Si può amare così?

Cari sposi, non è una coincidenza ma una “Dio-incidenza” che scriva queste brevi righe nel bel mezzo del week-end di Retrouvaille.

Questo mi riporta a quando è iniziato per me questo cammino con gli sposi, l’input iniziale provocato proprio dal rimanere sbalordito dinanzi a una testimonianza ascoltata in quel ritiro. La coppia stava condividendo la fase della decadenza della relazione, in cui ci furono più episodi di tradimento e di violenza domestica. Ricordo assi bene il mio stupore commosso nel constatare che, nonostante la durezza e drammaticità del racconto, comunque loro due fossero proprio lì a raccontarlo e da allora mi sono chiesto sempre: “ma si può amare così?” Cioè, può una coppia perdonare così tanto, sopportare tutto quel dolore, arrivare a un tale abbassamento? Non è a rischio la dignità personale?

È esattamente quello che Gesù vuole trasmettere a Pietro con la parabola dei due servitori indebitati. Se traducessimo in Euro i due valori menzionati da Gesù avremmo da un lato i 10.000 talenti che corrisponderebbero circa a 6 miliardi del primo contro i circa 1800 € del secondo!

Ma perché tale sproporzione? Cosa vuole comunicarci Gesù? Che i peccati che commettiamo offendono anzitutto Lui, il Suo Cuore, la sua Bontà infinita. Finché non tocchiamo con mano il senso tremendo del peccato, non ci convertiremo mai: in noi “l’Amore non è amato!”, come gridava san Francesco in lacrime.

Santa Teresa D’Avila partì proprio da qui, è lei stessa a raccontarcelo: “Entrando un giorno in oratorio, i miei occhi caddero su una statua che vi era stata messa, in attesa di una solennità che si doveva celebrare in monastero, e per la quale era stata procurata. Raffigurava nostro Signore coperto di piaghe, tanto devota che nel vederla mi sentii tutta commuovere perché rappresentava al vivo quanto Egli aveva sofferto per noi: ebbi tal dolore al pensiero dell’ingratitudine con cui rispondevo a quelle piaghe, che parve mi si spezzasse il cuore. Mi gettai ai suoi piedi in un profluvio di lacrime, supplicandolo a darmi forza per non offenderlo più” (Il libro della mia vita).

Capiamo così perché Gesù ci preavvisa che ci vorrà addirittura la Persona divina dello Spirito Santo a convincerci del peccato, cioè a donarci il giusto sguardo su di esso, affinché poi possiamo ad aprirci alla Sua Misericordia. Senza questo convincimento interiore, tutti faremmo la fine del secondo servo, il quale sta a simboleggiare la cecità e chiusura del cuore che dimostriamo nel valutare e soppesare le mancanze altrui piuttosto che piangere e commuoverci per le nostre.

Per voi sposi è fondamentale questo passaggio! Di per sé il matrimonio è un campo di conflitti quotidiani. Ferite piccole o grandi possono essere all’ordine del giorno e se non si vive con la consapevolezza di essere stati redenti da Gesù, di essere stati perdonati sulla Croce una volta per tutte, il rischio di vittimizzarsi e di scaricare sul coniuge tutte le nostre frustrazioni e fastidi è sempre dietro l’angolo.

Concludo con una bella testimonianza di una moglie che nel suo percorso di guarigione di coppia ha incarnato bene l’insegnamento odierno di Gesù: “In un momento ben preciso ho percepito di avere un gran bisogno del perdono, prima di tutto del perdono di mio marito ma anche del perdono di Gesù, che si­curamente tanto avevo fatto soffrire. E quando mio marito mi ha confidato i suoi tradimenti occasionali ho potuto perdonarlo, in quanto ero ormai consapevole che anch’io avevo la responsabilità di non averlo ama­to abbastanza” (Retrouvaille, Dalla Croce alla rinascita, pag. 139).

Quindi, care coppie, potete dirlo con coraggio: sì, si può amare così, come Gesù, perdonando 70 volte sette. Il dono è già nel vostro cuore e lo Spirito vi accompagna senza sosta per aiutarvi a raggiungere la mèta.

ANTONIO E LUISA

Non posso che cofermare le parole di padre Luca. Noi spesso non siamo capaci di rialzare il nostro coniuge. Quando lui/lei sbaglia, quando ci ferisce, quando tradisce il nostro amore noi non siamo capaci di rialzarlo. Facciamo come il servo malvagio. Paga ciò che devi. Non mi interessa ascoltarti, non mi interessa capire, non mi interessa starti vicino. Quante volte davanti all’errore dell’altro lo uccidiamo dentro di noi, non gli permettiamo di rialzarsi, non lo aiutiamo a rialzarsi, ma lo schiacciamo al suolo con la nostra durezza e con la nostra chiusura.

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Un pensiero su &Idquo;Si può amare così?

  1. Bellissima riflessione. Se ci fosse da parte di tutti, nessuno escluso, questa consapevolezza di essere amati e perdonati innanzitutto da Dio, non si commetterebbero più crimini di nessun tipo e la cronaca non ci darebbe continuamente conto di persone, soprattutto donne, morte per mano di un coniuge o di quella che in origine era la persona amata.

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