C’è un bacio che, più di tutti, racconta la purezza e la bellezza dell’amore coniugale secondo il cuore di Dio. È il bacio di sant’Anna e san Gioacchino, i genitori della Vergine Maria, che Giotto ha immortalato nella cappella degli Scrovegni di Padova. Un gesto semplice, ma carico di Cielo. Due volti che si avvicinano, due mani che si stringono, due anime che si ritrovano dopo l’attesa, il dolore, la speranza. In quell’abbraccio, nella loro fedeltà provata dal tempo e dalla fede, inizia una storia che cambierà il mondo: la storia dell’amore redento.
La scena dipinta da Giotto è tratta dal Protovangelo di Giacomo: Gioacchino e Anna, sposi anziani e senza figli, dopo aver pregato e pianto a lungo la loro sterilità, ricevono da un angelo l’annuncio che Dio ha ascoltato la loro supplica. Si incontrano alla Porta d’Oro di Gerusalemme, e lì si abbracciano e si baciano. Un bacio che non nasce dal desiderio, ma dalla gratitudine. È il bacio della promessa compiuta, dell’amore che, dopo l’attesa, diventa fecondo.
Giotto, con la sua sapienza mistica, non raffigura solo un momento affettivo: mostra il sacramento dell’amore umano che diventa segno dell’amore divino. In quel tocco di labbra e in quello sguardo luminoso, la grazia comincia a fiorire. Dal loro bacio nascerà Maria, l’Immacolata, e attraverso di lei verrà nel mondo il Redentore. È come se Dio stesso avesse scelto di entrare nella storia attraverso un gesto d’amore tra due sposi santi.
Nell’arte di Giotto, non c’è nulla di sdolcinato. Il bacio di Anna e Gioacchino è casto, composto, ma pieno di calore. È il primo bacio coniugale veramente cristiano, perché unisce il cuore umano alla volontà divina. Non è possesso, ma dono. Non è passione che divora, ma fuoco che purifica. È la testimonianza che anche la tenerezza coniugale — quella più umana, più quotidiana — può essere luogo della grazia. La Chiesa insegna che il matrimonio è sacramento: segno visibile di una realtà invisibile, partecipazione all’amore stesso di Cristo per la Chiesa. Guardando Anna e Gioacchino, comprendiamo che questa verità non è un concetto astratto, ma un’esperienza viva. Loro ci ricordano che ogni gesto di amore fedele tra marito e moglie è liturgia domestica, un atto di culto che unisce Cielo e terra.
In un tempo che confonde l’amore con il desiderio, Giotto ci restituisce il suo vero volto: l’amore come vocazione alla santità. Anna e Gioacchino non si baciano per sé stessi, ma in Dio e per Dio. È un amore che genera vita non solo biologica, quanto piuttosto spirituale. In quel bacio sono custodite la speranza di ogni coppia sterile, la consolazione di ogni matrimonio provato, la promessa che nulla è impossibile a Dio quando l’amore è vero e fedele. Ogni coppia cristiana, guardando quel dipinto, può ritrovare la propria storia: le attese, le lacrime, le riconciliazioni, le benedizioni. Perché anche oggi Dio continua a far nascere miracoli nelle famiglie che credono, nelle unioni che restano salde, nei cuori che sanno perdonarsi e ricominciare. Questo primo bacio coniugale cristiano, dunque, non è solo un episodio del passato: è un’icona di speranza per il presente. È l’immagine di ogni sposo e di ogni sposa che, guardandosi negli occhi, riconoscono l’altro come dono di Dio e non come diritto. È il simbolo di un amore che sa inginocchiarsi e dire: «Grazie, Signore, per la vita che ci affidi, per la gioia che ci unisce, per la croce che ci purifica».
Il matrimonio cristiano, quando è vissuto così, diventa un sacramento che parla il linguaggio della tenerezza. E quel linguaggio, il mondo riesce comunque a percepirlo, anche quando ha dimenticato tutto il resto. Il bacio di Anna e Gioacchino è più che un’immagine: è Buona Novella dipinta. Racconta che la santità non è assenza d’amore umano, ma il suo compimento. È Dio che benedice un abbraccio, che rende feconda una promessa, che trasforma l’attesa in canto di gioia. Nel loro bacio, l’amore coniugale trova la sua origine e il suo destino: nascere da Dio, vivere per Dio, e condurre a Dio. Perché, in fondo, ogni vero amore cristiano è un’eco di quel primo bacio, alla Porta d’Oro, quando il Cielo e la terra si sono incontrati.
Fabrizia Perrachon
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