Chi semina vento…

Dal libro del profeta Osèa (Os 8,4-7.11-13) Così dice il Signore : «Hanno creato dei re che io non ho designati ; hanno scelto capi a mia insaputa. Con il loro argento e il loro oro si sono fatti idoli, ma per loro rovina. Ripudio il tuo vitello, o Samarìa! La mia ira divampa contro di loro; fino a quando non si potranno purificare ? Viene da Israele il vitello di Samarìa, è opera di artigiano, non è un dio : sarà ridotto in frantumi. E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta. Il loro grano sarà senza spiga, se germoglia non darà farina e, se ne produce, la divoreranno gli stranieri. Èfraim ha moltiplicato gli altari, ma gli altari sono diventati per lui un’occasione di peccato. Ho scritto numerose leggi per lui, ma esse sono considerate come qualcosa di estraneo. Offrono sacrifici e ne mangiano le carni, ma il Signore non li gradisce ; ora ricorda la loro iniquità, chiede conto dei loro peccati : dovranno tornare in Egitto».

Questa è la prima lettura della Liturgia di oggi, ed è perfettamente in linea con lo stile delle letture di questo periodo, nel quale la Chiesa ci ammonisce da varie parti, sotto diversi aspetti, non ci vuole rammolliti dopo le recenti festività/solennità, ma ci rimette subito in riga ricordandoci la nostra condizione di poveri peccatori.

E’ un atteggiamento educativo che caratterizza lo stile della Liturgia, specialmente quella non riformata, questo caldo estivo e le belle giornate assolate potrebbero portarci sulla strada della rilassatezza spirituale, nel senso che sentiamo il bisogno di affrancarci dai rigori invernali, sia quelli climatici che quelli dei nostri doveri scolastici e/o lavorativi, per cui non dovrebbe stupire se un genitore mettesse in guardia i propri figli dal non prendere con troppa leggerezza una data situazione, praticamente la Chiesa ci sta invitando a non abbassare la guardia, a non considerarci arrivati.

Ed il profeta Osea è un altro di quei profeti che sa come rimettere in riga il popolo a lui affidato, sono parole dure, inequivocabili, soprattutto per noi che le leggiamo fuori da quel contesto storico e sociale suonano troppo severe, ma dobbiamo ricordare che il Signore ha rinnovato numerose volte la Sua Alleanza con Israele, ha compiuto numerosi prodigi per salvarlo dalle più disparate situazioni, ha mandato anche diversi aiuti umani come Sansone che lo liberò dai Filistei, ma questo popolo “è un popolo dalla dura cervice” , così lo apostrofava Mosè già parecchio tempo prima di Osea.

Come si può facilmente intuire questo popolo si dimostra ingrato e proprio uno “zuccone”, così infatti denominiamo i nostri figli quando “fanno finta” di aver capito e puntualmente agiscono al contrario di come dicono di aver capito… chissà quante volte ci sarà capitato di dire ai nostri figli : “Sei proprio uno zuccone! Allora non vuoi proprio capire.

Osea usa queste parole severe ispirato dallo Spirito di Dio, perché si trova davanti all’ennesimo tradimento da parte del popolo rispetto all’ennesima alleanza del Signore. Se ci pensiamo bene il Signore non chiede chissaché, in fondo sta chiedendo principalmente che non si facciano idoli e che rispettino le sue leggi, il peccato che procura i danni maggiori al popolo di Israele è proprio l’idolatrìa… che tradotto per noi sono i peccati contro il primo (e più grande) Comandamento… è il primo anche nell’importanza, infatti se disubbidiamo al primo Comandamento “Non avrai altro dio all’infuori di me” succede che a cascata disubbidiamo a tutti gli altri perché se Lui non è il nostro dio perde senso rispettare le Sue leggi.

Vi siete mai chiesti da dove arrivi il detto popolare “chi semina vento raccoglierà tempesta“? Ora avete la risposta, ma non ci deve bastare per vivere meglio come sposi. Dobbiamo domandarci come sposi quali sono gli idoli che continuamente ci costruiamo da soli, nonostante le ripetute avance da parte di Dio e del Suo Figliolo Gesù.

Incontriamo molte coppie che hanno idoli quali: il successo nel lavoro, la carriera, la salute fisica, la giovinezza e la prestanza del corpo, il benessere economico, il tempo libero, le amicizie extra coniugali, il sesso libero da regole, il giudizio positivo degli altri, la maternità e/o la paternità a comando… ma tutti questi idoli hanno i loro altari sui quali si sacrificano: tempo per la preghiera, tempo per la coppia, educazione dei figli, spazio, risorse, energie, mente, pensieri, affetti, desideri, concentrazione, intelligenza e vita spirituale.

E noi sposi come rimaniamo? SVUOTATI dal di dentro. Cos’è che ci svuota? Abbiamo seminato vento e quindi raccogliamo tempesta… ed è proprio questa tempesta a distruggere tutto senza pietà, così come capita in qualche sfortunato giorno estivo di cui abbiamo memoria anche recente, quando essa arriva devasta tutto il raccolto e si rimane senza niente per non parlare dei danni alle case o altro… tutto questo succede nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra vita.

Questi idoli devastano il raccolto dell’amore matrimoniale: devastano la tenerezza, la dolcezza, i sentimenti, gli affetti, l’unione sempre più intima degli sposi… devastano anche lo sguardo, le parole belle, il tempo che dedichiamo alla coppia. Con questi idoli il nostro matrimonio “produce grano senza spiga, e se germoglia non darà farina“, cioè non darà da mangiare, non darà sostentamento all’amore, non sarà amore fecondo, non sarà vita sia l’uno per l’altra sia all’infuori della coppia.

Coraggio sposi, dobbiamo riprendere in mano il nostro amore matrimoniale ad immagine dell’amore oblativo di Gesù, distruggiamo i nostri idoli con i loro altari e riprendiamo con fiducia a seguire le leggi di Colui che ci promette non solo mari e monti, ma la felicità già su questa terra ed il Paradiso senza fine.

Giorgio e Valentina.

Summer 2022! Guida alle vacanze…

Son passate le vacanze di quest’anno, le abbiamo fatte pre parto per poter dare la giusta attenzione a Pippo prima che Tommy ci tolga tempo ed energie. Le abbiamo passate cercando di riposarci, cercando di essere comodi e rinunciando a viaggi lunghi e nuove mete. La pancia c’è, si sente e si vede. Con essa c’è la necessità di riposare per mamma Anna, di non fare i Pellegrini come in altri anni a fare 15km al giorno.

Ma soprattutto una vacanza in cui se guardiamo i servizi offerti dal bagno in spiaggia: niente partite a bocce o a Ping pong, niente tintarella in modalità lucertola. O se guardiamo ai giorni in montagna: niente lunghe camminate in alta montagna, niente ascese a rifugi alpini, niente spa o Resort per coppie, volete metterci dell’altro che magari fate in vacanza voi di solito? E invece:

Ci siamo ritrovati a fare buche e gallerie, discese per biglie, castelli di sabbia, a tirare sassi nel lago e a girare volanti di giostrine. A fare passeggiate sul lungomare o gite passegginabili, sentieri famiglia. Dove sta allora la bellezza dell’essere famiglia? Dove sta il bello di avere dei figli? Il bello di essere sposi?

La bellezza sta nell’amare, sta nel volere ciò che vivo, nel vivere la libertà. La libertà è volere ciò che faccio non fare ciò che voglio. Amare vuol dire fare spazio all’altro non guardare i miei interessi. Se dico di amare l’altro ma poi voglio vivere i miei piaceri, le mie passioni h24, che amore vivo o meglio: cosa, chi sto amando davvero?

Questo non vuol dire annullarsi, rinunciando a tutto ma scegliere l’amore e la vita ad un individualismo possessivo. La bellezza dell’essere famiglia è nel vivere questo tempo, il tempo presente, nel dono all’altro, ad una moglie mamma che ha bisogno di riposo, nel dono ad un figlio che ha bisogno di un padre che scava buche. E fa niente se dovrò perdere qualcosa di mio, perché l’amore che ricevi in cambio è enorme!

Pensiamo a tutti quei ragazzi che sognano una ragazza o a quelle ragazze che attendono l’amore. Pensa a tutte quelle coppie che non riescono ad avere figli. A me, a te, son stati dati dei doni e allora che faccio? li sciupo volendo vivere da single? Li sciupiamo volendo vivere senza figli, senza donare vita? Ad ognuno gli è dato di vivere questo tempo in modo speciale e con tutta la sua capacità di amare. Ringraziando per i doni che oggi la provvidenza ci ha fatto.

A chi è single, gli ha dato di vivere questo tempo di vita nella sua autonomia, nella possibilità di vivere passioni, coltivare interessi. Edificarsi a camminare da solo, imparando a conoscere il bello di se’ e di ciò che ci circonda.

A chi è fidanzato o convive, gli è dato di vivere questo tempo di vita, nella conoscenza, nello scambio di amore ed attenzioni, nella crescita alla fedeltà, nel prendersi cura dell’ altro, nel custodire il proprio io ancora staccato dall’altro.

A chi è sposato senza figli, gli è dato di vivere questo tempo di vita mettendo a frutto la bellezza dell’amore, della sponsalità, vivendo l’amore coniugale in maniera piena e totalizzante, concimando ogni giorno con gesti di amore la propria pianta della vita.

A chi è sposato con figli…(oramai avete capito, completate voi leggendo nella vostra famiglia la bellezza del vivere il tempo di vacanza. La grazia sacramentale vi rende pittori di opere d’arte!) Poi verranno dei domani in cui ci sarà quel figlio che cambierà le vostre scelte, poi verranno dei domani in cui tornerai a giocare a bocce o a calcetto o ad andare in montagna con tuo figlio, poi verranno dei domani in cui avrai una ragazza e farai altre scelte..

Ma nel mentre c’è da vivere il presente quel qui ed ora che ha tutto per dirsi bello, unico, irripetibile. L’amore è questo, è giocarsi tutto verso l’altro, decidendo di scegliere di lasciare qualcosa che è mio per far spazio al tuo. L’amore è vivere con il cuore grato per la grandezza di tutto ciò che ricevi. Un ricevere non conquistato seguendo la logica del mondo per il quale se lavoro mi danno lo stipendio, se vendo guadagno, se son bravo mi applaudono; piuttosto un ricevere che non è immediato, che non puoi calcolare, ma che è più grande.

Un ricevere che nasce da una variabile certa: ho dato tutto me stesso e l’ho dato con gioia e volontà e questo mi basta oggi per avere il cuore felice, grato. Un cuore che guarda al futuro con speranza ma è grato del presente e ha fatto pace con il passato.

Buone vacanze! A chi ancora deve andare… buona vita nell’amore a tutti gli altri. Ogni giorno ci è dato per amare e lasciarci amare, per vivere nell’amore. Non sprechiamolo. Buona giornata!

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Care Famiglie, vi invito a proseguire il cammino ascoltando il Padre che vi chiama: fatevi missionarie per le vie del mondo!

Scrivo questo articolo il Lunedì successivo ad una settimana particolarmente intensa, non solo per i 40 gradi, ma per il calore vissuto in una Roma che non vedeva così tanti fedeli per le vie della città da molto tempo. Sabato in piazza San Pietro eravamo tantissimi, da ogni parte del mondo, per dire Grazie e per condividere la gioia e le difficoltà quotidiane di essere Famiglia. Sono proprio quelle difficoltà che rendono un matrimonio un viaggio unico e inimitabile.

Noi abbiamo vissuto la preparazione al Sinodo in una maniera particolare. Dio ci ha condotto per mano. Abbiamo iniziato dal Santuario delle Tre fontane un anno fa, per poi proseguire durante tutto l’anno mettendo radici nella nostra comunità parrocchiale, dove abbiamo seguito un corso per giovani coppie di sposi. Tutto questo è stato provvidenziale in quanto sabato pomeriggio ascoltando l’ omelia del Papa ho avuto modo di rivivere tutto il nostro percorso che ci ha portato ad essere lì in piazza San Pietro.

La Dioincidenza ha voluto che mi ritrovassi seduta accanto proprio alle suore del Santuario delle Tre fontane. Ascoltare le parole di Papa Francesco è stato come rivivere la nostra chiamata, è stato rivedere i volti che abbiamo incontrato durante questo anno di preparazione, è stato divertente sentire i suoi ammonimenti verso le mamme iperprotettive, credo che abbiamo tutti una suocera che è Miss Vaporella, ma ciò che mi è rimasto nel cuore e che ho condiviso come messaggio importante verso i nostri giovani, soprattutto in questo periodo di scelte pastorali per la nuova stagione, è indubbiamente il consiglio paterno di buttarsi, di prendere il largo di osare nuove vie di evangelizzazione per aiutare sempre più persone ad avvicinarsi a Dio a non rimanere chiusi nei circoli viziosi del “si è sempre fatto così.

Io per prima avevo paura del matrimonio, mi metteva ansia la sensazione della “porta chiusa”, avevo paura del per sempre. Avevo paura di varcare la soglia della chiesa per il mio matrimonio, un po’ come al liceo quando non vuoi entrare a scuola. Ci sono riuscita perché all’altare avevo i ragazzi come ministranti e il mio sguardo era fisso su uno di loro. Il Sinodo è servito proprio a questo a rivivere tali gioie e paure, con la consapevolezza che siamo veramente una famiglia di famiglie e che solo facendo rete tra di noi si possono superare le difficolta’della vita matrimoniale e non solo.

Quando il Papa ha poi ricordato che non si deve mollare nelle difficoltà, che non si torna da mamma, li ho risentito nelle orecchie il mio padre spirituale quando mi urlò per telefono: “sono contrario a questo divorzio se volete fare come fanno gli altri che mollano alla prima difficoltà fatelo ma io sparisco perché in voi due c’è amore vi amate anche se ora non lo vedi“.

È veramente come ci esorta il Papa ad essere famiglie missionarie, a creare quei legami indissolubili che neanche un lockdown potrà mai separare. Dobbiamo essere le sentinelle del mattino per la nostra famiglia e per le persone che incontreremo nella nostra vita. Dobbiamo vivere prendendoci cura di ognuno di noi, come quando viviamo l’esperienza della vacanza comunitaria. Sinodo per noi è andare incontro all’altro, è tendere quella mano nei momenti bui della nostra vita, è quel eccomi pronunciato come il giorno del matrimonio, è andare a bussare alla porta di chi per dolore per incomprensioni non si vede più da tempo seduto in Chiesa, è cercare di andare incontro alle esigenze quotidiane delle famiglie numerose, anche semplicemente nel condividere la spesa, è Sinodo, è Famiglia. Sinodo è quello sguardo al Cielo, quando per troppo tempo si è guardato solo in basso e nella direzione sbagliata. Sinodo è quel nodo fatto in cordata mentre si scala una montagna, si cammina insieme a passo lento e costante. Buon cammino a tutte le Famiglie.

Simona Arcidiacono

Precursori di Gesù

Cari sposi,

il Vangelo di oggi inizia con questa frase: “li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Mi pare che in questa frase è contenuta l’essenza della vita matrimoniale: essere precursori di Gesù. In che senso lo dico?

Sono fresco di partecipazione alla Giornata Mondiale delle famiglie a Roma, per 3 giorni ho assistito a testimonianze una più bella dell’altra di come il Signore fa camminare le coppie verso la pienezza dell’amore. Chi tramite l’educazione dei figli, chi per l’ardua via del perdono, chi nel vivere la fragilità della relazione, ecc. Il Catechismo ci ricorda che il matrimonio è un sacramento per la missione: “Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio” (CCC 1534).

Ecco allora che questo brano del Vangelo fa chiaramente riferimento alla vostra vocazione di essere seminatori di Vangelo, di spianare la strada a Gesù che vuole essere al centro della vostra famiglia.             Dicevo della Giornata Mondiale, perché a questo proposito mi sovviene una testimonianza forte e drammatica, di una coppia spagnola già avanti negli anni, Álvaro Medina e María Rosario García. Essi ci hanno condiviso come la loro vita di fede è stata sì preparata dai loro genitori ma che la mentalità del mondo si è frapposta creando forti difficoltà e mettendo a dura prova quanto hanno ricevuto in famiglia; a loro volta questo è successo con i loro figli, educati sì secondo la fede ma che non sempre sono stati in grado di fare proprio l’esempio ricevuto. Naturalmente il finale è molto bello… e lo potete leggere direttamente dal sito dell’Incontro.

 Questo per dire che a voi spetta quest’ardua missione, nella quale non siete certamente soli, di testimoniare con la vostra vita ed anche le vostre fragilità che Gesù è vivo e ci ama. Sarà poi Lui che darà letteralmente “il colpo di Grazia” perché chi vi vede, siano i figli o altri, possano credere. La fede non è mai una fotocopia del vissuto dei genitori (meno male!) ma una conquista personale. Gesù solo vi chiede di sforzarvi ogni giorno di essere Vangelo vivo con la vostra relazione vera, autentica e sempre in cammino.

ANTONIO E LUISA

Noi, da sposi e genitori, vorremmo soffermarci su come concretizzare questo Vangelo nel rapporto con i nostri figli. Già perchè spesso ci sentiamo inadeguati. Quanti errori. Con il tempo però abbiamo compreso che l’essenziale è altro. Crediamo che sia importante non tanto che ci vedano perfetti, sempre pronti ad affrontare ogni situazione. Non crediamo serva questo. Innanzitutto perchè non sarebbe vero, chi di noi è davvero perfetto? E poi anche perchè diventeremmo un esempio irraggiungibile per loro. Credo che ciò che Gesù ci chiede è un’altra cosa. Ci chiede di mostrarci per come siamo, persone che sbagliano ma che sono capaci di chiedere scusa e di ricominciare. Hanno bisogno di vedere due genitori che si abbracciano, che si stimano e che si vogliono bene. Hanno bisogno di vedere due persone capaci di inginocchiarsi davanti a Gesù perchè, seppure sanno di essere non sempre adeguate come sposi e come genitori, sanno anche che c’è un Padre che le ama e le sostiene. Insomma i nostri figli hanno bisogno di vedere due genitori che si fidano e si affidano a Dio e che questo li rende forti anche nella loro imperfezione.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 38

(Nelle formule seguenti, le parole del Signore si pronuncino con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura). La vigilia della sua passione, (prende il pane e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue) : egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, (alza gli occhi), e alzando gli occhi al cielo a te, Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e mangiatene tutti : questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. (Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione. Poi prosegue ): Allo stesso modo, dopo aver cenato, (prende il calice e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue): prese nelle sue mani sante e venerabili questo glorioso calice, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me. (Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione).

Continuiamo ad approfondire il momento della consacrazione e proseguiamo il percorso iniziato con l’articolo precedente nel quale abbiamo un poco analizzato le indicazioni inserite tra parentesi; ora spostiamo la nostra attenzione sulle parole che il sacerdote pronuncia.

Queste parole le ha pronunciate Gesù stesso durante la famosa Ultima Cena, ed hanno fin da subito assunto la natura di testamento spirituale, poiché questa cena l’ha fortemente voluta Lui stesso poco prima della sua morte (cfr Lc 22, 15 : <<Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione.. >>), come a dare il LA a tutta la Passione… un po’ come quando il direttore, all’inizio delle prove spiega ai suoi orchestrali come interpretare il brano cosicché si cominci il lavoro col piede giusto… come quando il comandante della nave decide quale rotta seguire e lo comunica a tutti quelli a bordo.

Fin dai suoi inizi, la Chiesa ha considerato l’Ultima Cena come un evento prototipo, dal quale e nel quale avrebbe capito il proprio futuro; soprattutto lo si nota nel Vangelo di Giovanni, il quale rilegge tutta la vita di Gesù come fosse una storia teatrale nella quale le scene si susseguono l’una dopo l’altra legate da un filo conduttore e da una trama ben definita, probabilmente grazie al fatto che era il “discepolo che Gesù amava” ma forse complice anche la tarda età che gli dà il tempo di ritornare con la memoria sugli eventi e darne una lettura sapienziale e saggia.

E qual è la “rotta” che il comandante Gesù dà alla Sua Passione?

E’ la rotta del sacrificio, sulla scia dei sacrifici rituali già esistenti nell’ebraismo Lui si pone però ad un altro livello, dà una nuova connotazione che lo contraddistingue dai sacerdoti del suo popolo, poiché essi ricevevano un animale da sacrificare da parte dell’offerente, officiavano in sua vece e per conto suo, ma una volta finiti i rituali erano pronti per compierne un altro senza che quello appena compiuto li coinvolgesse più di tanto nella vita; anche Gesù si pone come offerente al Padre, ma la vittima da sacrificare non la compra fuori dal tempio portandola ad una altro sacerdote, poiché la vittima è Egli stesso, inoltre non c’è nessun sacerdote a cui dare il compito di officiare perché il sommo sacerdote è ancora Lui stesso: ecco perché lo abbiamo definito “comandante”, proprio per il fatto che è Gesù ad officiare al proprio sacrificio, è Lui che decide tutto in modo liberale e spontaneo, infatti molte altre volte avevano tentato di catturarlo ma non ce l’avevano fatta, solo questa volta Gesù si lascia catturare per essere sacrificato sull’altare della croce.

La chiesa mette sulla bocca del sacerdote un misto di Parola di Dio, parole di fede e devozione, e parole che pronunciò Gesù in persona; in queste parole solenni si mescolano devozione, fede, commozione, stupore, affetto, meraviglia, adorazione e lode. Sono un concentrato di fede e dottrina sul sacrificio di Gesù, sulla Sua missione salvifica.

Di questa preghiera di consacrazione ci colpisce sempre la parte che parla delle mani di Gesù definendole giustamente sante e venerabili… sembra proprio di vederle… è come se il sacerdote in quel momento prestasse le proprie mani a Gesù, ma anche di più… come se le mani del sacerdote fossero in qualche modo sostituite dalle mani di Gesù… quasi che le mani di Gesù ricoprano le mani del sacerdote come un guanto perfettamente aderente : che meraviglia!

E’ un potere grandissimo, unico ed esclusivo che è stato riservato ai soli sacerdoti, non solo a quelli santi ma anche a quelli che purtroppo si rivelano indegni di tale potestà; il Signore ha talmente fiducia nell’uomo che ha riservato questo potere a questi suoi figli specialissimi nonostante gli angeli, ma anche la Madre del Signore, ne fossero più degni. Gli angeli sono superiori per natura agli uomini nell’ordine della creazione, ciononostante loro non hanno questo potere di consacrare il pane ed il vino in Corpo e Sangue del Signore.

Se i nostri amati sacerdoti pensassero sempre a questa grande realtà ad ogni Messa che celebrano, probabilmente non riuscirebbero a finire le frasi dalla commozione. Carissimi sacerdoti, avete ricevuto da Dio un potere che neanche gli angeli e la Madonna hanno ricevuto, quale grande fiducia ripone in voi il Padre celeste!

A noi sposi è dato il compito di aiutare i nostri sacerdoti in questo momento di Grazia attraverso la nostra compostezza nello stare in ginocchio, il nostro rigoroso silenzio orante, la nostra fervorosa preghiera, la nostra devozione… anche i sacerdoti hanno bisogno di sostegno e lo trovano in un’assemblea ordinata, silenziosa, attenta, puntuale, devota… come fare con i bambini? Cercate di dare l’esempio, E’ importante che guardino i genitori ed imparino che questo è il momento dei momenti, quello in cui il Cielo scende in Terra, quello in cui Satana viene sconfitto ancora una volta, quello in cui i diavoli se la danno a gambe levate, il momento in cui la Storia giunge al suo compimento perché Dio è qui con noi.

Alle nostre figlie, quand’erano piccine abbiamo sempre spiegato (fuori dalla Messa) con parole semplici e comprensibili per loro, ad esempio : <<In quel momento il pane ed il vino diventano Gesù, questo è il motivo per cui mamma e papà stanno in ginocchio: Dio si fa presente, quel Dio che ti ha pensata ed amata da sempre e che ti ha mandata nella pancia della mamma per farci un regalo meraviglioso. Siccome Gesù è proprio lì davanti a noi, bisogna stare in ginocchio per adorarLo, perché è Dio>>

Coraggio sposi, stare in ginocchio vale più di tante prediche !

Giorgio e Valentina.

Che meraviglia il matrimonio

Due giorni fa Luisa ed io abbiamo festeggiato venti anni di matrimonio. Cominciano ad essere tantini e quando si sta insieme da tanto tempo si può correre il rischio di dare per scontato quello che scontato non lo è per nulla. Devo imparare a dire grazie! Guardando quella donna che ho al  mio fianco e che giorno dopo giorno continua a scegliermi. Settemilatrecento giorni che mi sceglie. Quando me lo merito e quando invece non merito nulla. Il matrimonio ci ha reso uno, è una realtà sacramentale, cioè operante e reale seppur invisibile agli occhi. Don Renzo Bonetti è arrivato a dire che con il matrimonio c’è una nuova creazione. Tanta roba. Forse troppa per capire davvero. Il matrimonio ci ha reso uno, ma non basta tutta la vita per rendersene conto ed esserne consapevoli. Ogni giorno che passa si comprende sempre meglio e sempre più profondamente. C’è però un grande rischio. Non riflettere su questa realtà. Darla per acquisita e scontata. Non essere più capaci di meravigliarsi e quindi essere riconoscenti. Spesso non ho tempo di meravigliarmi di questo grande dono. Tra le tante cose da fare, tra i pensieri che mi riempiono la testa appena sveglio e non mi abbandonano fino a quando non crollo distrutto sul letto alla sera. Tra tutte queste cose devo trovare il tempo. Mi devo fermare per contemplare la mia sposa come se fosse l’Eucarestia, perchè in lei e nella nostra relazione c’è Gesù vivo e reale. Solo così posso percepire la bellezza della mia sposa. La grandezza di questa unione che ci lega, ma che non imprigiona e rende liberi. La sola persona con la quale riesco ad essere completamente libero di mostrarmi per chi sono.  La meraviglia di chi si sente prezioso agli occhi di una persona che ti sceglie ogni giorno e che ogni giorno si dona completamente a te. Dirle grazie significa riconoscere che abbiamo ricevuto un dono grande, spesso immeritato, di sicuro non dovuto. Un dono che si può accogliere, ma non pretendere. La nostra è un’alleanza che ci supera, un progetto che dà senso alla vita e che proietta oltre la vita. Un’alleanza che si fonda sulla differenza. Maschile e femminile che diventano non punto di rottura, ma amore fecondo che genera nuova vita e nuovo amore. E’ questa la redenzione del matrimonio. Una relazione che permette di trasformare la differenza in occasione di incontro e di amore e l’incontro in mistero che lascia sempre senza parole.

Quindi fermiamoci, guardiamo la persona che abbiamo sposato e diciamole grazie. Grazie per tutto ciò che fa, ma soprattutto per chi è e per chi mi permette di essere. Io l’ho fatto e leggere la gioia nei suoi occhi mi ha confermato quanto sia importante farlo, pensarlo non basta.

Antonio e Luisa

Un matrimonio nella provvidenza

Siamo così giunti alla quarta puntata della storia d’amore di Riccardo e di Barbara. Cliccate qui se desiderate leggere le precedenti puntate (1 2 3). Riccardo ha avuto una storia travagliata, una famiglia di origine complicata e dopo tanto servizio, preghiera e l’incontro decisivo con fratel Biagio è arrivato a comprendere il disegno di Dio sulla sua vita: vivere di provvidenza a servizio dei più poveri. Lì incontra Barbara che scopre nel tempo di condividere lo stesso desiderio. Inizia così la loro storia insieme, un amore donato ai più poveri al fianco di fratel Biagio.

Dopo tanta preghiera e il sì tanto atteso di Barbara a diventare mia moglie, ebbi più tentazioni che mai. La nostra scelta disturbava il demonio, almeno io ne sono convinto. Così come esiste Dio, esiste anche il demonio che irrompe con tutta la sua forza corruttrice. Mi ha tentato attraverso i social. Un caso mi ha colpito particolarmente. Tra le mie amiche virtuali c’era una hostess che, ho scoperto poi, viveva di prostituzione. Io mi sentivo fortissimo, pieno di Spirito Santo e avevo la presunzione di pensare che niente mi avrebbe potuto scalfire. Eppure non è così, siamo sempre deboli senza Gesù. Questa donna mi contattò e mi propose di organizzare una festa per l’addio al celibato, con lei e una sua amica. Dopo il mio primo rifiuto ha insistito inviandomi anche una sua foto. Lì ho deciso di bloccarla. Una cosa che non mi era mai successa prima. Questa è solo una ma fui tentato in tanti altri modi. Ormai la mia scelta era presa e la mia volontà salda.

Abbiamo accennato, nei precedenti articoli, che il nostro matrimonio si svolse in maniera inusuale. Non avevamo soldi né per la festa né per null’altro, perché io vivevo di provvidenza da anni e Barbara non veniva pagata da mesi. Ma neanche per un attimo pensammo di non sposarci perché non avevamo niente, per noi il matrimonio era l’unione con Dio, tutto il resto sarebbe stato un di più. Ebbene, il buon Dio ci venne in aiuto. Fu una corsa a chi non voleva farci mancare niente; cominciò il responsabile della casa famiglia di Pedara dove vivevo, che ci regalò le fedi, la location e il pranzo del ricevimento. La Parrocchia Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa mise a disposizione il coro e fece una colletta per regalarci il viaggio a Roma per incontrare il Papa in udienza privata, ci fu anche chi si offrì gratuitamente come fotografo. Un medico d’ospedale mi donò l’abito per sposarmi; un mio caro amico, coltivatore di fiori e piante di Nicolosi, ci donò tutti i fiori da mettere in chiesa; mentre una donna che conoscevo da poco volle regalarci le composizioni di fiori per ogni tavolo della sala. Un insegnante di una scuola alberghiera, mio amico, coinvolse i suoi studenti come camerieri per il ricevimento e un rinomato pasticciere ci regalò la torta nuziale. Poi si aggiunsero maestri di sala e cuochi. Tramite social mi contattò una donna che voleva regalarci le bomboniere, ma rifiutammo! Della festa, una delle poche cose che avevamo programmato era proprio la bomboniera, a cui volevamo dare un valore simbolico come invito alla preghiera e che sarebbe stata la coroncina del Santo Rosario (donataci dalla Missione di Speranza e Carità), per rinraziare Maria che tanto avevo pregato per sposarmi con Barbara e per questo progetto di totale servizio ai poveri e a Dio. Ma questa donna non si arrese e ci volle regalare comunque un sacchettino che avrebbe contenuto il Rosario e dei buonissimi confetti. Tutto quello che stavamo vivendo nei giorni precedenti al matrimonio, lo raccontai sulla mia pagina facebook ‘’La Gioia’’ e attraverso questa arrivarono, oltre agli auguri, tante piccole donazioni da varie parti del mondo.

Con la somma raccolta decidemmo di finanziare un progetto della casa-famiglia per il recupero di persone con disabilità. Alcuni regali arrivarono dai nostri parenti più stretti, che vollero assolutamente che tenessimo qualcosa per noi. Barbara sostenne di essere stata una delle poche spose (o forse l’unica!) a non aver scelto niente del ricevimento e che tutto in quel giorno è stata una sorpresa. Anzi, pensandoci bene, la sera prima del matrimonio ci accorgemmo di non aver stampato i menù da porre sui tavoli degli invitati. Barbara li realizzò graficamente ed un amico scout tipografo, dopo aver aperto di sera la tipografia per noi, ci venne in aiuto stampandoli (anche queste stampe ci furono donate dal sacerdote).

Finalmente arriva il giorno del matrimonio, il 12 Febbraio 2016, pioveva. Circa 100 gli invitati, di cui oltre la metà erano gli accolti della casa famiglia, tra cui molti disabili, alcuni amici, la famiglia di Barbara e mia madre, mentre nessuno dei miei parenti era riuscito a venire. Tutto è stato meraviglioso! Durante la messa, la prima lettura è stata proclamata da una suora missionaria, la seconda lettura, l’Inno alla Carità, scritta in braille, da una amica insegnante di italiano non vedente; mentre la leggeva, a proposito di carità, è arrivato proprio in quel momento Fratel Biagio. Si è respirata un’aria di festa in cui la Madonna e Gesù erano con noi. Tutti gli invitati si sono emozionati, la celebrazione si è svolta in un clima di grande gioia. In primo piano il Sacramento, l’unione con Dio e poi una bella festa, voluta da tanti che hanno creduto in noi. Dopo qualche giorno siamo partiti per Roma per un viaggio di tre giorni, nostra meta del viaggio di nozze, dove siamo stati ricevuti da Papa Francesco e a cui abbiamo raccontato brevemente la nostra storia e regalato la nostra bomboniera; poco dopo siamo stati intervistati da Tv 2000 sulla nostra scelta di vita. E’iniziato così in maniera forte il nostro matrimonio, il nostro cammino con al centro Gesù e con Maria come nostra Madre. Quante lotte, quante battaglie vinte solo grazie alla fede. Confidiamo in Dio e tutto sarà possibile!

Riccardo e Barbara

Come sigillo sul cuore. A settembre per riscoprirsi una meraviglia

Luisa ed io abbiamo deciso di approfittare del blog per presentare e promuovere la nostra proposta per le coppie di fidanzati e di sposi. Lo facciamo perché ci crediamo tantissimo. Ormai siamo giunti alla quinta edizione di questo modulo pensato e costruito per aiutare le coppie a riscoprire la bellezza che le costituisce. Partendo da ciò che siamo, dal nostro essere maschio e femmina. Con tutti i nostri limiti, fatiche, contraddizioni. Siamo una meraviglia. A volte presi da tante fatiche, impegni e preoccupazioni perdiamo la capacità di contemplare ciò che siamo e la ricchezza che abbiamo ricevuto.

Se Luisa ed io crediamo così tanto in questa proposta è perché noi stessi ne abbiamo sperimentato la potenza e la bontà di questo seminario nella nostra relazione. Se oggi ci occupiamo di scrivere di matrimonio e di accompagnare le coppie che si rivolgono a noi, è grazie a quanto abbiamo compreso in un percorso iniziato proprio con un’esperienza così.  Questo corso ci ha cambiato la vita, in meglio. Dopo questo corso abbiamo capito cosa significa essere sposi, come nutrire il nostro rapporto, quali sono i pericoli da evitare. Come vivere non solo un matrimonio vero, ma soprattutto, un matrimonio felice. Pregheremo, adoreremo, parleremo, insegneremo, ma non solo. Ci saranno tanti momenti per la coppia. Marito e moglie avranno tanto tempo per dialogare su quei temi che cercheremo di provocare. Si parlerà di amore, di tenerezza, di Grazia, di intimità fisica, di cura, di servizio.  Si parlerà dell’amore naturale degli sposi e dell’amore perfezionato dal sacramento. Si parlerà di intimità come una vera liturgia e dell’amplesso come gesto che rinnova un sacramento. Il tutto sarà guidato da noi, ma non solo. Saremo un’equipe di cinque famiglie accompagnate da un sacerdote. Un sacerdote incredibilmente preparato. Padre Luca Frontali collabora da anni con Mistero Grande e con Retrouvaille. Laureato in Scienze della famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II e attualmente è dottorando in teologia matrimoniale. Avremo con noi nell’equipe una dottoressa in ginecologia che potrà essere un supporto importante per tutte quelle problematiche concernenti la sessualità.

Permettetemi un’ultima considerazione. Cosa ha questo corso di diverso rispetto a tante altre proposte simili che si possono trovare nella Chiesa?

Credo che la nostra proposta si inserisca in una dimensione che nella Chiesa è poco approfondita: la dimensione del corpo e sessuale. Ci siamo accorti che tanti problemi della coppia nascono proprio dalle difficoltà in ambito sessuale. Noi daremo ampio spazio alla sessualità. Perché l’amplesso degli sposi non solo è un gesto meraviglioso che unisce tantissimo e che genera vita, ma è un vero gesto liturgico e sacro. Vorrei concludere con alcune riflessioni che ci sono state regalate da chi ha già partecipato al corso. Ne abbiamo selezionate due.

Terry con le lacrime agli occhi, guardando un po’ noi e un po’ il suo Luca, ci ha detto: Attraverso il corso ho riscoperto l’importanza di prendersi cura l’uno dell’altra, ha riscoperto la bellezza del sacramento che ho scelto e la bellezza del mio sposo. Sento di essermi sposata nuovamente durante questo corso.

Un’altra bellissima testimonianza è arrivata invece dopo un colloquio personale con una sposa: Cara Luisa ho raccontato a mio marito quanto ci siamo dette, è rimasto così felicemente sorpreso che abbiamo fatto l’amore la notte stessa mettendo in pratica i tuoi preziosi consigli. È stato meraviglioso. C’è ancora tanto da fare ma ora sappiamo come farlo. Grazie di cuore per tutto quello che fate.

Quindi cosa aspettate? Iscrivetevi. I posti sono limitati. La bellezza è attraente. È ciò che più desideriamo, tutti, nel profondo. Perché la bellezza è la caratteristica dell’amore e di Dio. Il corso è aperto a sposi e anche ai fidanzati (saranno collocati in camere separate). Ci vediamo, se siete interessati, dal 9 al 11 settembre presso la Casa di Spiritualità Sant’Obizio ad Angolo Terme provincia di Brescia. Per informazioni contattaci, saremo lieti di rispondervi e di chiarire eventuali dubbi 3388575865 (Antonio)

Eravamo come dei tizzoni!

Dal libro del profeta Amos (Am 3,1-8; 4,11-12) Ascoltate questa parola, che il Signore ha detto riguardo a voi, figli d’Israele, e riguardo a tutta la stirpe che ho fatto salire dall’Egitto: «Soltanto voi ho conosciuto tra tutte le stirpi della terra; perciò io vi farò scontare tutte le vostre colpe. Camminano forse due uomini insieme, senza essersi messi d’accordo? […] In verità, il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo piano ai suoi servitori, i profeti. Ruggisce il leone: chi non tremerà? Il Signore Dio ha parlato: chi non profeterà ? Vi ho travolti come Dio aveva travolto Sòdoma e Gomorra, eravate come un tizzone strappato da un incendio; ma non siete ritornati a me». Oracolo del Signore. Perciò ti tratterò così, Israele! Poiché questo devo fare di te: prepàrati all’incontro con il tuo Dio, o Israele !

Il profeta Amos è un uomo scelto da Dio per destare dal torpore del peccato il popolo di Israele; il Signore aveva fatto di tutto per attirare a sé il suo popolo, ma questo Gli ha voltato la faccia, sicché Dio gioca la carta del profeta Amos. Assomiglia un po’ a quando da giovani si tentava di tutto per far la corte alla ragazza che ci interessava, ma ella spesso non ci filava per niente, anzi pareva proprio rifiutare le nostre avance e preferire quelle di un altro. C’era anche chi giocava come ultima carta l’avanscoperta dell’amico, il quale era incaricato di avvicinare la ragazza per tastare il terreno per conto del mandatario e quasi sempre aveva anche il compito di tessere le lodi dello spasimante per tentare di indirizzare le attenzioni di lei verso il corteggiatore: questo amico assomiglia un po’ al profeta Amos.

Continua un po’ la serie di letture dall’Antico Testamento in cui Dio continuamente ci invita alla conversione, sono appelli carichi di affetto misericordioso. E’ interessante notare come Dio faccia sempre appello alla memoria della storia della salvezza, Egli sa che noi uomini dimentichiamo troppo in fretta le Sue grazie, non lo fa per rinfacciarci le Sue imprese miracolose o le Sue gesta magnanime; Dio non ha di queste carenze psicologiche tantomeno sono dei ricatti affettivi come quelli che mettiamo in atto noi. No, niente di tutto ciò.

Abbiamo già approfondito un poco la settimana scorsa il tema dei castighi, i quali sono la diretta conseguenza delle nostre azioni scellerate, ed hanno lo scopo di purificarci per farci cambiare vita, per farci ritornare alla vita di Grazia. Anche in questo brano gli appelli del Signore (per mezzo del profeta Amos) sono pressanti, in realtà abbiamo riportato solo una piccola parte del brano, il quale a sua volta è una piccola parte dei primi 3 capitoli del libro di Amos in cui sono presenti continui ed instancabili appelli alla conversione del popolo di Israele.

Vorremmo mettere in luce non tanto i castighi che il popolo attira su di sé (per conoscerli leggete il libro di Amos) quanto l’instancabile ed ostinato appello del Signore a convertirsi, a tornare a Lui con tutto il cuore. Ma soprattutto il Signore usa la strategia del ricordo delle grazie ricevute come una fessura da cui far entrare piano piano la Sua luce.

E’ particolarmente commosso il cuore di Dio quando arriva addirittura a paragonare la vita dei suoi fedeli ad un tizzone scampato al fuoco: <<eravate come un tizzone strappato da un incendio >>. Anche io e Valentina, come tante altre coppie di (allora) fidanzati, siamo stati strappati dall’incendio della mentalità del mondo come un tizzone ancora ardente, ed il Signore ha usato la persona di padre Bardelli.

Spesso nel nostro ministero di formazione di sposi e fidanzati ci accorgiamo di quanto siamo stati graziati da quell’incendio mondano, testimoniamo di come il Signore ci ha strappati da quelle fiamme infernali, ma soprattutto è salutare per noi ricordarci di come fossimo dei tizzoni già accesi, ma che sono stati salvati dall’incendio che avrebbe rovinato il nostro amore di fidanzamento ed inquinato poi il nostro matrimonio.

Quanti fidanzati sono ancora purtroppo dei tizzoni ardenti?

Tantissimi, ma da soli non ce la faranno mai, hanno bisogno di tanti sposi che, da una parte, fanno l’eco ad Amos nella denuncia del peccato e nell’appello alla conversione, e dall’altra, lo fanno con tanto tenerezza e dolcezza da riuscire ad aprire una fessura nel cuore di tanti, una fessura da cui entri la luce di Cristo.

Cari sposi, la nostra storia non sfugge agli occhi di Dio, Egli ci conosce, e sa bene che tipo di tizzoni fossimo, perciò prendete coraggio e fatevi annunciatori di una Verità più grande di noi, testimoniate di come il Signore ci ha redenti, ve lo vogliamo dire parafrasando il Salmo 103 :cari sposi, benedite il Signore con tutta l’anima, non dimenticate tutti i suoi benefici. Coraggio sposi, vi invitiamo questa settimana a riguardare il vostro album di nozze per ricordare di quante grazie il Signore vi ha accordato.

Giorgio e Valentina.

ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO! La gioia dell’amore

Continuiamo oggi in questo Monday in love, a parlare di anniversario, ripartendo da dove vi avevamo lasciato lunedì scorso, ovvero dal dire Grazie! (clicca qui se vuoi rileggere il precedente articolo) Dall’imparare a ringraziare per quanto abbiamo vissuto, e andando poi a svelarvi l’originale del nostro 2-3 giugno. Come avremo passato l’anniversario? In una Spa? In un rifugio di montagna isolato? In una grande Città ricca di fascino, bellezza e amore? … buona lettura

Nel nostro ringraziamento, un piccolo spazio lo tagliamo per la realtà che ci ha reso ciò che siamo. Realtà che è la Chiesa stessa, e che si manifesta attraverso i documenti conciliari, le encicliche, tradotte e spiegate a noi da sacerdoti, sposi e famiglie che fanno parte di un progetto volto proprio ad aiutare ogni coppia di fidanzati e sposi a scoprire la grazia del Sacramento del matrimonio. Il matrimonio è un Mistero Grande che non si può vivere da soli, chiusi nella nostra casa ma ci chiede di metterci in cammino con la Chiesa, con altre famiglie, con altri sposi e in complementarietà con i sacerdoti, e con tutti i religiosi che incontriamo nel nostro percorso di crescita, nel nostro essere famiglia, nel nostro avvicinarci a Gesù sposo.

Noi abbiamo deciso di passare il nostro anniversario di matrimonio nella casa madre di Mistero Grande, realtà al servizio della Chiesa intera, che propone dei corsi per giovani coppie, per fidanzati. Realtà che non nasce con l’intento di creare un’appartenenza, ma semplicemente mette a disposizione di tutti degli strumenti che aiutano, e ci hanno aiutato, ad essere famiglia con tutti i nostri limiti ed errori di cui a loro non attribuiamo colpa. Eheh. Perché questa scelta?

Perché quando abbiamo pensato a come e con chi passare il nostro anniversario di nozze, ci è venuto in mente che quel giorno ci siamo sposati con Gesù in Chiesa. Senza di Lui quel matrimonio sarebbe stato un accordo politico, una cerimonia civile o che altro ma non il nostro matrimonio. Ben vengano gli anniversari festeggiati in città d’arte, in Resort o spa di lusso, noi non sapendo con quale hotel vivere l’anniversario, non sapendo a quale località regalare la possibilità di ospitarci nel giorno del nostro far memoria del Sì all’amore abbiamo scelto una Chiesa, abbiamo scelto Gesù.

Abbiamo pensato, in un tocco di pazzia o inventiva d’amore che sarebbe stato bello poter passare a celebrare il rinnovo delle promesse nuziali presso la casa madre del…presso la casa madre del progetto Mistero Grande. Realtà che da quando abbiamo scelto di sposarci ci ha aiutato ad essere quel che siamo: famiglia – sposi! Realtà che con corsi, seminari, convegni, ascolto di catechesi, ci ha aiutato a rimanere saldi, uniti. Ci ha aiutato ad essere famiglia non a fare la famiglia. Realtà che non ci ha chiesto nulla in cambio e tutt’ora non ce ne chiede, perché a far crescere belle famiglie chi ci guadagna è la Chiesa stessa.

Realtà che mette poco di suo e tanto dei documenti che scrive la chiesa, riletti e spezzati per le coppie: dall’enciclica Amoris Laetitia, alla gaudium te spes, ai vangeli, etc. Realtà che aiuta ogni coppia ad essere parte di un unico corpo, anche se in quella Chiesa di paese, non ci sono altre coppie giovani, o ci si sente soli, o ci si sente non accolti. Percorsi anche online o che si fanno comodamente in casa con i quali si può mantenere viva la grazia sacramentale e imparare cosa si cela dietro il Mistero Grande del matrimonio cristiano.

Un grazie quindi al dono che ci ha fatto il Signore nelle sue Dioincidenze di trovare 2 splendidi sacerdoti che hanno potuto passare con noi del tempo il giorno del nostro anniversario, celebrando l’eucarestia, rinnovando le promesse matrimoniali, spezzando per noi la parola e vivendo del tempo in semplice ma necessaria, vitale complementarietà. Perché passare con Lui il giorno dell’anniversario?

Perché è Lui che ci ha costituito. Ogni coppia dovrebbe rileggere il suo stare insieme e farne memoria, come occasione per ringraziare del dono ricevuto. L’uomo, o la donna che ci stanno accanto non son frutto di conquiste, di caparbietà o di ingegno. Con l’ingegno si fa altro nella vita ma non si porta avanti per anni un matrimonio. L’altro è un dono che ci è dato per vivere l’amore e lasciarci amare, per generare la vita e l’amore.

Se uno ti regala una casa, una macchina, cosa fai? non lo ringrazi? Non lo andresti a trovare nel giorno dell’anniversario per vedere se magari ti regala qualcos’altro? Per questo ci è sembrato giusto passarlo con Lui. Perché è Lui che ci ha confermato con la grazia del Sacramento del Matrimonio, intrecciando la sua vita con le nostre. Mischiandoci e donandoci quell’unicità, quell’ indissolubilità, quella bellezza, quell’amore, quella forza che ci abita e ci fa camminare ogni giorno mano nella mano.

Le caratteristiche del matrimonio forse non sono proprio umane: chi sa promettere amore per sempre? Esclusivo? Fedele? Nelle difficoltà?.. nella nostra perfezione di esseri umani, siamo tutti imperfetti, abitati dai nostri limiti, dalle nostre ferite. Come possiamo pensare di essere totalmente fedeli all’altro, e che l’altro lo sia altrettanto con noi? forse se la si legge dal basso verso l’alto può sembrare facile, l’indissolubilità, la fedeltà, il perdono reciproco.. ma chiedete alle coppie sposate da tanti anni, se ogni tanto non si è faticato. Se quello stare insieme è capacità umana o c’è di più. Senza quel collante che è Gesù, non riusciremmo ad essere quel che siamo. Gesù è l’unico collante che non ti lascia mai.

Perché è Lui l’unica presenza certa che riconferma ogni giorno il nostro amore. Che vuole festeggiare con ogni coppia il proprio anniversario, la propria voglia di amare. Chi altro farà festa per il vostro anniversario? Forse i genitori, forse i familiari stretti che si ricordano la data, o che sanno che lo festeggerai. Forse i figli che sanno di essere frutto di quell’amore per sempre. Il numero si è già è ridotto; eravate in tanti il giorno del sì a far festa, a ballare, a pranzare, ma non tutti oggi si ricordano della vostra data. Più passano gli anni, più la memoria toglierà invitati a quel giorno. Ed è giusto, è normale, perché è il vostro, è il nostro giorno di amore, di Anna e di Ste e di Gesù. Non della nonna, dell’amico, del testimone; ognuno avrà la sua strada di amore da percorrere. Gesù invece non ci lascerà mai, anche durante un lockdown lui è presenza certa. Primo tifoso di ogni storia di amore!

Perché Lui è l’unico maestro d’amore, e se vogliamo continuare a camminare su questa via, lo possiamo fare solo stando in cordata con Lui. Perché poi in amore, e nessuno lo può negare, non si è mai arrivati! Abbiamo bisogno di continui corsi di aggiornamento sul lavoro… e sull’amore no? Lui è il maestro a cui rivolgerci. Lui è lo sposo della Chiesa Sposa, Lui insegnante di misericordia, Lui che si inginocchia a lavarci i piedi, che li bacia, li asciuga. Lui che entra in casa nostra. Lui che ci chiama Amici, Fratelli. Lui che ci bene-dice. Lui Re fatto uomo, fatto bambino. Lui parola fatta carne. Lui amore fatto carne. Stupendo!

Che bello aver scelto di passare con Lui il giorno del nostro anniversario, aver partecipato all’eucarestia. Quel giorno, venerdì 3 giugno, la Liturgia ci ha fatto leggere il Vangelo dell’amore, quando Gesù sul lago di Tiberiade dialoga con Pietro, il quale non capisce e sembra non comprendere perché quella domanda ripetuta tre volte; quasi a voler rassicurare, confermare quanto rispondeva. Che bello aver ascoltato quella lettura, spezzata in chiave sponsale. Gesù chiede a Pietro: “mi ami tu Pietro”? .. “ Si ti voglio bene” e anche noi, ci siamo ridetti il nostro TI AMO, ci siamo ripromessi lo stesso amore. Che bello che in quel dialogo di Vangelo, Gesù Amore, ci viene incontro, va in contro a Pietro. Scende quegli scalini sulla riva del mar di Galilea per arrivare ad amare allo stesso livello di come riesce ad amare Pietro. Che bello che proprio quel giorno ci ha voluto dire “mi ami più di costoro?” Più del tuo coniuge? Ecco così vuole che ci amiamo…amandolo perché da Lui possiamo amare nostro marito, nostra moglie.

Ecco questa è la bellezza di passare l’anniversario con Gesù, farci amare da Lui. Farci amare dall’Amore. Provare ad amare nel nostro piccolo l’Amore.

Grazie!

L’augurio nostro è che tutti possano vivere la propria vocazione sentendosi amati, celebrare il proprio anniversario lasciandosi amare dall’amore! Vivere il proprio matrimonio riuscendo a benedirlo con l’aiuto di Gesù e imparando da Lui ad amare!

Compito di quest’oggi? Mettersi nelle Sue mani.. mettersi in ascolto del Maestro grande dell’Amore che è Gesù!

Buona lunedì

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Ricordando il Suo Amore per continuare a cercarLo

Cari sposi,

 ci troviamo alle porte della “lunga estate calda”, come il titolo di un celebre film di alcuni anni fa. Negli ultimi mesi la Liturgia ci ha invitato ad un vero e succulento banchetto nuziale: il tempo di Pasqua, la Pentecoste, le solennità della Santissima Trinità, del Corpus Domini, per finire alla grande con il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria.

 Ora si ritorna all’ordinario, forti delle grazie che la Chiesa ci ha dispensato in questo periodo. Quali grazie hai ottenuto? Che doni ti ha fatto il Signore? Pensa alle luci o ai passi in avanti che Gesù vi ha fatto fare in questo periodo perché è importante farne sempre memoria e tenerli sulla punta delle dita. Per questo Papa Francesco ce lo ricorda:

Teniamo ben presente che progredire nella fede non è soltanto un proposito volontaristico di credere di più d’ora innanzi: è anche esercizio di ritornare con la memoria alle grazie fondamentali. Si può «progredire all’indietro», andando a cercare nuovamente tesori ed esperienze che erano dimenticati e che molte volte contengono le chiavi per comprendere il presente. Questa è la cosa veramente «rivoluzionaria»: andare alle radici. Quanto più lucida è la memoria del passato, tanto più chiaro si apre il futuro, perché si può vedere la strada realmente nuova e distinguerla dalle strade già percorse che non hanno portato da nessuna parte. La fede cresce ricordando, collegando le cose con la storia reale vissuta dai nostri padri e da tutto il popolo di Dio, da tutta la Chiesa” (Discorso ai parroci, 2 marzo 2017).

Parto da questa considerazione importantissima – far memoria e valorizzare le grazie ricevute – per agganciarmi al Vangelo odierno. Gesù ci sta invitando alla Sua sequela, a metterci in cammino con Lui, sia personalmente che in coppia. Ci ha coccolato con tante feste e solennità ed ora ci esorta giustamente a donare e ri-donare tanta grazia. Il bello della sequela di Cristo è che si deve e si può ravvivare e riaccendere ogni giorno. Non viviamo di rendita, non siamo sposi (né preti) per inerzia, rimembrando nostalgicamente gli inizi della nostra storia, ahimè oramai lontani. Che noia e che strazio se fosse così!

Gesù vi chiama oggi! Vi vuole suoi oggi! Perché il Suo Amore è lo stesso, ieri oggi e sempre. Perciò non importa se l’altro giorno siamo stati un disastro, se abbiamo litigato pesantemente o addirittura siamo stati un anti-testimonianza per i figli. Gesù mi chiama sempre nell’adesso della mia vita, difatti nel Vangelo Egli usa sempre verbi al presente. Se vi aiuta, vi esorto a rileggere la bella preghiera di San Giovanni XXIII intitolata “Solo per oggi”; ecco alcuni passaggi che illuminano l’importanza di iniziare ogni giorno a seguire Gesù:

Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta… Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.

Come sarebbe bello se, in coppia, vi soffermaste quotidianamente a pregare: “come vogliamo seguirTi Gesù oggi? Come possiamo essere una coppia credente? Cosa possiamo fare assieme a Te?”

Ricordatevi che la vostra sequela di Gesù è del tutto speciale, anzi, è unica! Proprio perché siete una sola carne, senza tralasciare ovviamente il proprio personale rapporto con il Signore. Quindi, oltre al cammino di ciascuno, avete anche la grazia di seguire Gesù in due. Sentite che belle parole scrive su questo don Renzo Bonetti:

Accanto a questa immagine e somiglianza c’è negli sposi anche un’altra prospettiva: Lui, Gesù, li ha scelti, li ha con-chiamati. Tutte le altre vocazioni sono una chiamata al singolare. Penso a noi sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, a chiunque è consacrato: è la chiamata di quella singola persona a seguire Gesù. Voi sposi non siete chiamati singolarmente al matrimonio. C’è una chiamata insieme, c’è una con-chiamata a seguire Gesù, perché Lui possa vivere in voi e manifestare agli altri il Suo Amore” (R. Bonetti, In famiglia la fede fa la differenza, pag. 10).

Care coppie, forza! La Chiesa proprio in questi giorni nella Colletta ci ricorda che: “Tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore”, ossia che ognuno di noi gode di una spinta illimitata ad amare e servire e ogni giorno quella roccia è sotto i nostri piedi.

Il passato vi serve per ricordare il bene e i doni ricevuti dal Signore, affinché questo poi ravvivi in voi la consapevolezza di essere in una grande storia di Amore, da proseguire nella vita ordinaria, con una preghiera condivisa, con un’intimità profonda, con un dialogo sincero, con un impegno concreto nella vostra chiesa locale.

ANTONIO E LUISA

Quando ho letto la riflessione di padre Luca ho subito pensato alla promessa che io e Luisa ci siamo scambiati il giorno delle nostre nozze. Abbiamo promesso di amarci ed onorarci tutti i giorni della nostra vita. Non abbiamo promesso per tutta la vita ma per tutti i giorni della nostra vita. Non è forse lo stesso concetto della preghiera del papa santo bergamasco? Ecco abbiamo solo oggi per dimostrare il nostro amore. Coraggio!

Cuore Immacolato di Maria

Cari sposi,

dopo aver celebrato ieri la Solennità del Sacro Cuore di Gesù, oggi la Chiesa guarda con grande riconoscenza, a Colei che Lo ha generato secondo la carne: dal Cuore Immacolato di Maria si è formato quello di Gesù.

Tale festa ha una storia relativamente recente, ne fu grande promotore S. Giovanni Eudes (1601-1680), tuttavia, bisogna aspettare fino a Papa Pio XII (1939-1958), nel 1944, per un riconoscimento universale della festa in tutta la Chiesa. Determinante, per arrivare a una tale proclamazione sono di certo state le apparizioni a Fatima del 1917 e sappiamo bene quanto, per tutto ciò, la venerazione al Cuore Immacolato di Maria abbia ricevuto una grande diffusione sino ai giorni nostri.

Vorrei soffermarmi oggi con voi sulla frase del Vangelo da cui la Chiesa trae grande ispirazione: “Maria da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo Cuore”. Quali cose medita e conserva Maria? Tutto quello che riguarda Suo Figlio, le sue parole, i suoi gesti, la sua missione, la sua vita. Sembrerebbe una frase un po’ scontata, difatti, quale madre non guarda con profondo orgoglio la vita di ognuno dei suoi figli? Quale mamma non ricorda bene i loro momenti salienti, sia belli che difficili? Che c’è allora di così particolare dietro queste parole?

Papa Benedetto ci spiega molto bene cosa vuol dire il meditare e il serbare di Maria:

L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci ripropone: «Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Il verbo greco usato “sumbállousa” letteralmente significa «mettere insieme» e fa pensare a un mistero grande da scoprire a poco a poco. […] Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere” (Benedetto XVI, Omelia 1° gennaio 2008).

Maria sa reinterpretare tutto, riesce a mettere i pezzi assieme di quanto viveva fino a ottenere una trama coerente e leggervi i segni della presenza di Dio. Questo sì che è molto, ma molto rilevante! Spesso ci accade, invece, di vedere la mano di Dio solo in certi ambiti della nostra vita e in altri negarla completamente.

Maria oggi ci dimostra che la presenza di Dio supera il nostro povero comprendono. Prendiamo ora la parola “cuore”, sappiamo bene che in ebraico “לֵב” tradotto come “lev”, ossia appunto “cuore” ha un campo semantico più esteso della semplice affettività. Esprime, difatti, a un tempo l’intelligenza, gli affetti, i desideri, i pensieri, i ricordi. Quindi in Maria il conservare nel cuore significa che lo sguardo di fede era qualcosa di totalmente assimilato e facente parte del suo vissuto, senza divisioni, scissioni o contrasti.

Concretamente, ciò vuol dire che la sua maternità così misteriosa, come anche il cammino di vita che aveva intrapreso con e per Gesù e pure i saliscendi drammatici sofferti in più occasioni, erano tutti “messi insieme” sotto un comune sguardo di fede, in tutti essi Maria vedeva Dio operante nella sua vita e di questo ne era profondamente contenta. Non vuol dire che Maria non abbia avuto dubbi o ripensamenti, tutto il contrario! Lo stesso Concilio Vaticano II dice che “Maria avanzò nel pellegrinaggio della fede” (Lumen Gentium, 58), cioè Maria è cresciuta nella fede, dal momento dell’Annunciazione fino al Golgota.

Che significato sponsale vedo in tutto ciò? Che in quel Cuore Immacolato Maria si è sempre riconosciuta Sposa di Dio, Coniuge dello Spirito Santo e questa consapevolezza è penetrata fino al midollo della sua anima. Perciò, il desiderio e l’augurio, cari sposi, in occasione di questa bella ricorrenza legata alla nostra Mamma Celeste, è che anche ciascuno di voi sappia conservare così bene nel cuore, cioè nella vita, il dono nuziale e di viverlo sempre con una fede crescente.

Padre Luca Frontali

Dio ci vuole originali e non fotocopie

Il vangelo di ieri, che ci ha ricordato la nascita di San Giovanni Battista, mi ha fatto pensare a come fin dalla pancia della madre, Giovanni sia stato originale. Elisabetta ,sua madre, ha stravolto fin dall’inizio gli schemi e le abitudini del tempo scegliendo il nome Giovanni, un nome che non era familiare.

Una madre che ci dà già un esempio importante, che ci ricorda che siamo Figli di Dio a prescindere da quale nome viene scelto, da chi siamo e da dove nasciamo. Giovanni era un predestinato, scelto per compiere meraviglie anche grazie alla scoperta della sua originalità. Chi, se non lui, avrebbe potuto salutare festosamente Maria, che si era recata in visita ad Elisabetta, sussultando di gioia fin da dentro la pancia di sua madre?

Credo che anche ai giorni nostri tali eventi siano una rarità. Ma ci sono. Persone che vivono in modo davvero originale. Quando penso alla vita di Giovanni Battista, il mio pensiero va anche a Carlo Acutis, collegati tra loro, da una linea invisibile legata a Dio, espressa da una vita vissuta autenticamente. Il primo ci ha guidato nei passi del Battesimo e il secondo ci ha accompagnati all’Eucarestia. Giovanni ha speso una vita dedicata all’amore espresso attraverso la fedeltà alla verità. Amore vero. Una scelta radicale che gli è costata la testa. Carlo una vita spesa nell’amare chiunque incontrasse nella sua quotidianità. Entrambi innamorati di Colui che per primo ci ha amati e creati. Creati per amore e creati per amare. Giovanni aveva intuito che per essere dei discepoli dobbiamo battezzarci, immergerci per rinascere a vita nuova, una vita che ci fa fratelli tutti. Carlo ci insegna invece che siamo tutti chiamati a renderci evangelizzatori nella nostra quotidianità partendo anche da piccoli gesti d’amore come prenderci cura delle persone più fragili e deboli, persone sole, persone magari che per timidezza non riescono a chiedere aiuto.

Io ho scoperto la Carità grazie al mio padre spirituale che dopo una confessione mi diede il compito di svolgere servizi di carità. Iniziai proprio come faceva Carlo, preparando i pasti per i senza tetto, servizio che poi ho continuato a svolgere per la Croce Rossa. È un qualcosa che ti dà tanto perché in quel momento vedi concretizzarsi nella vita reale la frase di Carlo “Più Dio e meno io“. Compiere servizi di carità mi ha fatto bene e continua a farmi stare bene, perché più entri in relazione con le persone che Dio ti permette di incontrare, e più trovi sollievo per le tue ferite. Non solo, diventa uno scambio reciproco di Amore e Ascolto. Prendersi cura dei più deboli è paragonabile al preparare la mangiatoia per dare accoglienza alla Famiglia di Nazareth nel momento del bisogno. Gesù stesso non ha mai voluto nulla per sé, la strada era il suo habitat ed era un pellegrino insieme a sua madre e ai suoi amici.

Ho avuto la fortuna di sperimentare questo nel servizio di evangelizzazione rivolto ai giovani grazie alla comunità di Nuovi Orizzonti, ed è bellissimo stare lì ad ascoltare i racconti dei ragazzi, condividere la merenda insieme a loro e aiutarci a scoprire la parte più bella e nascosta di ognuno di noi. La parte più originale di noi stessi. Carlo aveva capito che non solo era importante il Battesimo, ma occorreva nutrirsi alla fonte dell’amore vero che ci rende originali: l’Eucaristia. Sostare davanti al Santissimo e partecipare alla Santa Messa sono la via per scoprire la parte più vera di ciascuno di noi. E Carlo lo sapeva bene. Nonostante le fragilità le nostre piccole ferite e debolezze, siamo tutti un capolavoro, ognuno di noi è un opera d’arte ad edizione limitata. Siamo unici. Anche nel matrimonio lo siamo. Nessuna coppia di sposi è uguale all’altra. Ognuna di noi è giunta all’altare con la propria vocazione. Noi la nostra l’ abbiamo scoperta a piccoli passi possibili e ogni giorno scopriamo cose nuove , e la vostra? Fateci sapere.

Simona & Andrea.

La castità non toglie ma dà (2 parte)

Riprendiamo la nostra riflessione da dove l’abbiamo interrotta ieri (clicca per leggere la prima parte)

Antonio e Luisa: cosa abbiamo imparato da questa nostra esperienza? Uomo e donna sono diversi. La castità dipende soprattutto dalle donne. Non sempre è così ci sono certamente delle eccezioni. Spesso è così. Costitutivamente gli uomini sono portati a pensare spesso al sesso. Hanno in testa solo quella cosa lì? Certamente no ma ci pensano molto più delle donne. Lo dice la scienza. L’uomo dal momento della pubertà cresce nel desiderio sessuale di 20 volte, la donna solo di due. L’uomo pensa al sesso in media 19 volte al giorno. La donna molte di meno. Questo secondo una recente ricerca americana. E questo è normale. Questa evidente differenza sessuale tra uomo e donna ci dice due realtà:

  • La vera prova d’amore non è quando l’uomo chiede di fare sesso, ma è esattamente l’opposto. E’ quella che la donna può chiedere al suo amato. Una donna è molto affascinata e si sente amata e rispettata quando il suo uomo è capace di controllare la parte più istintiva che c’è in lui. Desidera ardentemente l’incontro fisico, ma è capace di dire con le parole e con l’atteggiamento: ti voglio così bene che sono disposto ad aspettare perché tu lo desideri. Se capisse poi che vivere quel gesto prima del matrimonio sarebbe una menzogna, sarebbe il top. Ma ci può arrivare per gradi. Per Antonio, come abbiamo raccontato ieri, è stato così. L’ha compreso dopo.
  • La castità dipende soprattutto dalla donna. E’ la donna che deve contenere l’uomo. Lo dice come siamo fatti. Venti volte contro due; ricordate? Molte donne hanno paura di non essere accettate se dicono di no. Credono che in fin dei conti vada bene così, vi ripetiamo che non vogliamo giudicare chi fa scelte diverse, ma raccontiamo la nostra testimonianza, di come Luisa mi ha conquistato. Dicendomi di no mi ha fatto comprendere il suo valore e gliene sono grato La fatica è rimasta, continuavo ad essere attratto da lei e a desiderarla, ma ero sempre più affascinato da questa scelta. Per la prima volta sperimentavo con una donna una profondità, una consapevolezza e una ricchezza che fino ad allora non credevo fosse possibile. Per la prima volta comprendevo quanto preziosa fosse lei per me e quale significato avesse l’amplesso nella relazione tra un uomo e una donna. Non sono arrivato a comprenderlo da solo. Devo ringraziare padre Raimondo Bardelli che mi ha aiutato a capire come la castità non fosse una frustrazione da subire, ma al contrario fosse la consapevole preparazione del terreno. Attraverso la castità io e Luisa ci stavamo preparando a cogliere i frutti del nostro amore il giorno delle nozze. Ha cambiato la mia prospettiva. Non stavo rinunciando a qualcosa che avrei potuto avere subito, ma stavo rinunciando a un piacere immediato per averne, al tempo giusto, il centuplo. E così è stato.

Quindi nel fidanzamento casto non c’è contatto fisico? Cosa è giusto fare nel fidanzamento? Parlare la tenerezza. Tenerezza che si concretizza nei baci, negli abbracci, nelle carezze e in tutte le manifestazioni caste che ci possono essere. Parlare quindi il linguaggio proprio della stato in cui i due amanti si trovano. Uno stato provvisorio che non contempla ancora il dono totale del corpo. E’ pazzesco come le nostre relazioni siano costruite sbagliate. Fin dall’inizio. Nel fidanzamento si sperimenta il sesso in tutte le sue manifestazioni e poi, nel matrimonio, non si è più capaci di desiderarlo e di viverlo. Per tanti, dopo alcuni anni, si aprono le porte del deserto sessuale. Cosa succede? Semplice. Si è capaci di parlare un linguaggio solo. Quello dell’amplesso e dell’incontro intimo. Non si è usato questo periodo di conoscenza, il fidanzamento, per perfezionare tutti gli altri linguaggi. Anche quando ci sono, baci, carezze, abbracci e attenzioni sono sempre finalizzati a concludersi nell’amplesso. Nel matrimonio non c’è tutto il tempo, la voglia e il desiderio per queste manifestazioni di amore tenero e concreto. C’è tanto altro a cui pensare e che ci occupa il tempo. Nel fidanzamento invece, almeno di solito, c’è molto più tempo. Nel matrimonio serve impegnarsi. Serve parlare il linguaggio della tenerezza anche quando per tanti motivi non è possibile arrivare all’amplesso. Figli, gravidanze, metodi naturali, mancanza di tempo e di forze, rendono l’incontro intimo non più così semplice da cercare e desiderare. Qui bisogna attingere a quanto imparato nel fidanzamento. Solo se nel fidanzamento ci si è educati a parlare diversi linguaggi d’amore, trovando gratificazione e piacere in quelle stesse manifestazioni, senza quindi renderle finalizzate e usate al solo fine di raggiungere il piacere sessuale, si potrà affrontare con i giusti strumenti il matrimonio. Solo così i momenti di astinenza non saranno momenti di aridità e di distanza tra gli sposi, ma saranno periodi di corteggiamento e di tenerezza. Periodi altrettanto dolci e belli e, cosa più importante, fecondi. Utili a mantenere e ad alimentare la fiamma del desiderio. E’ fondamentale educarsi a questo modo di vivere l’amore. Se non si impara poi è difficile. Quando verrà per tanti motivi a mancare l’incontro sessuale si perderà il desiderio di vivere altre modalità e tutto diventerà povero e senza gioia. Un circolo vizioso che porterà sempre più in basso fino alla completa distanza emotiva, affettiva e sessuale tra gli sposi. Capite l’importanza di imparare la tenerezza nel fidanzamento. Non è una richiesta assurda, ma una base necessaria sulla quale costruire tutta la casa del nostro matrimonio. Se volete un matrimonio santo imparate a vivere questi gesti come parte meravigliosa del vostro rapporto. A volte condurranno all’amplesso e altre volte no. Saranno comunque momenti di meravigliosa e feconda unità. Lo saranno però solo se avrete imparato a viverli in modo autentico. Il fidanzamento è la prima scuola per educarsi a questo atteggiamento importantissimo.

Antonio e Luisa

La castità non toglie ma dà (1 parte)

Dopo tutto lo scalpore suscitato dalla proposta alla castità contenuta nel documento redatto a cura del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita dal titolo Itinerari Catecumenali per la vita matrimoniale, abbiamo pensato di testimoniare anche noi la bellezza e l’importanza della castità.

Antonio: avevo 25 anni. Torno con i ricordi a quell’ottobre del 2000 e mi rivedo. Da pochi giorni stavo con Luisa. Ero un ragazzo ferito, incapace di amare, con tante idee sbagliate in testa e una voragine nel cuore. Lei era il mio strumento per cercare di colmare quel vuoto affettivo e sessuale che provavo. La stavo usando. Avevo un grande desiderio e impulso di vivere subito tutto con lei. Di vivere anche l’aspetto sessuale. Credevo di amarla, sinceramente. Volevo amarla, ma non ne ero capace. Ero travolto da questi sentimenti molto forti. Da un pensiero che era costantemente per lei. Insomma ero innamorato come capita a tutti nella vita. Ero innamorato e quello credevo fosse l’amore. Amare era, secondo ciò che pensavo, abbandonarmi a quel sentimento grande e a quella passione così travolgente e totalizzante. Luisa credo provasse le stesse cose, ma le viveva in modo diverso, più maturo e forse con un po’ di paura. Lei credeva che il rapporto intimo non fosse qualcosa da svendere e da vivere con tutti, ma da riservare ad una persona sola. Devo dire che questo suo atteggiamento mi ha sorpreso e irritato. Non mi era mai successo di incontrare una donna con idee così vecchie e sorpassate. Ho creduto fosse un suo capriccio e non me ne sono curato più di tanto. E’ diventata una sfida. L’avrei fatta cadere. Avrebbe ceduto. Abitavo da solo già da qualche anno e le occasioni per restare in intimità con lei erano tante. Eppure lei non cedeva. Sono passati i giorni, poi le settimane. Lei non solo non cedeva, ma il mio non curarmi della sua sensibilità la amareggiava sempre più. Si sentiva violata e non rispettata. Non capivo. Più insistevo e più lei si chiudeva. In realtà chi stava cedendo non era lei ma ero io. L’irritazione verso il suo continuo negarsi stava lasciando posto all’ammirazione verso una creatura che era consapevole del suo valore. Non voleva svendere se stessa e il suo corpo a chi non lo meritava. Non faceva la preziosa ma era preziosa. Tante donne sono mendicanti, lei no.  Non perchè fosse meglio delle altre. Lei si sentiva amata. Amata da Dio. Questa è la differenza. Lei era consapevole di essere regina. Di essere figlia di Re. Di essere stata pagata a caro prezzo da Gesù. Io in quel momento non ero degno di avere quel dono. Il mio comportamento irrispettoso ci stava allontanando. Per un periodo siamo stati separati. Lì ho davvero capito quanto ci tenessi a lei e sono stato pronto alla vera prova d’amore. Quella che costa. Quella che chiede sacrificio. Che rende sacra la mia fatica. Ho deciso di vivere la relazione con lei nella castità.

Luisa: Prima di sposarmi, un’amica mi chiese: Come fai a sposare un uomo che non conosci sessualmente? E se non andasse bene per te? E se non ti piacesse come fa l’amore? E se ci fossero brutte sorprese? Questa obiezione alla castità prematrimoniale sembra ragionevole. In realtà, si basa su un presupposto sbagliato. Il presupposto sbagliato è questo: ogni individuo avrebbe determinate caratteristiche immutabili anche per quanto riguarda il comportamento sessuale. Invece, il rapporto sessuale è il frutto, appunto, di un rapporto, di una relazione; si procede insieme, s’impara insieme, ci si mette in ascolto dell’altro/a, si rispetta la sensibilità dell’altro/a, ci si accoglie e ci si dona. Mi ricordo di un film di successo “Il favoloso mondo di Amélie”, una commedia romantica. Attenzione ai film romantici: fanno un sacco di danni! Insomma, Amélie ha alcuni rapporti sessuali con uomini diversi e non prova alcun piacere. Finalmente arriva l’uomo giusto e, come d’incanto, anche il rapporto fisico è perfetto. Non è così! Anche con l’uomo giusto, quello che si sposa, quello con cui si passa tutta la vita, s’intraprende un cammino, non va sempre tutto bene. La cosa bella è che il matrimonio è indissolubile: si può provare, sbagliare, migliorare, regredire, progredire, nella certezza che quell’uomo resterà per sempre. Purtroppo per le ragazze di oggi, i ragazzi, chi più chi meno (anche indirettamente) sono andati a scuola di pornografia e (quasi) tutti, ragazzi e ragazze, sono convinti che l’amore si debba fare più o meno come nei video pornografici. Quindi, anche le ragazze si adeguano, pensando che non ci sia altro da fare se non consumare rapporti veloci e violenti senza dolcezza, tenerezza e sentimento. Dolcezza, tenerezza e sentimento si sprecano invece nei nomignoli, nei regalini, nelle frasi tratte dai Baci Perugina. Al contrario, la castità prematrimoniale è proprio diventare esperti di dolcezza, tenerezza e sentimento, tramite sguardi, baci e carezze. Sono le ragazze che devono insistere su baci e carezze dal collo in su. Il ragazzo se ne andrà? Siete proprio sicure? Se ne andrà il ragazzo sbagliato, ma quello giusto no.

Domani proseguiremo con questo discorso e racconteremo i frutti meravigliosi che abbiamo maturato con la scelta di vivere castamente il fidanzamento. Frutti venuti molto utili poi nel matrimonio.

Antonio e Luisa

Protezione e salvezza.

La prima lettura di oggi è piuttosto lunga, quindi ne faremo un riassunto : Sennàcherib, re d’Assiria, manda un messaggio intimidatorio a Ezechìa, re di Giuda, assicurandolo che non gli servirà a nulla confidare nel suo Dio perché tanto l’Assiria prenderà Gerusalemme con la forza così come ha fatto con gli altri territori. Ezechìa allora si reca nel tempio del Signore e pronuncia una meravigliosa preghiera accorata e piena di fede, la quale verrà esaudita. Infatti Isaìa, figlio di Amoz, manda a dire ad Ezechìa una grande e bella profezia che rivela l’intento del Signore, riportiamo solo la parte finale di questa promessa del Signore :

[il re d’Assiria] Ritornerà per la strada per cui è venuto ; non entrerà in questa città. Oracolo del Signore. Proteggerò questa città [Gerusalemme] per salvarla, per amore di me e di Davide mio servo”». Ora in quella notte l’angelo del Signore uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini. Sennàcherib, re d’Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Nìnive, dove rimase.

In questa meravigliosa pagina dell’Antico Testamento si tocca con mano la misericordia del Signore, che si “lascia commuovere” dalla preghiera di Ezechìa e “corre” in aiuto del suo popolo. Nella nostra riflessione non ci concentreremo tanto sui nomi e sugli episodi, quanto sulle dinamiche, saranno queste che ci aiuteranno a fare un passo in avanti con la nostra fede.

E’ interessante questo episodio per la nostra vita matrimoniale, abbiamo provato a rileggerlo sostituendo al nome di Ezechìa i nostri nomi di sposi, e al posto del nome del re assiro potrebbero esserci diverse persone/eventi, perché i nemici della nostra Gerusalemme matrimoniale potrebbero essere molteplici e diversi lungo l’arco della nostra vita a due.

Diverse volte su questo blog abbiamo nominato diversi nemici della nostra relazione, del nostro matrimonio, del nostro sacramento, ed anche questa pagina della Parola non nega che nella vita ci siano dei nemici (rappresentati dal re assiro).. probabilmente i nostri nemici non impugnano armi come spade, ma posseggono armi come la lingua, la maldicenza, l’invidia, la calunnia, la lussuria, l’ira, l’imprudenza, ecc… queste armi a volte feriscono di più della spada. Sono armi che feriscono nell’intimo della relazione, nel cuore, negli affetti, nella castità, nella fede, ma possiamo imitare il re Ezechìa.

Qual è la mossa vincente degli sposi ?

La risposta non è nella psicologia, non è nella nostra buona volontà, non è nelle risorse umane, non è nelle nostre amicizie e nemmeno nelle parentele, tutte queste sono risorse ed aiuti molto importanti che non vanno mai trascurati ma non sono tutto e non sono la parte più consistente; impariamo dal salmo che “se il Signore non costruisce la casa invano vi faticano i costruttori“… senza il Signore e la Sua Grazia noi possiamo fare e disfare il mondo intero ma non ci salveremo mai da soli.

Come Ezechìa dobbiamo andare nel tempio di Gerusalemme, cioè il luogo dove c’è la presenza di Dio. Noi siamo più fortunati di Ezechìa perché abbiamo un luogo privilegiato dove Dio è veramente, realmente e sostanzialmente presente con il Suo Corpo e Sangue, la Sua anima e la Sua divinità; nel tempio di Gerusalemme il Signore era presente solo spiritualmente attraverso le famose Tavole della Legge custodite all’interno dell’Arca dell’Alleanza, mentre nei nostri tabernacoli è presente Colui che ha scritto quelle Tavole, Colui che ha parlato a Mosè!

Il momento migliore per gustare la presenza del Signore è certamente nella S. Messa, ma poi gli sposi hanno un altro asso nella manica, poiché essi stessi sono il segno sensibile ed efficace della Grazia di Cristo l’uno per l’altra. Nel Vangelo Gesù ha detto che dove 2 o 3 sono riuniti nel Suo Nome, Lui è in mezzo a loro… e noi sposi non siamo forse 2? E non siamo riuniti nel sacro vincolo matrimoniale nel Suo Nome?

Anche il nostro matrimonio è un tempio dove abita la reale presenza di Dio, similmente a ciò che accade nell’Eucarestia, abbiamo molto di più del re Ezechìa… non so se sia una coincidenza ma anche noi siamo re della Gerusalemme del nostro matrimonio, come Ezechìa prega per salvare la città santa, così noi sposi possiamo pregare per salvare la nostra Gerusalemme : il nostro matrimonio.

La Scrittura annota alla fine che fu l’angelo del Signore a mettere a posto le cose, Ezechìa ed il suo esercito non impugnò nessuna arma se non quella preghiera accorata del re che chiedeva al Signore di manifestare la Sua gloria, similmente dobbiamo fare noi sposi quando siamo sotto attacco nemico: rifugiarci nel Signore, nella preghiera fiduciosa, nella Sua dolce presenza, e poi lasciare che Lui faccia la Sua mossa per disarmare il nemico. Il primo nemico da annientare è il peccato.

Coraggio sposi, comportiamoci da re e regine.

Giorgio e Valentina.

Anniversario di matrimonio!

3/06/2017-3/06/2022…5 anni da quella promessa di Bene.. 4 doni grandi di cui due pronti per il Cielo, un Amore il nostro che si nutre di Lui. Una complementarietà che ci ha permesso di rivivere le nostre promesse e di offrire di nuovo oggi le nostre vite a quel Padre che ci ha voluto l’uno per l’altro. Per tutto questo e tanto ancora diciamo GRAZIE!!!

Da questo semplice pensiero di auguri, partiamo quest’oggi per darvi la lettura di cosa per noi vuol dire anniversario. Tu come lo hai passato il tuo anniversario? Lo festeggi ancora? È occasione di memoria bella di un giorno speciale? È occasione per rinnovare quella benedizione che hai ricevuto, di rinnovare quella scelta di vita nell’amore che hai fatto?

L’anniversario crediamo in primis che sia un’occasione speciale di crescita, è il far memoria della bellezza vissuta in un giorno passato ed il rinnovarsi nell’amore, rifacendo la stessa scelta libera di amore fatta allora, guardando ai passi fatti e a quelli che ancora sono da fare.

Vi doniamo allora queste righe, in cu abbiamo riletto il nostro anniversario che ad inizio mese abbiamo vissuto in un modo nuovo, speciale… buona lettura.

5 anni, il tempo passa, il corpo inizia a registrare la vita che scorre. Le fatiche e responsabilità che crescono, l’essere sposi che non basta più, si diventa padre, si diventa madre, si diventa adulti nel prendersi responsabilmente cura dell’altro, nell’accorgersi come il vivere familiare ci trasforma.

5 anni, di litigi che son rimasti sempre quelli, di conoscenza reciproca che non basta mai, perché l’altro non è un oggetto di cui ne conosci la forma o il colore, ma è una persona che vive e cambia, e così la bellezza dell’imparare a conoscerti ogni giorno, sempre di più, dell’imparare insieme a conoscere quel vulcano di nostro figlio che come noi cambia ogni giorno.

5 anni, un piccolo traguardo che non ci dice che siamo arrivati, ma che ci permette di guardare al passato con il cuore grato, perché ogni giorno lo rivivremmo in ugual misura, e a pensare oggi a qualcosa del passato che cambieremmo, la risposta sarebbe: l’amore donato. Ma per questo c’è il presente, c’è il guardare avanti, volendo amare di più.

La vita ci è data per amare, e per lasciarci amare, e questo è ciò che possiamo impegnarci a fare, di tutto il resto non ne rimarrà traccia, dell’amore donato e dell’amore ricevuto sì.

L’amore è ciò che della vita resta infinito, per generazioni. Il nostro corpo scomparirà. Gli anniversari servono per accorgerci con gioia che siamo finiti ma viviamo la bellezza infinita dell’amore. Gli anniversari servono per dire Grazie! E allora… L’anniversario cos’è allora?

Un giorno per dire GRAZIE, grazie per il dono del mio sposo, della mia sposa, grazie per il dono della vita, grazie per il dono dei figli, grazie per gli amici tanti, per le coppie di sposi, di fidanzati che camminano con noi, o che hanno fatto un tratto di strada insieme a noi.

Grazie a tutti gli invitati di quel giorno, che hanno reso il nostro matrimonio una festa, grazie a chi si è donato per noi, a chi ha cantato, a chi ha cucinato, a chi ha gioito, ballato, animato, amato con noi l’amore. Viene voglia di ritaggarvi tutti, per dire ad ognuno il nostro grazie, ma si sa i social son limitati e non si può taggare più di un certo numero di persone, l’amore invece è infinito nel numero di posti a tavola, di invitati, di abbracci calorosi di gesti di amore.

Grazie ai parenti che son con noi per legame, che ci hanno insegnato il valore della famiglia, dove fin da piccoli siamo cresciuti.

Grazie ai sacerdoti, alle suore, ai religiosi, a chi ci ha aiutato a conoscere di più l’amore, a chi senza saperlo è stato seminatore, gettando semi di bene su di noi, gettando benedizioni e amore gratuito.

Grazie a chi prega e ha pregato per noi, perché è invisibile ma necessaria la preghiera, come quel sale che gettato nell’acqua della pasta non vedi, ma dona gusto.

Grazie alle nostre famiglie che ci aiutano ad essere ciò che siamo.

Grazie alla Chiesa tutta, e non guardiamo solo a quella parrocchia, o a quella chiesetta, a quel sacerdote, ma alla Chiesa Sposa senza la quale vivere il matrimonio sarebbe più difficile.

Grazie a chi ci guarda da lassù e ci protegge, e ci aiuta a guardare alla nostra vita finita come ad un passaggio sulla via dell’amore da percorrere vivendo, non vivacchiando.

Grazie alla parola di Dio che lavora in noi, che ci plasma e ci dona forma e forza, che ogni giorno ci dice: “io sono con voi” e “non abbiate paura”.

Grazie a mamma Maria, al santo Giuseppe e all’amico Gesù che si son trovati con degli scappati di casa come noi a rivivere il mistero della famiglia.

Grazie alle figure dei santi che sono entrati in casa nostra, per portarci un esempio, un insegnamento, una parola che ci aiuta a camminare più in alto.

Sicuramente abbiamo dimenticato qualcosa o qualcuno in questo nostro salmo di ringraziamento, e quindi ci scusiamo con chi non abbiamo ringraziato, con chi soprattutto non siamo più riusciti ad incontrare, a vedere, in questi anni. Chi abbiamo perso di vista, non per volere, ma che portiamo con benedizione nel cuore.

Che bello fermarsi il giorno dell’anniversario e rivivere quel giorno con l’aiuto di foto, dei filmini, delle dediche o messaggi conservati. Che bello ripensare alla gioia di quel giorno, che bello ricordare i momenti di amore e quelli di fatica da cui siamo passati in questi 5 anni.

Far memoria con gratitudine, così si può camminare in avanti.

E allora a lunedì prossimo, quando insieme a voi, proveremo a raccontare di più del nostro anniversario di matrimonio. … to be continued

Vogliamo provare a lasciarvi un compito, perché queste righe non rimangano solo lette, ma diventino concrete, e quindi vi chiediamo di prendervi del tempo, perché l’amore ne ha bisogno, fermati e prova anche a te a rispondere a queste domande.

Cosa cambieresti del tuo vissuto, celebrando il tuo anniversario?

Per cosa dici grazie? A chi dici grazie? Quale pagine scriveresti sul tuo diario di questi anni di bellezza di amore trapassato sicuramente anche dalla fatica, ma che profuma di resurrezione?

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Date loro voi stessi da mangiare

Cari sposi,

l’immagine di questo articolo è presa dal celeberrimo inno eucaristico, Adoro Te devote, composto nientemeno che da San Tommaso D’Aquino, in occasione di una delle prime grandi processioni eucaristiche della storia, avvenuta a Orvieto nel 1264.

In un passo dell’Inno si dice: “Pie pellicáne, Jesu Dómine,Me immúndum munda tuo sánguine,Cujus una stilla salvum fácere,Totum mundum quit ab ómni scélere”, cioè, “O pio pellicano Signore Gesù, purifica me, peccatore, col tuo sangue, che, con una sola goccia, può rendere salvo tutto il mondo da ogni peccato”.

In passato si credeva che il pellicano femmina, avendo ancora i pulcini nel nido e in momenti di scarsità di cibo, si ferisse il petto per nutrire la prole con il suo stesso sangue. Perciò il pellicano è diventato un simbolo eucaristico. Ho scelto questa immagine ricorrente del Corpus Domini, e per l’appunto quasi sempre presente sulla porta del Tabernacolo, volendo fissare l’attenzione sulla frase odierna di Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare”.

Se ci fate caso, gli apostoli, dinanzi alla massa da sfamare, erano ben pronti a fare una colletta per poi andare in giro a comprare cibo. Ma Gesù li stoppa, sarebbe stato più o meno facile fare quello; invece, chiede di essere loro la fonte del cibo, che il cibo provenga da loro. Evidente, era un’avvisaglia della loro imminente “ordinazione sacerdotale” che sarebbe accaduta nell’Ultima Cena.

Tutto ciò ha comunque un fortissimo riferimento anche al matrimonio essendo esso pure in profonda relazione all’Eucarestia. Perciò, cari sposi, sentite anche per voi l’invito di Gesù che vi dice: “C’è un mondo da sfamare, un mondo affamato di amore vero, non di surrogati: date loro da mangiare il vostro amore, ripieno del Mio”.

Difatti, se il mondo vi chiedesse: “cosa avete di particolare voi sposi cristiani?”. A tale domanda, che puntualmente rivolgo ai fidanzati nei corsi, la risposta, grosso modo, spazia sempre tra: l’avere figli, amarsi, educare bene… ma non sono cose comuni a TUTTI gli sposi? Dall’uomo di Neanderthal fino alle coppie che un domani colonizzeranno i satelliti di Giove.

Ciò che realmente vi caratterizza e che sfama il mondo è il vostro amore “Eucaristizzato”. Mi spiego meglio. Nell’Eucarestia Gesù forma con noi una sola carne (cfr. Catechismo, 1329), è come se Gesù volesse “far l’amore con noi”, unirsi al tal punto che la Sua carne diventa la nostra e la nostra è presa da Lui. Ecco perché la Messa è il talamo sia del sacerdote e soprattutto diventa il talamo nuziale degli sposi!

Il Concilio Vaticano II ha proclamato l’Eucarestia “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium 11), ma dicendo ciò si può anche affermare che Essa è il culmine e la fonte del matrimonio, ossia non esiste matrimonio meglio riuscito e più perfetto di quello che si celebra in ogni Messa tra una coppia e Gesù.

Perciò l’unione che sperimentate lì, diventa la fonte di un amore totalmente rinnovato e ingigantito. È quello che il mondo si aspetta da voi! Non appena uscite dalla Messa, il “mondo” è lì che aspetta che il vostro rapporto splenda di luce nuova, perché portate con voi Gesù. Noi preti Gesù lo portiamo fuori dalle chiese in modo straordinario con le processioni del Corpus, le quali ahimè sono sempre meno, oppure quando visitiamo gli ammalati. Ma voi invece Gesù lo portate fuori dalla parrocchia ogni volta che Lo ricevete nella Comunione. Ed è lì allora che Gesù vi ripete: “date loro voi stessi da mangiare”. Non dovete imitare i preti che predicano, dovete vivere nel vostro corpo e nelle vostre relazioni che Gesù ce l’avete dentro.

So bene il senso di inadeguatezza che può pervadere la vostra sensibilità al sentire queste parole, ma dobbiamo sempre contare sulla potenza dello Spirito che sta agendo in noi, e spesso, malgrado noi. Giovanni Paolo II nell’Esortazione Apostolica Ecclesia de Eucharistia dice:

Attraverso la comunione al suo corpo e al suo sangue, Cristo ci comunica anche il suo Spirito. Scrive sant’Efrem: «Chiamò il pane suo corpo vivente, lo riempì di sé stesso e del suo Spirito. […] E colui che lo mangia con fede, mangia Fuoco e Spirito. […] Prendetene, mangiatene tutti, e mangiate con esso lo Spirito Santo” (n° 17).

Siamo freschi di Pentecoste, care coppie. Non cedete alla tentazione di guardare ai vostri limiti ma pensate che Gesù è nel vostro amore e lo Spirito vi guida costantemente. Siate perciò un “matrimonio eucaristico”, una relazione di amore che vive consapevolmente unita a Lui affinché il mondo sia sfamato dai vostri gesti e dalla vostra vita ordinaria.

ANTONIO E LUISA

Dopo la riflessione di padre Luca così profonda, teologica e ricca di spunti meravigliosi, non vogliamo scrivere molto di più. Semplicemente vi rammentiamo una realtà che è specifica per noi sposi. Un modo speciale di comprendere l’Eucarestia. Quando ci doniamo in una intimità casta (per dono e non per possesso) l’uno all’altra possiamo fare esperienza concreta del significato dell’Eucarestia, del dono totale di Cristo. Fare l’amore è gesto liturgico e sacro proprio per questo. Impegniamoci a fondo nel prepararci alla nostra intimità. Prepariamo il cuore purificando il nostro sguardo e corteggiando l’amata/o. Non è fatica sprecata. Il nostro impegno sarà ripagato e la nostra intimità si trasformerà in un momento di vera comunione tra noi e con Dio.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 37

(Nelle formule seguenti, le parole del Signore si pronuncino con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura). La vigilia della sua passione, (prende il pane e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue) : egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, (alza gli occhi), e alzando gli occhi al cielo a te, Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e mangiatene tutti : questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. (Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione. Poi prosegue ): Allo stesso modo, dopo aver cenato, (prende il calice e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue): prese nelle sue mani sante e venerabili questo glorioso calice, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me. (Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione).

Qui siamo al nucleo di ogni S. Messa, al vertice verso cui tende tutta la vita cristiana e il punto da cui riparte, è come se fosse l’asso nella manica di Dio. Nella Sua strategia di salvezza non Gli sono mancate fantasia e originalità, tanto da stupire i Suoi più vicini e confondere i Suoi avversari. Il Signore aveva già rassicurato i Suoi con la promessa dello Spirito Santo: <<Non vi lascerò soli…>>; ma questa del Sacramento dei Sacramenti è stata un’idea talmente geniale che solo Dio avrebbe potuto concepirla.

Sono stati scritti innumerevoli testi sulla Divina Eucarestia, il patrimonio dottrinale e magisteriale della Chiesa non ha e non teme rivali, ci sono pagine di una chiarezza disarmante… se le prediche dei nostri sacerdoti avessero come tema unico la Santissima Eucarestia non basterebbe una vita per esaurirne il contenuto, ed infatti non saremo certo noi ad apportare nuovi contributi al Magistero, vogliamo solo mettere in luce qualche piccolo frammento di un enorme puzzle, come se guardando al microscopio una goccia possiamo intravedere l’immensità e la magnificenza dell’oceano.

Vorremmo in questo primo articolo far notare quelle note inserite tra le parentesi (in realtà le parentesi le abbiamo aggiunte noi per motivi grafici ma nell’originale sono scritte in rosso e a caratteri più piccoli), esse sono così esplicite e semplici da seguire che non riusciamo a capire il motivo per cui molti sacerdoti si prendano delle licenze (per usare un eufemismo): forse alcuni le ritengono troppo banali e semplici… altri forse le ritengono non così vincolanti… probabilmente ci sarà anche chi le ritiene di poco conto avanzando la scusa (alquanto bambinesca) che Dio guarda i cuori… ci sono molti che pensano di essere più moderni e snobbano la bimillenaria saggezza della Chiesa… qualcun altro forse crede che queste regole incatenino la propria fede, come una zavorra che non la fa volare verso il cielo.

Cari sposi e carissimi sacerdoti, nel nostro cammino di fede abbiamo sperimentato (e continuiamo a farlo) ciò che i grandi santi (nostri modelli, esempi e maestri) ci hanno sempre insegnato, e cioè che la fede ricevuta nel Battesimo è come un seme, ma tocca a noi alimentarla e con la Grazia crescerà giorno dopo giorno. Come ?

Esattamente come il coltivatore cresce una piantina: con la stessa cura, paziente e perseverante di tutti i giorni. Ma anche come fa una mamma (e un papà) col proprio figlio : gli stessi gesti, le stesse parole, gli stessi orari, la stessa cura tutti i santi giorni, o meglio, ogni santo giorno. Non è forse vero che siamo cresciuti grazie alla perseveranza e alla cura paziente dei nostri genitori (nonostante i loro difetti)?

Il segreto quindi è ripetere ogni santo giorno le stesse parole, gli stessi gesti, perché <<chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvo (Mt 10,22)>>.

  • Se un gesto liturgico è semplice significa che dice già tutto e non ha bisogno di spiegazioni ed inoltre la sua semplicità ci aiuta a ricordarlo senza studi particolari, quindi la semplicità non è banalità nonostante la rima… soprattutto nella Liturgia. Un bacio sulle guance paffute di un bimbo non è forse un gesto semplice? Eppure lo usiamo proprio perché col gesto diciamo tutto il nostro affetto/amore a quella creatura senza bisogno di spiegazioni.
  • Un gesto liturgico è vincolante perché vincola la fede personale alla fede della Chiesa Cattolica: quando si ormeggia un’imbarcazione al porto bisogna assicurarla col vincolo della cima altrimenti si disperde in mare, similmente con i gesti liturgici vincoliamo la nostra fede personale alla fede della Chiesa che ci è stata data col Battesimo così che non si disperda.
  • A volte riceviamo dai nostri cari gesti di amore che ci riempiono il cuore, ma agli occhi di una persona esterna alla relazione pare che sia un gesto di poco conto, quando invece per noi è stato un gesto importante perché simbolico e carico di amore/affetto/sentimento, in quel gesto noi abbiamo guardato il cuore. Similmente, Dio guarda il cuore con cui si compie un gesto liturgico, ma ciò non significa che non lo dobbiamo fare perché a nostra discrezione sembra essere di poco conto. Quando l’artigiano crea un oggetto nella sua bottega, sa che ogni piccolo gesto ha la propria importanza perché tramandato da secoli di esperienza, anche se agli occhi degli altri molti suoi gesti sembrano di poco conto e non sono moderni, ma grazie a quei gesti antichi e sempre attuali crea un oggetto d’arte che contiene secoli di saggezza. Similmente il sacerdote deve essere come quell’artigiano… stiamo attenti perché Dio guarda anche il cuore con cui io decido di non compiere quel gesto per mancanza di umiltà e per gretto orgoglio: se Dio guarda il cuore, lo guarda sempre, non solo quando decido io !
  • Quando un papà insegna al bambino ad andare in bicicletta, dà delle regole e delle indicazioni affinché il bambino impari ad andare da solo. Queste regole e gesti non sono delle catene per tenere ancora il bambino vicino a sé, ma sono ciò che lo rendono autonomo, regole e gesti necessari affinché il bambino riesca ad andare lontano da solo con la bicicletta. Se vogliamo spiccare il volo con la mongolfiera dobbiamo certamente scaricare la zavorra ma poi dobbiamo osservare le regole che ci impone la fisica per poter volare lontano, queste regole non sono per zavorrare ma per liberare. Similmente dobbiamo liberarci della zavorra dei peccati ma per volare alto nella fede serve rispettare regole e gesti di bimillenaria sapienza e saggezza.

Cari sposi, insegnate ai vostri figli la ricchezza dentro i gesti più semplici della stare a Messa, in questo momento della liturgia dobbiamo stare in ginocchio anche se non c’è l’inginocchiatoio, sta accadendo il Miracolo della consacrazione sull’altare, sono in ginocchio anche gli angeli, chi siamo noi per non fare lo stesso? Coraggio, ogni gesto di fede aiuta la fede stessa, la alimenta e la sostiene: sia chi il gesto lo compie sia chi lo guarda.

Giorgio e Valentina.

Dio ha una volontà particolare su ognuno di noi?  E quale è la risposta personale di ognuno di noi al desiderio di Dio?

Ricordate Riccardo e la sua testimonianza. Se non lo ricordate vi lascio il link ai suoi articoli (1 2). Ora lascio la parola a Barbara che ci racconterà come lei è arrivata alla scelta di sposare Riccardo.

La mia scelta.

Spesso guardo al mio passato come un succedersi di eventi, più o meno belli e significativi; ma se rileggo la mia vita sotto lo sguardo di Dio, il passato mi fa apparire delle nuove possibilità e mi fa diventare più sensibile agli appelli che Egli mi rivolge, che mi rivelano il Suo desiderio, la Sua attesa e la Sua speranza: vedermi portare frutto (Gv 15,16). Affidandomi allo Spirito, riesco a vedere la grazia negli eventi più disparati e a glorificare Dio nella prova come nel successo. Penso che ciò che Dio si attende da me non è che io scelga nella mia vita una via anziché un’altra, ma che ne faccia un buon uso; che io scelga in seguito ad una riflessione profonda, leale, senza paure, chiamandomi in tutte le cose alla perfezione della carità e a riflettere nella mia vita la santità del Padre. Penso che il disegno di Dio su ognuno di noi sia la volontà d’alleanza, il desiderio di comunione, progetto che può rivolgersi solo a persone libere, perché così Dio ci ha creati, lasciandoci liberi di scegliere.

Sento che la mia scelta di vita, dedicata ai poveri, mi rende libera e in comunione col Signore. E a chi mi dice ‘’ma chi te l’ha fatto fare’’ rispondo..’’ chiedimi semmai perché non l’ho fatto prima..’’. Ma cosa è stato il mio ‘’prima’’.

Al primo anno di università alla Facoltà di Architettura di Palermo, nel 1989, sentì forte il desiderio di mettere a disposizione le competenze che man mano stavo acquisendo, a favore dei bambini poveri dell’Africa che vedevo in TV. Avrei voluto costruire scuole per loro da architetto. Seguì così, su suggerimento dei Salesiani, un corso di operatori missionari a Pedara (piccolissimo paese in provincia di Catania), dovevo prima prepararmi a cosa avrei trovato lì. Dopo un anno abbandonai il corso, presa da mille pensieri, lo studio, dopo il lavoro. Senza accorgermene, risucchiata dai ritmi della società, trascorsero più di vent’anni.

Un giorno, mentre ero a Palermo (dove poi scelsi di vivere -io sono originaria di Ragusa), morì il mio carissimo amico ragusano Toti. Toti era una persona speciale amata da tanti ma con una profonda inquietudine dentro che lo portava a mangiare tanto; l’obesità fu una delle maggiori cause della sua morte. Toti morì solo e questo mi toccò profondamente; pensai che nessuno meritava di rimanere da solo e di non essere aiutato. E quando poco tempo dopo vidi in TV un’intervista di Fratel Biagio (che non conoscevo) rimasi stupita: Fratel Biagio aveva una somiglianza fisica sconvolgente con Toti, stesso sorriso, stessa espressione degli occhi e quell’uomo vestito di verde invitava tutti ad aiutare i più bisognosi e ad aprire il proprio cuore. Quel volto e quelle parole risvegliarono in me il desiderio sopito ormai da più di vent’anni di dedicarmi agli altri e così andai a conoscere il missionario e tutta la comunità; da quel giorno rimasi piacevolmente imbrigliata in quella rete d’amore. Toti era nato il 12 Febbraio e in suo ricordo decidemmo di sposarci in quel giorno.

Dopo qualche anno di volontariato in missione, ho conosciuto Riccardo in un periodo molto travagliato per me: il lavoro non andava più bene, non venivo retribuita puntualmente e questo mi causava molte difficoltà, vivevo da sola, avevo un affitto da pagare, spesso saltavo i pasti, percorrevo 15 km a piedi ogni giorno per andare al lavoro, non potevo acquistare l’abbonamento del bus, lavoravo 10/12 ore al giorno. Ero fisicamente distrutta, mi sembrava di essere caduta in quel circolo vizioso in cui si vive per lavorare per mantenersi cose che reputavo allora necessarie e cosa più grave, così vivendo, non avevo più tanto tempo per gli altri. Mi stavo isolando, stavo vivendo per me stessa. Di giorno vendevo il lusso contribuendo alla progettazione e all’arredamento di interni di bellissime case, la sera con la missione andavo in giro per la città di Palermo ad incontrare i senza fissa dimora: un contrasto troppo forte che mi fece però capire che il Signore mi chiamava ad una scelta d’amore più radicale.

Quando ho conosciuto Riccardo ho capito, a 44 anni, che lui era l’uomo che avrei voluto sposare. Ero titubante però perché per sposare Riccardo e il suo progetto di vita, che sentivo sempre più mio, avrei dovuto lasciare tutto e occuparmi solo dei poveri e vivere di provvidenza; ma la preghiera di Riccardo e di tante persone e il sentirmi amata e utile per i poveri mi hanno spinta a fare questo salto nelle braccia dei Signore e in quelle di Riccardo. Lasciai Palermo e la mia vita lavorativa.

Il giorno del nostro matrimonio, il 12 Febbraio 2016, il nostro desiderio era quello di unirci a Dio nel Sacramento del matrimonio, mettere Dio al centro, consacrarci a Lui davanti all’altare, consapevoli che solo così avremmo trovato la forza di affrontare la nuova vita insieme e al servizio degli altri. Mi ritrovai di nuovo a Pedara, perché proprio lì, viveva Riccardo in casa-famiglia, nello stesso paese dove 25 anni prima avevo frequentato il corso di operatore missionario. Dio-incidenza.

Vi sono molte dimore del Padre: Dio attende che là noi edifichiamo la nostra. Lui lavora assieme a noi. Ci siamo sposati non avendo nulla e tutto ci è stato donato; la meraviglia del nostro matrimonio la racconteremo nel prossimo articolo.

(n.b. alcune riflessioni sono tratte da uno scritto di Michel Rondet, Claude Viard, La crescita spirituale. Tappe, criteri di verifica, strumenti, EDB, Bologna 1988)

Barbara Occhipinti

Un matrimonio in zona rossa

Siamo Elisabetta e Leonardo, una giovane coppia di sposi che ha iniziato a camminare insieme nell’estate dell’anno 2017 dove, in un’occasione “fortuita”, ci siamo incontrati e riconosciuti come compagni di viaggio nella fede. Così, fin dall’inizio abbiamo sperimentato una particolare e preziosa comunione, forte e profonda, che travalicava la nostra realtà e la nostra storia. Ben presto, infatti, abbiamo compreso che Qualcuno si stava rivelando ad entrambi attraverso l’altro e che ci stava chi-amando verso Lui insieme.

I nostri primi passi nell’Amore sono iniziati col cammino vocazionale ad Assisi nell’agosto dello stesso anno e da lì per un intero anno più volte siamo tornati per frequentare le esperienze formative dei Frati Minori (Servizio Orientamento Giovani). Questi insegnamenti ci hanno aiutato a fondare il nostro fidanzamento su tre pilastri: dialogo, preghiera e castità.

Negli anni successivi non sono mancate le difficoltà e le discussioni, come anche confronti sinceri e dialoghi cuore-a-cuore, esperienze profonde di spiritualità e faticose camminate alpine, paradigma del nostro quotidiano. Nelle fasi delicate di crescita personale e discernimento vocazionale siamo stati accompagnati dal nostro padre spirituale, appartenente alla FCIM, e dalla comunità di Montignoso, luogo a noi vicino e da sempre molto caro.

Il desiderio di entrare pienamente nella nostra vocazione col matrimonio è stato presente sin da subito ma sono stati necessari e benedetti circa tre anni per purificarlo, verificarlo e rafforzarlo. Uniti dall’amore a Lui e fiduciosi della sua Provvidenza, abbiamo compreso che i tempi erano maturi per pronunciare il nostro SI, per offrire sull’altare la nostra piccola vita e riceverne un’altra a due, anzi a Tre per mezzo della Sua Grazia.

Avevamo scelto la data 21/03/21 perché rappresentava l’essenza del matrimonio per noi: da 2 diventiamo 1 ma in realtà siamo in 3, con Gesù, lo Sposo della nostra coppia. Coincideva, inoltre, con il primo giorno di Primavera, segno della nuova vita che fiorisce, e di Domenica, giorno della Resurrezione.

In seguito, abbiamo scoperto che tale giorno cadeva in Quaresima, tempo di preghiera, elemosina e digiuno, tempo per fare spazio ad accogliere l’Amore di Dio per noi, manifestato nella sua Passione e Resurrezione. Inizialmente, questa consapevolezza ci ha destabilizzato, considerato che fino a non molto tempo fa non era consentito celebrare le nozze in questo tempo di silenzio e raccoglimento per la vita di un cristiano. Per di più, col passare dei mesi e il nuovo aggravarsi della situazione pandemica, altre rinunce ci sono state chieste per adeguarci alle disposizioni sanitarie e alle limitazioni per le presenze e i festeggiamenti.

Ciononostante, rinnovando seppure con fatica ogni giorno la nostra fiducia nella sua Promessa, abbiamo scelto di mantenere la data e vivere il nostro giorno in piena comunione con la Chiesa e con la realtà, obbedendo alle potature previste e riconoscendo come dono per noi l’invito alla Sobrietà.

Il 21 marzo 2021 ci siamo sposati in zona rossa, in una Pieve in cima a un monte, nel bel mezzo della campagna sanminiatese, ma non per questo lontani o soli. Il Signore ha trasfigurato i nostri volti e il nostro fragile amore umano di fronte ad un’assemblea gremita (ma distanziata, giunta sin da lontano), con una celebrazione intima e sentita, oltre che grandiosamente partecipata e animata. Una Sua manifestazione che ha superato le nostre aspettative e ogni misura o limite, giungendo nelle case di tutti coloro che volontariamente o casualmente si erano connessi sui social network, dove avevamo condiviso la diretta per poter permettere di seguire ai malati, agli anziani e a chi non poteva raggiungerci diversamente. La sobrietà e la piccolezza sono state da Lui moltiplicate in Bellezza e Pace per centinaia di persone. Noi eravamo inconsapevoli protagonisti di un’opera grande dall’impensabile risonanza mediatica e spirituale per noi e per i tanti cuori in ascolto, bisognosi di speranza in tempi di chiusura.

Nonostante pandemia, restrizioni e tanti ostacoli per noi e gli invitati, tutto è stato ricolmato e ricompensato in sovrappiù e immeritatamente. Nella sua unicità, non è mancato niente… Abbiamo visto l’Amore vincere! A fine giornata, infine, ci siamo recati al Santuario di Montignoso per offrire in dono un mazzo di fiori alla Vergine Maria, in segno di ringraziamento per la sua santa protezione e di affidamento della nostra giovane famiglia. Oggi possiamo confermare quanto custodivamo nel cuore otto mesi fa: Sposarsi in Quaresima e in tempo di pandemia ha significato per noi esprimere la volontà di voler crescere insieme nella rinuncia al proprio egoismo (digiuno), nel dono di sé (elemosina) e nell’intimità con Lui (preghiera) per fare spazio al suo Amore che, abbiamo sperimentato, ci benedice e rende felici.

Leonardo ed Elisabetta

Accogliere non basta se non cambia la tua vita.

Oggi vorrei tornare su una piccola polemica che mi ha visto coinvolto con don Marco Pozza. Sì voglio fare nomi e cognomi perchè alla fine non c’è nulla di cui vergognarsi. Don Marco è una persona bella e si occupa di atività non facili come l’accompagnamento dei carcerati. Attività importanti. Quindi don Marco ha tutta la mia stima. In questo caso però, a mio avviso, ha sbagliato. Un errore comune a tanti credenti. Credo che don Marco rappresenti un numero sempre più consistente di persone all’interno della Chiesa. Non a caso ho letto ultimamente della partecipazione degli scout al gaypride. Hanno partecipato perchè si sono sentiti di farlo proprio in quanto cristiani. Così hanno risposto alle critiche i responsabili. Questa mia riflessione non vuole quindi essere un attacco a qualcuno ma una serie di punti che vorrei analizzare. Partiamo dall’inizio. Cosa è successo? Don Marco ha postato degli auguri per l’unione civile di Alberto Matano (giornalista e volto televisivo) con il compagno Riccardo Mannino. Lo ha fatto definendo quell’unione matrimonio. Questa esternazione ha creato scalpore e la solita ed immediata divisione in due schieramenti contrapposti. Da una parte gli entusiasti contenti dell’apertura mentale del prete che è stato capace di vedere l’amore tra due persone senza regole preconfezionate e limitanti e chi, come me, ha colto la gravità della dichiarazione. In una frase ha distrutto la morale e la teologia cristiana sul matrimonio e sull’amore.

Inutile nasconderlo. Questi due schieramenti ci sono da tempo e da tempo si fronteggiano all’interno della nostra Chiesa. Non è questione di poco conto. Ora mi permetto alcune considerazioni. Siete liberi di commentarle anche criticarle dicendo la vostra.

NON SI CONDANNA MAI LA PERSONA. Una delle critiche che maggiormente ricevo quando affronto questi temi è la presunta mancanza di misericordia. Vengo accusato di mettermi al di sopra degli altri e di giudicare situazioni che io non vivo e sofferenze che non conosco. Sono d’accordo su tutto. Io non sono meglio di Alberto o Riccardo. Io non li conosco e avranno sicuramente come tutti noi dei pregi e dei difetti. Conosco però bene i miei limiti, i miei peccati e i miei sbagli. Questo mi permette di non sentirmi meglio di loro. Appunto per questo mi identifico con loro e mi chiedo: cosa vorrei per la mia vita? Qualcuno che mi desse ragione o qualcuno che mi amasse nella verità? E qui arriviamo alla seconda riflessione. Cosa significa accogliere?

ACCOGLIERE NON BASTA SE NON CAMBIA LA TUA VITA. Avevo già scritto in passato proprio di questo tema e riprendo la stessa riflessione perchè è sempre più attuale. Papa Francesco, nel suo ospedale da campo, nella sua Chiesa della misericordia, ci ha fatto intendere che è importante che al centro della pastorale e dell’accompagnamento venga messa la persona concreta, con la sua storia, i suoi problemi, le sue ferite e i suoi errori, per condurla alla pienezza. Questo è meraviglioso. Fare in modo che l’accoglienza sia solo l’inizio di un cammino che conduce alla pienezza della vita. Un cammino difficile e di discernimento dove la Chiesa non impone nulla, ma aiuta ogni persona a scegliere la cosa giusta, la via stretta. Purtroppo accanto al Papa non vedo sempre un clero e una pastorale preparati alla sfida che il Pontefice ha lanciato ai suoi preti e a noi tutti. Vedo la misericordia che si ferma alla semplice accoglienza. Spesso perchè non c’è più la capacità di accompagnare. Soprattutto per quanto riguarda il sesto comandamento. Si parla di amore in modo spirituale come se il corpo non c’entrasse. Come se atti, atteggiamenti e comportamenti non fossero decisivi nel vivere in modo autentico o falso l’amore.  Il sesto comandamento, quello più dimenticato e quasi irriso è stato nella pratica abolito. Ed ecco che rapporti prematrimoniali, uso di anticoncezionali, adulterio, seconde nozze, rapporti omosessuali vengono sempre più accolti nella Chiesa come se fossero espressioni d’amore e non di fragilità e peccato, come se nella Chiesa dovesse essere accolto il peccato oltre che il peccatore. E’ come se la Chiesa dicesse a quelle persone, ad ognuno di noi, tu sei il tuo peccato, per accogliere te devo accettare anche ciò che di sbagliato stai commettendo. Un po’ di tempo fa in un’omelia, un sacerdote, persona di fede e a cui voglio bene, ha affermato che la Chiesa non può lasciare indietro nessuno. E’ come se lui, durante una gita in montagna, non si fermasse con quelli che non riescono ad arrivare alla vetta. Avrei voluto dirgli che non basta fermarsi con quelle persone, accoglierle nel loro limite, nel loro peccato, nella loro fragilità e con tutte le loro ferite. Questo va bene, ma non basta. La misericordia è altro, la misericordia è dire a quella persona che Dio gli ha dato tutto per arrivare alla pienezza, ai duemila metri, alla vetta, e che non è meno degli altri. Significa mettersi accanto a quella persona con pazienza ed allenarle giorno per giorno fino a farla arrivare in vetta. Misericordia vuol dire iniziare un cammino insieme a quella persona perchè possa ritrovare la forza e vivere nella realizzazione la propria vita. Ecco perchè si deve dire alla persona omosessuale che Dio la ama sempre e comunque, ma solo nella castità sarà felice e potrà vivere relazioni pienamente umane. Così ai fidanzati si deve avere il coraggio di dire che il rapporto sessuale è un gesto falso se vissuto fuori dal matrimonio dove non c’è un’unione indissolubile. Avere il coraggio di accogliere i divorziati risposati, ma senza ipocrisia, senza cancellare la verità del male e il dolore che è stato seminato negli anni. Una misericordia che accoglie senza chiedere nulla trasmette due messaggi.

  1. Tu sei il tuo peccato e non puoi essere meglio di così. Sinceramente io di un’accoglienza così, che sa di elemosina, non saprei cosa farne. Fortunatamente nella mia vita ho incontrato pastori che mi hanno accompagnato e mi hanno aiutato a capire che non ero stato creato per vivere in quella miseria in cui mi trovavo, ma Dio mi voleva figlio di Re.
  2. Non esiste una legge naturale. Il caos. Ognuno trova la sua verità. L’amore è tutto e niente. E’ inutile tutto il magistero e l’insegnamento della Chiesa. Noi sappiamo che non è così. La legge non è una serie di richieste astratte e frustranti ma è il nostro libretto delle istruzioni per capire il nostro cuore e diventare pienamente uomo e pienamente donna.

Vi piace una Chiesa così? E’ attraente? Certamente no. Non ti rende migliore. La Chiesa deve invece avere lo sguardo di Gesù, uno sguardo che ha colpito profondamente l’adultera, Uno sguardo che parlava e trasmetteva tutto il suo amore a quella donna. Uno sguardo che diceva: Non vedi come sei bella, come ti desidero. Tu sei molto di più di quello che stai facendo, tu sei una meraviglia. Sono pronto a dare la mia vita per te perchè tu possa ritrovare la tua umanità e vivere nella pienezza per cui sei stata creata. Io lo so che è così. Io conosco quello sguardo. Uno sguardo che ho trovato in padre Raimondo Bardelli e che mi ha dato la forza di cambiare la mia vita. Uno sguardo che trovo ogni giorno nella mia sposa che mi da la forza perseverare e di non tornare indietro.

Antonio e Luisa

Dentro nel vortice?

Dal primo libro dei Re (1Re 21,17-29) : [Dopo che Nabot fu lapidato,] la parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta: «Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”». Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?». Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabèle nel campo di Izreèl”. Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo». In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabèle l’aveva istigato. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrèi, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. La parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

Ci rendiamo conto che questa lettura è un pochetto lunga, anche se in realtà è una parte di un racconto molto più ampio della vita del re Acab, dal quale possiamo trarre tanti insegnamenti per la nostra vita. Nel capitolo precedente viene narrata la vicenda per cui Gezabéle riesce ad ottenere in favore di suo marito Acab, il campo di Nabot; però lo fa con la corruzione e l’omicidio premeditato e con il beneplacito del marito. Perciò il Signore manda Elia a comunicare il castigo che Acab aveva attirato su di sé con la propria condotta malvagia.

Sicuramente molti lettori faranno fatica ad accettare il Signore che manda castighi, ma a ben vedere questa lettura non mette in discussione in alcun modo la bontà del Signore, quanto evidenziare invece la profondità in cui può spingersi la malvagità dell’uomo che agisce contro le leggi di Dio. Purtroppo le nuove generazioni non usano quasi più il linguaggio del castigo nell’educazione e quindi fanno fatica ad entrare in questa dinamica della vita spirituale, mentre invece basti pensare agli attuali scrutini per rendersi conto che ha a che fare con la vita quotidiana: lo studente meritorio viene premiato con la promozione e quello svogliato/lazzarone viene castigato/punito con la bocciatura.

Quando un genitore dà un castigo ad un figlio, lo fa affinché quest’ultimo si renda conto della gravità della sue azioni ed impari ad agire meglio… ma nel castigo umano c’è dentro anche il nostro orgoglio ferito di genitori, le nostre rabbie, le nostre imperfezioni, le nostre ferite psicologico/affettive irrisolte, ma in Dio non c’è nulla di tutto ciò perché Dio è perfettissimo e non ha di queste turbe psicologiche né orgoglio ferito, perciò il suo castigo è puro perché ha come fine la nostra conversione; Dio non ha bisogno di sentirsi realizzato come padre, Lui non ha bisogno di conferme psicoaffettive, Dio rimane tale nonostante le nostre scelte, Egli è casto e ci vuole rendere casti come Lui attraverso il castigo che significa appunto “rendere casto”. Perchè nella castità c’è gioia e amore. Lo fa per un bene più grande.

Il castigo di Dio quindi non è una specie di vendetta nei nostri confronti, ma ha il solo scopo di renderci casti, è una purificazione, è un’anticipo del purgatorio già su questa terra; il castigo è quindi un puro atto di amore di Dio a cui non sfugge neanche il nostro pensiero, perciò si comprende quanto sia stupido pensare che Dio lasci accadere questo o quel castigo senza fare niente, quasi come uno spettatore inerme a braccia conserte burlandosi delle nostre disavventure… è un pensiero di chi non ha fede, non è la prospettiva di chi ha Dio come Padre e quindi vive la propria figliolanza divina.

Ma il Signore è talmente buono e misericordioso che “ritratta” il castigo destinato ad Acab a causa del suo pentimento, ma siccome Dio è anche giusto è necessario che qualcuno sconti questi peccati e questo avverrà con il figlio di Acab. Non perchè si debba per forza punire qualcuno ma perchè il male porta in sè delle conseguenze e dei frutti avvelenati. Ancora una volta non è in discussione la bontà di Dio che amministra la giustizia e la misericordia con la massima perfezione ed in maniera castissima, il problema è la condotta dell’uomo, che può portarlo talmente lontano da Dio da non sentire più nemmeno il richiamo della coscienza, allora Dio si “vede costretto” ad usare l’arma del castigo perché esso ci tocca nella carne e quindi lo avvertiamo con maggiore intensità ed immediatezza rispetto al richiamo della coscienza o altre manifestazioni interiori della misericordia di Dio.

Forse molti lettori si staranno chiedendo perché Acab sembra essere più castigato rispetto alla moglie Gezabéle, in fondo era stata di quest’ultima l’idea malvagia, è lei la mente criminale, quindi secondo i nostri canoni dovrebbe essere lei a subire la sorte peggiore, ed invece accade il contrario, perché?

Il motivo risiede nel fatto che lui poteva fermarla e dire di no, essendo anche re la sua parola avrebbe acquistato più peso, quindi lui aveva avuto la possibilità di scegliere il bene e rifiutare il male, ed è sempre così per ciascuno di noi. Cari sposi, non lasciamoci trascinare in quest’abisso del male, esso è come un vortice che piano piano ti risucchia e resti imprigionato al suo interno.

Se dovesse accadere che il nostro coniuge ci “spinge” a compiere un’azione sbagliata, noi non siamo in alcun modo obbligati a dispiacere a Dio per compiacere al coniuge… anche perché poi finiremmo come Adamo ed Eva a giocare al “la colpa non è mia, è stato/a lui/lei”, sicuramente ci saranno delle attenuanti di cui Dio terrà conto nel suo giudizio, ma poi verrà a chiedere conto a ciascuno di noi del perché non siamo intervenuti per tentare di far desistere il nostro coniuge, o, peggio, lo abbiamo avvallato.

Cari sposi, non lasciamoci ingannare dall’impeto con cui si presentano le tentazioni… anche quando il nostro/a amato/a ci volesse disgraziatamente spingere verso il male, teniamo la bussola puntata in direzione del vero bene, dobbiamo aiutarci l’un l’altra sul cammino della santità e non sul cammino della perdizione.

Coraggio sposi, teniamo sempre presente la coppia di Acab e Gezabéle, per non imitarli mai.

Giorgio e Valentina.

Chiara una santa faticosa e meravigliosa

Dieci anni fa saliva al cielo Chiara Corbella, una donna, una moglie e una mamma. Era tutto questo, era ancora molto giovane. Perchè dieci anni dopo la sua morte il suo nome e sulla bocca di sempre più persone e la sua testimonianza continua a toccare il cuore di chi la incontra? Qual è il segreto di Chiara? Anche Luisa ed io la sentiamo come una sorella maggiore. Più piccola d’età ma molto più grande nella fede.

Il segreto credo che sia nella sua normale straordinarietà. Non è stata una mistica, non è stata una suora che ha fondato un ordine oppure una benefattrice che passava le giornate in mezzo agli ultimi e ai perseguitati. Insomma era molto lontana dall’idea di santa che spesso abbiamo in mente. Non era madre Teresa o Faustina Kowalska. Era una ragazza come tante altre, cresciuta in una famiglia normale di Roma, che si è fidanzata. E anche nel fidanzamento era esattamente come noi, piena di dubbi, di ripensamenti, di tira e molla con Enrico (suo futuro marito). Era come noi. Era come noi quando ha deciso di sposarsi e di donarsi completamente a suo marito.

DIO NON TOGLIE IL DOLORE MA DA UN SENSO. Poi questa giovane moglie ha stavolto tutto. Soprattutto la nostra fede spesso più simile a scaramanzia che ad una relazione con Gesù. Vorremmo un Dio che se pregato e messo sul piedistallo ci togliesse ogni male. Lei ci ha mostrato che Dio non toglie il dolore e la sofferenza anche quando ci sono centinaia di persone che pregano per la tua guarigione. Ci ha mostrato che però in quel dolore e quella sofferenza non siamo da soli ma Lui è più presente che mai. Una consapevolezza difficile da digerire. Nessuno di noi ama stare male e morire. La malattia e la morte sono e restano un mistero. Però Chiara ci dice che non è l’ultima parola. Ci dice che l’amore è più forte della morte, ci dice che Gesù non ci abbandona, basta avere il desiderio di condividere con Lui la vita, il matrimonio e anche la malattia. Chiara ci aiuta a comprendere il senso del dolore. Questo per noi è una scandalo e nel contempo un sollievo perchè abbiamo bisogno di vedere qualcuno che riesce ad andare oltre la morte, che riesce ad abbandonarsi come lei ha fatto nelle braccia del suo Gesù. Non può non toccarci il cuore perchè risponde ad una delle più grandi domande che abbiamo dentro.

BASTA DIRE SI’. Chiara ci insegna che la santità non è un talento innato, che spetta a qualcuno di predestinato, la santità è per tutti, la santità non è nello straordinario, ma è nel fare in modo straordinario le cose ordinarie della vita. Chiara ed Enrico hanno solo detto sì e lo straordinario si è manifestato nel gesto ordinario di accogliere la vita sempre. Chiara ci insegna che possiamo essere come lei se solo riusciamo ad aprire il nostro cuore a Gesù. Chiara non ci lascia scuse. Non importa se abbiamo difetti, paure, imperfezioni e fragilità, Dio può fare meraviglie in noi attraverso la Grazia. Chiara, sono sicuro, si è vista con gli occhi di Dio, ha visto tutta la meraviglia della sua imperfezione umana, perché proprio in quella imperfezione si è lasciata amare ed ha imparato ad amare. Chiara è tutto questo ed è per questo che tante persone trovano conforto dalla sua vita e la pregano già come santa. Come?

PICCOLI PASSI POSSIBILI. Tutti ci chiediamo come sia possibile raggiungere un abbandono così estremo e totale a Dio. Chiara non è santa per aver fatto qualcosa. Chiara è santa per come ha accolto Dio in ogni momento della sua vita, anche i più difficili e dolorosi. Come disse lei: L’importante non è fare qualcosa, ma amare e lasciarsi amare. La verità è che non si può improvvisare. Chiara, come ho scritto appena qualche riga prima di questa, era una ragazza normale. Non si può però credere di vivere lontani da Dio e poi, quando arriva il momento, riuscire a tirar fuori fede e forza non comuni. Chiara si è preparata tutta la vita. Gira una bellissima frase che Chiara ha scritto a 7 anni. Chiara scrisse: Maria e Gesù vi prego fate che io diventi santa. Chiara cresciuta nel Rinnovamento nello Spirito. Chiara che ha conosciuto Enrico a Medjugorje durante un pellegrinaggio. Chiara che ha scoperto la sua vera vocazione attraverso i francescani di Assisi. Chiara che ha preso, con Enrico, la decisione si sposarsi durante la Marcia Francescana.  Chiara era permeata da una vita fatta di relazione con Dio. Era una ragazza normalissima ma che era entrata in intimità con Gesù. Lo conosceva, ci parlava, si affidava. Questo fa tutta la differenza del mondo. Insomma, una ragazza normalissima, ma che aveva costruito nel tempo il suo rapporto con Gesù. Gesù non era un estraneo per lei. Chiara è arrivata ad essere la nostra Chiara, ad essere un dono grande per ognuno di noi, attraverso questa regola. La regola delle tre p. Ogni volta che lei ed Enrico hanno dovuto affrontare un problema o compiere una scelta, l’hanno fatto con e per Gesù. Chiara ed Enrico non sono speciali, non hanno giocato a fare i cristiani perfetti, nè si sono costretti in vuoti fondamentalismi. Non ci sono stati eroismi eclatanti. Ma una serie costante e consistente di scelte per e con il Signore. Ciò che ad Assisi vengono spesso chiamati i piccoli passi possibili. Don Fabio Rosini disse una cosa simile durante una catechesi spiegando la frase del vangelo il Regno di Dio è vicino. Come è vicino? Fabio diceva che la volontà di Dio non sta in qualcosa di lontano o di grande, ma è il passo successivo da compiere. È di fronte a te. È la coscienza che te ne parla. La domanda che ti aiuta a capirlo è questa: “se oggi stesso dovessi morire, moriresti sazio dei tuoi giorni?”. Sazio, cioè senza rimpianti, senza recriminazioni.  (da 5p2p.it)

Concludendo posso dire che Chiara è una santa faticosa e meravigliosa. Per me è così. E’ faticosa perchè ci propone un cammino di santità non facile, ci dice che costruire un matrimonio cristiano affidato a Dio non significa evitare le sofferenze e i dolori ma anzi a volte chiede di abbracciare la croce in un modo non voluto ed imprevisto. Questo è difficilissimo da digerire. Noi che vorremmo la gioia piena già qui sulla terra. Eppure Chiara è meravigliosa perchè con la sua vita ci ha mostrato come morte e malattia si possano sconfiggere. Ci ha donato la speranza di poter davvero vivere per sempre. Non a caso il libro scritto su di lei si intitola Siamo nati e non moriremo mai più. Chiara prega per noi e per le nostre famiglie.

Antonio e Luisa

Finalmente e per sempre a casa!

Carissimi sposi,

oggi celebriamo la Solennità della Santissima Trinità. Come mai è posta sempre appena dopo la Pentecoste? È per ricordarci che il progetto di Dio su ciascuno di noi, culminato nella nostra Redenzione grazie alla passione, morte e risurrezione di Gesù, e giunto a pienezza con il dono dello Spirito, hanno comunque una mèta, non sono fine a sé stessi, in un certo senso sono mezzi per questo grandioso Fine: arrivare a vivere per sempre con e nella Trinità. In effetti, la Trinità è la nostra vera casa, è la nostra Famiglia per eccellenza, la quale vuole farci appartenere totalmente a Sé. Sono verità da meditare in ginocchio, talmente grandi e profonde.

Pensate che una delle migliori sintesi teologiche pubblicate finora ha come titolo: “Dalla Trinità alla Trinità”. La nostra vita è iniziata da un atto sovrabbondante di amore di Dio ed Egli vuole compierlo facendoci parte della sua vita ed esistenza. Ecco allora che oggi torniamo a parlare di Battesimo, perché è lì che è iniziato tutto, è da quel momento che la Trinità è la nostra Famiglia e la nostra Casa. Perciò vi aggiungo questo testo stupendo di Papa Benedetto che spiega tutto ciò molto meglio:

Una prima porta si apre se leggiamo attentamente queste parole del Signore. La scelta della parola «nel nome del Padre» nel testo greco è molto importante: il Signore dice «eis» e non «en», cioè non «in nome» della Trinità – come noi diciamo che un viceprefetto parla «in nome» del prefetto, un ambasciatore parla «in nome» del governo: no. Dice: «eis to onoma», cioè una immersione nel nome della Trinità, un essere inseriti nel nome della Trinità, una interpenetrazione dell’essere di Dio e del nostro essere, un essere immerso nel Dio Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, così come nel matrimonio, per esempio, due persone diventano una carne, diventano una nuova, unica realtà, con un nuovo, unico nome” (Lectio divina del Santo Padre Benedetto XVI, 11 giugno 2012).

Il Papa qui fa un parallelo tra Battesimo e Matrimonio: l’unione è totalizzante in entrambi ed è quello che cerca per noi la Trinità. L’amore è così, vuole tutto dell’altro, vuole appartenere completamente. E quindi, celebriamo con gioia questa Festa perché ci ricorda chi siamo e dove andiamo, ci dona una certezza esistenziale come cristiani e come sposi sul senso profondo della nostra vita.

ANTONIO E LUISA

Dopo aver letto il Vangelo e le parole di padre Luca mi è venuta una riflessione. Forse in apparenza c’entra poco ma, a mio parere, rappresenta bene ciò che è il matrimonio e ciò che è anche la Trinità. Gesù con la Sua umanità concreta e visibile, unita alla sua appartenenza a Dio Trinità ci offre l’occasione di conoscere il Padre. Come Lui stesso dice Chi ha visto me, ha visto il Padre. Non significa altro che affermare che chi ha incontrato Gesù con il suo amore, ha fatto esperienza dell’amore del Padre. Perchè l’uno è nell’altro e insieme allo Spirito Santo sono una comunione perfetta d’amore. Noi sposi abbiamo per sacramento lo Spirito Santo nella nostra relazione. Ciò significa che anche noi abbiamo un compito grande. Dovremmo instillare al mondo che ci circonda il desiderio di incontrare Dio. Guardando noi dovrebbe nascere in chi ci osserva il desiderio di conoscere chi ci ha reso così. Lo puoi fare anche tu che stai leggendo! Anche se credi di essere una frana in tante cose. Tu che vai avanti nelle difficoltà ma non molli, tu che finisci per litigare ogni volta ma poi sei capace di chiedere scusa e di ricominciare, tu che sai perdonare, tu che riconosci la tua piccolezza e proprio per questo sei capace di rivolgerti a Dio. Insomma sei una frana ma una frana capace di raccontare l’amore. La Trinità è nella tua famiglia, non è meraviglioso?

A immagine della Trinità: peso o talento?

Cari sposi,

            domani celebriamo la Solennità della Santissima Trinità. Una festa collocata proprio appena dopo il tempo di Pasqua per significare che la risurrezione e il dono dello Spirito ci vogliono portare nel fondo alla piena Comunione divina, quando prenderemo parte alla nostra vera casa e Famiglia, cioè appunto la Trinità.

Perciò è il Mistero per eccellenza (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 234) davanti al quale offriamo tutta la riverenza della nostra fede. Ma d’altra parte il Signore vuole che lo conosciamo, vuole che entriamo in un rapporto vere e personale con Lui. Quindi la Trinità vuole svelarsi a noi! Come possiamo “capirLa”? In che modo farne esperienza?

Il Signore ha voluto creare un legame particolarissimo con la Trinità e noi tramite il matrimonio e la famiglia. Il Magistero su questo aspetto è molto chiaro:

Alla luce del Nuovo Testamento è possibile intravedere come il modello originario della famiglia vada ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita. Il «Noi» divino costituisce il modello eterno del «noi» umano; di quel «noi» innanzitutto che è formato dall’uomo e dalla donna, creati ad immagine e somiglianza divina.” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 6).

Ed anche Papa Francesco si inserisce su questa scia quando dice: “Il Dio Trinità è comunione d’amore, e la famiglia è il suo riflesso vivente” (Amoris Laetitia 11).

Quindi, carissime coppie, ciascuna di voi, per il solo fatto di essere sposi e di avere il dono del Sacramento nuziale, è un riflesso della Trinità. Vi invito di cuore a meditarlo spesso, ad approfondirlo assieme, a chiedere luce allo Spirito perché vi faccia andare sempre più a fondo in questa meraviglia.

Detto questo potrebbe accadere in più di uno di voi di sentirvi schiacciati da una così grande responsabilità. Se poi subentra lo scoraggiamento di cadute e ferite, anche solo il ricordo di tale verità diventa motivo di fastidio: “non fa per noi due, poveri buzzurri”. Papa Francesco, molto saggiamente, ben sapendo che codesti individui e coppie sì esistono ha appunto parlato di evitare di imporre pesi e piuttosto illuminare le coscienze (cfr. Amoris Laetitia 37).

Ecco, quindi, che vorrei invitarvi a guardare alla vostra vocazione di essere immagine e somiglianza come un vero e proprio talento. Sappiamo bene dalla parabola dei talenti (cfr. Mt 25, 14-30) che il dono ricevuto non è da tenere inerte ma da far fruttificare.

Come mettere in atto allora la vostra “divina somiglianza”, prendendo spunto da un libro del Card. Marc Ouellet proprio su questo punto? Come essere concretamente noi due sempre più somiglianti alla Trinità? Sembra quasi blasfemo dirlo così ma è la Volontà di Dio! È il Signore che vi ha dato questo talento perché diventiate un riflesso dell’Amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito!

Anzitutto, questo avverrà nella misura in cui camminate umilmente e semplicemente nella via della santità di coppia, mettendo Cristo al centro della vostra vita e relazione. Sempre Papa Francesco fa un riferimento proprio a questo in Gaudete et Exultate: “La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due…ci sono molte coppie di sposi sante, in cui ognuno dei coniugi è stato strumento per la santificazione dell’altro” (n° 141). Che bello che il Papa parli al presente, cioè, come dire: è alla vostra portata, forza!

Inoltre, come conseguenza, l’essere immagine divina per voi coppie passa dal vostro amore fecondo. È ancora Francesco a dircelo: “la relazione feconda della coppia diventa un’immagine per scoprire e descrivere il mistero di Dio, fondamentale nella visione cristiana della Trinità che contempla in Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito d’amore” (Amoris Laetitia 11)

Come tante altre volte si è scritto in questo blog la fecondità va ben oltre la fertilità. La coppia feconda è colei che genera vita divina in sé stessa, negli altri attorno a sé, che è fonte di comunione, che sa mantenere relazioni sane e sante. Per cui care coppie, vi auguro di vedervi sempre con quel talento stupendo e, lungi dal volerlo sotterrare, lo sappiate far fruttare nella vita ordinaria.

padre Luca Frontali

Le volpi piccoline fanno danni enormi

Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore. (Ct 2,15)

Si tratta di un versetto tratto dal Cantico dei Cantici. Io e Luisa abbiamo scritto un libro su questo meravioso testo dell’Antico Testamento. Quindi si tratta di un passo che abbiamo già affrontato altre volte nei nostri articoli. Ho scelto di tornarci perchè sono parole troppo belle che offrono davvero una prospettiva importante da cui partire per riflettere sulla nostra relazione. Le piccole volpi sono un’immagine fantastica. Le piccole volpi non sembrano essere un pericolo. Così carine, così piccoline. Eppure proprio le piccole volpi possono distruggere la vigna. Possono distruggere la nostra relazione.

Le piccole volpi sono tutti quegli atteggiamenti che consideriamo in fin dei conti veniali, poco importanti, quasi banali, ma che possono, quando vengono reiterati nel tempo e diventano abitudine, spogliare la relazione di intimità, di complicità e di gioia. Possono allontanarci. Attenzione quindi, non si scherza su queste cose. Vi cito alcuni comportamenti che sono delle vere piccole volpi che attentano la nostra vigna. Scrivo al maschile ma vale per entrambi.

Non incoraggiare mai. Solitamente se ci sposiamo è perchè la persona che abbiamo scelto non ci piace solo fisicamente. Abbiamo anche grande stima di lei. E’ importante il suo parere. Una delle ricchezze dell’essere coppia sta proprio nel poter condividere la gioia e i successi con l’altro e trovare una spalla su cui appoggiarsi e magari anche piangere quando ci sono fallimenti o sofferenze. Essere indifferenti a tutto questo, al mondo interiore dell’altro non lo fa sentire amato. Peggio ancora se siamo sempre pronti a criticare gli errori e siamo invece meno attenti a sostenere con una buona parola. Ecco la prima piccola volpe.

Cerca di cambiarlo/la in tutti i modi. Si, l’altro mi piace, ma sarebbe meglio se fosse un po’ diverso, se cambiasse quell’atteggiamento che proprio non mi piace, se non continuasse a pensare in un certo modo. Insomma se fosse come dico io. Ogni tanto, ammettiamolo, abbiamo la tentazione di fare questi pensieri. Come tutte le persone di questo mondo ha dei difetti. Non basta! Spesso usiamo dei mezzucci per ottenere ciò che vogliamo. Facciamo leva sul senso di colpa. Con il risultato che quando si affronterà una discussione su quel suo difetto l’altro si sentirà giudicato, non amato, attaccato, ci vedrà come un “nemico” e non come un alleato. Si chiuderà e fuggirà ogni occasione di dialogo su quell’argomento. Ci terrà nascosti i suoi sentimenti e i suoi errori. Creando di fatto una barriera tra noi e lui/lei. Solo accogliendolo nel suo essere com’è senza pretesa di cambiarlo l’amato/a sentirà il desiderio di attenuare i suoi difetti. Non per costrizione o sfinimento ma per amore. Ricordate, poi, che se la plasmate a vostra immagine poi non sarà più la persona di cui vi siete innamorati. Insistere per cambiarlo è una grande piccola volpe. Attenzione. Cacciatela per tempo dalla vostra vigna.

Non dire mai quanto è bello e bravo. Non so perchè ma esiste un ambito in cui spesso siamo molto avari. Dovremmo dirci più spesso l’uno all’altra quanto siamo belli, quanto ancora ci piacciamo e quanto ci desideriamo. Non dovremmo perdere occasione per fare un complimento. Cose semplici: Che buono il risotto che hai cucinato. Oggi sei proprio bella! Grazie per aver risolto quel problema con la banca, io non avrei saputo da che parte cominciare. Cose molto semplici ma che ripetute nella nostra quotidianità costruiscono la nostra casa comune. Costruiscono la nostra relazione. Invece spesso perdiamo tante occasioni dando per scontato tante cose. Dando per scontato il nostro amore. Questa si che è una piccola volpe enormemente pericolosa. Non a caso nel rito matrimoniale promettiamo di amarci tutti i giorni della vita proprio per evidenziare come l’amore abbia bisogno di essere confermato ogni giorno.

Bastonatelo ogni volta che sbaglia. Nella nostra relazione gli errori dell’altro ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre. D’altronde non sbaglia solo lui/lei. Anche noi ne commettiamo a dozzine. Ci può stare avere delle discussioni e dei litigi ma mai mettere in discussione la persona e il rispetto per la persona. E’ importante riuscire a dividere l’errore da chi lo commette. Solo così potremo essere di aiuto e sostegno. Solo così l’altro avrà desiderio e non paura di confidarsi con noi, senza fare l’errore di tenere nascosti i suoi sbagli. Non è perfetto. Per fortuna che non è perfetto. Come dico spesso a Luisa: grazie a Dio non sei perfetta! Altrimenti come farei a dimostrarti il mio amore se te lo meritassi sempre? Naturalmente vale anche viceversa.

Questi sono dei piccoli comportamenti sbagliati che sembrano, presi singolarmente, banali e sopportabili. In realtà con il tempo possono causare grandi problemi di coppia. Possono portare fino al fallimento della relazione. Cacciate quindi le piccole volpi. Basta poco.

Antonio e Luisa

L’Oratorio è una casa Famiglia a cielo aperto

In queste settimane ci sono arrivate delle domande da alcune coppie sparse per l’italia su come può un oratorio divenire un’oasi di pace per delle coppie di giovani sposi in cammino, che stanno affrontando il passaggio dalla fertilità alla fecondità. Noi due non abbiamo una ricetta magica, ma l’unica cosa che possiamo raccontarvi è ciò che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Con lo stile di San Tommaso, non a caso uno dei miei preferiti. Indubbiamente toccare con mano è tutta un ‘altra storia che racchiude in sè una verità di cui fare esperienza.

Io, Simona, sono entrata in oratorio grazie al matrimonio. Da adolescente ci andavo ogni tanto, ma perchè ero in realtà attirata dallo scout di turno che mi piaceva. Non pensavo più di tanto all’effettiva importanza di un oratorio all’interno di una comunità, cosa che invece ha vissuto appieno mio marito. Andrea passava i pomeriggi tra il servizio come aiuto catechista, animatore e niente meno anche giocatore della squadra di calcio della parrocchia. Ecco la squadra di calcio della parrocchia è stato per me il punto di accesso all’oratorio. La squadra in cui gioca Andrea è composta da tanti papà, non a caso è conosciuta con il nome di Papà Pallonari del SMDG, anche se poi nei tornei ufficiali è indicata con il solo nome de I Pallonari. Grazie alla squadra io piano piano sono rientrata nella mura di una parrocchia. Erano bei momenti perchè era bello dire al mio futuro marito tu vai poi ti raggiungo cosi torniamo a casa insieme oppure senti ma perchè non andate a cena fuori dopo gli allenamenti? Più partite e allenamenti c’erano e più si creava un’amicizia tra di loro che ha permesso ad Andrea non solo di divertirsi dopo le giornate di lavoro, ma soprattutto ha trovato delle figure di riferimento. Dovete infatti sapere che la squadra dei Pallonari aveva un assistente spirituale come Presidente che, ovviamente, oltre a controllare i giri di campo si accertava anche dell’allenamento spirituale attraverso la preghiera. Un’abbinata vincente per muovere i primi passi verso il nostro matrimonio. La cosa ancora più bella era la presenza dei ragazzi che assistevano alle partite dopo i loro incontri di catechismo. Buona parte di quei ragazzi erano i figli dei Pallonari quindi si era formata veramente una Famiglia di Famiglie.

Entrare in una comunità parrocchiale non è sempre facile, non sempre si riesce a creare legami di amicizia, ma quei pochi che siamo riusciti a creare ce li siamo tenuti stretti. All’inizio del nostro matrimonio abbiamo vissuto una realtà magnifica fatta di tombolate, di cineforum, di uscite a spasso per Roma, di vacanze comunitarie. Una Mistica e Mastica continua. C’era la Gioia. C’era il Vino. Contare su un oratorio cosi era un aiuto fondamentale per cercare di vivere seguendo il Vangelo, in fondo Gesù per primo era un grande camminatore, aveva amici e gli piaceva sostare in qualche casa per condividere quel Pane che un giorno avrebbe spezzato per noi. Per me, che sono stata sempre un pochino allergica alle catechesi, vedere nella realtà quotidiana il Vangelo farsi vita è stato quell’Essenziale per tornare alla fede.

L’oratorio dal di fuori puo sembrare simile ad un circolo sportivo e può magari anche correre il rischio di diventarlo, ma non lo è. Per me è stato quel mezzo per alleviare il dolore e la frustrazione per un figlio che non arrivava. Qualche anno fa, nel bel mezzo della depressione e di moltissime incomprensioni con mio marito, un periodo in cui mi sembrava di vivere nel Regno di Frozen per quanto ghiaccio ormai vi era dentro casa, l’oratorio ha avuto un ruolo rivitalizzante. Non il nostro sotto casa, ma bensì quello dove era stato trasferito il nostro padre spirituale. Nel bel mezzo di una domenica di novembre, piovosa e anche freddolosa, arrivò la chiamata provvidenziale: andate da Decathlon, ho bisogno dei parastinchi per i bambini fate voi con le misure. Grazie a quella telefonata, noi che neanche ci guardavamo in faccia, ci siamo dovuti guardare negli occhi, parlare e affrontare quel io non riesco ad avere bambini perchè mi fai comprare proprio a me i parastinchi? Ecco, da quel momento è partito il nostro lavoro interiore di coppia per cercare di soggiornare non si sa quanto tempo nel nostro personale Giardino degli Ulivi.

Nella vita di fede non si butta mai niente e anche il dolore diventa acqua nel deserto come nella canzone il “Canto dell’amore”: non pensare alle cose di ieri cose nuove fioriscono già aprirò nel deserto sentieri ti darò acqua nell’aridità perchè tu sei prezioso ai miei occhi vali piu del piu grande dei tesori io saro con te dovunque andrai. Proprio l’oratorio per noi due è stato la salvezza, specialmente in questi ultimi due anni. Può sembrare strano perchè in questi ultimi anni abbiamo condiviso la nostra esistenza con la Pandemia, ma è proprio grazie anche alla Pandemia che mi sono resa conto di molte cose. Abbiamo affrontato il dolore di non avere figli proprio vivendolo in oratorio attraverso dei bambini. Sono stati loro la mia cura primaria che è diventata la nostra cura.

Non vi nascondo che quando ho scoperto di essere giunta alla consapevolezza che non avrei mai potuto avere un figlio naturale io ero decisa a non mettere più piede in oratorio, non volevo sapere più nulla neanche di catechismo. Mi sentivo tradita da un Dio che mandava Arcangeli Gabriele ovunque tranne che da noi. Ero arrivata a chiedermi ma “cristo è morto in croce solo per i gruppi giovanili oppure anche per me?” Dal faermi queste domande allo scegliere di non varcare più la soglia di una chiesa il passo è stato breve.

La scorsa estate decisi di non saperne più, era come se avessi creduto a un mondo che non esisteva, un po’ come varcare la porta dell’armadio di Narnia, tanto era il mio smarrimento nella fede. La mia salvezza nella fede è stata grazie ad un bambino dellì’oratorio che ha incarnato il passo evangelico e stette in mezzo a voi. Senza di lui io credo che non avrei mai piu messo piede non solo in oratorio, ma neanche in chiesa. perchè l’uno richiama l’altra. Non si entra in oratorio a giocare se prima non si passa in chiesa a salutare il Santissimo. Il cercarmi di questo ragazzino e suo chiedermi insistentemente torna in oratorio ci sono io stiamo insieme che fai mi lasci solo?Perchè non torni a fare la catechista cosi stiamo insieme – dove è Andrea? viene a vedermi a basket? – quando arriva Andrea cosi facciamo merenda insieme – prediti un caffè ti vedo stanca cosi mi compri anche i pop corn. Ecco se non ci fosse stato il mio piccolo San Tarcisio da accompagnare nel cammino della comunione prima e ora nel cammino della cresima io mi sarei persa tanti momenti bellissimi che solo un oratorio ti sa dare.

Vivere l’oratorio è qualcosa di unico perchè ti permette di condividere la tua storia con altri compagni di viaggio. E’ importante dividere i pesi della vita insieme, possono nascere amicizie, ci si può tranquillamente confessare un sono stanca dammi un idea per qualcosa da cucinare stasera oppure si possono ricevere richieste come ho bisogno di stare da sola con mio marito uscire una sera posso affidarti i miei figli? oppure ci mangiamo una pizza insieme? o andiamo in gita in quel santuario?

Così come può rivelarsi un punto ristoro per la nostra anima incontrare lo sguardo del sacerdote che ti ricorda che è lì anche per confessarti e non solo per fare da arbitro ai ragazzi. Fondamentalmente la nostra salvezza matrimoniale è stata lo scoprire la fecondità proprio in questo, scoprire che si puo essere genitori anche prendendosi cura dei bambini dell’oratorio, accompagnarli al rosario in giardino perchè la loro mamma è al lavoro, è vivere l’emozione di vederli saltare felici perchè hanno visto le piscine montate per il Grest, perchè Dio non va in vacanza d’estate, è vivere insieme a loro le loro prime volte, il primo ghiaccio sul ginocchio dopo una caduta, il primo servizio all’altare, la prima confessione, la gioia nell’ascoltare la loro gioia: ho aspettato 9 anni da quando sono nato per fare la prima comunione non vedevo l’ora.

Spero che la nostra esperienza vi possa essere d’aiuto , noi ci siamo passati, ma credetemi a piccoli passi cercate di riavvicinarvi al mondo della parrocchia. Magari prima in oratorio e poi in chiesa perchè ne vale la pena. Ciascuno di noi ha dei talenti da mettere a disposizione per servire Dio, puo essere benissimo anche suonare la chiatarra, la tastiera, anche solo scegliere i fiori insieme al sacerdote per l’altare è un servizio gradito a Dio. Ora che è estate andate a cercare il vostro tesoro nascosto nella sabbia e andate a bussare alla porta dell’oratorio, saranno felici di accogliervi perchè siamo persone da amare e non numeri da prefettura.

Simona

Melodia di giugno. Un video musicale sorprendente

Mi sono imbattuto in un video musicale. Un video di Fabrizio Moro. Lui è un cantautore che mi piace molto perchè esprime attraverso i brani che scrive la vita reale. La sua vita ma che in tante circostanze è anche la nostra. Lo fa con una grande sensibilità, almeno a mio parere. Il video che mi ha colpito particolarmente riguarda una sua vecchia canzone tratta dall’album Barabba del 2009, Melodia di giugno. Più che sul testo della canzone, che peraltro già conoscevo, mi voglio soffermare sul meraviglioso video (che invece risale al 2020), proprio per la forza espressiva che trasmette. La storia raccontata nel video è molto significativa e dice tanto di come siamo fatti e dell’amore. Quindi ora vi condivido il video e poi, una volta che lo avrete guardato, vi proporrò la mia chiave di lettura.

Cosa vi ha trasmesso? Io mi sono riconosciuto in quel ragazzo che non sapeva più dove sbattere la testa. Quanti di noi, uomoni e donne, sono come i protagosti della coreografia. Perchè l’uomo e la donna sono fatti così. Abbiamo desiderio di aprirci all’altro, abbiamo un bisogno grandissimo di condividere la nostra vita con un’altra persona, di essere importanti per qualcuno, di essere capaci di amare e di accogliere, abbiamo la spinta a donare ciò che siamo. Perchè questa è la nostra umanità. Siamo fatti per la relazione e non per la solitudine. Eppure c’è qualcosa che ci blocca. E la trovata del regista del video è fantastica. Il muro che ci divide l’uno dall’altra siamo noi. E’ il nostro egoismo. E’ la nostra incapacità di spostare lo sguardo dai nostri bisogni ai suoi. Non siamo capaci spesso di mettere il tu davanti all’io. Anche nell’amore. Guardiamo l’altro/a ma in realtà stiamo guardando sempre noi. Quanto l’altro ci fa stare bene, quante emozioni ci provoca, quanto siamo attratti e quanto desiderio di toccarlo/a e averlo/a ci pervade. Insomma il centro siamo sempre noi e così quando vogliamo eliminare ogni distanza con la persona amata ed entrare in comunione ci troviamo un muro. Vediamo sempre e solo noi stessi. Questo è terribile. In quante relazioni non si è capaci di comunione? Di comunione vera. Anche nei momenti di intimità è spesso così. Il centro siamo noi, l’altro uno strumento, e così si perde il meglio di ciò che siamo nel matrimonio. Come scrisse Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio gli sposi sono una comunione d’amore e di vita.

Quando mi sono sposato ero un po’ così. Non riuscivo ad elimare quella maledetta barriera tra me e Luisa. Continuavo a misurare quanto mi faceva stare bene, come mi guardava, come mi rispondeva, quanto mi curava, quanto mi soddisfaceva. Guardavo lei ma ciò che vedevo ero sempre io. Con il tempo ho imparato, grazie a Dio e a Luisa, ad abbattere quel muro ed ora credo di aver compreso un po’ di più cosa significa amare e donarsi. L’ho capito nel matrimonio, nella relazione di tutti i giorni. Il matrimonio è una palestra d’amore. Come nel finale del videoclip, se s’impara poi la vita diventa a colori, si comincia a vivere la comunione e la comunione (questo nel video non c’è ma lo dico io) apre a Dio che è comunione ed amore.

Antonio e Luisa

Ma è tutta farina del tuo sacco ?

Dal primo libro dei Re (1 Re 17,7-16) […] Fu rivolta a lui (Elia) la parola del Signore: «Àlzati, va’ a Sarèpta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. […] Elìa le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

Questo è un estratto della prima lettura di oggi, nella quale è raccontato un miracolo che il Signore ha operato per mezzo di Elia; è un episodio abbastanza noto, infatti viene citato da Gesù nel Vangelo di Luca:

(Lc 4,26) C’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il Paese ma a nessuna di esse fu mandato Elia se non a una vedova a Sarepta di Sidone.

Gesù cita la fede della vedova di Sarepta per esprimere tutta la tristezza perché gli abitanti della sua città non hanno riconosciuto in lui il Messia, il Figlio di Dio. La vedova pagana credette alle parole di Elia che le trasmetteva la promessa di Dio di intervenire per salvarla dalla carestia. Chi era questa vedova? Una mamma, povera e addolorata, che però può accogliere chi è più povero di lei perché le molte prove vissute le hanno insegnato la ricchezza della gratuità; essa dona e condivide tutto ciò che ha per il proprio sostentamento e quello di suo figlio non sapendo che il miracolo sarebbe accaduto di lì a poco.

E non è finita qui, perché nei versetti seguenti il racconto prosegue con la morte di questo unico figlio che verrà riportato alla vita da un secondo miracolo operato da Dio per mezzo delle mani di Elia. Ci sono alcuni livelli di lettura di questo episodio che non ci permettono di farne un’analisi completa ed esauriente, ma ci limiteremo a qualche pennellata che possa aiutarci nel cammino di crescita dell’amore sponsale.

Se stiamo abbastanza in superficie potremmo imparare quanto sia cosa buona poter condividere il poco che si ha, anche se è tutto ciò che abbiamo, perché il Signore non guarda alla quantità di dono ma alla quantità di cuore donato nonché alla gratuità di questo dono. E già qui noi sposi abbiamo di che imparare: quando doniamo al nostro coniuge, doniamo tutto (anche se apparentemente sembra poco) ed in modo gratuito?

Molti sposi ci hanno testimoniato che a loro è accaduto un prodigio simile a quello di questa vedova, poiché il poco che uno donava in un momento di stanchezza (stanchezza nella relazione) si è rivelato nutrimento non solo per altro ma anche per se stesso tanto che ci si chiedeva se tutto questo nutrimento fosse farina del suo sacco! Sembrava infatti essercene poca di farina in quel sacco eppure ha sfamato l’amore di entrambi e per parecchi giorni: il Signore moltiplica il nostro poco!

Se facciamo un passo più all’interno notiamo come ci siano gli elementi per catalogare questo episodio come una prefigura della venuta del Messia : vi troviamo infatti l’anticipo dell’Eucarestia; e la troviamo naturalmente nella focaccia di pane che la vedova prepara per Elia, e nel particolare si può notare come a Dio non sia indifferente la “fame” di Elia (durante una carestia) tanto da disporre tutto per soddisfare il bisogno necessario per lui, così farà con noi nell’Eucarestia che è quella “focaccia di pane” che ci nutre soprattutto nei momenti di carestia; e proprio quando tutto intorno a noi sembra prospettarci la fine ecco che arriva quella “focaccia di pane” che non solo soddisfa nell’immediato ma alimenta anche la vedova ed il figlio per molti giorni. Così anche l’Eucarestia è quel pane divino, è quella nuova manna dal cielo che ci sostenta soprattutto quando intorno c’è carestia, e poi ci alimenta donandoci la forza per affrontare il cammino della vita “fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia”… come a dire che l’Eucarestia è cibo del Paradiso che ci basta fino al giorno della nostra morte ed inoltre ci salva dalla carestia, cioè dalla morte dell’anima.

Cari sposi, anche la nostra vita matrimoniale rischia di vivere dei momenti di carestia: carestia di gesti di affetto, carestia nella relazione, carestia nel rispetto, carestia nel saper morire a se stessi per l’altro, carestia nel dialogo, carestia nell’intimità sessuale, carestia nella accoglienza e dono reciproco, carestia negli ingredienti che servono a preparare la “focaccia dell’amore” di ogni santo giorno… può succedere, però abbiamo un rimedio che è l’Eucarestia, questo pane del cielo che non è solo del semplice “pane benedetto”, ma è veramente, realmente e sostanzialmente Colui che è l’Amore fatto carne, Colui che ci insegna ad amare il nostro coniuge, Colui che è la soluzione ad ogni carestia sopracitata perché la prima carestia che viene annientata è quella dentro il nostro cuore.

Coraggio allora sposi, per questo tipo di pane non esistono intolleranze o allergie, non esiste la celiachia spirituale… fidatevi di Colui che già ama più di voi il vostro coniuge, ma desidera amarlo/la insieme e attraverso ognuno di voi.

Giorgio e Valentina.