Parla in codice?

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio. (Eb 1,1-2)

Oggi ci lasciamo interrogare da questa frase della lettera agli Ebrei che è stata usata come antifona al Vangelo, la quale contiene un’insegnamento per la nostra vita di fede.

Sono passati pochi giorni dal Natale, ma ancora la Chiesa insiste quasi fossimo sordi, ma perché questa insistenza?

Sicuramente la Chiesa conosce con che facilità gli uomini dimentichino gli eventi, ma c’è anche una pedagogia, la stessa che Dio usa con pazienza e misericordia nei confronti del suo popolo, un metodo che i romani condensarono nella famosa locuzione latina: repetita iuvant.

Ma perché giova la ripetizione ? Perché il nostro cuore ha bisogno di tempo affinché il vissuto sia elaborato, quando un evento ci raggiunge con la sua forza, difficilmente riusciamo a coglierne tutta la portata per la nostra esistenza, a volte succede che comprendiamo il senso di un fatto accaduto soltanto dopo diversi anni, solo allora riusciamo a collocarlo nella sua giusta casella come in un grande puzzle.

E se è così per gli avvenimenti della vita di questo mondo, a maggior ragione dobbiamo ritenere che sia così per i fatti che coinvolgono la nostra vita spirituale, la nostra vita di fede. Ed è questa la ragione dell’insistenza della Chiesa sul tema del Natale.

Spesso sentiamo persone lamentarsi del fatto che Dio sembri il grande assente dalla storia, quasi fosse un vecchietto seduto su qualche nuvoletta divertito nel vedere cosa combinino gli umani. Ma l’antifona di oggi ci ricorda che Dio ha parlato in diversi modi e molte volte, quindi non è uno che se ne sta tranquillo sulle nuvolette senza proferire verbo, anzi, è uno che non si stanca di ripetere il proprio amore per l’uomo, però non usa un linguaggio molto convenzionale, è come se usasse un codice.

Se passassimo in rassegna tutte le volte e le modalità con cui Dio ha parlato all’uomo, noteremmo alcune caratteristiche che le accomunano, una di queste sicuramente è il fatto che Dio ama parlare con i fatti.

Per capire questa modalità basta analizzare una comune esperienza umana: l’amore dei genitori. Spesso incontriamo sposi che lamentano carenza affettive da parte dei propri genitori, sono cresciuti convinti – dalla mentalità corrente- che i sentimenti costituiscano la parte preponderante del nostro essere, ma hanno avuto dei genitori/nonni che sono stati educati al linguaggio del fare aldilà dei sentimenti: un linguaggio che dice chi sei e chi ami con le scelte concrete di ogni giorno.

Molti mariti e molte mogli faticano a vedere l’amore nei propri confronti da parte dei genitori dentro la concretezza della vita. Per esempio ci è capitato un dialogo simile: La tua mamma non ti voleva bene ? (risposta)- Non lo so, non me lo diceva mai – Ma non ti stirava mai le camicie o altro? – Sì, quando aprivo i cassetti dell’armadio trovavo sempre tutto in ordine, piegato pulito e stirato. – E non ti sembra un gesto d’amore? – Sì…ma non c’avevo mai pensato.

Lo stile di Dio assomiglia a quello di questa mamma, è uno stile che lascia parlare i fatti, non perché le parole non abbiano importanza, ma perché le parole senza fatti sono vuote, invece i gesti d’amore contengono già mille parole.

Ed il fatto più eloquente che in questo periodo stiamo vivendo è che Dio abbia deciso di farsi uomo in tutto e per tutto – eccetto il peccato – è un fatto di una portata infinita e perciò mai riusciremo a comprenderlo nella sua interezza, ma almeno dobbiamo lasciare che tale avvenimento parli al nostro cuore, alla nostra anima… possiamo considerarlo alla stregua di una camicia stirata o una cena già pronta… insomma, un fatto concreto.

Coraggio sposi, anche la nostra relazione deve assumere queste caratteristiche di concretezza, di gesti fatti in silenzio ma che contengono mille parole d’amore per il nostro coniuge.

Giorgio e Valentina.

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