Cari sposi, spero che vi sia toccato, almeno una volta nella vita di visitare i Musei Vaticani, una galassia di opere d’arte meravigliose. Tra le svariate cose presenti, vi è la Galleria degli Arazzi, contenuti in un magnifico corridoio dove sono esposti i capolavori della “Scuola Nuova” di origine fiamminga e tessuti nel XVI secolo, raffiguranti episodi evangelici.
Una volta partecipai ad una visita speciale, guidata da una guida romana di lunga data e, soffermandoci proprio sugli arazzi, fece una cosa che normalmente non avviene nei tour. Ci permise, infatti, di sbirciarli da dietro per renderci conto della quantità di fili colorati e la complessità del lavoro implicato. In realtà, a me rimase impresso quel momento soprattutto per il valore simbolico: l’arazzo è un po’ come la nostra vita, nel quale il Signore agisce secondo un progetto meraviglioso. A noi la scelta se guardare, il lato nobile, pienamente comprensibile, o quello posteriore, a prima vista, scollegato dal primo.
Come fare a guardare la nostra vita secondo il progetto di Dio? Tutto parte dall’ascolto della Parola. Già, l’ascolto. Fiumi di inchiostro si sono spesi per sviscerare questo argomento in chiave interpersonale ma meno nei confronti del Signore, tanto che questa del seminatore è un po’ la “madre” di tutte le parabole, perché senza l’ascolto della Parola non si può iniziare ad essere discepoli. Così, oggi Gesù esprime tutto il suo desiderio profondo di aprire la nostra mente e il nostro cuore perché finalmente possiamo entrare in piena empatia e dialogo con Lui.
Quanto è importante questo! Personalmente ho incontrato svariate coppie che vivono a digiuno della Parola di Gesù, cioè non “sentono” e non “vedono” i gesti di Gesù che ogni giorno tenta di connettersi con loro. Gesù è uno Sposo innamorato matto di ciascuna di voi coppie, si è già unito a voi sacramentalmente per cui vi considera realmente come la sua Sposa. E da Sposo affascinato dalla Sposa vorrebbe ogni giorno avere con lei un colloquio intimo, affettuoso. Ve ne rendete conto di Chi vi sta parlando e quanto ci tiene anche solo a un saluto, un atto di affidamento, una richiesta di aiuto…?
Parliamo qui di un rapporto sponsale con Gesù, in coppia, non solo a livello personale. Vediamo allora come, in base alla parabola del Vangelo la coppia può porsi in relazione alla Parola viva che è Cristo.
Una coppia può essere “strada”. Vuol dire che è chiusa, impenetrabile alla Parola. Ci sono eventualmente peccati gravi od ostacoli alla Grazia che rendono il sacramento del matrimonio bloccato e non fruttuoso.
Oppure una coppia può essere “terreno sassoso”, che si traduce in una vita spirituale superficiale, mediocre, rendendo il rapporto con lo Sposo epidermico, saltuario e quindi le difficoltà, invece di rafforzare, indeboliscono il legame con Lui.
Infine, ci sono le coppie immerse dai “rovi”. Se ci fate caso i rovi non crescono mai sulla strada e nemmeno tra i sassi, perché si seccherebbero con il sole, ma cercano la buona terra. Forse questo è il caso più comune: coppie che si sforzano di vivere con Gesù e in Gesù la propria vita nuziale ma ecco che arrivano un sacco di distrazioni (dicasi il lavoro, il mutuo, i figli da crescere, la salute di papà e mamma…) ed esse finiscono col prendere il sopravvento. Per chi ha un minimo di dimestichezza con l’orto, sa che le erbacce (a cui possiamo accomunare tranquillamente i rovi) sono di fatto ineliminabili, o meglio, dobbiamo sempre sradicarle e toglierle al tempo stesso che coltiviamo le verdure e i frutti. Così è la vita di coppia con Gesù, è un continuo cercarLo, ascoltarLo, parlarGli e al tempo stesso coabitare pazientemente con ciò che vorrebbe allontanarcene.
Finisco con un accenno alla prima lettura che si coniuga molto bene con il Vangelo. Lo Sposo ha mandato in voi la Sua Parola e non cessa di agire ed operare in voi affinché Essa dia frutto. Questo vi basti per non scoraggiarvi mai per tutti gli ostacoli che ci sono sul cammino, certi di poter coronare il vostro sogno: crescere ogni giorno nell’amore e in una relazione vitale con lo Sposo.
ANTONIO E LUISA
Vogliamo collegarci alla riflessione di padre Luca relativa ai rovi. Noi lo abbiamo capito soprattutto nei momenti difficili: se Cristo non è davvero al centro, prima o poi tutto diventa pesante, e alcune prove sembrano semplicemente impossibili da sostenere. Il matrimonio chiede un abbandono profondo: affidare all’altro il proprio cuore, il corpo, le fragilità, la vita intera. Ma quando arrivano ferite, incomprensioni e dolori che ti buttano a terra, anche l’amore più sincero può smarrirsi. Si comincia ad accusarsi, a difendersi, a cercare colpevoli. Il dolore diventa risentimento e la distanza cresce. Noi sappiamo che, senza una relazione concreta con Gesù, anche due persone che si sono amate davvero possono finire per separarsi dentro, molto prima di farlo fuori. Cristo non elimina le prove, ma impedisce che abbiano l’ultima parola. Ci ricorda chi siamo, ci insegna a perdonare e ci dà una forza che, da soli, semplicemente non avremmo.
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