Aveva ragione Churchill

Gran Bretagna, anno 1940. Agli albori della Seconda Guerra Mondiale il Regno Unito si trovava a combattere la furia nazista nel pieno della sua forza bellica: flagellata nei cieli dagli Stukas e insidiata via mare dagli U-Boote, il rischio di una invasione terrestre sembrava oramai imminente. Per questo motivo, davanti al governo il 13 maggio il Primo Ministro Winston Churchill (1874-1965) pronunciò le parole che sarebbero passate alla storia: “I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat”. Il discorso più esteso di questa frase recitava così: “Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore”.

A volte, pensando a certi matrimoni che ho celebrato, ammetto di aver pensato: “E se queste parole se le dicessero a vicenda gli sposi nel rito? Non sarebbe educativo? Nah… è di cattivo gusto, lascia stare”. Eppure, la realtà non è poi molto lontana, a ben vedere.

La Parola di questa domenica ha un tono iniziale romantico, direi quasi idilliaco. Nella prima lettura si descrive come era la prima comunità di credenti: “Un cuore solo e un’anima sola”. Wow! Sembra di vedere una coppia in luna di miele che passeggia, mano nella mano, su una spiaggia di Cancùn. Ma “quant’è bello lu primmo ammore!”, una coppia che condivide tutto, che si ama così sensibilmente e visibilmente, è proprio meravigliosa.

Il Salmo poi rincara la dose: “Il suo amore è per sempre”. È quanto più o meno scrive il fidanzato sulla strada sotto la finestra della morosa, in modo che le sia ben visibile.

Ma ecco che la seconda lettura già cambia tono. San Giovanni dice chiaramente che la nostra fede è frutto della vittoria pasquale di Gesù, ma una vittoria costataGli “sangue e acqua”, lo dice proprio lui che ha visto dal vivo quella scena sul Golgota.

Allora questo amore nuziale prende una forma un po’ diversa da come ci insegna il mondo, anche se Aleandro Baldi cantava: “non amarmi, ti farò soffrire”.

Nel Vangelo infine vediamo una scena stupenda e commovente. Gesù, proprio dopo otto giorni dalla Pasqua, cioè il giorno corrispondente ad oggi, va di nuovo a trovare gli Undici e fa una cosa bellissima: concede a loro la possibilità di perdonare i peccati, cioè di essere misericordiosi come lo è stato Lui e come lo è il Padre.

C’è un dettaglio che mi fa intenerire ed è quando Gesù mostra la ferita del petto e quelle delle mani e piedi. Mi pare che Lui voglia dire a loro: “vedete, il mio perdono e la mia pace che oggi vi do sono usciti di qui, le mie ferite sono divenute feritoie di Amore per voi”.

Ecco qui una lezione meravigliosa per tutti ma specialmente per voi sposi. La fedeltà, il “per sempre”, il dono totale di sé sono possibili solo a patto di morire a sé stessi, di sacrificarsi, di entrare e superare i conflitti dovuti alle diversità e anche alle stranezze dei nostri caratteri e temperamenti.

Dico questo un po’ per esperienza ma soprattutto per le testimonianze di chi ne sa molto più di me. Prendo spunto da un libro bellissimo, scritto da una grande donna, moglie e psicoterapeuta, Mariolina Ceriotti Migliarese. Nel suo libro “Risposami!” dice: “La famiglia di oggi nasce invece spesso da una coppia che si immagina di poter essere a-conflittuale, questo fa sì che la relazione funzioni fintanto che i conflitti non sono presenti, ma che il legame si riveli fragile davanti alle difficoltà” (pag. 153).

E poi dice ancora: “Dobbiamo sempre ricordarci che nelle coppie di lunga durata, quelle che vogliono rimanere insieme per sempre, l’esperienza della crisi è inevitabile” (pag. 161).

A ulteriore sostegno di questo e in linea con il Vangelo c’è Papa Francesco: “Le crisi coniugali frequentemente si affrontano in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio” (Amoris Laetitia 41).

Ci vuole il perdono, ci vuole la Misericordia nell’amore coniugale. Senza di essi, le battaglie che si scatenano ad ogni tappa della vita di coppia non possono superarsi fino in fondo.

Caro Winston, avevi proprio ragione, per vincere le inevitabili crisi che la fedeltà sponsale richiede, è davvero necessario “sangue, sudore e lacrime”. La cosa bella è che Gesù li ha già versati per noi, una volta per tutte e quel Sangue e Acqua scaturiti dal Suo petto aperto, dal Suo Cuore, sono oggi la Grazia sacramentale che può consentire agli sposi di dirsi ancora sì.

Per cui, coraggio, cara coppia, “non piangere più; ha vinto il Leone della tribù di Giuda” (Ap 5,5), ha vinto l’egoismo e la rinuncia a combattere. La sua Misericordia può trasformare ogni tuo dolore, lotta e sofferenza in un amore che si rinnova di giorno in giorno.

ANTONIO E LUISA

Leggere le parole di padre Luca ci ha toccato. Io ho guardato la mia fede, quella che porto al dito da 18 anni, l’ho guardata da vicino. Si vede che non è nuova, si notano diversi graffi che la rendono imperfetta agli occhi di chi la guarda. Ai miei occhi è invece così perfetta e così bella. Commovente. So che ognuno di quei piccoli graffi rappresenta la fatica di una relazione radicale come quella sponsale. Due persone, un uomo e una donna, che sono biologicamente, psicologicamente, umananamente e ontologicamente diversissime. Ed è bellissimo che sia così. Io mi riconosco uomo scontrandomi con la femminilità di Luisa. Con il suo mistero.

Una sfida meravigliosa fatta di incontri e di scoperta reciproca, ma anche di scontri e di conflitti. Conflitti che se gestiti nel modo giusto non sono un male. Conflitti che permettono di aprirsi, con fatica ma con meraviglia, all’altro, ad una alterità così diversa e complementare. Un’alterità che se accolta non limita la nostra libertà ma ci arricchisce della diversità della persona che abbiamo sposato.

Guardo la mia fede e la fatica della relazione non mi spaventa più, perchè ciò che ho in cambio è già il centuplo.

Antonio e Luisa

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Non muore neanche se lo ammazzi

PADRE LUCA

“Non muoio neanche se mi ammazzano!” È la frase meravigliosa e stupenda, scritta da Giovannino Guareschi (1908 – 1968) nel suo Diario Clandestino, in piena prigionia durante l’ultimo conflitto mondiale. Riflette la caparbietà di un animo nobile, amante della vita e della sua famiglia, che, mosso da un amore più grande, lottò per sopravvivere a quelle immense difficoltà pur di tornare ad abbracciare i suoi cari.

Ma altro che Guareschi! Oggi contempliamo estasiati Gesù che, dopo un combattimento furibondo contro il Peccato e la Morte, vince e risorge per sempre, Lui è veramente l’Amore per eccellenza, talmente grande e forte che non muore nemmeno se lo ammazziamo: Mors et vita duéllo conflixére mirándo: dux vitae mórtuus regnat vivus!” (sequenza della Messa pasquale).

Dinanzi a questa certezza vorrei vedere come la luce pasquale illumina il vostro amore di coppia. Anzitutto ecco “Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare ad ungerlo”. Come sappiamo, queste pie donne vanno a finire di seppellire per bene Gesù perché due giorni prima tutto avvenne in fretta e furia e mancavano dettagli.

Sapete quante volte anche io ho voluto seppellire il dono del sacerdozio? Quante volte l’avrei sotterrato e imbalsamato se non fosse stato per Qualcuno? Perché esigente, perché mi chiedeva abnegazione e di mettermi da parte e lasciar posto a Dio e agli altri… L’ho fatto o consapevolmente tramite scelte o idee sbagliate o inconsapevolmente per negligenza, superficialità o distrazione. E a te, marito o moglie, ti è mai capitato di voler fare una buca e metterci il tuo matrimonio? Non è che qualche volta hai cercato di vivere come non fossi sposato, hai desiderato di essere “uccel di bosco”?

Quella massiccia lastra circolare che chiudeva il sepolcro di Gesù ci ricorda il nostro “cuore di pietra” (Ez 26, 36). Sotto un macigno pesante ammetto di aver anche io a volte ricoperto l’amore che Gesù mi ha donato come figlio e poi come sacerdote. Che sciocco sono stato!

Potrebbe darsi che anche voi abbiate tentato di coprire il vostro rapporto con Gesù e la vostra relazione di amore coniugale, così fresca e scoppiettante all’inizio ma con tempo poi ingiallitasi. Ogni badilata di terra erano le scuse per non pregare perché troppo stanchi, le critiche alla tua diversità, il cercare i miei sacrosanti spazi e tempi di libertà, i miei progetti che non ti condivido, le mie battutine su altri/e in tua presenza, la voglia di “qualcosa di nuovo” nella nostra intimità, i silenzi di morte al posto della condivisione, le mie dimenticanze sui nostri eventi importanti… e una lunga serie di eccetera.

A un certo punto della vita allora può balenarti in testa una domanda: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Ossia, come rimediare a tanti pesi che mi hanno stancato, che mi hanno tolto entusiasmo e voglia di camminare ancora con te? “Ma si può andare avanti così nel matrimonio? Sto perdendo anni preziosi, meglio lasciarsi”.

La cosa veramente bella è che è stato tutto inutile perché “la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande”.

Per caso sto dicendo che Gesù, con un bel “bididibodidibù”, risolve ogni cosa? Così, alla David Copperfield? Assolutamente noi, come diceva il grande Vescovo di Ippona: “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te” (Agostino, Sermones ad populum, CLXIX, n. 13).

Sto dicendo che Gesù in quanto lo Sposo della Chiesa (che siamo tutti noi) sapeva bene di che pasta siamo fatti. E agli sposi ha dato il dono magnifico e stupendo del sacramento del matrimonio.

In esso è contenuto un tesoro inaudito, una caterva di pietre preziose e diamanti che possono plasmare il povero amore umano, così fragile e volubile, in una capacità fedele e costante di dono di sé.

Come mai? Perché questo amore nostro viene cambiato da dentro, viene imbevuto, impregnato dall’amore di Cristo per la sua Sposa. Senti cosa dice il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes: “Il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre, rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione” (GS 48).

È così perché “Cristo, risorto dai morti, non muore più”!

Prova a cambiare “Cristo”, per “il nostro amore nuziale” e la frase non fa una piega. Dato che Gesù è con voi sposi sempre, il suo Amore è dentro al vostro amore, se collaborate con la Grazia, il vostro amore non morirà mai!

Si può forse dividere il caffè dal latte una volta che ti portano un bel cappuccino schiumoso in tazza grande? La fusione tra amore umano e Amore Divino che è avvenuta nel Sacramento è ben più profonda e inscindibile

Per questo la Sua Risurrezione è anche la vostra, non solo alla fine dei tempi ma anche adesso, già in questa vita potete vivere da risorti contando sempre su un Amore che si rinnova sempre e non invecchia mai.

Gesù è con voi sposi, per quello l’angelo anche oggi vi dice: “Non abbiate paura!”. Non temete di venire meno nel lungo percorso di vita assieme e nemmeno temete il peso delle vostre fragilità. Se camminate con Lui, se vi fate guidare dallo Spirito.

Potete certamente ignorarLo, potete far finta che non ci sia, potete smettere di ascoltarLo ma Lui rimane sempre con voi, pronto a sostenere ogni vostro gesto di amore.

Io, come sacerdote, voglio “vivere da risorto”, cioè questa Risurrezione non è solo di oggi e da domani tutto torna alla routine. Tipo, la Candelora non è mica tutti i giorni! Invece la Risurrezione sì. Nell’augurarti Buona Pasqua, cara coppia, spero che ogni giorno tu sappia far vedere che Gesù è davvero vivo e risorto in voi!

ANTONIO E LUISA

Quello che dice padre Luca è proprio vero. Perchè tanti matrimoni falliscono? Anche quando sono celebrati in chiesa con tanto di sacramento incluso. Forse la Grazia di Dio aiuta più alcune coppie rispetto ad altre? Oppure Gesù preferisce mettere casa con alcuni e con altri no? Certo che non è così! Don Dino, un sacerdote che ci ha insegnato tanto diceva sempre a noi sposi: “Ricordate: solo con la Grazia non si fa nulla, solo con la volontà non si fa nulla, con la Grazia e con la volontà si può fare tutto!

Ecco la Grazia non è una magia ma è un aiuto concreto da parte di Gesù. Un aiuto che va però a sostenere il nostro amore, che seppur limitato e misero dobbiamo darlo. Significa metterci tutta la nostra volontà e il nostro impegno. Come non ricordare le nozze di Cana! Gesù può davvero fare miracoli ma le giare non le ha riempite Lui. Ci viene chiesto solo questo: riepire le giare con il nostro poco. Io e Luisa abbiamo tantissimi difetti e tantissimi limiti ma non abbiamo mai messo in discussione che la nostra vita passasse dal matrimonio. Ci abbiamo messo tutto e questo ha fatto la differenza, almeno fino ad ora.

Buona Pasqua.

Padre Luca con Antonio e Luisa

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Oggi è il nostro anniversario di Matrimonio

Ricordo con profonda commozione la première del film The Passion. Era a marzo del 2003 ed io mi trovavo a Città del Messico. Andai a vederlo con i miei confratelli. L’aspettativa era alle stelle, il tam tam nei telegiornali e quotidiani, più le polemiche che gridavano allo scandalo, “troppo crudo e bestiale, improponibile al pubblico, da vietare ai minori”, che ero teso già prima di entrare. Figuriamoci non appena si abbassarono le luci in sala, tanto da farmi quasi conficcare le dita nei braccioli per tutta la proiezione.

Chi l’ha vissuto, sa bene di cosa parlo. I miei confratelli, più o meno, li vedevo messi come me. Ma che era successo? Eh, difficile da spiegare, ricordo solo che all’uscita, avevo lo sguardo basso, non mi veniva da dir nulla e volevo starmene in silenzio meditare.

Come mai? Di film sanguinari, alla Quentin Tarantino, penso di averne un lungo repertorio alle spalle. Ma quello era proprio speciale. Perché dopo “Salvate il soldato Ryan” o “Kill Bill” o “Platoon” … non accadeva lo stesso? Sarà che quella storia mi tocca in prima persona e queste mi coinvolgono solo superficialmente? Sarà che quella storia parla alla mia anima? Che pungola la mia coscienza? Che appella a tutta la mia vita?

Forse mi stava succedendo, in minima parte, quanto accadde secoli prima ad Angela da Foligno mentre meditava sulla Passione quando Gesù le disse: “Io non ti ho amata per scherzo” (Libro XXIII, 2). O forse il Signore mi voleva donare quello che diede a Teresa D’Avila: “E fu proprio ciò che capitò un giorno di primavera del 1554. Un episodio particolare diede una svolta alla sua vita. Tornando da uno di quei colloqui spirituali che ormai la turbavano e la impoverivano, si trovò a passare davanti a un’immagine di Cristo tutto coperto di piaghe, che occasionalmente era stato portato in convento per una certa celebrazione. «Appena lo guardai… il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore fu così grande che mi parve che il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di darmi la grazia di non offenderlo più» (Libro della mia vita 9,1). Fu come una nuova nascita”.

Giorni dopo lessi un articolo sulle reazioni al film. Mi colpì molto il caso di un uomo negli States. Lui abitava in una bella casa di una zona residenziale, una vita comoda e tranquilla ma ognuno lì si faceva i fatti suoi. Dopo aver visto il film diceva che avrebbe voluto bussare alla porta di ogni vicino che non salutava da anni e dirgli: “sai, ti voglio tanto bene” e avrebbe voluto affacciarsi alla finestra e gridare: “Sei grande Dio. Grazie!!!”. Della serie: non posso più essere quello di prima. E anche lì mi sono rivisto.

Perché tutto questo è così bello e ci tocca in profondità? Perché il Signore sta parlando al più intimo del nostro cuore e sta risvegliando la nostra capacità di amare e di essere amati. “Strano, questo mi sembrava un film da preti o suore, di quelli che abbondano sotto Natale o Pasqua, tipo «I dieci comandamenti» o «Beh Hur»”.

Dio ci ha creati per donarci e riceverci in dono, ci ha concepito come persone “sponsali”, fatte per rispondere a un dono di Amore che ci precede, per questo la Passione di Gesù ha un potente sapore sponsale, è una chiamata di amore che richiede la nostra risposta di amore. Difatti, quell’amore che sprigiona Gesù da ogni poro è stato riversato, come direbbe san Paolo (cfr. Rm 5, 5), nel tuo sacramento nuziale. Ricordalo quando contemplerai per intero la Passione oggi.

Senti che bella cosa dice Papa Francesco: “Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi” (Amoris Laetitia, 72).

Per questo, caro sposo e cara sposa, ti invito oggi a fare questo esercizio: prova a ripercorrere ogni momento della Passione, se il film di Mel Gibson ti aiuta, meglio. Prova a riprendere ogni momento di sofferenza di Gesù… l’orto, la cattura, le percosse, le umiliazioni, i flagelli… considera: quanto amore c’è dietro a ognuno di quei gesti? Gesù li ha assunti e vissuti consapevolmente, non fatalisticamente. Poteva liberarsene quando avesse voluto e invece è stato lì e non si è tirato indietro.

Ad ognuno di questi momenti pensa: quell’Amore è oggi, è adesso già nel nostro amore di coppia, è già compreso nel nostro matrimonio. Non devo andare a trovarlo chissà dove, non me lo devo reinventare, è in noi due, è nella grazia che abbiamo ricevuto quel giorno in chiesa. Pensa: noi, marito e moglie, pur con tutti i nostri limiti e fragilità, siamo “rappresentazione reale” dell’Amore che Gesù oggi ci ha donato!

Sant’Ignazio, nella sua celebre preghiera “Anima di Cristo”, a un certo punto dice: “Passione di Cristo, confortami”. Cioè “dammi forza, donami tempra, rendimi saldo”. È quello che auguro ad ogni coppia, che guardando la Passione di Gesù sappia intravedere quale intensità di amore c’è nella propria relazione nuziale, quale riserva infinita possiede, quanto quel vostro volervi bene è stato trasfigurato ed elevato dal Sacramento. Che la Passione possa farvi esclamare: “ma quanto amore c’è tra di noi se Gesù ci ha amato così?” Che la Sua Passione renda il vostro amore sempre più appassionato, appassionato nel perdono, appassionato nell’intimità, appassionato nella pazienza, appassionato nel mutuo servizio. Passione di Cristo, mantienici sempre appassionati a Te e tra noi per tutta la vita!

Padre Luca Frontali

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Ti ricordi dove le hai chiesto di sposarti?

Padre Luca

Lo so è un’americanata, ma mi diverto un sacco nel vedere su YouTube i bloopers dei momenti in cui il fidanzato si inginocchia e porge alla fidanzata l’anello di fidanzamento, proponendole ufficialmente il matrimonio. C’è chi l’ha fatto su un ponte e poi l’anello è scivolato in acqua, c’è chi l’ha fatto in cima alla Torre Eiffel e una raffica di vento lo ha fatto cadere o chi l’ha fatto prima di buttarsi assieme con il paracadute…

E tu ricordi dove e come l’hai fatto? Occhio perché se non è così, tua moglie non ne sarà molto contenta.

Anche Gesù ha fatto una cosa simile alla sua Sposa e l’ha fatto a Gerusalemme in un modo molto ma molto speciale, direi proprio unico.

In questa Domenica delle Palme avviene, in un certo senso, la proposta di fidanzamento di Gesù. Lui entra a Gerusalemme per portare a pienezza il suo amore nuziale. Un grande teologo italiano, don Giorgio Mazzanti (1948-2021) ha scritto al riguardo: “il cuore segreto del mistero pasquale è tale finalità sponsale” (Mistero pasquale. Mistero nuziale, EDB, Bologna 2002, pag. 15). Quindi Gesù viene a Gerusalemme per donare tutto sé stesso alla Sposa.

In questo Vangelo fissiamo lo sguardo però su come si comporta la Sposa. Quale sposa dirai tu? Io non vedo nessuna sposa. In effetti la Sposa, siamo tutti noi, erano gli apostoli, erano le folle di Gerusalemme, erano i farisei e i sacerdoti fino ad arrivare a te e a me…

So che vederci come la sposa non è qualcosa di immediato alla nostra sensibilità ma è questo che scaturisce dall’analogia di San Paolo in Efesini 5, secondo il parallelismo tra marito-moglie e Cristo-Chiesa. Su questo ancora Giorgio Mazzanti dice: “L’atto, con il quale Dio crea l’umanità, è già un disporla alle nozze con sé alle quali la invita con il semplice porla in vita. Per questo, pur facendola «creatura», le si propone in modo sponsale e nuziale” (Persone nuziali, EDB, Bologna 2005, pag. 162). Perciò, con questa premessa, contempliamo come si comporta questa sposa, come tratta il suo Sposo:

Anzitutto c’è un’entrata trionfale. «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Mc 11, 9). La Sposa è proprio innamorata! Guarda come gli vuole bene, lo coccola, gli sta appiccicato, lo guarda con affetto… a ben vedere la sposa sta vivendo la fase della “romanza”. Si sta insieme perché amo tutto di te, mi piace anche il tuo alito cattivo, non hai difetti, sei meraviglioso, unico, incredibile, mi fai stare così bene…

Quante coppie si imbarcano così per il matrimonio! La “pancia” è il criterio di scelta e di verifica dell’amore. Sai quante volte queste frasi le ho sentite in un corso fidanzati? Con grande realismo Papa Francesco ci dice: “L’educazione dell’emotività e dell’istinto è necessaria, e a tal fine a volte è indispensabile porsi qualche limite. L’eccesso, la mancanza di controllo, l’ossessione per un solo tipo di piaceri, finiscono per debilitare e far ammalare lo stesso piacere e danneggiano la vita della famiglia” (AL 148).

Se la Sposa ama così lo Sposo l’esito non può che essere fallimentare. Difatti è esattamente quello che accade poco oltre quando Gesù disse loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: «Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse»” (Mc 14, 27).  

Se il tuo atteggiamento nel matrimonio non è radicato nella fede e nelle virtù umane vai sicuramente verso la delusione, lo scandalo: “ma non credevo fossi così, ho perso anni della mia vita con te, non ti riconosco più, non c’è più quella magia di una volta”.

Come ci ricorda Amoris Laetitia: “È diventato frequente che, quando uno sente di non ricevere quello che desidera, o che non si realizza quello che sognava, ciò sembra essere sufficiente per mettere fine a un matrimonio. Così non ci sarà matrimonio che duri. A volte, per decidere che tutto è finito basta una delusione, un’assenza in un momento in cui si aveva bisogno dell’altro, un orgoglio ferito o un timore indefinito” (AL 237).

Il permanere in questo stato, il vegetare in una relazione mediocre o peggio, credere che resistere a oltranza con questi sentimenti e atteggiamenti nel cuore sia anzi positivo e segno di forza e maturità prima o poi porta solo alla morte della relazione, al disamore.

“Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole»” (Mc 14, 37-38).  

Hai proprio ragione Gesù! Non è l’odio, non è la cattiveria, non è la violenza fisica che normalmente uccide il rapporto sponsale (anche se a volte purtroppo sì). Ma è soprattutto la mancanza di amore, le nostre frequenti e prolungate omissioni, il non vegliare con Te, il non starTi vicino, il non coltivare un rapporto vero e personale con Dio. Quanti baci non dati, quanti sguardi indifferenti, quanti “ti amo” non detti, quante parole a vanvera… è il vuoto, è la freddezza ciò che più spesso uccide l’amore nuziale.

Papa Francesco ci ricorda infatti: “Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita” (AL 124).

Il bello però è che alle nostre morti lo Sposo risponde con la Sua Morte che cambia tutto e porta Vita. Se la Sposa non molla lo Sposo, di certo non andrà a finire così.

Tuttavia, oggi il Vangelo è tutto centrato sulla Passione e sembra finire sul Golgota. Non ci dà molta speranza. Eppure, vado alla seconda lettura che ci apre almeno uno spiraglio. “Gesù umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome” (Fil 2, 8-9).

Se una coppia cerca di obbedire alla promessa di amore fatta in Dio e con Dio nel sacramento, se sa essere umile, cioè chiedere aiuto a Gesù e chi veramente può sostenerli nella fatica di essere fedeli, se si sforza di sacrificare il proprio egoismo e rinunciare all’ego, di sicuro questo amore ha futuro, questa relazione può elevarsi, può solo crescere e diventare nuova. Ecco, quindi, un barlume di luce pasquale, di resurrezione, che, grazie a Dio, tanti matrimoni hanno già assaporato e vissuto.

Hai visto come è maturata questa Sposa? Hai notato come lo Sposo l’ha portata a crescere da un amore terreno fino a rinascere dai propri fallimenti?

La Settimana Santa è un po’ un paradigma, infatti ogni coppia che vuole prendere sul serio il sacramento non può fare a meno di ripercorrere continuamente questi quattro passaggi, seguendo lo Sposo Gesù. E tu, a che punto sei?

Antonio e Luisa

Siamo convinti che la strada del matrimonio sia una strada di continua scoperta e di lenta consapevolezza. Ha ragione padre Luca quando dice che spesso le coppie basano tutto sulla passione. Su quanto l’altro ti fa stare bene. Su come l’altro riesce a riempire i tuoi vuoti. Il matrimonio è, detto brutalmente, un luogo dove prendere, e l’altro un mezzo per soddisfare i nostri bisogni. Quando io, Antonio, ho sposato Luisa avevo certamente tante buone intenzioni, ma ero ancora inconsapevole su cosa fosse davvero il matrimonio, immerso come ero in quella mentalità. La sposavo perchè ero sicuro che mi avrebbe reso felice. Penso che sia un atteggiamento comune a tantissime altre persone che decidono di sposarsi.

Con gli anni, siamo ormai quasi a venti, vivendo questa relazione fatta di tanta quotidianità, fatta di vita normale, ho capito. Ho capito attraverso i tanti alti e bassi, i momenti meravigliosi ma anche quelli aridi in cui ci siamo sentiti lontani. Attraverso i perdoni e i gesti gratuiti di cura e tenerezza. Ho capito che solo attraverso la mia sposa avrei potuto fare un’esperienza così vera di Gesù. Attraverso il nostro amore benedetto. Scelta d’amore radicale e totale elevata a sacramento. Succede, durante i vari seminari che organizziamo, di rinnovare le nostre promesse. Ogni volta è più bello, perchè ogni volta siamo sempre più consapevoli di quelle promesse. Luisa mi è entrata dentro e la nostra relazione ci ha educato a spostare lo sguardo da quello che proviamo noi a quello che desidera l’altro e a fare di tutto per farci vicendevolmente del bene. Il matrimonio è davvero una palestra per prepararsi all’incontro con Gesù alla fine della nostra vita.

Padre Luca con Antonio e Luisa

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Si vede lontano un miglio….

Padre Luca

Stavo partecipando a una adorazione eucaristica per coppie e a un certo punto i coniugi sono invitati a scambiarsi vicendevolmente le riflessioni sul bravo evangelico appena spiegato. È iniziato perciò un sommesso bisbiglio in tutta la chiesa, con una bella musica di sottofondo; io ho tentato per conto mio di fare la preghiera ma dietro a me da tempo avevo sbirciato con la coda dell’occhio una coppia non più così giovane che ha iniziato a parlarsi teneramente, alternando carezze, baci, sorrisi e qualche lieve risata. In breve, mi sono reso conto che non potevo smettere di guardarli: erano così belli, così delicati e al tempo stesso così veri e sinceri.

Come mai mi hanno polarizzato? Da dove il fascino che emanavano? Da una coppia di “piccioncini”, sposini alle prime armi, con ancora le farfalle svolazzanti nello stomaco, me lo sarei aspettato e forse non ci avrei fatto caso, ma da due sessantenni addentrati, con tutto il rispetto, sinceramente di meno.

Poi in quei giorni ebbi modo di conoscerli e in due parole mi fecero capire che avevano avuto un matrimonio segnato da varie cicatrici, che non erano stati sempre così, erano passati dal fuoco delle prove e del dolore… ma comunque erano lì ed erano felicissimi di aver riscoperto il senso del loro amore. Allora ho pensato proprio a loro quando ho letto queste letture perché credo proprio che in esse ci sia la risposta alle domande che mi sono posto sopra.

Nella prima lettura si parla di una nuova alleanza tra Dio e gli uomini, che soppianta quella antica. È giusto quello che accade a tante coppie. Si parte in quarta dopo le nozze, sprizzando entusiasmo, dolcezza e coriandoli ai quattro venti ma poi il “serbatoio” si secca e cominciano i problemi e le fatiche di camminare assieme. È quando la coppia si rende conto (speriamo quanto prima, che non aspetti il 7° anno per andare in “crisi”) che il proprio amore non era fondata solo su un patto, sul mutuo consenso o sulla buona volontà di onorarlo ma è qualcosa che, per il sacramento, rimane nel cuore, è un’alleanza che viene da dentro e, soprattutto, che è garantita da Dio. Quanto è importante allora che ogni coppia, assieme al re Davide, chieda e implori il Signore: “dacci un cuore nuovo e rinnovaci continuamente con il Tuo Spirito”.

Tutto questo perché mai è così importante? Certamente perché ogni coppia sia felice e viva l’amore in pienezza. Ma anche perché il mondo chiede Gesù alle coppie, chiede che le coppie siano davvero quello che significano: un segno di amore divino. In che senso il mondo lo chiede? Non lo fa in modo formale, cioè sull’ATAC d Roma nessuno mai vi dirà: “scusate, mi potete mostrare come ama Dio?”

Eppure, è quello che ogni fidanzato vorrebbe trovare nel matrimonio, ogni figlio attende da un genitore… l’amore per sempre, l’amore che non si arrende al male, l’amore che perdona, l’amore che accoglie, l’amore che sa abbracciarti anche se non te lo meriti… non è forse vero che questo lo vorremmo ricevere tutti?

Chiaro, questo desiderio non è limitato agli sposi, ma chi meglio di loro è generatore continuo di questo tipo di amore? Chi meglio degli sposi fa l’esperienza di dover morire a sé stessi, di saper rinunciare ai propri sacrosanti comodi per dare gioia, serenità, felicità all’altro?

Una volta ho ascoltato la testimonianza di un marito, papà di 8 figli. Tra le altre cose, a un certo punto ha affermato, con un sorriso ammiccante e ironico: “Gesù Cristo mi ha rovinato la vita!”.

Gesù, in forza del sacramento nuziale, chiede a ogni coppia: “Mi prestate il vostro amore di coppia? Mi date la vostra relazione? Io voglio raccontarmi al mondo ciò che sono: Amore misericordioso, amore che accoglie, amore che abbraccia, amore che tocca. Mi prestate il vostro amore per dire il mio? Accettate di essere mio piccolo sacramento?”

Se una coppia accetta di vivere così, succede che, anche nella piccolezza quotidiana, svela una qualità di amore che non è solo umano, come menziona splendidamente papa Francesco in Amoris Laetitia: “La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (AL 315). Vivere così si può, con tutte le nostre limitazioni. Anche qui vi invito a toccarlo con mano di persona con questa bella lettura: “Coppie di fede e di fuoco”. E si vedrà lontano un miglio che l’Amore di Cristo è dentro di voi. Parola di prete

Antonio e Luisa

Padre Luca ha terminato la sua riflessione con: parola di prete. Ecco noi invece vorremmo iniziare con vita da sposi. Quelle parole le sentiamo vive nella nostra vita di sposi. Una vita diversa, ma per certi versi simile in alcune dinamiche a quella delle altre coppie di sposi. Ciò che permette ad una coppia di crescere e di unirsi sempre più è fare esperienza dell’amore gratuito. E’ bellissimo sentirci amati proprio quando facciamo più fatica, è bellissimo sentirci accolti potendo mostrare tutto di noi anche le parti che di solito nascondiamo perchè non ci piacciono. E’ bello sentirci amati anche quando non lo meritiamo. Ogni volta che siamo capaci di volerci bene così, in questo modo unico e liberante è come se aggiungessimo un mattoccino alla nostra relazione.

In tanti anni di matrimonio abbiamo avuto l’occasione di metterne davvero tanti di questi piccoli mattoni e sono diventati come un muro. Un muro che non divide ma custodisce. Come le mura di una casa. Di una piccola chiesa domestica. Siamo molto più uniti oggi. E anche l’amore più erotico e passionale, che dovrebbe essere scemato a causa dall’età che avanza e dall’abitudine della quotidianità, diventa in realtà più bello. Forse meno esplosivo ma sicuramente più profondo e ricco, riempito di tutti quei mattocini che ci mostrano l’altro di una bellezza che è solo per noi. Il corpo dell’altro viene trasfigurato dall’amore che ci siamo donati negli anni di matrimonio. Una meraviglia da scoprire giorno dopo giorno.

Padrea Luca con Antonio e Luisa

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Il principe azzurro sì esiste!

Ero a un corso di formazione sull’affettività per adolescenti. Come spesso accade, abbonda il pubblico femminile e in genere si colloca sempre diligentemente nelle prime file e non perde una virgola delle spiegazioni.  Noi pochi maschi, invece, nelle retrovie, barricati dietro ai nostri laptop.

La prof ha fatto un esperimento senza che ce ne accorgessimo. Ha iniziato a raccontarci di questo papà giovane, trentenne, bello e alto, che va a fare la spesa con la sua figlioletta di 6 anni. La mette delicatamente nel carrello rivolta a sé e mentre gironzola per le corsie del Super le domanda con affetto: “allora, amore, cosa compriamo oggi alla mamma?” e lasciava che fosse la figlia a scegliere. Poi la figlia inizia a starnutire e il papà prende il suo fazzoletto e le asciuga delicatamente naso e bocca. Vuole che sia lei a indicare quali biscotti prendere a suo fratello e di quale colore dovevano essere i fazzoletti da tavola. Alla fine del giro, nel bel mezzo della coda alla cassa, la bambina ha il classico capriccio e vuole assolutamente anche le barrette Kinder, quelle da 36, formato famiglia. Il papà con grande pazienza si toglie dalla fila, si mette in ginocchio per parlarle al volto e le spiega che a casa ci sono già i Ferrero Rocher e che appena tornati gliene darebbe subito uno…

A questo punto la prof si ferma, inizia a sorridere e dice: “vorrei che tutti quanti vedeste le facce delle donne qui davanti”. Nel raccontare una figura maschile e paterna così rassicurante e solida e al tempo stesso paziente e dolce, l’animo femminile aveva da subito sintonizzato ed empatizzato ed era evidente che tutte (ma anche tutti) volevano un papà così, un uomo con queste caratteristiche.

Mi rifiuto categoricamente di pensare che Giuseppe fosse vecchio. Se la Chiesa mi sconfessa, accetterò umilmente e cambierò di opinione. Ma siccome mi pare non ci sia un dogma sull’età di San Giuseppe io preferisco pensare che sia stato appena più grande di Maria. Il fatto della vecchiaia era una sorta di escamotage perché non avesse cattivi pensieri su sua Moglie… ma, in tutta sincerità, a me non pare un argomento convincente.

Quello che mi dilata il cuore e amo pensare di Giuseppe è che fosse un uomo così buono, così umile, così semplice, così generoso, così maturo… che ha fatto innamorare Maria e grazie alle sue qualità Lei avesse visto in lui la persona ideale con cui condividere il suo grande desiderio di donare la vita al Signore. Forse Maria gliel’avrà confidato e con immensa gioia avrà visto in lui l’unico capace di capirla e l’unico capace di custodire e sostenere il suo progetto di vita. Per chi volesse approfondire il tema rimando all’ottimo libro “Giuseppe e Maria. La nostra storia di amore”.

Maria si è innamorata di Giuseppe perché ha visto in Lui l’uomo che avrebbe custodito il suo cuore e la sua vita. Già, San Giuseppe il Custode, anzitutto perché ha saputo custodire sé stesso, ha saputo formare il suo carattere, la sua indole, i suoi comportamenti. C’entra pienamente qui il riferimento alla castità di San Giuseppe, perché essere casto vuol dire saper integrare e possedere tutte le proprie capacità sia dell’intelligenza, che della volontà come degli affetti, come insegna San Giovanni Paolo II (cfr. Familiaris Consortio 33). L’uomo casto sa essere anzitutto custode e padrone di sé non per farsi “guappo”, ma per un amore superiore. Nel suo caso l’ha fatto per fede e l’ha fatto per rispetto a Maria. Quanta forza morale, quanto valore ci vuole per fare questo! Perciò qui sta la grandissima virilità e mascolinità di San Giuseppe, la sua enorme statura morale.

Di quanto ne abbiamo bisogno! Per tanti motivi che esulano da questo articolo la figura del maschio, del padre e di conseguenza del marito «da mo’» è mal vista o per lo meno è divenuta ininfluente, inconsistente.

Per chi volesse approfondire rimando a due testi che spiegano molto bene questo fenomeno: Claudio Risè “Il maschio selvatico” e Roberto Marchesini “Quello che gli uomini non dicono”.

Ritengo estremamente azzeccata e pertinente la scelta di Papa Francesco di dedicargli un anno per approfondire la sua figura perché soprattutto noi uomini impariamo o reimpariamo a saperci custodire per essere in grado di custodire le nostre famiglie e in definitiva il mondo. Ah, dimenticavo, scusatemi, vi ho mentito nel titolo, il Principe Azzurro non esiste. Esiste però san Giuseppe. Che è molto meglio.

Padre Luca Frontali LC

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La prova del 9 di ogni matrimonio

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Padre Luca

Pare che Gesù cerchi di diventare un influencer, di essere innalzato, di essere visto e conosciuto da tutti. In realtà il senso della parola è ben altro. Innalzato vuol dire crocefisso, ma vuol dire anche esaltato nel senso di glorificato.

Gesù vive la crocefissione come una glorificazione. Cosa?? Ho capito bene? Uno strumento di tortura diventa segno di gloria?

Roba da non crederci.

È proprio il mistero della croce, che ben ha scandagliato Santa Teresa Benedetta della Croce quando ha scritto la sua opera “Scientia crucis”. La croce possiede una scienza, un insegnamento, una sapienza superiori alla nostra capacità ordinaria di intendere e capire le cose ed è solo una grazia di Dio il riceverla.

La croce, vista da un punto di vista nuziale, è il momento culmine dello sposalizio di Gesù con la Chiesa, è quando Gesù consuma il suo atto di amore. Si può dire, con tutte le analogie possibili, che Gesù sulla croce compie l’atto coniugale intimo nei confronti della Chiesa e quindi la feconda perché dia vita. Difatti, dal petto di Gesù nascono i sacramenti che sono il frutto genuino di tale unione mistica.

È quello che dice il grande teologo Hans Urs Von Balthasar (Cfr H. U. von BALTHASAR, Il cuore del mondo, Brescia 1964, pp. 173-174) e che poi è ripreso da San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio: “Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d’amore che il Verbo di Dio fa all’umanità assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù Cristo fa di sé stesso sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa” (FC 13).

Il matrimonio perché sia vero e fecondo deve passare dalla croce. È il suo momento di vero innalzamento e di esaltazione, nonostante faccia male e sia occasione di tanta sofferenza morale e fisica ma abbiamo appena visto come e dove sia nato…

Per quello la croce rimane e rimarrà sempre la prova del 9 per una coppia credente: davanti ad essa si mette alla prova su cosa si è costruita la relazione, “Umano, troppo umano” come diceva Friedrich Nietzsche oppure sulla roccia della fede?

A un caro amico, il cui matrimonio sta passando per un periodo difficile, ho detto che era arrivato il momento in cui si avvera la promessa “di esserti fedele sempre, nel dolore e nella malattia” ma che in questo momento lui può contare sulla “grazia di Cristo” che gli è stata donata il giorno delle nozze.

Ho una coppia di amici stupendi, lei francese e lui italiano. La vita li ha portati a vivere prima in Italia e poi in Francia, ma queste sono state scelte concrete, vissute in comune accordo. In ognuna di esse uno dei due ha dovuto sacrificarsi per il bene dell’altro: non poter vivere vicino alla propria famiglia, dover parlare un’altra lingua, vivere in una cultura diversa… È stato un momento difficile, di rinuncia, di donare qualcosa di molto importante di sé per il bene del coniuge. Questa coppia è davvero cresciuta nel loro amore, nella loro relazione e nella spiritualità, questo dono mutuo li ha portati a crescere e a volersi più bene, la croce è stato un trampolino verso un amore più concreto e consapevole.

Rimane un mistero, se avremo la grazia lo capiremo in Cielo perché è così ma il matrimonio raggiunge la sua pienezza sulla Croce, il suo innalzamento e la vera esaltazione dell’amore. Cara coppia, in questa Quaresima oramai arrivata verso la fine, possa tu fare esperienza della fecondità della croce che condividi con il coniuge e, lungi dall’essere motivo di divisione, essa ti aiuti a unirti ancora di più a Gesù e tra di voi.

Antonio e Luisa

Anche questa domenica il Vangelo offre moltissimi spunti evidenziati molto bene da padre Luca. Per noi è stato proprio così. L’abbiamo raccontato già molte volte. Crediamo che ogni coppia abbia il suo momento per prendere coscienza di quanto la sofferenza possa dare all’amore un significato più vero. Perchè è lì che non si può fare finta, è lì che ci si sente poveri e inadeguati. E’ lì che si incontra Gesù davvero. Io ho sperimentato tutto questo durante i primi anni di matrimonio dove a neanche trent’anni e con due figli già sul groppone sono andato in crisi e non sono stato per nulla un buon marito per Luisa. Assente, freddo, distaccato e lei mi ha amato come l’uomo migliore del mondo. Quel suo amore completamente immeritato non solo mi ha permesso di uscire dalla mia crisi ma ci ha dato una forza e una consapevolezza di stare dentro una storia bella piena di Gesù che ci ha permesso di svoltare e iniziare un vero matrimonio nella volontà di essere sempre più uno tra noi e con Gesù.

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Oggi Gesù entra nel Tempio della vostra coppia

Padre Luca

Chi è stato il fondatore o inventore della teologia del corpo?

Se sei bravo dirai: Giovanni Paolo II. Ma in realtà non è del tutto esatto… perché il fondatore è Gesù Cristo. Gesù è Dio (theos appunto in greco) fatto carne, che ha preso un corpo per la prima e unica volta in tutta la storia umana.

Nel Vangelo di oggi, in questo clima quaresimale, mentre siamo a metà dei Quaranta giorni, vediamo Gesù che ci rivela chiaramente di essere l’inventore di questa teologia molto ma molto particolare.

La scena la conosciamo bene Gesù, che è andato un sacco di volte nel tempio nella sua vita e in tutte queste era salito per pregare o per parlare serenamente con le persone, oggi invece dà di matto… si fa una frusta e mena a destra e a manca. La Sindone ci mostra che Gesù era un uomo robusto, più alto della statura media dell’epoca, un baldo giovane trentenne… di sicuro un fusto così incollerito aveva messo in fuga più di una persona. Dopo la sfuriata, ecco venire di corsa i capi del tempio, i sadducèi, che ovviamente gli chiedono cosa stia facendo e probabilmente gli hanno presentato il conto dei danni.

Alla domanda: “con quale autorità ti permetti di fare un baccano del genere?” Lui risponde: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. “Ecco, questo proprio non è a posto con la testa” avranno bisbigliato gli scribi tra di loro magari sghignazzando un po’.

È chiaro per noi oggi: Gesù vuole mostrare che quella è la casa del suo Papà, la casa di Dio. Ma perché non è stato capito sul momento? Qui viene il punto centrale di tutto il nostro discorso: perché “egli parlava del tempio del suo corpo”.

Il Tempio era il luogo più sacro al mondo per gli ebrei, noi cristiani non abbiamo proprio idea di quanto lo fosse, non abbiamo un termine di paragone. Noi abbiamo chiese ad ogni angolo ci giriamo ma per loro esisteva un solo luogo al mondo in cui Dio “poggiava i piedi” ed era appunto il Tempio. Le sinagoghe non avevano affatto la stessa funzione.

Paragonare il Tempio al corpo è davvero forte, mai una religione aveva dato così tanta importanza al corpo umano. Men che meno la religione greca e romana che disprezzavano la materia ed esaltavano solo lo spirito e la mente. Come mai il corpo è così importante per Gesù? Così da paragonarlo al Tempio? Perché “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).

Gesù ha preso un corpo umano e da allora il corpo ha un valore assoluto, una dignità pari all’anima. Il nostro corpo per questo motivo è destinato alla vita eterna quanto l’anima. Su questa base di verità di fede, San Giovanni Paolo II ebbe a dire:

Il corpo, infatti, e soltanto esso, è capace di rendere visibile ciò che è invisibile: lo spirituale e il divino. Esso è stato creato per trasferire nella realtà visibile del mondo il mistero nascosto dall’eternità in Dio, e così esserne segno” (San Giovanni Paolo II, Catechesi sull’amore umano, 20 febbraio 1980).

E allora cari sposi, nel vostro dono reciproco nuziale, nel vostro mutuo scambiarvi amore, voi, in forza del sacramento, entrate nel tempio dell’unica carne che siete e vi trovate Dio! Quanto è importante che ripuliate il vostro tempio da tutto quello che è improprio della sua dignità, proprio come fece Gesù quel giorno.

Se allora il tempio fu invaso da buoi, pecore e agnelli… oggi il nostro corpo può essere riempito di parassiti che ossidano e arrugginiscono l’immagine di Dio (pornografia, forme sbagliate di sessualità…) oppure si può cedere alla tentazione di “adorare” aspetti del corpo, fino ad averne una cura ossessiva e maniacale (peso, dieta, muscolatura, tatuaggi, depilazione, taglio e colore dei capelli, piercing, ecc.).

Impariamo dal Vangelo di oggi a riscoprire la bellezza e dignità del nostro corpo nuziale e soprattutto a vederlo e curarlo come un dono da ricevere e offrire al coniuge per vivere un vero amore. La bellezza del nostro corpo, del nostro Tempio è in ultima istanza dovuta al fatto che anche il nostro corpo è immagine e somiglianza di quello di Gesù.

Finisco con l’elogio che S. Agostino fece del corpo di Gesù: “Ma per chi capisce, anche il Verbo fatto carne è tutto bellezza… Bello come Dio… Bello nel seno della Vergine… Dunque, bello nel cielo, bello qui in terra, bello nel seno (di sua madre), bello nelle mani dei parenti, bello mentre fa miracoli, bello mentre subisce i flagelli, bello quando invita alla vita, bello quando disprezza la morte, bello quando depone l’anima, bello quando la riprende, bello nella croce, bello nel sepolcro, bello in cielo… L’infermità della sua carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza” (Agostino, Commento ai Salmi, 44, 3).

Antonio e Luisa

La nostra società, figlia della rivoluzione del sessantotto, figlia del vietato vietare e di ogni trasgressione, sembra aver dato finalmente un pieno riconoscimento al piacere e al corpo. Finalmente sono stati divelti tutti quei paletti e quelle imposizioni morali che impedivano alle persone di essere felici e di vivere relazioni libere e spontanee. Aborto, contraccezione e divorzio. Davvero questa libertà ci ha reso felici? Davvero una sessualità slegata dall’amore, e dove i corpi sono svuotati di ogni pudore e mistero, è appagante? Purtroppo si tratta di una illusione che ci conduce ad osare sempre di più, a spingerci sempre più in là, a rendere le relazioni sempre più fragili e precarie. Lo prova il fatto che non c’è mai stata tanta solitudine e sofferenza affettiva come in questo periodo.

Chi davvero ha dato valore al corpo è Gesù, come ha scritto bene padre Luca. Provare per credere. Chi davvero sceglie di vivere una relazione non convenzionale (vivere un’affettività da cristiani non è più tanto normale) si accorge di quanto sia povera l’offerta del mondo confrontata con quella di Gesù. Il corpo se non esprime amore diventa una cosa come un’altra da usare. Parliamo da sposi. Parliamo da persone che hanno provato e hanno visto. Abbiamo vissuto un fidanzamento nella castità, abbiamo deciso di sposarci sacramentalmente, abbiamo deciso di aprirci alla vita seguendo i metodi naturali. Tutto questo ci ha permesso di dare il vero significato all’incontro intimo. Piano piano è diventato un momento meraviglioso di comunione e di dono reciproco. Più passano gli anni di matrimonio e più il desiderio è grande perchè ciò che lo provoca non è solo una pulsione fisica ma è uno stile di vita che ci ha permesso di portare in quel gesto sempre più amore. Capite come vivere la sessualità in questo modo sia tutta un’altra cosa?

Padre Luca con Antonio e Luisa

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Io e te, tre metri sopra cosa?

Facendo i corsi fidanzati negli ultimi anni mi sono trovato davanti varie edizioni aggiornate di Step e Babi. Se chi legge non sa chi siano, aiuto!!! Sto diventando vecchio!

Di storie pazzesche di amore ne ho viste tante in quei freddi saloni parrocchiali di sera, o durante i ritiri all’aperto prima della conclusione del corso, o nei colloqui del processicolo prematrimoniale… tutti giuravano fedeltà per sempre, “verso l’infinito e oltre” come diceva Buzz di Toys story. Ho benedetto nozze preparate in modo sfavillante, con dovizia di dettagli di finezza squisita, tra sontuose basiliche romane e ville settecentesche. C’è chi ha speso solo per i fiori quello che io da viceparroco ho guadagnato in un anno…

Ma, ahimè, mi è toccato poi di raccogliere i cocci di tante di quelle storie. Nel giro di pochi anni ho visto cambiare radicalmente atteggiamento negli sposini. Le frasi erano più o meno sempre quelle: “Non lo sopporto più”, “non mi capisce”, “non ci prendiamo”, “siamo troppo diversi”, “lei ha la sua vita e io la mia” …

Ma, scusate, non eravate voi perdutamente innamorati? Non eravate quelli decisi a non mollare mai? Addirittura, non vi siete tatuati il nome del coniuge sulla pelle? E allora, che è successo? La verità è che non c’era tanta novità e originalità in questo genere di problemi, su per giù il motivo è sempre quello: si è costruito l’amore su sé stessi, sul proprio sentimento, sul proprio progetto, sulle proprie convinzioni, sulle proprie forze.

Ma, padre, è sbagliato? Beh, in realtà, non è che sia sbagliato ma non basta. Difatti la liturgia di oggi ci dice una cosa veramente concreta e terra terra: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno” e poi continua: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua” (Ger 17,5.8).

Mi dispiace essere tassativo ma chi vive una storia di amore senza mettere Cristo al centro, corre un grave rischio di veder svanire prima o poi quell’amore, di rimanere fortemente deluso dal coniuge e di non portare a compimento il progetto di amore iniziato con tanta speranza e gioia.

Nel Concilio Vaticano II, un documento importante, chiamato Gaudium et Spes, dice una cosa meravigliosa proprio su questo aspetto:

L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi in maniera efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e madre” (GS 48).

Nel sacramento del matrimonio l’amore dei due coniugi è assunto da quello di Gesù. Che vuol dire “assunto”? Significa che Lui lo prende con sé, lo fa suo, lo pervade, lo impregna del Suo Amore. Ma non è meraviglioso?

Proviamo a immaginare: se mi piace il calcio e giochicchio con i miei amici, che succederebbe se all’improvviso il mio modo di palleggiare, tirare, dribblare fosse assunto da Ronaldo? Se io iniziassi a fare in campo esattamente quello che fa lui? O se fossi un ingegnere informatico e da un giorno all’altro iniziassi a lavorare con la proiezione, l’inventiva, il genio di Steve Jobs? Ovviamente è umanamente impossibile questo ma nel sacramento al contrario può avvenire e di fatto succede.

L’amore sponsale è preso, è “inglobato” da quello di Gesù che ama tutti noi, la Chiesa, con un amore infinito, così grande da immolarsi sulla Croce. Questo vuol dire che con la grazia di Dio posso davvero amare, perdonare, comprendere, servire il mio coniuge con una magnanimità e generosità che non sono umane, sono “alla Dio”.

Non ci credi?

Prova a leggere le storie di questo libricino “Scelgo ancora te” (ops, per i fan di Giorgia, non è la sua canzone). Vedrai casi concreti di coppie passate da prove molto dure e che dopo tutto si vogliono più bene di quando un giorno si erano promessi fedeltà davanti all’altare.

Cari sposi, voi due siete davvero sopra il Cielo, se per cielo intendiamo Gesù, l’amore di Dio. La grazia del sacramento vi ha solidamente fissati e radicati sull’amore di Dio e se voi confidate in Lui ogni giorno, davvero il vostro sogno di amore non finirà mai. Buzz aveva proprio ragione: “verso l’Infinito e oltre”.

Padre Luca Frontali LC

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