«Ester non aveva ancora fatto conoscere il suo popolo né la sua parentela, perché Mardocheo le aveva ordinato di non parlarne. Ester eseguiva l’ordine di Mardocheo come quando era allevata presso di lui.» (Est 2,20)
Uno dei particolari più interessanti del libro di Ester passa quasi inosservato. Anche dopo essere diventata regina, Ester continua a comportarsi come quando viveva nella casa di Mardocheo. L’autore lo sottolinea con poche parole, ma molto significative: «Ester eseguiva l’ordine di Mardocheo come quando era allevata presso di lui». È un versetto che dice molto più di quanto sembri. Ester è ormai una donna adulta. È la regina dell’impero persiano. Eppure continua a lasciarsi guidare da chi l’ha cresciuta. Il passato continua a vivere dentro il presente.
È una realtà che riguarda tutti noi. Nessuno arriva al matrimonio come una pagina bianca. Ognuno porta con sé una storia, una famiglia, un modo di amare, di discutere, di chiedere scusa, di affrontare i problemi. Pensiamo di aver lasciato la casa dei nostri genitori il giorno del matrimonio, ma in realtà una parte di quella casa continua ad abitare dentro di noi. Le parole ascoltate da bambini, i silenzi, le paure, le regole, gli esempi ricevuti, tutto questo continua a influenzare il nostro modo di vivere la relazione con il coniuge.
L’Analisi Transazionale descrive molto bene questa dinamica parlando del Genitore interiorizzato. Fin dai primi anni di vita registriamo, quasi come una telecamera, i messaggi verbali e non verbali delle figure educative. Non conserviamo soltanto ciò che ci hanno detto, ma anche il loro modo di reagire, di amare, di giudicare, di affrontare i conflitti e perfino di vivere la fede. Tutto questo viene interiorizzato e continua a parlare dentro di noi anche quando i nostri genitori non ci sono più o vivono lontano.
Questo non è necessariamente un male. Se siamo cresciuti in un ambiente sereno, il nostro Genitore interiore custodirà anche tante risorse preziose. Potremo aver imparato il rispetto, la fedeltà, la generosità, la capacità di chiedere perdono, il valore della preghiera e del servizio. Ma insieme ai doni possono essere stati registrati anche messaggi che oggi limitano la nostra libertà. «Non fidarti di nessuno.» «Non mostrare mai quello che provi.» «Devi essere perfetto.» «Se sbagli deludi tutti.» «Non disturbare.» «Gli uomini non piangono.» «Le donne devono sempre sacrificarsi.» Frasi che magari nessuno ha pronunciato in modo esplicito, ma che abbiamo respirato osservando il clima familiare.
Pensiamo a quante discussioni tra marito e moglie nascono proprio da qui. Una moglie si lamenta perché il marito non parla mai dei suoi sentimenti. Lui non capisce il problema: nella sua famiglia nessuno parlava di emozioni. Un marito si irrita perché la moglie vuole chiarire subito ogni litigio, mentre lui preferisce chiudersi nel silenzio. Ognuno pensa che il proprio modo di reagire sia quello normale. In realtà spesso sta semplicemente ripetendo ciò che ha imparato da bambino.
Anche Ester, senza rendersene conto, continua a fare riferimento a Mardocheo. Il testo non lo presenta come un uomo autoritario o manipolatore. Anzi, è colui che l’ha accolta quando era rimasta orfana, l’ha amata come una figlia e le ha permesso di crescere. Tuttavia il racconto lascia intuire una verità importante: arriva un momento in cui ogni persona è chiamata a passare dall’obbedienza ricevuta alla responsabilità personale. All’inizio è giusto lasciarsi guidare. Ma non si può restare bambini per sempre.
Questo è uno dei passaggi più delicati anche nella vita matrimoniale. La Bibbia lo aveva già detto fin dalle prime pagine della Genesi: «L’uomo lascerà suo padre e sua madre». Lasciare non significa smettere di amare i propri genitori. Significa smettere di dipendere da loro nelle decisioni fondamentali della propria vita. Significa costruire una nuova famiglia nella quale il punto di riferimento principale non è più la casa da cui si proviene, ma la comunione tra gli sposi.
Quante difficoltà nascono quando questo passaggio non avviene. Ci sono mariti che continuano a chiedere alla madre come organizzare la casa, come educare i figli o come gestire il denaro. Ci sono mogli che raccontano ogni discussione ai propri genitori cercando continuamente conferme. In questi casi il matrimonio fatica a diventare veramente adulto, perché tra gli sposi rimane sempre una presenza invisibile che continua a orientare le scelte. Ma esiste anche una forma più sottile di dipendenza. Non è necessario telefonare ogni giorno ai propri genitori per essere ancora condizionati dalla famiglia d’origine. Basta continuare a vivere secondo i messaggi interiorizzati senza mai metterli in discussione. È possibile avere cinquant’anni e continuare a comportarsi come il bambino che cercava disperatamente di essere approvato da papà o di non deludere la mamma.
La buona notizia è che Dio non ci chiede di cancellare la nostra storia. Ci chiede di diventarne consapevoli. La maturità non consiste nel rinnegare la famiglia da cui proveniamo, ma nel discernere ciò che ci ha aiutato a crescere da ciò che invece oggi ci impedisce di amare con libertà. Ogni famiglia consegna ai figli un’eredità. Alcune parti di questa eredità sono un tesoro da custodire. Altre hanno bisogno di essere guarite e trasformate.
Ester farà proprio questo. All’inizio continua a seguire Mardocheo come aveva sempre fatto. Ma arriverà un momento decisivo in cui dovrà scegliere personalmente. Quando il popolo ebraico sarà minacciato di sterminio, non basterà più limitarsi a eseguire degli ordini. Dovrà assumersi la responsabilità della propria vocazione. Dovrà rischiare in prima persona. Sarà ancora capace di ascoltare Mardocheo, ma non agirà più come una bambina dipendente. Diventerà finalmente una donna libera.
Questo è anche il cammino che ogni matrimonio è chiamato a compiere. Gli sposi non sono chiamati a ripetere la storia delle proprie famiglie, ma a scriverne una nuova. Possono scegliere di conservare ciò che è stato bello e di interrompere ciò che ha fatto soffrire. Possono decidere che certe ferite non verranno trasmesse ai figli. Possono diventare l’inizio di una storia diversa.
Forse il primo passo consiste proprio nel porsi una domanda semplice ma coraggiosa: quello che faccio oggi nasce da una scelta libera oppure sto semplicemente ripetendo ciò che ho imparato da bambino? È una domanda che può cambiare profondamente la vita di una persona e di una coppia. Perché l’amore maturo non è quello che reagisce automaticamente. È quello che sceglie consapevolmente.
E quando due sposi iniziano a riconoscere i propri condizionamenti, senza accusare i genitori ma neppure rimanerne prigionieri, accade qualcosa di meraviglioso. Il passato smette di governare il presente. La storia personale non viene cancellata, ma redenta. Ed è proprio in quel momento che il matrimonio diventa davvero una nuova creazione, il luogo in cui Dio continua a fare nuove tutte le cose.
Antonio e Luisa
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