Una vita in vacanza (?)

Cari sposi, eccoci qua, il mese più temuto è arrivato… settembre, che in ebraico si dice “Golgota” … Scherzi a parte, se è bene anelare a un prolungamento delle ferie e dei giorni di meritato riposo, è altrettanto importante per la vostra santificazione il ritorno alla vita ordinaria. Perché è soprattutto lì dove Gesù vuole che diate frutti di vita cristiana, frutti di santità.

Dice Papa Francesco: “Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova” (Gaudete et exsultate, 14).

Don Fabio Rosini, nel suo ultimo libro “L’arte della buona battaglia”, ricorda quanto il pensare e l’anelare di essere altrove, la sottile bramosia di qualcos’altro che non sia il mio hic et nunc costituisca una vera e propria tentazione del maligno che ruba o quantomeno sminuisce quelle energie che dovremmo dedicare all’adesso.

Quanto bene l’ha espresso Blaise Pascal quando scrisse: “Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre occupati del passato e dell’avvenire. Non pensiamo quasi mai al presente, o se ci pensiamo, è solo per prenderne lume al fine di predisporre l’avvenire. Il presente non è mai il nostro fine; il passato e il presente sono i nostri mezzi; solo l’avvenire è il nostro fine. Così, non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e, preparandoci sempre ad esser felici, è inevitabile che non siamo mai tali” (B. Pascal, Pensieri, Einaudi, Torino 1962).

Vi siete mai chiesti perché è proprio l’ordinario il momento più fecondo per crescere nella santità personale e di coppia? Direi che ci sono due grandi motivi, uno più generico che si applica ad ogni persona e uno invece totalmente sponsale.

In primo luogo, perché la virtù richiede una ripetizione di atti buoni. Solo così può trasformarsi in abitudine e quindi entrare a formar parte del mio modo di essere. C’è un detto che apprezzo moto e recita così: “dammi un atto e ti darò un atteggiamento, dammi un atteggiamento e ti darò un destino eterno”. Il Catechismo (n. 1803 e seguenti) esprime appunto questo concetto, il bene ha bisogno di essere reiterato per divenire costitutivo della mia personalità e questo non avviene saltellando qua e là ma è di gran lunga aiutato quando diamo una certa stabilità alla nostra vita. Per cui la monotonia, lungi dall’essere un male, può divenire un grande alleato per la vita di grazia.

Inoltre, per voi sposi la vita ordinaria è proprio l’alveo entro cui scorre il sacramento del matrimonio. Papa Francesco ce lo ricorda bene: “In forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei” (Udienza generale, 2 aprile 2014).

Voi sposi avete una vocazione laicale, cioè di trasformare con il vostro amore nuziale, il mondo. Non è facendo cose speciali che raggiungete tale meraviglioso obiettivo ma è nella quotidianità, nella ferialità, nel grigiore della ripetitività. E questo perché “lo Sposo è con voi” come scrisse Giovanni Paolo II nella Lettera alle famiglie (1994).

Vi saluto e vi incoraggio ad iniziare il nuovo anno facendo leva proprio su questa verità di fede. Perciò vorrei citare per intero le parole di Papa Wojtyła, così cariche di gioia ed entusiasmo:

Il buon Pastore è con noi dappertutto. Com’era a Cana di Galilea, Sposo tra quegli sposi che si affidavano vicendevolmente per tutta la vita, il buon Pastore è oggi con voi come ragione di speranza, forza dei cuori, fonte di entusiasmo sempre nuovo e segno della vittoria della «civiltà dell’amore». Gesù, il buon Pastore, ci ripete: Non abbiate paura. Io sono con voi. «Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Da dove tanta forza? Da dove la certezza che Tu sei con noi, anche se Ti hanno ucciso, o Figlio di Dio, e sei morto come ogni altro essere umano? Da dove questa certezza? Dice l’evangelista: «Li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Tu dunque ci ami, Tu che sei il Primo e l’ultimo, il Vivente; Tu che eri morto ed ora vivi per sempre (cfr. Ap 1, 17-18)” (Lettera alle famiglie 18).

padre Luca Frontali

2 Pensieri su &Idquo;Una vita in vacanza (?)

  1. Per noi è un po’ una controtendenza: settembre è forse il mese che amo di più, proprio perché riprendiamo il contatto con la quotidianità e riscopriamo il nostro essere sposi e la nostra intimità. Le vacanze estive sono belle, ma spesso per noi non sono rilassanti, perché viviamo fuori e, quando rientriamo, siamo presi dallo spostarci da una parte all’altra della nostra regione d’origine per incontrare tutti i nostri cari che non vediamo da mesi…al ritorno siamo sicuramente felici di aver incontrato tutti, ma non abbiamo riposato quasi per niente e abbiamo dedicato poco tempo a noi come coppia. Quindi, settembre è il momento giusto per ricaricarci davvero, nello stare insieme e nella preghiera individuale e condivisa.

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