Oggi voglio riportare (in sintesi) l’intervento on line che ho fatto recentemente con la parrocchia San Francesco d’Assisi di San Giovanni Rotondo, sul tema della fedeltà, che oggi è notevolmente fuori moda.
I tradimenti si vedono ovunque, spesso ostentati come se fossero segni di libertà o di successo, soprattutto tra i personaggi famosi e nel mondo dello spettacolo. Un po’ ci hanno abituato, chi ha qualche anno sulle spalle, come me, si ricorderà bene le prime telenovele, tipo Beautiful, dove la protagonista si sposa oltre 21 volte e ha innumerevoli relazioni parallele.
Molte separazioni nascono dai tradimenti, non dalla violenza, come spesso si vuol far credere e la responsabilità non è solo di chi tradisce, ma anche di chi si lascia coinvolgere, invece di opporsi. Molti pensano che essere fedeli significhi semplicemente non andare a letto con altri. È il ragionamento più diffuso, anche tra i cristiani praticanti: “Io non tradisco, quindi sono a posto”. In realtà questo è solo l’abc della fedeltà, il minimo sindacale.
Fedeltà a chi? A che cosa? Fedeltà a una promessa? Certo, mantenere le promesse è una cosa buona, ma siamo ancora lontani dalla vocazione del Sacramento del Matrimonio. A volte si può restare fedeli per motivazioni sbagliate: perché ho preso un impegno, perché “tanto uomini e donne sono tutti uguali”, oppure, nel caso di separati, come gesto dimostrativo: “rimango solo, così ti faccio sentire in colpa”.
Anche il matrimonio civile, se lo guardiamo bene, è indissolubile: l’art. 143 del Codice Civile parla chiaramente di obbligo reciproco alla fedeltà. Allora viene spontaneo chiedersi: che differenza c’è con il Sacramento? La differenza è enorme: nel giorno del matrimonio sacramentale succede qualcosa di reale, non simbolico. Gesù si lega in modo indissolubile agli sposi e rimane con loro qualunque cosa accada, perché Gesù non può venire meno, mai: la realtà cambia, gli sposi diventano qualcosa che prima di entrare in chiesa non erano.
La fedeltà nel matrimonio cristiano non è possibile perché io mi sforzo di più o perché sono una brava persona, è possibile per la Grazia di Dio. La Grazia rende possibili cose umanamente impossibili: con Dio non si fanno semplicemente cose difficili, si fanno miracoli. Il senso della mia vita è la fedeltà a Gesù e da qui nascono tutte le altre fedeltà, quella al coniuge e quella agli altri.
“Prometto di onorarti e rispettarti tutti i giorni della mia vita”: tutti i giorni, non quando ne ho voglia, non quando l’altro se lo merita. Si può essere profondamente infedeli, anche senza avere rapporti con un’altra persona; non a caso oggi la giurisprudenza considera tradimento anche le relazioni virtuali, in chat, anche senza coinvolgimento fisico. Diciamo: “darei la vita per te”, poi basta chiedere di buttare la spazzatura o di stare un’ora con i figli e diventa un problema.
Se leggiamo la Bibbia vediamo un continuo tira e molla tra Dio e il popolo d’Israele che rimane fedele a tratti, basti pensare al vitello d’oro, mentre Mosè è sul Sinai. A un certo punto Dio manda Suo Figlio per farci capire quanto ci ama e noi lo uccidiamo: eppure uno degli attributi più belli di Dio è proprio questo, Dio fedele, anche quando ne combiniamo di cotte e di crude. Quando ci confessiamo, sappiamo che non c’è nulla che non possa perdonarci, se siamo davvero pentiti, non dubitiamo mai della Sua fedeltà.
Quante piccole infedeltà avvengono ogni giorno: andiamo a messa, “facciamo l’amore” con Gesù, e poi, usciti dalla chiesa, lo tradiamo per tutta la settimana, facendo come ci pare e come se Lui non esistesse. Gli diamo quell’ora settimanale e poi decidiamo tutto da soli.
Come guardo gli altri? Come tratto i colleghi di lavoro, i vicini di casa, la cassiera del supermercato? I figli degli altri, li considero come i miei? O se i miei stanno bene, degli altri non m’importa nulla? Non ha senso essere fedeli al coniuge e non agli altri. Sono favorevole ad aborto, gender, eutanasia? Spesso siamo fedeli a tratti, senza nemmeno accorgercene.
Nella Fraternità Sposi per Sempre lo ripetiamo spesso: l’obiettivo non è essere fedeli al coniuge, ma a Dio. Il coniuge è una creatura che dovrebbe aiutarmi a essere fedele al Creatore, è una palestra, un mezzo, non il fine. La fedeltà è il terreno su cui può operare la Grazia di Dio e il nostro riferimento è Gesù sulla croce: abbandonato da tutti, avrebbe potuto distruggere l’umanità con un battito di ciglia e invece resta fedele fino alla fine, perdona, accoglie il ladrone pentito, fonda la Chiesa. Lui è il metro di misura.
Ogni volta che vengo meno alla relazione con Dio, con il coniuge e con gli altri, non sono fedele. Quando devo prendere una decisione, mi chiedo davvero cosa farebbe Gesù? Mi ricordo di Lui durante la giornata, anche senza mettermi a dire tutto il rosario? Onoro e rispetto mio marito o mia moglie ogni giorno? Tratto gli altri come fratelli e sorelle?
Vedete quanta strada c’è ancora da fare sulla fedeltà: non per scoraggiarci, ma per ricordarci che il matrimonio cristiano è un cammino di conversione quotidiana. Umanamente ci sono cose impossibili, ma “tutto posso in Colui che mi dà la forza”.
Lo vediamo accadere quando una moglie o un marito, sostenuti dalla Grazia, restano fedeli anche nella malattia, nella fatica, nella croce, non perché sono eroi, ma perché Dio è fedele: è su questo che si basa ogni matrimonio cristiano.
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
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