«Era stata data in moglie a sette mariti e il cattivo demonio Asmodeo li aveva uccisi prima che potessero unirsi a lei come si usa con le mogli.» (Tb 3,8)
Nel quinto modulo affrontiamo il significato di Asmodeo. Clicca qui per leggere i moduli già pubblicati. Asmodeo. Un nome antico, forse poco familiare, ma profondamente simbolico. Compare nel libro di Tobia come il demone che impedisce a Sara di vivere il suo matrimonio, uccidendo uno dopo l’altro i sette uomini che l’avevano sposata prima di Tobia. Un racconto forte, quasi drammatico, che può sembrare lontano dalla nostra sensibilità moderna, ma che in realtà parla con sorprendente attualità della vita di coppia. Perché la storia di Tobia e Sara non è solo una narrazione biblica: è una parabola dell’amore sponsale e della battaglia invisibile che ogni relazione attraversa.
San Giovanni Paolo II, in un’udienza del 1984, spiegava che l’unione degli sposi si trova nel punto in cui forze di bene e di male si confrontano. Non per condannare il matrimonio a una lotta senza fine, ma per ricordare che l’amore vero non è neutrale: cresce attraverso scelte, prove, purificazioni. Tobia e Sara siamo noi. E Asmodeo rappresenta tutto ciò che tenta di distruggere la comunione, insinuandosi nelle fragilità umane. I sette mariti morti possono essere letti come immagini simboliche di sette pericoli che minacciano ogni matrimonio. In particolare, prendo spunto da un testo dei coniugi Gillini Zattoni, La lotta tra il demone e l’angelo.
1. L’arroganza di essersi fatti da soli
Il primo rischio è credere che l’amore basti a se stesso. Molte coppie iniziano con entusiasmo, convinte che la forza dei sentimenti sarà sufficiente per affrontare ogni difficoltà. Ma quando arrivano crisi, malattie, incomprensioni o stanchezza, emerge il limite umano. L’arroganza spirituale consiste nel non riconoscersi figli, nel non sentirsi bisognosi di un aiuto più grande. Il matrimonio cristiano è sacramento proprio perché la Grazia sostiene ciò che le sole forze umane non possono reggere. Senza questa apertura, la relazione rischia di poggiarsi su fondamenta fragili.
2. La colpevolizzazione immobilizzante
Un secondo pericolo è trasformare il matrimonio in un tribunale. Quando uno dei due vive nella costante accusa – verso se stesso o verso l’altro – la relazione si blocca. Le ferite personali, se non riconosciute, diventano lenti deformanti attraverso cui si interpreta ogni gesto del coniuge. Invece di accogliere l’imperfezione come luogo di crescita, si cerca un colpevole. La colpevolizzazione immobilizza perché impedisce di vedere la persona oltre i suoi errori. Solo la misericordia reciproca permette di trasformare le fragilità in spazi di comunione.
3. Arrendersi alle difficoltà
Il matrimonio non ha sempre la forma del cuore; spesso assume la forma della croce. Ci sono stagioni in cui l’amore sembra meno spontaneo, in cui la quotidianità pesa e la fatica relazionale diventa evidente. La tentazione è pensare che qualcosa si sia rotto definitivamente. Arrendersi significa smettere di investire, smettere di sperare. Eppure proprio nelle fasi più difficili si può maturare un amore più profondo, meno basato sull’emozione e più radicato nella scelta. La perseveranza non è rigidità, ma fedeltà al valore dell’altro.
4. L’assenza concreta di Dio
Molti si dichiarano credenti, ma Dio rimane ai margini delle decisioni reali. Si prega poco insieme, si discernono le scelte senza confrontarsi con il Vangelo, si vive la fede come tradizione più che come relazione viva. Quando Dio non è riferimento quotidiano, il matrimonio perde una direzione trascendente e rischia di chiudersi in una prospettiva puramente umana. Non si tratta di spiritualismo astratto, ma di lasciare che la fede orienti davvero le scelte concrete: perdono, sessualità, gestione del tempo, priorità familiari.
5. La resa fideistica
All’opposto, c’è la tentazione di delegare tutto a Dio senza assumersi responsabilità personali. Alcuni pensano che basti pregare perché le cose si aggiustino da sole, senza lavoro su di sé, senza formazione, senza comunicazione autentica. Ma Dio non sostituisce la libertà umana: la sostiene. La Grazia agisce in chi si mette in cammino. Anche nella dimensione della fertilità e della sessualità responsabile, gli sposi sono chiamati a conoscere, comprendere e scegliere consapevolmente. La fede non elimina l’impegno umano; lo rende fecondo.
6. La lussuria e l’uso privatistico della sessualità
Un altro pericolo riguarda la riduzione della sessualità a semplice ricerca di piacere personale. Quando l’altro diventa mezzo per soddisfare bisogni individuali, l’intimità perde il suo significato sponsale. Il corpo parla un linguaggio: può dire dono totale oppure possesso. La sessualità cristiana non è negazione del desiderio, ma integrazione del desiderio nell’amore oblativo. L’unione dei corpi è autentica quando esprime un’unione dei cuori già vissuta nella quotidianità: servizio, ascolto, rispetto reciproco.
7. Il disconoscimento della lealtà verso la coppia
Infine, uno dei pericoli più sottili è non recidere il cordone con la famiglia d’origine o con altre appartenenze che diventano prioritarie rispetto alla relazione sponsale. Quando uno dei due resta emotivamente figlio prima che sposo, la coppia fatica a costruire una propria identità. Il matrimonio chiede una nuova alleanza, una nuova casa interiore dove la prima fedeltà è reciproca. Senza questa scelta, il legame resta vulnerabile alle interferenze esterne.
Questi sette pericoli non sono condanne, ma mappe. Servono a riconoscere i luoghi dove l’amore può essere ferito. La bellezza del racconto di Tobia e Sara è che il male non ha l’ultima parola. Tobia affronta la notte di nozze pregando insieme a Sara, affidando la loro unione a Dio prima ancora di viverla fisicamente. È un gesto simbolico potentissimo: la relazione si salva quando smette di essere solo progetto umano e diventa alleanza con Dio.
Asmodeo esiste ogni volta che l’amore si chiude su se stesso. Ma la storia biblica ci ricorda che il vero protagonista è Dio, che accompagna gli sposi e trasforma la fragilità in occasione di crescita. Riconoscere i pericoli non serve a spaventarsi, ma a vigilare con speranza, sapendo che ogni matrimonio può diventare luogo di guarigione e di salvezza quando si lascia guidare dalla Grazia.
Antonio e Luisa
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