Un amore riplasmato da dentro

Cari sposi, ci troviamo oggi ancora dinanzi al Vangelo di Giovanni.

Come sapete non è un Vangelo di facile lettura. Scrivendo vari decenni dopo i tre Sinottici, è come se facesse una lunga contemplazione su Gesù e volesse reinterpretare tutta la Parola di Dio in chiave cristologica.

A tale riguardo, un aspetto che vediamo oggi è a proposito dei cosiddetti miracoli. Egli, a differenza degli altri evangelisti non usa questa parola ma li esprime come segni–prodigi.

Questo di Cana, infatti, fu il primo dei segni, dove per “segno” si intende “l’attività rivelatrice e salvifica di Dio a favore del suo popolo. […] I segni sono fatti e gesti compiuti da Gesù attraverso i quali egli può essere riconosciuto come l’inviato definitivo di Dio, perché in essi traspare la sua gloria” (Rinaldo Fabris).

Quale interpretazione darne allora? Che tipo di “Gloria” vuole svelarci Giovanni qui? Partiamo dal fatto che siamo in una situazione conviviale, abbonda la gioia nei partecipanti al banchetto e regna un ambiente di grande affetto: quello che lega la madre di Gesù a suo figlio e quello che unisce i neosposi nonché le loro famiglie allargate. Tuttavia, c’è un grosso problema: è venuto a mancare il vino della festa alla tavola principale. Tutto parte allora da una assenza grave, non stanno mancando un paio di posate, le oliere o il centrotavola, qui c’è qualcosa di più: ciò che manca veramente è segnalato come essenziale alla festa stessa. Difatti, nella mentalità biblica il vino non è qualcosa di accessorio, ma «una delle immagini costanti dell’Antico Testamento per esprimere la gioia dei giorni finali (Am 9,13–14; Os 14,7; Ger 31,12)» (Raymond Brown). Per cui, questo matrimonio sta iniziando male, sta venendo a mancare nientemeno che la gioia dell’amore. Un amore che non tocca solo il tempo presente ma ha un rimando alla vita eterna ed è per questo indispensabile nelle nozze.

Inoltre, fate attenzione a un altro elemento chiave. Nei capitoli precedenti l’evangelista tiene costantemente conto del passare del tempo. Vediamo in effetti fin da subito al versetto 1,29: «il giorno dopo», poi al versetto 1,35: «il giorno dopo»; ancora al versetto 1,43: «il giorno dopo». Il conteggio finisce al primo versetto del testo in cui ci troviamo dove sta scritto “Il terzo giorno vi fu una festa di nozze”. Per gli antichi i giorni si contavano così: oggi, domani e il terzo giorno, che quindi è due giorni dopo il giorno in cui si parla. Allora Giovanni, che ha già narrato i primi quattro giorni, affermando “tre giorni dopo” pone l’episodio delle nozze di Cana al “sesto giorno” della sua narrazione. È chiaro, a questo punto, il parallelo tra il «sesto giorno» narrato nella Genesi, non per nulla proprio quello della creazione di Adamo ed Eva, e questo episodio di Cana accade nel “nuovo sesto giorno”, cioè la “nuova creazione” dell’uomo e della donna per il fatto che Giovanni sta reinterpretando tutta la Scrittura guardando a Cristo. Chi sarebbero allora Adamo ed Eva? Per caso i due novelli sposi? È Gesù il nuovo Adamo e Maria la nuova Eva, per questo infatti Cristo, si rivolge a Maria con “Donna”, termine utilizzato per una donna sposata o promessa sposa, e non “madre” che pareva la cosa più logica e naturale.

Come se non bastasse, il “terzo giorno” richiama anche il giorno dell’alleanza tra Jahvè e il popolo d’Israele sul Sinai (Es 19,10-11.16). La teologia giudaica considerava l’evento del Sinai come una seconda creazione e dato che la creazione della Genesi è narrata in una settimana e l’uomo è creato al sesto giorno, così anche la rivelazione del Sinai è suddivisa nel corso di una settimana e, al sesto giorno, Dio crea Israele come popolo. Qui allora sta nascendo una nuova alleanza, che si realizza in un contesto matrimoniale. La nuova e definitiva Alleanza è quella tra Cristo e la Chiesa, dentro alla quale ci siete voi sposi per il Battesimo e il Matrimonio.

Che lezione possiamo trarre da questa parzialissima esegesi?

Penso sia chiaro a questo punto che per voi sposi il punto di riferimento di come si ama è impersonato da Cristo, nel suo amore per la Sposa Chiesa, simboleggiata qui da Maria.

Contemplando nel Vangelo come Lui tratta gli apostoli, le donne che incontra, i malati, perfino gli scribi e i farisei, voi vedete la qualità, il tipo di amore che Cristo Sposo ha avuto nei confronti della Sposa. È su quell’amore che bisogna misurarsi e chiedere incessantemente che sia ravvivato in voi.

Il vero amore nuziale, il vino buono e abbondante, è possibile solo grazie a Cristo, che costantemente converte le vostre acque (le fragilità, i tentativi di dimostrare l’amore, i propositi non riusciti, i propri limiti e condizionamenti…) in bottiglie di vino d’annata DOCG.

La grande e commovente lezione di Cana è che il matrimonio umano è già stato salvato dal Grande Matrimonio tra Cristo e tutti noi, Sua Sposa. Ed è grazie a Lui che la nostra povera acqua, talvolta stagnante, può continuamente essere trasformata in un inebriante e stagionato vino. È questa la Gloria divina che il segno odierno svela al mondo.

Ringraziamo di cuore il Signore che ha posto in voi tutta questa bellezza perché sia a vostra disposizione ogni giorno.

ANTONIO E LUISA

Padre Luca ha già fatto una riflessione molto bella e articolata. Per questo non scriveremo molto di più. Ci teniamo ha mettere in evidenza solo un passaggio dal Vangelo di oggi. Un passaggio che può raccontare tanto di quello che significa sposarsi in Gesù. Il maestro della tavola una volta assaggiata l’acqua trasformata in vino da Gesù esclama: Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono. Ecco questo è quello che accade a chi si sposa in Gesù. La parte bella, anzi più bella perchè è bella anche quella prima, arriva dopo. Arriva quando si lascia spazio a Gesù nella nostra relazione. Ciò avviene con il tempo. Con l’impegno e con il tempo. Allora potremo bere un vino che ancora più buono di quello dei primi tempi. Un amore diverso rispetto alla passione dei primi tempi ma ancor più bello e pieno. A noi è chiesta solo la fatica di riempire le giare, di dare il nostro impegno e la nostra povertà, il resto lo farà Gesù.

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Immersi in un Amore che ci trasforma di continuo

Una volta, celebrando un Battesimo, mi trovavo dinanzi, genitori a parte, un’assemblea ricca di canizie. Siccome non era durante la Messa parrocchiale, mi sono permesso un po’ più di dialogo e battute nell’omelia. Confidavo che loro, la “vecchia guardia” cattolica, fosse alquanto ferrata sulle basi del catechismo. Per cui pensai: “vado sul sicuro, questi sanno ancora il catechismo di S. Pio X a memoria”. Allora esordii con una domanda facile facile: “che significa la parola «Battesimo»?” Seguirono attimi di panico nell’assemblea e tanti occhi abbassati… così che, dentro di me ho pensato: “cominciamo bene…”.

Il Battesimo significa “immersione”. Noi entriamo, ci tuffiamo, siamo resi parte della vita divina della Trinità in modo perpetuo e indistruttibile.

Ma che significa concretamente per noi questa verità teologica? Che Dio Padre ci guarda come figli adottivi e ha per noi la stessa frase che ha rivolto a Gesù, come vediamo nel Vangelo di oggi: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”.

Cosa provoca in voi questa frase? Vi scalda il cuore, vi infervora o vi rende malinconici e nostalgici per non averlo ancora sperimentato?

Da quando siamo battezzati, siamo Trinitari! Il nostro cognome è cambiato, siamo legati a Dio in modo unico e indissolubile. E il Signore continuamente ci guarda con quell’amore di predilezione. Sta a noi aprire il cuore e la mente a questo Suo sguardo e lasciarci amare.

La grazia battesimale è una continua fonte di rigenerazione! Lo Spirito Santo incessantemente sta rinnovando la “faccia della terra” (cfr. Sal 103, 30) e quindi anche i nostri cuori e le nostre vite. La consapevolezza del Battesimo ci mantiene certi che il Signore mi salva e mi guida ogni giorno, senza sosta, pur sempre rispettando la mia libertà.

Guarda cosa dice Papa Francesco a questo riguardo: “Unendosi al popolo che chiede a Giovanni il Battesimo di conversione, Gesù ne condivide anche il desiderio profondo di rinnovamento interiore. E lo Spirito Santo che discende sopra di Lui «in forma corporea, come una colomba» (v. 22) è il segno che con Gesù inizia un mondo nuovo, una “nuova creazione” di cui fanno parte tutti coloro che accolgono Cristo nella loro vita” (Francesco, Angelus domenica 13 gennaio 2021).

Siamo continuamente ricreati dal Suo Amore per noi. Ne siamo consapevoli? Perché questa è una meraviglia che ci libera da ogni remora di rimorso, di recriminazione degli errori del passato, ci svincola dai sensi di colpa e dalle paure. È una vera rinascita dall’Alto il Battesimo.

Ora, per voi sposi, il Battesimo è la grande forza con cui potete fare vostro lo sguardo di Dio su di voi. Ma la bellezza del matrimonio sta anche nel fatto che ognuno di voi coniugi è chiamato a dire all’altro: “Tu sei un figlio amato” e ad incarnare quel volto benevolo del Padre.

Cioè, la vostra prima missione è generare, con la grazia di Dio, “la presenza di Dio nel coniuge… far abitare Dio nel cuore del coniuge e dell’amore con lui” (Carlo Rocchetta, Senza sposi non c’è Chiesa, pag. 272).

Nel matrimonio, la grazia del battesimo si realizza e si concretizza in un modo del tutto speciale e particolare. È una strada senza fine, non importa a che punto siete, l’importante è voler iniziare e proseguire passo dopo passo, senza sosta. Lo Sposo, Gesù, vi conceda questo ideale ardente nei vostri cuori!

ANTONIO E LUISA

In questa domenica si fa memoria del Battesimo di Gesù e si conclude così il tempo liturgico del Natale. Io e Luisa vorremmo farvi un dono. Vi condividiamo alcune righe del nostro nuovo libro Sposi profeti dell’amore dove analizziamo l’importanza del Battesimo per noi sposi.

Sappiamo che Gesù è re, profeta e sacerdote. Quando ci sposiamo portiamo in dote tutto ciò che siamo e che abbiamo per farne dono all’altro. Il tesoro più grande di questa dote è proprio il nostro Battesimo. Nel Matrimonio portiamo il nostro essere re, sacerdoti e profeti in virtù del nostro Battesimo. Il Matrimonio perfeziona e finalizza questi doni alla nostra nuova condizione di persone sposate.

Siamo re quando siamo capaci di controllare le nostre pulsioni. Siamo re quando non permettiamo che vizi e peccati distruggano la nostra relazione. Siamo re quando educhiamo alla bellezza e alla verità i figli che Dio ci dona. Siamo re quando siamo capaci di servire il nostro coniuge. Questa è la nostra regalità di sposi. Il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Marco 10, 45)

Siamo anche profeti. Siamo profeti quando riusciamo a mostrare nel nostro amore qualcosa dell’amore di Dio. Siamo profeti quando viviamo la nostra relazione alla luce della relazione con Dio. Siamo profeti quando, attraverso la perseveranza nelle difficoltà e la condivisione delle gioie, generiamo una sana nostalgia dell’amore di Dio in chi è lontano da lui. Siamo profeti quando in un mondo assetato di gratuità, bellezza, senso, fedeltà e amore, siamo capaci di essere una goccia d’acqua che disseta e rigenera. Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. (Giovanni 14, 8-9)

Infine, siamo sacerdoti. Siamo sacerdoti quando ci sposiamo. Quando in piena libertà ci doniamo l’uno all’altra. Siamo sacerdoti nella nostra liturgia sacra. Siamo sacerdoti ogni volta che ci facciamo dono all’altro. Siamo sacerdoti ogni volta che rinnoviamo e riattualizziamo il nostro Matrimonio nell’amplesso fisico. Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». (Matteo 26, 26)

La nostra unione è generata dal Battesimo e si rigenera ogni giorno nella fonte inesauribile della Spirito Santo. Ogni gesto d’amore che ci doniamo è sacro in virtù del nostro Battesimo. Ogni volta che ci doniamo è Gesù che ci dona l’uno all’altra. Ogni volta che ci doniamo facciamo esperienza di Dio, perché il nostro amore non è più solo nostro, ma attraverso il Battesimo e il Matrimonio Dio ne ha fatto cosa sua.

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Il sapore “nuziale” del Battesimo

Cari sposi,

ci troviamo all’inizio di un nuovo anno, circostanza che solitamente genera speranza e attesa fiduciosa, su cui tuttavia l’ombra del recente passato pare ancora stagliarsi minaccioso. La crisi pandemica ha avuto conseguenze pesanti anche sul vissuto familiare, spesso moltiplicando i problemi.

A tale riguardo, proprio poche settimane fa, Papa Francesco ha scritto: “Per alcune coppie, la convivenza a cui si sono visti costretti durante la quarantena è stata particolarmente difficile. I problemi che già esistevano si sono aggravati, generando conflitti che in molti casi sono diventati quasi insopportabili. Tanti hanno persino vissuto la rottura di una relazione in cui si trascinava una crisi che non si è saputo o non si è potuto superare” (Lettera del Santo Padre Francesco agli sposi in occasione dell’anno “Famiglia Amoris Laetitia”).

Come mai, con o senza Covid, le crisi matrimoniali aumentano e calano le nozze? Il dato Istat del 2019 dice che: “sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6,0%). Il calo riguarda soprattutto i primi matrimoni” e che “i divorzi diminuiscono leggermente (85.349, -13,9% rispetto al 2016, anno di massimo relativo) dopo il boom dovuto agli effetti delle norme introdotte nel 2014 e nel 2015 che hanno semplificato e velocizzato le procedure”. Cioè, calano i matrimoni e restano invariati i divorzi… per cui comunque la crisi permane.

Volendo andare al di sotto di ogni spiegazione sociologica e psicologica, comunque plausibile (crisi dei legami, immaturità, lavoro incerto…), trovo che il matrimonio diventa insostenibile se manca del senso e la consapevolezza del Battesimo cristiano. Mi spiego.

Se non facciamo l’esperienza di essere amati in modo incondizionato da Dio Padre come è possibile essere fedeli per tutta una vita a una promessa di amore? Per essere sposi, cioè per divenire abitualmente un’offerta per un’altra persona, bisogna prima aver fatto l’esperienza di essere un dono, devo essermi percepito come un bene, qualcuno unico e insostituibile, voluto e desiderato per sé stesso. Che bello quel passaggio del salmo 139: “Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo”!

Chi di noi sinceramente si vede come un prodigio di Dio Padre? Quanti di voi sentite su di voi lo sguardo pieno di amore e misericordia di Gesù?

Vi faccio due esempi concreti. Uno è di una santa, Teresa di Lisieux. Era tale la consapevolezza di essere amata infinitamente da Dio che scrisse quella frase sbalorditiva: “Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini, per sempre manterrei la stessa fiducia, poiché io so che questa moltitudine di offese non è che goccia d’acqua in un braciere ardente”. Quale e quanta fiducia totale in Dio e non nei propri meriti, quale e quanta certezza è questa che Dio mi ama!

Il secondo è di Gianna Jessen, una donna sopravvissuta a un aborto, che sua mamma tentò quando la gravidanza era già al settimo mese. Da tempo Gianna sta dedicando la sua vita a testimoniare la bellezza della vita e ha raccontato il momento in cui, durante un incontro pubblico, ha rivisto sua madre. Al di là di ogni sentimento di rabbia e rancore, ha pensato solo: “io appartengo a Cristo, sono la sua bambina”.

Ecco il frutto di quello sguardo, ecco cosa vuol dire sentirsi amati oltre i limiti umani! Senza di esso, rimarremmo solo con la nostra povera capacità di amare, che prima o poi deve fare i conti con il peso del peccato, nostro e altrui. Come dice don Fabio Rosini, dopo l’incanto del capitolo 1 della Genesi, in cui è tutto bello e incantevole tra Adamo ed Eva, arriva la tragedia del capitolo 3, in cui il peccato lacera quell’unione meravigliosa tra i due. Chi può far fronte a questo male se non la forza dell’amore infinito di Cristo?

Appunto per questo, il Battesimo è ben di più di un certificato custodito gelosamente nell’archivio parrocchiale. È il dono di una grazia indelebile per la quale anche a noi Dio Padre ripete di continuo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato” (Lc 3, 22).

Se potessimo far germogliare questo dono di continuo! Se tornassimo ogni giorno a contemplarlo! Se riuscissimo a farci “toccare” il cuore da Dio, superando ogni ferita, incomprensione, distanza ricevuta nel rapporto con i nostri genitori o familiari, allora vivremmo su un’altra dimensione, non più solo orizzontale ma anzitutto verticale.

È lì, in quella dimensione, che troviamo la misura dell’amore vero. Io ho sempre visto che quegli sposi che si donano generosamente, è perché hanno respirato e continuano a respirare su di sé questo amore.

Perciò il matrimonio, come insegna giustamente il Magistero, nasce e si rigenera continuamente dal Battesimo. Lo esprimono bene Antonio e Luisa nel libro “Sposi profeti dell’amore” proprio all’inizio.

E lo dice in un modo sublime un documento dei Vescovi italiani, “Evangelizzazione e sacramento del matrimonio” in questi termini: “L’Ordine e il Matrimonio significano e attuano una nuova e particolare forma del continuo rinnovarsi della alleanza nella storia. L’uno e l’altro specificano la comune e fondamentale vocazione battesimale ed hanno una diretta finalità di costruzione e di dilatazione del popolo di Dio” (ESM, 32).

Il matrimonio specifica il Battesimo, cioè concretizza con più precisione la grazia ricevuta. Perciò se nel Battesimo siamo ricoperti e investiti dall’amore del Padre, con la grazia matrimoniale siamo in grado di farne dono ad altri: al coniuge, ai figli, alla Chiesa…

Nel Battesimo divento figlio amato nel Figlio Amato, e con quell’amore, vissuto, gustato, assaporato, posso poi farmi dono e diventare Sposo.

Cari sposi,

vi auguro una continua conversione interiore, quella di “appropriarvi” di continuo del dono di essere figli amati. Se sei un figlio o una figlia benedetta da questo amore, possa tu crescere senza sosta. Se ancora non sei arrivato a questo sguardo su di te, possa lo Spirito Santo togliere il velo ai tuoi occhi e mostrarti quanto vali. E sulla roccia di questo amore, possiate costruire la vostra casa, piccola chiesa domestica.

Padre Luca Frontali L.C.

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

E l’Amore in voi sposi divenne visibile e venne ad abitare in mezzo a noi

Care coppie,

pensando a voi, vi immagino frastornate dal cenone e festa di fine anno, oppure stanche per gli spostamenti per andare a trovare i familiari o per aver ospitato voi i parenti, appesantite per aver osato un po’ di più a tavola. Ma soprattutto scommetto che siete pensierose per il nuovo anno: che accadrà in questo 2022? Sarà un anno migliore o peggiore del precedente?

Non sappiamo oggi quello che accadrà fino al prossimo San Silvestro. Quel che è sicuro è che il Signore è con noi. Il Vangelo di oggi è lo stesso della Messa del giorno di Natale, e la Chiesa vuole ricordarcelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Penso che ci interessi capire come Gesù resti in mezzo a noi: come si fa carne Gesù oggi nel 2022? Cioè, come si rende presente?

Di certo è nell’Eucarestia, la Sua Presenza costante e reale, fino alla fine dei tempi. Ma lo è anche in voi sposi. Voi coppie siete lo scrigno che contiene la Presenza abituale dell’amore di Dio.

Esprime meglio la presenza di Dio una coppia che la facciata delle vostre parrocchie. Se togliessimo il Santissimo dalle vostre chiese, rimarrebbero edifici più o meno belli, in base alla perizia e bravura degli architetti e decoratori. Invece la Presenza di Dio in voi coppie è stabile, non si può togliere, è permanente. La si può coprire di spazzatura (il peccato) o la si può ignorare (distrazioni varie), ma non cancellare. È un po’ come la brace sotto la cenere, basta il soffio dello Spirito e subito la fiamma riprende vita e vigore. L’augurio per voi, carissimi sposi, per il 2022 è di sperimentare personalmente questa frase di Papa Francesco: “La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (Amoris Laetitia 315). Possiate vedere e toccare con le vostre mani Gesù vivo e risorto che ha voluto prendere dimora proprio a casa vostra.

ANTONIO E LUISA

Ogni tanto dovremmo ricordarci che Gesù non è solo in chiesa nel tabernacolo. Andate dalla vostra sposa, dal vostro sposo e abbracciatevi. All’interno di quell’abbraccio c’è il noi degli sposi. Quello è luogo sacro, abitato da Gesù vivo e reale, in modo molto simile all’Eucarestia. Questo è un mistero grande. E’ un mistero talmente grande che non ci pensiamo mai. Eppure è proprio così. All’interno del nostro abbraccio c’è Gesù. Il nostro sacerdozio è custodire quella presenza nel dono vicendevole e tenero. Se non capiamo questo e se non facciamo questo, rendiamo vana ogni Messa, ogni preghiera, ogni pellegrinaggio, ogni novena e rosario. Lo scopo della nostra vita non è partecipare a dei riti. Quante volte Gesù ha ripreso i farisei perchè vivevano una fede esteriore. Lo scopo della nostra vita non è altro che custodire e mostrare al mondo quella presenza che è nella nostra relazione. Non serve essere perfetti per questo. Ce lo racconta la Bibbia dove Dio non ha mai scelto di servirsi dei più forti, dei più famosi e dei più importanti. Dio si è sempre servito dei più semplici perchè attraverso di loro si potesse scorgere Lui. Meravigliosa missione la nostra.

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

La crescita in coppia

Parlare di crescita in questo periodo non è molto “politically correct”. Si sono già scatenati i meme sui Social in cui si spara a zero su kili, taglie, centimetri, calorie, bilance…

Oggi è la festa della Sacra Famiglia, proprio ieri l’abbiamo contemplata nella grotta di Betlemme e oggi la Chiesa di nuovo ce la mette davanti come il modello a cui tutte le famiglie possono guardare per crescere nell’amore.

Se guardiamo alla vicenda che ci narra Luca dal punto di vista della genitorialità forse notiamo una certa svista in questi giovani coniugi. Non si sono accorti che il loro Figlio si era perso… Certo! Si fidavano tantissimo di Lui, non per nulla la celebrazione del Bar mitzwah, che Gesù ha appena realizzato, significava proprio l’entrata nell’età matura e responsabile. Si comprende bene quindi l’indulgenza con cui lo trattano. Eppure, quale mamma che legge non ammetterebbe che forse avrebbero dovuto avere un occhio in più affinché non restasse indietro? Peut être.

Di sicuro non è stata invano la svista: il Signore ha voluto usare questo contrattempo affinché Gesù desse testimonianza di sé ai Dottori della Legge del Sinedrio e facesse capire Chi era veramente suo Padre.

Il brano, infine, si chiude con quella frase ben nota: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia”.

Tutto ciò, cari sposi, per dirvi come Maria e Giuseppe non erano genitori perfetti. Maria era senza dubbio Immacolata, senza peccato, ma la perfezione non collima con la santità, sono due cose ben diverse. Eppure, con il loro aiuto e la loro mediazione, Gesù è cresciuto come uomo, è stato educato grazie al loro esempio. Se Gesù è cresciuto, è perché loro due per primi lo hanno fatto!

In questa festa, chiediamo quanto stiamo crescendo come coppia in “sapienza, età e grazia”. Quanto la grazia del sacramento prende possesso del nostro amore? Quanto la fede, la speranza e la carità sono presenti tra noi due? Siamo fermi o siamo in cammino?

Non è per scoraggiarsi ma solo per capire che la vita di coppia è chiamata a crescere, che “il Gesù” che abita in voi vuole crescere con voi, passo dopo passo, nel corso degli anni. Perciò cari sposi, coraggio, continuate il cammino con determinazione e fiducia, verso la pienezza del vostro amore.

ANTONIO E LUISA

C’era un programma televisivo che detestavo: SOS tata. Educatrici professioniste che entravano in famiglie alla deriva, dove i genitori erano incapaci ad educare e gestire i figli, e quelle, con poche regole, sistemavano la situazione in pochi giorni. Detestavo quel programma perchè mi immedesimavo con quei genitori. Luisa ed io abbiamo sempre pensato di essere genitori imperfetti. Lo pensavamo prima e anche oggi che viviamo con 4 ragazzi adolescenti. Non è per nulla semplice avere a che fare con loro. Sicuramente commettiamo moltissimi errori. Come dice padre Luca non ci è chiesta però la perfezione. I nostri figli hanno certamente bisogno di regole e di trovare una guida in noi genitori. Credo che la necessità più importante per loro sia però un’altra.

I nostri figli hanno bisogno di due cose: vedere il papà e la mamma che si vogliono bene e vedere il papà e la mamma che insieme vogliono bene a Gesù. Cerchiamo di crescere in queste due relazioni e saremo sicuramente anche genitori migliori. Sembrerà riduttivo ma vi assicuro che questo è l’essenziale. Tutto il resto sarà più facile se sapremo dare questi due insegnamenti ai nostri figli.

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Proprio nell’ora più buia…

Devo ammettere che il film “L’ora più buia” (2017), dove il fantastico Gary Oldman si è aggiudicato giustamente l’Oscar al miglio attore, mi è assai piaciuto e vedo nel titolo un discreto parallelo con la circostanza temporale e storica in cui cade Natale.

Avrete sicuramente sentito qualche volta polemizzare sul fatto che Gesù non sarebbe nato il 25 dicembre perché era una festa pagana. Come se il cristianesimo avesse voluto “seppellire” la ricorrenza del Sol Invictus, celebrata nel Solstizio d’inverno, a mo’ di astuto camuflage.

Ma a me piuttosto, sembra che Gesù abbia scelto apposta questa data perché coincide proprio con le notti più lunghe di tutto l’anno, cioè ha optato come compleanno per “l’ora più buia”. Se c’è Uno al mondo che poteva scegliere quando nascere è proprio Lui e perciò sono sicurissimo che questo giorno non è a casaccio.

Non per nulla il passo di Sapienza 18, 14-15 sembra fare un riferimento a questo: “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra”.

Gesù ci ha visitati e ancora ci visita nel più profondo delle nostre notti. Chissà perché? Ve lo siete mai chiesto?

Forse perché è in quelle circostanze che il nostro cuore e la nostra mente sono più sensibili e fertili a ricevere la sua Presenza, o magari perché è la circostanza in cui siamo più bisognosi di aiuto.

A me sembra un dettaglio bellissimo e straordinario, con cui Dio manifesta la sua infinita tenerezza e misericordia.

Sentiamoci perciò tanto amati e coccolati. Il buonismo della cultura mediatica sotto Natale è vuoto e fuorviante, non dice niente a chi davvero soffre. Invece, è questa prossimità di Dio che può darci veramente la speranza e la gioia. Contempliamo quindi estasiati il Dio vicino, che è capace di penetrare le nostre tenebre più fitte per restare a nostro fianco.

Padre Luca Frontali

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Maria, una sposa innamorata

E “Natale è la festa dell’umiltà di Dio”. Per celebrarla in spirito e verità dobbiamo farci piccoli, come ci si deve abbassare per entrare per la porta angusta che immette nella basilica della Natività a Betlemme.

Per capire tutto questo, oggi abbiamo davanti a noi la grande protagonista del Vangelo che è giustamente Maria. A Lei il posto di onore nell’ultima domenica prima di Natale, e assieme a Lei anche sua cugina Elisabetta.

Vorrei fare due sottolineature del testo: la prontezza e l’umiltà. Due sfumature dell’amore genuino.

Per quanto riguarda la prima parola, diamo un’occhiata all’avverbio “in fretta” (v. 39). Una traduzione italiana alla lettera dell’espressione latina “cum festinatione” sarebbe “con velocità, rapidità, prontezza”.

Perché facciamo certe cose “rapidamente”, cioè senza indugio, ed altre o non le facciamo proprio o ci mettiamo un sacco di tempo? Il motivo più potente è di certo l’amore o l’affetto. Quando ami davvero qualcuno, fai le cose “rapidamente”, senza lasciarti dominare dalla pigrizia. Invece, un amore o un affetto “tiepido” invoca qualsiasi pretesto per ritardare tutto ciò che richiede uno sforzo. Pensate a quanto ci mettevate da fidanzati a prepararvi per uscire o per organizzare un fine settimana assieme.

Maria, da sposa innamorata qual era, aveva un cuore pronto ad amare e sollecito nel dimostrarlo nei dettagli.

E poi l’umiltà. Mi sorprende e commuove che Maria abbia fatto circa 150 km di sua pura iniziativa per stare con Elisabetta. Pensate alle strade polverose dell’epoca, una donna incinta, seppur ai primi mesi, in asino e a piedi, tra discese e salite. E per quale motivo? Ci sono due scuole di pensiero: per vedere il segno della gravidanza di sua cugina, che avrebbe avvalorato e comprovato il messaggio dell’angelo e per assistere Elisabetta nella fase finale della sua gravidanza, due modi distinti di interpretare questo viaggio così inaspettato ma nel fondo che hanno nell’umiltà il denominatore comune.

Lei, Maria, l’umile e semplice giovane di Nazaret, sentendo in sé la Presenza del mistero di Dio fatto carne, sente subito il bisogno di comunicarlo ad un’altra donna semplice e umile che si sente felice per la sua maternità e perciò “va in fretta” a dirlo a Elisabetta. Questo è il grande mistero dell’Incarnazione che continua a manifestarsi ai semplici e agli umili di cuore che si sentono graziati da questa visita del Signore che Egli compie nel corso dei secoli.

Dal Vangelo di oggi emergono due atteggiamenti di Maria che sono anche profondamente nuziali, sono modi autentici di amare.

Cari sposi, vi affido a Lei anche oggi, perché il vostro amore cresca e divenga sempre più vero.

ANTONIO E LUISA

Sempre belle e interessanti le parole di padre Luca e meraviglioso l’esempio di Maria. Maria può davvero insegnare tanto a noi sposi. Non solo alle spose ma anche a noi mariti. Maria e Giuseppe, un uomo e una donna, ordinari e straordinari nel contempo. Ciò che li rende straordinari non è il DNA diverso, geneticamente sono come noi. Sono figli di Adamo come lo siamo noi. Non sono come Gesù che ha nella Sua umanità anche la Sua divinità. Ciò che li rende speciali è il loro abbandono a Dio e la loro capacità di amare e amarsi nel dono reciproco. Cosa a cui possiamo tendere anche noi. Certo noi non siamo preservati dal peccato come Maria, ma abbiamo il sacramento del matrimonio che ha una forza salvifica e redentiva speciale e specifica.

Quindi CARI SPOSI, in questi ultimi giorni di Avvento riscopriamo la bellezza di un amore pronto e umile. Impegniamoci ad amare l’altro per primi senza attenderci qualcosa dal nostro coniuge. Cerchiamo di mettere tutto noi stessi per donarci in gesti di servizio e di tenerezza. Cerchiamo di fare l’amore bene perchè quel gesto diventi nutrimento per tutta la relazione. La Messa di Natale è meravigliosa ma lo è altrettanto riattualizzare il nostro sacramento nell’amplesso fisico. Che senso avrebbe andare a Messa se poi non siamo capaci di offrirci totalmente all’altro?

E poi cerchiamo l’umiltà del cuore. Cerchiamo di abbassarci quando l’altro magari non è perfetto e non è così amorevole come vorremmo. Cerchiamo di abbassarci per risalire insieme. Questa è la vera umiltà degli sposi.

Donarsi per primi e sempre senza aspettare che sia l’altro a fare la prima mossa!

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Qual è il segreto della tua felicità?

“La gioia, che era la piccola pubblicità esteriore del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano.  E mentre sto per chiudere questo caotico volume apro di nuovo lo strano piccolo libro da cui proviene tutto il Cristianesimo; e di nuovo sono visitato da una specie di conferma. La Figura immensa che riempie i Vangeli si erge per questo aspetto, come per ogni altro, al di sopra di tutti i pensatori che si credettero grandi. Il Suo pathos era naturale, quasi casuale. Gli stoici, antichi e moderni, erano orgogliosi di nascondere le proprie lacrime. Egli non ha mai nascosto le Sue lacrime: le mostrava palesemente sul Suo viso aperto ad ogni sguardo sul quotidiano, come quando guardò in lontananza la Sua città nativa. 
Eppure, Egli ha nascosto qualcosa. Solenni superuomini e diplomatici imperiali sono orgogliosi di saper reprimere la propria collera. Egli non ha mai trattenuto la Sua collera. Ha scagliato i banchi del mercato giù per i gradini del Tempio e ha chiesto agli uomini come potevano pensare di sfuggire alla dannazione dell’Inferno. Eppure, Egli ha trattenuto qualcosa. Lo dico con riverenza: c’era in quella dirompente personalità un lieve tratto che dovremmo quasi chiamare timidezza. C’era qualcosa che Egli teneva nascosto a tutti gli uomini quando saliva su una montagna a pregare. C’era qualcosa che Egli copriva costantemente con un brusco silenzio o con un improvviso isolamento. C’era qualche cosa di troppo grande perché Dio lo mostrasse esteriormente a noi quando venne a camminare sulla nostra terra; ed io qualche volta ho immaginato che fosse la Sua gioia” (G. K. Chesterton, Ortodossia, 1908).

Ho voluto mettere per esteso questo famoso brano di Chesterton sulla gioia cristiana. È il tema di oggi, terza domenica dell’Avvento, siamo infatti a metà del cammino verso il Natale. La Chiesa, come mamma e maestra, ci mostra la prossimità della grande festa e desidera che il nostro cuore si riempia di gioia perché Gesù è vicino.

Gioia? Felicità? Esultanza? Giubilo? Non è proprio che di questi tempi siano tanto spontanei! Ma appunto per questo che siamo invitati a chiederci su cosa si basa la nostra gioia. Come singole persone e come coppie in questa domenica siamo sollecitati a esaminarci: qual è il segreto della nostra felicità? Cosa ci fa gioire? Cosa ci dona pace e serenità? E una volta che l’abbiamo individuato, pensiamo quanto siamo in sintonia con la gioia dell’Avvento.

Sapremmo gioire anche in mezzo alle tribolazioni? Sarebbe sradicato il nostro sorriso se il dolore bussasse alla nostra porta? Può essere che scopriamo che spesso la contentezza, o più in generale quello che ci gratifica, non ha proprio come motivazione la prossimità e vicinanza di Gesù Salvatore.

Vorrei concludere citando una parte della biografia di un grande scrittore cattolico del XX secolo, Paul Claudel, in cui racconta la sua conversione avvenuta proprio a Natale. Uno come lui che aveva poggiato la sua vita sulla scienza razionalista ed era affascinato dai versi dei cosiddetti “poeti maledetti” fece in quell’occasione un’esperienza che lo trasformò completamente:

“In un istante, il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una tale forza di adesione – con una tale elevazione di tutto il mio essere, con una così potente convinzione, con una tale certezza che a nessuna specie di dubbio lasciava spazio – che, in seguito, tutti i libri, tutti i ragionamenti, tutti i casi di una vita agitata, non hanno potuto distruggere la mia fede né, a dire il vero, toccarla” (Paul Claudel, Ma conversion, 1913).

La gioia del Natale è racchiusa nell’esperienza personale di un Dio che ti ama personalmente. Care coppie, vi auguro di poter fare anche voi tale esperienza, di toccare con mano che Gesù, lo Sposo della vostra coppia, è nato per restare sempre con voi.

ANTONIO E LUISA

Ha ragione padre Luca. Di questi tempi sembrano esserci davvero pochi motivi per cui gioire. In questa domenica di Avvento è giusto però chiedermi dove io stia riponendo la mia gioia e la mia speranza. E’ la domenica di gaudete posta al centro di un tempo di purificazione e di penitenza come è l’Avvento. E’ posta lì proprio per questo. Dove è la mia gioia? Credo che la gioia per un cristiano sia legata alla capacità di donarsi. Per uno sposo cristiano è legata al sapersi donare prima di tutto completamente al coniuge. E’ proprio così! In questi giorni frenetici ed incerti per la pandemia, la mia gioia è arrivare alla fine della giornata e poter dire di aver dato tutto. La gioia sta nel senso della nostra vita ed il senso più profondo lo troviamo nella nostra vocazione. La gioia non è nell’avere qualcosa ma nell’essere ciò che siamo: uomini e donne capaci di donarsi e di accogliersi.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

La famiglia sempre sotto i Suoi occhi

Cari amici,

stavolta in questo articolo più che mai c’è tutto il mio cuore! Vorrei parlarvi, anche se ahimè brevemente, dell’apparizione di Maria in Messico, nel 1531. La Madonna in quell’occasione è stata chiamata “di Guadalupe” e rappresenta una delle Sue più importanti manifestazioni in tutta la storia e la sua festa è proprio il 12 dicembre.

La Corona spagnola, agli inizi del 1500, era in piena espansione in America e nel 1517 il capitano Hernan Cortes riuscì abilmente a spodestare l’imperatore degli Aztechi, Montezuma, e a diventare capo di tutta quella grande nazione.

Il drastico cambio di regime e tutto il seguito di cambiamenti non fu assolutamente facile da assimilare per la popolazione. Quando poi arrivarono, di lì a pochissimo, i primi missionari francescani e domenicani e proposero il Vangelo, la reticenza fu davvero grande: ben poche le conversioni e una generale diffidenza incombeva sui conquistadores spagnoli.

Finché entrò in azione Maria…

Tra il 9 e il 12 dicembre del 1531 Lei apparve a un indigeno, Juan Diego Cuauhtlatoatzin, convertitosi da qualche anno. Il messaggio, splendido e semplice nella forma, consistette nel chiedere al vescovo, Mons. Juan de Zumarraga, l’erezione in quello stesso luogo dell’apparizione, di una chiesa in Suo onore. Lascio a voi di conoscere meglio il resto della storia, grazie a questo piccolo libro che la spiega assai bene

Io vorrei piuttosto raccontarvi di come qualche decennio fa, un ingegnere peruviano, il dottor José Aste Tönsmann, attratto dalla complessità dell’immagine e dalla sua storia, volle studiare per la prima volta con microscopi di precisione vari punti della tilma.

Una delle scoperte maggiori è stata proprio negli occhi della Madonna. Ingrandendo varie centinaia di volte le pupille di Maria, ha scoperto un fatto sorprendente: sono state evidenziate ben 13 persone distinte. A prova della fondatezza della scoperta, sta il fatto che le cornee sono piccole, l’occhio sinistro è di 8 millimetri e di 7 quello destro, estremamente complessa sarebbe stata la pittura al suo interno di figure ancora più minuscole.

In pratica, negli occhi di Maria è rimasta impressa la scena delle rose e tutte le persone presenti al momento, dal vescovo a Juan Diego.

Ma, e qui viene il motivo del mio articolo, al centro di entrambi gli occhi c’è una famiglia del posto. Di per sé non sembra logico: non c’era una famiglia intera al momento del miracolo, avvenuto nel palazzo del vescovo. Come mai allora? La famiglia è composta da ben 7 persone: una madre con un figlio piccolo sulla schiena, com’era consuetudine nelle popolazioni indigene, il padre, altri due figli (figlio e figlia), il nonno e la nonna. Il dottor Aste assicura che questa scena, essendo al centro dello sguardo della Vergine, è la più importante. Anche la posizione di ciascuna figura ha un valore simbolico circa il ruolo e il valore di ciascuno di loro.

Difatti, la madre è il centro, è l’asse della famiglia poiché tutte le persone hanno bisogno di una madre che dia protezione e affetto; poi il padre dà sostegno alla madre e unità alla famiglia: quando il padre si avvicina alla madre i figli si uniscono; il bambino, portato dalla madre sulla schiena, esalta il bisogno di proteggere la vita dei piccoli; infine sono presenti anche i nonni, segno della memoria che preserva il patrimonio di valori familiare sia ai genitori che ai nipoti.

Qualcuno potrebbe adesso dire: “che bello! Comunque si sa che la Madonna ha avuto questo genere di approccio in altre apparizioni”. In realtà in questa apparizione ci sono due aspetti che la rendono unica e straordinaria, e adesso concludo con un bel dulcis in fundo.

Il primo: Guadalupe rappresenta l’unica apparizione in cui la Madonna ha lasciato un proprio ritratto. In tutte le altre apparizioni approvate dalla Chiesa, si è cercato faticosamente di risalire ai tratti del volto di Maria grazie alle indicazioni di chi L’ha vista. Ma stavolta la Madonna ha lasciato il Suo aspetto preciso di come si è mostrata a Juan Diego.

E in secondo luogo, ciò che vediamo sulla tilma non è una pittura né un disegno. Da decenni si sta studiando come possa essere rimasta impressa sul tessuto. Per questo motivo, è proprio la Madonna di Guadalupe l’immagine mariana presente nella Cappella della Sacra Sindone, nel duomo di Torino. Come a voler dire che la tilma non è opera umana, allo stesso modo della Sindone.

È tanto bello scoprire tutte queste verità e soprattutto come ogni famiglia sia perennemente sotto lo sguardo di Maria, al centro della sua attenzione. Vi auguro di cuore di toccare con mano questo sguardo materno nella vostra vita!

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Conversione di… coppia

Il tema del Vangelo odierno è la conversione in vista dell’arrivo del Messia. Conversione, è questa infatti la parola chiave del breve discorso di Giovanni, il quale si può dividere in 3 momenti, ciascuno con un senso preciso. Il primo è “preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”; poi il secondo “Ogni burrone sarà riempito e ogni colle sarà abbassato”; infine, “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.

La prima parte è un invito perentorio a cambiare condotta morale, assomiglia molto a un “datti da fare, cerca di correggerti, fai ordine…”. Sappiamo bene quanto questo richiamo, se rivolto a certi nostri modi di fare, ci risulti estremamente pesante da accettare e mettere in pratica. Non è facile mutare forme di vita, i modi di pensare, di parlare. Quante volte sappiamo a memoria la morale della favola o come dovremmo agire ma non ce la facciamo proprio, ci sono situazioni che ci superano. È allora lampante che la conversione suppone sì la nostra buona disposizione, richiede quantomeno la nostra piena disposizione ma non basta assolutamente. Difatti “l’uomo da solo non può operare la sua conversione, è di estrema importanza l’insistenza sull’iniziativa divina” (Dizionario biblico, Francesco Spadafora, voce “conversione”).

Ecco l’assist alla seconda parte: colli e monti saranno o abbassati o rialzati. Qui l’accento va messo sui verbi che sono entrambi al passivo. Generalmente questa forma nella Bibbia manifesta l’azione divina, gratuita e indipendente dalle nostre aspettative.

In terzo luogo, c’è il frutto di tutto ciò: “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”. Storicamente questo versetto di Isaia si riferisce alla profezia del tanto anelato Messia che avrebbe liberato il popolo di Israele, ancora prigioniero dell’Esilio. In senso più figurato, questa parte si può intendere come il frutto che dipende sia da noi ma soprattutto da Dio. Tuttavia, ricordiamolo bene, non si dà l’uno senza l’altro, ci vogliono sempre entrambi. Come direbbe S. Ignazio di Loyola: «prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te».

Fin qui l’accento è stato sempre sulla singola persona. Ma ora vi pongo una domanda: e come fare questo per voi coppie? Evidentemente bisogna essere in due per voler camminare assieme verso la conversione, ognuno con i suoi tempi e ritmi, la sua sensibilità. Certamente è importante volerlo, metterci lo sforzo personale, trovare i tempi e le occasioni. Ma poi cari sposi è tutto a carico dello Spirito Santo! Confidate che in questo Avvento lo Spirito vuole ravvivare la vostra fede, la vostra unione matrimoniale e portarvi all’esperienza di incontrare Cristo Sposo. Invocatelo spesso, personalmente e assieme per essere appunto terreno fertile su cui Lui possa agire.

Penso sia provvidenziale che vi scriva questo articolo dopo aver partecipato a un seminario per coppie, chiamato Talità kum. È stato un fine settimana meraviglioso in cui ho fatto l’esperienza di come il Signore ha il potere di trasformare radicalmente una coppia, di farla passare dalla morte alla vita spirituale, di operare la risurrezione nel cuore e nella vita, anche da situazioni molto complicate.

Care coppie, posso dirvi di aver “visto la salvezza di Dio” incarnata in coniugi normali e semplici. E sono sicuro che pure voi “vedrete” questa salvezza se ci metterete il vostro tutto e vi aprirete all’azione dello Spirito.

ANTONIO E LUISA

Leggendo il Vangelo e le riflessioni di padre Luca mi viene un pensiero. Il matrimonio è proprio quella relazione che con il nostro impegno e la Grazia di Dio può trasformare la nostra vita. Cosa è il matrimonio se non un percorso verso una sempre più profonda amicizia con Dio? Amando sempre più profondamente il nostro coniuge ci prepariamo ad amare sempre meglio Gesù. Ci stiamo preparando alla vita eterna. Non è meraviglioso? Il matrimonio diventa per me e per la mia sposa una vera palestra. Dove non si costruiscono i muscoli e non si combatte il grasso in eccesso. E’ una palestra dell’anima dove si costruisce un amore sempre più vero e dove si distrugge l’egoismo che ci avvelena il cuore.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amoreSposi profeti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Le due nostre lampade accese, aspettando lo Sposo

“Siamo saliti insieme su questa collina
Glielo avevamo promesso
di amarci per tutti i nostri giorni
aspettavamo di vederLo arrivare da lontano
sempre con le lampade accese giorno e notte
sognavamo di vederLo insieme…”

Così Enrico e Chiara Petrillo hanno firmato questa poesia dopo un pellegrinaggio a Medjugorje. Hanno voluto dare questo senso alla loro vita di coppia ed è meraviglioso il loro esempio.

Oggi inizia ufficialmente l’Avvento, è un periodo che riflette il senso della vita: il tempo che passa, ogni attimo, minuto, ora ci avvicina non alla morte, come disse Heidegger, ma a Cristo. Pensiamo che il tempo scorre ma verso una destinazione che è Gesù, il Quale non solo sta aspettandoci ma ci viene incontro, Lui si è già messo in viaggio per primo per stare con noi. Dunque, queste 4 settimane sono il simbolo di tutta la nostra vita cristiana.

Ma per voi sposi c’è una caratteristica particolare, voi avete una marcia in più perché, grazie al Sacramento, voi camminate assieme verso Gesù, voi state camminando allo stesso passo verso la medesima mèta. Il matrimonio è un cammino spirituale in due.

Perché spesso non è così? Prima di tutto c’è la perenne diversità uomo/donna che si riflette anche a livello spirituale e poi, come ci dice il Vangelo, ci sono le distrazioni. O quelle cercate o quelle che ti piovono addosso. Nel primo caso, come diceva il buon Pascal con il suo divertissement, ci focalizziamo su quello che ci fa uscire dalla noia, dallo stress, dalla sofferenza, senza però risolvere un bel niente. Nel secondo caso sono le mille cose da fare oggi, la fretta a cui siamo costantemente soggetti e che ci ruba l’attenzione alle cose più importanti. Avete presente quando apri una pagina web e ti si aprono da ogni parte pubblicità, add-in e plug-in vari tanto da far fatica a leggere? Di certo il Covid & Co. non aiuta in tutto ciò ma crea ancora più confusione.

Eppure, c’è un grande “ma” da porre. Non possiamo arrenderci davanti a questo scenario. È la vostra vita di sposi che è in ballo. Il Signore ci offre ancora una volta un tempo speciale per prepararci, per andare all’essenziale, per vegliare con Lui, per ascoltarLo con più attenzione.

Il mio consiglio per questo Avvento è che sia il momento per iniziare a vivere o per fare ancor meglio un momento di preghiera di coppia, sia la Lectio, il Rosario, la lettura del Vangelo, la lode spontanea… fate come volete, nel modo a voi più consono, cercando momenti e luoghi adatti, ma fatelo. “Vegliate in ogni momento pregando” esprime proprio il senso di sforzo, di fare un po’ di più del normale per accoglierLo nel momento presente.

Ho iniziato con Chiara ed Enrico, dicendo che loro hanno voluto vivere il loro matrimonio così, come una lunga attesa e veglia per incontrare Gesù, lo Sposo della loro relazione. È commovente vedere che così è stato fino alla fine, difatti le ultime parole scritte assieme sono proprio state: “Siamo con le lampade accese. Aspettiamo lo Sposo”. Buon cammino di Avvento.

ANTONIO E LUISA

L’Avvento è uno dei due periodi forti dove la Chiesa, con la sua sapienza e con il suo materno amore, ci invita a preparare il cuore. Ne abbiamo un profondo bisogno. Non so voi, io e Luisa siamo presi da mille preoccupazioni in questo periodo. Scuola, lavoro, pandemia, restrizioni, imprevisti. Arriviamo a sera sempre stanchi morti. Anche trovare il tempo per scrivere questi articoli sta diventando un problema. La Chiesa con l’Avvento ci sta chiedendo di fermarci, di trovare del tempo per contemplare la bellezza di Gesù nella nostra vita. E attraverso la bellezza di Gesù, di un Dio che si fa bambino e viene ad abitare il nostro mondo, la nostra vita e la nostra unione, contemplare la bellezza che io sono con Luisa, che lei è con me e che siamo insieme. Quanto siamo belli l’uno per l’altra. E non perchè somigliamo a chissà quale attore o attrice ma perchè ci vogliamo bene e l’amore è la cosa più bella che c’è. Certo con tutti i nostri limiti ed errori ma la bellezza c’è. Abbiamo però bisogno di fermarci per contemplarla e per meravigliarci ancora di come Gesù è capace di rendere nuove tutte le cose anche il nostro matrimonio. Buon avvento, siete bellissimi, fermatevi a contemplare Gesù per ammirare anche la bellezza che voi siete.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

4 settimane di gravidanza spirituale

Iniziamo domani l’Avvento. È un tempo forte di grazia, cioè un periodo di valore pedagogico in vista del Natale.

La Madre Chiesa ci invita per questo motivo a renderlo un tempo di felice attesa ma anche di penitenza e digiuno, da qui il fatto che il colore liturgico sia viola e che non si canti il Gloria le domeniche proprio come durante la Quaresima.

Tralascio qui ogni argomentazione sul fatto che il 25 dicembre sia realmente il giorno della nascita di Gesù, ci sono vari articoli interessanti in materia e ne segnalo solo uno.

Piuttosto mi sono fatto la domanda: ma qual è la peculiarità per voi sposi? C’è un vostro modo particolare per viverlo? Penso che lo capiamo a partire dalla consapevolezza di cosa sia l’Avvento per poi vedere quanto abbia a che vedere con il matrimonio.

Il Mistero dell’Incarnazione è la verità più sconvolgente della nostra fede. Che Dio infinito e onnipotente abbia preso la nostra natura umana, la nostra carne così limitata, fino alle sue ultime conseguenze e senza marcia indietro, questo nessuno l’aveva mai seriamente affermato, semmai ipotizzato o sperato.

Se pensate che l’Ebraismo e l’Islam lo confutano apertamente e altre religioni nemmeno lo tengono in considerazione. Addirittura, agli inizi del cristianesimo sorsero eresie (il Docetismo e più in generale la Gnosi, per citarne alcune) che negavano a Gesù una vera corporeità. Cristo per 33 anni avrebbe finto di vivere in mezzo a noi, dissolvendosi come un fantasma all’ora di morire.

Quando parlo ai fidanzati metto sempre sul chi va là i futuri mariti preparandoli allo shock di vedere trasformarsi non solo fisicamente la moglie ma anche psicologicamente, affettivamente per attendere un figlio, con le varie conseguenze sulla relazione. Voi mamme avete questo dono, di sapervi trasformare per accogliere una nuova vita, avete una consapevolezza innata di cosa implichi la gestazione.

Ma siete altrettanto consapevoli, papà e mamma, che portate Gesù nel vostro amore? Lo sapevate di essere gravidi di Gesù nella vostra relazione? Ve l’hanno mai detto che la Seconda Persona della Trinità abita nel vostro amore? Da quando vi siete promessi fedeltà e lo Spirito Santo ha sigillato la vostra unione è così: lo Sposo è con voi ogni giorno.

Cari sposi, se volete prepararvi spiritualmente al Natale in questi 40 giorni va benissimo fare la corona di Avvento o il calendario con le finestrelle o leggere qualche libro ben fatto (consiglio “Tu scendi dalle stelle… ed è Natale” del Card. Comastri, o “Il mistero del Natale” di Edith Stein). Ma è altrettanto importante che coltiviate nella preghiera la consapevolezza di essere portatori di Gesù, di averlo con voi sacramentalmente.

Sarebbe un controsenso il 25 festeggiarlo nella Messa senza che lo avete celebrato prima nella vostra coppia. Maria, la nostra Mamma celeste, che per prima ha portato Gesù per nove mesi, vi aiuti a prepararvi al Natale ed essere fieramente consapevoli di portare anche voi Gesù come sposi cristiani.

Padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Vostre maestà marito e moglie!

Nel freddissimo febbraio 1945 il palazzo Livadja a Yalta, città della Crimea con vista al Mar Nero, ospitò la riunione dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale: Roosevelt, Stalin e Churchill. Si trattava di decidere le sorti del mondo dopo lo sconvolgimento bellico, tra l’altro nemmeno concluso.

Il grande Papa Pio XII, che in tutti i modi aveva tentato di scongiurare il conflitto sei anni prima, ora mirava a dare il proprio contributo alla pace tra i popoli tramite i suoi nunzi apostolici. Si dice che Stalin, quando seppe di tutto ciò, affermò sarcasticamente: «E quante divisioni ha il Papa?».

Anche in quel caso si ripeteva la storia. La storia del Figlio di Dio, Onnipotente, la Seconda Persona fatta carne, che, dopo essere stato flagellato e con una corona di spine conficcata nel cuoio capelluto, se ne stava lì, tremante di dolore, dinanzi a Pilato e gli susurrava: “io sono re”.

Ma di che regno stiamo parlando? Quello comprato grazie a suon di miliardi di dollari? O che si affida a sterminati giacimenti di petrolio? Oppure fa leva su una schiera di F-35 o di satelliti spia?

Il Regno di Cristo si fonda su una cosa ben precisa: essere testimone alla Verità. Perciò, brevemente vediamo cosa intende dirci Gesù con questa frase.

Nel linguaggio corrente si dice vero un pensiero, una parola conforme alla realtà. Ma è vera anche una realtà che si svela, che è chiara, evidente per l’intelletto. Per i Greci verità era alètheia, cioè a-lethès = non nascosto e come per loro così anche per noi. La nozione biblica di verità però è diversa, perché si fonda su un’esperienza religiosa, quella dell’incontro con Dio. Mentre nella Bibbia la verità è anzitutto la fedeltà all’alleanza con Yahvé, nel Nuovo Testamento essa diventa la pienezza della rivelazione che ha fatto Gesù. Il verbo ebraico ‘amari, da cui è formato hemet ossia verità, significa alla lettera, essere solido, sicuro, degno di fiducia. La verità è quindi la qualità di ciò che è stabile, provato, ciò su cui si può costruire con sicurezza e qualcuno di cui ti puoi fidare incondizionatamente.

Perciò quando Gesù parla di verità fa riferimento alla fedeltà (hemet) e all’amore (hesed) di suo Padre. Di esse Lui è venuto a testimoniare, a esserne l’icona, la manifestazione.

Ma in un certo senso la parola verità per Gesù include l’accezione sia greca che ebraica. Difatti san Paolo è questo che ha in mente quando parla del Mistero Grande agli Efesini (cfr. Ef 5, 32). Gesù ha svelato il volto fedele, buono, misericordioso di Dio Padre e questo dono lo ha dato prima di tutto agli sposi.

Cari sposi, a questo punto è chiaro che per voi, battezzati e coniugati in Cristo, la regalità non può assolutamente essere dominio sull’altro. Se una certa cultura maschilista ha deformato l’immagine del matrimonio come il predominio del marito sulla moglie, oggi vediamo l’esatto contrario secondo un sedicente femminismo.

Ma non ci siamo in nessuno dei due casi. Solo Gesù può svelarci la chiave di lettura corretta del matrimonio. Voi sposi siete re, lo siete appunto grazie al battesimo e questa regalità viene specificata ancor di più nel matrimonio. Come essere re e regine? Lo sarete solo essendo essere testimoni a vicenda, della fedeltà e misericordia di Dio.

Vivrete la regalità battesimale e matrimoniale se svelerete “a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa” (Amoris Laetitia 121).

Come Gesù Sposo ci ha svelato quel Mistero Grande con tutto il suo amore smisurato per gli apostoli, per i poveri, per i piccoli, per i malati e sofferenti, così voi continuate a svelarlo, anzitutto tra di voi e nella vostra famiglia, sempre con i vostri piccoli gesti di donazione, di servizio, di fedeltà, di misericordia.

Così facendo voi siete quei re e regine di cui il mondo ha bisogno oggi, tanto bisogno! Grazie di cuore per provarci e riprovarci ogni giorno, benché non sia facile.

ANTONIO E LUISA

Per essere re, come Gesù è re, dobbiamo recuperare, custodire e sviluppare due valori: la dignità e la libertà.  Gesù è Re perchè la Sua legge è la legge dell’amore. Il re ha una missione: essere sale e lievito. Essere quindi luce. Essere testimone. Il re è capace di mostrare la bellezza di Dio e della Sua Legge.  Il re  sa perdonare, non perchè sia debole e non sia capace di combattere e di lottare, ma perchè il perdono è uno dei gesti che più di tutti rappresentano la sua regalità. Il perdono è colmo di libertà e di dignità. La vendetta fa male a chi la perpetra e a chi la subisce. Per questo se mia moglie mi fa del male io resto re e la perdono continuando a farle del bene. Perchè sono libero da quel male che mi ha fatto. Perchè sono degno, nonostante ciò che lei può aver fatto o detto. La mia regalità viene da Dio. Nessuna persona, neanche mia moglie o mio marito, può distruggerla. Questo significa essere davvero liberi e degni. La mia dignità viene da Dio e non da mia moglie o da mio marito.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Crisi, alba di una rinascita

Non so quanti ricorderanno la data del 29 maggio 2012. Di sicuro chi all’epoca, come me, abitava in zona nord Italia avrà ben presente la forte scossa di terremoto che danneggiò soprattutto la bassa modenese.

Un mio amico lavorava in un capannone industriale; ai primi sussulti, una trave di varie tonnellate si schiantò, sfiorandolo a mezzo metro… Che era successo? Semplicemente che la costruzione non era stata pensata con criteri sismici e di conseguenza le travi erano semplicemente appoggiate sui piloni, anziché fissate.

La Parola di questa domenica, sin dalla prima lettura, ci può turbare alquanto per lo scenario apocalittico. Tuttavia, i toni usati e le immagini impiegate non sono che in sintonia col momento liturgico. Siamo infatti alla penultima domenica del Tempo Ordinario e la prossima è la solennità di Cristo Re dell’Universo. Per questo tutto il tono del discorso ruota attorno a due poli: il fine e la fine della storia che coincidono in Cristo.

Vorrei concentrarmi sul fatto che Cristo è il nostro fine esistenziale, Lui è il nostro Alpha e Omega, inizio e compimento. Siamo nati a sua immagine e alla comunione piena con Lui siamo chiamati ad andare, come ha insistito Von Balthasar.

Ma che succede però? Che noi ci costruiamo un mondo a nostra immagine e somiglianza, a nostro gusto e piacimento, a nostra misura. È fatica lasciarci guidare concretamente e nel dettaglio dallo Sposo, dallo Spirito Santo. Le nostre vite vanno di corsa e questa frenesia ci espone lentamente a chiudere prima gli occhi, poi orecchi e infine il cuore al Signore che ci chiama a seguirLo.

Cosa accade, il più delle volte, quando viviamo così? Che il Signore, non per cattiveria, non per sadismo, non per prepotenza, bensì per pura misericordia permette che avvengano le crisi. Sul momento però ci sembra di piombare in un tornado e perdiamo il senso dell’orientamento. È vero, si può stare molto male. Ma nel fondo il Signore ha voluto solo mettere in crisi il nostro modo di essere cristiani, di essere coppia, di essere genitori….

Se, però, prendiamo la parola “crisi” e la svisceriamo, troviamo qualcosa di interessante: “crisi deriva dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione”. Invece, andando oltre la facciata, si vede che essa ha un lato assai positivo, perché diventa: “un momento di riflessione, di valutazione, di discernimento e può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita”. Così un laico, esperto di etimologie.

            Mi colpisce questo perché è esattamente quanto diceva la settimana scorsa il Papa alle coppie dell’Associazione Retrouvaille: “questo è molto importante, non dobbiamo spaventarci della crisi. La crisi ci aiuta a crescere… dalla crisi si può uscire, a patto che si esca migliori”.

            Don Fabio Rosini, agli inizi del suo libro “L’arte di guarire”, spiega come appunto la guarigione, metafora di ogni cambiamento in positivo, sia mentale, spirituale, fisico, emotivo… parte dal presupposto che noi si vive adagiati in poltrona, cercando di sistemare comodamente il didietro nel modo più rilassante e sperando di poter vivere così il maggior tempo possibile. Però il Signore lo sa e allora permette le crisi, persino quelle coniugali, in modo che siamo sollecitati a guarire, a crescere, a metterci veramente alla Sua sequela.

            Mentre vi stavo scrivendo, ho ricevuto una chiamata da una cara amica, sposata da qualche anno. Conosco il suo percorso di vita e di coppia, sono al corrente delle “crisi” passate, così come di quella in corso. Senza che, ovviamente, le raccontassi di quanto stavo componendo, lei riepiloga il discorso con un “sono le doglie del parto”. Ma è proprio così. Nella mente di Dio la crisi, pure nel matrimonio, vorrebbe essere sprone di una rinascita, di una risurrezione.

            Vi auguro, perciò, di guardare alle vostre crisi come una palla da prendere al balzo, in cui far discernimento e, con la grazia di Dio e la vicinanza di persone che vi vogliono bene, poter diventare sposi in cammino, seguendo Gesù.

ANTONIO E LUISA

Non so voi, ma per noi la crisi non ha mai avuto un significato positivo. Mi viene in mente la fatica, la sofferenza, i litigi, la distanza. Eppure se ci ripenso bene la crisi è sempre stata DECISIVA. Non perchè sia bello soffrire. Soffrire fa SCHIFO. Non è quello che pensiamo io e Luisa e non credo lo pensi neanche padre Luca.

La crisi è benedetta per un altro motivo. Ti mette davanti alla tua imperfezione, al fatto che il matrimonio basato solo sulle mie forze e quelle di Luisa non funziona. La crisi ti mette a nudo e ti permette di guardarti con tutta la tua povertà. In questi casi o scappi e molli tutto o rilanci. Per rilanciare devi però mettere mano a tutte le tue ricchezze. Devi cercare ricchezze dove non le cercavi prima, raschiando il barile. E li forse ti rendi conto di quanto sia importante Gesù per la tua vita e per il tuo matrimonio.

Più ci penso e più capisco come le nostre crisi ci abbiano sempre avvicinato un po’ più l’uno all’altro e a Gesù. La crisi è come un bivio. Sta a noi se prendere la strada che ci allontana sempre più o invece quella che ci avvicina. Scegliete bene.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Confermati da Pietro: accompagnare le ferite nuziali

Carissime coppie,

oggi sono qui a condividervi una grande gioia che il Signore mi ha donato lo scorso 6 novembre. Ero presente quando il Papa ha ricevuto in udienza privata diverse centinaia di coppie dell’associazione Retrouvaille con i loro figli.

Il regalo non è stato unicamente vedere Pietro nella persona di Francesco – già essere vicino a lui è un grande dono – ma soprattutto sentire la sua conferma nella fede e missione di tutte queste persone profondamente toccate dalla crisi e dalla sequela di ferite. Come ha detto Francesco: “«Ferite» è una parola-chiave per voi, fa parte del vocabolario quotidiano di Retrouvaille”. Eccome se lo è! Sono testimone di quello che hanno vissuto tanti di loro e che per questo considero fratelli e sorelle nel cammino. Anzi, dirò di più, il Signore mi ha mostrato il mio cammino personale nel sacerdozio grazie a vari segni legati alle coppie ma uno particolarmente eloquente è stato grazie alla testimonianza di perdono di una coppia di Retrouvaille.

Come ha detto il Papa, e lo sottoscrivo pienamente: “Oggi c’è tanto bisogno di persone, di coniugi che sappiano testimoniare che la crisi non è una maledizione, fa parte del cammino, e costituisce un’opportunità”.

Un’opportunità per cosa? Per rimettersi in gioco se ci si è smarriti nel matrimonio, per andare in profondità nella relazione coniugale, se piombati nella mediocrità e nel grigiore. Quante coppie vivono una vita matrimoniale fatta di compromessi, di patti di non aggressione, di “limiti di velocità” per non urtare la sensibilità altrui. La crisi mette a soqquadro i nostri rammendi precari e fa vedere che l’amore vero va oltre quello che ci immaginavamo un tempo, è un dono totale di sé reciprocamente scambiato.

Come scriveva Chiara Corbella a suo figlio Francesco: “Per quel poco che ho capito in questi anni posso solo dirti che l’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio. Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti”.

Perciò il Papa ci ha parlato di Gesù Risorto come immagine dell’amore che da ferito, o magari proprio morto, riprende vita. Solo morendo a noi stessi nella coppia possiamo vivere un amore coniugale che va oltre criteri umani e mondani, un amore grande che solo Gesù può donarci.

Da ultimo il Papa ha invitato ad accompagnare chi è ancora “indietro” nel cammino, chi sta ancora sanguinando e soffre: “accompagnare vuol dire «perdere tempo» per stare vicino alle situazioni di crisi. E spesso ci vuole molto tempo, ci vuole pazienza, rispetto, ci vuole disponibilità… Tutto questo è accompagnare”.

Bello, no? Fin qui vi siete seduti a guardare la scena che vi sto descrivendo come davanti alla TV. Ma care coppie quanto detto finora non è Copyright di Retrouvaille. Ognuno di voi è chiamato, in forza del Battesimo e del Matrimonio, a diventare segno vivo, esempio luminoso di guarigione per sé e per alte coppie, siete chiamati a generare comunione sponsale ovunque siate! Vi prego: non limitatevi al sagrato della vostra parrocchia.

Un grande sacerdote scrittore, Henry Nouwen (1932-1996), molto noto per la sua opera “L’abbraccio benedicente”, ci ha lasciato un altro libro altrettanto importante dal titolo “Il guaritore ferito” sul ruolo salvifico del sacerdote, sempre e comunque avvolto dalla propria debolezza.

Per voi sposi vale lo stesso discorso. La potenza di amore che è nei vostri cuori deve fare sempre i conti con le mille sfumature di egoismo. Ma siete chiamati in questo mondo a diventare profeti di un altro Amore, quello che risiede in voi e che, come seme, deve crescere lentamente nella quotidianità e nei gesti di amore, tenerezza e comprensione.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Amore grande, piccoli gesti

Questo Vangelo mi ricorda sempre quella volta in Messico in cui mi trovai a confessare una vecchietta indigena. Eravamo nel pieno di un’attività missionaria in Settimana Santa con tanti giovani. Non ricordo in quale località sperduta nel bel mezzo della sierra ma sì ho tuttora dinanzi ai miei occhi quell’anziana, scalza, pelle color caramello, con una bellissima treccia poggiata sulla spalla e il suo abito tradizionale dai bordi fucsia. Parlando a fatica spagnolo aprì il suo cuore a Dio e alla fine, dalla gratitudine mi mise in mano un peso. Aveva camminato kilometri di saliscendi nella selva per trovare il perdono del Signore e per aggiunta mi stava regalando un po’ del suo niente. Mi sono sentito davvero come Gesù che osserva la scena di oggi.

Eppure, cari sposi, la chiave di lettura odierna non è un invito alla liberalità, bensì un chiaro ed evidente richiamo nuziale. Difatti, tale scena, collocata tra la serie di controversie a Gerusalemme e l’inizio della Passione è una sorta di anticipo di quello che accadrà fra non molto. Cioè, che Gesù sta per donare alla sua Sposa, la Chiesa, tutto di sé; sta arrivando l’ora, il momento del dono totale che Lui farà in Croce, anticipandolo nell’Eucarestia.

Il fatto che stia additando questa anziana ai discepoli Gesù significa che questo è il modo con cui Lui vorrà amare: non risparmiandosi, non trattenendo nulla ma regalando ogni cosa di sé, tutto sé stesso. Questo è il modo di amare di Cristo Sposo, il modo nuziale di voler bene di Gesù.

Non mi pare affatto un caso che, giusto per questo motivo, il matrimonio cristiano sia sempre meno “di moda”. Riporto le testuali parole di una VIP, convivente con un’altrettanta persona molto in vista. Alla domanda del giornalista: “ma perché non te lo sposi?” la risposta è stata: “il matrimonio potrebbe disturbare il mio senso di indipendenza”. Fa pensare tanto, forse è questo lo spauracchio per tanti giovani e meno giovani che fa evitare il matrimonio, preferendogli altre forme di convivenza più “light”, per timore a perdere la tanto anelata libertà. Ma, attenzione! Si può vivere sotto lo stesso tetto, con l’anello al dito, e comunque mantenere condotte da Peter Pan e forse questa è la menzogna più pericolosa in cui voi sposi cristiani potete scivolare, magari senza rendervene conto.

Cosa vuol dire dare tutto per voi coniugi? Come ci si può porre tale problema quando tanti di voi avete anni alle spalle, avete generato figli e vi siete spesi faticosamente per la famiglia?

Esiste davvero il pericolo di non dare tutto? Ebbene sì. Un mio confratello, grande direttore spirituale e conoscitore del cuore umano, diceva: “all’inizio si è tanto generosi con Dio e Gli si dà tutto ma poi, crescendo, diventando adulti, la tentazione più forte è lentamente e impercettibilmente riprendersi a pezzettini quel dono iniziale”.

Nel mio piccolo posso solo dirvi che ha la sacrosanta ragione! E qualcosa mi dice che questo possa accadere pure a voi sposi… L’età adulta è contraddistinta da una maggiore capacità di autodeterminazione, in più molto influisce il senso di abitudine e di routine che può raffreddare e intorpidire la capacità di amare.

Come mantenere integra la propria donazione totale? Come contrastare la nostra tendenza al ribasso? Penso a un grande atteggiamento di fondo, che è imbattibile nei risultati.

Amare nel sacrificio e con il sacrificio. Non è forse vero che scansiamo quello che ci dispiace? Quello che mi scoccia? Provate a cercare queste occasioni, sempre partendo da piccoli gesti.

Provate a pensare le volte che avete vissuto con amore qualcosa di costoso, quando avete amato consapevolmente nonostante sentivate rigetto e disgusto. Quelli sono i passi in avanti nella relazione, quelle sono in definitiva le due monetine che ogni giorno regalate a Gesù. In fin dei conti il vostro tutto dato per amore passa da quel “a poco a poco” dato per amore. Non sono questi per caso i “piccoli passi possibili” di cui parlava Chiara Corbella?

Papa Francesco si riferisce proprio a questo atteggiamento quando, all’inizio di Amoris Laetitia, riassume il fine di tutta l’opera: “Questa esortazione la intendo come una proposta per le famiglie cristiane che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza” (AL 6).

Sono certo che tutti voi, cari sposi, volete, sognate, anelate ancora oggi quell’amore grande e bello di cui parla il Papa, una vita coniugale piena fino alla fine, feconda e carica di frutti per voi e gli altri. Ecco quindi che Gesù, proprio per questo, ci ricorda con le sue parole che ogni giorno dobbiamo donarGli i nostri spiccioli di sacrificio con cui alimentiamo il nostro tesoro di amore.

E grazie sempre per provarci e riprovarci ogni giorno senza stancarvi!

ANTONIO E LUISA

Cosa dire di questo Vangelo? Voglio prendere spunto dalla prima lettura che integra quanto ha già sapientemente scritto padre Luca. C’è una vedova che non ha più nulla, nè per lei nè per il figlio. In quel momento arriva il profeta Elia che le chiede di dividere con lui anche quel poco che gli è rimasto: un po’ di farina e un po’ di olio per fare una focaccia. Lei senza lamentarsi lo fa ed in cambio ottiene che la farina e l’olio non finiranno più. Capite il senso? Io ripenso ai primi anni di matrimonio quando ho passato una pesante crisi. Sposato da poco e due figli piccoli. Ho sbarellato. Luisa non solo non mi ha mai accusato ma mi ha amato teneramente con quel niente che io le davo. Ha messo tutto. Ha messo la sua farina e il suo olio. Farina che richiama il pane, il pane spezzato, il sapersi donare, e l’olio, che ci ricorda l’unzione. Luisa in quel momento, dando tutto ciò che aveva e che io non avevo, stava rendendo sacra la nostra relazione con il suo agire e con la sua volontà di donarsi per prima e sempre. Ed io l’ho amata, l’ho ammirata e sono voluto andare alla sua stessa fonte, da Gesù. E tutto è cambiato anche per me. Grazie a Luisa che è stata capace di dare tutto senza aspettarsi nulla.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

La vostra autostrada per il Cielo

Cari sposi,

siamo freschi freschi di aver celebrato lo scorso 12 ottobre, per la prima volta, la memoria del beato Carlo Acutis. Di lui si cita spesso, tra le altre cose, la frase: “l’Eucarestia, la mia autostrada per il Cielo”. È meraviglioso che sia proprio un adolescente a ricordarci in modo così semplice una verità così fondamentale per noi.

Oggi nel Vangelo Gesù vi sta dicendo una cosa simile: il vostro matrimonio è un’autostrada per il Cielo. E ora mi spiego.

Gesù, nella narrazione di Marco, sta affrontando – siamo all’ultimo anno di vita pubblica – varie polemiche e diatribe con i farisei e i sadducei. Essi tentavano in vari modi di trovare il punto debole dove attaccarlo ma nessuno, stranamente, ci riesce.

Poi abbiamo nel Vangelo odierno, l’unica volta in cui Gesù ha un dialogo sereno e pacato con uno scriba. Diciamo che il tutto finisce molto bene: questa persona non solo è d’accordo con Gesù ma se ne va pure soddisfatto.

Di cosa hanno parlato? Su quale sia il cuore della fede. Lo scriba è come se gli avesse chiesto: “Dimmi, Gesù, in poche parole in cosa consiste la nostra fede in Dio?”

Al cuore della fede c’è l’incrocio tra la nostra relazione con Dio e quella con il prossimo. Ho detto incrocio, non parallelo. Il rapporto con Gesù è ciò che sostiene, come nella croce, quello con il prossimo; quest’ultimo, da parte sua, dà concretezza e consistenza all’amore al Signore. Uscire da questa logica e restare nell’uno o nell’altro è illusi e sognatori.

Questo lo sapete già, chissà quante volte l’avrete sentito. Ma ditemi: chi è più vicino a voi, questo è il senso letterale di prossimo, se non il vostro coniuge? Pensate alla vita nuziale che avete avuto finora e immaginatevi i decenni che vi aspettano. I figli, si sa, prima o poi spiccano il volo e voi coniugi rimarrete soli, cioè no, rimarrete assieme come è stato fin dall’inizio della vostra storia.

Perciò il prossimo è il tuo coniuge. Ecco allora che queste parole di Gesù hanno un valore nuziale molto forte e vivido.

Quello che sto per dirvi è qualcosa che mi punge spesso nell’esame di coscienza per quanto sia vero: il termometro del mio amore a Cristo è la mia donazione al prossimo. Non posso staccare i piedi da terra, Gesù lo trovo prima di tutto lì nel mio prossimo.

Ami Gesù? Vuoi che sia il Centro della tua vita? Desideri che il tuo cuore Gli appartenga? Complimenti, sei sulla strada della vita eterna, della santità. Ma questo si vede poi concretamente da come tratti tuo marito o tua moglie in termini di delicatezza, rispetto, dialogo cordiale, vita intima, perdono, umiltà, pazienza… tutte cose che l’Inno alla Carità di San Paolo (1 Corinzi 13) esplicita e che Papa Francesco in Amoris Laetitia spiega accuratamente (cap. IV). Vi consiglio di riprendere questa parte, vi troverete il modo cristiano di amare nel matrimonio.

Spero che nessuno si scoraggi leggendo quanto vi dico. Come nella croce, il palo verticale sostiene quello orizzontale, così nella relazione nuziale, è sempre la grazia di Dio, in particolar modo la permanenza del dono sacramentale in voi, che vi assicura ogni giorno la forza per amarvi e non sentirvi mai soli.

E ancora grazie per i piccoli e grandi sforzi che fate per amarvi “con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza”.

ANTONIO E LUISA

L’amore è relazione. La relazione tra sposi diventa intimità fisica. Noi sposi abbiamo una relazione sponsale oltre che tra noi anche con Gesù. Il matrimonio è modo per vivere la nostra personale sponsalità con Cristo. La nostra fede è accoglienza dell’amore di Dio e la nostra sessualità nel matrimonio è la risposta a quell’amore. Capite che è tutto un circolo? La salute della nostra fede può influire positivamente o negativamente sulla nostra relazione affettiva e viceversa. Più vivremo intensamente la nostra relazione con Cristo e più avremo desiderio di donarci alla nostra sposa o al nostro sposo. Più invece ci allontaneremo da una frequentazione della Messa e della preghiera e più saremo poveri anche nella capacità di desiderare un incontro tra noi. L’amore di coppia ci permette di fare esperienza concreta dell’amore di Dio e l’amore per Dio nutre la nostra relazione di coppia.  Intimità con Dio e aumento della tenerezza sono direttamente proporzionali. Al crescere della nostra intimità con Dio, della nostra unione sponsale con Dio, crescerà proporzionalmente anche la qualità e la tenerezza del nostro matrimonio, della relazione con il nostro sposo/la nostra sposa. Ogni preghiera, adorazione, dialogo e ogni altra ricerca della Grazia di Dio ci aiuterà a vivere meglio e sempre più pienamente il matrimonio e l’amplesso fisico. Vale anche l’opposto. Ogni rapporto fisico vissuto nell’autentico dono di sé apre il cuore all’azione dello Spirito Santo e incrementa quindi la nostra capacità di accogliere il dono di Dio. Detto in altri termini, più semplici e comprensibili, incrementa la nostra fede.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

All Saints’ (Spouses) Day

Sul finire di ottobre, quando il freddo inizia pungente e gli alberi fiammeggiano di colori, “arieccolo”! Parlo di Halloween con tutto il seguito di polemiche che scatena pro vs contro. È un dato di fatto che, da un bel po’ a questa parte, abbiamo trasformato una Solennità importantissima in un macabro carnevale, dal sapore “leggermente” pagano se non satanico. Tutte cose che, con un po’ di formazione e lettura, si possono conoscere con il sufficiente grado di certezza e perciò prenderne le distanze. Ancor meglio, se voi genitori sapete trovare modi alternativi e intelligenti per festeggiare.

Vorrei piuttosto, cari sposi, soffermarmi con voi su un aspetto di questa festa che forse passa un po’ in sordina. Sappiamo che è la festa di tutti i santi, anche quelli che non appariranno mai su un calendario ma che hanno un’aureola più che meritata e di sicuro sono la maggioranza Lassù. È la festa che ci ricorda la nostra vera vocazione e la nostra casa definitiva, su cui il Padre ha già scritto il nostro nome.

Mi piacerebbe quindi attirare la vostra attenzione all’immenso numero di santi sposi che la Chiesa annovera nella sua bimillenaria storia. Se da una parte questa lista è impinguita da tanti martiri dei primi secoli, è pur vero, e vi invito a comprovarlo voi stessi, che negli ultimi decenni sono stati riconosciuti servi di Dio, beati e santi un altrettanta folta schiera di sposi, gente che arriva fino ai giorni nostri.

Che meraviglia! Se pensate che fino a non troppo fa la santità era considerata un privilegio di chi entrava in un convento o di chi era in qualche modo separato dal mondo, come i sacerdoti o le consacrate.

Dobbiamo essere assai grati allo Spirito Santo che ha illuminato le menti di tanti pastori nella Chiesa e ha reso patente come la santità matrimoniale sia una via reale, straordinaria, magnifica come anche drammatica per vivere quell’amore a cui ci invita Gesù: “amatevi come io vi ho amato” (Gv 15, 12).

Se il matrimonio vi dona la grazia, la possibilità di amarvi come Gesù ha amato la Chiesa – lo dice solennemente la Lumen Gentium “i coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio […] significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa” (LG 11) – questo significa che una via privilegiata per restare nell’amore di Cristo, per essere fedeli a quello che ci chiede, è proprio il matrimonio!

Lo dice anche Papa Francesco nella Gaudete et Exsultate: “Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa” (14).

Una volta ancora: cari sposi questo non è moralismo! Quello che vi dico non è un semplice “devi essere santo” ma piuttosto è ricordarvi che “potete amarvi come Gesù ha amato la Chiesa”, il dono è già dentro di voi. Si tratta di svuotarsi del nostro ego e lasciare sempre più agire lo Spirito.

Finisco lasciandovi la famosa lista di sposi santi o beati o servi di Dio. Potete sbizzarrirvi nel leggere le vite di ciascuno di loro, ce n’è per tutti i gusti, età e culture. E voi due? Quando inizierete a credere di poter amarvi come Gesù ha amato la Chiesa?

Padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

L’essenziale è invisibile agli occhi… ma è dentro di voi

Ho un confratello che da poco si è operato di cataratta. Ha quasi 80 anni e non vedeva più con chiarezza i dettagli e i colori delle cose. Ora invece è felicissimo, sembra rinato, si diverte a leggere senza occhiali, ci fa notare il numero delle pigne sui rami dei pini e le striature sulle ali dei passerotti. Come cambiano le cose se viste nel modo giusto!

Gesù nel Vangelo ridona la vista a Bartimeo e questo è l’ultimo miracolo di Gesù. Difatti, siamo al terzo anno della sua vita pubblica, Lui si trova a Gerico, ossia gli resta solo un tratto di strada deserta e in salita per giungere a Gerusalemme dove culminerà il suo dono totale di sé sulla Croce e nella Risurrezione. Anzitutto questo dato è importante perché evidentemente allora il miracolo ha un significato simbolico ed educativo.

Bartimeo è nato vedente ma ha perso la vista o per una malattia o per un incidente. Quanti anni sarà rimasto al buio, nella disperazione e tristezza dei ricordi di quando poteva osservare tutto ed essere totalmente autonomo? Invece, pare che al presente lui viva come povero, al bordo di una strada, aspettando l’elemosina di qualche passante. Ma l’incontro con Gesù cambia radicalmente la sua vita e gli ridona ancora di più di quello che aveva perso.

Cosa può insegnare a due sposi questo evento? Che la vita nuziale senza lo sguardo fisso sul dono di grazia del sacramento la svuota per completo. Ciò che ridona la vista di due sposi è quando guardano l’essenziale, quando hanno chiaro chi sono davanti a Dio. Nel caso contrario, rimarrebbe l’ossatura di un qualsiasi rapporto affettivo, resterebbe la responsabilità educativa verso i figli o l’impegno reciproco di essere fedeli ma mancherebbe completamente quello sguardo che vada oltre, lo sguardo all’infinito e alla verità di sé stessi. Una coppia cristiana che smette di contemplare il dono del sacramento è una coppia che ha perso la vista spirituale, che ha l’anima accecata.

Ci vogliono occhi nuovi, è necessario che Cristo ridoni luce per vedere chi realmente siete e a cosa siete chiamati a diventare. Questo lo si può iniziare a fare a qualsiasi età: a 20, 30, 50 e 60 anni. Non importa la tappa in cui vi troviate, piuttosto l’importante è volerlo fare, essere aperti al dono che solo Dio può farvi.

Finisco dicendovi che a me pare che oggi in un certo senso in ruoli sia siano invertiti. Nel Vangelo è Bartimeo a urlare a Gesù che si fermi e lo guardi, ma per tanti sposi oggi è Gesù che da dentro del loro cuore, anche in una relazione spenta o mediocre sta continuamente gridando: “Ehi, guardatemi, Io sono qua, fatemi caso! Non vi accorgete che sono sempre con voi? Ascoltatemi, Io cammino tutti i giorni con voi”.

Perciò, casi sposi, vi auguro di essere attenti a docili a Gesù che anche oggi passa dalle vostre vite e vi offre la sua amicizia e compagnia per amarvi come Lui ha amato la Chiesa.

ANTONIO E LUISA

Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Io mi sono sentito come Bartimeo. Prima di conoscere Luisa, e di intraprendere con lei questo meraviglioso percorso che è il matrimonio, ero esattamente come lui. Ero cieco alla vera bellezza e ed ero mendicante di amore. Solo incontrando Gesù nella mia vita sono stato capace di vedere finalmente bene. Vedere quali fossero le cose davvero importanti nella vita.

Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Per farlo ho dovuto gettare il mantello, come fa Bartimeo. Gettare il mantello delle mie sicurezze per abbandonarmi finalmente alla verità dell’amore. Ciò è stato possibile grazie proprio al matrimonio dove si impara a morire per l’altro, a fare spazio, a decentrare lo sguardo da sè.

E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. Gesù si sta recando a Gerusalemme dove morirà. Bartimeo lo segue. Anche noi come Bartimeo siamo chiamati alla sequela di Gesù, ad amarci cioè come Lui ama, fino alla croce. Riacquistare la vista nel matrimonio è proprio questo: essere capaci di farci dono l’uno per l’altra scoprendo così che nel donarsi sta la vera bellezza e la pace piena.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

In competizione con Gesù ? Non ne vale la pena…

Cari sposi,

esattamente 30 anni fa Riccardo Cocciante cantava: “Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei riscoprirlo stasera. Se stiamo insieme qualche cosa c’è, che ci unisce ancora stasera…”.

Quanto è importante tra voi che sia ben chiaro perché ci si ama e che tale motivazione si consolidi e cresca nel tempo.

Non è un caso che questo desiderio sia anche in Gesù verso gli apostoli e i discepoli. Del resto, non è forse questo il senso nascosto dietro la domanda: “voi chi dite che io sia?”.

Ma oggi sono due apostoli che vogliono, pare, toccare con mano “la paga” della loro sequela. E sembra che puntino a cose molto ma molto concrete: ricevere i posti più alti di onore nella gloria futura. Per Gesù avevano lasciato tutto – erano infatti promettenti pescatori – ma adesso però volevano essere certi che tutto quel loro sacrificio non andasse a ramengo.

Che lezione ci danno Giacomo e Giovanni? Anzitutto mi fa sorridere la loro venalità e questo lato così umano del loro essere apostoli. Uno pensa sempre a gente particolarmente dotata ma qui vediamo che sono proprio come noi. E questo sinceramente mi consola assai.

Credo proprio che tale scena evangelica ci mostri quanto sia fallace imporre a Dio le nostre decisioni. È una tentazione sempre dietro l’angolo, anche in chi ha dedicato la vita al Signore. Il Signore potrebbe diventare una specie di McDrive a cui chiedere quello che ti piace e che ti deve accontentare per forza.

Occhio perché se abbiamo questo atteggiamento con Lui, poi non tarderemo per proiettarlo anche nella coppia e in famiglia, diventando impositivi, o anche solo iniziando a guardare solo a sé stessi, ai propri bisogni e necessità e smettendo di avere uno sguardo di apertura e condivisione. Tant’è che poi Giacomo e Giovanni finiscono per litigare con gli altri 10…

Finisco dicendo che in realtà a ben vedere il Signore non è in competizione o, peggio, in opposizione a quello che il nostro cuore cerca. Cioè, non è che seguendo Gesù poi rimarremo fregati o che dovremo fare una vita di continue rinunce e di masochismo spirituale.

Nel Vangelo si vede come Gesù vuole dare a Giacomo e Giovanni esattamente quello che cercano pure loro ma… al modo divino e non umano. Si potrebbe dire esattamente la stessa cosa di Adamo ed Eva circa la “mela” e il diventare come Dio, ma non mi dilungo ora.

Vi lascio una pagina stupenda di Sant’Agostino. Uno che di piaceri e desideri nella vita, mi pare, ne abbia cercato e voluti parecchio, ma sentite cosa dice a questo riguardo

“Che significa essere attratti dal piacere? «Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 36, 4). Esiste dunque una certa delizia del cuore, per cui esso gode di quel pane celeste. Il poeta Virgilio poté affermare: Ciascuno è attratto dal proprio piacere. Non dunque dalla necessità, ma dal piacere, non dalla costrizione, ma dal diletto. Tanto più noi possiamo dire che viene attirato a Cristo l’uomo che trova la sua delizia nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, dal momento che Cristo è proprio tutto questo” (sant’Agostino, Trattati su Giovanni, Tratt. 26, 4).

Cari sposi, non temete di aprire sinceramente il vostro cuore e svuotarlo a Gesù e abbiate la certezza che con la medesima sincerità il Signore vi guiderà a saziarlo e trovare veramente quello che cercate.

ANTONIO E LUISA

Spesso sbagliamo il punto su cui focalizzare la nostra attenzione. Siamo sempre pronti a riscontrare ogni mancanza del nostro sposo (o sposa), sempre pronti a sentirci offesi da un atteggiamento poco accogliente, sempre pronti a sentirci poco curati e ascoltati. Ci sentiamo spesso incompresi, trascurati, dati per scontato. In realtà, se ci pensiamo bene, l’altro non sarà mai perfetto (o perfetta, vale per entrambi). Sbagliamo atteggiamento. Dovremmo invece chiederci altro. Come posso aiutarlo/a? Cosa posso fare per farlo felice? Cosa gli piace? Posso cambiare qualcosa nella mia relazione con lui/lei per rendermi più amabile?

Cambia tutta la prospettiva e cambia la relazione. Solo così diventa un vero matrimonio, una vocazione all’amore e non solo due povertà che cercano di prendere qualcosa dall’altro come mendicanti.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Non abbiate paura!

“«Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle,

siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano… lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Ho avuto paura nel ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre, la Madonna Santissima”.

Erano le 19:15 della sera de di lunedì 16 ottobre 1978. Dal balcone della facciata di San Pietro appare un volto nuovo ma radioso: il neoeletto Papa Giovanni Paolo II, con fare sicuro, accogliente e solare, si rivolge alla immensa moltitudine accorsa in piazza dopo la fumata bianca.

Come non commuoversi rivedendo quel video? È stato il Papa dell’infanzia e giovinezza di tanti di noi e ci ha lasciato un segno indelebile nelle nostre vite.

Tornando a quella sera autunnale, colpisce in primo luogo la sua serenità e la pace che ci seppe trasmettere. Prima di lui, nelle analoghe occasioni, c’è stato chi ha pianto, chi si è spaventato e chi sentito il capogiro. Eccovi una pennellata di come si comportarono i suoi predecessori.

Papa Pio VI (1775-1799), il Papa che affrontò la furia napoleonica, pianse in quei momenti, come del resto anche san Pio X (1903-1914) pensando alla sua mamma; San Giovanni XXIII (1958-1963) esclamò: “sto tremando e ho paura”; un visibile imbarazzo e turbamento, anche nel tono di voce, vi fu in Giovanni Paolo I (1978).

Spesso su questi paralleli tra Papi nel loro presentarsi al mondo, i giornalisti ci hanno molto giocato. Ma quasi all’unanimità si è sottolineato il particolare tono sicuro e deciso di Karol Wojtyła. Come ha fatto a reagire così? Non sarà che sapeva fingere, da buon attore teatrale, quale era stato? Penso proprio di noi, che in quelle circostanze non si possa fingere, i pesi e le sfide che gli si stagliavano all’orizzonte avrebbero tradito qualsiasi maschera.

Ma che prove aveva davanti il neo Papa? Anzitutto un mondo in cui il comunismo era in forte ascesa con i rischi di una terza guerra mondiale (ci siamo andati infatti vicinissimo nel settembre 1983) e una Chiesa ancora profondamente scossa dai postumi del Concilio (1962-1965) con la conseguente disaffezione e defezione culturale di tanti giovani. Eppure, il Papa seppe, al di sopra di tutta la coltre di sentimenti ed emozioni provate, porre la fiducia in Cristo tramite le mani di Maria e ce lo ha dimostrato tantissime volte in seguito.

Cari sposi, sento che questo esempio ha tanto da dire a ciascuno di noi adesso. Parlando con coppie qua e là avverto tutta l’incertezza del domani e una serie di timori che paralizzano la voglia di vivere e stare sereni. Quanto abbiamo perciò bisogno ora di trovare e ritrovare i motivi per non avere paura! Non è uno stoicismo vuoto di chi ostenta impassibilità e fierezza davanti alle prove della vita. Non si tratta nemmeno di credere che un “andrà tutto bene” ci ridarà il sorriso.

Cosa è infatti la paura? Secondo i classici è una “passione”, cioè un fenomeno che si subisce, che si riceve indipendentemente dalla nostra scelta. Chi può decidere di aver paura? È “uno stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso” (Treccani). La paura ci rimanda al nostro senso di creaturalità, al fatto che siamo “polvere”. Ecco perché “spaventa” tanto, paradossalmente, la paura. Perché in una cultura che fa del benessere e del comfort l’ideale di vita, pensare che qualcosa di ignoto e non controllabile me li possa togliere, mette in crisi nera.

Proprio per questo quante volte nella Scrittura Dio dice ai vari personaggi: “non aver paura” e anche “Io sono con te”! Il Signore conosce la nostra vulnerabilità e labilità e nemmeno noi dobbiamo vergognarcene, piuttosto assumerla e accoglierla nella fede.

Cari sposi, Gesù il vostro Sposo è con voi, anzi vi “viene incontro […] attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre, rimane” (Gaudium et Spes 48) con voi. Pensiamo a quanto questa certezza si sia cementata nel cuore di San Giovanni Paolo II e lo aveva reso saldo in mezzo a tribolazioni immense. Certo, il Papa è il Papa. Ma noi come lui possiamo “varcare la soglia della speranza” se ci affidiamo sempre al Signore e all’intercessione di Maria.

Coraggio cari sposi, ammettiamolo, abbiamo paura, ma siamo certi che non per i nostri meriti, ma per grazia di Dio possiamo restare in piedi e continuare a camminare a testa alta.

Padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Fatti saggio: esci dalla tua comfort zone!

Già lo disse il grande poeta Plauto: “Non aetate verum ingenio apiscitur sapientia” (Trinummus, 367). Traduco per me: “Non con l’età ma con l’ingegno si raggiunge la sapienza”. Quindi cosa si intende per sapienza? Dato che oggi la liturgia ne è piena. Cosa è la sapienza? Chi è il sapiente? Non è forse essere cervelloni dal QI oltre 200?

Mi pare proprio di no, ci inganna il fatto che “homo sapiens sapiens” da come l’abbiamo imparato a scuola significa “l’uomo che sa di sapere”. Quindi sapienza = intelligenza, cultura, erudizione… qua a Roma si direbbe “capoccione”.

Ma nella Sacra Scrittura non è così! La sapienza, di cui parla la prima lettura e il salmo, non è anzitutto una capacità umana ma un dono divino. Eh già, e che dono divino! È il primo dei 7 doni dello Spirito Santo, quello che in un certo modo prepara la strada a ricevere e vivere tutti gli altri.

Il Catechismo ci dice che la sapienza concede la grazia di poter gustare Dio, la sua presenza, la sua mano, la sua dolcezza in ogni cosa. Papa Francesco in una catechesi lo esplicita ancora dicendo che il sapiente: “«sa» di Dio, sa come agisce Dio, conosce quando una cosa è di Dio e quando non è di Dio; ha questa saggezza che Dio dà ai nostri cuori. Il cuore dell’uomo saggio in questo senso ha il gusto e il sapore di Dio” (Udienza 9 aprile 2104).

È sapienza quando vediamo il tocco di Dio nella nostra vita ordinaria. Cari mariti, non vi rendete conto di come cambia la casa con o senza la presenza di vostra moglie? Il tocco femminile, o come direbbe San Giovanni Paolo II “il genio femminile”, si vede, si nota nella vostra casa, è percepibile a vista.

Che diversa sarebbe la nostra vita se questo dono, che tutti noi abbiamo (per il Battesimo e la Cresima), arrivasse a pienezza! I santi lo hanno espresso in vari modi. Per primo San Paolo quando esclama che “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” (Rm 8, 28). Ma anche Santa Teresina di Lisieux lo ha scritto nel suo diario “Storia di un’anima” che “tutto è grazia”. Una frase simile è quella che Georges Bernanos mise sulle labbra del suo celebre curato di campagna, don Claude Laydu, prima di spirare: “Che cosa importa? Tutto è grazia”.  E simili sono state le parole scritte di una mistica francese, quasi dei giorni nostri, la serva di Dio Madeleine Delbrêl (1904-1964): “In cammino, tutto è grazia”. Mi piace anche ricordare la beata Benedetta Bianchi Porro (1936-1964), la quale colpita da una terribile malattia che la privò dei 5 sensi arrivò un giorno a esprimere la sua gratitudine al Signore per la sua piena di cose belle…

Quante esperienze di vita facciamo noi ogni giorno, e in particolar modo da un anno e mezzo a questa parte! Per non dire nell’arco della vita di coppia: esperienze bellissime ma anche dolorose.

Che sarebbe della nostra vita e della nostra relazione nuziale se potessimo guardarci alla specchio e guardarci a vicenda e dire a testa alta, con piena consapevolezza: “sì, è vero, tutto quello che abbiamo vissuto e viviamo è grazia… proprio tutto!”.

Che accade, di contro, quando questo non avviene? La conseguenza, la conosciamo bene ahimè, è davvero umana e segue una sua logica: ci aggrappiamo alle cose, quale salvagente in mezzo ai cavalloni. Se la vita non è data, non è una grazia continua, ci afferriamo ai nostri meriti, ai nostri risultati, alle nostre “sicurezze”, in definitiva, restiamo ben sprangati nella nostra “comfort zone”. Che è quello che fece questo “baldo giovine” davanti alla Grazia in persona. Scansò Dio per i suoi quattrini che tanto gli stavano a cuore…

Non so voi, ma a me più di una volta e pure di recente il Signore mi spinge a uscire dalla comfort zone e di abbandonarmi a Lui sebbene non veda molto in là con la mia vista.

Cari sposi, perché non facciamo di Dio e della sua volontà su di noi, la nostra comfort zone? Questa è la sapienza che già abbiamo e che siamo chiamati a coltivare perché produca questo frutto meraviglioso.

ANTONIO E LUISA

Noi ci soffermeremo sul Vangelo. Sull’episodio del giovane ricco. Il mio matrimonio è partito così. Come il giovane ricco cercavo qualcosa di grande. Avevo un desiderio molto forte di sposarmi, e con tutta la mia volontà di viverlo secondo Dio, secondo la sua legge. Sempre cercando di mettere l’insegnamento della Chiesa come bussola per le nostre scelte. Eppure non decollava. Restava sempre difficile. Vivevo forti momenti di dubbio, di aridità, di sofferenza. Per un periodo ho messo in discussione tutta la mia scelta, la mia relazione e la decisione di aver subito cercato due bambini. Stavo male. Mi sentivo in gabbia. Mi sentivo incastrato. Mi sono sposato a 27 anni. Un’età “normale”, ma non tanto per il nostro tempo. Vedevo amici serviti e riveriti in casa dei genitori. Senza responsabilità. Non riuscivo a vedere la bellezza di quel matrimonio in cui credevo fortemente quando ho detto il mio sì. Poi ho capito! Ho capito, non perchè io sia particolarmente perspicace. Ho capito perchè ho visto la differenza tra me e la mia sposa. La mia sposa era molto più sapiente di me. Ho visto in lei la pace. Pace che non veniva dalla gioia che io potevo darle. In quel periodo probabilmente ero per lei più causa di preoccupazione  che non di gioia. Era una pace che veniva da una scelta più radicale della mia. Lei riconosceva Gesù come suo Dio davvero. Era il Signore della sua vita. Io non ancora.  Non ero così. Lei aveva messo il suo matrimonio prima di ogni altra cosa. Si donava totalmente a me e ai nostri figli. Anche quando io ero tutt’altro che amabile. Anzi, in quei momenti dava ancora di più per supplire alle mie mancanze. Allora ho capito! Ero un po’ come quel giovane del Vangelo. Non stavo dando tutto. C’era una parte di me che non voleva rinunciare ai “privilegi” della vita da single. Non volevo rinunciare a quelle che credevo essere le mie ricchezze. Non volevo rinunciare agli amici, al calcetto, alla tranquillità quando tornavo a casa. Leggevo tutta la mia vita come rinuncia a qualcosa che prima avevo. Ero così proiettato su quello a cui dovevo dire no che non riuscivo ad assaporare tutta il gusto di quella relazione così unica. Non riuscivo a scorgere la meraviglia di una donna che si offriva totalmente a me e per me. Che faceva di Cristo il centro di tutto.  Cosa ci può essere di più bello di questo? Lei era il dono più prezioso che Dio mi aveva fatto ed io, non solo non rendevo grazie, ma mi lamentavo per quel poco che mi aveva tolto. Solo quando sono riuscito anche io a fare questo salto, tutto è cambiato. Non ho dovuto, in verità, rinunciare a tutto. Mi è rimasto il tempo per il mio sport e per gli amici. Sono tutte cose, che però, hanno una nuova collocazione. Non sono più una priorità. Hanno preso il loro giusto posto. La priorità è la mia famiglia. Questo racconto del Vangelo io lo leggo in questo modo e in questo modo l’ho concretizzato nella mia vita. 

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Un matrimonio da Dio!

Già ci era andato molto vicino Aristotele quando gli chiesero: “Cosa è l’amicizia?” E lui rispose: “un’anima sola in due corpi”. Bravo! Stupendo! Meraviglioso!

Ma oggi Gesù ci dice qualcosa che supera uno de maggiori filosofi dell’antichità perché con il sacramento del matrimonio si va ben oltre.

Andiamo con calma. Vediamo anzitutto quello che accade a Gesù. I farisei, da inviati delle Iene ante litteram, pongono a Gesù un domandone teologico molto difficile da risolvere. In effetti si trattava di una disputa di lunga data. Difatti, da oltre un secolo, due scuole talmudiche guidate dai rabbini Hillel e Shammai non riuscivano a mettere la parola fine alla questione del divorzio. La prima era di manica larga e così ammetteva il divorzio in tanti casi; ad esempio, se la moglie non avesse cucinato bene. La seconda invece era più conservatore e lo concedeva solo per trasgressioni gravi alla Torah.

Da quale parte si pone Gesù? Da nessuna delle due… Gesù le supera alla grande e va al Principio. Nel fondo rigira la domanda iniziale – quando è lecito divorziare – a una vera e propria provocazione a tutti i presenti: “qual è la misura dell’amore?” O anche: “fin dove sei disposto ad amare: come vuole Dio al principio o barattando questa verità al modo umano?”

Gesù oggi mostra che l’amore nuziale discende direttamente da Dio come un dono. Il criterio, l’orizzonte, la misura, il metro per intendere è l’amore è Cristo. Perciò, gli sposi non devono sentirsi schiacciati (hai presente il povero Atlante, con il tutto il globo terraqueo sulle spalle?) e soffocati da un dover essere fedeli.

Piuttosto il sacramento del matrimonio contiene prima di tutto il dono di amarsi alla Dio, come ci ama Dio. Anziché dire: dobbiamo essere fedeli perché così lo dice la Chiesa, la Bibbia, ecc. dovreste pensare: noi due abbiamo il dono, la grazia, il “potere” di amarci in un modo tale da diventare una sola carne, una sola esistenza, una sola vita, proviamoci ogni giorno!

Quando il Signore vi chiede qualcosa – e in questo caso è l’indissolubilità, la fedeltà nel tempo – è perché prima vi ha dato la forza e la grazia per viverla.

Lo dice molto meglio di me Papa Francesco: L’indissolubilità del matrimonio (“Quello, dunque, che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio” (AL 62).

Concludo con un grazie sincero e dal cuore per tutte voi coppie che si sforzate di mettere in pratica questo dono. Avendo davanti a me volti concreti, vorrei davvero dirvi grazie per l’enorme bene che fate con i piccoli o giganteschi vostri sforzi per assecondare questa grazia, a volte in situazioni davvero difficili. Voi siete la testimonianza più autentica e genuina che Dio è veramente fedele al suo Amore per ciascuno di noi.

ANTONIO E LUISA

Gesù parla al cuore dell’uomo. Sta rispondendo ai farisei, ma sta rispondendo anche ad ognuno di noi. Gesù va dritto al cuore e ci chiede di essere onesti. Ci chiede di credere a quel desiderio che ci ha messo dentro Dio stesso. Fin dalle origini. Il nostro cuore desidera un amore radicale. Abbiamo bisogno di amare in modo totale, abbiamo bisogno di amare in anima, in corpo, in tempo, in dedizione, insomma in tutto.  Abbiamo bisogno di amare nella vita di tutti i giorni e per tutti i giorni. Abbiamo bisogno di essere amati così.

Quando si ha il coraggio di superare la paura e di sposarsi, cioè di promettere di amarsi in questo modo è davvero meraviglioso. Si comprende finalmente chi siamo e perchè siamo al mondo. Si comprende la nostra umanità e si scoprono parti di noi sconosciute a noi stessi. E’ bellissimo il giorno del matrimonio, ma forse lo è ancor di più ogni mattina che ci sveglia insieme e si rinnova quella promessa. Con uno sguardo, con una parola, anche nel silenzio riempito dalla presenza del’altro/a. Una promessa che si rinnova sempre anche quando ci sono stati giorni in cui non abbiamo dato il meglio di noi, anzi forse abbiamo mostrato il peggio. Proprio grazie a questa esperienza di amore gratuito, fedele e indissolubile abbiamo compreso cosa Gesù intendesse dire ai farisei.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Ottobre, mese del Rosario: ottima preghiera di coppia!

Probabilmente se state leggendo queste brevi righe, non vi ha spaventato il titolo. Complimenti! Io rispetto ogni preferenza sul modo di pregare: dai salmi, alla Lectio divina, alla preghiera di lode, alla meditazione… va sempre tutto bene, purché si preghi con il cuore.

Inizia ottobre e per la Chiesa è il mese dedicato al Rosario. Mi sembra un’ottima occasione, pertanto, di dirvi due parole, “miei cari dodici lettori” su questa preghiera meravigliosa, magnifica, ahimè a volte tanto temuta e schivata.

Dice San Giovanni Paolo II che: “Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore” (Rosarium Virginis Mariae, 1).

Cioè è un concentrato di Vangelo, è una preghiera assai completa nella sua semplicità e sobrietà; perciò, vale la pena di viverla con il cuore e farla parte delle nostre giornate.

E poi scusate, come pensate abbiano mantenuto la fede i nostri avi? Non c’erano all’epoca le 10 Parole di don Fabio Rosini, né le GMG dei giovani e nemmeno i pellegrinaggi a Medjugorje. Come hanno coltivato i nostri predecessori la loro fede, se spesso erano pure analfabeti? Fondamentalmente in due modi: la Messa domenicale e il Rosario tutte le sere. Due alimenti formidabili che li hanno resi saldi nella fede.


Si dice che è una preghiera monotona, noiosa, da nonnine vedove che non sanno come ammazzare il tempo… (Presente la scena di “Benvenuti al sud” in cui Claudio Bisio visita le vecchiette in casa?). Ma tutto cambia quando la si vede dalla prospettiva dell’amore filiale. Mi è molto piaciuta una vignetta che diceva: “il primo rosario della storia” e poi si vedeva un Gesù Bambino stilizzato che ripeteva tante volte a Maria: “mamma, mamma, mamma, mamma…”. Ed è proprio così.

Dobbiamo senza dubbio cambiare prospettiva, e metterci nei panni di Maria che sente da noi le frasi più belle che abbia mai udito in vita sua: l’annunciazione dell’Angelo, il sapersi Madre di Gesù, la sua vocazione divina… cose che la rendono felice per l’eternità. Ebbene, tu in ogni Ave Maria gliele stai ripetendo.

È come quando qualcuno ci fa sentire importanti, ci dice quanto siamo preziosi per la sua vita… non so voi, ma io non mi stanco mai di quei momenti, anzi, tutt’altro. Noi con il Rosario stiamo toccando il cuore di Maria nel più profondo, nel suo intimo e questo rende Lei ma soprattutto Dio estremamente contento.

Finisco dicendovi che la nostra storia di cristiani è intrisa di grandi eventi epocali, alcuni dei quali hanno segnato profondamente gli eventi, della serie che oggi le cose sarebbero molto diverse se non fossero andate in quel modo. E fu proprio grazie all’invocazione a Maria fatta tramite il Rosario. Anzitutto il fatto stesso che il mese di ottobre sia dedicato al Rosario si deve alla schiacciante vittoria delle armate cristiane sulla flotta turca nelle acque di Lepanto, vicino alla Grecia, il 7 ottobre 1571; poi alla altrettanto mirabile vittoria cristiana, in notevole minoranza numerica, sui turchi che assediavano Vienna l’11 settembre 1683. Che dire poi della scampata distruzione di Trieste nell’aprile 1945, motivo per cui sorse il celebre santuario di Montegrisa come segno di gratitudine? Infine, basterebbe anche solo citare le apparizioni a Fatima per mostrare quanto la preghiera tramite il Rosario possa decidere le sorti del mondo, la conservazione della pace o una guerra totale.

Così cari sposi, vi ho voluto dare un assaggio di quanto questa preghiera semplice e cordiale possa spingervi sul cammino di santità nel vostro matrimonio e vi aiuti a proseguire accompagnati da Maria in mezzo alle mille vicissitudini che dovete affrontare assieme alla vostra famiglia.

Vi auguro di sperimentare in questo mese, tramite il Rosario, la dolce compagnia e intercessione della nostra Mamma Celeste.

Padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Sei pronto a tagliare?

Era il 26 aprile del 2003, un bel giorno di primavera, quando un giovane alpinista americano, Aron Ralston, si incammina da solo nel Parco nazionale delle Canyonlands, nello stato dello Utah, per fare un’escursione in solitaria. Passeggiando tra splendidi sentieri, decide di scendere in una gola, il Blue John Canyon, conosciuta per le sue rocce dalle svariate tonalità. Nel risalire però smuove un masso sovrastante, pesante diverse centinaia di kili, che cadendo su di lui, gli schiaccia il braccio destro contro la parete e lo immobilizza tra fortissimi dolori. Probabilmente qualcuno ha già riconosciuto la vicenda che è diventata poi celebre nel film “127 ore”. In quel lasso di tempo interminabile Aron ha rivisto tutta la sua vita, in particolar modo la famiglia e i suoi affetti. Così, dovendo decidere se spegnersi lentamente per fame e sete ed avendo nello zaino un coltello affilato… ha fatto la sua scelta. E così poi ha potuto raccontarcelo.

Cari sposi, il vangelo di oggi di parla di “scandalo” che in greco significa ostacolo. Gesù oggi è proprio esigente: ci pone davanti alla nostra fragilità che così spesso ci ostacola nel nostro cammino spirituale e nella nostra relazione. Sembra quasi che il Signore ce la spiaccichi in faccia ma al tempo stesso ci sollecita ad essere disposti a cambiare.

Ed allora vorrei chiedervi subito a bruciapelo: “chi di voi non è stato mai scandalizzato dal proprio coniuge?”. O anche: “quali sono le cose io cui io ti scandalizzo e quelle in cui tu mi scandalizzi?”.

Vediamo brevemente, alla luce di queste domande, cosa intende Gesù per occhio, piede e mano nel contesto biblico.

L’occhio significa qui l’ambizione, i miei desideri che possono contrastare con quello che il Signore in cambio vuole per me. La mano nella Bibbia rappresenta l’attività, il fare, la capacità di realizzare cose. I piedi, infine, indicano il rapporto col camminare e sono figura della condotta morale, del comportamento.

Adesso è più chiaro: quali mie ambizioni e aspirazioni possono essere di ostacolo alla nostra vita nuziale? Cosa faccio per impedirti di amare come Dio vuole che ami? Che atteggiamenti e modi di fare possono allontanarti dal cammino che il Signore vuole per noi due?

Gesù usa queste espressioni molto forti per chiederci se ci stiamo o no a seguirlo da cristiani. È importante in certi momenti della vita fermarci e chiederci dove stiamo andando. Quanto mi ha fatto bene quella confessione in cui il sacerdote mi provocò con questa domanda: “caro Luca, ma tu sei prete o fai il prete?”.

Questo vale anche per voi sposi. Di certo è un Vangelo esigente ma non possiamo bypassarlo facilmente senza che vi sproni a domandarvi quanto quegli ostacoli possono inficiare il vostro rapporto nuziale e il vostro cammino di fede condiviso.

Se Aron è riuscito a liberarsi è stato solo perché aveva accettato un sacrificio dettato dal suo amore per la famiglia. Non si era rassegnato a morire ma l’amore gli ha dato la forza di liberarsi e tagliare.

Sarà così anche per noi. Solo grazie all’amore del Signore, effuso perennemente su di noi nei sacramenti e che dobbiamo fare nostro con la preghiera quotidiana, riusciremo ad amare anche con i nostri ostacoli e pietre d’inciampo.

ANTONIO E LUISA

Ognuno di noi ha le sue pietre di inciampo, i suoi ostacoli, comportamenti, pensieri, convinzioni che creano scandalo nell’altro (con altro intendiamo sia lui che lei). Ha detto bene padre Luca. Creano scandalo perchè sono un ostacolo all’amore e alla comunione con l’altro. Cosa fare? Non esistono soluzioni facili, possiamo solo condividere quella che è la nostra esperienza.

Con gli ostacoli dell’altro. Non giudicate mai l’altro. Non assillatelo perchè cambi. Non riempitelo di rimbrotti e predicozzi. Non tenete il muso. Non è così che otterrete qualcosa. L’altro si sentirà attaccato e si chiuderà in difesa. La vittoria, perchè aiutare l’altro a migliorarsi è sempre una vittoria e non ci sono sconfitti, può arrivare con un atteggiamento che può sembrare di debolezza. Amatelo/a così com’è. Solo in questo modo potrà nascere in lui/lei il desiderio di cambiare determinate cose della sua vita. Non per forza ma per amore.

Con i miei ostacoli. Ho promesso di donarmi ed accogliere l’altro nella mia vita. Ciò significa che non posso nascondermi dietro la convinzione di essere fatto così e che non posso cambiare. Tutti possono migliorare determinati difetti, tutti possono smussare gli spigoli del proprio carattere. Basta volerlo. Renderci sempre più amabili è nostro preciso impegno ed è ciò che dobbiamo cercare di fare con tutto il nostro impegno.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

È più bravo il marito o la moglie?

In un’epoca segnata dal gender che pretenderebbe di cancellare le differenze reali e oggettive tra uomo e donna, si può ancor di più perdere l’armonia di coppia nel vivere sanamente la propria identità maschile e femminile, di marito e moglie. Quali sono i nostri ruoli? Sono fissi? Chi li decide? Dove finisce/inizia il mio ruolo paterno/materno? In cosa consiste, in fin dei conti, il contributo paterno e materno?

La tentazione latente a questi quesiti, che soggiacciono in ogni relazione nuziale, è quella di entrare in competizione e di sentirsi migliori dell’altro. “Ma non vedi che i figli danno più retta a me? Hanno più confidenza con me che con te…”.

Proprio recentemente stavo rileggendo alcuni capitoli di “Cara dottoressa” di Mariolina Ceriotti Migliarese (Ares, 2013). C’è un capitoletto molto interessante (pag. 11) intitolato “Mi sento un papà inutile”, in cui parla del disagio di un padre racconta del suo disagio di sentirsi inferiore alla moglie nella capacità educativa.

Gesù vuole sanare questa possibile ferita e frattura nella relazione nuziale. Come lo fa? Ricordando il primato dell’umiltà e del servizio, cosa che Lui ha fatto per primo “assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7), lavando i piedi nell’Ultima Cena, donando tutto sé stesso nell’Eucarestia e nella Croce.

Parimenti, marito e moglie sono stati creati per essere dono reciproco, lungi da ogni mistificazione ideologica. Che bello quanto esprime il Cantico dei Cantici: «Il mio amato è mio e io sono sua […] Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (2,16; 6,3)! Amarsi nella differenza, saper mantenere questa armonia ed equilibro consapevoli della nostra identità e diversità. Questo solo avviene se si è umili, se si è disposti ad essere pane spezzato, dono, a mettersi al servizio altrui con tenerezza.

ANTONIO E LUISA

Ci sentiamo di fare due riflessioni distinte ma entrambe importanti in una relazione matrimoniale. Stiamo parlando di coppia, coppia che non è più composta solo da un marito e una moglie ma anche da figli e quindi da un papà e una mamma.

La prima riflessione riguarda in particolare le mamme. L’arrivo di un bimbo è una gioia grandissima ma anche un tsunami. La neo mamma spesso è assorta completamente da questa nuova creatura che finalmente dopo 9 mesi di gestazione ha potuto abbracciare. Totalmente assorta come invece non lo è il padre. Il padre ama il proprio bambino ma non gli  basta. Secondo una ricerca gli uomini che ammettono di aver sofferto una sensazione di abbandono e di esclusione, dopo il parto, sono il 26%. Il padre in quel momento ha bisogno dell’amore della sposa e di sentire ancora quella relazione d’amore, che ha generato quel bambino, come viva e rigenerante. Mamme: ricordate che prima di ogni altra cosa siete spose. Certo la situazione è complicata. C’è stanchezza e stress, ma cercate, per quanto possibile, di non far mancare le vostre attenzioni e il vostro amore a vostro marito. E voi cercate, con tutti i vostri limiti e povertà, di stare vicino e di sostenere vostra moglie. Noi uomini non dobbiamo mai scoraggiarci, e quando capitano periodi in cui viviamo un senso di abbandono o frustrazione, parliamone con lei, magari semplicemente non se n’è accorta, così presa come è dal bimbo. Non smettiamo di coccolare la nostra sposa, ne ha bisogno e soprattutto mostriamo come ci piace ancora tanto. La gravidanza potrebbe lasciare dei segni sul corpo, mostriamo a lei che è bellissima così come è. Per lei sarà un’iniezione di fiducia e amore che in quel periodo è fondamentale per vivere bene e nella gioia.

La seconda riflessione riguarda il servizio. Noi abbiamo promesso di donarci e il farci servi l’uno dell’altra ne è una concretizzazione. Servi per amore, sia chiaro. Ciò che ci rende servi non è la persona ma è l’amore. Gesù non si è fatto servo dei suoi apostoli ma dell’amore che nutriva per loro. Sembra una differenza di poco conto in realtà cambia tutto. Essere servi per amore libera mentre farsi dominare da una persona ci rende prigionieri e dipendenti.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Viva l’ordinarietà

“Qui multum peregrinantur, raro sanctificantur”, ossia, chi molto viaggia e va in giro, raramente si può santificare.

Così afferma l’Imitazione di Cristo (cfr. Libro I, cap. 23, 5.) volendo motivare il lettore con intensità sul vivere il presente e approfittare delle circostanze in cui si trova.

Siamo tornati alla nostra vita ordinaria, le ferie e le vacanze sono un bellissimo e struggente ricordo, la scuola è ripresa con tutti i suoi affanni e rieccoci qua, ad affrontare un nuovo anno: siamo tornati pienamente ai nostri modus vivendi.


Vorrei aiutarvi ad accogliere pienamente la sfida di questo momento e a vederci la grazia di Dio che, come sempre “passa e non ritorna” come diceva S. Agostino (Sermone 88, 14, 13). Qualcuno potrebbe obiettarmi che non esiste nella sua famiglia un tempo ordinario e magari ha pure ragione.

Tuttavia, almeno fino a Natale noi vivremo una tappa grosso modo simile e penso che possiamo prenderla per il verso giusto e non come un periodo stressante e logorante.

Cari sposi, vorrei invitarvi a vivere in modo straordinario l’ordinario. Questo nel linguaggio cristiano si chiama: ricerca della virtù. Cosa è la virtù? Dal latino virtus o forza, “è una qualità dell’anima, per la quale si ha propensione, facilità e prontezza a conoscere ed operare il bene” (Catechismo, n° 856).

La virtù è un’abitudine a compiere il bene che si ottiene tramite lo sforzo di ripetere atti buoni. Ovviamente in un certo senso questo è “facilitato” laddove le nostre circostanze esterne ci permettano una certa stabilità. Motivo per cui vi ho citato all’inizio quella frase iconica.

Cari sposi, non vogliate subire l’autunno caldo, non affrontate questo tempo con un “vediamo cosa capita” ma vi invito a confrontarvi a vicenda e cercare assieme di coltivare qualche virtù tramite atti concreti e precisi da vivere ogni giorno. Il ventaglio è pressoché illimitato: dal pregare assieme due minuti appena svegli, alla lettura della Parola di Dio prima di uscire, al fare l’Angelus a mezzogiorno, al fare dieci minuti di condivisione di coppia, e un lungo eccetera.

Ma l’importante è che discerniate e scegliate cosa vi sta chiedendo concretamente il Signore, poi facciate una semplice check-list di punti e a batterci sopra ogni giorno.

Sapete? La virtù funziona così, è bellissima, più la vivo e più mi diventa sia facile che piacevole il compierla.

Per questo care coppie, nonostante l’abbronzatura stia svanendo, viva l’ordinarietà e la normalità delle nostre vite, perché in esse possiamo costruire, giorno dopo giorno, tanti modi di vivere e di essere che ci rendono a poco a poco sempre più veri cristiani e coppie solide.

padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Signore, non ti riconosco più!

Pare che Gesù abbia perso il controllo. Eppure, qui si vede quanto il suo cuore arda di un santo zelo, di smania di farci capire cosa è davvero importante per noi, qualcosa che non possiamo perdere assolutamente e per questo alza la voce: è troppo grande la posta in gioco.

Si tratta nientemeno di illuminarci su cosa sia l’amore.

Mi piace molto chi ha interpretato tale vangelo dicendo che la domanda iniziale di Gesù avrebbe potuto essere questa: “ma secondo voi cosa è l’amore?”. Allora gli avrebbero risposto: “amare è un sentimento”, “amare è un’emozione”, “amare è stare bene con la persona giusta” … e quando Pietro rispose bene: “amare è donarsi tutto e per sempre” allora Gesù andò oltre: “ecco, esatto, ed io lo farò sulla croce per voi”.

Ma a quel punto in Pietro venne fuori l’amor proprio: “eh no, ma non si può amare così, è disumano, è illusorio, è masochistico”. E ha provato a far “rinsavire” Gesù… ma è bellissimo quello che succede dopo. Gesù, infatti, non esce dai gangheri, come parrebbe a prima vista. È perfettamente padrone di sé stesso, solo che sta dicendo con forza a quel testone di Pietro che, se non ama fino a dare tutto, smette di essere un vero discepolo. E allora ecco che lo rimette in carreggiata, “stammi dietro, rimettiti sul cammino, non smettere di seguirmi”.

A me è successo, non so a voi, dinanzi a situazioni di sofferenza e crisi, di dire a Gesù: “ma tu Signore chi sei? Cosa vuoi da me? Dove mi stai portando?”. Pare che in quelle situazioni Gesù diventi per noi uno sconosciuto, un estraneo, uno diverso da come lo vorremmo, cioè un Dio su misura, un Dio che collima con i nostri desideri e progetti.

Eppure, cari sposi, voi lo sapete bene, l’amore non può essere esente dalla croce. Solo chi ci è passato ha acquistato quella sapienza che viene dell’Alto e che rende davvero capaci di viverlo in modo concreto e vero. In un mondo liquido, solo un amore così ci permette di stare piantati saldamente alla nostra realtà, di permanere, di restare ed essere fedeli nel tempo.

Come lo esprime bene San Giovanni Paolo II quando scrive: “L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce” (Familiaris Consortio 13).

Non smettiamo di camminare dietro al Signore in una donazione piena e totale nel matrimonio. E se vi viene voglia di scantonare, di un amore diverso da quello del Maestro, non preoccupatevi che ci pensa Lui a richiamarvi e a riprendervi.

ANTONIO E LUISA

La croce prima poi arriverà per tutti. Come è inevitabile che sia. Credere che Gesù ci preserverà da ogni male equivale a ridurre la nostra fede a pura scaramanzia. Significa dare alla croce che portiamo al collo lo stesso significato del gobbo e del cornetto rosso che vendono a Napoli.

Invece quella croce che abbiamo al collo significa altro. Significa dono totale. Portare quella croce al collo significa voler amare come Gesù. Gesù che su quella croce è morto e attraverso quella croce ha fatto ad ognuno di noi il dono più grande di tutti. Ha donato se stesso per donare a noi la salvezza. Ecco questo è quello che Gesù sta cercando di far comprendere a Pietro e ad ognuno di noi.

Se saremo capaci di rinnegare noi stessi per non rinnegare Cristo. Per non rinnegare il suo sacrificio e il suo modo di amare, se saremo capaci di questo non solo non perderemo la nostra vita ma la acquisteremo. Già perchè la nostra vita sarà finalmente libera, e noi saremo capaci di accogliere ogni cosa ci capiterà, non con la paura di chi non vuole perdere il poco che possiede, ma con affidamento a Colui che dà senso ad ogni cosa e che apre il nostro orizzonte alla vita eterna.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

Ma dove mi stai guardando?

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” dice il detto, ma si potrebbe applicare anche alla vista. In una relazione di coppia si possono formare atteggiamenti, pregiudizi, preconcetti che falsano la nostra percezione dell’altro e così vediamo o non vogliamo vedere la realtà così com’è e parimenti ascoltiamo solo quello che ci interessa, ecc. Eccoci allora, di fatto, nella stessa condizione di questo povero sordomuto. Una delle idee più ricorrenti in Joseph Ratzinger è che la fede sia la forma più alta di intelligenza. Dato che la fede, in quanto dono di Dio che si rivolge alla nostra mente, potenzia la nostra ragione e ci rende capaci di guardare a noi stessi, agli altri, alla realtà di tutti i giorni, con uno sguardo pieno, integro, non parziale o deformato da falsità. Ecco allora che nel matrimonio ci vuole una fede viva per vedersi e comprendersi davvero.

Da quale prospettiva guardi il tuo coniuge? Pensi di sapere già tutto di lui/lei? Porto nel cuore un fatto legato alla vita di un mio zio, rimasto vedovo dopo oltre 40 anni di matrimonio. Un giorno mi confidò che troppo tardi si era accorto di non aver conosciuto fino in fondo sua moglie e si era reso conto di quanta ricchezza che gli era rimasta inosservata.

Il bello è che Lui vi viene già incontro per donarvi tale dono, come ci dice il Concilio Vaticano II: “come un tempo Dio ha preso l’iniziativa di un’alleanza di amore e fedeltà (108) con il suo popolo così ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa (109) viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre, rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa (110) così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione” (Gaudium et Spes 48).

Chiedete spesso questo sguardo di fede reciproco, è una grazia dello Spirito che vi aiuterà a trovare sempre più amabile il vostro coniuge da cogliere il senso della vostra relazione.

ANTONIO E LUISA

Quante volte noi crediamo di conoscere ormai l’altro/a e non siamo più capaci di riconoscerlo/a? Conoscere significa un po’ dare l’altra persona per scontata. E’ così, si comporta così, ha quel difetto, ecc. E’ normale, dopo un po’ di anni passati uno accanto all’altra, conoscerci sempre meglio. Proprio per questo è importante non credere di conoscere già tutto. Pensare di conoscere tutto significa non riuscire più a guardare l’amato/a con occhi di meraviglia e di stupore. Significa ingabbiare l’altro/a nei nostri schemi e nei nostri pregiudizi. Significa pensare di non aver più bisogno di “perdere” tempo a guardare l’altro.

E’ un attimo passare dal non credere di aver bisogno di guardare l’altro a non averne più desiderio. E’ il dramma di tante coppie di sposi che piano piano si perdono di vista, che perdono contatto ed intimità, proprio perchè pensano di conoscersi già benissimo e invece, col tempo, come in un piano inclinato, si allontanano sempre più fino a diventare due estranei. Non si conoscono più e non si riconoscono più. Per riconoscerci una meraviglia abbiamo invece bisogno di dedicarci tempo, attenzioni, cura, ascolto. Perchè nel riconoscerci un mistero, che non potremo mai possedere completamente, possiamo avere ri-conoscenza l’uno per l’altra. Riconoscere la bellezza, la ricchezza e la meraviglia che l’altro è. Dio ci vede meravigliosi proprio perchè non smette mai di cercarci e di prendersi cura di noi.

Il Vangelo di oggi si sposa benissimo con le parole di Benigni di cui ha parlato ampiamente padre Luca nell’articolo di ieri. Benigni è riuscito proprio a mantenere e a custodire lo stupore nello sguardo verso sua moglie. Quanto è importante averlo. Non è, a nostro avviso, solo grazia. Non è solo dono di Dio. Dipende anche da noi. Non è fortuna o un’alchimia particolare, ma frutto di un impegno profuso giorno dopo giorno nella quotidianità familiare.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui

La vita (matrimoniale) è bella, bellissima!

Stavolta sono state lacrime vere e non di risate a crepapelle come mi aveva abituato Roberto Benigni negli anni passati.

Come non emozionarsi ridendo di gusto davanti ai suoi celebri sketch tipo quello con Baudo a Fantastico? O con la Carrà nel ’91? O a certe uscite sue in “Non ci resta che piangere”, “Il piccolo diavolo”, “Johnny Stecchino” e nell’indimenticabile “La vita è bella”?

Ma stavolta Roberto non mi ha fatto piangere dal ridere ma mi ha commosso per la perla preziosa che ci h0a regalato. Su un pulpito di proiezione mondiale, il giullare di Manciano della Chiana ha aperto il suo cuore e ha svelato quanto la vita matrimoniale possa essere bella, bellissima.

Sia chiaro, non voglio peccare di ingenuità, non sono qui a canonizzare San Roberto Benigni. Spero, tuttavia, che un giorno anche il suo volto svolazzi su quel drappo penzolante dalla facciata della Basilica di San Pietro. Ma rimango con i piedi per terra e mi accontento di una tale prova di amore.

Anzi, ve la faccio vedere per scritto. Ahimè non è la stessa cosa scritta, anziché sulle sue labbra, con tutta quella carica espressiva che oramai lo caratterizza:

Concedetemi qualche momento per dedicare a una persona che insomma è all’apice dei miei pensieri, come dice Dante, che “paradisa la mia mente”, che è qui in sala stasera, la mia attrice prediletta, alla quale non posso nemmeno dedicare questo premio perché questo premio è suo, è tuo, lo sai, lo dedicherai tu a chi vorrai, è tuo. Abbiamo fatto tutto assieme, per 40 anni: produzione, interpretazione, ideazione dei film. E quindi sono per 25, 30, 40 anni ininterrotti di lavoro, quanti film abbiamo fatto! Come si fa a misurare il tempo di un film? Anche se io conosco solo una sola maniera di misurare il tempo: con te e senza di te. Questa è la mia maniera di misurare il tempo, lo è sempre stata. Allora, veramente non te lo posso dedicare però possiamo fare così: ce lo possiamo dividere, io mi prendo una parte, mi prendo la coda per manifestarti la gioia, per farti vedere la mia allegria, e il resto è tuo, le ali. Le ali soprattutto sono tue perché, se qualche volta nel lavoro che ho fatto, qualcosa ha preso il volo è grazie a te, al tuo talento, al tuo mistero, al tuo fascino, alla tua bellezza, al tuo talento di attrice. Quante cose ho imparato osservandoti recitare sul set, alla tua femminilità, al fatto di essere donna! Che le donne, come si sa, hanno qualcosa che noi uomini non comprendiamo, veramente un mistero senza fine bello, però non comprendiamo. Aveva ragione Groucho Marx quando diceva: “Gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta”, aveva ragione ed è la verità. Io non ce l’ho fatta ad essere come te, Nicoletta, e quindi, guarda, è tutto grazie alla tua luce. Se qualcosa di bello e di buono ripeto ho fatto nella mia vita è stato sempre attraversato dalla tua luce, quanta luce emani! La prima volta che ti ho conosciuto ricordo emanavi tanta luce che ho pensato che Nostro Signore facendoti nascere avesse voluto adornare il cielo di un altro Sole. Guarda, è stato proprio quello che si dice “un amore a prima vista”, anzi a ultima vista, anzi a eterna vista. Grazie a tutti, grazie e che Dio vi benedica. Arrivederci”.

Metto in risalto tre aspetti di notevole importanza per ogni coppia.

1) Lo stupore. Nonostante abbiano passato oltre 30 anni assieme, ad oggi c’è stupore, c’è ammirazione, c’è ancora la capacità di meravigliarsi e di cogliere il bello, il saper riconoscere tutto il bene vissuto e di valorizzarlo. Alla faccia di chi dice che il matrimonio sia la tomba dell’amore! È la cecità spirituale ciò che uccide una relazione, è l’incapacità di cogliere il Mistero che è in noi che ci ammazza lentamente e progressivamente.

2) La gratitudine. Come spesso ha evidenziato Papa Francesco, il saper dire “grazie” è tanto importante. Ma soprattutto il riconoscersi debitori nei confronti altrui.

Qui c’è un’ammissione davvero commovente: l’aver toccato con mano e il confessare quanto il coniuge sia importante. Apro una porta ma la richiudo subito. Ci voleva proprio un marito che dicesse questo di sua moglie! E spero che presto ci sia una moglie che faccia altrettanto. Come diceva San Giovanni Paolo II, il marito e la moglie si aiutano a svelare reciprocamente l’altrui identità. Bello!

3) L’amore vero viene dall’Alto. Che meraviglia che sia stato detto sotto i riflettori di mezzo mondo. L’amore vero non è “laico”, per come laico è inteso oggi, cioè senza Dio. L’amore è un dono di Dio che gli sposi accolgono dal momento della celebrazione.

Come vorrei vedere più sposi e spose capaci di esprimersi così per il proprio coniuge! Come mi piacerebbe che tutti voi sappiate sinceramente manifestiate in privato e in pubblico una tale stima e considerazione per la persona con cui vivete!

Per tutto ciò, vorrei ringraziare Roberto per questo inno di amore, questa dichiarazione appassionata di affetto e riconoscenza per sua moglie. Caro Roberto, potevi dire mille altre cose, di sicuro divertenti, interessanti, colte. Eppure, ti sei soffermato sull’essenziale, su qualcosa che nessuno in pratica osa dire oggi.

Grazie perché ci hai ricordato che la vita è bella, è molto più bella quando due sposi la vivono così.

Padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui oppure per seguire i nostri podcast cliccate qui