Cari sposi, oggi si celebra in tutta la Chiesa la Domenica del Buon Pastore e questo ci porta a riflettere su come e in che modalità Gesù si rende presente nella nostra vita. Di recente ho visitato una coppia che sapevo non trovarsi in un buon momento relazionale e quando li ho incontrati la moglie mi ha svelato che quella visita era per lei un chiaro segnale del Signore; entrambi, infatti, erano ormai arrivati alla decisione di separarsi e nel momento in cui stavano per passare all’azione, il Signore ha mandato un sacerdote a casa loro…
Leggendo e meditando le Scritture di oggi si evince una preziosa e confortante verità che ha una risvolto essenziale nella nostra vita di credenti: Gesù mi segue e mi accompagna costantemente, appunto come il pastore con le sue pecore. Per noi, esseri inurbati e cittadini, è difficile visualizzare e concepire tale immagine ma chi ne ha avuto l’esperienza sa bene quanto azzeccata e calzante sia.
E difatti, può succedere che, nella vita di coppia, giungano momenti di smarrimento, fasi di dubbio, un senso di solitudine, un che di lontananza da Dio o addirittura di “inappetenza” a vivere assieme. In quelle circostanze la fede può risultare poco attraente o anche provocare repulsione; sono periodi di aridità che hanno un senso ben preciso agli occhi di Dio e dobbiamo imparare ad abitarli con uno sguardo di fede.
È proprio qui che il Vangelo di oggi acquista ancora più valore perché ci fa capire che non siamo noi a tenere il timone della nostra vita né personale né di coppia ma è Cristo il Buon Pastore, che, da dietro alle quinte, ci sta guidando. Se siamo sposi cristiani, in fin dei conti, non dipende solo da noi ma anzitutto da Lui.
Sono due i verbi usati da Gesù per definire come agisce il pastore con le pecore. Anzitutto Gesù le attrae con la sua voce e poi in certi momenti le spinge per la direzione giusta. Il primo verbo fa riferimento alla sua Parola che può trasformarci da dentro e il secondo all’Eucaristia, la forza interiore con cui possiamo camminare, benché stanchi e sfiniti. E in effetti, è proprio questa spinta interiore che ci apre e dispone alla Grazia. L’hanno capito bene i mistici in cui l’amore e il desiderio sono stati sempre l’inizio e la scintilla che fa partire la sequela. Santa Teresa di Lisieux esprime questa attrazione con parole chiare: “Alle anime semplici non occorrono mezzi complicati. Poiché io sono tra quelle, un mattino, durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per compiere la mia missione. Mi ha fatto capire questa parola dei Cantici: «Attirami e correremo all’odore dei tuoi profumi» Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: «Attirando me, attira le anime che amo!». Questa semplice parola: «Attirami!», basta” (Diario di un’anima, 334).
Nonostante ci siano quattordici secoli di distanza, S. Agostino è un altro che lo esprime in modo molto simile: “Non c’è nessuno che non ami, ma bisogna vedere che cosa ama. Non siamo esortati a non amare, ma a scegliere l’oggetto del nostro amore. Ma che cosa sceglieremo, se prima non veniamo scelti? Poiché non amiamo, se prima non siamo amati. Ascoltate l’apostolo Giovanni: Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo (cfr. 1 Gv 4, 10). Cerca per l’uomo il motivo per cui debba amare Dio e non troverai che questo: perché Dio per primo lo ha amato. Colui che noi abbiamo amato, ha dato già se stesso per noi, ha dato ciò per cui potessimo amarlo.” (Discorsi 34, 1-3. 5-6).
Quanto è importante allora essere aperti all’azione del Buon Pastore, in modo da lasciarci condurre e amare da Lui! Cari sposi, vi invito a puntare molto su questa verità meravigliosa: Cristo ha il potere di attrarci a sé, di attirarci, di sedurci. Se desiderate che il vostro amore coniugale sia grande, bello, fedele avete anzitutto bisogno di essere alla sequela del Buon Pastore. È Lui, infatti, che vi chiama a questa mèta alta, il “bell’amore” (Giovanni Paolo II, 15 dicembre 1994), che ve lo ha donato nel sacramento del matrimonio e che vuole accompagnarvi ogni giorno perché lo viviate fedelmente.
ANTONIO E LUISA
Nella vita di coppia questa immagine diventa ancora più vera se mettiamo al centro Gesù. Non si entra nel cuore dell’altro forzando, ma passando dalla porta. E quella porta è Lui: quando proviamo a entrare con pretese o accuse, l’altro si chiude. Quando invece passiamo da Gesù — cioè da uno sguardo umile, da parole vere, da un amore che non pretende — qualcosa si apre. “Le pecore ascoltano la sua voce”: tra noi funziona così. Riconosciamo la voce di Gesù quando nelle parole dell’altro sentiamo pace, rispetto, verità. Non è una voce che schiaccia, ma che custodisce.
E poi: cammina davanti. Gesù non spinge, precede. Nella coppia questo significa scegliere per primi il bene, anche quando l’altro fatica. È lì che l’amore cambia: non trascini, ma testimoni. E piano, l’altro si fida. Perché quando c’è Gesù, l’amore non forza mai: guida.
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