Dalla lettera agli Ebrei (3, 1-19) Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene la mente in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, il quale è stato fedele a colui che l’ha costituito, così come lo fu Mosè in tutta la sua casa (cfr. Nm 12, 7). […]In verità Mosè fu fedele in tutta la casa di lui come servitore, per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato più tardi; Cristo, invece, lo fu in qualità di figlio costituito sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, a condizione che conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo. Per questo, come dice lo Spirito Santo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, nel giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere.
Oggi la Chiesa ci aiuta ad entrare bene nel tempo della Passione di Gesù proponendoci questa lettura della quale abbiamo riportato solo una piccola parte, l’intento della Chiesa è quello di mostrarci come Gesù sia davvero il nuovo Mosè, sia davvero il compimento di quelle promesse, sia dunque il vero e sommo sacerdote. Ma soprattutto la parte che più ci interessa è che se Mosè fu fedele sì, ma come servitore sulla casa di Dio, Cristo invece fu fedele non come servitore, ma come figlio, in qualità di figlio, e come figlio la casa del Padre è anche la sua.
Ma la parte migliore arriva ora: E la sua casa siamo noi, a condizione che conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo. Cari sposi, la sua casa siamo noi, capito? Detta così risulta semplice, una frase fatta e ripetuta spesso da rasentare la banalità, ma basta fermarsi un attimo perché pian piano penetri nel cuore.
Quando andiamo in villeggiatura per qualche giorno di vacanza ed alloggiamo in qualche camera o appartamento, di solito non disfiamo le valigie lasciando così i cassetti e gli armadi vuoti fino alla partenza, ma perché? Perchè non ritieniamo quella camera come una casa. Quali sono le caratteristiche di una casa? La casa è un posto stanziale, non cambia posto ogni giorno, quando torniamo la ritroviamo ancora al suo posto, quasi fosse lì ad aspettarci. La casa poi riflette in qualche misura la personalità di chi la abita; grande o piccina che sia non importa, l’importante è che sia abitata da coloro che amiamo.
Della casa si potrebbero trovare altre caratteristiche, ma sicuramente quella principale è che deve essere abitata da persone che si amano. E questo ce lo conferma anche il fatto che a volte ci sentiamo a casa stando fuori le mura di una casa: ci sentiamo a casa in un abbraccio, nel calore di una carezza, nell’accoglienza di una persona… la parola casa quindi ci suona come sinonimo di amore. Quale posto migliore per sentirsi a casa se non nella relazione matrimoniale?
Ma c’è ancora di più: se la relazione viene abitata da Cristo attraverso il sacramento, allora tutto prende un’altra piega. Ed ora facciamo un’ulteriore affondo: la relazione matrimoniale, anche se abitata da Cristo, è solo anticipo e figura di un’altra relazione più profonda e più intensa, è come se fosse una sorte di preparazione alla vera sponsalità dell’anima: la relazione con Cristo. Questa relazione sarà anche quella che dura per tutta l’eternità e che riempirà tutto il nostro essere quando saremo in Paradiso.
Il compito quindi del nostro matrimonio è quello non solo di essere l’uno per l’altra casa di amore, ma essere l’uno per l’altra casa di Cristo, per preparare il nostro coniuge al vero sposo della propria anima: Cristo stesso.
Coraggio allora sposi, restano ancora pochi giorni di Quaresima per poter diventare casa di amore per il nostro coniuge, ma soprattutto per diventare casa di Cristo. Attenzione però che se prepariamo una casa per Cristo, deve essere Lui a regnare in quella casa, Lui ne è il padrone come il Padre l’ha costituito.
Giorgio e Valentina
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