“Ogni lasciata è persa” è uno di quei detti che attraversano i secoli con la semplicità delle verità antiche. Lo sentiamo usare per parlare di occasioni mancate, di amori non coltivati, di strade abbandonate troppo in fretta. Sotto la superficie meramente pratica di questo proverbio si nasconde qualcosa di molto più profondo, che alla luce della fede acquista un significato quasi spirituale: ciò che non custodisci, ciò che non ami, ciò che non scegli di portare fino in fondo, lentamente si perde.
L’origine del detto è popolare e concreta. Nasce dal mondo dei giochi di carte, in particolare da quelli tradizionali italiani come la scopa: la carta lasciata sul tavolo, se non viene presa, può essere conquistata dall’avversario. La “lasciata” diventa “persa” perché ciò che non raccogli, ciò che non difendi, ciò che non fai tuo, finisce inevitabilmente nelle mani di qualcun altro o si disperde. Col tempo, questa regola di gioco è diventata metafora della vita: le occasioni non coltivate, gli affetti trascurati, le scelte rimandate si consumano da sole. Il Vangelo va ancora più in profondità: ci diche che nulla di ciò che Dio ci affida è neutro. Ogni relazione, ogni talento, ogni chiamata è un dono da custodire. E quando un dono viene lasciato, non resta sospeso: si svuota, si raffredda, si spegne. “Ogni lasciata è persa” diventa allora un richiamo spirituale alla responsabilità dell’amore.
Dio non è un Dio delle cose lasciate a metà. È un Dio che affida e attende risposta. Gesù stesso, nelle parabole, parla continuamente di campi da coltivare, di talenti da far fruttare, di vigne da custodire. Il servo che nasconde il talento e lo lascia improduttivo non viene lodato: non perché abbia fatto il male, ma perché ha lasciato il bene inutilizzato. E ciò che si lascia, lentamente, muore. Anche nell’amore umano questo principio si manifesta con una chiarezza disarmante. Un rapporto non si rompe sempre per un grande tradimento. Spesso si perde per abbandoni piccoli: una parola non detta, una carezza rimandata, un perdono non concesso, una presenza che diventa assenza. Non serve distruggere: basta lasciare. E ciò che non viene scelto ogni giorno smette di sentirsi scelto.
Nel cristianesimo l’amore non è mai passivo. Maria non lascia il suo “sì” sospeso: lo rinnova sotto la croce. Giuseppe non lascia Maria nel momento dell’incomprensione: la prende con sé. Gesù non lascia l’umanità quando costa troppo: resta fino alla fine. Tutta la storia della salvezza è una lotta contro la tentazione della fuga. Perché Dio sa che ciò che viene lasciato senza cura si perde non per cattiveria, ma per freddezza, per abbandono, per incuria. “Ogni lasciata è persa” diventa allora una frase che parla anche alla fede. Se lasci la preghiera, perdi lentamente il dialogo. Se lasci la fiducia, perdi la pace. Se lasci l’amore, perdi la capacità di amare. Non perché Dio si allontani, ma perché il cuore, non esercitato, si irrigidisce. L’amore, come un muscolo, vive solo se viene usato.
C’è qualcosa di profondamente vero e anche doloroso in questo proverbio: la vita non conserva al posto nostro. Non mette in cassaforte ciò che trascuriamo. Le relazioni non si autoproteggono, la fede non si autosostiene, la speranza non si autoalimenta. Tutto chiede presenza. Tutto chiede scelta. Tutto chiede un “resto”, un “rimango”, un “ci sono”. E allora “ogni lasciata è persa” non è una minaccia, ma una chiamata. È Dio che sembra dirci: «Non lasciare ciò che ti ho affidato. Non lasciare una persona senza amore. Non lasciare un sogno senza coraggio. Non lasciare la fede senza cuore. Perché ciò che non viene amato non resta vuoto: si spegne».
Alla fine, questo detto popolare incontra il cuore del Vangelo: l’amore vero non si conserva da solo. Va scelto, custodito, attraversato. E chi impara a non lasciare, scopre che nulla di ciò che è vissuto con amore va davvero perduto. Perché nella logica di Dio non vince chi possiede, ma chi si prende cura. E ciò che non lasci, alla fine, ti salva.
Fabrizia Perrachon
“Battiti d’amore vero”: testo di Fabrizia Perrachon, voce e musica di Marco Mammoli, realizzazione artistica di Michele Rosati. FINALMENTE LA CANZONE E’ USCITA SU YOUTUBE! Ascoltatela, cantatela, imparatela e diffondetela da questo link. Per acquistare i miei libri clicca qui. Desideri offrirmi un caffè, un cappuccino o una spremuta? Clicca qui! Mi darai una mano fondamentale nel sostenere tutte le mie numerose attività di evangelizzazione e diffusione della speranza cristiana! Grazie davvero dal profondo del cuore. Fabrizia