Le canzoni sono lo specchio della società. Le canzoni ci aiutano a sognare, a riflettere e anche a pregare. Le canzoni veicolano emozioni, sensazioni, ricordi. Le canzoni – quando sono belle – insegnano. Non tutte hanno queste caratteristiche, ahinoi. Ma, quando le possiedono, vale davvero la pena parlarne. E così, oggi, ragioniamo insieme su “Ora e per sempre” di Raf, fresca fresca di Sanremo.
Già il titolo è una dichiarazione: Ora e per sempre. Un titolo che non parla di qualcosa di passeggero, ma che dura. Non di intensità momentanea, ma di fedeltà. Non di passione che brucia e si consuma, ma di fuoco che arde senza distruggere. In un tempo in cui l’amore è spesso ridotto a sensazione, a compatibilità temporanea, al «finché mi fai stare bene», la formula — ora e per sempre — suona controcorrente. È una parola che ricorda il linguaggio delle promesse matrimoniali. È una parola che profuma di altare.
Uno dei passaggi più intensi della canzone richiama l’idea di restare anche quando tutto è fragile, quando le certezze tremano. Non è l’amore dell’euforia iniziale. È l’amore che attraversa le crepe. Questo è il punto decisivo: il vero amore non è l’assenza di difficoltà, ma la scelta di non fuggire davanti alla difficoltà. Nel matrimonio cristiano, l’amore non è fondato su una promessa reciproca soltanto umana. È sigillato da Dio. Gli sposi non si dicono semplicemente “ti amerò finché mi sarà facile”. Si dicono: “Io accolgo te… e prometto di esserti fedele sempre … con la grazia di Cristo”.
Ecco la differenza. Vera, sostanziale, decisiva. Sempre. Non finché dura l’innamoramento. Non finché il carattere dell’altro mi è simpatico. Non finché la vita è comoda. La canzone suggerisce che l’amore vero è decisione quotidiana. E questo è profondamente cristiano. Profondamente rivoluzionario. Profondamente moderno. Non della modernità finta, effimera e costruita di cui è imbevuto il mondo. Ma della modernità senza tempo di Dio. Il tempo per sempre per Grazia, appunto.
C’è un altro aspetto potente nel titolo: ora. Il matrimonio cristiano non vive di nostalgie o di illusioni future. Vive nel presente. È nel quotidiano che si gioca la fedeltà. Nel perdono dato quando l’orgoglio vorrebbe tacere. Nella pazienza quando l’altro è stanco. Nella cura quando la salute vacilla. Nel restare quando la vocina cattiva ci suggerisce di cambiare. “Ora” significa che l’amore non è rimandato. È scelto nel concreto, nelle pieghe della giornata. L’Eucaristia stessa è un “ora”: “Questo è il mio corpo, offerto per voi.” Non un sentimento astratto, ma un dono reale. Così anche l’amore coniugale: non solo emozione, ma offerta, dono, comunione profonda.
Il “Per sempre” è un’espressione che il mondo teme.Viviamo in una cultura che diffida del “per sempre”. Il mondo propone amori condizionati: finché mi realizzi, finché mi emozioni, finché non trovo qualcosa di meglio. Sono amori contrattuali, revocabili, fragili. Hanno la forma dell’intensità, ma non la sostanza della fedeltà. Spesso sono passioni che bruciano in fretta e lasciano cenere. Il matrimonio cristiano, invece, è sacramento. È segno efficace della fedeltà di Dio.
Dio non ama a scadenza. Non rinegozia la sua alleanza quando l’uomo cade. Non si ritira quando è tradito. Il “per sempre” è l’eco dell’eternità nel tempo. Anche nel testo di Raf si percepisce questa tensione alla durata, alla scelta che supera l’istante. Ecco perché “Ora e per sempre” tocca una grande verità: sussurra che l’amore vero è partecipazione all’amore di Dio.
In fondo, ogni amore umano desidera l’eternità. Nessuno dice «ti amo per un po’». Il cuore, quando ama davvero, desidera che non finisca. La fede cristiana non reprime questo desiderio: lo compie. Perché l’amore che nasce in Dio non muore. Se la canzone di Raf ha avuto il coraggio di cantare un amore che resta, che promette, che si dona senza riserve, allora ha toccato una corda profondamente cristiana. In un’epoca di relazioni provvisorie, dire “Ora e per sempre” è quasi un atto straordinario. Di quelli che hanno il sapore del Cielo. Perchè “tra milioni di voci si nasconde la verità“. Quella di Dio.
Fabrizia Perrachon
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