenza sembrano intatte ma la pressione cresce sotto i piedi e dentro l’anima. Nella Genesi non a caso, Adamo ed Eva dinanzi al Signore cercano di nascondersi, dopo la loro caduta, provando vergogna dell’essere nudi.

Credo che le nostre famiglie, ora più che mai, hanno bisogno di luce, di verità, di mettere in tavola le proprie carte. Raccontandosi con onestà e coraggio. Spezzando così le catene della colpa e delle umiliazioni. Infatti pur essendo peccatori, non siamo schiavi ma figli e figlie salvati. La riconciliazione, è un Sacramento donato, ritengo sia anche (e veramente) un’azione che riconcilia ogni giorno quei legami di carne che costituiscono e reggono le nostre case. Perché la Verità, in fondo, è un cammino in cui bisogna imparare a navigare tutti insieme fino all’ultima Meta.

 

Federica

Sono l’amante di mia moglie

L’articolo  pubblicato ieri da Claudia e Roberto mi ha provocato alcune riflessioni che volevo condividere. L’amore che noi sposi ci doniamo vicendevolmente è quanto di più completo ci possa essere nell’ambito dei rapporti umani. Non c’è nessun altra relazione tanto piena e completa quanto lo sia il matrimonio. L’amore sponsale è un amore di sacrificio e di servizio. Il matrimonio è quindi Agape. L’amore sponsale è amicizia. Guai se non siete i migliori amici del vostro sposo o della vostra sposa. Significa che qualcosa non va. Non confidare i nostri pensieri più profondi, le nostre paure, non aprire la nostra anima e il nostro cuore al nostro sposo o sposa per farlo con qualcun’altro/a è già un tradimento della nostra unione. Questo è l’amore di Filia. Poi c’è l’amore erotico. Non meno importante degli altri due. L’eros non è un amore di serie B. E’ una manifestazione dell’amore propriamente umana e necessaria tra gli sposi per non far scadere la relazione in qualcosa di scolorito e senza gioia. L’Agape senza eros diventa spesso un peso e un obbligo. La filia senza eros rischia di renderci per l’appunto fratello e sorella, non sposi in Cristo.  Cosa voglio dire? Riprendendo l’articolo di Claudia e Roberto, l’altro/a non deve solo essere il nostro sposo (o sposa) ma il nostro amante. Luisa mi disse tempo fa qualcosa a cui non avevo mai pensato, ma è un’intuizione profondamente vera. Le coppie di adulteri si incontrano, solitamente, di mattina o di pomeriggio, in una situazione di tranquillità, dove riescono ad appartarsi in solitudine e pace. Lei si presenta in tiro. Vestita e truccata, magari con biancheria intima provocante. Normale che tutto riesca meglio. Pensate invece un marito e moglie con figli piccoli. Spettinati e magari anche un po’ trasandati. Presi da mille pensieri, stanchi morti e con lo stress di non dover fare troppo rumore per paura che i figli possano sentire. Normale che non sempre esca bene. Anzi è un miracolo quando riesce decentemente.  Normale sperare finisca presto per poter finalmente dormire. Magari ci si appisola anche durante.  A me è capitato. Si riduce tutte a qualcosa di frettoloso, quasi un cartellino da timbrare.  Personalmente ci è successo di puntare la sveglia alle 4 del mattino per trovare un momento di tranquillità. Una fatica enorme svegliarsi e un’altra fatica trovare le energie e il desiderio. Lo è stata per me uomo, a maggior ragione per la mia sposa. L’alternativa qual’è? L’astinenza? Sarebbe una cura peggio della malattia che minerebbe le basi del nostro matrimonio. Per questo è importante fare di nostra moglie e nostro marito i nostri amanti. Perchè è importante trovare il momento giusto per gustare la nostra intimità e crescere in amore e unità. Per questo è importante prendere dei permessi al lavoro, portare i figli dai nonni qualche volta, lasciarli ad una baby sitter, ritrovarsi alla pausa pranzo. Ogni coppia può trovare il suo modo, ma è importante trovarlo. Non è possibile che investiamo su tante cose per la nostra famiglia, ma trascuriamo questa che è una delle più importanti. La soluzione non è difficile, Fatevi amanti l’uno dell’altra e tutto sarà meraviglioso. Non serve cercare fuori del matrimonio quello che è una delle realtà più belle del vostro matrimonio. Se ci mettete volontà e impegno non avrete bisogno di amanti altri, di persone estranee alla vostra relazione perchè nessuna/o potrà darvi quello che avete già dentro la coppia, quello che vi dà il vostro sposo/ la vostra sposa. L’amplesso per noi sposi cristiani non è un gesto che porta all’orgasmo e basta. Quella è solo una parte. La più immediata e sensibile, ma non la più importante. Per noi l’amplesso è la manifestazione di un’unione profonda. Attraverso il corpo, attraverso l’eros, si sperimenta di essere uno con l’altro e ci si dona completamente all’altro. Il piacere di quel gesto non è qualcosa di meramente fisico, ma qualcosa che investe tutta la persona in anima e corpo. Qualcosa che porta i suoi benefici in pace, unità e amore nei giorni a venire. Per questo non è qualcosa da sottovalutare, ma al contrario da perfezionare.

Io sinceramente non credo che esista una donna con cui posso provare e vivere la stessa bellezza che vivo con mia moglie. Anche nell’intimità. Ricordate sempre che prima di essere genitori siete una coppia di sposi. Curare questa dimensione significa essere anche genitori migliori.

Antonio e Luisa

Fare l’amore da sposati

Come si trasforma la vita intima e sessuale di una coppia da sposati. Forse fai parte di quelle coppie che da fidanzati hanno scelto di vivere l’esperienza della castità, regalo bellissimo che permette ai fidanzati di scoprire e coltivare la gratuità e il rispetto verso il partner, e cosa più importante non usare il sesso per allontanare i problemi o gli scontri.

Il cammino di castità vi ha aiutato a scoprire e consolidare la verità di chi siete, nelle vostre differenze, desideri, sentimenti, progetti. La castità è un viaggio speciale, fatto del desiderio di donarsi all’altro nella gratuità e nella verità della relazione, in cui intimità e responsabilità crescono di pari passo. Il fidanzamento può essere un tempo in cui si da spazio e valore a tutti quei gesti bellissimi e intensi, come lo sguardo, l’abbraccio, la carezza, le dolci parole sussurrate, che poi sbocciano nel rapporto sessuale con il matrimonio. Forse fai parte di quei fidanzati che hanno già vissuto e condiviso la sessualità col partner. Specialmente all’inizio della relazione lo fai tante volte, più volte che puoi, ogni giorno, più volte al giorno (…il sogno di mio marito!) come se non ci fosse un domani. Invece un domani c’è! E un domani ti sposi, e fino qui potresti anche continuare alla grande, se mutui, bollette, routine, lavoro, stanchezza e rotture varie non ostacolassero il tempo. E un domani arrivano i figli e con loro, la cosa si complica enormemente. La specie femmina si stressa alquanto riempiendosi la testa di pesi, organizzazione, pensieri continui su come gestire lavoro, famiglia, e figli, e questo la porta a vivere la relazione sessuale col marito come l’ennesima incombenza in cui qualcuno le chiede qualcosa. La specie maschio non batte ciglio e lo farebbe in continuazione perché la sua testa resta sgombra da tutti i carichi che si prende la specie femmina. A volte succede il contrario, cioè che la donna manifesta più intensamente il desiderio di fare l’amore e l’uomo assorbito dal lavoro o la carriera, sublima la sua energia vitale, che non è più disponibile nella coppia, per cui si accontenta anche di incontri sporadici. Con i figli la frequenza e la qualità del rapporto sessuale possono cambiare, spesso in negativo. Si fa l’amore molto meno, con meno intensità, di sfuggita come se si dovesse timbrare il cartellino. Abbiamo incontrato coppie che hanno smesso di fare l’amore con la nascita del figlio e hanno permesso che trascorressero anni diventando quasi fratello e sorella. Niente di più grave in una relazione di coppia!! Queste premesse sono limitate, perché ci sarebbero tante storie da raccontare, tante situazioni da approfondire, che parlano di come la sessualità diventa una cartina di tornasole della vita personale e di coppia. In questo articolo desideriamo condividere alcuni punti da cui puoi lasciarti ispirare. Se la tua vita sessuale nel matrimonio non è più soddisfacente, non rigenera il vostro serbatoio d’amore allora vale la pena fare il punto della situazione e prendersi cura della questione.

• Non sei più un ragazzetto/a che fa quello che gli pare quando gli pare, questo significa che il carico di responsabilità che avete assunto può schiacciare la spontaneità, la creatività, l’intuizione, la sorpresa, la meraviglia, l’istinto, che vanno assolutamente recuperate e coltivate. In un modo nuovo, compatibile col tuo stato di sposato/a o convivente.

• I tempi vanno prestabiliti: vi dovete e potete dare appuntamenti per fare l’amore. Prendetevi permessi a lavoro, prendetevi le ferie per fare l’amore. Date all’intimità sessuale con vostro marito o vostra moglie tutta l’importanza che questo gesto merita, investendo tutte le vostre risorse. Prendete appuntamenti per incontrarvi senza essere disturbati.

• Costruite un dialogo franco e aperto di come vi sentite in relazione al vostro corpo e al corpo dell’altro. Parlate di cosa vi piace e cosa non vi piace, cosa vi da gioia e gusto e cosa invece non desiderate, in un ascolto totale di sé e dell’altro. Evitate accuse e pregiudizi e mostrate rispetto per la sensibilità che l’altro può esprimere. Dal dialogo, scegliete di aprirvi a ciò che l’altro desidera nel rispetto di sé e dell’altro, tenendo presente anche la saggezza della Chiesa sull’uso del nostro corpo e della gestualità permessa. Parlatene fuori casa, a cena fuori o in una passeggiata al parco, da soli e senza intrusioni esterne.

• Fate l’amore con tenerezza e lentezza, permettendo alla passione di sbocciare in un clima di intimità e donazione profonda. Muoversi lentamente non significa scartare la passione, ma implica darsi il tempo di gustare ogni sensazione visiva, olfattiva, uditiva, tattile, ogni sapore, per regalarsi totalmente all’altro in ogni parte di sé. Quando fate l’amore lo Spirito Santo scende fra di voi, rinnova il sacramento e nutre e fa crescere il vostro amore.

• Fate l’amore un giorno si e due no (cit. “L’ecologia dell’amore” Antonio e Luisa De Rosa Tau Editrice 2018). Non so se questo ritmo si può mantenere… ma il messaggio è fate l’amore spesso e bene!!! Non è vero che la sessualità nel matrimonio cristiano è tabù, non è vero che è qualcosa di secondo ordine, non è vero che la Chiesa non custodisce il valore di un’intimità sessuale di qualità. Possa tu gustare la gioia di un incontro profondo e esclusivo con il tuo sposo, con la tua sposa per scoprire che il sogno di Dio per gli sposi è l’AMORE!

Claudia e Roberto Reis

Quella gioia contagiosa…

Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.[GAUDETE ET EXSULTATE]

La sede della Santità sta nella gioia perché questa è la certezza di una pienezza!

Esiste però un passaggio, anzi un tempo, perché si compia un viaggio che passa da questa terra alla meta di tutti: il cielo!!

La meraviglia di questo tempo è il come viverlo, anzi il come rispondere alla chiamata a cui siamo stati convocati.

I coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi hanno lasciato, in eredità, a noi, questa risposta alla chiamata ricevuta e lo hanno fatto nella loro vita ordinaria, in una famiglia con quattro figli.

Sei sposato?

L’ESORTAZIONE APOSTOLICA

GAUDETE ET EXSULTATE DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ NEL MONDO CONTEMPORANEO

dice che la tua Santità dipenderà dall’amore verso il tuo coniuge che dovrà essere il medesimo con cui Cristo ha amato la Chiesa.

I Beati Luigi e Maria sono stati la prima coppia portata agli onori degli altari da S. Giovanni Paolo II, come coniugi e non come singoli. La loro Santità è quella dell’ordinario, della vita di tutti i giorni.

Che grande novità il fatto che attraverso il Sacramento del Matrimonio una coppia diventa Santa in quanto Coppia!

Proprio per questo, come ogni anno, l’Associazione A.Mar.Lui, legata alla spiritualità dei Beati Maria e Luigi festeggia con un convegno nazionale che nella norma si vive il 25 novembre.

Si è scelta questa data perché nel 1905 fu celebrato il loro matrimonio nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.

Quest’anno invece l’ottavo convegno sara il 13 ottobre 2018 con la presenza straordinaria di PADRE RANIERO CANTALAMESSA che spezzerà per noi le sue bellissime parole sulla Gioia così contagiosa da far di tutti noi un popolo in cammino verso la Gerusalemme Celeste. L’evento si svolgerà nella diocesi di Perugia in comunione con la diocesi di Pescara-Penne.

L’Associazione fu fondata appunto a Pescara ma sono nate tante sezioni della stessa, in tutta Italia e nel mondo, e questo permette di poter realizzare questi eventi in vari luoghi realizzando quella chiesa in uscita tanto desiderata dal Santo Padre .

I presidenti dell’Associazione nazionale, i coniugi Giulia Paola e Attilio Danese, con la loro sapienza spirituale ci diranno che: “NON C’È CHE UNA SOLA TRISTEZZA, QUELLA DI NON ESSERE SANTI”.

 

Ci saranno testimonianze, momenti di preghiera e l’insegnamento prezioso di P. Cantalamessa.

Con questo spirito e con la gioia del cuore condividiamo questo appuntamento per il quale auspichiamo una numerosissima partecipazione.

 

Cristina e Giorgio Epicoco (Responsabili A.mar.lui sezione di Perugia)

locandina

L’amore non è una cosa che abbiamo inventato noi.

Da febbricitante credo si scriva con più scorrevolezza… e poi il calore del pc mi scalda. Quindi tra una coperta ed un tè caldo scrivo. La frase del titolo si è impressa nella mia mente da quando ho piacevolmente scoperto che la fisica è tutt’altro che una disciplina fredda e sterile grazie al film “Interstellar” (avevo questo presentimento quella volta che superai la sufficienza in fisica al liceo, ma questa è un’altra storia).
Ho sempre intuito che di certezze non ne abbiamo poi così tante, ma durante la visione di questo film mi è sembrato che la terra su cui cammino tutti i giorni cominciasse velocemente a sgretolarsi. Impossibile non domandarsi da dove veniamo, dove andiamo e che ci stiamo a fare qui. Ma soprattutto quanto è bello lo spazio? Beh, quest’ultima domanda in realtà non c’entra nulla con le grandi questioni esistenziali, ma guardare quelle immagini mi ha ricordato l’esperienza dello snorkeling: stai lì nell’acqua e ti avvolge solo il silenzio, non riesci nemmeno a sentire i tuoi pensieri. Buttati in mezzo ad una realtà a noi sconosciuta immediatamente si fa strada dentro di noi un sentimento chiaro, nitido, definito e bellissimo: “quanto siamo piccoli”. Insomma, nelle nostre vite quando sosteniamo un discorso in cui crediamo dando grande prova di eloquenza non ci sentiamo poi così piccoli. Ci viene da pensare che tutto scorre liscio. Mio fratello, durante una delle tante nostre fitte chiacchierate socio-psico-religio-esistenziali, mi ha detto che ci sembra che tutto scorra tranquillo perchè secondo le nostre personali categorie tutto va secondo i nostri piani. Le regole che ci siamo creati mentalmente filano dritte perchè si applicano alla realtà minuscola che ci siamo ritagliati in un vasto spazio di domande e dubbi. Ci sono momenti in cui guardiamo la nostra realtà e diciamo “tutto scorre”. Poi spesso la vita cambia le regole, oppure ci confrontiamo con qualcuno che ne ha di diverse (è necessario, è fondamentale trovarsi qualcuno con regole diverse, sennò viviamo una realtà ancora più limitata a noi stessi) ed entriamo in paranoia. Dove sono finite le nostre categorie? Loro ci sono, ma devono adattarsi, devono in un certo senso riprogrammarsi. Il nostro cervello è disposto quindi a collaborare con il cambiamento, ma, in noi, nella nostra parte più profonda (si può chiamare in tanti modi… a me piace chiamarla “anima”), deve scattare qualcosa. Non è facile decidere quando debba scattare questo qualcosa, ma ci sono delle occasioni privilegiate: quando, cioè, ammettiamo di essere piccoli, finiti. Quando lasciamo dei pezzi della nostra intelligenza, quando ci affidiamo. Che sia nel bel mezzo dell’oceano o dello spazio, ci serve un ambiente estraneo, ci serve un compagno di vita che ci fa vedere che non abbiamo sempre ragione, ci serve un Qualcuno che è Altro da noi. Ci serve ribaltare le nostre categorie. Tutto questo non per spiegare… ma per vivere. Quando sembra tutto svanire, quando l’acqua non ci fa vedere molto chiaramente chi abbiamo di fronte o lo spazio è troppo vasto per poterlo avvolgere tutto con lo sguardo, si prova una strana sensazione di chiarezza. Quasi non ci fa più spavento nulla. Tutto è un po’ ovattato, un po’ indefinito, ma non abbiamo più paura. Spesso l’unica cosa che ci fa veramente paura è il dover controllare sempre tutto, non dovere mai abbassare la guardia. Per questo quando ci abbandoniamo allo scorrere del tempo e della vita proviamo un senso di eccitazione. Superiamo quel limite che ci spaventa. Ma stiamo pur sempre parlando di sensazioni che per definizione sono di passaggio, non sono permanenti. Allora è tutto una sensazione? Il tempo, il peso, la nostra altezza, la nostra intelligenza, l’età? Questa è la domanda che la fisica mi ha posto (non sono una grande studiosa di fisica… forse sarebbe più corretto dire le quattro nozioni che ho imparato da questo film, ma suonava meglio, siate misericordiosi, ho anche la febbre…). Abbiamo incasellato ogni cosa in belle categorie inventate da noi? Forse abbiamo reinventato la realtà. Insomma, nemmeno l’orario è una cosa fissa. Come lasci il tuo Paese, ma che dico, la tua città, già le categorie che per una vita hai pensato fossero le uniche vere e giuste cominciano a traballare. E poi c’è l’amore. L’amore? Oh l’Amore non è una sensazione. E nemmeno un’invenzione. Non fa parte di un processo evolutivo e sfugge con facilità alla nostra logica di incasellare tutto. Credo che utilizzi i mezzi meno logici per manifestarsi e che si sveli nel silenzio e nel nondetto. L’amore non ce lo siamo inventati noi, l’amore prescinde dalle nostre categorie. L’amore non è una sensazione e nemmeno un’invenzione, l’amore di chi si sceglie, di chi combatte e lotta, di chi non deve mettersi in mostra per dimostrare, l’amore di chi fa degli errori, l’amore di chi chiede perdono, l’amore di chi vive un dramma, l’amore di chi affronta un dolore, l’amore di chi c’è sempre e l’amore che supera la morte; questo non deve farci paura.

Federica Di Vito

dal suo blog Il peso specifico delle parole

Sposi sacerdoti. Voglio cercare l’amato del mio cuore. (40 articolo)

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
[2]«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore».
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
[3]Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l’amato del mio cuore?».
[4]Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l’abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

D’improvviso la scena cambia. Da una situazione rassicurante e luminosa si passa alle tenebre della notte. La Sulamita si sveglia e si ritrova da sola. Lì nel talamo nuziale, in quel recinto sacro, lui non c’è. Il talamo segno di un noi che si fa concretezza diventa  luogo di paura e solitudine. Il Cantico è un continuo perdersi e ritrovarsi. Un continuo equilibrio da ritrovare e ricercare. Noi non siamo mai uguali. Ogni giorno cambiamo e, di conseguenza, cambia anche la nostra relazione. Lei lo cerca e non lo trova. Quando crediamo di conoscere l’altro/a ecco che ci sorprende. Viviamo nelle nostre sicurezze, nel nostro pigro scivolare nell’abitudine. Ormai sappiamo ogni cosa l’uno dell’altra. Ci illudiamo di sapere ogni cosa. L’altro resta un mistero sempre. Un’alterità che è continuamente chiamata a scegliere tra il bene e il male, tra il rassegnarsi alla sua debolezza o aggrapparsi alla forza che viene da Dio. A volte non lo/la troviamo. Non lo troviamo lì dove ci aspettavamo di trovarlo. Non lo troviamo in quell’atteggiamento, in quel modo di pensare, in quella reazione. Non dobbiamo per questo rassegnarci ed aspettarlo passivamente, attendendo che si comporti come noi ci aspettiamo. Dobbiamo, al contrario, uscire da noi stessi, dalla nostra sicurezza e andarlo a cercare. Una relazione è bella quando accoglie i cambiamenti, le sorprese, le debolezze e anche gli errori. Lui è felice di lasciarsi trovare, ma ancor di più è felice che la sua amata è disposta a cercarlo ovunque, qualsiasi strada lui abbia preso. Fondamentale notare come lei lo trovi solo dopo aver oltrepassato le guardie di ronda. Le guardie rappresentano i nostri pregiudizi, la nostra rigidità, il nostro egoismo e il nostro orgoglio ferito. La Sulamita trova il suo amato solo quando riesce ad andare oltre tutto questo, quando riesce a mettere l’amore per il suo sposo sopra ogni altra cosa. Una volta essersi stretto al cuore il suo amato fa qualcosa di meraviglioso. Un’altra immagine stupenda. Lo conduce nella casa della madre. Nella parte più intima. Dove lei è stata concepita ed ha visto la luce.  L’amato è condotto nella stanza della vita: è una relazione che va sempre più in profondità, al cuore, sede delle decisioni, dei sentimenti, della volontà. La Sulamita vuole essere sempre più uno con lui, tanto da voler condividere tutta la sua storia fin dall’inizio. Come a dire: sono nata per mezzo di mia madre, ma con te sono rinata in una nuova creazione, in una creazione d’amore che da due creature ne ha forgiata una sola tanto i due sono stretti l’uno all’altra.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me.

Indissolubilità e separazione, due parole che apparentemente non possono stare insieme.

Alla luce dell’offerta di “scappatoie” sempre più sottili e di facile accesso, quali la separazione e il “divorzio breve”, oggi ha ancora senso parlare di indissolubilità? Ma soprattutto si può parlare di indissolubilità nella realtà di un cristiano che sceglie di rimanere fedele al suo sacramento nonostante la scelta dell’altro di andarsene?

Fortunatamente noi apparteniamo alla Chiesa Cattolica, la quale ci è Madre e Maestra, e riesce a rispondere a queste domande in modo chiaro e non fraintendibile.

Già nel 1981, quando i divorzi non erano così numerosi come oggi, San Giovanni Paolo II scrisse un’Esortazione Apostolica che al giorno d’oggi risulta profetica. Il documento è la Familiars Consortio.

 

«Non raramente all’uomo e alla donna di oggi, in sincera e profonda ricerca di una risposta ai quotidiani e gravi problemi della loro vita matrimoniale e familiare, vengono offerte visioni e proposte anche seducenti, ma che compromettono in diversa misura la verità e la dignità della persona umana. E’ un’offerta sostenuta spesso dalla potente e capillare organizzazione dei mezzi di comunicazione sociale, che mettono sottilmente in pericolo la libertà e la capacità di giudicare con obiettività» (cf. Familiaris Consortio 4).

Negli anni 70 in Italia venne introdotta la legge sul divorzio, la quale, di fatto, legittima lo scioglimento del vincolo matrimoniale, questo, purtroppo, ha portato ad una riduzione del vincolo matrimoniale ad un semplice contratto. Oggi sciogliere un matrimonio (a livello civile, s’intende) è molto facile, e questo delegittima ancora di più questo vincolo, che per noi cristiani risulta sempre e comunque un vincolo sacro. A tal proposito al nr. 6 di FC leggiamo che: «alla radice di questi fenomeni negativi sta spesso una corruzione dell’idea e dell’esperienza della libertà, concepita non come la capacità di realizzare la verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza di affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio egoistico benessere».

Al nr. 7 viene evidenziato che: «Fra i segni più preoccupanti di questo fenomeno, i Padri Sinodali hanno sottolineato, in particolare, il diffondersi del divorzio e del ricorso ad una nuova unione degli stessi fedeli». Quante volte, e ne fa parte anche il mio caso, il nostro coniuge rompe il vincolo matrimoniale perché innamorato di un’altra persona, oppure perché “con te non ne vale più la pena?”.

Ma la Chiesa che cosa risponde ad una persona che vive la condizione di separato che sceglie di rimanere fedele al suo matrimonio?

Al nr. 9 FC illustra che: «Alla ingiustizia generata dal peccato –profondamente penetrato anche nelle strutture del mondo di oggi- e che spesso ostacola la famiglia nella piena realizzazione di sé stessa e dei suoi diritti fondamentali, dobbiamo tutti opporci con una conversione della mente e del cuore, seguendo Cristo Crocifisso nel rinnegamento del proprio egoismo: una simile conversione non potrà non avere influenza benefica e rinnovatrice anche nelle strutture della società». Ecco noi separati a che cosa dobbiamo fare riferimento: solo e soltanto a Cristo Crocifisso, solo Lui e Lui soltanto può dare un senso alla nostra sofferenza e darle anche un orientamento salvifico. Al nr 12, infatti, leggiamo: «E lo stesso peccato, che può ferire il patto coniugale diventa immagine dell’infedeltà del popolo al suo Dio: l’idolatria e prostituzione (cfr. Ez 16,25), l’infedeltà è adulterio, la disobbedienza alla legge e abbandono dell’amore sponsale del Signore. Ma l’infedeltà di Israele non distrugge la fedeltà eterna del Signore e, pertanto, l’amore sempre fedele di Dio si pone come esemplare delle relazioni di amore fedele che devono esistere tra gli sposi (cfr. Os 3)». Ecco quindi che se anche gli sposi dovessero prendere strade parallele, il Signore comunque rimane fedele al vincolo che ha stretto con loro nel giorno del matrimonio e, ogni giorno rinnova questa sua fedeltà. Pertanto, «in virtù della sacramentalità del loro matrimonio, gli sposi sono vincolati l’uno all’altra nella maniera più profondamente indissolubile. La loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa» (CF. FC 13), è proprio in virtù di questo rapporto Cristo Chiesa che un separato trova la sua più piena realizzazione, perché la promessa di fedeltà eterna di Cristo non si esaurisce con l’uscita di casa del coniuge.

Giuliaheaven (G.M.)

 

Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti

Lo so siamo a martedì. Voglio, però, ritornare alla Parola di domenica. E’ troppo importante per noi sposi per non rifletterci sopra. Il Vangelo ci diceva:

Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?».
Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.
Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti».

Concetto che si comprende meglio se letto alla luce della seconda lettura tratta dalla Lettera di San Giacomo:

Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra?
Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete;
chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri.

Spesso il matrimonio è così, è una guerra. Una guerra per assoggettare l’altro, per renderlo nostro, per possederlo. Per renderlo più aderente possibile all’idea del nostro uomo o della nostra donna ideale. Tutti abbiamo in testa come dovrebbe essere  e cosa dovrebbe fare l’altro. Molto più difficile è accoglierlo. Accoglierlo così com’è. D’altronde l’abbiamo sposato/a conoscendolo/a. Abbiamo preso il pacchetto completo. Se l’abbiamo sposato/a con l’idea di cambiarlo/a o senza conoscerlo/a bene è solo colpa nostra. Non possiamo accusarlo/a di essere così. Non possiamo pretendere che lui/lei cambi. Possiamo solo donarci completamente. Possiamo prendere quelle spigolature, quei difetti, quelle cose che non ci piacciano e accoglierle, perchè accogliendo la parte meno bella dell’altro gli stiamo dicendo qualcosa di grande. Stiamo dicendo che il nostro amore è gratuito, il nostro amore è incondizionato. Che lui/lei non deve dimostrare nulla. Che noi ci saremo sempre. Che non deve continuamente dimostrare di meritare il nostro amore. Non sarebbe amore. Vi assicuro che spesso quel cambiamento che non otterremmo mai pretendendolo per forza diviene possibile per amore, per dono. A me è successo così. Non sarei mai cambiato se non per il desiderio di rispondere a quell’amore grande che la mia sposa mi ha sempre mostrato. A volte si è umiliata per me e per questo si è dimostrata molto più grande di me.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Il mio diletto è per me. (38 articolo)

Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.
[17]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

Il mio diletto è per me e io per lui. Questa affermazione della Sulamita è il centro del Cantico. In una frase è condensato l’intero Libro della Bibbia. E’ condensato il significato dell’amore, quello vero, quello di Dio. Ci rimanda direttamente alla Genesi. Dopo che Adamo ed Eva mangiarono dall’albero Dio disse alla donna: Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà. Nel Cantico c’è l’amore delle origini. Nel Cantico c’è l’amore riportato all’armonia e all’ecologia (verità naturale) dell’ordine posto dal Creatore. Un amore che rende l’uno dell’altra. Un amore esclusivo, un amore erotico, un amore agapico, un amore d’amicizia, un amore che non tralascia nulla e per questo rende i due sposi l’uno dell’altra. Non per dominio come accade nella Genesi, ma per mutua donazione reciproca, donazione in anima e corpo. Noi possiamo amare così, possiamo tornare all’amore delle origini raccontato nel Cantico grazie a Gesù. Grazie al nostro amore redento dal sacrificio di Cristo. Grazie quindi al sacramento del matrimonio. Il sacramento del matrimonio fa una vera guarigione. Prende il nostro amore umano ferito dal peccato originale, incapace di esprimere e vivere un amore ecologico e autentico e lo riporta all’ordine delle origini, lo riporta alla bellezza che Dio aveva nella sua mente quando ha pensato di creare l’uomo e la donna perchè diventassero una carne sola. Io sono della mia sposa e lei è per me. E’ bellissimo sentire di appartenerci. E’ bellissimo sapere che l’altro/a nella libertà dei figli di Dio ha deciso di donare tutto il suo spirito e tutto il suo corpo per noi e solo per noi. E’ bellissimo sapere che questo amore non ha limite, sarà per sempre. E’ bellissimo sapere come da questo amore siano nati 5 bambini. Persone e figli di Dio che vivranno per l’eternità grazie al nostro amore e a come Dio lo abbia fatto suo per renderci partecipi della creazione. E’ bellissimo ogni giorno vissuto in questo modo. Sta a noi non rovinare tutto questo. Sta a noi impegnarci ogni giorno nel combattimento spirituale contro i nostri peccati e  i nostri vizi. Sta a noi attingere alla forza della Grazia. Sta a noi dare tutto per l’altro/a nel servizio e nei gesti di tenerezza quotidiani. Voglio terminare con delle parole che Papa Francesco ha donato ad alcuni giovani francesi, il 17 settembre, pochi giorni fa:

La sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà. Ha due scopi: amarsi e generare vita. È una passione, è l’amore appassionato. Il vero amore è appassionato. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre. E a darla con il corpo e l’anima. Quando Dio ha creato l’uomo e la donna, la Bibbia dice che tutt’e due sono immagine e somiglianza di Dio. Tutti e due, non solo Adamo o solo Eva, ma tutt’e due – ensemble– tutt’e due. E Gesù va oltre, e dice: per questo l’uomo, e anche la donna, lascerà suo padre e sua madre e si uniranno e saranno… una sola persona?…, una sola identità?…, una sola fede di matrimonio?… Una sola carne: questa è la grandezza della sessualità. E si deve parlare della sessualità così. E si deve vivere la sessualità così, in questa dimensione: dell’amore tra uomo e donna per tutta la vita.

Questa è la sessualità del Cantico. Questa è la sessualità che supera il peccato originale. Questa è la sessualità redenta dal sangue di Cristo. Non buttiamo alle ortiche un dono tanto grande e pagato a un prezzo così alto dal nostro Dio. Impegniamoci a fondo per viverla in pienezza ed essere felici.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.

Le parole di Chiara

chiaracorbella

Venerdì scorso, il 21 settembre, è iniziato ufficialmente il processo per dichiarare Chiara Corbella beata. Quella di Chiara è una storia che mi ha toccato profondamente. Non a caso è tra le quattro persone a cui è dedicato questo blog.

Per celebrare questo grande giorno ripropongo un mio articolo di alcuni mesi fa. Prendo spunto da due  parole chiave che sono una bussola per capire Chiara.

La regola delle tre p.

Tutti ci chiediamo come sia possibile raggiungere un abbandono così estremo e totale a Dio. Chiara non è santa per aver fatto qualcosa. Chiara è santa per come ha accolto Dio in ogni momento della sua vita, anche i più difficili e dolorosi. Come disse lei: L’importante non è fare qualcosa, ma amare e lasciarsi amare. La verità è che non si può improvvisare. Non si può credere di vivere lontani da Dio e poi, quando arriva il momento, riuscire a tirar fuori fede e forza non comuni. Chiara si è preparata tutta la vita. Gira una bellissima frase che Chiara ha scritto a 7 anni. Chiara scrive: Maria e Gesù vi prego fate che io diventi santa. Chiara cresciuta nel Rinnovamento nello Spirito. Chiara che ha conosciuto Enrico a Medjugorje durante un pellegrinaggio. Chiara che ha scoperto la sua vera vocazione attraverso i francescani di Assisi. Chiara che ha preso, con Enrico, la decisione si sposarsi durante la Marcia Francescana.  Chiara era permeata da una vita fatta di relazione con Dio. Chiara non era però, come alcuni credono, un santino. Era una ragazza normale, con le sue fragilità, preoccupazioni e paure. Con i suoi errori. Insomma, una ragazza normalissima, ma che aveva costruito nel tempo il suo rapporto con Gesù. Gesù non era un estraneo per lei. Chiara è arrivata ad essere la nostra Chiara, ad essere un dono grande per ognuno di noi, attraverso questa regola. La regola delle tre p. Ogni volta che lei ed Enrico hanno dovuto affrontare un problema o compiere una scelta, l’hanno fatto con e per Gesù.

Chiara ed Enrico non sono speciali, non hanno giocato a fare i cristiani perfetti, nè si sono costretti in vuoti fondamentalismi. Non ci sono stati eroismi eclatanti. Ma una serie costante e consistente di scelte per e con il Signore. Ciò che ad Assisi vengono spesso chiamati i piccoli passi possibili.

Don Fabio Rosini disse una cosa simile durante una catechesi spiegando la frase del vangelo il Regno di Dio è vicino. Come è vicino? Fabio diceva che la volontà di Dio non sta in qualcosa di lontano o di grande, ma è il passo successivo da compiere. È di fronte a te. È la coscienza che te ne parla. La domanda che ti aiuta a capirlo è questa: “se oggi stesso dovessi morire, moriresti sazio dei tuoi giorni?”. Sazio, cioè senza rimpianti, senza recriminazioni.  (da 5p2p.it)

Enrico scrive: Non si nasce santi. Ci si diventa se fai le tue scelte, i tuoi piccoli passi.

Questo credo sia il primo grande insegnamento di Chiara.

 

Davide

Chiara ha elaborato una breve, ma intensa riflessione. Sicuramente frutto di tutto quella tempesta che aveva nel cuore. Chiara la scrisse nel 2010 riflettendo su Davide, il suo secondogenito, salito al cielo, come la primogenita Maria Grazia Letizia, dopo pochi minuti di vita:

Chi è Davide?
Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi:
abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui, ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così;
ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio;
ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore di Maria Grazia Letizia (per loro non era stata la figlia da consolare ma uno straordinario dono d’amore);
ha abbattuto la fiducia nella statistica di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano;
ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini;
ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, man non con le nostre logiche limitate, perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri;
ha abbattuto l’idea di quelli che non cercano in Dio la salvezza dell’anima, ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù.

Parole che ti entrano dentro e colpiscono duro. Tutti abbiamo dei Golia. Tutti siamo come i cambiavalute del Tempio.  Essere cambiavalute significa dare un prezzo alla nostra fede. Quanti lo fanno?

Vado a Messa però tu Dio mi devi dare quel lavoro, prego però tu Dio mi devi alleggerire da questo peso. Dio ti voglio bene finchè mi servi. Finchè fai quello che io voglio. Finchè, come un amuleto, mi preservi da dolore, dalla malattia e dalla sofferenza. Questa è la mentalità che abita la nostra vita. Un dio sottomesso alla nostra volontà. Un dio di cui ci serviamo per disinnescare le paure della nostra fragile esistenza.

Non funziona così. Chi davvero ha incontrato Cristo ha un altro tipo di atteggiamento. Ha una fede autentica. Chi ha incontrato Cristo si abbandona alla Sua volontà, perchè è sicuro di essere amato. Affronta la prova, non nel risentimento verso Dio, ma nell’abbandono fiducioso e nell’offerta. La sofferenza resta, Gesù non è sceso dalla croce, ma ha tutto un altro significato e valore.

Quando scrivo questi pensieri ho una stretta al cuore. Li accetto con la testa, ma c’è il mio cuore che continua a dirmi che non ce la farò mai. Che non è per me. Che nel mio intimo desidero che Dio mi tolga ogni sofferenza e ogni pena. Non è possibile. Non  è possibile perchè la morte, la malattia, la sofferenza abitano la vita di tutti e prima o poi ci si deve fare i conti. Non è possibile perchè il nostro Dio non è così, non ci evita la prova, ma ci accompagna e ci sostiene in essa. Chiara e lì per dirmi che ce la posso fare. Per questo le voglio bene. Perchè la sua testimonianza è preziosa e colma di speranza.

Chiara mi ha insegnato queste due piccole, ma immense verità. Costruisci il tuo rapporto con Gesù e conoscilo per quello che è. Cancella l’immagine che te ne sei fatto e abbandonati al Gesù vero, quello che hai imparato a conoscere e ad amare nell’incontro, nella preghiera e nella vita di ogni giorno. Solo così potrai accogliere e donare tutto, in ogni situazione,  perchè c’è un amore eterno che ti dà forza, speranza e senso.

Grazie Chiara. Prega per noi.

All’articolo originale aggiungo un aneddoto molto recente. L’acquarello che ho scelto come immagine di copertina è una bellissima opera di Maria Grazia Budini. Una giovane pittrice. Mi ha raccontato come è nato in lei il desiderio di dipingere Chiara.

Ecco quello che mi ha scritto:

Ho fatto questo acquerello per il papà di Chiara Corbella. É con il secondo figlio che ha perso, Davide Giovanni. É un’immagine di maternità che riporta alla tenerezza di Maria . 

Per coincidenza (Dioincidenza) ha fatto avere questo piccolo grande dono al papà di Chiara proprio il giorno del suo compleanno. Lei non sapeva nulla. Non conosceva il papà di Chiara. E’ rimasta piacevolmente sconvolta e mi ha scritto:

Ma io ieri ho provato un sentimento particolare e la fretta di finirlo … Un sentimento di tenerezza filiale ma pensavo fosse legata al mio di papà …invece era altro…

Sono convinto che Maria Grazia è stata strumento. Strumento di un Padre che ha voluto rassicurare un altro padre che Chiara ora è felice nell’abbraccio d’amore di Dio. Dio non delude mai. Come scrive Enrico:

Non posso essere geloso (di Gesù), visto che l’amo anch’io! Ed è il solo Sposo che non delude mai…Chiara è andata verso Colui che ama! È in questo amore per Cristo che attingeva il suo amore coniugale

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Le piccole volpi che infestano il nostro amore. (38 articolo)

Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
[16]Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.
[17]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

Le piccoli volpi. Sembra un’immagine tenera. Immaginiamo queste piccole volpi all’interno della vigna. Che pericolo possono portare? Non possono certo fare del male. Invece il Cantico ci chiede di prestare attenzione alle piccole volpi. Possono essere letali. Le vigne sono in fiore. Il nostro amore, la nostra intimità, la nostra unità e il nostro essere uno, sono rigogliosi. La nostra relazione è una vigna che profuma, è piena di colore e di bellezza. La nostra relazione sta dando frutti meravigliosi. Tutti noi o quasi, all’inizio della nostra vita matrimoniale, sperimentiamo questa gioia e questo amore che riempie, che dà sostanza e fondamento alla nostra vita. Attenti però alle piccole volpi. Ma chi sono queste piccole volpi? Perchè sono tanto pericolose?

Le volpi sono le piccole mancanze, omissioni e abitudini dannose. Tanti matrimoni scoppiano senza che accadano fatti straordinari. Non ci amiamo più. Quanti dicono così? Tantissimi. Tutto appassisce, senza che avvenga qualche cosa di tanto grande da distruggere l’unione. La vigna non subisce gelate, incendi, uragani. La relazione degli sposi non ha dovuto superare grandi prove come gravi lutti, infedeltà o perdita del lavoro. La vigna è attaccata dalle piccole volpi. Piccoli animaletti che probabilmente i vignaioli sottovalutano, non se ne curano, ritengono poco importanti. Molti sposi sottovalutano le piccole volpi. Le piccole volpi che non sono altro che piccoli vizi, peccati e disimpegno che col tempo portano la vigna dall’essere rigogliosa a seccare. La relazione degli sposi è attaccata da tante piccole volpi e se non si presta attenzione si rischia di compromettere tutto. Le piccole volpi impediscono il nutrimento della vigna, impoveriscono tutto. Così la nostra relazione. E’ una piccola volpe non salutare la propria sposa quando si esce per il lavoro e quando si torna a casa. E’ una piccola volpe non cercare momenti di tenerezza con la propria sposa, è una piccola volpe passare la serata davanti alla tv, allo smartphone o al pc dopo che per tutto il giorno non ci si è visti e non cercare momenti di dialogo o di preghiera insieme. E’ una piccola volpe lasciarsi vincere dalla stanchezza e non cercare spesso l’unione fisica. Ognuno può pensare alla propria vita e trovare le sue piccole volpi che attentano alla sua felicità coniugale. E’ importante trovarle per poterle scacciare e ridonare nuova bellezza al matrimonio, alla vigna che il Signore ci ha affidato.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito

La preghiera nella coppia

Riprendo un mio post di poco tempo fa perché voglio sottolineare l’importanza della preghiera in coppia. È facile pensare che basti la preghiera personale, pregare per il coniuge…si giusto, ma la preghiera in coppia si aggiunge ad essa e la completa, perché in quel momento, in quel luogo che gli sposi hanno scelto per loro stessi, il Signore parla con potenza e stare in coppia davanti a Lui ci permette di conoscersi a vicenda, di parlare in profondità del sacramento, affrontare con maggiore serenità le sfide della vita quotidiana.

“Non dire: Dio è silenzioso, se la tua Bibbia è chiusa.”

Anonimo

Posso confermare questa frase che mi piace molto con una piccola testimonianza, io e mia moglie un giorno stavamo pregando le lodi mattutine, eravamo preoccupati per alcune piccole questioni economiche, dopo la lettura breve, dico a lei: “vogliamo leggere anche il Vangelo del giorno?” Abbiamo preso la Parola e il passo era il seguente:

“25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”

Mt 6,25-34

Non vi dico le nostre facce appena richiusa la Bibbia!

Lode a Dio!

Riconoscersi miseri.

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato;
e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure».
«Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta.
Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?».
Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.
Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?».
Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».

Nel Vangelo di oggi c’è una riflessione importante da porre in evidenza. E’ chiara la difformità di comportamento tra il fariseo e la donna che si accovaccia ai piedi di Gesù.

Il fariseo ha un atteggiamento di distacco da Gesù. Chiaramente lo ha invitato, non perchè trova qualcosa di importante per la sua vita in quell’uomo, ma forse per curiosità, o soltanto per poter dire di aver avuto alla sua tavola un personaggio che andava per la maggiore. La donna ha tutt’altro atteggiamento. Entra non dice una parola. Sente di non essere degna di Gesù, non è degna di sedere con lui, di parlare con lui. Come un cagnolino si pone ai suoi piedi in attesa di uno sguardo o di una buona parola. A lei basta poter accarezzare anche i piedi di quell’uomo.  Alcuni identificano questa donna con Maria di Betania, la sorella di Marta e Lazzaro, altri con Maria Maddalena. In realtà non è chiaro. Io preferisco pensare che questa peccatrice non abbia volto e non abbia nome affinchè ognuno di noi possa immedesimarsi in lei. In lei oppure nel fariseo. Neanche lui ha nome e volto. Gli atteggiamenti di questi due personaggi indicano, non a caso, le due inclinazioni che possiamo seguire nel nostro matrimonio. Possiamo pensare come il fariseo. Possiamo quindi credere di non avere bisogno di perdono, di sentirci delle persone apposto, di essere migliori di tanti altri, anche del nostro coniuge. Questo atteggiamento non ci può consentire di aprirci all’amore. Questo atteggiamento non ci renderà capaci nè di amare Dio nè di amare il nostro coniuge. La nostra superbia ci porrà sempre su un piedistallo. La nostra sposa o il nostro sposo non saranno mai abbastanza, dovranno continuamente dimostrare di essere degni del nostro amore. In fondo crediamo abbiano fatto un affare a sposare una persona come noi.

La peccatrice del Vangelo ha un atteggiamento completamente opposto al fariseo. E’ consapevole della propria miseria, dei peccati commessi e degli errori fatti. Lo sguardo di Cristo che si è posato su di lei l’ha fatta sentire amata, desiderata e bellissima. Nonostante tutta la sua storia e il disprezzo della sua gente. Ecco, anche noi nel nostro matrimonio possiamo sperimentare lo stesso amore. Quando nonostante i nostri errori, che ci sono tutt’ora, riusciamo a guardarci con lo sguardo di Cristo l’un l’altra, e  sentiamo sulle nostre ferite la freschezza del perdono e dell’accoglienza, nasce in noi il desiderio di fare come la peccatrice. Nasce il desiderio di versare il nardo sui piedi dell’altro/a. Per ringraziare lui/lei e Dio attraverso lui/lei del dono del perdono e dell’amore gratuito, incondizionato e non sempre meritato. Nardo che è segno dello spreco. Attraverso quel gesto la peccatrice vuole esprimere tutto il suo amore e il suo abbandono per Gesù, l’unico e autentico Re della sua vita. La peccatrice, infatti, ama senza riserve, senza limite, oltre il necessario, tanto che il suo amore appare quasi uno spreco. Non è necessario darsi così tanto. Solo se ci sentiremo indegni del dono di Cristo e della nostra sposa (sposo) attraverso Cristo saremo capaci di amarci così.  Ogni tanto io e Luisa sembriamo dei matti. Ognuno dice all’altro: Non merito uno sposo/una sposa come te. Credo che questo sia il nostro segreto. Questo è il segreto che ci permette di rompere il vaso di nardo. E voi l’avete rotto?  Oppure siete avari e date qualche goccia ogni tanto per non sprecarne? Vi sprecate in gesti di tenerezza, di servizio, di cura, di attenzione oppure limitate tutto al minimo indispensabile, dando per scontato l’amore che vi unisce? Spesso mostriamo solo una piccola parte del nostro amore. Questo è il vero spreco.

Sposi sacerdoti. Uno sguardo infinito. (37 articolo)

Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».

Alzati e vieni. Io voglio godere della tua bellezza, sposa mia. Non nasconderti. Non mettere barriere tra me e te. Mostrati interamente. Non aver paura del mio giudizio. Non aver paura dei tuoi difetti. Quello che non ti piace del tuo corpo, del tuo carattere, della tua persona è parte di un tutto che per me è meraviglia. Sei tu proprio perchè sei così, sei unica. Lo sguardo dell’amore vero è tale solo quando si posa tutta la persona. Il contrario di questo sguardo è lo sguardo pornografico. Che non è solo di chi fruisce di certi contenuti per adulti, ma è ormai comune a tanti. E’ lo sguardo che oggettivizza ogni persona. Lo sguardo di chi usa l’altro/a per soddisfare pulsioni ed egoismi. Lo sguardo di chi guarda per prendere e non per donarsi.  Chi guarda così non è capace di guardare la persona nella sua interezza e profondità, ma si ferma al solo corpo, a volte addirittura a parte di esso. Nei discorsi da bar quante volte una donna viene identificata con una parte del suo corpo. Quante volte viene identificata e ridotta al suo sedere o al suo seno. Questo è lo sguardo pornografico che non permette di amare in modo autentico e di godere della bellezza profonda di una donna, che è molto di più di un corpo. Lo sposo del Cantico ha uno sguardo puro. Per questo riesce a godere appieno della bellezza della sua amata. Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce. Attraverso il tuo corpo e la tua voce traspare tutta la tua bellezza che è per me irresistibile e affascinante. Nelle parole di Salomone si può intravedere il rispetto di chi si mette innanzi ad un mistero, ad una meraviglia che riempie gli occhi e il cuore. Lo sguardo dello sposo chiede all’amata di svelarsi per vivere la promessa d’amore che Dio ha nascosto nei loro cuori di uomo e di donna. Uno sguardo che non è solo richiesta di svelarsi, ma è anche sostegno per la sua sposa. La Sulamita sentendosi guardata in quel modo, sentendosi pienamente rispettata ed accolta, non sentendosi usata, sarà più libera di mostrarsi e svelarsi senza difese e senza barriere. Davvero il nostro sguardo, cari maschi, va purificato. Non siamo educati a guardare le nostre spose in questo modo. Loro lo sanno, percepiscono se il nostro è uno sguardo purificato o è ancora inquinato dalla pornografia. Loro avvertono tutto. Costa fatica, impegno e combattimento. Vi assicuro però che quando si riesce a recuperare lo sguardo d’amore del Cantico tutta la relazione cambia. La nostra relazione diventa davvero un canto d’amore, diventiamo noi Salomone e la Sulamita, diventiamo noi i protagonisti del Cantico. Dio ci ha donato questo libro affinché potessimo concretizzarlo nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Questa è la via.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato

“Origine del Noi”

Una poesia per raccontare la coppia, tratta dal mio blog Lentamente Audaci

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Maschio e femmina

li creò.

Ma li creò diversi,

l’uno per mettersi

in cammino

e custodire

il mondo.

L’altra

per accogliere

e generare vita.

Lui,

così stranamente

cauto e terreno.

Lei,

tutta fuoco

ed energia.

Ci volle tempo.

Tempo

per avvicinarli.

Tempo

per equipaggiarli.

A non sentirsi

nemici.

A sentirsi,

più che amici.

E nel cuore

di entrambi

esplodeva

un grido.

Ma la crepa,

squisitamente umana,

confuse

il cuore,

la mente,

lo sguardo.

Stravolgendo

amicizia

e possesso,

desiderio

e brama.

Ci volle

un miracolo.

Un sorriso,

un braccio

inchiodato,

un figlio,

una carne

per unirli.

Perchè insieme

potessero essere

quell’impresa,

quel volto

del Padre.

Ora, i due

danzano

pestandosi i piedi.

Chiedendosi

perchè.

Benedicendo

e imprecando.

Chi sei tu,

straniero?

Chi sei tu,

sconosciuta?

Sono Io,

disse l’Altro

da lassù.

Ora andate

e siate,

come Me,

d’Amore

il canto.

Usate

perdono,

siate

pazienti.

Concreti,

sinceri

vi ho fatti

due splendidi

avventurieri.

Maschio e femmina

li creò.

E tuttora

sono loro

il più dolce

Suo vanto.

 

Federica

Sposi sacerdoti. L’inverno è passato.(36 articolo)

«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[11]Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
[12]i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
[13]Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

Nel proseguo del Cantico ecco che l’amato conferma quanto ho già scritto nel precedente articolo. L’amato desidera ardentemente la sua bella, ma prestando sempre attenzione a non violentare la sua sensibilità, attende che sia lei a farsi avanti. La chiama, cerca di essere affascinante per attirarla a sè, ma senza mai forzarla. Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni! Fateci caso: la traduzione riporta il verbo all’imperativo. E’ un ordine allora? C’è forzatura? No, nulla di tutto questo. L’imperativo è posto per rimarcare, per rendere visibilie, la forza dell’amore autentico. La forza dell’amore che ci unisce rende il mio richiamo irresistibile. Non per la forza che obbliga, ma per l’amore che attira.

Questa forza irresistibile che attira potentemente il cuore come una calamita è spiegata nei versi successivi.
Come abitudine nel Cantico la natura che circonda i due amati è manifestazione e segno della natura profonda che li costituisce. A significare un’armonia perfetta tra visibile ed invisibile, tra anima e corpo, tra ciò che scaturisce dal cuore dei due sposi  e quanto essi manifestano attraverso il corpo e la tenerezza. L’amore è così. L’amore, quello autentico, crea armonia e verità, cancella ogni doppiezza e distanza, rende tutto trasparente.

L’inverno è passato, è cessata la pioggia. Sta arrivando la primavera. L’amore è rinascita. L’amore è svegliarsi da un letargo. Un inverno, però,  non arido. Un inverno in cui è piovuto. Un periodo della vita in cui ci siamo preparati ad accogliere la primavera, ci siamo preparati ad accogliere e riconoscere l’amore, un periodo in cui abbiamo preparato il terreno, il nostro cuore e il nostro sguardo ad accogliere di nuovo l’amore.

Mi soffermo un attimo su questo verso. Tutti abbiamo vissuto periodi di inverno, periodo in cui l’amore non si sentiva e  non si vedeva. Periodi in cui il nostro cuore aveva freddo, non era scaldato dal sentimento e dalla passione per nostro marito o nostra moglie. Che inverni sono stati? Inverni secchi o inverni piovosi? Mi spiego meglio. Avete comunque preparato il terreno per la primavera o avete smesso di farlo? Avete bagnato il terreno con la pioggia oppure avete lasciato che l’aridità prendesse il sopravvento? E’ importante vivere bene anche gli inverni del nostro matrimonio. E’ importante continuare a donarsi, anche quando costa tanta fatica, anche quando gli impegni della quotidianità sembrano distruggerti, anche quando l’intimità è sempre più difficile. Solo così, continuando ad amare l’altro/a nella tenerezza, nel servizio e nel dono totale, possiamo preparare il terreno alla primavera. Alla rinascita della nostra relazione. Perchè se non molliamo la primavera tornerà, questo è certo. Tornerà tanto più rigogliosa, feconda, profumata, colorata, tanto più avremo preparato il terreno nel nostro inverno.

Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fragranza.

Non due frutti a caso. Fico segno di fecondità e vite segno di gioia e di pienezza. Sta a noi far sì che i nostri inverni non siano portatori di morte, ma al contrario siano l’inizio di una vita e di una gioia ancora più grandi.

Antonio e Luisa

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  1. Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto.