“Pensavo fosse amore… invece era assemblaggio” per dirla alla Troisi. Quante volte abbiamo pensato che l’amore consistesse nell’incastrarsi bene a vicenda, nel trovare un sostanziale equilibrio di benessere, nell’assemblare bene i pezzi a nostra disposizione? Che se la relazione funziona è perché, calcolatrice alla mano, abbiamo calcolato il tempo assieme, le vacanze, chi va a prendere i figli a scuola, chi li porta dal pediatra e chi fa la spesa, chi pulisce e chi cucina? E quando la barca non va… “Pensavo fosse amore!”.
Se il noi funziona – ci ripetiamo – è perché, fondamentalmente, pensiamo di esser stati bravi: ci siamo divisi equamente i compiti domestici, andiamo a Messa la domenica, facciamo qualche servizio in parrocchia persino. Soprattutto, scendiamo a silenziosi compromessi l’uno con l’altro, per evitare che il castello crolli. O perlomeno, perché crediamo che altrimenti crollerà.
È proprio così che il noi arranca: si vive insieme ma non si sta insieme. Si diventa colleghi domestici, davvero molto bravi con i conti di casa e l’agenda giornaliera, ma poco inclini a fermarsi nella Verità. Quante volte ci fermiamo a parlare, magari riflettendo sulle cose che non vanno? Quante volte ci chiediamo come stiamo e siamo disposti ad ascoltare la risposta? Quante volte ci concediamo il lusso di ammettere che non va tutto bene?
Un’amica sposa, alla domanda “come stai?” mi è stato risposto: “Tutto bene, va come deve andare”. Lei intendeva parlare di una situazione rasserenante, una condizione positiva e auspicabile. La domanda da porsi, però, arriva come una stilettata: e se tutto non andasse come deve andare? Se ci fossero dei problemi – personali, di coppia, dei figli – e non fosse tutto così liscio, prevedibile, perfetto? Allora andrebbe tutto male, sarebbe tutto da rifare? Dovremmo vergognarci, isolandoci, evitando di condividere le magagne? Vorrebbe dire aver sbagliato a sposarmi con lei/lui, che abbiamo sbagliato a fare figli?
Non intendiamo augurarci problemi o difficoltà – che, peraltro, è irrealistico non ci siano. Ma quando ci adagiamo negli standard di “bene” o “male”, ci precludiamo alla grazia di Dio – che è fuori da ogni standard, passa per vie inaspettate, laddove a volte non vorremmo andare. Se tutto “va male” nel mio Matrimonio, ho sbagliato Matrimonio? No. Forse abbiamo bisogno di aiuto. Di coppie che ci sostengano, dei Sacramenti, di strumenti pratici e operativi per risolvere la matassa di nodi che si è creata. Se il nostro “va tutto bene” corrisponde ad un sostanziale buon assemblaggio, equilibrio benefico, allora è calma piatta, non feconda né durevole. O meglio, per farla durare occorreranno sempre più compromessi, sempre più incastri… come alla fine di ogni partita di Tetris.
Ci dev’essere di più di qualcosa che va come deve andare – cioè secondo le nostre aspettative, i nostri desideri, le nostre ambizioni. Il Matrimonio non può essere un’automobile che va ostinatamente in un’unica direzione – la nostra. Non possiamo vedere ogni deviazione come una sconfitta. La fede ci mette in moto ma quasi mai sappiamo, per filo e per segno, dove ci porterà.
Uomo e donna non sono assemblabili. Sono quanto di più diverso esista al mondo – due universi che occorre rimangano distinti, perché solo così mostrano l’immagine del Dio-Trinità. Due sposi non sono frutto di un buon assemblaggio, di un’equazione o di cammini simili – non sono neanche frutto della loro buona volontà o bravura. Il Matrimonio è vocazione, non equilibrio! È pace di fuoco, una fiamma che cresce eppure non brucia.
Dio non entra in storie perfette ma vuole abitare nel noi imperfetto di due sposi. Se la famiglia è Chiesa domestica, sarà sempre pulita e in ordine – come una Chiesa reale? Sarà sempre piena di zelo o arriveranno stagioni di fatica? Ogni famiglia sa che la realtà è ben diversa dall’aspettativa. Magari non tutto va come deve andare, magari non va davvero tutto bene: forse ci sono problemi, piccoli ostacoli, cose irrisolte che chiedono di lavorare seriamente per essere sistemate. Questo non significa che tutto vada capovolto e che non sia davvero Amore: magari dobbiamo assemblare meno, ascoltarci di più. Fare meno, esserci di più. Togliere qualcosa e regalarci tempo, spazio, cura. Ma non dubitiamo, ogni volta, dell’Amore che ci ha unito! Non dubitiamo di Dio!
Cari sposi, i conti non torneranno mai, nel nostro Matrimonio. E lì, dove non tornano, possiamo imparare l’amore gratuito, quello vero. Il miglior Maestro non sono le nostre aspettative, ma è il Signore con la Sua verità su di noi. Lasciamoci ‘assemblare’ da chi ci ha creati, dunque sa come siamo fatti: non per incastrarci meglio fra noi ma per essere, entrambi, a somiglianza Sua.
Giada Moneti @nesentilavoce
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