Tante volte siamo schiacciati dalla stanchezza, dalle paure, dalla fatica quotidiana. E così affidiamo i nostri sfoghi e le nostre preoccupazioni a chi abbiamo accanto. Se non ci sentiamo capiti, possono aprirsi tutta una serie di recriminazioni: “non mi capisci”, “sei sempre così” e via dicendo. E rischiamo di essere risucchiati dal vortice dell’accusa.
Ma bisogna fare attenzione a distinguere la persona dal comportamento. Posso avere un comportamento preoccupato ed ansioso in riposta a determinati eventi che sto vivendo – un trasferimento, un cambiamento lavorativo – ma questo non fa di me necessariamente una persona ansiosa nella sua totalità. Posso avere un comportamento aggressivo in alcune occasioni, se sento minacciate cose per me importanti, ma questo non fa di me una persona aggressiva in ogni cosa.
Spesso le nostre difficoltà si trasformano in accusa verso l’altro. Ci concentriamo sui difetti, sulle mancanze dell’altro e perdiamo di vista che la persona che abbiamo accanto è, per prima cosa, un dono perché ci permette di crescere nell’amore. In questi momenti è fondamentale spezzare il circuito dell’accusa. Molto dipende dal nostro sguardo: è il modo in cui guardiamo l’altro che gioca un ruolo fondamentale. Pensiamo, anche solo per un attimo, se nei momenti di fatica guardassimo l’altro come lo vede Dio: una creatura amata, preziosa e degna di stima. Una creatura che ci è stata affidata per camminare insieme e crescere nell’amore. In un mondo in cui tutto sembra sostituibile, avere accanto qualcuno che cammina insieme a me mi riempie il cuore di gratitudine. Gratitudine per il fatto di poter condividere insieme la vita, per la possibilità di crescere insieme e costruire qualcosa di nuovo, gratitudine per la consapevolezza che attraverso l’incontro con l’altro sto realizzando la mia missione all’amore.
Sicuramente non mancano i momenti di fatica, i momenti in cui la stanchezza di dover capire l’altro sembrano avere la meglio. Ma la posta in gioco è molto più alta e più profonda dei miei stati d’animo passeggeri. La persona che abbiamo accanto è lo strumento che Dio ci ha donato per portare a compimento la nostra vocazione, per realizzare la nostra chiamata all’amore. Ognuno di noi, pensando alla propria storia d’amore, conserva dei ricordi speciali, momenti in cui abbiamo guardato l’altro con gli occhi innamorati, pieni di gioia e gratitudine per il solo fatto di essersi incontrati. Cerchiamo allora di tenere vivo quello sguardo di gratitudine, anche quando le fatiche quotidiane e le incomprensioni sembrano offuscarlo.
Se non togliamo la polvere dai mobili, essa continuerà ad accumularsi e non vedremo più la lucentezza del mobile ma piuttosto una patina, più o meno spessa, che renderà il materiale opaco e spento. Se, invece, ci preoccupiamo di togliere la polvere ogni giorno, subito quel mobile tornerà a splendere e brillare, proprio come era in origine. Così è per i nostri occhi: togliere la polvere dagli occhi significa non permettere che le fatiche e le crisi coprano la bellezza della relazione. Togliere la polvere dai nostri occhi ci permetterà di riscoprire ogni giorno la bellezza di chi abbiamo accanto e rinnovare la promessa che ci siamo fatti.
È proprio vedere quella gioia negli occhi dell’altro che ci ha messo in cammino, ci ha fatto uscire da noi stessi e ci ha spinto ad investire in un progetto comune. Tante volte entriamo in relazione già stanchi, con le scarpe già sporche dal peso della quotidianità e delle fatiche.
Quando Mosè si trovò di fronte al roveto ardente, Dio gli rivolse un comando preciso: “Togliti i sandali dai piedi, perché il suolo sul quale tu stai è suolo santo!”. (Es 3, 5) Lo invita ad aver rispetto del luogo e gli ordina di togliere quanto potesse contaminare quel luogo santo. Quando torniamo a casa, solitamente togliamo subito le nostre scarpe perché riconosciamo che siamo in un ambiente diverso dall’esterno e non vogliamo sporcare la nostra casa.
Così è per la nostra relazione, un luogo santo, nel quale Dio ci indica la direzione e ci aiuta a costruire ogni giorno. Entriamo allora nella casa della nostra relazione, togliendo la polvere dai nostri occhi e curando quanto abbiamo di più prezioso! Nei momenti di crisi ricordiamoci di quegli occhi innamorati, di quei momenti in cui ogni fatica era espressa in modo delicato, come un sussurro leggero. Quegli attimi sono per noi memoriali preziosi da custodire, memoriali che ci ricordano che l’altro ci è stato affidato per un compito più grande delle nostre forze e che possiamo realizzare solo con l’aiuto di Dio.
Francesca Parlangeli
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