Dal libro dell’Esodo (14, 10-31) […] Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli». Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». […] Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra.
Questa è la lettura che la Chiesa ci ha offerto ieri nell’Ufficio, e nonostante sia un episodio famoso anche per i non cristiani c’è sempre il pericolo di prenderlo troppo alla leggera, infatti nasconde una pedagogia divina che sottovalutiamo troppo spesso.
Innanzitutto dobbiamo ringraziare la maternità con cui la Chiesa ci accompagna nel cammino quaresimale, un cammino che spesso assomiglia a quello degli israeliti nel deserto, e non mancano gli avvertimenti di pericoli ma soprattutto non manca mai la speranza della salvezza. La Chiesa non dimentica mai di incoraggiare i suoi figli a camminare così come Dio incoraggiò gli israeliti che dovevano sfuggire alla tirannia dell’Egitto, proprio come abbiamo letto nel brano di cui sopra.
Per molti lettori è rispauto, ma forse per alcuni può essere la prima volta che si imbattono in questo episodio dell’Esodo nel bel mezzzo della Quaresima, ci pare corretto quindi ricordare che esso è prefigura di ciò che avverrà con la salvezza operata da Cristo sulla croce: Mosè è prefigura del Salvatore, il Mar Rosso è figura delle difficoltà nel combattimento spirituale di ogni uomo, la tirannia dell’Egitto è figura della tirannia del peccato, il passaggio del Mar Rosso è figura del passaggio dalla vita nel peccato alla vita di grazia, un passaggio dalla morte alla vita.
Ma torniamo al motivo per cui ci ha colpito questo brano, e sta nelle parole che Dio rivolge a Mosè: Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo.
La prima azione richiesta dal Signore è quella di riprendere il cammino e non quella di dividere le acque del Mar Rosso. Sembra scontato, ma provate ad immedesimarvi in quel popolo: si ritrova bloccato tra il mare (tra l’altro senza alcuna imbarcazione) e il nemico che al mattino arriverà in un battibaleno, praticamente si sentono come un topo in trappola, per qualche ora c’è ancora la colonna di nube ma l’indomani che si farà?
Immaginatevi di sentire l’ordine di radunare tutto per riprendere il cammino, magari stavate cercando qualche ora di riposo per riprendere un po’ le forze, non avete neanche fatto in tempo a disfare le valigie che già dovete ripartire, sì, ma per andar dove? In quale direzione? Ricordiamo inoltre che questo popolo non aveva con sè le moderne automobili o i camper, ma aveva carri con tende, bestiame, cibo e vestiti, pentole e vettovaglie varie, famiglie con tanti bambini, ma anche i vecchi ed i malati. Quindi riprendere il cammino non era poca cosa, tantomeno immediata… ebbene, nonostante tutte queste difficoltà oggettive, nonostante problemi anche di logistica (che affiorano inevitabilmente quando si è in tanti) il Signore chiede di ripartire.
Possiamo solo immaginare le diverse reazioni della gente ad un simile comando apparentemente irrazionale da parte del suo condottiero. La prima lezione: il Signore non ci dà mai la pappa pronta, chiede sempre prima la fiducia in Lui. Al posto di Mosè, noi forse avremmo chiesto a Dio di poter dividere le acque prima, e dopo, solamente dopo ripartire; così ragiona l’uomo, ma il Signore chiede fiducia nella sua Onnipotenza.
Cari sposi, anche se ci sembra illogico, dobbiamo fare come il popolo di Israele e riprendere il cammino con fiducia nella Provvidenza di Dio, anche se la situazione matrimoniale che stiamo affrontando ci fa sentire come un topo in trappola, il Signore ci ha promesso il suo aiuto. Non sappiamo ancora quale Mar Rosso aprirà nella nostra vita, ma la sua paterna Provvidenza non mancherà. Lasciamoci stupire dal Signore, quando saremo pronti per fare il primo passo allora si aprirà il sentiero asciutto in mezzo al mare.
Coraggio sposi, non lasciamoci infiacchire dalle nostre debolezze che affiorano in questa Quaresima, affidiamo i nostri sforzi di amare il nostro coniuge meglio e più di prima al Signore, e Lui non mancherà di farcene vedere delle belle nel nostro matrimonio.
Giorgio e Valentina
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