SALMO 100 Amore e giustizia voglio cantare, * voglio cantare inni a te, o Signore. Agirò con saggezza nella via dell’innocenza: * quando a me verrai? Camminerò con cuore integro, * dentro la mia casa. Non sopporterò davanti ai miei occhi azioni malvagie; † detesto chi fa il male, * non mi sarà vicino. Lontano da me il cuore perverso, * il malvagio non lo voglio conoscere. Chi calunnia in segreto il suo prossimo * io lo farò perire; chi ha occhi altezzosi e cuore superbo * non lo potrò sopportare. I miei occhi sono rivolti ai fedeli del paese † perché restino a me vicino: * chi cammina per la via integra sarà mio servitore. Non abiterà nella mia casa chi agisce con inganno, * chi dice menzogne non starà alla mia presenza. Sterminerò ogni mattino tutti gli empi del paese, * per estirpare dalla città del Signore quanti operano il male.
Questa mattina le lodi ci donano questo Salmo che è il programma di un re che vuole essere fedele al Signore, ecco perché parla di estirpare gli empi del paese in vari modi. Forse ci potrà sembrare un linguaggio un po’ duro, forse troppo intransigente, ma dobbiamo tenere presente l’epoca in cui è stato redatto, la cultura che respirava il suo autore, una cultura che vedeva nel re la colonna portante di un regno. Non deve allora meravigliarci un linguaggio un po’ rude, a tratti intransigente e drastico, per governare un regno bisognava a volte usare il pugno di ferro per fare in modo che il popolo si sentisse al sicuro e protetto dai criminali.
Quando si ha la responsabilità di altre vite, come nel caso dei genitori nei confronti dei propri bambini, ci si rende conto di quanto possiamo diventare prudenti, quasi diffidenti con persone e cose, inoltre spesso emerge il nostro lato rigoroso, inflessibile ed intransigente pur di salvaguardare la vita dei più piccoli e/o dei più indifesi dei quali sentiamo il peso della responsabilità.
Il discorso invece cambia nel caso in cui la responsabilità che abbiamo è nei confronti di noi stessi; spesso in questo caso ci sentiamo autorizzati a sgarrare le regole, concediamo trasgressioni di varia entità, e siamo subito pronti all’autoassoluzione. Questo perché non sopportiamo il peso della verità su noi stessi, ci guardiamo tutti i giorni allo specchio, ma in fondo vediamo solo un’immagine di noi riflessa. Allo specchio non riusciamo a vedere la profondità del nostro essere, altrimenti ne moriremmo di vergogna, ci sembra meno doloroso quindi usare il velo dell’autoassoluzione con noi stessi col rischio di divenire spietati con gli altri in modo inversamente proporzionale a quanto siamo larghi di maniche con noi stessi.
E il Salmo 100 cosa c’entra con tutto ciò? Esso è una sorta di proclama politico di un re che vuole vivere fedele al Signore… una sorta di promessa elettorale… il candidato quindi si mostra intransigente con il male in varie forme al fine di meritare la benedizione di Dio. Fin qui nulla da obiettare se non per il fatto che anche noi abbiamo un regno sul quale regnare come re, un regno nel quale far perire chi calunnia il prossimo, un regno nel quale non sopportare chi ha occhi altezzosi e cuore superbo… e questo regno è il nostro cuore.
Cari sposi, il regno sul quale dobbiamo regnare è principalmente il nostro cuore, la nostra vita; e non di rado quelli che hanno occhi altezzosi siamo proprio noi stessi, quelli che calunniano il prossimo siamo noi stessi, e così via. Proviamo allora ad applicare queste norme al regno del nostro cuore però con lo stesso rigore del re fedele al Signore… senza sconti al male. Regnare su noi stessi è esercitare il ministero regale battesimale, un dono che come ogni dono porta con sè una responsabilità. Tutto ciò poi si riversa nel matrimonio ampliando ed integrando i doni che ogni coniuge porta nella coppia, sicché il ministero personale diventa la regalità di coppia.
Sembrano discorsi astratti ma basterà un esempio per calare tutto ciò in vita concreta: quante volte ordiniamo a noi stessi di contare almento fino a 20 prima di rispondere malamente ed in modo irruento e sgarbato al proprio coniuge? Quante volte ci imponiamo di ingoiare bocconi amari per mantenere la comunione tra noi? Quante volte mettiamo la nostra volontà all’ultimo posto per donare la propria disponibilirà all’altro/a?
Coraggio sposi, facciamo un bel programma di vita regale, in effetti siamo figli di Re, comportiamoci allora come tali e ne vedremo di belle nel nostro matrimonio.
Giorgio e Valentina.
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