Dal libro «Su lo Spirito Santo» di san Basilio Magno, vescovo (15, 35; PG 32, 127-130) L’economia di salvezza di Dio, nostro salvatore, consiste nel rialzare l’uomo dalle sue cadute e nel farlo ritornare alla intimità divina, liberandolo dall’alienazione a cui l’aveva portato la disobbedienza. La venuta di Cristo nella carne, gli esempi di vita evangelica, le sofferenze, la croce, la sepoltura, la risurrezione sono per la salvezza dell’uomo perché abbia di nuovo, mediante l’imitazione di Cristo, l’adozione a figlio di cui era dotato all’inizio. […] Ma come possiamo renderci conformi alla morte di lui? Facendoci conseppellire con lui per mezzo del battesimo. Qual è allora il modo della sepoltura e quale il frutto della sua imitazione? Prima di tutto è necessario interrompere il modo di vivere di prima. Ma nessuno può arrivare a tanto se non rinasce di nuovo, secondo le parole del Signore. La rigenerazione infatti, come emerge dalla parola stessa, è l’inizio di una seconda vita. Perciò prima di iniziare una seconda vita, bisogna por fine alla prima.[…]
Siamo ormai nel pieno della Settimana Santa, la settimana che riassume tutta la nostra fede, è per questo che abbiamo la possibilità di fare un passo in più spedito e deciso verso la santità, e proviamo a farlo cominciando a riflettere su quanto ci spiega san Basilio Magno.
Prima di addentrarci nella riflessione vi raccontiamo un aneddoto di qualche giorno fa: stavamo potando il nostro ulivo ma ci dispiaceva tagliare alcuni rami ormai talmente grossi e robusti da avere quasi vita propria, sembrava di vanificare tutto il lavoro fatto dalla pianta nell’anno trascorso dall’ultima potatura. E’ stato un lavoro duro segare a mano quei rami poderosi, per quelli più piccoli è un lavoro semplice e piuttosto sbrigativo, ma per quelli grossi ci vuole sudore e fatica, ma soprattutto la decisione risoluta di tagliarli.
Ma qual è l’obiettivo di tagliare tutti quei rami? Ce lo insegna san Basilio: Prima di tutto è necessario interrompere il modo di vivere di prima. L’obiettivo è il bene complessivo della pianta, e nel caso specifico dell’ulivo bisogna svuotare nel centro la pianta per farla respirare, bisogna poi lasciare solo tre/quattro rami principali che trasportano i nutrienti ai nuovi rametti che così diventano frondosi e rigogliosi per la prossima fioritura. Cari sposi, la nostra anima (e quindi il nostro matrimonio) deve essere trattata come questo ulivo.
- Dobbiamo avere il coraggio di tagliare quei rami che soffocano e non ci lasciano respirare, per esempio uno di questi potrebbe essere il ramo della lussuria; e forse sono rami diventati così grossi che tagliarli diventa duro e faticoso, ma soprattutto dobbiamo essere risoluti nel volerli tagliare.
- Dobbiamo poi lasciare solo tre/quattro rami principali buoni con i quali nutrire tutta l’anima, uno dei quali potrebbe essere la vita sacramentale attiva: Santa Messa, Comunione e Confessione frequenti. Un altro ramo potebbe essere la sana dottrina cattolica sempre approfondita.
- Non bisogna dimenticare di tagliare anche quei rametti più piccoli cresciuti senza limiti, quasi in modo selvaggio ed incontrollato; un esempio di questi piccoli rametti potrebbe essere il continuo brontolìo, oppure lo scetticismo nei confronti del proprio consorte; un altro rametto potrebbe essere il lasciarsi trascinare dalla corrente delle faccende da sbrigare senza guardare mai in faccia il proprio coniuge o senza nemmeno una preghiera in comune.
Coraggio allora sposi, dobbiamo trattare la nostra singola anima ed il nostro matrimonio come la potatura di un ulivo: risoluti nel tagliare i rami grossi che soffocano e tolgono nutrienti al resto della pianta, liberare spazio al centro per lasciarla respirare meglio e potare anche quei rametti selvaggiamente cresciuti senza controllo.
Abbiamo ancora qualche giorno per deciderci. Buona Pasqua di risurrezione!
Giorgio e Valentina
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