Dai «Discorsi» di san Gregorio di Nissa, vescovo (Disc. sulla risurrezione di Cristo, 1; PG 46, 603-606. 626-627) È venuto il regno della vita ed è stato distrutto il dominio della morte. Una diversa generazione è apparsa, e una vita diversa e un diverso modo di vivere. La nostra stessa natura ha subìto un cambiamento. […] «Questo è il giorno che ha fatto il Signore» (Sal 117, 24), giorno ben diverso da quelli che furono stabiliti all’inizio della creazione del mondo e che si misurano col trascorrere del tempo. Questo giorno segna l’inizio di una nuova creazione. Poiché in questo giorno Dio crea un cielo nuovo e una terra nuova, come afferma il Profeta. E quale cielo? Il firmamento della fede in Cristo. E quale terra? Un cuore buono, come disse il Signore, una terra avida della pioggia che la irriga e che produce abbondante messe di spighe. […] In questo giorno viene creato il vero uomo ad immagine e somiglianza di Dio. E non deve divenire il tuo mondo questo inizio: «Questo giorno che ha fatto il Signore»? Questo giorno e questa notte che il Profeta disse diversi dagli altri giorni e dalle altre notti? […]
Potrà sembrare strano che qualcuno vissuto nel IV secolo dopo Cristo abbia qualcosa da dire a noi che viviamo a sedici secoli di distanza, eppure è proprio così, e succede perché i santi sono coloro che più di altri hanno approfondito le realtà della nostra fede divina e cattolica ed hanno compreso il cuore umano anche negli angoli più remoti. Le due conoscenze sembrano antitetiche ma in realtà sono complementari perché conoscendo meglio il Creatore si possono conoscere meglio le sue creature.
Continua la gioia pasquale della sposa di Cristo, la Chiesa, la quale canta ancora: «Questo è il giorno che ha fatto il Signore» (Sal 117, 24), e sicuramente si riferisce al giorno della Risurrezione di Cristo, ma san Gregorio ci dona una sfumatura non indifferente di questa espressione. Il santo vescovo ci spiega infatti : giorno ben diverso da quelli che furono stabiliti all’inizio della creazione del mondo e che si misurano col trascorrere del tempo, che con un linguaggio moderno potremmo descrivere il giorno dello “start“, oppure il giorno in cui si è riformattato l’hard disk, per dirla con gli informatici.
Quel giorno glorioso non è stato semplicemente un giorno un po’ più speciale di altri, infatti san Gregorio ci dice tra le righe che questo giorno non è da annoverare tra quelli che si misurano col trascorrere del tempo, ma esso travalica il tempo (e lo spazio).
Cosa ce ne faremmo di un dio che, sta bene che sia pure risorto dai morti, ma che alla fine quella sua risurrezione rimane un evento chiuso e circoscritto in un passato lontano da noi di circa 20 secoli? Che ha a che fare con il mio presente quel giorno, sia pure glorioso, del passato? Se fosse solo un giorno speciale per quel Gesù di Nazareth, magari mi farebbe piacere per lui e poco più, potrei anche uscirmene fuori con frasi del tipo : congratulazioni per la tua risurrezione, sei stato super, mi fa piacere per te, adesso però io ho il mio presente da vivere quindi auguri e… alla prossima!
Ma san Gregorio ci dice che quel giorno è il giorno di una nuova creazione, di un nuovo cielo e di una terra nuova, un nuovo mondo quindi, e questo mondo è quello che vive dentro ciascuno di noi: è il nostro cuore, la nostra umanità nuova. Basta solo che noi crediamo e ci lasciamo traformare in un nuovo mondo, buttando via il vecchio mondo che ci opprimeva con le sue decadenze e le sue brutture. Perché tutto ciò avvenga è necessario credere nell’onnipotenza di Dio: se ha sconfitto davvero la morte, cosa vuoi che sia per Lui risanare un matrimonio malato ? Dio risponderebbe: e che ci vuole?
Il problema non sta quindi nella sua onnipotenza ma nella nostra risposta a Lui, sta nel credere che anche oggi è «Questo è il giorno che ha fatto il Signore», oggi è il giorno propizio, questo giorno che ha fatto il Signore è un giorno eterno perché ogni giorno della nostra vita terrena è quel giorno, ma non bisogna aspettare il “domani del mai” che assomiglia a quel fatidico Lunedì in cui si comincia la dieta, cioè mai.
Cari sposi, se sentite che il vostro matrimonio è un po’ malato non aspettate domani, oggi è il giorno che ha fatto il Signore; se avete delle ferite da rimarginare, dei perdoni da dare, delle scuse da chiedere non aspettate domani perché oggi è il giorno che ha fatto il Signore; se dovete togliere un po’ di polvere dalla vostra relazione non aspettate domani perché oggi è il giorno che ha fatto il Signore. Ci vuole coraggio per credere, ma ce ne vuole di più per cominciare a cambiare, non perdiamonci d’animo e ne vedremo delle belle nel nostro matrimonio.
PS: san Gregorio di Nissa era fratello di san Basilio Magno.
Giorgio e Valentina
Acquista i nostri libri Il dono del corpo La grazia degli imperfetti Sentire per amare