Cari sposi, leggendo la Parola di oggi, a prima vista si direbbe che non vi riguardi per nulla e che tutto il peso del monito di Gesù ricada esclusivamente sui sacerdoti. In parte è così, il clericalismo è difatti una deformazione dell’esempio che Cristo ci ha dato. Tuttavia, andando più a fondo, si può cogliere un’importante lezione anche per voi coniugi.
Posto che il nocciolo del Vangelo sta nell’aver usato male il dono dell’insegnamento e della guida da parte dei sacerdoti, si può fare un parallelo per la vita matrimoniale. Voi sposi avete ricevuto pure grande capacità di fare il bene, più concretamente vi è stato conferito un ministero vero e proprio nella Chiesa grazie al sacramento del matrimonio. Vi segnalo solo due passaggi, di tanti altri, in cui il Magistero della Chiesa lo esprime chiaramente:
“In questo saranno facilitati, se i genitori eserciteranno la loro irrinunciabile autorità come un vero e proprio «ministero», ossia come un servizio ordinato al bene umano e cristiano dei figli, e in particolare ordinato a far loro acquistare una libertà veramente responsabile, e se i genitori manterranno viva la coscienza del «dono», che continuamente ricevono dai figli” (Familiaris Consortio 21).
“Dal sacramento del matrimonio il compito educativo riceve la dignità e la vocazione di essere un vero e proprio «ministero» della Chiesa al servizio della edificazione dei suoi membri. Tale è la grandezza e lo splendore del ministero educativo dei genitori cristiani, che san Tommaso non esita a paragonare al ministero dei sacerdoti: «Alcuni propagano e conservano la vita spirituale con un ministero unicamente spirituale, e questo spetta al sacramento dell’ordine; altri lo fanno quanto alla vita ad un tempo corporale e spirituale e ciò avviene col sacramento del matrimonio, nel quale l’uomo e la donna si uniscono per generare la prole ed educarla al culto di Dio»” (Familiaris Consortio 38).
Quando si riceve un dono così grande, i casi sono due: o lo si mette a frutto per gli altri o lo si lascia inerte, come è ben descritto nella parabola dei talenti. Nel secondo caso però si diviene un peso e un fardello sia per il coniuge che per i figli anziché essere un ponte, una via che conduce a Dio. Pertanto, anche oggi Gesù vi esorta ad essere umili servitori, ministri appunto, della sua Grazia. Vi invita ad aiutarvi vicendevolmente nella sua sequela, consapevoli di quanto grande sia il dono ricevuto nel matrimonio e a farlo fruttificare nell’ordinario della vostra vita.
ANTONIO E LUISA
Padre Luca con questa sua lettura ci invita a non sentirci arrivati. Forse ci sembra di aver costruito un bel matrimonio. Ecco non facciamo l’errore di sentirci arrivati. Padre Raimondo ci diceva sempre che la nostra relazione non può restare ferma, cristallizzata ad un determinato livello. Non è possibile. La nostra relazione è viva, cambia continuamente. Quindi possiamo crescere o decrescere. Nel momento in cui ci sentiamo arrivati corriamo il rischio di darci per scontati e cominciare un lento declino. Stiamo attenti!
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