Dal trattato «Su lo Spirito Santo» di san Basilio Magno, vescovo (Cap. 9, 22-23; PG 32, 107-110) Chi è quell’uomo che, udendo gli appellativi dello Spirito Santo, non si solleva con l’animo e non innalza il pensiero alla suprema natura di Dio? Infatti è stato chiamato Spirito di Dio e Spirito di verità, che procede dal Padre: Spirito forte, Spirito retto, Spirito creatore. Spirito Santo è l’appellativo che gli conviene di più e che gli è proprio. […] Ad essi tuttavia egli non si dà in ugual misura, ma si concede in rapporto all’intensità della fede.[…] Per lui i cuori si elèvano in alto, i deboli vengono condotti per mano, i forti giungono alla perfezione. Egli risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura e li rende spirituali per mezzo della comunione che hanno con lui. E come i corpi molto trasparenti e nitidi al contatto di un raggio diventano anch’essi molto luminosi ed emanano da sé nuovo bagliore, così le anime che hanno in sé lo Spirito e che sono illuminate dallo Spirito diventano anch’esse sante e riflettono la grazia sugli altri. […]
Già da qualche tempo la Chiesa ci sta preparando ai misteri che stiamo celebrando in questo periodo pasquale, così il tema della discesa dello Spirito Santo già riecheggia nella preghiere dell’Ufficio divino, ecco perché oggi ci viene offerto questo estratto del trattato di san Basilio Magno. Vorremmo solo portarne alla vostra attenzione un paio di aspetti che l’autore richiama: la capacità in base all’accoglienza ed il riflesso della grazia santificante.
La capacità in base all’accoglienza. Questo tema non è spesso trattato con la rilevanza che meriterebbe in contesti quali catechesi parrocchiali e simili, non abbiamo alcun intento di sentenziare nessuno ma solo di fare una fotografia della realtà; purtroppo il fedele medio ha la percezione di avere il diritto di invocare l’aiuto dello Spirito Santo e che quest’ultimo abbia il dovere di venire in modo illimitato. In realtà dietro questa percezione c’è una parte di verità che ora tenteremo di raccontare, e per farlo partiremo da un aneddoto vissuto in una nostra gita famigliare. Dopo una bella camminata alpina, ci siamo trovati ad una ricca fonte di acqua fresca e pura ma avevamo con noi un solo bicchierino minuscolo, evidentemente tra i mille accessori utili in una gita con bimbe piccole qualcuno si è dimenticato i bicchieri per tutti. L’acqua sgorgava con vivacità dalla fonte, ce n’era in sovrabbondanza, continuando a zampillare tutto il giorno in una tale quantità tanto da chiedersi donde mai arrivasse tutta quest’acqua. La sete si era fatta viva, tanto che col desiderio avremmo bevuto tutta l’acqua della fonte ma avevamo con noi solo quel misero bicchierino. Vi lasciamo immaginare la scena di bere un po’ alla volta contando sulla ridotta capacità del bicchierino oppure sull’altrettanto esigua quantità che le mani a conchetta possono raccogliere per aiutare a bere delle bambine.
Questo aneddoto ci insegna che per l’uomo è impossibile contenere tutto lo Spirito Santo ma che può riceverne un poco alla volta in base al “bicchierino” che ha a disposizione. Quindi è vero che lo Spirito Santo viene in soccorso di chi lo invoca, ed essendo infinito non ha problemi con le quantità, ma riempie solo la quantità di cuore che gli lascia il giusto spazio.
Il riflesso della grazia. E’ impossibile riflettere una luce su di una superficie e pretendere che il riflesso sia uguale all’originale in intensità, colore e portata. Per quanto quella superficie, come quella dell’acqua, appaia perfetta, in realtà essa non è del tutto neutra, cosicché il riflesso che ne esce appare uguale all’origine ad un primo sguardo, ma attente analisi chimico-fisiche rivelerebbero alcune differenze rispetto all’originale. Ne consegue che per riflettere la sua grazia, il Signore passa dall’umanità, ma ogni santo lascia passare solo alcuni tratti della luce originale.
Questo secondo aspetto stimola gli sposi sacramentati a diventare sempre più santi l’un per l’altra, ma anche ad aiutare l’altro/a a diventare sempre più santo/a, sicché chi ci incontra possa vedere il riflesso di una luce sempre più fedele all’originale.
Cari sposi, il sacramento del Matrimonio ci ha abilitati ad essere il riflesso della grazia divina l’uno per l’altra: quando si dona una parola di perdono c’è un riflesso di Dio, quando si fa una carezza di condivisione c’è un riflesso di Dio, quando gli occhi sorridono c’è un riflesso di Dio, quando accolgo in un abbraccio il dolore dell’altro/a c’è il riflesso di Dio, quando scelgo il NOI facendo morire l’IO c’è un riflesso di Dio, quando i due corpi si fondono a significare l’unione dei cuori e delle anime c’è un riflesso di Dio, quando incoraggio il bene senza far risaltare il male c’è un riflesso di Dio, quando contemplo la bellezza della vita donata per amore c’è un riflesso di Dio, gli sposi cristiani col sacramento sono un riflesso d’eterno per chi li circonda.
Vivere con questa consapevolezza ed esserne grati apre il cuore e fa ancora più posto allo Spirito Santo, coraggio e ne vedremo delle belle nel nostro matrimonio.
Giorgio e Valentina.
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