Anche Ester fu condotta da Gai, custode delle donne. (Ester 2,8)
Ci sono momenti in cui la vita non chiede il nostro consenso. Non aspetta che siamo pronti, non ci offre un calendario ordinato dove segnare il giorno in cui tutto cambierà. Semplicemente accade. Una telefonata, una diagnosi, un trasferimento, una gravidanza inattesa, una perdita, una crisi nel matrimonio, un progetto che salta. Avevamo pensato la vita in un certo modo e all’improvviso ci troviamo dentro una storia che non abbiamo scritto noi. Ester conosce bene questa esperienza. Il capitolo 2 racconta proprio questo: una giovane donna viene presa dentro una vicenda più grande di lei, introdotta in un ambiente che non aveva scelto. Clicca qui per leggere i moduli già pubblicati.
Ester, chiamata anche Adassa, era una ragazza ebrea, orfana, cresciuta da Mardocheo. La sua vita portava già una ferita originaria: non aveva più il padre e la madre. Eppure, dentro quella mancanza, era nata anche una custodia. Mardocheo l’aveva accolta come figlia, l’aveva cresciuta, accompagnata, protetta. Ester non parte da una vita perfetta. È una donna che ha già conosciuto la vulnerabilità. Anche noi arriviamo al matrimonio non come persone risolte, ma come storie abitate da mancanze, ferite, risorse e paure.
Quando il re Assuero cerca una nuova regina, molte giovani vengono radunate nel palazzo. Anche Ester viene condotta lì. Il testo non la presenta come una donna che decide liberamente di candidarsi a un concorso di bellezza. Viene presa dentro un sistema di potere. Ester non controlla la situazione. Non decide lei il luogo, i tempi, le regole. Eppure, pur non avendo scelto quella situazione, non si lascia distruggere da essa. Non può cambiare subito il contesto, ma può scegliere come starci dentro. Questa è una prima forma della resilienza: riconoscere la realtà e cercare, dentro quella realtà, uno spazio possibile di libertà.
Nell’Analisi Transazionale potremmo dire che Ester è chiamata a non restare bloccata in un Bambino spaventato e impotente, ma nemmeno a rifugiarsi in un adattamento cieco, dove per sopravvivere smette di sentire, di pensare, di desiderare. L’adattamento è necessario alla vita. Un matrimonio senza adattamento diventa impossibile: due persone devono continuamente fare spazio all’altro, modificare ritmi, abitudini, linguaggi, priorità. Il problema nasce quando l’adattamento diventa perdita di sé. C’è un adattamento sano, guidato dall’Adulto; e c’è un adattamento di copione, guidato dalla paura, che dice: “Per essere amato devo sparire”.
Ester cammina su questo confine sottile. Impara le regole del palazzo, accetta un tempo di preparazione, ascolta i consigli, si muove con prudenza. Ma non diventa semplicemente un oggetto nelle mani degli altri. Il testo dice che trova favore agli occhi di chi la incontra. Ester non controlla tutto, ma custodisce qualcosa di sé. Non urla, non forza, non reagisce in modo impulsivo. Rimane dentro il processo senza consegnare completamente la propria identità. Qui c’è una lezione enorme per la coppia: non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade, ma possiamo scegliere se viverlo da vittime passive o da persone che cercano un senso.
Pensiamo a quante volte nel matrimonio la vita cambia senza chiedere permesso. Una coppia si sposa immaginando un certo cammino, poi arriva la fatica economica. Oppure un figlio tarda ad arrivare. Oppure arriva quando non era previsto. Oppure uno dei due cambia interiormente, attraversa una crisi, si chiude, perde entusiasmo, si ammala, scopre domande che prima non aveva. L’altro può vivere tutto questo come un tradimento del progetto iniziale: “Non era questo che avevo scelto”. È vero. A volte non era questo. Ma amare non significa vivere solo dentro ciò che avevamo programmato. Amare significa imparare a restare umani anche quando il programma ideale salta.
La resilienza cristiana non è stringere i denti e sopportare tutto in silenzio. Non è dire: “Va bene così”, quando dentro stiamo morendo. Non è nemmeno spiritualizzare il dolore con frasi facili. La resilienza è attraversare la realtà senza perdere la propria dignità, senza rinunciare alla verità, senza lasciare che la paura decida al nostro posto. Ester non ha ancora il coraggio maturo che vedremo più avanti. In questo capitolo è una ragazza che sta imparando a stare in piedi dentro un cambiamento imposto. La sua grandezza non esplode subito. Matura lentamente.
Spesso pretendiamo da noi stessi reazioni eroiche immediate. Vorremmo essere già capaci di affrontare tutto con fede, lucidità e coraggio. Invece, molte volte, il primo passo è semplicemente non fuggire. Rimanere. Respirare. Guardare la realtà. Chiedere aiuto. Lasciarsi accompagnare. Non decidere tutto nel panico. Nell’AT diremmo: tornare all’Adulto. L’Adulto non è freddo, non è senza emozioni. È quella parte di noi che raccoglie i dati, ascolta ciò che sente, distingue il passato dal presente e prova a scegliere il passo possibile.
Per una coppia questo significa imparare a dirsi: “Questa cosa non l’avevamo prevista, ma possiamo attraversarla insieme”. È una frase semplice, ma potentissima. Il dolore diventa ancora più duro quando ciascuno lo vive da solo, chiuso nel proprio copione: uno attacca, l’altro fugge; uno controlla, l’altro si spegne; uno pretende soluzioni, l’altro si sente incapace. Accogliere ciò che non avevamo programmato non significa approvarlo, né subirlo passivamente. Significa smettere di sprecare energie nel rifiuto sterile della realtà e iniziare a domandarsi: “Che cosa possiamo fare adesso?”.
Ester non sa ancora che proprio quel cambiamento non scelto diventerà il luogo della sua missione. Questo è il paradosso di Dio: a volte la strada che ci sembra solo una deviazione diventa il luogo in cui maturiamo la nostra vocazione. Non tutto ciò che accade è voluto da Dio, e bisogna stare attenti a non attribuire a Dio ogni violenza, ogni ingiustizia, ogni dolore. Ma Dio può entrare anche dentro ciò che non abbiamo scelto e trasformarlo in un cammino di salvezza. La fede non cancella lo shock del cambiamento. Lo abita. Lo illumina lentamente.
Ogni coppia, prima o poi, deve fare pace con questa verità: il matrimonio reale è sempre diverso dal matrimonio immaginato. Non necessariamente peggiore. Spesso più faticoso, sì, ma anche più vero. La domanda decisiva non è: “Come facciamo a tornare esattamente a ciò che avevamo previsto?”. A volte non si può. La domanda più adulta è: “Come possiamo amare dentro questa storia concreta?”. Ester ci insegna che la vita può portarci in luoghi non scelti, ma non può impedirci di diventare persone nuove. Anche quando non hai scelto la strada, puoi ancora scegliere come camminare.
Antonio e Luisa
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