Cari sposi, le letture di oggi ci mettono davanti la moltiplicazione dei pani e pesci. Uno dei brani che sono rimasti nell’immaginario collettivo, anche non cristiano. Per capire meglio il senso della Liturgia, è bene soffermarci sia sulla scena precedente a quella odierna sia su quella successiva. Anzitutto, poco prima che Gesù si ritirasse con i suoi discepoli è avvenuta la morte tragica di suo cugino Giovanni, durante un banchetto organizzato dal re Erode. La scena evangelica poi è di fatto un pranzo, seppur arrangiato alla buona. Ecco, quindi, che Matteo mette in parallelo due “banchetti”, quello di Erode con i suoi commensali, degenerato in un brutale assassinio e quello di Gesù per una grande folla inaspettata e che culminerà con il miracolo della moltiplicazione.
Nel primo caso regna l’avidità, la ricerca smodata di potere, di fama e di non sfigurare davanti agli altri, al punto di non temere di calpestare una vita. Nel secondo caso, c’è una generosità immensa, che sa mettere da parte il legittimo riposo pur di venire incontro al bisogno altrui. A bene vedere, sono due modi con cui si può vivere il matrimonio.
Gesù, infatti, vive sponsalmente questa vicenda perché, vedendo la folla, figura della Chiesa Sposa, non pensa: “che scocciatura! Nemmeno qualche ora di sacrosanto riposo!”, come verrebbe naturalmente a tutti, ma si prodiga con un atteggiamento di vero amore. Il “sentì compassione per loro” in greco traduce un’espressione ebraica che allude al movimento delle viscere materne, in ebraico “rahamim”, che fa riferimento proprio all’utero. Cioè, Gesù sta amando davvero, non in modo superficiale ma reale e vuole alimentare la gente accorsa, come una mamma si appresta a dar da mangiare al proprio figlio.
Ma il culmine di questo brano lo abbiamo nel comando di Gesù: “date loro da mangiare”. Immagino l’imbarazzo che si creò tra gli apostoli, nel rendersi conto dell’impossibilità di assolvere stavolta una tale richiesta del maestro. In genere Gesù era stato sempre molto concreto quando organizzava le cose, pensiamo ai preparativi per l’Ultima Cena. Eppure, qui il Maestro pare abbia perso il senso pratico. Ma è chiaro che sta vedendo oltre.
Gesù, compiendo questo miracolo, sta gettando le basi per far comprendere ai Dodici l’istituzione dell’Eucaristia. Difatti la seguente scena, una volta conclusasi la giornata, è proprio la camminata notturna sulle acque del lago. Come a dire: posso fare ciò che voglio con le cose (moltiplicazione del cibo) e con il mio corpo; quindi, posso darvi anche da mangiare la mia carne e risorgere dopo essere morto!
Cari sposi, davanti a tante necessità che sorgono nella vita di tutti i giorni, a volte sproporzionate alla vostre capacità, Gesù continua a dirvi: “date voi stessi da mangiare”, cioè: date del vostro, datevi, offritevi, spezzatevi, fatevi Eucaristia. Chi dà efficacia e frutto a tutto ciò? Cristo con la sua grazia e con il dono pieno di noi stessi! Solo fin quando voi sposi arrivate a dare tutti i vostri pesci e pani, Gesù può compiere meraviglie con voi.
Ecco perché il matrimonio è veramente una palestra di amore, una palestra Eucaristica, dove la nostra pochezza è trasformata dall’Onnipotenza divina e usata per dare frutto.
ANTONIO E LUISA
La grazia del matrimonio è così: può donarti immensamente più di quanto sarebbe nelle tue forze, ma non fa tutto al posto tuo. Dio non sostituisce la tua libertà, la rende feconda. Non ti chiede ciò che non hai, ma vuole che ciò che possiedi tu lo consegni interamente. Nel Vangelo bastano pochi pani e pochi pesci. Umanamente sono insufficienti, quasi ridicoli davanti alla fame della folla. Eppure Gesù non li disprezza. Li prende, li benedice, li spezza e li moltiplica.
Nel matrimonio accade lo stesso. Puoi avere poca pazienza, una fede fragile, parole imperfette, una tenerezza stanca. Ma se offri tutto, senza trattenere nulla, Dio può trasformare quel poco in nutrimento per entrambi. La grazia non elimina la fatica, ma la rende capace di portare frutto. Non evita la crisi, ma può trasformarla in passaggio. Dio moltiplica, ma i pani e i pesci dobbiamo portarli noi.
Acquista i nostri libri Il dono del corpo La grazia degli imperfetti Sentire per amare Tobia e Sara