Cuori adolescenti: alla ricerca di una identità! (nnn challenge 2023)

NNN. Sembra un refuso e invece è una sigla: No Nut November. Bisogna andare a spulciare l’Urban Dictionary per capire che Nut sta ad indicare l’eiaculazione. Già, perché questa è una challenge nata nel 2011 sul web e che sfida a non avere nessun tipo di orgasmo per tutto il mese di novembre.

Non stupisce che l’astinenza sia ridotta ad una sfida perché non esiste un orizzonte più ampio nel quale inserirla. Il mondo non conosce la castità: non ne apprezza il valore, non sa parlarne e non la contempla. Questo perché non conosce Cristo. Contempla invece astinenza e repressione, che diventano challenge mensili per sfidare i propri istinti dove perdere è la parte interessante.

In quanto insegnante, seguo svariate pagine di attualità e portali dedicati ai giovani, perché ritengo un valore aggiunto e un dovere l’essere informata su ciò che vivono, guardano e ascoltano ogni giorno. Magari non tutti seguiranno la NNN ma di certo la conoscono e ne leggono sui social: questa semplice esposizione contribuisce a formare la loro personalità, come percepiscono il mondo, la società, il proprio corpo.

All’età in cui ci divertivamo con le figurine, molti oggi fanno TikTok disinibiti e nel loro vocabolario la sfera sessuale è entrata da tempo. Non mi dilungo sulla deriva degradante in cui sono, anche involontariamente, immersi. Non parlerò nemmeno di responsabilità genitoriale, perché oltre ad essere scontata è anche tremendamente latente.

Pongo a te, caro sposo o cara sposa, qualche domanda: che giovane sei stato o stata? Quali domande si sono affacciate alla tua mente? Quali desideri? Al netto di tutta la tecnologia, i grandi subbugli adolescenziali iniziano dal cercare una propria identità. Dove cercavi le tue risposte? Io ho frequentato la Gioventù Francescana e questo legame ha impedito che prendessi strade ambigue: mi ritenevo una con la testa sulle spalle ma mi rendo anche conto di quante volte il Signore mi ha salvata.

Tramite alcuni amici ho frequentato, per un certo tempo, una compagnia che di cristiano aveva ben poco: si ritrovavano in un locale dallo stile goth, perennemente in penombra, con teschi e ragnatele finte ovunque, dove suonavano band metalcore, il trucco pesante e i vestiti, come gli avventori, molto eccentrici.

Per un po’ li frequentai: erano persone tranquille ma completamente sbandate. Non avevano fede ovviamente e questo comportava che i rapporti o le chiacchiere fossero molto superficiali. Quando tornavo in fraternità mi stupivo di come potessi, senza problemi, tenere il piede in due staffe, ossia frequentare due ambienti completamente opposti senza venir meno ai miei valori e alla mia fede. In effetti, era così: stavo in entrambi con semplicità, senza compromessi.

Per esempio, ancora oggi mi pare un miracolo non aver iniziato a fumare o bere frequentando chi lo faceva abitualmente. Ecco, ben presto quell’apparente armonia fra i due mondi mi apparve per ciò che realmente era, una crepa insanabile. Non mi sentivo a mio agio nel dividermi fra due compagnie così differenti: era fattibile ma non mi apparteneva. Non accadde niente di tragico, neanche ricordo bene i dettagli, semplicemente smisi di frequentare quell’ambiente dark (che, con il senno di poi, posso definire malsano sotto molteplici aspetti) perché capii che non era conciliabile con il mio credo.

Scelsi la Gioventù Francescana, al contrario di una mia amica che in Gifra non tornò più, preferendo la compagnia metallara. Ne fui molto dispiaciuta ma non tornai sui miei passi: in fraternità respiravo un clima sereno, disteso, senza ambiguità, pacifico e luminoso, che l’altro ambiente proprio non aveva. Ripeto, grazie al Signore ne sono uscita indenne, semmai rafforzata nella fede.

Il mio cuore giovane cercava pace: sebbene in cammino, il mio rapporto con Dio era ancora acerbo, non mi facevo ancora domande alte, non facevo discernimento sulla mia vita e conoscevo poco la Scrittura. Ero un’adolescente che si sentiva a casa in Chiesa e tra i frati, felice di esserlo, stop. Ecco, credo che ogni giovane sia in ricerca: una ricerca attiva, potente e fragile insieme. Che cerchi un luogo dove essere accolto e amato completamente. Da questa ricerca della propria identità si snodano tutte le sfumature e le paturnie tipiche di questa età.

Ripropongo le domande fatte inizialmente: che giovane sei stato o stata? Quali domande si sono affacciate alla tua mente? Dove cercavi le risposte? Fondamentale rifletterci, perché la NNN o altre assurde challenge sono un modo (sbagliato) dove tanti cercano le proprie risposte, l’accettazione altrui. Sono pensate folli e sterili, confezionate per il web, il luogo virtuale dove la maggior parte anela a modelli in cui identificarsi, fandom dove collocarsi.

D’altronde, è più facile imitare qualcuno che sviluppare il proprio, unico, potenziale (Carlo Acutis ci aveva visto lungo!). Se non possiamo prevenire qualche risposta (le domande è sacrosanto ci siano!) dobbiamo farci trovare pronti, come Chiesa: proposte accoglienti, decisione e tenerezza, ascolto e annuncio. Anche perché ad ogni challenge ne segue una più assurda e insensata, in un continuo rincorrersi: la NNN termina con novembre per lasciare il posto alla DDD di Dicembre… ne riparleremo.

Nella famiglia, cari sposi, inizia il lavoro più delicato, importante e difficile del mondo: non
siamo soli, questo è certo. Ma ciò non ci esime dalla responsabilità verso il benessere psico-fisico dei nostri ragazzi, alla disperata ricerca di punti di riferimento. I cuori giovani di noi sposi possono aiutarci a decifrare le domande dei ragazzi di oggi. Non dimentichiamoci che anche noi siamo stati adolescenti, che abbiamo attraversato le stesse tempeste e che Cristo era con noi sulla barca! Tramite noi credenti la fede attraversa le generazioni. Se Dio ce l’ha fatta per oltre duemila anni, non smetterà di operare adesso.

Giada di Ne senti la voce

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