Cari sposi, il contesto di questo capitolo è un insieme di parabole in cui si parla di semina e raccolta, di pesca, di lievito, di tesori e di perle. Sono svariate immagini, vicine alla sensibilità di quelle persone semplici e senza una grande formazione della Galilea di 2000 anni fa ma pregnanti di un significato che non ha limiti di tempo.
Mi soffermo soprattutto sul grano e la zizzania e mi impressiona la saggezza di Gesù nell’utilizzare questo paragone per introdurci al senso profondo di come nel Regno di Dio possano convivere il male e il bene. L’interpretazione più immediata di questo brano è di come la Chiesa debba fare i conti con le forze del maligno lungo la storia, da cui la pazienza per i credenti nel sopportare il male ed attendere il giudizio finale, ecc.
Ma c’è anche una lettura nuziale molto interessante. Difatti, cosa è nel fondo la zizzania? Il “loglio cattivo” è una pianta erbacea simile al frumento al punto che, nella fase ancora verdeggiante, sono difficili da distinguere. Cresce, infatti, in forma spontanea e si insinua anche nei campi coltivati, confondendosi così con il suo parente stretto; tuttavia, nuoce ai vegetali che ha attorno a sé e soprattutto, se mai venisse usata come cibo, avrebbe un effetto tossico. Molto interessante…
Il grano e la zizzania. Il ritratto di una coppia “qualsiasi”, fatta di carne ed ossa, talenti e difetti. Sovente accade che ad un certo punto della vita uno dei due vuole sradicare un elemento negativo che si è insinuato nella relazione (il perenne ritardo nel fare le cose, l’indecisione davanti ai problemi, il disordine, gli scatti d’ira…) ed allora il rischio di danneggiare quanto di buono si è costruito nel tempo è reale.
Il Signore oggi dimostra di possedere un cuore immensamente paziente e misericordioso. Pare preferisca adottare un atteggiamento sornione, quasi da gnorri. In realtà c’è molto di più e ce lo spiega bene Papa Francesco:
“L’atteggiamento del padrone è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola. Ed è grazie a questa paziente speranza di Dio che la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo con tanti peccati, alla fine può diventare buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio” (Angelus, 23 luglio 2014).
I semi di grano in realtà sono i semi dell’amore che Cristo ha seminato nella vostra coppia, capaci di produrre un amore che sa dare tutto fino a morire per l’altro. Il grano buono per voi coniugi è il vero amore tra marito e moglie, quello cioè che “implica la mutua donazione di sé, include e integra la dimensione sessuale e l’affettività, corrispondendo al disegno divino”. È solo in questo amore che “Cristo Signore viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio e con loro rimane” dal momento che “nell’incarnazione, Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza, e dona agli sposi, con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita di fede, speranza e carità” (Amoris Laetitia 67).
Cari sposi, se vero che bisogna vedere la realtà della vostra relazione con realismo cristiano e trattare ogni problema con chiarezza di principi, è pur vero che Gesù vi concede il dono della prudenza e della pazienza, perché nulla di buono in voi vada perduto per colpa dei difetti. Quindi, sia che viviate una situazione di crisi o che abbiate vento in poppa, siate certi di essere grano buono e di contenere un altro grado di fecondità sempre e quando che mettiate Cristo al centro della vostra vita personale e di coppia.
ANTONIO E LUISA
Noi che ci siamo sposati con l’idea che il nostro matrimonio sarebbe stato perfetto. Con l’idea che quella cerimonia tanto bella fosse l’inizio di una favola. Invece poi c’è la vita di tutti i giorni. Ci sono i problemi, le litigate, l’insofferenza ai difetti dell’altro, il dialogo che diventa difficile. Potrei proseguire all’infinito. Ogni coppia sa cosa rende difficile la propria relazione.
Penserete quindi che quella è la zizzania. No, quella non è la zizzania. Quella è la vita. Quella è la relazione tra due persone imperfette e piene di difetti come siamo tutti noi sposi. La zizzania è la tentazione di fissare lo sguardo su quei problemi. La zizzania è pensare di aver sbagliato a sposare quella persona perché non è perfetta, non è come noi credevamo fosse o non è diventata come noi avremmo voluto. La zizzania è lasciare che i problemi soffochino la bellezza della nostra relazione. È non riuscire più a vedere i pregi dell’altro, a dare per scontato ciò che di buono lui/lei fa per noi. Questa è la zizzania che può infestare e magari uccidere la nostra relazione.
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