Cari sposi, da poco è passato Carnevale, anche se qua e là ancora si festeggia. Di certo è un’occasione che ci riporta lieti ricordi e momenti di grande gioia della nostra infanzia. Un momento speciale di quelle feste era svelare l’identità del mascherato, ricoperto di fantasiosi costumi, forse frutto dell’ingegno dei genitori e nonni.
Anche nel Vangelo di oggi si può dire che avviene qualcosa del genere. Gesù si ritira in preghiera, come al solito su un monte. La tradizione ha fissato nel Tabor la presente scena, una collina primeggiante in tutta la valle di Izreel e che fino ai giorni nostri possiede una particolare bellezza paesaggistica. Che meraviglia deve essere stato pregare lassù, alla brezza del vento e contemplando i dolci contorni delle colline della Galilea e del lago di Genesaret!
Durante quella veglia di preghiera avviene una cosa mai accaduta prima e, da quanto sappiamo, nemmeno successivamente. Gesù all’improvviso viene rivestito di luce, poi avvolto da una nube e infine annunciato solennemente da una voce dal Cielo. Si tratta di una vera e propria “teofania”, una rivelazione della Trinità, in continuità a quello che avvenne su un altro monte, il Sinai, quando Dio rivolse a Mosè le Dieci Parole.
Soffermiamoci sulla parola che ha dato il titolo a questa vicenda: la trasfigurazione. La parola usata nella versione greca è il verbo greco (metamorphoó) il quale indica una trasformazione profonda, un cambiamento di forma, natura o apparenza. Nel Nuovo Testamento, è usato in due occasioni, questa della trasfigurazione di Gesù e poi la trasformazione interiore dei credenti (Rm 12, 2; 2 Cor 3,18); quindi non si tratta di un semplice travestimento ma una manifestazione di una realtà interiore superiore.
E qual è quindi la realtà interiore più profonda di Gesù? Che cosa “vedono” in definitiva Pietro, Giacomo e Giovanni? Il figlio amato del Padre, ecco l’autentica carta di identità di Gesù. La luce che emana Cristo è l’essere figlio amato da Suo Padre, una luce che splende anche in e da noi grazie al Battesimo. Da quel momento la mia identità non sono i miei peccati e gli sbagli che ho potuto commettere nella mia vita ma l’amore gratuito di Dio Padre per me. Per questo devo ascoltare Lui e non le voci interiori ed esteriori che mi affossano e svalutano.
In questo senso ci ricorda Papa Francesco che: “questo Vangelo traccia anche per noi una strada: ci insegna quanto è importante stare con Gesù, anche quando non è facile capire tutto quello che dice e che fa per noi. È stando con Lui, infatti, che impariamo a riconoscere sul suo volto la bellezza luminosa dell’amore che si dona, anche quando porta i segni della croce. Ed è alla sua scuola che impariamo a cogliere la stessa bellezza nei volti delle persone che ogni giorno camminano accanto a noi: i familiari, gli amici, i colleghi, chi nei modi più vari si prende cura di noi” (Angelus, 5 marzo 2023).
Cari sposi, allora, alla luce di questo ricordiamo che la Quaresima è tempo di ravvivamento della consapevolezza di essere figlio e figlia amati dal Padre. Questa verità non sarà mai a sufficienza predicata perché è il pilastro portante di tutta la vita cristiana, come afferma ancora Francesco: “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi” (Bolla Misericordiae vultus, 1).
Cercate il Suo volto, nel silenzio della Parola, nell’Eucarestia celebrata e adorata, nel digiuno, nel servizio al prossimo… cercatelo di più, ora che il Padre si vuole far trovare. E nella misura in cui ognuno di voi sta dinanzi a Lui e si riconosce figlio, diventa miglior coniuge. Come ha felicemente intuito Giovanni Paolo II, la maturazione nell’amore sta proprio nel riconoscerci un dono di amore, disceso dal Padre, condizione necessaria per poi saperlo donare nel matrimonio. Perciò, buon cammino quaresimale di coppia a riscoprirvi dono, l’uno per l’altro.
ANTONIO E LUISA
La Trasfigurazione non è un evento lontano, irraggiungibile. È una luce che entra nella ferialità. Nel matrimonio la vediamo quando, dentro una discussione, uno dei due decide di abbassare la voce invece di alzarla. Quando si chiede scusa senza calcolare. Quando si resta, anche stanchi. È lì che il volto dell’altro cambia: non perché diventa perfetto, ma perché lo guardiamo con occhi nuovi. La Trasfigurazione accade quando scegliamo di non fermarci alla fatica ma di attraversarla insieme. Non è evasione dal conflitto: è fedeltà dentro il conflitto. È la gloria che si intravede nella perseveranza quotidiana. È Cristo che illumina un “noi” concreto, fragile, ma deciso ad amare davvero.
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