I nostri Amaleciti

Oggi ci lasceremo scuotere dalla prima lettura di ieri (1 Sam 15,16-23 ) che per esigenze di spazio non riportiamo tutta ma solo la parte che ci interessa << Il Signore non ti ha forse unto re d’Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?………Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti.>>. Praticamente Samuele è portavoce di Dio e rimprovera Saul. Ma cosa avrà fatto di così terribile Saul da meritarsi un trattamento così severo da parte del Signore ?

In fondo gli Amaleciti li aveva sterminati tutti come aveva ordinato il Signore, che se ne fa un Dio degli animali sterminati, del bottino ? E poi Saul aveva ascoltato il popolo, lasciando che prendesse le primizie del bestiame per sacrificarli al Signore, perciò cosa ha da lamentarsi questo Dio ? Cosa vuole ancora di più ? E’ così preciso che sta lì a contare quanti agnellini nei greggi sono quelli degli Amaleciti ? E’ un Dio contabile, vuole il bilancio a fine anno ? Sta lì proprio a fare l’inventario del bottino ? Apparentemente a questo Dio non gli va mai bene niente.

Ma se ci fermiamo un attimo capiamo che spesso anche noi facciamo come Saul, e cioè ci teniamo qualcosa per noi….non si sa mai. Il Signore ci dice di abbandonare la vecchia vita, le cattive compagnie, gli affetti disordinati, le cattive abitudini, gli spettacoli mondani o peggio disinibiti…. e l’elenco potrebbe continuare a seconda della propria vita……e noi spesso diciamo al Signore: sì sì sì ma poi………qualcosa lo tengo per me. Non ci abbandoniamo mai fino in fondo nella volontà del Padre.

Per trasferire il tutto nella vita matrimoniale: ……..ma ceeerto Signore che ho capito che devo avere occhi solo per mia moglie, ma sai…..quando mi passa accanto quella donna con quelle curve…….solo un’occhiatina……anche l’occhio vuole la sua parte. Ceeeerto Signore che abbiamo capito che la castità matrimoniale è essenziale, vitale, indispensabile per la nostra santità ma daaaaiii………ogni tanto un piede nella lussuria non fa male…..solo un pezzettino. Ceeeeeerto Signore che abbiamo capito che dobbiamo pregare tutti i giorni, però proprio tutti tutti tutti ? Non ti basta la domenica ? Ceeeerto Signore che dobbiamo fidarci della tua Provvidenza, però anche noi dobbiamo fare i nostri calcoli, abbiamo già un figlio, suvvia…..

E ogni coppia di sposi ha il proprio elenco personalizzato. Quali sono i nostri Amaleciti da sterminare ? Attenzione non ne deve restare nemmeno uno, neanche il bestiame minuto o qualsivoglia bottino. I nostri Amaleciti sono i nostri vizi. Facciamo solo l’elenco dei capostipiti dei vizi, i cosiddetti vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia.

Sposi, quali sono i nostri Amaleciti ? Individuiamoli e sterminiamoli fino all’ultimo.

Buona battaglia.

Giorgio e Valentina

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Adulto in 15 giorni, ma tenero come un Bambinello.

La prima lettura di Domenica scorsa ( Isaia 42, 1-7 ) ci è piaciuta particolarmente perché fa un ritratto di Gesù molto particolare. Nel libro del profeta Isaia ce ne sono diversi ma perché la Chiesa ci propone questo proprio nella festa del Battesimo del Signore? Come ha fatto Gesù a diventare un uomo adulto in soli 15 giorni ? Che crescita miracolosa ! Però anche la Chiesa è un po’ bizzarra: il giorno prima siamo tutti teneroni col Bambinello, il giorno dopo ci viene proposto il primo martire ucciso a sassate, dopo 15 giorni quel Bambinello è ormai adulto e riceve un Battesimo di cui non ha bisogno….in quanto a fantasia la Chiesa non scherza….d’altronde con un Capo come Gesù non poteva essere altrimenti.

Ma torniamo al nostro Isaia: << Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. >>.

Si può notare come tutte le azioni descritte siano pacate e calme. Infatti: non griderà, non urlerà in piazza, ma parlerà con ferma dolcezza nella piazza che è il nostro cuore perché la sua voce non si imponga ma diventi un tenero sussurro alla nostra coscienza. Non spezzerà una canna incrinata ma la curerà perché una volta sanata faccia nuovi germogli, e questa canna rappresenta le nostre ferite.

E ancora…..non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta ma lo farà tornare a produrre una fiamma vivida, e questo stoppino è la speranza dentro noi. Quella fiamma poi sarà vivida ma non produrrà una luce accecante ma una luce che indica una Presenza. Inoltre proclamerà il diritto con verità, già….perché la Verità è Gesù stesso e solo Lui sa quale sia il vero diritto da proclamare all’umanità.

Infine non verrà meno e non si abbatterà, cioè è uno che non si scoraggia e non viene meno perché è fondato sull’amore del Padre, ha una fiducia smisurata nel Padre finché la sua volontà non sia compiuta; ed ecco che tutte le isole quindi attendono il suo insegnamento, e queste sono le isole delle nostra vite, le isole del nostro desiderio di Dio.

Cari sposi, la nostra vocazione ci spinge ad imitare il nostro Maestro Gesù nei confronti del nostro coniuge. Avanti allora con quella calma, quella pacatezza, quel ravvivare la fiamma nel cuore della nostra amata, quel sanare le ferite dell’amato/a col balsamo della tenerezza. Lasciamoci plasmare dalla Grazia. E il nostro matrimonio diventerà ogni giorno di più un’anticipo del Paradiso su questa terra.

Buon cammino.

Giorgio e Valentina.

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Tutto qui ?

E’ interessante il Vangelo dell’Epifania, perchè sta raccontando un evento che da secoli il popolo stava aspettando, ne avevano parlato tutti i profeti, tutte le scritture ne parlavano in vari modi. Sembrava che tutta questa attesa dovesse sfociare in chissaché e poi……<<  Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, ….>>. Tutto qui ? Eh…sì, una scena vista migliaia di volte.

Ma….i Magi sanno scorgere aldilà delle apparenze e si prostrano in adorazione. Attenzione che questo atteggiamento del corpo non è mica quello che purtroppo siamo soliti vedere in tante nostre chiese moderne, ove la gente manco più si inginocchia davanti al tabernacolo, figuriamoci se si prostra col viso a terra in segno di adorazione. Ma qua apriremmo un capitolo lungo.

Tuttavia vogliamo oggi invitarvi a riflettere sul fatto che i Magi sanno scorgere Dio aldilà delle apparenze. In effetti il bambino nella mangiatoia ha le stesse caratteristiche dell’Eucarestia: con gli occhi vedi un pezzo di pane bianco non lievitato ma quello è Dio, e i Magi hanno visto un bambino con gli occhi ma si sono prostrati adorandolo come Dio e i segni che hanno lasciato in dono sono significativi di questo.

E noi sposi? Sappiamo scorgere aldilà delle apparenze ? Certo, la nostra frenesia quotidiana non aiuta a scorgere Dio. Ecco perchè dobbiamo riservarci sempre, ogni santo giorno, dei momenti di silenzio, preghiera e meditazione; altrimenti si arriva a fine giornata e non si ha avuto il tempo e l’occasione di scorgere Dio nella quotidianità. Perché ?

E’ una questione di cuore, o meglio di occhi del cuore come ci ricorda San Paolo; tante volte nella preghiera serale dobbiamo imparare a ringraziare il Signore a cominciare dalle piccole faccende quotidiane. Ad esempio Lo ringraziamo sempre dopo la spesa dei soldi per pagarla, sembra stupido e banale perchè sono soldi guadagnati col lavoro, sì ma gli occhi del cuore sanno scorgere la presenza di Dio anche lì.

E’ un allenamento continuo, bisogna affinare il nostro sguardo del cuore anche nei confronti del nostro coniuge. D’altronde, se oggi Dio volesse darmi una carezza, con quali mani dovrebbe darmela se non con quelle di mia moglie ?

Buon allenamento a tutti.

Giorgio e Valentina.

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Dobbiamo proprio farlo ?

Nel Vangelo di ieri ( Lc 2, 36-40 ) si legge così verso la fine :<< ……Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. >>. Fin qui tutto bene e niente di speciale all’apparenza, i due di cui si parla sono Maria e Giuseppe che portano Gesù al tempio per presentarlo al Signore.

Se avete notato, in questi giorni natalizi, nei Vangeli vengono citati Maria e Giuseppe, ma di loro si dicono poche cose, poche ma le fondamentali, le fondamentali e necessarie, necessarie a farci capire tra le righe che questi due sposi erano per certi versi uguali agli altri sposi ebrei ma pur sempre diversi e santi. Vi pare che Dio Padre scegliesse per il suo Figlio Unigenito una mamma qualunque ed un papà putativo uguale ad altri mille?

Certo che no !

Ed infatti in questo pezzo di Vangelo si vuole mettere in risalto che quel Bambino non è come tutti gli altri bambini, ma è Il Bambino. Vogliamo concentrare però la nostra attenzione su un particolare che ci svela tanto di quei due sposi: <<…. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore …..>>. Fino a questo punto del vangelo sia Giuseppe che Maria hanno compiuto una serie di azioni con il chiaro intento di obbedienza. Obbedienza alle parole dell’Arcangelo Gabriele (inviato da Dio s’intende) sia lui che lei, obbedienza ad un “istinto” di solidarietà tra madri (da Elisabetta), obbedienza al dovere di custodire la propria famiglia, obbedienza al dovere di prendersene cura col lavoro, e così via.

Può darsi che a noi, qualche volta, possa suonare strano il dare obbedienza (etimologicamente “prestare ascolto”) alle voci interiori. Eh, sì, perché gli angeli custodi sono parecchio attivi, ma spesso li ignoriamo. Poveretti, sono dei fuoriclasse e spesso li lasciamo in panchina ! Eppure anche Maria e Giuseppe, ci viene narrato nei Vangeli dell’infanzia di Gesù, non hanno fatto altro che obbedire, e cioè convertire in azioni ciò a cui hanno prestato ascolto; e l’ascolto sappiamo che non equivale ad “udire”, bensì è una cosa del cuore.

Noi spesso ci chiediamo: ma devo proprio farlo ? Non possiamo rimandare? Ma dobbiamo proprio farlo fino in fondo ? Giuseppe e Maria hanno adempiuto ogni cosa, e non solo ciò che conveniva loro, o che fosse di loro gusto. Tra l’altro si aggiunge “secondo la legge del Signore”, come a dire : hanno portato a termine ogni obbligo nei confronti di Dio, in tutti i rituali a cui i genitori ebrei erano tenuti. Che bellezza ! Che esempio per noi genitori! Eh sì, perché non lo pensiamo mai, ma abbiamo degli obblighi nei confronti di Dio. Vi ricordate che Giuseppe viene descritto come “uomo giusto” ? Ma la giustizia è dare a ciascuno il suo. Al mondo ciò che è del mondo ma a Dio ciò che è di Dio.

Ecco perché Giuseppe è giusto, perché dà a Dio ciò che gli spetta di diritto, e se per Lui è un diritto per noi resta un dovere. Dobbiamo quindi proprio farlo sull’esempio del giusto Giuseppe e della Vergine Maria ? Dobbiamo proprio dare a Dio la nostra lode, renderGli grazie sempre ed in ogni luogo? Dobbiamo proprio pregare ? La risposta è ovviamente Sì . Ma solo perché è un dovere ? Così resterebbe una azione fredda, è vero, un’azione solo bella esteticamente ma dentro il cuore ? Lasciamo ad ognuno le riflessioni opportune, qui non possiamo addentrarci in profondità, ma vorremmo solo accennare che, a volte, noi sposi non compiamo neanche il dovere minimo nei confronti di Dio, semplicemente perché non vogliamo abbassarci ad essere inferiori a Dio, vogliamo disporre della nostra vita/tempo come vogliamo noi.

In questi giorni di grande festa e solennità possiamo recuperare quel dovuto a Dio, dedicando tempo alla preghiera alle Sante Messe, a casa, in automobile, sul marciapiede; per esempio vi vogliamo invitare ad un gesto ormai dimenticato da troppi. Mentre state camminando tra i mercatini natalizi e passate davanti ad una chiesa, fermatevi, entrate, sostate qualche momento col Signore,soprattutto se ci sono i figli, senza dimenticate di pregare insieme come coppia.

E non chiedetevi troppe volte : dobbiamo proprio farlo ? Sì. E’ un nostro dovere. Un bellissimo, meraviglioso, seducente e solenne dovere.

Buon anno con Gesù, il Glorioso San Giuseppe e la Vergine Maria.

Giorgio e Valentina

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Fare ed essere memoria

Nel Vangelo odierno (Luca 1, 67-79) della Feria propria si narra così : << …… Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. …..>>.

Non riportiamo tutto il cantico per esigenze di spazio (vi invitiamo a sfogliare la vostra Bibbia casalinga), ma vorremmo mettere in risalto solo alcuni particolari. Questo cantico è compreso nel capitolo 1, nel quale è descritta una scena simile proprio pochi versetti prima di questi, e guarda caso quella ricolma di Spirito Santo stavolta è la moglie di Zaccaria, la famosa Elisabetta.

Che meraviglia, due sposi entrambi ricolmi di Spirito Santo, entrambi profetano, entrambi attori in prima linea nel compimento della Storia della Salvezza, nel senso che hanno un ruolo particolarissimo, in quanto hanno cresciuto il grande S.Giovanni Battista. D’accordo la grazia divina, d’accordo le scelte personali di fede, però…..qualcuno avrà pur cresciuto quel Giovanni nel timor di Dio, qualcuno gli avrà insegnato la Parola (quello che noi chiamiamo Antico Testamento), qualcuno gli avrà insegnato a vivere in conformità alla legge di Dio (il moderno catechismo) e gli sarà stato d’esempio.

Avete mai approfondito la questione del martirio del Battista ? Lui ha denunciato l’adulterio di Erode (oltre alle altre nefandezze) e siccome dava fastidio alla bella Erodiade la sua risolutezza nell’accusarla di adulterio, gli fu tagliata la testa. Vi siete mai chiesti da dove provenisse questa fermezza del Battista ? Non è che magari a quel Giovanni, vedendo Erode e la sua concubina Erodiade, tornasse alla memoria la bella e santa esperienza vissuta in famiglia dai propri genitori ? Noi crediamo di sì, e cioè siamo sicuri che Zaccaria ed Elisabetta abbiano contribuito fortemente a radicare nel cuore di Giovanni l’idea che il matrimonio fosse una cosa santa da vivere, da custodire, da amare, da preservare, di cui rendere conto al buon Dio e per cui ringraziarLo.

In questo cantico, proclamato oggi, Zaccaria vede già in questo neonato il profeta dell’Altissimo, così come sua moglie Elisabetta riconosce già Maria come Madre del Signore e lo stesso Gesù come Signore già presente nel grembo verginale della Madonna. Due sposi esemplari, due cuori allenati a vivere ogni giorno alla presenza di Dio. Perché riescono a fare memoria continua delle Grazie del Signore lungo la storia di Israele, ma anche lungo la propria storia di coppia e personale; e poi questa memoria diventa vita, il loro matrimonio diventa memoria per Giovanni che nutrito da questa bellezza incarnata, prenderà da adulto il vigore necessario per la propria missione. E sarà una missione che continuerà a fare memoria della misericordia di Dio, che aveva predetto la venuta di un Salvatore.

Da qui, il nostro invito a fare ed essere memoria della Grazia del Signore, sì, ma concretamente. In questi giorni in cui si sta in famiglia, coi parenti, con le famiglie d’origine, ma anche con gli amici….. prima di tirar fuori i fagioli per la tombolata, prima di fare il secondo round (la cena), prima della rivincita a carte, tirate fuori l’album delle fotografie di nozze. Daiiiii….è un’esperienza bellissima, non lasciamo che l’album diventi una metropoli per acari; c’è l’album nostro, l’album dei nonni, l’album dei suoceri, l’album degli zii…….immaginiamo……….Guarda come eravamo/eravate : giovani, pieni di entusiasmo, pieni di speranze, pieni di sogni, un po’ incoscienti forse, eravamo poveri di soldi ma ricchi d’amore, ma con l’aiuto di Dio avete/abbiamo cresciuto i nostri figli, senza il Signore non ce l’avremmo fatta…….e adesso…..fuori i fagioli per la tombola intanto che la nonna cuoce il cotechino con le lenticchie.

Buona Natale nel Signore Gesù.

Giorgio e Valentina

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Come i Barbapapà

Oggi ci lasceremo meravigliare dalla prima Lettura di Domenica scorsa e cioè Is 35, 1-6. 8. 10. E’ una lettura che ci è piaciuta un sacco perché porta con sè una carica di speranza potente, e pare che Isaia non sappia più quali immagini prendere in prestito dalla natura per descrivere tanta bellezza divina. La riportiamo:

<< Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto. >>

Ovviamente sta parlando del Paradiso, ma forse anche di una vita nuova data dalla conversione di ogni giorno. E’ interessante notare come il deserto, la terra arida e la steppa, non cambino nome ma subiscano una trasformazione: diventano cioè un deserto rallegrato e la steppa fiorita; così come le mani fiacche saranno sempre mani ma irrobustite, e le ginocchia resteranno ginocchia ma salde. E’ come la trasformazione che adottano i Barbapapà: restano sempre se stessi, con le loro caratteristiche, colore, indole, ma…..cambiano forma e si allungano e si restringono, si appiattiscono e si gonfiano, ecc….

Cosa sta dicendo Isaia alla nostra coppia ? Ci sta esortando a sperare che un giorno vedremo la gloria del Signore (anche in questa vita , se crediamo ), ma saremo sempre noi, saremo sempre un deserto ma rallegrato, una steppa ma fiorita. A volte noi pretendiamo di vedere la gloria di Dio nella nostra coppia, nel nostro coniuge sperando che di lui/lei non resti più traccia. E invece no, faremo sempre i conti con la nostra umanità, ma una umanità rinnovata. Non dobbiamo pensare che il nostro coniuge si smaterializzi in un attimo e compaia un altro, sarà sempre lui/lei ma con una umanità rifiorita. Quando ci si guarda indietro dopo un po’ di anni di matrimonio ben vissuto, ci si accorge che ci si è adattati l’uno all’altro come i Barbapapà, e non ci si concepisce più da soli ma solo in funzione del legame con lei/lui. E il nostro amore vissuto nel nostro matrimonio non è riproducibile con nessun altro perché le cicatrici che ha il nostro amore/legame/relazione le conosciamo solo noi.

Isaia, poi, dice che giunge la vendetta. Ma quale sarà la vendetta di Dio ? Tranquilli non è quella dei supereroi con armi fotoniche e razzi supersonici a spazzar via i cattivi dalla faccia della Terra…..no la vendetta di Dio è dare il premio ai giusti, la ricompensa divina ai suoi figli e dare il castigo eterno ai cattivi.

Per questa settimana allora impegnamoci a dire al nostro amato/a che un giorno fuggiranno tristezza e pianto, che un giorno le nostre fatiche che sopportiamo ogni giorno saranno ricompensate, ma in eterno addirittura. Sì, perchè il Signore non bada a spese, Lui è uno sprecone in amore, non ha misura, la sua misura è non misurare, ti dona sempre in abbondanza.

Coraggio, e viva gli sposi Barbapapà

Giorgio e Valentina.

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Gabriele, un Arcangelo per postino ?

Nella recente solennità dell’Immacolata abbiamo ascoltato le ultime parole del Vangelo che recitano così :<< Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. >>. Ma come ? Gabriele, o meglio, Arcangelo Gabriele, te ne vai così senza nemmeno salutare ? Prima arrivi tutto carino con un saluto da 10 e lode e poi manco un cenno della mano ? Anzi , il Vangelo dice che si allontanò, (“partì da lei” l’altra traduzione) non è che la Madonna avesse un virus vero ? No, impossibile…..ah, però forse aveva fretta di andare da San Giuseppe per scriverlo poi nel Vangelo di S. Matteo…….no, neanche. Ha dimenticato la torta nel forno ed è corso a casa in via Paradiso, settimo cielo, interno 2 ? Nooo….e allora come mai questa fretta ? E’ un postino un po’ strano, non ha lasciato il tempo alla Madonna di firmare la ricevuta ! Era troppo contento della notizia che non stava più nella pelle ( ma gli angeli non hanno pelle ) e doveva correre dal Capo e dagli altri due Arcangeli per condividere la felicità ? Forse. Non è che si sarà detto tra sé e sé: ” Meglio squagliarsela prima che la Vergine cambi idea ” ? No, neanche questa. E allora che senso ha inserire una figura di un Arcangelo apparentemente come un postino frettoloso?

Anche in questo caso l’evangelista non ci riporta particolari inutili…tipo cosa stesse facendo Maria prima che Gabriele arrivasse, stava lavando i piatti ? E’ più probabile che stesse in preghiera…di solito non è che ad uno gli appare un Arcangelo o un segno divino mentre guarda la Champions ! Il postino magari sì, mentre sei sotto la doccia, ma un Arcangelo non ci risulta.

Primo insegnamento per noi. Spesso sentiamo degli sposi lamentarsi della inoperatività del Cielo. Il Signore si è dimenticato di noi/di me ? Perché non mi manda un aiuto ? Può darsi che ci siano delle situazioni in cui Dio si fa muto per saggiare la nostra fede, la nostra perseveranza; altre volte lo fa perché Lui ha una visione più a lungo raggio della nostra e sa che magari è meglio non esaudire la nostra richiesta perché ci allontaneremmo da Lui. E comunque Lui sa cosa fare e quando farlo. Certo è che davanti alla Champions non avremo delle risposte da Dio, e nemmeno ci arriverà un messaggio sullo smartphone. Quando ero giovane, e stavo attraversando una crisi vocazionale, pretendevo di svegliarmi una mattina e di trovare scritto sulla lavagna cosa avrei dovuto fare. Quella mattina non è mai arrivata……non era l’atteggiamento giusto del cuore. I saggi ci hanno insegnato : aiutati che il Ciel t’aiuta ! L’atteggiamento giusto è quello che con tutta probabilità aveva la Madonna: la preghiera, questa sconosciuta !

Sappiamo di toccare un tasto dolente per tante coppie. Ma non possiamo tacere la Verità. Anche per noi è stata questa l’esperienza. Senza preghiera non pensare che il tuo matrimonio odori di Cielo. La preghiera che parte dalla quantità per poi rivestirsi di qualità. E piano piano, giorno dopo giorno, la preghiera recitata si allunga, si protrae come un’appendice, ed entra a insaporire un gesto, poi due, e così via fino a che l’atteggiamento di tutta la giornata è quello della preghiera; essa diventa come un fiume carsico, che opera nel sotterraneo, da sopra sembra inesistente, e invece….così anche la nostra vita resta fatta di casa, lavoro, famiglia, impegni vari, ma sotto…..il fiume carsico della preghiera. Allora sì che il nostro orecchio della fede potrà sentire la voce/presenza del Cielo. E’ un cammino entusiasmante che però necessita di tanta perseveranza e di una gradualità. Siete una coppia che aspetta un segno dal Cielo ? Cominciate ad organizzare momenti di preghiera insieme (senza tralasciare quelli da soli). Cominciate con le preghiere tradizionali e poi fatevi guidare magari dal vostro sacerdote nell’esperienza.

Probabilmente questo episodio l’ha raccontato la Madonna stessa all’evangelista, visto che è l’unico ad aver inserito questo episodio nel proprio Vangelo; e sicuramente la Vergine Maria ,da perfetta umile, non gli avrà raccontato che Lei stesse in preghiera, ma lo si intuisce tra le righe; anche perché uno che sta guardando la Champions difficilmente risponderebbe di essere la serva del Signore.

Secondo insegnamento, l’Arcangelo Gabriele se ne va perché al Signore basta la nostra risposta di fede. A Lui basta il nostro “fiat”, il nostro “sì” . Poi il resto lo scopriremo solo vivendo (come recita la famosa canzone di battistiana memoria), cioè anche la Vergine, dopo che Gabriele se ne va, non poteva immaginare cosa e come sarebbe successo tutto il resto descritto nel Vangelo. Perché questo futuro che per Lei doveva ancora accadere dipenderà molto dalle scelte di fede che Lei farà. Deciderà di affidarsi al suo promesso sposo Giuseppe, deciderà di andare dalla cugina Elisabetta, deciderà di non abbandonare suo Figlio sotto la Croce, deciderà di essere la Madre della prima Chiesa nascente, eccetera. Ecco spiegato il motivo per cui Gabriele, una volta ricevuto il Sì, “partì da lei”, perché il resto sarebbe dipeso in parte dalle scelte personali della Madonna e in parte dalla Provvidenza. Aiutati che il ciel t’aiuta, cioé muovi il primo passo, poi Dio ti darà una mano per trovare l’equilibrio e non cadere, per poter muovere poi il secondo passo, e così via. Riprendi coraggio, sposa/sposo, muovi il primo passo; imita Maria che pur non conoscendo tutto nei minimi dettagli si fida del suo Papà Celeste, il Buon Dio e Padre nostro.

Buona preghiera di coppia a tutti.

Giorgio e Valentina

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Caccia al tesoro

Oggi ci fermeremo a riflettere sul fatto che Zaccheo si prepara per l’arrivo di Gesù. Se meditiamo con attenzione, probabilmente si scopre che Zaccheo aveva già il cuore ben disposto, poiché sapendo di essere piccolo di statura sale su un sicomoro. Innanzitutto cercava di vedere quale fosse Gesù. E come abbiamo già avuto modo di riflettere la scorsa settimana il verbo è all’imperfetto e quindi è un’azione che ancora continua.

Quanti Zaccheo troviamo lungo il percorso della vita. Forse sono le persone che ci incontrano tutti i giorni ed hanno nel cuore l’attesa di vedere quale sia Gesù. Eh già, ce ne sono di persone che si spacciano per Gesù, ma solo Lui si lascia crocifiggere. E così anche noi sposi dobbiamo imitare il nostro Salvatore: queste persone forse non aspettano altro di avere la conferma che noi siamo suoi discepoli e in qualche modo facciamo vedere loro qual è Gesù. Come? Testimoniando il nostro morire a noi stessi per far vivere la nostra sposa, il nostro sposo. Testimoniando che il nostro pensiero va sempre a lei/lui, che il nostro cuore è sempre con lei/lui, che il nostro sguardo è sempre con lei/lui.

Attenzione però che Zaccheo sale sul sicomoro, e cioè fa di tutto per scorgere Gesù. E resta in una posizione privilegiata per poterlo vedere. Ecco perchè a volte chi ci vive vicino ci osserva. Ma noi dobbiamo approfittare di questa curiosità per mostrare loro l’amore vero di Gesù. E’ come una caccia al tesoro. Chiudendo gli occhi sembra di vedere questo ometto che quasi in modo frenetico cerca di saltellare tra la folla per scorgere almeno il volto di Gesù tra una ciocca di capelli e l’altra. Mi viene in mente quando a volte a Messa ho davanti qualche persona alta oppure con capelli vistosi: e mi devo continuamente muovere per poter scorgere almeno per pochi istanti Gesù nascosto in quell’ostia consacrata. A volte mi sento Zaccheo. Forse dovremmo imparare ad occupare i posti davanti, il nostro sicomoro.

Ma improvvisamente la caccia al tesoro si inverte. Tutto cambia prospettiva. Forse Gesù non conosceva le regole della caccia al tesoro, avrebbe dovuto nascondersi meglio ! E invece Zaccheo viene scovato. Ma come ? Non era lui il cercatore ? Già, ma con Gesù succede sempre così. Perchè Gesù è uno che si lascia trovare, e quando meno te l’aspetti ti trova lui per primo e ti chiama.

Dobbiamo imparare a captare i segnali del nostro coniuge quando è alla ricerca di Gesù freneticamente come Zaccheo: è in quel momento che dobbiamo spiazzarlo/la mostrando Gesù attraverso il nostro abbraccio, la nostra comprensione, la nostra calma, la nostra carezza, il nostro sguardo, il nostro bacio…..ma anche con una piatto della ricetta preferita da lui/lei.

E’ come se ci fosse una lucetta spia sopra il tesoro, sembra scorretto il gioco, ma è così con Gesù. Mi immagino il volto di Zaccheo che magari tra le fronde del sicomoro si muove alla ricerca di Gesù, e improvvisamente il suo sguardo si incrocia con quello del Maestro. Come se Gesù sapesse di essere osservato, come quella volta con il lembo del mantello…..ma questa è tutta un’altra storia, che approfondiremo.

Buona caccia al tesoro.

Giorgio e Valentina

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Una sosta all’Autogrill ?

Continuiamo la nostra riflessione sull’episodio di Zaccheo; questa volta ci fermiamo su un altro particolare descritto all’inizio del brano: <<  Entrato in Gerico, attraversava la città. >>. Apparentemente Gesù sta entrando in una tra le tante città di quella regione, tra l’altro Gerico è nominata circa 70 volte ed è stata teatro di importanti vicende del popolo di Israele.

Ma questa volta pare che per l’evangelista non basti raccontare che Gesù entrò in Gerico, ma aggiunge che la stava attraversando. Qualcuno potrebbe semplicemente dedurre che siccome si stava recando a Gerusalemme doveva per forza passare da Gerico, praticamente una tappa obbligata; una sosta per rifornimento, per riposare e riprendere le forze necessarie alla prosecuzione del viaggio; come se qualche furbetto abbia suggerito all’entourage di Gesù di passare di là per far rifornimento in una casa di un ricco, una tale Zaccheo……..ne siamo proprio sicuri ? Possiamo trattare Gerico alla stregua di una fermata all’Autogrill sull’autostrada ?

Forse è meglio di no. Infatti si può notare che il verbo entrare è compiuto ma il verbo attraversare è all’imperfetto, e questo lascia trasparire che non è un’azione conclusa, tutt’altro; è un’azione che continua nel tempo. Ebbene, Gerico è situata a circa -250m s.l.m nella depressione del Mar Morto, è la città posta a più bassa altitudine del pianeta; essa è simbolo di quei momenti in cui la vita matrimoniale è sotto il livello base, sotto il livello del mare, più sotto di così non si può.

E Gesù non è un tipo altezzoso che non vuole sporcarsi i sandali con la polvere delle nostre città depresse; Gesù non è un tipo borioso che disdegna il fatto che Zaccheo lo cerchi tra la folla; Gesù non ha la puzza sotto il naso da non volersi confondere con gli abitanti di Gerico. Gesù no, non è così. Al contrario, Gesù ancora oggi attraversa le nostre Gerico (la città depressa) e non è in cerca del miglior Autogrill della zona, ma sta cercando uno Zaccheo da salvare. Per comprendere un po’ meglio dobbiamo immaginare la scena: Gesù entra in città ma è preceduto dalla sua fama, con gente che si riversa sulla strada al sentire che Gesù la sta attraversando e chiama i vicini perché escano a vedere/salutare. Dobbiamo immaginare la gente che entusiasta al vedere Gesù si affretti a chiamare parenti ed amici perché si componga un corteo.

Probabilmente anche noi abbiamo delle persone che entusiaste vengono da noi per spronarci ad uscire dalla nostra tana per vedere Gesù, magari sono colleghi, forse i parenti, i vicini, i parroci, una suora; in ogni caso Gesù non cambia itinerario ed è deciso ad attraversarla. Sì, la attraversa fino a che non incontra Zaccheo. Quando avvertiamo che il nostro matrimonio è come Gerico, sotto il livello del mare, abbiamo due possibilità: restare chiusi in casa (nella nostra tana) per non incontrare, anzi nemmeno vedere Gesù oppure imitare Zaccheo.

Se vogliamo salvare il nostro matrimonio, dobbiamo permettere a Gesù di attraversarlo, come? Facendo spazio a Lui, lasciando che Gesù cammini in tutti i vicoli della nostra città; permettendo a Gesù di impolverarsi i piedi con la nostra polvere. Gesù ci viene a scovare nei posti più reconditi dentro di noi, dentro il nostro matrimonio. E giova di più lasciarsi trovare da Gesù che impiegare tempo ed energie alla ricerca del perché siamo finiti in questo punto così basso (depresso) del nostro matrimonio. Sarà Lui ad operare il miracolo. Non sprechiamo un giorno perché ora è tempo di arrampicarsi sul sicomoro, e per sicurezza sventolare una bandierina con scritto: fermati Gesù nel mio autogrill.

Buona sosta Gesù!

Giorgio e Valentina.

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Il take away con Gesù

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Il vangelo odierno (Lc 19,1-10) ci propone il famoso incontro di Zaccheo con Gesù. Questo episodio è ricchissimo di spunti di riflessione e avremo modo di approfondirli prossimamente, a Dio piacendo. Ma oggi vorremmo proporre alla vostra attenzione un particolare , e cioè alcune parole che Gesù usa rivolgendosi a Zaccheo:<<… oggi devo fermarmi….>>

Vi siete mai chiesti perché Gesù usi spesso l’avverbio oggi ? Possiamo dedurre che Gesù avesse una certa urgenza perché era l’ora di pranzo, e dopo tante ore di cammino cominciasse ad avvertire un certo languorino ? Forse. Oppure possiamo dedurre che avesse un appuntamento dopo e quindi dovesse sbrigarsela con Zaccheo ? Probabile. In ogni caso il Vangelo è scritto così e da lì dobbiamo partire. Ma perché Gesù è fissato con l’oggi ? Ma non può rimandare al dopo, al domani ? Che fretta questo Gesù !

Sì, esattamente così, Gesù ha fretta. Una fretta che non è quella frenetica che conosciamo noi. No, per Gesù è una fretta santa. E’ una fretta di salvare chi era perduto prima che si perda per sempre. Che strano, è Dio, e come tale, potrebbe non darsi molta pena per le cose temporali, visto che Lui è fuori dai confini temporali umani. Ma……questo tempo non passa inosservato agli occhi di Dio. Già, perché oggi è il momento favorevole, oggi ti viene data un’ulteriore possibilità, domani non sai se arriva per te.

E anche a noi Gesù rivolge la stessa frase con il nostro nome proprio. Anche oggi Gesù vuole fermarsi da noi, nel nostro cuore, ma anche nella nostra casa, nel nostro oggi domestico, nel nostro matrimonio. Oggi, perché domani chissà. E allora non sprechiamo neanche un minuto di oggi per poter dire alla nostra amata quanto Gesù la ami, ma dobbiamo dirlo e farlo con il linguaggio che ci appartiene: un linguaggio fatto di camicie stirate bene e riposte nell’armadio, un fiore alla nostra amata, un fogliettino con parole d’amore infilato a sorpresa sotto la tazzina del caffè mattutino, un benvenuto coi fiocchi al nostro amato stasera quando rientra stanco dal lavoro, ecc….

Poi Gesù usa il verbo “devo” . Perché ? Ha una tabella di marcia da rispettare ? Ha un mandante che lo paga per farlo ? Sorge il dubbio che sia andato a Gerico proprio per Zaccheo. E’ proprio un tipo diverso da tutti gli altri Gesù: si auto-invita a casa della gente col verbo “devo”. Ma cosa lo spinge a rispettare questo dovere ? La risposta arriva da Gesù stesso alla fine del brano: <<Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.>> . E siccome la salvezza è urgente, Gesù deve. Guarda caso sta semplicemente attuando la realtà contenuta nel proprio nome. Non possiamo pretendere un Gesù diverso dal Salvatore. Non possiamo illuderci che Gesù sia accomodante nella nostra vita. Lui deve salvarci, è la sua missione. Ma per farlo, ha bisogno di noi. Anche se il nostro matrimonio sta attraversando un periodo di stanca, di secca, di incomprensioni, di freddezza, oppure sembra tutto finito o quasi…….diamo un’occasione a Gesù di compiere il suo DEVO e di farlo proprio OGGI. Sembrava tutto perduto anche per Zaccheo, e invece è arrivata la salvezza, il cambiamento, la conversione.

Da ultimo Gesù usa il verbo “fermarmi”. Ma certamente, a Gesù non piace fare una “toccata e fuga”, un “mordi e fuggi”. Alla nostra mentalità ormai inquinata da questo mondo pare strano che qualcosa duri per tanto tempo. Ormai trattiamo anche Gesù alla stregua del take away, prendo da Lui quello che mi piace, quando mi piace e poi via subito. Una fede take away non prevede una permanenza di Gesù nel cuore. E invece Gesù vuole fermarsi nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra casa, nel nostro matrimonio. Diamogli tempo, spazio, testa, cuore, forza, volontà, e non ci verrà sottratto nulla, ma al contrario ci verrà restituito il centuplo già quaggiù, già oggi. Così, a cominciare da oggi, prendiamoci del tempo per pregare col nostro coniuge. E quando siamo lontani l’uno dall’altro per il lavoro, preghiamo per il nostro coniuge.

Coraggio sposi, che Gesù oggi deve fermarsi nel nostro matrimonio.

Giorgio e Valentina.

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Il detersivo giusto

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La recente solennità di Tutti i Santi che abbiamo celebrato l’1 Novembre ci ha regalato un sacco di spunti di riflessione; questa volta vogliamo concentrarci su un particolare descritto nel libro Apocalisse (7,14) :<<Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. >> 

Facendo una ricerca sul “Manuale delle giovani marmotte” ho scoperto che una delle macchie più difficili da togliere dai vestiti è quella di sangue. Ora, o l’autore dell’Apocalisse non possedeva una copia del “Manuale delle giovani marmotte” (abbastanza probabile); oppure non aveva conseguito una laurea in chimica e quindi non conosceva la formula della candeggina; o, forse, non vorrei risultare il solito che cerca i misteri celati dietro le parole, voleva dire senza dire. Vabbè, avrete già intuito che la risposta corretta a questo dilemma è l’ultima: e quindi ci accingiamo ad aprire la busta C.

Cosa voleva dirci senza dirlo apertamente? Non credo volesse dirci di procurargli una copia del famoso Manuale di cui sopra. Però che strano: il sangue di quell’Agnello invece che lasciare macchie incancellabili sulle vesti, al contrario, le rende candide. Tutte le volte che riflettiamo su questo Agnello ci stupisce, è proprio un Agnello di Dio, simile ma con caratteristiche diverse dai soliti agnelli, lo approfondiremo prossimamente. Tante volte anche noi ci sentiamo come quelli che sono passati dalla grande tribolazione: il lavoro, la casa, le tasse, il mutuo, i colleghi, il capoufficio, la salute nostra o dei nostri cari, l’auto che è sempre dal meccanico, gli elettrodomestici che non funzionano a dovere; con tutto questo stress ci sentiamo già pronti per il Paradiso perché le situazioni di questa vita le consideriamo un purgatorio. Naturalmente non manca il lamento di tutto ciò.

Ma quelli descritti nell’Apocalisse vengono dalla grande tribolazione, ed essa non assomiglia granché alla lista sopracitata. Essa si può considerare in tre fasi (altrettanto descritte nello stesso libro) ma sostanzialmente consta nella grande battaglia spirituale contro le forze demoniache dell’Anticristo, contro la bestia feroce, contro Satana e i suoi seguaci. E come in tutte le battaglie se ne può uscire vincitori non senza qualche graffietto, per lo meno un po’ di macchie, appunto, sui vestiti. In ogni caso, per lavare le macchie dalle vesti c’è bisogno del detersivo adatto. E, guarda caso, il detersivo giusto è il sangue (innocente) di quell’Agnello. Tutto qui ? Sì, ma anche no.

Senza addentrarci nei particolari, possiamo dedurre che, nella battaglia spirituale, le nostre vesti bianche (simbolicamente consegnate il giorno del nostro Battesimo) possono macchiarsi. In altri articoli su questo blog sono già stati approfonditi i rischi e i pericoli di macchiare le nostre vesti matrimoniali. Noi volevamo solamente evidenziare: non importa che tipo di macchia hai sulla tua veste; non importa di quanto sia vecchia la macchia; non importa se ci siamo feriti reciprocamente come sposi e quindi macchiandoci l’un l’altro; non esistono macchie indelebili per la potenza smacchiante di quel sangue, a patto che si accetti di andare nella lavanderia giusta e Lui saprà usare la lavatrice adatta con l’unico e potente sbiancante, il detersivo divino, che Gesù (un chimico eccezionale) ha realizzato sulla croce, il proprio sangue preziosissimo.

Facciamo l’esercizio di ricordarci questo la prossima volta che carichiamo la lavastoviglie o la lavatrice, e anche questo gesto diventerà preghiera: Signore, aiutaci a riconoscere che le nostre macchie spirituali le puoi pulire solo Tu col tuo divino detersivo.

Giorgio e Valentina

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Un piccolo primo passo

( To read in English click here)

Nell’ultimo nostro articolo abbiamo accennato al primo passo del cambiamento di Simon Pietro: quel famoso pianto nella notte della Passione del Signore. Sappiamo come nella Bibbia (ma non solo) il nome e il suo significato siano inseparabili cosicché la persona scopre la propria missione nel nome che porta. Ad esempio Gesù ( nella lingua originale Yĕhošūa ) significa “Dio è salvezza”, infatti è il Salvatore. Ma torniamo al protagonista di oggi: è interessante il significato del nome Simone (in originale Šim’ôn שמעון, “colui che ascolta”). E’ interessante soprattutto in relazione al fattaccio nell’orto del Getsemani, ricordate? Simon Pietro sfodera la spada per difendere il Maestro e taglia un’orecchio ad un soldato. Perché uno che si chiama “colui che ascolta” ha mozzato proprio l’orecchio e non, che so, una mano oppure abbia infilzato il soldato nella pancia ?

Ci ha lasciato perplessi, forse l’evangelista non aveva questa intenzione ma è curioso riflettere su questo collegamento. Forse quell’orecchio mozzato sta a simboleggiare che Simon Pietro non aveva ancora ascoltato fino in fondo il Maestro; non aveva ancora accettato che il Maestro dovesse essere arrestato e poi subire tutto il resto; non voleva nemmeno sentirla questa storia della Passione del Maestro, per Simon Pietro era inconcepibile.

Quanto ci insegna tutta questa faccenda ! “Colui che ascolta” incontra molta fatica nel vivere questa missione contenuta nel suo nome. Ma poi, tutto d’un tratto, succede un imprevisto (ma previsto per Gesù)…. uno sguardo d’amore, intenso, penetrante, avvolgente, misericordioso. Ebbene, deve essere stato percepito da Simon Pietro come un dolce rimprovero, non un giudizio con la pena appiccicata, ma un giudizio che punta a ciò che puoi diventare con Gesù. E solo quando Simon Pietro è stato raggiunto da questo sguardo amorevole ha fatto il primo passo: il pianto amaro sulle proprie colpe. Che grazia questo pianto amaro, avremo modo di approfondirlo nei prossimi martedì. Ma sintonizziamoci ora su questo scambio di sguardi tra il tradito e il traditore.

Quante volte succede nella coppia che uno si senta tradito e l’altro traditore? E nessuno dei due voglia fare il primo passo ? Tante, troppe; inoltre spesso non si intravede nemmeno la via d’uscita e si rischia di archiviare il caso perchè ormai è andato in prescrizione. Non così, non così per Gesù, perchè Lui non manda in prescrizione nessun caso, ogni caso è urgente, e vi si può porre rimedio. Possiamo anche noi imitare questa “santa ansia” di Gesù nel risolvere il caso. Sì, bello, entusiasmante, creativo, ma come ?

Ci sono momenti della vita di coppia in cui si intuisce che le parole ormai sono inutili, anzi per qualcuno possono risultare anche ostili se ha deciso in cuor suo di non essere “colui che ascolta”. Quando giungiamo a questo punto, e non occorre arrivare alla fine dei piatti ( nel senso che non ce ne sono più da lanciare ), forse possiamo ancora giocare la carta dello sguardo. Probabilmente anche Gesù le aveva provate tutte con Simon Pietro ed alla fine gioca l’asso nella manica: lo sguardo. Nei corsi prematrimoniali facciamo fare questa dinamica ai fidanzati: guardarsi negli occhi senza parole e senza toccarsi per due minuti. E’ un momento forte se vissuto con verità e tutti ne escono fortificati o quantomeno stupiti di quanto si possa comunicare con lo sguardo, al punto che le parole risultino superflue. E’ un primo passo.

A volte quando sono stanchissimo mi infilo nel letto spegnendo subito anche la lampada del mio comodino, dopo un minutino esce Valentina dal bagno (guarda caso è sempre stanca ma quella sera no), si infila nel letto e lascia apposta accesa la luce per guardarmi, mi fissa mentre cerco di addormentarmi; mi sento amato tantissimo. Siamo strani lo so, ma la frenesia di questa vita non ti lascia mai neanche il tempo di guardare, o meglio, contemplare il tuo amato. E’ un primo passo.

Dall’altra parte, quando riceviamo questo sguardo, dobbiamo fare in modo di accoglierlo; è uno sguardo che perdona, che guarisce, che lenisce le ferite a volte più di tante parole. Lasciamoci attraversare il cuore e l’anima da questo sguardo che vuole donarci un’altra opportunità per riscattarci. Dobbiamo vivere il passaggio da Simone a Pietro, cioè da “colui che ascolta” a colui che è la “pietra” su cui fondo il mio cuore. E’ un primo passo.

Spesso ci frena la paura del primo passo, non è la paura di non sapere come fare il secondo passo , ma è la paura di lasciare il posto dove stavamo fermi e ci sentivamo così comodi e tranquilli. Il primo passo destabilizza. Ma tutto è cominciato con un primo passo. Coraggio.

Giorgio e Valentina

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Le 3 B.

Nell’ultimo nostro articolo parlavamo del fatto che Gesù abbia scelto i Dodici dopo un’intera notte in preghiera. A noi appare strano e illogico che uno che si definisca Dio possa aver commesso un “errore” così plateale nella scelta; visto che leggeva i cuori e, avendo passato una notte intera col Padre, ci domandiamo se lo stesso Padre non Lo abbia messo in guardia su chi stava per ricadere la sua scelta.

E’ una scelta quantomeno dubbiosa e rischiosa, quella di Gesù. Certo, si fa presto a ragionare sul fatto che si sono così adempiute le Scritture oppure altre letture del caso Giuda Iscariota, ma noi veniamo dopo circa 2000 anni di storia, di lettura dei Vangeli, di commenti, di prediche dei Padri della Chiesa; ma poniamoci per pochi istanti nella prospettiva meramente storica dei discepoli che erano lì in quei giorni e proviamo ad immaginarne le reazioni ed i commenti.

Forse anche noi saremmo di quelli che metterebbero in guardia Gesù da quel Giuda : <<…. ma perché ti fidi di uno così, si dice che abbia la mano lunga, che sia una affarista, di che gente ti stai circondando? ecc…>> ; ma soprattutto diremmo: ma perché non scegli me, che ho le 3 B : Bravo, Bello e Buono ? Forse saremmo portati a considerare Gesù un tipo bonaccione, uno che non si accorge di quelli che gliela fanno sotto il naso; oppure uno che ama le sfide, uno che fa del pericolo il suo mestiere, uno che ama il rischio. Ma credo che quello che smuoverebbe di più le critiche alla scelta di Gesù non sarebbe l’aiutarlo ad aprire gli occhi sul da farsi, ma il focus sarebbe su noi, sulle nostre intoccabili, inarrivabili, incredibili 3 B. << Guardami, come sono Bravo a…….., come sono Bello quando… e come sono Buono io che….>>.

Spesso l’atteggiamento che sorge quando qualcosa non va nella coppia è proprio questo, e cioè quello di considerare il mio punto di vista come il migliore, io che sono Bravo a fare questo e quello, io che sono Bello dentro e fuori, io che sono così Buono che perdono sempre per primo e non rinfaccio mai le 12457 volte che finora ti ho perdonato, io…, io….., io….. ed ancora io.

Ed invece la prospettiva di Gesù (e quindi quella del Padre) è diversa, usa criteri che non sono i nostri per scegliere le persone, ha un metodo diverso; sì, perché Lui non ha la prospettiva limitata che abbiamo noi che usiamo solo l’obiettivo macro (quello usato per mettere a fuoco da vicino), lui invece sulla sua fotocamera speciale monta un obiettivo con un’ampiezza grandangolare enorme, con una profondità di campo esagerata.

Lo sguardo del Padre non si ferma a quello che sei, ma vede oltre fino a ciò che puoi diventare con le sue 3B ( Benedizione, Beatitudine, Benevolenza ). E così come ha dato, sempre e continuamente e fino all’ultimo istante, una possibilità di vita nuova a Giuda Iscariota, facendogli intuire ciò che sarebbe diventato se avesse accettato la misericordia di Dio, non vedo perché non debba dare la stessa opportunità alla mia sposa/al mio sposo.A volte ci sentiamo talmente superiori a Dio, da decidere noi se dare al nostro coniuge un’altra, l’ennesima, opportunità di cambiare. Ma il cambiamento comincia con un piccolo, piccolissimo passo a volte; ricordate il primo passo del cambiamento di Pietro ? Un pianto. E’ un inizio, e che inizio !

Se il Padre ha scelto fin dall’eternità la mia sposa per me, solo per me, perchè devo rigettare questa elezione di Dio ? E’ come se Dio avesse detto alla mia sposa: << Ti affido un mio figlio, aiutalo a diventare santo, ti ho dotato di tanti doni per assolvere questo grave compito. Ora non comprendi tutto ma io ti darò gli strumenti giusti al momento opportuno perchè tu sei perfetta per lui e io ti farò diventare santa con lui>>. Questa è una missione per noi sposi, far emergere le 3 B dell’altro e con la Grazia diventare i migliori per l’altro. Quando arrivano quei momenti in cui siamo tentati di gettare la spugna, domandiamoci se anche il Padre lo farebbe ; non è forse vero che non l’ha mai mollata neanche con noi stessi?

Giorgio e Valentina.

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I lampionai…….

Nella solennità del Corpus Domini ci viene proposta la lettura 1Cor 11,23-26 la quale ripercorre le parole di Gesù nell’Ultima Cena. Ebbene, su questi versetti ci sono intere biblioteche che approfondiscono il tema partendo da vari punti focali, ma vorremmo qui proporvi di concentrarci su di un particolare che ci ha stupito questa volta nella meditatio.

Perché sia gli evangelisti che S.Paolo quando raccontano la Passione tralasciano particolari (che potrebbero soddisfare la nostra sete investigativa: tipo con quante frustate hanno flagellato Gesù), e non omettono mai che è stato tradito ? Per di più sembra che ci trovino un certo gusto nello specificare che era uno dei Dodici, scelti personalmente da Gesù dopo un’intera notte in preghiera….ma su quest’ultimo dettaglio vi rimandiamo ai futuri articoli.

Torniamo invece per un attimo a focalizzare la scena. Era notte…già perché nel cuore di Giuda Iscariota era scesa la notte. La notte biblica evoca sempre un’altra notte ben più oscura e tenebrosa. Per capire meglio dobbiamo analizzare cosa succede nella notte esterna: tutto appare diverso, i contorni non sono nitidi, ciò che è piccolo sembra grande, ciò che è grande sembra insormontabile, anche se la via è sgombra la paura di trovare ostacoli ti fa immaginare ciò che non c’è. Ecco una prima chiave di lettura per noi : nel cuore di chi tradisce si susseguono tutti questi stati d’animo, queste sensazioni, queste paure descritte per la notte esterna in un turbinio frenetico al quale è difficile resistere se non si è allenati.

Un cuore visto così non ci può lasciare indifferenti, a maggior ragione se è quello dell’amato/a. Un cuore così merita uno sguardo compassionevole, è un cuore che ha bisogno di aiuto, necessita di una luce che definisca meglio i contorni, una luce che determini la giusta grandezza delle cose, una luce che guidi i passi sulla via sgombra da ostacoli. Anche Gesù non è rimasto indifferente al cuore di Giuda. Proprio nella notte in cui veniva tradito (quindi lo sapeva benissimo) Gesù si dona. Si dona, cioè? Non si risparmia, e non fa calcoli opportunistici sul ne vale la pena?, ma al contrario offre; offre a Giuda il primo boccone, un po’ come quando noi alla festa di compleanno diamo la prima fetta al festeggiato; offre a Giuda l’opportunità di riscattarsi, di cambiare. Gesù lo chiamerà amico (dopo il bacio traditore), quella parola tanto cara a Gesù, sì perché dentro questa parola c’è un mondo di misericordia, di dolci rimproveri alla coscienza, di seduzione del cuore.

Carissimi sposi, anche noi facciamo come Gesù quando il nostro amato/a ci delude, ci fa arrabbiare perché non cambia mai, ci ostacola, ci tiene il muso, ci tradisce (non perché vada con un altro/a ma perché tradisce la fiducia riposta in lui/lei). Forse il nostro amato/a non ha bisogno subito di un dito puntato accusatore, magari invece ha semplicemente bisogno di luce nel suo cuore. Ha bisogno del primo boccone del festeggiato, ha bisogno di sentirsi dire che lui/lei è migliore di quello che ha fatto, ha bisogno di essere sedotto dalla freschezza di una luce nuova e viva . E allora c’è bisogno di LAMPIONAI del cuore che portino nel buio del cuore la luce di Gesù.

Buona luce a tutti. Giorgio e Valentina.

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