L’elemosina interiore

Oggi la Chiesa ci propone Gesù invitato a pranzo da un fariseo :

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 11,37-41 ) : In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Solitamente assistiamo a riflessioni, su questo brano evangelico, che denigrano i cristiani che sono ligi alle regole, così come lo erano i farisei, cosicché gli ascoltatori più devoti si sentono in difetto e quelli già tiepidi si sentono autorizzati a continuare ad eludere gli obblighi religiosi nascondendo le loro mancanze dietro al presunto fariseismo degli altri.

Siamo sicuri che sia proprio qui il centro di questo Vangelo ?

Ad una lettura superficiale sì, sembra che Gesù non dia importanza al rispetto delle regole esterne, tant’è che Lui stesso non ha fatto le abluzioni prima del pasto, quindi parrebbe un’implicita autorizzazione a sgarrare le regole, poiché “tanto l’importante è il cuore“, ne siamo certi che sia così semplice la questione ? Vogliamo proporvi di fermarvi con calma ad analizzare più in profondità, senza fretta, e ci scusiamo fin d’ora per la lunghezza dell’articolo. Dalla equazione di cui sopra ne consegue che potremmo eludere tranquillamente le regole dettate dalla Chiesa, a patto che nel cuore siamo puri … oppure… e anche peggio… sono migliori quelli che sanno di avere l’interno cattivo e quindi non si preoccupano neanche dell’esterno, almeno sono sinceri e coerenti !

E’ un tema delicato e non c’è qui l’intenzione di dividere con lo spartiacque i tifosi delle regole contro i tifosi dell’importanza dell’atteggiamento del cuore a discapito delle regole.

Dobbiamo dapprima mettere un po’ di ordine altrimenti rischiamo di schierarci subito dalla parte dei legalisti oppure dalla parte dei fideisti. Innanzitutto dobbiamo verificare com’è strutturata la persona umana senza la pretesa di fare un trattato di antropologia o di psicologia cristiana : l’uomo è una creatura di corpo e spirito/anima inseparabili tra loro. Se fossimo solo spirito saremmo angeli, se fossimo solo corpo saremmo come gli altri esseri viventi animali o vegetali, ed invece siamo uomini e qualcuno ama definire la nostra natura creaturale come “spiriti incarnati“, ed in effetti rende bene il concetto.

Una volta fissata bene questa realtà possiamo affrontare questo brano evangelico un passettino alla volta. Innanzitutto bisogna stare attenti a parlar male dei farisei con spietatezza, poiché essi conoscevano bene la Legge e la rispettavano. Analogamente, quanti sono i cristiani che conoscono bene la Legge di Dio e della Sua Chiesa ? Provate a chiedere a bruciapelo a qualcuno i Dieci Comandamenti oppure i 5 precetti per non parlare delle 7 opere di misericordia spirituale e le 7 di quella corporale… tanto per fare qualche esempio. Quanti saprebbero rispondere senza sbagliare o almeno quanti saprebbero almeno di cosa si tratta ?

Inoltre, quanti tra questi cristiani battezzati di cui sopra rispettano la legge di Dio ? E’ possibile che gli unici che procurano aborti o li pratichino siano solo non-cristiani ? Possibile che gli adultèri siano commessi solo dai non-cristiani ? Quelli che vivono la Domenica come fosse un qualsiasi altro giorno sono solo i non-cristiani ? Quelli che usano contraccettivi abortivi sono solo non-cristiani ?

La risposta la lasciamo alla vostra riflessione, perciò stiamo attenti noi cristiani a non scagliare la prima pietra per lapidare subito i farisei sentendocene autorizzati dal solo fatto che essi sono spesso oggetto dei rimproveri di Gesù.

Proseguendo l’analisi del Vangelo, scopriamo che Gesù non rimprovera i farisei per l’atteggiamento esterno, ma per il fatto che esso non corrisponda all’interno, NON ha MAI detto che siccome l’interno “è pieno di avidità e cattiveria” tanto vale abbandonare la pratica esterna, NO ! Questo pensiero è una distorsione delle parole evangeliche, e Gesù lo spiega bene nel proseguo del capitolo 11 di Luca.

Per capire bene cosa intende Gesù dobbiamo ritornare alla prima riflessione riguardo la natura umana, fatta di corpo e spirito indivisibili tra loro fino alla morte. Non possiamo illuderci che un’azione compiuta dal corpo non abbia ripercussioni sullo spirito ; poniamo ad esempio una persona che viene malmenata dalla persona amata : sarebbe una stortura della verità non riconoscere che queste percosse abbiano influito sulla psiche, sul morale, sull’anima della vittima, non si possono considerare solo i danni corporali, sarebbe un’ingiustizia. Ma anche nell’accezione buona succede la stessa cosa : se io tutte le volte che passo davanti ad una chiesa mi faccio il segno di Croce, può darsi che inizialmente possa restare solo un’azione corporale, ma in quel momento obbliga il mio spirito ad avere anche un pensiero piccolo piccolo per Gesù ; così come al contrario non posso pensare di bestemmiare dalla mattina alla sera ed illudermi che la mia anima non ne venga macchiata.

Cari sposi, Gesù guarda alla nostra umanità in tutta la sua interezza. Quando guarda una sposa, non può contare solo il numero delle lavatrici fatte o a quante Messe abbia assistito, allo stesso modo non può pensare ad uno sposo solo contando quanto si è sacrificato per il sostentamento della famiglia o quanti Rosari abbia recitato. Questi sono atteggiamenti esterni che rivelano il nostro amore, ma se non nascono da un desiderio di rendere l’altro/a felice o dal desiderio di dimostrare a Dio il nostro amore nei Suoi confronti, rischiano di essere infecondi, di non produrre quindi vita nuova. Che fare dunque ? Se non sono accompagnati dall’interno perfetto li dobbiamo abbandonare ? Certo che no ! Per il motivo che anche il corpo può imporre all’anima un atteggiamento, sono inseparabili !

Ma la via d’uscita ce la dà Gesù : l’elemosina interiore.

Cos’è l’elemosina ? E’ l’atto gratuito di una donazione, gratuito perché non chiede il contraccambio e quindi si trasforma in dono o donazione. La purificazione esterna dei farisei prima del pasto deve solo ricordare a chi la compie di purificare il cuore, infatti Gesù non ne ha bisogno.

Veniamo dunque all’elemosina interiore. Di quale atto gratuito di donazione parla Gesù ? A chi dobbiamo donare gratuitamente la nostra anima, il nostro spirito ? Semplicemente ridonarlo a Colui che per primo ce ne ha fatto dono gratuito, già, perché l’amore è un circolo virtuoso di gratuità, altrimenti non si può chiamarlo amore, ma possiamo definirlo come un contratto tra le parti.

Invece Gesù ci sta dicendo di donare gratuitamente la nostra anima a Dio, facendo così, avverrà che il rispetto delle Sue leggi non sarà più un’imposizione dall’alto che limita la mia libertà, ma un atto (magari faticoso) che io decido di compiere per dimostrare a Dio il mio amore e il rispetto per Lui, della Sua autorità sulla mia vita, sulla mia anima ; cosicché mi consegno totalmente a Lui, dono a Lui in elemosina il mio cuore, la mia anima, il mio spirito, faccio di Lui il mio Re e quindi seguo le leggi del mio Re, è questa elemosina che purifica anche l’esterno.

Gesù quindi sta chiedendo a quel fariseo che l’ha ospitato a pranzo di fare un salto di qualità nella vita spirituale, gli sta dicendo che va bene purificare stoviglie e mani prima del pranzo, ma va molto meglio fare anche la purificazione del cuore, le purificazioni esterne devono essere solo di stimolo e ricordo per la vera e più importante purificazione che è quella dell’anima.

Essere fedele al mio coniuge è cosa santa, ma questo atteggiamento esterno deve ricordarmi la fedeltà che Dio ha nei miei confronti e con la mia fedeltà lo sto dicendo implicitamente al mio amato/a. Rispettare il corpo di lei/lui nella sua interezza è cosa santa, ma questo atteggiamento esterno mi deve ricordare che quel corpo è tempio dello Spirito Santo, che in quel corpo alberga la Trinità Santissima, che non posso trattarlo come se fosse un Luna Park.

Cari sposi, coraggio, andiamo avanti senza paura nel rispetto delle leggi di Dio, e qualora tutto non fosse perfetto, l’elemosina interiore purificherà tutto anche ciò che deve essere purificato esternamente.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 19

Terminato l’antico inno del Gloria c’è una preghiera che fa da ponte tra la prima parte della Messa e l’inizio della Liturgia della Parola, ed il Messale ci viene in aiuto spiegandone la natura :

Poi il sacerdote invita il popolo a pregare e tutti insieme con lui stanno per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel cuore le proprie intenzioni di preghiera. Quindi il sacerdote dice l’orazione, chiamata comunemente «colletta», per mezzo della quale viene espresso il carattere della celebrazione. Per antica tradizione della Chiesa, l’orazione colletta è abitualmente rivolta a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo e termina con la conclusione trinitaria […] Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l’orazione con l’acclamazione Amen.

Questo è il momento in cui veniamo invitati ad esprimere la nostra personale preghiera nel segreto del cuore, il sacerdote poi raccoglie le intenzioni di ciascuno “racchiudendole” in un’unica preghiera più grande, una orazione solenne, una supplica ufficiale che ognuno di noi rivolge al Padre. Ufficiale perché passa attraverso il mediatore tra noi e Dio, come se fosse il nostro portavoce d’ufficio : il sacerdote, egli infatti è il ministro ordinato, incaricato cioè di essere il filtro tra il popolo e Dio, come Mosè.

Mosè riceveva dal popolo varie richieste da inoltrare a Dio, poi andava nella tenda per incontrarLo e Gli riportava le istanze del popolo rivolgendosi a Lui con frasi del tipo : “Il tuo popolo ha bisogno di…” , spesso però si sentiva rispondere : “Il popolo che tu hai fatto uscire dall’Egitto…” ; sembrava che giocassero a rimbalzarsi a vicenda l’esclusiva sulla proprietà del popolo. Il sacerdote dovrebbe imitare l’atteggiamento di Mosè : rivolgendosi al Padre per conto nostro, ricordandoGli che il popolo appartiene a Lui, intercedendo per noi presso l’Altissimo, e nel medesimo tempo si deve anche ricordare che il popolo che ha di fronte è “il popolo che tu hai fatto uscire dall’Egitto“, cioè il popolo che Dio gli ha affidato perché ne abbia cura in sua vece.

Ecco spiegato il motivo del nome di questa orazione, essa infatti ha il compito di raccogliere tutte le personali invocazioni in un’unica supplica a “Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo” ; così come facciamo colletta per raccogliere soldi a favore di una iniziativa così facciamo colletta per raccogliere invocazioni a favore di una iniziativa spirituale.

La colletta spirituale può essere fatta anche nelle nostre case, certo in una forma esterna diversa da quella della Messa, ma non per questa meno vera. La famiglia è quel luogo dove la sofferenza di un membro diventa la sofferenza di tutti ; certamente chi è colpito in prima persona dovrà prenderla di petto, ma ciò non significa che gli altri familiari ne restino indifferenti ; ogni membro si farà carico di un pezzetto di quel dolore così da alleggerirne il peso al sofferente, e lo farà con intensità, modi e tempistiche proprie a seconda dell’età, della consapevolezza. I bambini vivono il dolore in una modalità diversa da quella degli adulti, spesso esprimono il proprio dolore con l’irrequietezza, oppure con la svogliatezza, l’apatia ; il papà tende ad essere più nervoso ed irritabile ; la mamma tende ad assorbire tutti gli umori con l’accoglienza tipica femminile e ad esprimerla con lo stress, la stanchezza : questi sono solo atteggiamenti esterni, come una scorza che nasconde al centro il dolore, il malessere.

In questi momenti di sofferenza famigliare possiamo fare la nostra colletta spirituale casalinga : si può decidere insieme un momento di preghiera comunitario, nel quale si prega tutti insieme e poi ogni membro si impegna a offrire sacrifici, preghiere o penitenze personali o per la stessa intenzione oppure ognuno può esprimere le personali intenzioni di preghiera. Così facendo vivremo realmente la chiesa domestica : ogni membro, grande o piccino che sia, trova il proprio posto unico ed irripetibile nella famiglia, si sente importante e ritrova la propria dignità, nessuno è escluso, e nessuno si senta escluso in qualsiasi condizione di salute o altro, poiché ognuno ha la possibilità di realizzare la propria vocazione all’amore secondo la propria specificità, senza clonare nessun’altro. Questa è una vera colletta famigliare ! Ai genitori poi spetta il compito, in particolare al papà, di raccogliere le intenzioni varie in un’unica preghiera ( per esempio il Padre nostro ), così come fa il sacerdote nella Colletta della Messa… ogni famiglia troverà poi strategie, momenti e modalità che le sono proprie.

Continuiamo a conoscere meglio la colletta della Messa approfondendone altri due significati tra gli altri: il carattere e la sua conclusione trinitaria.

Il carattere della celebrazione viene impresso con questa orazione, sicché la colletta che caratterizza la solennità di Pentecoste sarà diversa da quella del Corpus Domini, solo per fare due esempi. Infatti nella colletta pentecostale c’è una supplica particolare dello Spirito Santo chiedendo che Esso scenda sul popolo radunato e sull’intera Chiesa, mentre nella solennità del Corpus Domini si chiede la fede per adorare il santo mistero del Corpo e del Sangue del Signore racchiuso nella Santa Eucarestia. A volte, ci capita di essere distratti a Messa dalle più disparate situazioni contingenti, però al momento della colletta, ascoltandola bene, abbiamo la possibilità di sgomberare il campo delle distrazioni e capire quale festa si stia celebrando, quale particolare aspetto del Mistero cristiano stiamo celebrando, così da predisporre meglio il cuore alla preghiera e alla contemplazione dei divini misteri.

Da ultimo, vogliamo mettere in luce la frase del Messale “l’ orazione colletta è abitualmente rivolta a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo e termina con la conclusione trinitaria […]”. Sembra una semplice indicazione per il sacerdote, ed invece contiene una verità profonda che qui accenniamo solo : ogni preghiera è fatta per mezzo di Gesù. San Paolo lo spiega bene articolando con molti paragrafi e diluendo bene il discorso nella Lettera agli Ebrei con una profondità ed una chiarezza tipica dei grandi santi ( inoltre è Parola di Dio ufficiale ), noi ci limiteremo solo a dare una piccolissima goccia di colore in un quadro gigantesco dai mille colori.

Tutto nasce dal riconoscere che Gesù è Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, e quindi Dio Padre non può più guardare all’umanità con gli occhi di prima ; da quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, il Padre guarda la realtà umana con occhi diversi, poiché è la stessa natura assunta dal Suo Figlio Unigenito, non può più ignorare questa Incarnazione, non riesce a far finta di niente guardandoci, ed il suo cuore si intenerisce sempre più in misura di quanto noi Gli ricordiamo che la nostra supplica Gliela presentiamo passando proprio da quel Figlio tanto amato.

E voi pensate che il Padre faccia orecchie da mercante alle richieste del Figlio ?

Questa è una valida indicazione anche per le nostre preghiere di colletta familiari : noi siamo troppo fragili ed imperfetti per presentare direttamente a Dio Padre le nostre suppliche, dobbiamo farci furbi e chiedere l’aiuto a dei potenti intercessori cosicché la nostra supplica venga filtrata ed epurata ad ogni passaggio per arrivare agli orecchi di Dio Padre pura e potente. Affidiamo tutto alla Vergine Maria che filtra tutto al Suo Figlio Gesù, il quale ha la chiave d’accesso al cuore di Dio Padre ; inoltre quando siamo a Messa, la preghiera ufficiale e la madre di tutte le preghiere, abbiamo un’ulteriore filtro che è il sacerdote.

Care famiglie, da domani abbiamo la possibilità di vivere con maggiore attenzione e fede il momento della colletta a Messa per poterlo vivere anche nelle nostre case.


Giorgio e Valentina.

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Due facce della stessa medaglia !

Il giorno dopo la festa di S. Francesco d’Assisi, la Chiesa ci vuole aiutare nell’imitazione di questo grande e popolare santo, proponendoci le figure di due sorelle, le quali sono diventati famose :

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42) In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

E’ curioso che il nome Marta significhi, secondo gli esperti, “padrona, signora” ; nel testo infatti viene citata lei come la padrona di casa, la quale sembra avere come arredo casalingo anche una sorella, Maria, stando alla descrizione sintetica dell’evangelista. Probabilmente molti di noi, al posto di Luca, avrebbero scritto così : “Mentre Gesù percorreva un villaggio in cui vivevano due sorelle (forse vedove?) nella stessa casa, una di loro, Marta, vide Gesù per strada, e lo invitò ad entrare da loro [ecc…ecc…ecc…]”. Sembra la descrizione della stessa scena vista con l’occhio di un carabiniere che compila un rapporto, il Vangelo invece è diverso, se usiamo una lente di ingrandimento speciale, scopriamo che esso, forse, mette in luce anche il rapporto tra le sorelle.

Infatti, la protagonista iniziale è Marta, la quale viene descritta come la padrona della casa che ospita Gesù e come colei cha ha una sorella di nome Maria ; quasi a voler dire non dicendo, l’evangelista mette in luce la chiara sudditanza di Maria nei confronti di Marta, o se volete, la supremazia di Marta su Maria, la quale sembra essere considerata la sorella minore, la pecora nera della famiglia, colei che vive in un mondo parallelo astratto, al contrario di Marta che si preoccupa dell’andamento della casa concretamente e porta sulle spalle tutto il peso di questa responsabilità.

Al di là dell’ambientazione scenografica ci sembra utile tornare sull’etimologia del nome e sul suo significato, non è un caso che Marta si senta la padrona di casa e anche di Maria ; qualche studioso fa risalire i due nomi ad una sola origine, cosicché Marta sia una variante di Myriam (l’originale di Maria).

Non è che Marta e Maria possiamo considerarle come le due facce di una sola medaglia ?

Che fossero gemelle ? Una goccia che si è divisa con due diverse e compatibili personalità ?

Potrebbe essere, in ogni caso dentro ognuno di noi convivono sia Marta che Maria, dentro ogni famiglia, dentro ogni coppia, anzi, a volte un coniuge incarna l’una e l’altro coniuge incarna l’altra. Sì, perché dentro noi c’è sempre la spinta ad occuparsi delle cose di questo mondo, non tutte cattive intrinsecamente, anzi, le faccende famigliari sono per la maggior parte buone e nobili e doverose.

Ed allora dove sta il problema di Marta, tale da meritarsi un rimprovero da parte di Gesù ? Nell’affanno e nell’agitazione !

Ed è così anche per molti sposi che si affannano e si agitano per molte cose, anche buone, ma non sono esse la parte migliore, a detta di Gesù. Perché ?

Spesso gli sposi vanno a letto la sera già con l’affanno nel cuore, perché sanno che l’indomani sarà pieno di molte faccende da sbrigare, la giornata è programmata minuto per minuto con una precisione degna dei migliori orologi svizzeri ; si appoggiano al cuscino come i corridori sulla linea di partenza pronti allo scatto vincente allo scoccare della sveglia mattutina, e via si parte ! Quando arriva sera e tutto è andato come previsto, si sentono come Indiana Jones quando esce dalla caverna orgoglioso di aver finalmente trovato il Sacro Graal, sfiniti ma eroi !

In tutta questa avventura quotidiana, chi sono i veri protagonisti ? In questa pianificazione giornaliera, che posto trova l’ascolto di Gesù ?

Quando si vive così, il cuore è sempre in affanno ed in agitazione, perché il focus è centrato su noi stessi, sulle nostre capacità, sulla perfetta riuscita del programma di gestione, sulle nostre performance ed è così che sale l’ansia da prestazione… l’ansia di fare il bravo papà, la brava mamma, la brava cuoca, il bravo lavoratore, la perfetta donna che tiene la casa come quelle sul catalogo dei mobilifici, il perfetto ripara-tutto e risolvi-tutto, la perfetta moglie sempre attraente con i tacchi 12, il macho che #nondevechieremai#, la top-manager che non rinuncia alla propria maternità, il palestrato super muscoloso che però sa giocare con le Barbie e fare la vocina di Cappuccetto Rosso, eccetera…

In tutti questi atteggiamenti, è chiaro che il centro della giornata siamo noi stessi, che però siamo fragili ed imperfetti, ed è qui che casca l’asino ! E’ quando ci scontriamo con i nostri limiti che l’affanno e l’agitazione raggiungono livelli di fondo scala, se prima l’affanno e l’agitazione sono scusati dalla consapevolezza dei nostri limiti, quando essi vengono inevitabilmente raggiunti, ecco che cominciamo a denigrare quella famosa sorella Maria sperando così che abbassando lei automaticamente venga innalzata sul piedistallo la nostra perfetta Marta.

E’ una lotta intestina che avviene spesso dentro le famiglie, dentro le coppie, ma molto più in profondità dentro noi stessi, poiché continuamente siamo tentati di dare troppo spazio alle cose di questo mondo, illudendoci che sia tutto qui, ed è così che ci tuffiamo a capofitto in mille e più faccende da sbrigare, le quali ci tengono tanto occupati, ci riempiono il tempo di cose da fare e pian piano perdiamo il senso, il significato del perché le facciamo, dello scopo per il quale ci diamo tanto da fare.

Si crea un vuoto di senso e tentiamo di riempirlo con le tante faccende quotidiane, alla fine crediamo che il senso del nostro vivere sia nelle nostre performance. E’ l’eterna diatriba tra chi vuole una Chiesa più operativa e chi la vuole più contemplativa : sono due facce della stessa medaglia. L’una senza l’altra non possono stare, ma la operativa riceve il proprio senso e significato dalla contemplativa.

Quando siamo alla fine della giornata, alla fine di una settimana intensa, e avvertiamo questo vuoto di senso, fermiamoci e lasciamo spazio alla Maria dentro di noi, la quale conosce e brama la parte migliore : l’ascolto di Gesù, della Sua Parola. Lasciamo che la nostra Maria si sieda ai piedi di Gesù e si nutra di quelle parole, di quella Presenza.

A volte, può darsi che in una vita di coppia sia Marta a prendere il sopravvento… stop ! Fermiamoci insieme, e torniamo alla nostra fonte, altrimenti rischiamo di navigare senza una rotta, di viaggiare come i nomadi e non come i pellegrini che hanno una meta.

Ascoltiamo volentieri il nostro coniuge, lasciamo che lui/lei ci apra il suo cuore per conoscerlo/a sempre di più per amarlo/a sempre di più e meglio. Potrebbe anche succedere che Gesù mi voglia dire qualcosa attraverso il mio coniuge, fermiamoci ad ascoltarlo/a con tranquillità e senza pregiudizi ma con spirito di accoglienza. Altre volte, potrebbe anche succedere che la mia amata/il mio amato abbia necessità di far uscire la Maria che ha dentro di sé, bene… toccherà a noi fare la parte di Marta nelle faccende famigliari. Ogni coppia deve trovare il giusto equilibrio tra la propria Marta e la propria Maria.

Coraggio sposi, scopriremo che Maria si è scelta davvero la parte migliore, perché è quella che riempie le giornate di senso profondo, che ridona slancio e nuovo vigore ad un cuore affannato ed agitato… scopriremo che il senso delle nostre giornate non sta nell’aver eseguito alla perfezione tutta l’agenda, anzi, spesso troviamo l’immancabile imprevisto, in questi casi lodiamo il Signore che ci castiga un poco, donandoci la possibilità di scoprire che non esistono giornate storte, esistono giornate vissute poco o male… scopriremo che a volte è meglio rimandare la stireria al domani perché oggi abbiamo bisogno di stare con Gesù, il Quale ci ridona un nuovo senso anche nella stireria piuttosto che nella lavanderia di casa.

Non basta preparare la minestra, bisogna farlo con amore e servirla con la dolcezza che ci dona Gesù !

Giorgio e Valentina.

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Giustizieri vs menefreghisti !

Il Vangelo di oggi ci racconta di quando un villaggio di Samaritani si rifiuta di accogliere il passaggio di Gesù con i suoi discepoli/apostoli, e la reazione di quest’ultimi :

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Spesso, quando ascoltiamo il Vangelo proclamato a Messa, qualche parola ci sfugge oppure non ne capiamo immediatamente la portata, vuoi per la scarsa o insufficiente amplificazione, vuoi perché il vicino ha tossito per metà del tempo, vuoi perché un infante si è messo a piangere a squarciagola, vuoi perché il sacerdote l’ha letto con sufficienza o in fretta, vuoi che siamo distratti e non usiamo la giusta attenzione che bisognerebbe avere… sta di fatto che queste situazioni contingenti non ci fanno gustare appieno la freschezza e la novità del Vangelo.

Questo episodio viene commentato, il più delle volte, ponendo l’accento esclusivamente sulla parte morale. Da un lato si dipingono i Samaritani come i menefreghisti di turno e dall’altro i due Apostoli come i giustizieri senza pietà. E da qui partono le prediche sul non rifiutare di accogliere Gesù nei nostri villaggi, nelle nostre città, nelle nostre nazioni, nella nostra vita… altrimenti diventiamo come quei Samaritani che rifiutano Gesù perdendo l’occasione di averLo tra di loro. Senza dimenticarsi di rimproverare quelli che, imitando i due Apostoli Giacomo e Giovanni, si ergono a giudici degli altri lanciando sentenze a destra e a manca, e si costituiscono come “giustizieri di Dio”.

Ovviamente questa lettura non è da ritenersi sbagliata e spesso lascia molti spunti di riflessione per la vita personale e parrocchiale, per capire dove e quando il nostro operato deve essere rivisto, modificato, cambiato, moderato… ma ci siamo posti una domanda : qual è la “buona novella” contenuta in questo brano ?

Se è vero che la parola vangelo significa “buona novella”, qual è questa buona notizia che la Chiesa ci vuole proporre con questo brano evangelico ? Sembrerebbe difficile da scovare ma… ce ne lascia un indizio nel “tratto“, quel versetto incastonato tra l’acclamazione dell’Alleluia proclamato prima del Vangelo : << Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. >>(Mc 10,45).

La buona notizia a cui fa riferimento il “tratto” è contenuta nella prima parte del brano evangelico, e cioè nella ferma decisione di Gesù di mettersi in cammino verso Gerusalemme per compiere la volontà del Padre. Quei giorni in cui “sarebbe stato elevato in alto” sono i giorni della Passione in cui sarà elevato in alto sulla croce, sono quei giorni che Gesù aspettava dall’inizio, da quella volta in cui Sua Madre Gli fece notare che era finito il vino alle nozze di Cana, ricordate ? La Sua risposta a Maria fu : << Non è ancora giunta la mia ora. >> Di quale ora stava parlando ? L’ora in cui si sarebbe manifestato per quello che è : il Messia, il Figlio di Dio, il Salvatore. Quindi la prima “buona novella” è che Gesù è proprio chi dice di essere, cioè il Salvatore, il Figlio di Dio.

Cari sposi, Gesù è veramente quel nuovo serpente di bronzo innalzato sulla nuova asta, e solo guardando a Lui il nostro matrimonio si salverà, altrimenti resterà una bellissima unione d’amore, ma di amore solo umano, non avrà il sapore del Cielo. La buona notizia quindi, è che di Gesù ci possiamo fidare, il primo e miglior consulente matrimoniale è Gesù, ed il Suo ufficio è aperto H24, 7 giorni su 7, ed è GRATIS, perché tutto è stato già pagato, qualunque sia la cifra, ha già pagato Lui su quella Croce. Ha pagato Lui al posto nostro, ha pagato Lui il riscatto al “terrorista” che ci teneva prigionieri del nostro peccato originale ; ha pagato il riscatto al nostro “rapinatore” che ci aveva rapiti al Paradiso e ci teneva sotto scacco. Cari sposi, non lasciamoci più prendere in ostaggio dal nostro nemico, il diavolo, il quale non demorde mai e ci attacca con un po’ di stalking e di mobbing. Dobbiamo respingere i suoi attacchi con la preghiera fiduciosa in Colui che ci ha già redenti, ma vuole che anche noi facciamo la nostra parte.

La seconda buona notizia, semmai la prima non fosse già sufficientemente ricca, è che “Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme… come a dire che la Passione NON è stato un inciampo imprevisto, un disguido tecnico dell’ultim’ora, al contrario era tutto previsto, anzi sembra quasi che Gesù non vedesse l’ora che arrivasse quell’ “ora in cui il Figlio dell’uomo sarà innalzato” ; come se fosse in trepidazione di portare a compimento la missione affidatagli dal Padre, bramava di salvarci e bramava che avvenisse il più presto possibile, ci ha amato così tanto che non si è lasciato distrarre da niente e da nessuno, neanche dai Samaritani che Gli rifiutano ospitalità nel loro villaggio. A differenza di altre volte in cui si infervora senza mezzi termini apostrofando gli uni come ipocriti, gli altri come una spelonca di ladri o come sepolcri imbiancati, ma questi Samaritani ( che rifiutano Gesù ) vengono invece difesi da Lui stesso, forse perché inconsapevolmente hanno accelerato gli avvenimenti futuri della Passione ; infatti l’evangelista annota che “[…]si misero in cammino verso un altro villaggio.”, senza fermarsi e perdere tempo in quel villaggio, come se Gesù avesse fretta di compiere la sua missione. E questo è confermato anche da ciò che Gesù stesso dice a Giuda Iscariota (il traditore) nell’ultima cena : “Quello che devi fare, fallo al più presto“.

Cari sposi, la seconda buona notizia contenuta in questo brano evangelico è che Gesù ha scelto di salvarci, non è che su quella croce sia morto un innocente qualsiasi, e Dio Padre abbia considerato questa morte innocente come un sacrificio in riscatto per molti, visto che ormai era andata così, tanto valeva approfittarne e valorizzare questa morte innocente in modo geniale come solo Dio sa fare. NO !

Gesù è venuto nel mondo proprio per essere innalzato su quella Croce, per salvarci, per compiere la sua missione, per realizzare se stesso compiendo la volontà del Padre, in quel momento ha rivelata la sua vera identità, il suo vero scopo, la sua peculiarità. Succede così anche nell’esperienza umana, per esempio nella nostra famiglia. Avendo quattro figlie, abbiamo imparato a riconoscere le qualità dell’una o dell’altra, e ci capita spesso di aiutarle a mettere in luce le proprie qualità nel compiere una certa attività, e quando ciò avviene, si può notare come negli occhi della figlia designata appaia una luce nuova, poiché essa sta realizzando appieno se stessa attraverso quella specificità che la contraddistingue.

Ed è così anche con Gesù : Lui ha dimostrato la sua specificità che lo contraddistingue prendendo quella ferma decisione di andare a Gerusalemme incontro alla sua missione che il Padre Gli aveva affidato.

Cari sposi, Gesù NON è il perdente, Lui HA VINTO attraverso la Croce, e noi in che squadra vogliamo schierarci per il gioco della vita matrimoniale ? Nella squadra del diavolo, il perdente, o nella squadra del VINCENTE ?

Forza sposi, la partita è già cominciata !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 18

Dopo essersi battuti il petto dinanzi a Dio Onnipotente, siamo invitati a cantare ( prima e migliore scelta ) oppure recitare il Gloria :

Poi, quando è prescritto, si canta o si proclama l’Inno:
Gloria a Dio nell’alto dei cieli……

Non è nostra intenzione analizzare ogni singola frase di questo antico inno, anche se sarebbe di grande giovamento, vogliamo però approfondirne lo spirito che lo anima e ne ha ispirato la composizione. E’ un inno con un testo meravigliosamente solenne che dà gloria alla Santissima Trinità e all’incarnazione di Gesù Cristo, quindi conferma i due principali misteri della fede.

Chi ha visto film dove ci sono re e regine, imperatori e cavalieri, di certo ricorderà le scene in cui un suddito chiede udienza alla corte del re per supplicare qualche grazia ; ebbene, si noterà come dapprima il suddito compia gesti di riverenza, poi si dichiara un umile servitore mentre allo stesso tempo tesse le lodi del re implorando quindi la sua benevolenza. Sono soltanto scene da film, si dirà, è vero, ma sono esemplari per le dinamiche che mettono in rilievo ; potrebbe sembrare un discorso fuori tema, ma scopriremo ben presto che sono le stesse dinamiche che la Liturgia ci fa mettere in atto.

Infatti abbiamo già affrontato come l’entrare in chiesa sia il trovarsi in udienza al cospetto del Re dei Re, inoltre abbiamo compiuto vari gesti di riverenza/adorazione/venerazione come la genuflessione, abbiamo poi riconosciuto umilmente di essere peccatori e bisognosi del perdono di Dio implorando la sua benevolenza e la sua misericordia, ed ora diamo gloria a Colui che ci ha ammessi alla Sua presenza, non ci ha schiacciati per le nostre iniquità, ma anzi, ci ha perdonati ed ha avuto misericordia di noi.

Quando ci sentiamo schiacciati dal peso dei nostri errori/sbagli non vediamo l’ora che qualcuno ci rassicuri che le conseguenze del nostro errore non sono così devastanti, inoltre speriamo nel perdono a piene mani ; ed il perdono ricevuto riaccende in noi la speranza in un futuro migliore, solleva il macigno che teneva schiacciato il nostro petto e tiriamo un liberante sospiro di sollievo. Ed è proprio in questo momento che scaturisce nel cuore del fedele il canto del Gloria, quel canto liberatorio che esprime la festa ed insieme l’onore di essere purificati e ammessi alla presenza del Re, del Quale ne intesse le lodi e le grandezze senza fine.

Assomiglia un pochino a quella sensazione che si prova quando si è investiti da una profonda gioia e si avverte la necessità di cantare a squarciagola, come se il corpo non avesse mezzi adatti ad esprimere tale stato d’animo per cui non gli resta che cantare. Ecco spiegato il motivo per cui il Messale indica come prima e migliore scelta per l’inno del Gloria il canto, e come seconda scelta la recita ; certamente la recita di questo antico inno non deve essere fatta come se leggessimo le istruzioni della Ricetta della Torta di rose ( o per i più anziani le Pagine Gialle ) ma deve essere animata dall’onore immeritato di poter stare alla Sua presenza per lodarLo, ringraziarLo, adorarLo, benedirLo, glorificarLo… è un inno e come tale va recitato, non va sbiascicato a mezze labbra o ridotto a ripetizione mnemonica di una serie di parole, dobbiamo cantarlo/recitarlo come ( ma anche di più ) i cavalieri recitavano il loro codice d’onore nel giorno della loro investitura.

Ma questo antichissimo inno dà gloria a Dio nel senso che Gliela aumenta ? Quando nella S. Messa non è previsto il Gloria, come in Quaresima, Dio perde un po’ della Sua gloria ?

Sono domande semplici e per molti forse risultano banali, ma ci aiutano a focalizzare ancora meglio un aspetto attorno alla recita/al canto del Gloria. Dio, in quanto Dio, non ha delle carenze psicologico-affettive, non ha problemi di bassa autostima, per cui il fatto che noi Gli diamo gloria o meno non intacca la Sua deità, la nostra lode non aggiunge nulla a Dio, alla sua essenza, Lui rimane Infinito prima e dopo il nostro riconoscimento, senza la nostra lode Lui continua ad essere Dio con tutti i suoi attributi… e quindi a che serve lodarlo e glorificarlo ?

Innanzitutto perché Gli è dovuto, in quanto Dio, è un suo diritto essere riconosciuto come tale ed è un nostro dovere ringraziarLo, lodarLo, adorarLo e glorificarLo. E poi è un esercizio cardiovascolare !

E’ risaputo infatti che l’attività cardiovascolare, nel nostro corpo, trae grande giovamento dal nostro stato d’animo, dal nostro umore… quando siamo allegri ed euforici, il cuore cambia ritmo, le arterie si dilatano e si distendono, il cervello produce poi gli ormoni “della felicità” che rendono più dinamico lo scambio dell’ossigeno tra le varie parti del corpo… insomma, mens sana in corpore sano. Se è così per il nostro corpo, non possiamo pensare che l’anima sia totalmente disinteressata e nel frattempo si faccia una dormitina, anzi, in realtà è il contrario perché è l’anima che infonde vita al corpo.

Ma se è vera questa esperienza, dobbiamo ragionare così anche per il circuito cardiovascolare dell’anima. Quando diamo lode a Dio, Lui non cambia, ma noi sì ! La lode gratuita ( cioè disinteressata e non legata ad un profitto ) a Dio apre il nostro cuore a ricevere nuovi doni, nuove grazie, che sono lì già pronte per noi, ma non potevano entrare prima della lode perché avevamo il cuore chiuso : il nostro “cuore spirituale” si allarga e si predispone ad accogliere Dio, cambia ritmo, le arterie della nostra vita virtuosa si dilatano e si distendono, il cervello della nostra fede produce gli ormoni della felicità… quindi, a giovarne non è Dio ma siamo noi.

Cari sposi, impariamo a dare a Dio la nostra lode, la gloria, impariamo ad adorarLo, continuiamo sempre a benedirLo in ogni circostanza della vita. Anche gli sposi possono imparare a cantare/recitare insieme il loro personale Gloria ; non avrà le parole di quello della Messa, ma si declineranno alle esperienze della loro vita matrimoniale, l’importante è che siano lodi a Dio. Anche quando vivete momenti di difficoltà, cominciate con la lode la vostra preghiera, perché Dio è più grande della vostra fatica, del vostro problema, niente è impossibile al Signore ; cominciate a lodarLo anche per quel momento brutto che state passando, sembra da pazzi, ma il vostro cuore si allargherà, comincerete ad intravedere una luce nel buio della vostra contingenza, non vi sentirete più soli nell’affrontare la difficoltà.

Coraggio sposi, non lasciatevi cadere le braccia ! Diamo gloria a Dio e Lui non tarderà.

Giorgio e Valentina.

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Occhio al tappeto !

Il Vangelo di ieri è famoso tanto quanto è sottovalutato da tanti cattolici :

( Lc 8,16-18 ) In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Quando Gesù parla alla folla parte sempre da esempi tratti dalla vita di tutti i giorni, usa immagini e similitudini che l’ascoltatore medio conosce e sa comprendere appieno, ma poi rincara la dose facendo degli affondi che non sfuggono all’ascoltatore più preparato e più attento. E terremo conto di questo metodo nella riflessione di oggi, facendo in modo che ogni coppia possa riceverne giovamento per la propria vita.

Ad una prima analisi è abbastanza scontato paragonare i discepoli di Gesù con questa luce, in quanto in altri discorsi lo stesso Gesù dice : <<[…] voi siete la luce del mondo […]>>, ecco quindi un primo insegnamento per noi sposi : abbiamo scoperto di essere luce del mondo, ma in quanto sposi col sacramento, la luce di ognuno si aggiunge a quella del proprio coniuge, dando vita ad una nuova luce più forte, più chiara, che riesce ad illuminare una stanza più grande oppure a definire ancora meglio i contorni della stanza dove siamo.

In una stanza di 30mq, con una lampadina da 60W, ci si vede discretamente da riuscire a svolgere tranquillamente tutte le attività ordinarie, la stessa stanza può però essere illuminata da un’altra lampadina uguale raggiungendo così 120W, e questa luce aggiunta ci permette di vedere nei dettagli le briciole di polvere/sporco che altrimenti sarebbero rimaste ad inzozzare la stanza. Oppure : possiamo sicuramente tracciare un disegno tecnico con maggiore precisione con una luce di 120W piuttosto che con i soli 60W iniziali. Trasportiamo ora questi paragoni nella nostra vita.

La stanza è simbolo innanzitutto del nostro cuore ( ma poi anche della nostra vita, della nostra famiglia e della vita delle persone con cui abitualmente interagiamo ) : se quindi nel mio cuore c’è solo la luce della mia vita di Grazia, posso sperare di vivere onestamente una vita di ordinaria santità, ma, se nel mio cuore lascio entrare la Grazia che c’è nel cuore del mio amato/a, allora il mio cuore riceve una luce aggiuntiva che riscalda maggiormente, illumina meglio e di più anche la stanza del mio cuore. Non possiamo quindi vivere una vita di fede da sposi come se fossimo due entità separate, che condividono tutto tranne la vita di Grazia… ma se il matrimonio è dare tutto, come è possibile farlo trattenendo per se stessi la vita di fede in un angolino privato in cui non permetto al mio coniuge di metterci dentro neanche il naso ? Troppi sposi cristiani vivono come due persone che si dividono le mansioni di famiglia/di casa con una perfezione incredibile e lodevole , logisticamente parlando, ma non vivono insieme la vita di Grazia : lui va a Messa il sabato sera così la domenica mattina ha tutto il tempo di accendere il barbecue con calma, lei invece va a Messa alle 10 con i bambini lasciando spazio al re del braciere … oppure… lui puntualmente va a Messa con i figli la domenica mattina apposta per lasciare libera la casa a lei, che è tutta settimana che non vede l’ora di metterla sottosopra per farla splendere come non mai libera dagli impicci di marito e figlioletti, senza dimenticare di chiedere al marito di passare al parco dopo Messa oppure al supermercato così da non averli tra i piedi finanche all’ora di pranzo … pregare insieme ? Non se ne parla nemmeno ! Andare insieme a Messa ? Utopia !

Vivendo così, si intuisce immediatamente come sia quasi impossibile che il cammino di santità personale e di coppia possa dirsi veloce, anzi, sarà talmente lento da considerarlo praticamente in sosta con le 4 frecce accese… in attesa di chissacché… il cuore ( la stanza dei 60W ) di ognuno resterà illuminato ( quando va bene ) solo dalla lampadina di quei 60 Watt che, senza manutenzione, si riempirà di polvere portando inesorabilmente ad una luce sempre più flebile fino a scomparire.

Passiamo ora alla seconda parte : “non c’è nulla di segreto…” ; dobbiamo restare sull’immagine della stanza del nostro cuore con i 60W : spesso noi pensiamo di tener nascosti i nostri segreti alla luce della Grazia. Speriamo di nasconderli in un luogo segreto del nostro cuore, ma che segreti sono ? Sono i nostri difetti, le nostre malefatte, i nostri peccati, le nostre cattive inclinazioni, i nostri vizi… gli sposi più onesti, li nascondono per vergogna, ma i più li nascondono perché in fondo in fondo sono legati ai loro peccati/vizi… la lampadina da 60W è accesa ma è talmente impolverata che la luce è fioca, questa è la condizione perfetta perché nessuno si accorga di quei vizi nascosti sotto il letto… in fondo in fondo spesso troviamo gusto nel peccare, ci piace peccare, perché spesso troviamo immediati appagamenti senza grandi sforzi… ed allora scatta l’operazione tappeto : ossia nascondere la sporcizia sotto il tappeto. Ma quale tappeto ? Il tappeto del “vado sempre a Messa la Domenica”….”non ho mai fatto le corna a lui/lei”…”aiuto sempre in oratorio quando serve”…”sono un grande lavoratore e non ho fatto mai mancare nulla alla famiglia”…”non ho tempo per Dio, devo stirare, cucire, lavare, pulire, stendere, stirare, lavorare, cucinare”…”almeno la Domenica ho diritto ad un riposo, e poi al Signore io ci penso lo stesso anche se non vado in chiesa” … ecc… ecc…

Tanto è comoda la situazione con poca luce cosicché nessuno si accorge dei miei vizi/peccati, tanto risulta scomoda ed ingombrante una seconda lampadina perché mi costringerebbe a togliere i miei segreti da sotto il letto, tutto ciò che è nascosto sarà visto/notato in piena luce… e questa situazione mi costringerebbe a prendere la decisione di cambiare. Infatti il giusto/il santo dà fastidio ai peccatori incalliti non tanto per ciò che fa o che evita di fare, ma perché li costringe a rivedere dentro sé stessi, mette a nudo i loro vizi/peccati, e questo è scomodo per essi che si sentono intoccabili e perfetti. E molti sposi, forse, non vivono insieme una vita di Grazia, a causa del fatto che la lampadina dell’altro/a costringe ad aver maggior luce nella propria stanza, e nascondere segreti diventa impossibile, ciò costringerebbe ad essere sempre all’altezza della situazione, ad impegnarsi nella vita di fede, di Grazia, e soprattutto ad abbandonare un vita peccaminosa a cui invece sono particolarmente affezionati.

Cari sposi, coraggio ! Non abbiate paura di far entrare nella stanza del vostro cuore una seconda lampadina da 60w, perché la vita di Grazia ha bisogno di continue conferme, ha bisogno di essere costantemente stuzzicata, stimolata, altrimenti inciamperemo sempre nei nostri difetti , nei nostri vizi/peccati. Nel matrimonio, la fede di uno arricchisce la fede dell’altra e viceversa, l’esempio di una stimola la conversione dell’altro e si entra così in un circuito virtuoso in cui si fa a gara nello stimarsi a vicenda nella Grazia di Dio.

Coraggio sposi, è ora delle pulizie di autunno !

Giorgio e Valentina.

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Ceraste cornuta

Riportiamo una piccola parte del brano proposto oggi dalla Chiesa, il giorno della solenne festa della Esaltazione della Santa Croce :

[…] Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Tra i tanti castighi che in 40 anni di cammino dell’esodo il popolo d’Israele deve vivere, c’è quello dei serpenti del deserto che fanno morire un gran numero di Israeliti, allora essi chiedono aiuto a Mosè, che a sua volta supplica Dio, la cui risposta è il brano sopra riportato.

Ancora una volta il popolo non si fida del Signore, il quale, nonostante l’incredulità e l’infedeltà dimostrataGli anche dopo le manifestazioni della propria Onnipotenza, si lascia commuovere manifestando la propria misericordia con questo popolo “dalla dura cervice” donando ad esso l’ennesima via d’uscita.

E’ interessante notare come la soluzione proposta da Dio non sia proprio all’acqua di rose… infatti leggendo con attenzione si evidenzia come la richiesta del popolo sia quella di allontanare i serpenti, ma Dio non li allontana, donando però loro la salvezza dal mortal veleno. Infatti si può constatare che i serpenti continuano a morsicare gli israeliti, i quali potranno restare in vita ( dopo il velenoso morso ) solamente guardando al serpente di bronzo innalzato da Mosè, ossia riconoscendo che non possono salvarsi da se stessi ma hanno necessariamente bisogno della salvezza offerta dal Signore.

Cari sposi, la pedagogia di Dio, è ancora la stessa : la vita del sacramento del matrimonio non è esente da prove, difficoltà, momenti di stanca, di crisi, dubbi, dolori, malattie, incomprensioni, litigi… questi sono i morsi dei nostri serpenti. E il Signore non ci esenta da essi, ma desidera che il loro veleno non ci uccida, così come ha voluto che i morsi della ceraste cornuta ( la vipera del deserto ) non uccidesse il popolo d’Israele, così anche per noi basterà riconoscere che non possiamo salvarci da noi stessi, dovremo infatti riconoscere che solo uno è Il Salvatore : Gesù Cristo… così come ha mantenuto la promessa fatta agli israeliti per mezzo di Mosè, così la Sua Salvezza entrerà nella nostra coppia, nella nostra casa, nella nostra relazione malata, nei nostri affetti disordinati, nel nostro amore, nel nostro matrimonio.

Non possiamo non evidenziare poi che la Sacra Scrittura riferisca solo “restava in vita“, non accennando al morso. La ceraste cornuta però possiede due bei dentini che si infilano nella carne rilasciando il loro veleno mortale, quindi si può presumere che gli israeliti restassero in vita sì, ma portassero le cicatrici del morso… come una memoria nella carne della misericordia di Dio, qualora il soggetto avesse poca memoria dei prodigi divini, ma anche come testimonianza impressa nella carne da mostrare agli increduli.

E così avviene anche nel matrimonio : le prove, le difficoltà, le crisi, i dubbi, i dolori, le malattie, le incomprensioni, i litigi tra noi sposi possono non essere mortali, ma ci lasciano delle cicatrici a testimonianza e memoria del nostro impegno nell’onorare la nostra promessa di amare l’altro/a tutti i giorni della vita ed in qualsiasi circostanza.

Continuando nell’analisi del testo, notiamo come la via d’uscita che l’Onnipotente fornisce al popolo non sia esente dal contributo dello stesso, ed è uno stile caratteristico del rapporto di Dio con l’uomo : l’uomo chiede aiuto, ma deve essere cosciente che non può starsene con le braccia conserte aspettando che faccia tutto il Signore, ma è necessaria anche la sua parte in questo aiuto. La saggezza cristiana ha riassunto in un famoso detto questa dinamica : aiutati che il Ciel t’aiuta.

Così come i morsicati dovevano guardare al serpente di bronzo per restare in vita, così noi sposi dobbiamo guardare al nuovo serpente di bronzo, a Gesù ! Così come il serpente di bronzo è stato innalzato sopra un’asta, Gesù ( il nuovo serpente di bronzo ) è stato innalzato su di un’altra asta : la Croce ! Ecco allora la soluzione contro il veleno mortale dei nostri serpenti : guardare Gesù in Croce. Certamente questo guardare si traduce poi in tanti comportamenti : guardare diventa contemplare Gesù che dona tutto sé stesso per noi ; guardare significa imparare da Gesù sforzandosi di imitarLo soprattutto quando tutto sembra finito, Lui non ha mollato fino alla fine, così dobbiamo fare noi ; guardare è pregarLo ed affidarsi a Lui ogni giorno così da essere già allenati e pronti a farlo appena saremo morsicati ; guardare è far diventare Gesù il centro della nostra vita personale e di coppia prima nel cuore per poi tradurlo nella vita concreta ; guardare diventa mettere Gesù al posto che Gli spetta di diritto, essendo Dio, e cioè al primo ; guardare si traduce anche nell’obbedienza alle Sue leggi, senza se e senza ma… insomma, noi facciamo la nostra parte fino in fondo che poi il Signore non mancherà della Sua Salvezza e del Suo aiuto.

Molti sposi stanno vivendo momenti di difficoltà, di aridità nella loro relazione, di angoscia per il futuro, mancanze di attenzioni reciproche, problemi con la famiglia di origine, fatica nel perdonarsi le ferite inferte reciprocamente… questi sono solo alcuni dei serpenti del matrimonio : CORAGGIO SPOSI, non lasciamoci ammazzare dal veleno di questi serpenti, ma GUARDIAMO GESU’, che è il nuovo serpente innalzato sulla nuova asta, la CROCE : è lì che troviamo l’ANTIDOTO, anzi L’ANTIDOTO è GESU’ STESSO !

Coraggio, non temete di aprire il cuore a Gesù, ci resteranno le cicatrici ma il veleno non ci ucciderà !

PS : Sarà una coincidenza il fatto che questo serpente sia cornuto ?

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 17

Dopo il segno di croce il Messale indica :

Segue l’Atto penitenziale, introdotto dal sacerdote con queste parole :
Fratelli e sorelle, per celebrare degnamente i santi misteri,
riconosciamo i nostri peccati.

Questa è solo la prima di alcune formule che il sacerdote può decidere di utilizzare, ma nella sua brevità riassume perfettamente lo stile e la condizione dell’animo “sine qua non”. Innanzitutto ribadisce e riconosce che la Messa non è un semplice rito umano , ma è la celebrazione dei santi misteri ; inoltre con la frase “per celebrare degnamente i santi misteri” si intende altresì specificare che :

  • i santi misteri vanno celebrati
  • vanno celebrati degnamente
  • per celebrarli degnamente bisogna seguire le indicazioni della seconda parte della frase, e cioè riconoscere i propri peccati
  • è sottinteso che è possibile anche celebrarli in modo indegno

Procediamo applicando alla vita coniugale quello che di volta in volta impariamo… ma perché ci ostiniamo a vedere una sorta di parallelismo tra la Messa e la vita degli sposi, definita profeticamente Chiesa domestica ? Ci viene in aiuto il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale citando la “Sacrosanctum concilium” così si esprime:

La liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa

In parole povere : la Chiesa ci invita ad esprimere nella nostra vita, quella quotidiana, il mistero di Cristo che nella Messa celebriamo… cari sposi, dobbiamo quindi imparare a tradurre nella nostra concreta vita coniugale quegli atteggiamenti che a Messa viviamo… quasi da vivere una vita matrimoniale che è una Messa perenne, sia celebrata sia vissuta.

Vediamo quindi, con ordine, cosa ci suggerisce l’atto penitenziale : così come la Messa non è un semplice rito umano per celebrare il divino, parallelamente la vita sponsale non è una semplice ufficializzazione dell’unione d’amore tra un uomo ed una donna, ma è un segno nel mondo dell’amore di Dio per l’uomo e dell’amore di Cristo per la Sua Chiesa : è quindi un mistero santo. Col sacramento del matrimonio, i due sposi diventano ufficialmente profeti dell’amore di Dio.. come cambierebbe la nostra relazione se non vedessimo solo l’umanità, che è piena di fragilità e di difetti, ma riuscissimo a scorgere la grandezza di un Dio che per manifestarsi al mio coniuge ha scelto di aver bisogno della mia umanità ! Ogni sforzo fatto per migliorarsi allora non sarà semplicemente visto come un vano tentativo per raggiungere un obiettivo solamente psicologico/umano, ma diventerà la maniera con cui io cerco di vivere sempre meglio e con maggiore trasparenza il compito che mi è stato consegnato da Dio, e cioè di amare il mio coniuge al suo posto, quasi in sua vece.

  • i santi misteri vanno celebrati : ecco che qui si riprende la tematica che abbiamo affrontato all’inizio di questo percorso, vale a dire della precettazione domenicale. Così come siamo precettati per celebrare i santi misteri almeno la Domenica e le altre feste comandate, così siamo precettati a vivere da sposi almeno finché uno dei due non muore ; infatti è questo che ci promettiamo all’inizio del matrimonio… ricordate ? ci promettiamo di amarci ed onorarci tutti giorni della vita finché morte non ci separi. Come traduciamo questo nella vita quotidiana ? Quali sono i gesti con cui onoriamo il nostro coniuge ? Quali sono i gesti, le parole, i pensieri, gli sguardi, ecc.. con cui invece lo/la disonoriamo ? Così come onoriamo Dio nella Domenica ed in particolare nella S. Messa, così siamo precettati ad amare il nostro coniuge : è un dovere ( un dolce dovere ) , è una decisione che NON va a discrezione dell’umore di oggi, nemmeno segue i nostri sentimenti troppo altalenanti, e tantomeno va in base al fatto che lui/lei se lo meriti… se Dio ci amasse solo quando lo meritiamo, quanto ci amerebbe nella vita ? 5 minuti al giorno, forse !
  • vanno celebrati degnamente : bisogna celebrare solennemente Dio in modo degno dei Suoi attributi, della Sua divinità, della Sua bontà, ecc… quindi non possiamo stare in chiesa come quando stiamo nel locale per l’aperitivo con gli amici, non possiamo agire in modo irrispettoso del luogo, degli altri fedeli e della solennità del momento… non saremmo inopportuni se ci mettessimo a fare cabaret comico e raccontassimo barzellette al funerale di una persona cara ? Così come abbiamo il minimo rispetto della persona morta e del dolore di chi la piange, non c’è motivo perché dovremmo averne meno per Dio. E se guardiamo alla vita sponsale : siamo chiamati ad amare il coniuge con dignità, perché se lo/la usassimo per i nostri interessi, che amore gratuito e disinteressato sarebbe ? Se lo/la trattassimo come un oggetto a nostro uso e consumo potremmo chiamarlo amore ? Se la nostra relazione fosse solo orizzontale ( come ce la presenta il mondo ) non sarebbe rispettosa della altissima dignità che lui/lei ha in quanto figlio/a di Dio, in quanto redento dal sangue del Figlio di Dio, in quanto investitore della propria vita sulla mia felicità.
  • per celebrarli degnamente bisogna seguire le indicazioni della seconda parte della frase, e cioè riconoscere i propri peccati : il minimo richiesto dall’incontro con Dio è riconoscere che Lui è Dio e noi siamo sue povere creature, Lui è il Redentore e noi i redenti ( e bisognosi di continua redenzione ), Lui è il Santo Santo Santo e noi i peccatori che meritiamo i suoi castighi, Lui è La Misericordia e noi siamo i bisognosi di misericordia. Similmente, nella vita coniugale è meglio togliere la trave dal proprio occhio prima di vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro/a ; prima di pretendere che l’altro/a diventi perfetto/a e senza difetti, concentriamoci sull’eliminare i nostri.
  • è sottinteso che è possibile anche celebrarli in modo indegno : Dio ci lascia liberi ed è quindi possibile che qualcuno si accosti alla celebrazione dei santi misteri in modo indegno, ma non dobbiamo pensare subito a chissà quali castighi Dio infliggerà a quella persona ( semmai a quelli ci pensa Lui con modalità Sue e a tempo debito ), come se ci dovessimo aspettare che Dio si vendichi dell’amore non corrisposto scagliando fulmini e saette, no… Dio non ha bisogno di sentirsi confermato nella Sua Deità grazie al nostro riconoscimento… il primo castigo ce lo infliggiamo da soli, quando torniamo a casa ( dopo la Messa ) con la sensazione di non aver niente tra le mani, cosa è successo ? Il nostro cuore non era predisposto ad accogliere le miriadi di Grazie che il Signore aveva già preparato lì per noi in quella Messa, e restiamo soli senza Dio, diventiamo sempre più cupi, sempre più tristi e perdiamo la capacità di amare il nostro coniuge… la vita senza Dio è una vita imbruttita, squallida. Similmente, nella vita sponsale ci si può unire in una sola carne 1000 volte, ma se questo importante gesto è svolto in modo indegno non si raccolgono frutti di amore vero, e una relazione così malata può far portare avanti per inerzia un matrimonio anche per 40 anni, ma lo possiamo chiamare un santo e bel matrimonio ?

Il Messale poi ci invita a recitare il “Confiteor” ( Confesso a Dio Onnipotente…. ), l’ammissione pubblica del nostro essere peccatori e bisognosi di perdono ; la recita di esso è importantissima perché dichiariamo senza mezzi termini di aver peccato in ogni forma, e lo facciamo solennemente e pubblicamente, dove per pubblicamente non si intende solo gli altri fedeli convenuti attorno a noi, ma la Chiesa trionfante, infatti dopo esserci rivolti direttamente a Dio Onnipotente, chiediamo aiuto e sostegno alla Madonna e agli altri santi senza dimenticare gli Angeli, più ammissione pubblica di così ! Segue l’assoluzione del sacerdote dopodiché si continua ad invocare la misericordia divina recitando o cantando il Kyrie :

Seguono le Invocazioni Kýrie, eléison, se non sono state già proclamate o cantate con
l’atto penitenziale:
V/ . Kýrie, eléison. ( Signore, pietà )
R/. Kýrie, eléison.
V/ . Christe, eléison. ( Cristo, pietà )
R/. Christe, eléison.
V/ . Kýrie, eléison. ( Signore, pietà )
R/. Kýrie, eléison

Sono invocazioni accorate a ciascuna delle persone della Santissima Trinità, infatti il primo Signore è il Padre, Cristo è naturalmente il Figlio ( Gesù ) e l’ultimo è lo Spirito Santo, che professiamo e proclamiamo Signore quando recitiamo il Credo. La Liturgia ci insegna a chiedere scusa e perdono a Dio, similmente nelle nostre case dovremmo vivere ogni giorno il nostro “atto penitenziale”, perché di errori ne commettiamo ogni giorno. Quanto è stato salutare per noi, aver imparato alla scuola della Liturgia, a chiederci scusa ogni giorno prima di addormentarci e tante volte anche durante il giorno… dona tanta pace sapere che il mio amato/la mia amata anche oggi mi ha sopportato e perdonato, dona fiducia nel futuro.

Coraggio sposi, viviamo con più intensità il nostro atto penitenziale casalingo e scopriremo tanta pace !

Giorgio e Valentina

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Imitatori

In queste settimane la Chiesa ci propone la lettura del Vangelo di Luca :

Lc 4,38-44 […] Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Sono brani che ci presentano un Gesù che parla alle folle, compie miracoli, va nella sinagoga e poi prega tutto solo in luoghi deserti. In questo brano si racconta di quel giorno in cui Gesù ha guarito la suocera di Pietro ( leggi il nostro articolo a proposito ), dopodiché guarisce tanti malati nei pressi di quella casa ed infine eccoci all’alba del giorno dopo descritta in questo brano. Pare che Gesù prediliga questi momenti per pregare, e cioè i primi e gli ultimi momenti del giorno, ed inoltre si nota come cerchi sempre luoghi deserti, lontano dal rumore, dalla folla, dal caos, dalle distrazioni di questo mondo : secondo noi non è un caso, se ci dichiariamo Suoi discepoli dobbiamo imitarLo come meglio possiamo anche nella preghiera.

Certamente quando si hanno figli piccoli e infanti che trotterellano allegramente per casa si fa complicato già ritagliarsi del tempo solo per fare una doccia in tranquillità figuriamoci una notte in preghiera se ci sono poi di mezzo le poppate notturne al più piccolo della famiglia… eppure anche in mezzo a questi momenti, che sono intensi sì, ma di passaggio, ci si può imporre un tempo per la preghiera orante. E’ un tema molto delicato, perché molte coppie svicolano dalla preghiera orante con la scusa che anche questi gesti d’amore famigliari se vissuti nella fede e nel vero amore oblativo possono diventare preghiera costante, ed è verissimo ; dobbiamo però vigilare affinché questi gesti non soffochino il nostro afflato di dialogo orante col Padre e non ne prendano il posto.

Se vogliamo il nostro coniuge bello/a fuori e dentro possiamo cominciare col ricordarglielo dolcemente oppure invitarlo a recitare qualche preghiera insieme.

La preghiera orante è certamente un cammino e non si improvvisa ma ciò non deve farci desistere dal perseguirla. Come tutti gli sport essa ha bisogno di allenamento e non ci si improvvisa campioni in una disciplina col solo desiderio, ma col duro e perseverante lavoro costante e quotidiano, le recenti Olimpiadi ci sono maestre in questo : si parte con un piccolo allenamento, che giorno dopo giorno viene aumentato nella durata e nella intensità con piccoli passi ma costanti fino ad arrivare ad un livello in cui ciò che si fa con tranquillità e quasi con nonchalance sembra inarrivabile per chi ha appena cominciato.

Cari sposi, sforzatevi di ritagliarvi momenti di intimità col Signore, da soli ( o in coppia se possibile ), anche nella vostra stanza della casa preferita, dove vi sentite più a vostro agio, fatevi aiutare da immagini sacre, quadri, statuine casalinghe… insomma fate in modo che quei momenti di intimità col Signore siano profondi anche se all’inizio si tratterà solo di pochi minuti ; per qualcuno può essere d’aiuto andare nella vicina chiesa parrocchiale ( o almeno passarci davanti se è chiusa ), per altri fare una passeggiata al vicino santuario, alla Pieve del paese, alla Santella posta in fondo alla strada, oppure fermarsi in quel punto panoramico e godere così della presenza del Signore nella Creazione per poi entrare in intimità con Lui.

Anche Gesù era assillato dalla folla che lo richiedeva di qui e di là dalla mattina alla sera, era un VIP dell’epoca, eppure abbiamo letto che sul far del giorno si ritira da solo in un luogo deserto… ci piace immaginare Gesù che esce dalla casa di Pietro alle prime luci dell’alba in punta di piedi, leggero leggero, e senza farsi sentire/notare passa in mezzo alla folla ancora dormiente creandosi un varco e finalmente raggiunge un luogo deserto per starsene da solo col Padre Suo in preghiera.

Questi momenti di intimità col Padre sono per Lui sorgente di forza, di coraggio, sono come la benzina per un motore, come il cibo dona energia e vita al corpo, così la preghiera orante dona energia e vita all’anima : impariamo da Gesù.

Ci sentiamo di offrirvi un piccolo consiglio che viene dalla nostra esperienza, ma noi l’abbiamo imparato a nostra volta dai Maestri di Spirito, dai Padri della Chiesa, dai Santi : non bisogna soffocare i momenti in cui sentiamo il desiderio di recitare anche una piccola preghiera, una lode al Signore, un ringraziamento, una supplica, perché quel desiderio ci è stato messo nel nostro cuore dallo Spirito Santo stesso ( forse attraverso un Angelo o un Santo ) ; se noi cominciamo a dare retta a questi piccoli aiuti del Cielo, pian piano il nostro cuore sarà sempre più attento a questi “suggerimenti”, e resterà sempre più in contatto con lo Spirito Santo fino a che pregare diventerà non solo un cibo che dona vita ed energia all’anima, ma diventerà un cibo con un sapore che nessun cibo su questa terra potrà mai raggiungere, perché la sua dolcezza è più dolce del miele e di un favo stillante.

Coraggio sposi, il primo passo è ascoltare la vocina dentro che ci suggerisce una preghiera.

A pregare s’impara pregando !

Giorgio e Valentina

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Come al solito !

Dal brano di Vangelo secondo Luca di ieri :

Lc 4,16-30 In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista ; a rimettere in libertà gli oppressi a proclamare l’anno di grazia del Signore». […]

Questo è un brano abbastanza famoso perché offre tanti spunti per la riflessione personale e per capire chi è Gesù, o almeno come ci viene presentato dalla descrizione offerta da questo evangelista. A noi sarà sufficiente soffermarsi sulla prima frase, poche parole , concise ma chiare.

Probabilmente l’evangelista Luca era un amico della Madonna, infatti è l’unico che racconta alcuni aneddoti della cosiddetta “vita nascosta” di Gesù, possiamo immaginare che glieli abbia raccontati direttamente Lei ; è interessante notare come in questi racconti Giuseppe e Maria restino sempre un passo indietro rispetto al vero protagonista, che è Gesù : ci piace pensare che un po’ sia lo stile di Luca ed un po’ ci sia lo “zampino” di Maria che ne ha approvato la versione finale dei racconti, aggiustando qua e là con la sua rinomata umiltà, unita a quella del Suo Giuseppe.

Stiamo scadendo nel sentimentalismo ? No, ma quando affrontiamo le tematiche della Santa Famiglia non possiamo far finta che loro tre fossero dei super-uomini con dei super-poteri oppure dei mezzi-dei a cui tutto viene facile… no ! Anch’essi hanno dovuto affrontare le sfide del loro tempo con la loro carne, senza l’aiuto di effetti speciali da “Agente 007”, hanno vissuto una famiglia felice, bella, santa, benedetta, perfetta, MA pienamente umana. E di questo dobbiamo sempre tenerne conto, senza dimenticare che “questi tre” non erano persone comuni : lei La Vergine prima, durante e dopo il parto e Immacolata (dalla macchia del peccato originale e quindi anche dai peccati personali), suo marito non poteva essere da meno (certo non Immacolato) … vi immaginate Maria che si innamora di un ubriacone, bestemmiatore, un poco di buono avanzo di galera ?… e poi c’è Lui, il Dio fatto carne, vero Dio e vero uomo…. perciò non erano proprio dei comuni mortali ma nello stesso tempo non sono stati esentati dalle fatiche dell’umano vivere.

Nel Vangelo si dice che Nàzaret ha visto crescere Gesù, quindi si può immaginare che la gente presente quel sabato nella sinagoga, fosse la stessa gente che ha visto Gesù correre da infante, giocare, imparare a camminare, lavorare con Giuseppe nella bottega o addirittura a casa propria come mandanti dell’artigiano… eppure la meraviglia iniziale si tramuta presto in incomprensione, ed il livello sale talmente che diventa ostilità e sdegno.

Può darsi che prima di questo episodio questa (Sacra famiglia) fosse una famiglia rispettabile e degna di ammirazione, ma tutto ad un tratto diventa nemica solo per aver detto la Verità ( Gesù infatti si è auto-rivelato forse per la prima volta )… se anche la Sacra Famiglia è stata vittima di persecuzione/discriminazione, non possiamo pretendere una sorte tanto diversa se stiamo dalla parte di Gesù ! Questo ci sembra già un primo insegnamento da non dimenticare per le nostre famiglie che tentano di assomigliarle il più possibile.

Inoltre, il Vangelo recita “[…] e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga[..]”, vi siete mai chiesti da dove avesse imparato Gesù questa buona abitudine di frequentare la sinagoga tutti i sabati ? Questo è il brano del Vangelo da recitare a memoria a quelli che spocchiosamente insinuano che non ci sia scritto nella Bibbia che la Domenica bisogna andare a Messa… anche Gesù andava tutti i sabati alla sinagoga ( non che ne avesse bisogno come Dio ) … non era ancora risorto e quindi la Domenica era ancora relegata al titolo di “giorno dopo il sabato”… e nonostante ciò Lui ha comunque adempiuto a tutti gli “obblighi” religiosi.

Cari genitori, anche Gesù ha imparato ad assolvere agli obblighi religiosi dalla sua famiglia, ecco una lezione per noi : non possiamo esimerci da questo grave compito educativo, poiché i figli che il Signore ci ha affidato sono prima figli Suoi, noi siamo chiamati a fare le sue veci come meglio ci riesce ; Egli però si fida talmente di noi da affidarci quelle preziose sue creature perché possiamo aiutarli a crescere in età, sapienza e grazia… non c’è solo il corpo !

Il Vangelo dice “secondo il suo solito“, non dice : solo quando c’era catechismo, solo quando ne avevano voglia, solo quando pioveva e quindi non potevano andare a fare una gita/picnic, solo quando c’era la benedizione delle mamme o dei papà, solo quando c’era l’incontro dei genitori col parroco, solo a Pasqua, ecc… no, dice che ci andava come al solito !

Cari sposi, anche questa volta, il Vangelo ci dimostra di essere una Parola viva che non lascia molto spazio a fraintendimenti… la famiglia è davvero la culla della vita e la sua prima scuola !

Coraggio, che Dio si fida di noi !

Giorgio e Valentina

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 16

Sarebbe interessante approfondire la tematica degli abiti eleganti della Domenica nonché del decoro del corpo, ma ne parleremo meglio più avanti, per ora ci basti sapere che corpo ed anima sono inscindibili nell’uomo. Oggi vogliamo proseguire con i rituali iniziali, perciò vi riproponiamo l’indicazione del Messale ma ne analizzeremo la seconda parte del contenuto :

Giunto all’altare, il sacerdote fa con i ministri un profondo inchino, bacia l’altare in segno di venerazione e, secondo l’opportunità, incensa la croce e l’altare. Poi, con i ministri, si reca alla sede. Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e i fedeli, in piedi, si fanno il Segno della Croce. Il sacerdote, rivolto al popolo, dice : Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il popolo risponde: Amen

Dopo aver compreso della sede, degli abiti e del bacio all’altare, ecco che finalmente arriva il Segno di Croce.

Perché ci segniamo con questo segno ? Da dove trae la sua origine ? Ha una sua forza o è come un rito scaramantico ?

Queste sono solo alcune tra le domande che sentiamo spesso e a cui tenteremo di dare una risposta chiara seppur sintetica ; l’analisi del Segno di Croce ci porterebbe molto lontano con lunghi discorsi di tipo teologico, filosofico, dottrinale, antropologico, pastorale, ma siamo costretti a fare una scelta, perciò speriamo di essere concisi e chiari allo stesso tempo.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo è presente il Segno di Croce, infatti leggiamo negli Atti di sant’Afra, martire ad Augusta (Baviera) nel 304, la testimonianza di un pagano che depone a proposito di san Narciso e del suo diacono: 

“sapevo che erano cristiani, perché tracciavano sulla loro fronte il segno di croce”.

Com’è chiaro da questa testimonianza, il Segno di Croce ha subìto un’evoluzione nei secoli, anticamente era probabilmente solo sulla fronte, ma poi i cristiani ne hanno capito l’importanza, il significato e la potenza, che hanno sentito l’esigenza di abbracciare tutto il corpo con esso diventando quel gesto che tutti conosciamo e che, dovremmo re-imparare a fare bene e spesso.

E’ chiaro che il Segno di Croce trae la sua origine dalla Croce di Gesù, dall’evento salvifico per eccellenza ; nella Bibbia (1Cor 1,17-25) è spiegato che la croce è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Scandalo perché i Giudei si aspettavano un salvatore, il liberatore di Israele, il Messia (Mašīaḥ in ebraico), come una figura politica e militare, e quindi risulta assurdo che uno che si proclami “Il Messia” faccia la fine di un comune malfattore senza che nessun esercito si mobiliti per liberarlo da tale supplizio : ecco perché è scandalo per i Giudei. Dall’altra parte troviamo i pagani, per i quali è stoltezza predicare in giro per tutta la Galilea che il tempo dei cambiamenti è vicino (il Regno dei cieli), ostinarsi nel fare miracoli a destra e a sinistra, proclamarsi non solo salvatore d’Israele ma addirittura “il Figlio di Dio”, auto-dichiararsi Re dei Giudei e poi finire in croce come un comune malfattore : è da stolti.

Questi sono ragionamenti di chi non ha uno sguardo di fede, ma vede gli avvenimenti soltanto con un’orizzonte terreno.

Mentre per i cristiani, discepoli di Gesù ( quel Messia crocifisso ), gli avvenimenti su questa Terra hanno sempre un aggancio con il Regno dei Cieli, lo sguardo dei cristiani non è solo orizzontale, essi vivono e muoiono come tutti gli altri ma hanno la consapevolezza che tutto è nelle mani di Dio, che anche ciò che sembrava perduto (la croce di Gesù) senza la fede, acquista un nuovo significato quando si ha la fede. Infatti la morte di Gesù non è stata vana, ma è stata redentiva e vicaria, cioè ci ha redento con la Sua Passione perché ha sofferto per noi e al posto nostro, ma tutto ciò si comprende solo con la fede ; era necessario che la nostra redenzione passasse per la Croce di Cristo Gesù affinché i nostri peccati restassero inchiodati su quella croce, ma a noi avvenisse ciò che è avvenuto per Gesù, la risurrezione e la vita eterna. Lui è risorto, è veramente risorto !

Ciò che per gli altri è scandalo e stoltezza, è divenuta per i cristiani vessillo glorioso di Cristo, della Sua gloriosa resurrezione e della Sua vittoria sul peccato e sulla morte.

Facciamo ora un passettino in avanti con la riflessione : se Gesù è morto in croce significa che non ci è andato con l’intenzione, sulla croce, ma con il suo vero corpo, e questo ci ricorda che Colui che si è dichiarato “il Figlio di Dio” si è fatto carne davvero, è diventato uomo vero ( non mezzo uomo e mezzo Dio , ma vero uomo e vero Dio ). E se c’è un Figlio di Dio, significa che c’è anche un Padre, infatti Gesù l’ha ampiamente sottolineato tante volte nei suoi discorsi che Lui e il Padre sono la stessa cosa ; proseguendo con il ragionamento semplice comprendiamo che se sono veri i discorsi sul Padre, allora sono veri anche i discorsi sullo Spirito Santo.

E arriviamo velocemente alla riflessione finale : il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che il Segno di Croce è un sacramentale ( vedi l’articolo 7 di questa serie ), e come tale ci rafforza nella fede ogniqualvolta lo facciamo, senza l’atto di fede esso rimane sterile e si riduce allo stato di rito scaramantico e superstizioso. Come tutti i sacramentali porta con sé una forza ed un vigore unici, poiché rafforza la fede e ridona vigore ad un animo un poco assopito. Una schiera innumerevole di santi ( ma non solo loro, anche noi ) ci testimoniano come farsi il Segno di Croce devotamente e con fede in taluni momenti possa cambiare il corso della giornata, talvolta cambia gli eventi, molti martiri hanno trovato la forza di affrontare i supplizi ed i loro ultimi momenti nel farsi il Segno di Croce, ed in taluni casi ciò ha aiutato la conversione degli aguzzini, quantomeno lo stupore per la fierezza con cui essi affrontarono il martirio.

Da ultimo vogliamo ricordare che farsi il Segno di Croce crea come uno scudo intorno a noi, uno scudo impenetrabile ai diavoli, ecco perché dovremmo re-imparare a farlo bene, con calma, con devozione, con rispetto, con tanta fede e re-imparare a farlo tante volte lungo il corso della giornata.

Care famiglie, è importante insegnare ai figli a farsi bene il Segno di Croce, quanto bene abbiamo ricevuto dai nostri nonni/zii che ci hanno fatto vedere che non si vergognavano di farsi un Segno di Croce in mezzo alla strada passando davanti ad una Santella, oppure davanti al Cimitero, alla Chiesa parrocchiale… le occasioni sono molteplici per dire una preghiera con il corpo e dimostrare a Gesù il nostro amore.

Cari sposi, quando vi svegliate la mattina, la prima cosa da fare è mettersi al riparo dagli attacchi del nemico dietro lo scudo del Segno di Croce ed insieme ringraziare Dio che ci ha concesso un altro giorno… similmente alla sera prima di addormentarvi rimettete la vostra vita nelle mani del Signore con il Segno di Croce e come farebbe un bambino rintanandosi nella sua casetta, così rintaniamoci dietro lo scudo potente del Segno di Croce e… sogni d’oro, anzi di Paradiso !

Giorgio e Valentina.

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Apocalypse now !

La Chiesa oggi ci ha donato un brano dal libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo :

Ap 21,9b-14 Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello».
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Nella storia cinematografica si sono susseguiti molti films che parlano della famosa Apocalisse nel titolo oppure nella loro trama ; la maggior parte di essi sviluppa temi che hanno a che fare con la fine del mondo, inteso come il pianeta Terra, in modo catastrofistico ; altre pellicole trattano di lontani futuri in cui le tracce dell’uomo con le sue componenti passano in secondo piano lasciando spazio alle macchine ed ai computer ; da ultimo non possiamo dimenticare quei films che usano la parola Apocalisse per circoscrivere temi di inumana crudeltà e ferocia come quello che abbiamo ricordato nel titolo.

Ebbene, in realtà la parola apocalisse significa “Rivelazione” , quindi il mondo della cinematografia ha preso un granchio ? Per certi versi sì e per altri no. E’ vero che nel libro scritto da S. Giovanni ( o da un suo scrivano/segretario/discepolo ) si parla di eventi catastrofici, ma sono tali solo per i dannati ; tutte le catastrofi descritte nei films sono volutamente esagerate per descrivere la desolazione di un mondo disumano e senza l’uomo, ma in realtà sono niente in confronto alla vera catastrofe descritta nel libro Apocalisse : e cioè l’eternità passata senza Dio, rinnegando Dio, in compagnia del Diavolo con i suoi seguaci in quell’oscuro posto che è l’Inferno.

L’Apocalisse invece parla di una Gerusalemme celeste, di una città santa, descritta con parole meravigliose ed evocano lo splendore di una città “risplendente della gloria di Dio“, ad un certo punto l’autore non sa più quali paragoni usare, del mondo che conosciamo, per descrivere la bellezza che ha visto nelle sue visioni/esperienze mistiche.

Cari sposi, non lasciamoci ingannare da questo mondo : esso è difficile, è pieno di insidie, di ostacoli, di sofferenze, di atrocità, di pericoli, di ferocia disumana, ma prima o poi tutto ciò finirà, e dopo… se perseveriamo fino alla fine ci aspetta una città risplendente della gloria di Dio, una città della quale il sindaco non sarà un corrotto, una città nella quale la raccolta differenziata sarà solo la raccolta dei frutti di opere buone, una città senza smog ed inquinamento di ogni tipo, una città dove non saremo costretti a vedere cartelloni pubblicitari indecorosi, una città dove il traffico non esiste, una città le cui porte sono sorvegliate dagli Angeli, una città in cui non ci saranno cortei blasfemi, una città dove ci sarà sempre bel tempo, non avremo bisogno di vestiti per coprirci dal freddo, non saremo costretti a fare la coda per andare da una parte all’altra, non andremo più a timbrare il cartellino alla mattina, non ci sarà bisogno di fare la spesa, non dovremo temere di incontrare nessuno che ci odia, non avremo bisogno di fare la gara tra di noi per l’autodeterminazione, nessuno schiaccerà nessuno, nessuno odierà nessuno, non ci ammaleremo più, non peccheremo più, non litigheremo più tra noi… perché il Paradiso è questo e infinitamente di più è tutto quello che non riusciamo a descrivere con le nostre misere parole.

Sono tanti gli sposi che stanno vivendo un periodo angosciato, molti stanno combattendo contro un male incurabile, molti stanno lottando contro i propri vizi o quelli del proprio coniuge, tantissimi stanno remando contro corrente per cercare di tenere in piedi la loro relazione…. CORAGGIO SPOSI, NON LASCIAMOCI CADERE LE BRACCIA perché le cose di questo mondo finiranno e poi ci sarà la Gerusalemme celeste, finalmente faremo parte della sposa dell’Agnello… sicuramente avrete notato che nella Bibbia, quando si vuol descrivere la bellezza della relazione tra un’anima e Dio si usano i termini della famiglia : nozze, sposi, fidanzati, padre, madre, figlio.

Non è un caso, proprio perché noi sposi siamo chiamati a cominciare a vivere un pezzettino di quella meravigliosa città celeste già in questa vita attraverso la grazia sacramentale del Matrimonio, è possibile cominciare a vivere già qui un anticipo di Paradiso, come quando si sente l’aroma del caffè nella stanza ancor prima di berlo… così il nostro matrimonio può diventare per Grazia una (piccola e limitata) città risplendente della gloria di Dio.

Coraggio sposi !

Giorgio e Valentina.

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La vera trasgressione …

Ecco il Vangelo che la Chiesa Cattolica ci propone oggi :

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». […]

Questo è uno di quei brani in cui la risposta di Gesù è diventata famosa anche tra i non cristiani, quali siano i motivi che portano una frase a tanta popolarità sono tuttora ignoti, forse sarà il suo apparente surrealismo… qualcuno magari si sarà chiesto se Gesù conoscesse una razza di cammelli in miniatura oppure in quale mondo avesse visto un ago dalle dimensioni enormi… un Maestro dalla fantasia a dir poco eccentrica !

I vari studiosi spiegano che forse la corretta parola originale non fosse cammello, ma gomena, cavo ( da marinaio ), altri sostengono che “la cruna dell’ago” fosse una porticina minuscola e secondaria presente nelle mura di Gerusalemme, altri ancora parlano di elefanti e non cammelli… comunque sia la corretta traduzione poco importa, perché il concetto non cambia, e cioè il contrasto estremo tra la microscopica cruna dell’ago e il mastodontico cammello.

Molti di noi si saranno cimentati da piccoli ad imitare l’abilità della nonna o della mamma nell’infilare nella cruna dell’ago da cucito quel filo sottilissimo, e ricorderanno sicuramente quanti vani tentativi prima di azzeccarne qualcuno ; e quale fierezza si provava quando finalmente si scopriva quale fosse il segreto di tale abilità !

Simpatica poi la spiegazione di Gesù ai discepoli, quasi a lasciar intendere che Lui l’avesse già visto un cammello rimpicciolirsi fino a passare per la cruna di un ago… ma secondo voi : per fare questa cosa Dio rimpicciolisce il cammello oppure ingigantisce l’ago ? La risposta è ardua ma non impossibile.

Gesù ha usato questa famosa immagine paragonando il ricco al cammello e l’ago alla porta del Paradiso. In altri articoli ( qui e qui ) abbiamo parlato della famosa “porta stretta” per cui vi rimandiamo alla loro lettura per approfondire il discorso. Oggi ci concentriamo su altri due aspetti, e cioè su cosa rende mastodontico un ricco e sul perché l’ago non si ingigantisca.

Ovviamente la ricchezza di cui parla Gesù non è solo quella dei beni materiali, il ricco è simbolo dell’avarizia, della bramosia di avere, della mai sazia sete di potere, della scalata al successo a tutti i costi ; colui che possiede ed è attaccato al suo “possesso” non è libero, ma è costretto a difendere il suo “avere”. Il ricco che ha ricchezze spirituali (autorità, potere, etc. ) le può usare in modo negativo per soddisfare il proprio ego, anche contro il bene dell’altro, oppure in modo positivo aiutando il prossimo bisognoso, ma non per il bene di chi si è fatto prossimo ma, per esempio, per tenere a bada il proprio senso di colpa per essere nato in una famiglia ricca economicamente.

E può succedere anche nel matrimonio : quando il mio ego si nutre delle continue richieste del mio coniuge, considerato incapace nel risolvere diverse situazioni e trattato di conseguenza dall’alto della mia bravura ; oppure quando impedisco al mio coniuge di interporsi tra me ed i “miei” figli (non considerati “nostri“), impedendo di fatto al mio coniuge di crescere ed affinare la pratica genitoriale ; oppure ancora quando ci si impadronisce di un servizio reso alla parrocchia e non siamo servi di questo servizio, così da sentirsi padroni di noi stessi.

Il ricco, giorno dopo giorno, ingrassa a vista d’occhio perché il suo super-ego ha continuamente fame e vuole essere sempre rimpinzato ; siccome questa fame del mondo non sazia mai, ecco allora che ha bisogno di essere continuamente alimentata ; il ricco così si ritrova addosso una zavorra che lo tiene ancorato a questo mondo impedendogli di spiccare il volo… oppure usando la terminologia del Vangelo di oggi possiamo dire che il ricco ingrassa a dismisura. Il ricco è pieno di sè.

Non è un caso che questo tema della ricchezza, proposto in questi giorni dai vari brani di Vangelo, sia posto nei giorni seguenti alla solennità dell’Assunta, come a dirci che la Madonna è l’esatto contrario di quel ricco che non entra nel regno di Dio, la Chiesa ce la pone come modello ; infatti Ella non fu così “obesa di sé” come quel ricco, al contrario Lei, si vuotò di sé stessa ( del proprio super-ego ), riempiendosi così di Dio : infatti è “la piena di Grazia”.

Carissimi sposi, vogliamo imitare Maria , vogliamo riempirci di Grazia ? Cominciamo a svuotarci dei nostri super-ego altrimenti la Grazia non trova posto nel nostro cuore.

Un’ ultima considerazione circa l’ago e la sua cruna. Molti sposi pensano che per entrare nel regno di Dio non serva “dimagrire” loro stessi, ma sia più utile ingigantire la cruna di quell’ago ( oppure allargare la porta stretta che porta in Paradiso ). Questa è una tentazione a cui molti sposi abboccano, pensando infatti di farsi una legge morale da se stessi, prendendo dal Vangelo ciò che piace, e respingendo ciò che richiede sforzo e fatica, lacrime e sudore, insomma tutto ciò che esige la conversione personale e di coppia.

Un esempio classico è l’uso della regolazione naturale della fecondità : la fecondità viene vissuta come un dono da accudire con intelligenza ma anche con fiducia nella Provvidenza oppure come un nemico della nostra sessualità ?

Molti lettori penseranno alla solita solfa sugli anticoncezionali, ed invece noi vogliamo riportare il discorso all’inizio : devono essere gli sposi a rimpicciolirsi per passare dalla cruna dell’ago o deve essere l’ago ad ingrandirsi alla loro misura ?

Coraggio cari sposi, la vera trasgressione è vivere il Vangelo integralmente e con Dio anche l’impossibile diventa possibile.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 15

Naturalmente i gesti di affetto e di amore non possono limitarsi ai baci, sia nei confronti di Dio che nei confronti dell’amato/a, ma lo capiremo meglio proseguendo nell’analisi dei rituali ; il Messale, quel libro che contiene le norme e le indicazioni valide per la celebrazione della S. Messa, a cui tutti i sacerdoti debbono attenersi, ad un certo punto recita così :

Il sacerdote, con i ministri, si reca alla sede. Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e i fedeli, in piedi, si fanno il Segno della Croce. Il sacerdote, rivolto al popolo, dice : Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Ad un lettura superficiale, le indicazioni sembrano essere solo di carattere logistico e poco più, ma non dobbiamo dimenticare che la Liturgia è la fede celebrata ( o almeno dovrebbe esserlo ), per cui ogni singolo gesto non ci appartiene, ma dice della nostra fede singolare e comunitaria che ci è stata consegnata da quasi 2 millenni ad oggi.

Vi siete mai chiesti perché il sacerdote si debba recare alla sede ? Perché è la sede da cui Gesù ci parla, presiede come unico e sommo sacerdote alla divina liturgia e lo fa attraverso un mediatore, il sacerdote appunto. E’ come se il sacerdote prestasse ” in comodato d’uso ” il proprio corpo a Gesù, che è il vero e unico sommo sacerdote in eterno ; certo, noi vediamo un uomo, ma lì c’è nascosto Gesù che opera. Leggiamo infatti, sempre dal Messale :

La natura del sacerdozio ministeriale, che è proprio del vescovo e del presbitero, in quanto offrono il sacrificio nella persona di Cristo e presiedono l’assemblea del popolo santo, è posta in luce, nella forma stessa del rito, dal posto eminente del sacerdote e dalla sua funzione […] è la continuazione della potestà sacerdotale di Cristo, Sommo Sacerdote della nuova alleanza […] Infatti nella celebrazione della Messa, nella quale si perpetua il sacrificio della croce, Cristo è realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola e in modo sostanziale e permanente sotto le specie eucaristiche

Ed è per questo motivo che il sacerdote è tenuto ( non è un consiglio, ma un obbligo ) a vestirsi, o meglio a rivestirsi delle vesti liturgiche proprie , perché in quel momento supremo lui deve “scomparire” per lasciare spazio a Gesù ; l’uomo fa un passo indietro per lasciar agire Gesù, il Quale è e deve essere il vero e reale protagonista della Messa, l’umano deve nascondersi per dare spazio al divino. Tralasciando ora il significato di ogni abito e accessorio, ci sembra utile domandarsi perché abbiamo fatto accenno all’obbligo delle vesti sacre per il sacerdote e gli eventuali ministri.

Proprio perché la Messa non è solo un’aziona umana, essa deve richiamarci tutti alle realtà celesti, al Paradiso, alla “S. Messa eterna”, e quindi deve avere alcune caratteristiche che non sono di questo mondo, a cominciare dagli abiti, i canti, i gesti, le parole, il modo di stare, il silenzio ; quando stiamo a Messa, tutto quello che viviamo e ciò che ci circonda dovrebbe esser d’aiuto per farci vivere un pezzetto di Paradiso.

Ecco perché il sacerdote si deve rivestire degli abiti sacri non a sua discrezione, ma seguendo le varie norme, proprio a significare che l’azione che sta svolgendo non lo vede come primo attore, si veste per assolvere ad un ministero, non per apparire più bello, ma perché l’attore protagonista deve essere Gesù ; quando il popolo guarda all’altare dove c’è il sacerdote, deve poter scorgere Gesù, il quale agisce attraverso l’umanità del sacerdote stesso, perché l’umano si è nascosto sotto le vesti sacre. E le vesti sacre, spiega ancora il Messale, devono splendere per dignità e decoro, anche la bellezza degli ornamenti deve richiamare l’azione sacra, perché il focus di tutto ciò è aiutare l’umano a “mettere un piede in Paradiso” e “dire” che quello che si sta compiendo è azione di Cristo e della Sua Chiesa ; quindi guardando il sacerdote in sede dovremmo vedere Gesù che, come un direttore d’orchestra, sta nel posto che gli spetta per dare inizio alla Divina Liturgia.

Care famiglie, volete un assaggio di Paradiso ? Partecipate alla S. Messa, infatti potremmo paragonarla con un’immagine semplice e simpatica, ad una sorta di aperitivo del Paradiso, come se fosse uno “spritz” del Cielo ( N.B. per i bresciani : sostituire la parola “spritz” con la più adeguata “pirlo”).

Questa riflessione sulle vesti sacre ci dà l’occasione di riflettere sugli abiti che anche noi indossiamo la Domenica. Se è vero che riteniamo la Domenica un giorno diverso da tutti gli altri, se addirittura la riteniamo un giorno sacro da consacrare al Signore in maniera più intensa, perché spesso ci vestiamo con la prima cosa che troviamo nel guardaroba ? Purtroppo abbiamo assistito a scene tra il grottesco ed il commiserabile, con persone che ritengono normale entrare in chiesa mettendo in mostra tutto il loro sex-appeal, e con altre che arrivano in tenuta da spiaggia riempiendo la chiesa di sabbia grazie alle loro fantasiose infradito.

Ci piacerebbe vedere le fotografie dell’album di nozze di queste persone, scommettiamo che non erano con le infradito e non indossavano la prima t-shirt trovata nel guardaroba ?

Le nostre considerazioni non hanno l’intenzione di offendere nessuno ovviamente, ma vogliono ribadire che se è vero che l’abito non fa il monaco, è pur vero che il monaco, l’abito lo deve indossare ! Abbiamo visto come sia importante che ogni realtà che ci circondi debba parlare di Dio, della Messa eterna, del Paradiso… quindi anche il nostro abito deve essere un aiuto per chi ci vede, la dignità dei nostri vestiti deve dire quanto per noi sia importante la Domenica, ed in particolare, la S. Messa. Non si tratta di indossare abiti costosissimi confezionati dai sarti più famosi del mondo, ma di avere quello stile sobrio et elegante che contraddistingue il cristiano.

L’antica usanza di avere il vestito bello della Domenica, così come le scarpe della Domenica sempre pulite, non è andata in pensione, infatti in casa nostra essa gode di ottima salute ; la Domenica deve essere, per quanto ci è possibile, un’angolo di Paradiso, ecco perché anche il vestito “dice” dell’importanza di ciò che vivo. Non possiamo negare che se sono vestito elegante, sto dicendo che l’evento a cui partecipo ha per me una grande importanza.

Ci sono persone che si vestono meglio ad un colloquio di lavoro che alla Domenica a Messa, forse che quest’ultima è meno importante di un colloquio di lavoro ?

E non possiamo neanche nasconderci dietro alla retorica frase : “tanto il Signore vede il cuore”…. noi rispondiamo sempre che Lui vede il cuore, sì, ma noi vediamo l’esterno, e, se sei vestito come quando fai giardinaggio, il tuo corpo ci sta dicendo che per te la Messa ed il giardinaggio si equivalgono.

Coraggio famiglie, riprendiamo l’antica e mai superata usanza del “vestito bello della Domenica“.

Vedrete che poco a poco il primo cuore a cambiare sarà il nostro, cambierà il nostro personale modo di vivere la Domenica e la Messa, ma aiuteremo anche chi ci vede, a cominciare dal nostro/a amato/a… non trascurate di farvi belli anche per lui/lei !

Perché sei elegante oggi ? Perché oggi è Domenica !

Giorgio e Valentina.

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La solitudine tra noi …

Come di consueto ci lasceremo provocare dalla Parola, ecco di seguito uno stralcio del Vangelo proposto oggi dalla Liturgia :

Gv 12,24-26 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. […]

Naturalmente le prediche e le riflessioni di tutti gli autori classici che formano il Magistero perenne della Chiesa Cattolica, si concentrano sulla seconda parte della frase, e quindi sul fatto che la morte del chicco è vita abbondante per tanti altri, mettendo in luce come Gesù in realtà stia parlando di sé stesso paragonandosi a questo chicco. Perciò non ci soffermeremo su questo tema che è abbondantemente trattato negli scritti classici così come nelle prediche dei nostri sacerdoti per non sovrapporci ad essi quasi da fare antagonismo, ci soffermeremo invece sulla prima parte della frase.

Avete notato che questo chicco non viene mandato dal mugnaio per divenire farina ( altro tema ricchissimo ) ?

Avete notato inoltre, che questo chicco sembra avere potere decisionale di morire oppure no ? Da quando i chicchi di grano hanno queste facoltà ? A noi non risulta. Noi sappiamo che il contadino semina il chicco di grano, e con i dovuti trattamenti e presupposti, esso dona nuova vita ; viviamo in campagna, ma non abbiamo mai visto i nostri compaesani contadini parlare alle sementi per convincerli a morire così da generare nuove piantine.

Perché allora Gesù sembra attribuire ai chicchi questi poteri ? Ma che tipo di contadini conosceva Gesù ? Forse che in Israele, ai tempi di Gesù, i contadini parlassero alle sementi per convincerli a suicidarsi fosse cosa nota ?

E’ interessante notare come Gesù parli non di un chicco che vuole restare vivo perché la vita è giustamente ritenuta importante, soprattutto se è quella eterna ; ma Gesù parla di un chicco che resta vivo , ma solo.

Già una nota cantante romagnola cantava : ” la solitudine tra noi …. è l’inquietudine di vivere la vita senza te. “, come a dire che la solitudine e l’inquietudine non sono vivere , è meglio morire piuttosto che vivere nella inquietudine di restare senza l’amato/a. La canzone esprime il sentire popolare, e cioè che vivere senza amore non è vivere, praticamente è come sopravvivere ; senza amore e quindi senza donazione di sé, diventeremmo come degli zombie che camminano.

Ed in effetti il chicco che non muore resta vivo ma solo, sempre che possiamo definirlo “restare vivi”, sarebbe meglio parlare di sopravvivenza, quel chicco senza la donazione totale che l’amore richiede diventa come quegli zombie ambulanti. E così succede a noi sposi quando vogliamo trattenere la vita/l’amore solo per noi stessi, quando non c’è il dono totale, diventiamo zombie ambulanti ; sì, forse restiamo in vita, ma che vita è una vita che si nutre della solitudine, della inquietudine ? Possiamo ancora definirla vita ?

Ci capita spesso di vedere coppie che sembrano vive perché si riempiono di cose materiali o riempiono il proprio tempo correndo dietro alle voglie, alle mode del mondo che cangiano continuamente ; ma noi, con “l’occhio clinico” vediamo come tutto ciò sia un tentativo ( fallace ) di riempire un vuoto interiore, sicché avvertono il bisogno di continui nuovi stimoli che il mondo ( che li vuole fagocitati continuamente ) offre per attirarli nella propria rete. E così avviene che, una volta che il surrogato di felicità ha esaurito il proprio effetto, non avendo più nulla da dare di nuovo, viene tostamente sostituito da una altro surrogato e così via… ma gli zombie sanno di essere zombie oppure pensano di essere vivi semplicemente perché camminano ?

Quando invece incontriamo coppie che si donano generosamente l’uno all’altra ed insieme ai figli ed alla Chiesa intera, subito si nota come le mode ed i surrogati di felicità che il mondo offre, su di essi non facciano presa ; sono forse essi estranei a questo mondo ? No, lo vivono, ma non gli appartengono ! Il mondo tenta di offrire loro i soliti surrogati di felicità, ma non riesce a trovare in loro dei clienti perché essi godono già di una vita in pienezza semplicemente vivendo quello che Dio ha riservato loro nel sacramento del matrimonio.

Cari sposi, desiderate essere felici e non sopravvivere come gli zombie ? Seguite gli insegnamenti di Gesù “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” … “mi sento sempre triste” …. ti stai donando gratuitamente e completamente come insegna Gesù ?

Desiderate che la vostra coppia sia feconda di nuova vita/amore per molti altri ? Seguite gli insegnamenti di Gesù “se il chicco muore, produce molto frutto” … “non ci sentiamo fecondi” ( da non confondere con la fertilità biologica ) …. state morendo a voi stessi come quel chicco di grano ?

Cari sposi , se non portiamo frutti/fecondità dalla nostra vita sacramentale è colpa di Gesù che non mantiene le promesse fatte oppure siamo noi sposi che non doniamo tutto gratuitamente ?

Coraggio sposi, anche oggi ci è data una nuova opportunità di vita nuova, approfittiamone !

Giorgio e Valentina.

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Questo è mio e non te lo do !


In queste settimane estive la Liturgia insiste sul tema del “pane vivo disceso dal cielo” con i discorsi di Gesù ed i suoi miracoli. Leggiamo una parte parte del Vangelo proposto ieri :

Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 14,13-21 ) Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati : dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Su questi temi la Chiesa con il suo Magistero è ricchissima e quindi non inventiamo niente di nuovo, ma cerchiamo solo di “girare la frittata” in chiave sponsale, grati ai tanti predicatori che si spendono ( e si sono spesi nei secoli ) per proclamare in tutte le salse la bontà, la santità, le meraviglie, le bellezze, la grandiosità, la sublimità dell’Eucarestia, cioè di quel “pane vivo disceso dal cielo” a cui accennavamo all’inizio.

Ci sembra opportuno soffermarsi sulla risposta di Gesù, quel “portatemeli qui“. Vogliamo ricordare l’importanza di riconoscere di avere tra le mani quel poco che, se resta in mano nostra, rimane tale, se invece viene dato a Gesù, ci penserà Lui a moltiplicarlo e ne farà pure avanzare dodici ceste. Detta così è semplice e sbrigativa, ma alla resa dei conti, sappiamo essere ben più complicata la faccenda.

Ci soffermeremo su due atteggiamenti : la lagna e la “avarizia spirituale“.

Per non sentire le lagne dei lettori, cominceremo a trattare la lagna. Quante volte incontriamo coppie di sposi che si lagnano in continuazione : …ecco, noi non siamo così bravi come voi ( voi, chi ? ), noi non guadagniamo tanto, noi non abbiamo tutto questo ( quale ? ) tempo, noi non abbiamo tanta fede come voi ( …ancora voi, chi ? ), noi non abbiamo doni straordinari come voi ( ..siamo fissati con questo voi, eh ? ), noi non abbiamo ecc……. d’accordo abbiamo capito, ma invece cosa avete ? Qualcosa ce l’avrete pure voi come tutti gli sposi nel sacramento, o no ?

Coraggio sposi, cominciate a fare un elenco di quello che già avete, cominciate ad aprire lo zaino della vostra vita a due, del vostro matrimonio sacramento, cominciate a sbirciarvi dentro e troverete anche voi i vostri 5 pani e 2 pesci.

Abbiamo una casa piccola… usatela nella grazia di Dio e diventerà una Reggia di Caserta in mano al Signore.

Abbiamo mezz’ora al giorno libera… usatela nella grazia di Dio e vi scorderete le lancette dell’ora.

Abbiamo solo uno stipendio… ringraziate Dio nella sua Grazia e la Provvidenza non tarderà a farsi viva alla porta.

Abbiamo solo doni semplici… coltivateli in grazia di Dio e diventeranno carismi per la Chiesa intera.

Cari sposi, non vi ricordate quella Parola : “A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.” ? Quindi, il problema della sterilità spirituale del nostro matrimonio è da attribuirsi a Dio o siamo noi che ci fidiamo sempre troppo poco della Parola di Dio ?

In realtà, il problema non consiste nella Parola che è fin troppo chiara, ma siamo noi sposi che spesso siamo avari spiritualmente, ed ecco che è arrivato il momento di affrontare il secondo atteggiamento sopracitato.

La ” avarizia spirituale” è come un freno a mano sempre tirato mentre pretendi di viaggiare a 130 Km/h in autostrada oppure è come stirare 200 camicie col ferro da stiro spento . Non importa quanto è lunga la lista di ciò che trovate nel vostro zaino del matrimonio, non importa se avete 2 pani e 5 pesci, o se invece avete 1 pane e 1 pesce, oppure anche 20 pani e 3300 pesci, il problema è che la avarizia spirituale non ci consente di consegnare tutto, ma proprio tutto, quello che troviamo nello zaino a Gesù senza pretese, senza lagne, ma con gratitudine e ferma fede/fiducia, ci penserà poi Lui a compiere il miracolo della moltiplicazione facendo addirittura avanzare 12 ceste piene.

L’unico atteggiamento richiesto da Gesù è : ” portatemeli qui ! “.

Cari sposi, coraggio ! Il Signore Gesù aspetta solo questo da noi, la consegna gratuita, poi ce ne sarà in abbondanza per noi e per la Chiesa intera perché Lui è uno sprecone in questioni di amore.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 14

Una volta giunto all’altare, il sacerdote compie le dovute riverenze/inchini all’altare del Sacrificio, se passa davanti al Tabernacolo farà la genuflessione di adorazione, quando c’è una solennità è prevista anche l’incensazione dell’altare e/o ad una statua/effige della Madonna o di qualche altro santo celebrato in quella specifica occasione, nonché incensazione alla Croce, ed una volta terminati questi gesti si rivolge al popolo convenuto.

Vi siete mai chiesti perché il sacerdote non esca dalla sagrestia come un vip che esce dalle quinte dandosi in pasto agli applausi ed alle ovazioni del pubblico ? Perché prima fà le riverenze all’altare ed agli altri oggetti sacri ?

La motivazione sta nel fatto che il primato è di Dio e deve rimanere tale… ricordate il primo e più grande comandamento, citato anche da Gesù ? “Amerai il Signore Dio tuo con tutta l’anima, con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente e il prossimo tuo come te stesso.” Quindi il primato è di Dio, quello poi che si compie come atto d’amore verso gli altri dovrebbe essere la manifestazione, il riflesso, l’incarnazione, la testimonianza dell’amore verso Dio, che è la fonte dell’amore, anche di quello verso il prossimo.

E così il sacerdote ci dà l’esempio di come orientare anche la nostra relazione sponsale : prima l’amore verso Dio e poi verso il nostro consorte… dove prima e dopo non sono necessariamente avverbi da vivere in modo cronologico ma sono da intendere in una gerarchia di importanza ; il prima di Dio non può ignorare le istanze del mio consorte. Lo rendiamo esplicito con un esempio concreto e molto semplice, quasi grottesco : se vedo il mio consorte subire un attacco allergico ed è in shock anafilattico non posso ritardare il suo soccorso perché devo finire di recitare il Rosario o le litanie… quando avrò finito allora lo soccorrerò ! Sicuramente quando avrò finito le litanie e il Rosario avrà finito anche lui/lei… di respirare per sempre però ! In questo caso il mio amore verso Dio si esprime nel soccorso al mio coniuge.

Proseguiamo nei rituali : è interessante notare che il sacerdote dà un bacio all’altare del Sacrificio prima di iniziare la S. Messa, certamente è un bacio di venerazione, devozionale e simbolico, ma ciò non dà in alcun modo il permesso al sacerdote di farlo in malo modo o distrattamente, ancor meno di non farlo ; tutto questo affinché il bacio del corpo sia l’esternazione di ciò che avviene nell’anima.

Ma non vi viene in mente un altro bacio prima di un Sacrificio ? Il nome di Giuda Iscariota non vi dice niente ? Quel bacio ha segnato la storia per sempre.

Questo bacio rituale ha, tra le altre intenzioni, quella di riparare al bacio traditore di Giuda Iscariota con un bacio di profonda venerazione… quanto è salutare infatti che il sacerdote, mentre bacia l’altare, si ricordi di quel bacio nel Getsemani dato poco prima di cominciare il Sacrificio della Croce, così da avere una ammonizione verso se stesso prima di cominciare il Sacrificio dell’altare badando di non essere a sua volta un traditore ( perché poi dovrà ri-baciare l’altare alla fine della Messa ).

E noi sposi, quale occasione migliore per fare una diagnosi sui nostri baci ? I nostri baci sono solo simbolici o sono l’incarnazione del nostro amore e del nostro affetto ?

Abbiamo quindi l’occasione di vivere questi primi momenti della S. Messa interrogandoci sui nostri baci, cioè sulla manifestazione corporea del nostro amore vicendevole. Troppo spesso vediamo coppie di sposi che non si scambiano mai in pubblico nemmeno uno sguardo di tenerezza, non si fanno mai una carezza l’un l’altro, un gesto affettuoso o di attenzione, un bacetto anche sfuggevole… può darsi che siano cresciuti da bambini in un ambiente un pochino “asettico”… oppure sono troppo pudici… ogni coppia ha la propria storia, ma si percepisce quando tra i due non ci sono scambi affettuosi di tenerezza… non si danno mai un bacio neanche per sbaglio !

L’amore/l’affetto va alimentato giorno dopo giorno altrimenti prima avvizzisce e poi muore. Possiamo testimoniarvi che è meglio darsi 30 baci sfuggevoli tutti i giorni (magari quei giorni che stiamo insieme senza l’incombenza del lavoro ) che scambiarsene solo due intensi al giorno, perché anche quelli sfuggevoli dicono il nostro affetto ed insieme lo alimentano… anche noi nella vita ordinaria ci vediamo solo la mattina e la sera ( dopo le 22 anche ), però non manchiamo mai di scambiarci baci/abbracci al mattino per fare il pieno ed alla sera dobbiamo rifocillarci dei baci/abbracci non dati durante il giorno … e ritorna il sereno.

Cari sposi, come sono i nostri baci, come quello di Giuda Iscariota o come quelli che Maria Maddalena diede ai piedi di Gesù ?

Per concludere, ripensando al bacio che il sacerdote dà all’altare del Sacrificio, accenniamo ad una tematica sponsale che approfondiremo più avanti : il nostro altare del sacrificio, l’altare sopra il quale noi ci doniamo interamente al nostro consorte, l’altare sopra il quale noi ci diciamo l’un l’altro “questo è il mio corpo per te” è il nostro letto matrimoniale. E come lo trattiamo il nostro letto matrimoniale ? Diventa forse il luna park dei figli oppure è trattato con devozione e delicatezza ? Riempiamo di “baci” il nostro altare/letto matrimoniale oppure lo trattiamo come un campo incolto ?

Coraggio sposi carissimi, approfittiamo di questa Domenica per riempire di baci l’amato/a .

Giorgio e Valentina.

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Un re che si nasconde…

Riprendiamo un piccolo passaggio del Vangelo di Domenica scorsa che narra della moltiplicazione di 5 pani d’orzo e 2 pesci operata da Gesù, eccovi la frase finale :

( Gv 6, 1-15 ) … Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Apparentemente sembra che Gesù tenda a contraddirsi di quando in quando, ma in realtà scopriremo che non è così. Infatti oggi, come altre volte, rifiuta il titolo di re e si ritira in luoghi solitari, però non lo rifiuterà più dal giorno del suo ingresso trionfale a Gerusalemme ( quello che noi celebriamo la Domenica delle Palme ), ossia dall’inizio della Sua Passione in poi.

Perché allora Gesù si comporta così ?

Potremmo fare mille ipotesi, ma ci sembra giusto lasciarci aiutare dai grandi santi per poi trarre insegnamenti per la nostra vita matrimoniale, infatti sant’Agostino spiega come il demonio avesse il sospetto che Gesù fosse il Figlio di Dio ma non ne avesse la certezza… un indizio si cela nella domanda che Satana pone a Gesù durante le tentazioni nel deserto : “Se sei il Figlio di Dio, gettati giù […] “.

In pratica è come se Gesù avesse un asso nella manica ( la sua Passione, Risurrezione e Glorificazione ) e facesse di tutto per nasconderlo all’infernale nemico, compreso rifiutare dalle folle il titolo di re ; Gesù quindi aveva una tattica come quella dei campioni di scacchi che studiano le mosse dell’avversario e preparano il terreno per la mossa finale da scacco matto. Ed anche per questo motivo non si può dire che Gesù subì passivamente tutto ciò che ha vissuto nella Passione, era invece il momento in cui stava tirando fuori l’asso nella manica e mettendo in atto la sua ultima mossa per lo scacco matto a Satana.

Questo aiuta noi sposi a vedere e trovare in Gesù l’unico che ci può trarre fuori dai pericoli, l’unico Salvatore, l’unico Redentore, l’unica via di uscita in quanto Egli non ha vinto sul Demonio per un colpo di fortuna dell’ultimo istante, come la fortuna del principiante, no ! Ha vinto attraverso la Passione perché quella era la strategia fin dagli inizi ; il diavolo si era illuso di aver ucciso l’uomo più santo che avesse mai calcato questa terra non sapendo che fosse Dio, il Figlio di Dio.

E così succede anche a noi perché il diavolo tenta di batterci con le tentazioni, le prove, le malattie, le sofferenze come ha fatto con Gesù, ma noi dobbiamo tirar fuori l’asso dalla manica, che è proprio Gesù. Cari sposi, ci sono momenti nella vita matrimoniale in cui ci viene la tentazione di gettare la spugna, di mollare tutto e andarsene, ci sono momenti in cui ci si chiede il perché ci siamo sposati con quella persona, ci sono momenti in cui la strada da fare con la propria croce sulle spalle sembra interminabile… non arrendiamoci , mai ! Per dirla con il profeta Sofonia (3,14-18) :

[…[ non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.

Se vogliamo vincere questi momenti dobbiamo far ricorso a Chi questi momenti li ha già vinti, dobbiamo rivolgerci al vincitore, a Colui che ha dato scacco matto al dragone infernale , dobbiamo affidarci ai consigli, alle sapienti cure, alle mani forti del Figlio di Dio che è il nostro asso nella manica.

Abbiamo visto come Gesù rifiuti il titolo di re, ne abbiamo capito l’importanza ma ora vediamo anche un’altra motivazione, sarà Gesù stesso a darla quando risponderà a Pilato : “Il mio regno non è di questo mondo”. Infatti il mondo sul quale vuole regnare il Signore, è il nostro stesso cuore, la nostra anima, la nostra vita, il nostro matrimonio.

Ci sentiamo così bravi e onnipotenti a volte da sentirci in grado di fare e disfare a nostro piacere le relazioni, i problemi con i figli, le liti con il coniuge, la gestione del tempo libero, la gestione sana anche delle nostre finanze… fermiamoci un attimo per chiederci : in tutti questi frangenti quali regole seguo, con quali leggi mi confronto ? Chi è il vero re della mia vita, cioè la mia bussola di orientamento nelle varie scelte che la vita mi pone di fronte ?

Ci sono tanti sposi che si autoproclamano re e regine di se stessi, delle proprie scelte, si fanno le leggi da se stessi, si danno le regole da se stessi, destinando così la loro vita al fallimento perché la condizione umana è fragile, limitata, passeggera, turbata.

Carissimi sposi, dobbiamo tornare a riconoscere che da soli non andiamo tanto lontano ; abbiamo necessità urgente di abdicare al nostro fantomatico trono in quel regno dove noi siamo i fautori delle nostre stesse leggi, ne siamo gli esecutori ed infine siamo anche i giudici di noi stessi , e la corte delibera sempre che siamo innocenti e veniamo sempre assolti, guarda caso !

Sposi cristiani, chi è il vero re del nostro cuore, della nostra vita, del nostro matrimonio ?

Se la risposta non è Gesù, c’è parecchio da lavorare. Coraggio allora, rimbocchiamoci le maniche e abdichiamo a noi stessi prima che sia troppo tardi.

Se la risposta è Gesù, bene, MA dobbiamo riconfermare ogni santo giorno questa nostra appartenenza a questo re che regna da un trono di amore : Gesù.

Giorgio e Valentina

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Quanto entusiasmo !

Abbiamo letto con molto interesse l’articolo di Padre Luca e ci ha suscitato un’ulteriore riflessione. Ci piace in particolare l’inizio di questo brano, ed è così che proviamo ad entrare con la fantasia nel racconto.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Gesù aveva mandato in missione gli apostoli a due a due con delle istruzioni sull’evangelizzazione e dando loro poteri soprannaturali ; dopo un tempo imprecisato ecco che i missionari tornano dal Maestro con tanto entusiasmo raccontandoGli tutti i prodigi da loro compiuti.

Ci immaginiamo il trambusto che causò l’euforia del momento attorno a Gesù… in effetti ci tornano in mente le numerosissime volte in cui noi rivediamo le figlie alla fine della giornata e siamo costretti a dare dei turni per parlare affinché ognuna abbia il proprio tempo per raccontare tutto… succede poi che la figlia che sta raccontando spesso venga interrotta dalla sorella che termina in modo sbrigativo la frase al posto suo, ansiosa che venga il proprio turno… probabilmente Gesù potrebbe aver vissuto un momento simile di parapiglia tra i suoi Dodici, pare che poi altri discepoli si siano aggregati per curiosare, ed ecco quindi che Gesù esorta i suoi a riposare un poco.

E’ interessante notare la risposta di Gesù al fervore dei Dodici ; non viene riportata nessun altra risposta se non quella messa in luce anche nel citato articolo di Padre Luca. Ma perché Gesù non fa come noi genitori, che, di fronte all’entusiasmo delle figlie, ascoltiamo quasi divertiti i vari racconti ?

Proviamo ad immaginare la coppia che torna galvanizzata da un ritiro spirituale, da un corso di evangelizzazione, da una missione di volontariato in parrocchia, da un’opera caritatevole e “corre da Gesù” a raccontarGli tutto con l’entusiasmo travolgente dei Dodici, e Gesù ? …Venite in disparte…

Ammettiamolo… preferiremmo un Gesù che risponde : ma dai, che bello… racconta…. e che poi ancora incalza : foooorte, e poi cos’è successo ?…

E invece ci troviamo di fronte ad un Maestro che sembra quasi smorzare l’entusiasmo dei suoi, ma c’è una motivazione in questa risposta apparentemente fredda ed insensibile, perché Gesù invece si dimostra ancora una volta attento alle esigenze dei suoi apostoli/discepoli ; Egli sa bene che l’apostolato richiede sacrifici in termini di tempo ed energie spese per gli altri e quindi invita i suoi a recuperare le forze perdute.

Ma se fosse solo questo il motivo, Gesù si dimostrerebbe nient’altro che un bravo maestro, un bravo capo che conosce bene i limiti dei suoi subalterni , aiutandoli ad essere pronti alla prossima missione concedendo loro il giusto tempo per il meritato riposo.

Ed invece li invita a venire in disparte con Lui perché il vero riposo e Lui stesso.

Cari sposi, dobbiamo imparare che quando sentiamo il bisogno di riposarci non dobbiamo solamente riposare il corpo e l’anima seguendo i preziosi consigli di padre Luca, ma abbiamo sempre più la urgente necessità di comprendere più nel profondo che il nostro vero riposo è Gesù.

Gesù è la pace, Gesù è la vera pace, Gesù è la vera pillola che stabilizza la nostra pressione spirituale, ed è una pillola che va bene sia per chi soffre di ipertensione che per chi soffre di bassa pressione spirituale.

Dobbiamo imparare che ogni giorno possiamo tornare da Gesù per raccontarGli le meraviglie che abbiamo visto con i nostri occhi e lodarLo per questo perché siamo stati Suoi strumenti, ed è una cosa buona e giusta, ma non dobbiamo mai dimenticare che tutto ciò che siamo riusciti a fare, lo dobbiamo ancora a Lui e non alle sole nostre forze umane.

Cari sposi, prima di buttarci a capofitto in una nuova avventura di apostolato, torniamo davanti al Tabernacolo per riposare con Lui, per trovare riposo in Lui ; abbiamo costantemente bisogno di ricalibrare la nostra bussola per non rischiare di diventare noi il riferimento di noi stessi, ecco perché la scelta migliore è quella di tornare da Gesù per raccontare a Lui cosa abbiamo fatto grazie ai Suoi doni, ma soprattutto per ricaricare la nostra anima, per restare un po’ in disparte con Lui a godere della sua presenza, per ricalibrare la nostra antenna sulle frequenze della Sua voce, per “riposare in santa pace” dice l’indovinatissimo detto popolare… appunto… perché la pace è Gesù e se non è santo Lui !

Sposi belli, ogni volta che sentite il bisogno di riposo, cominciate col pronunciare il nome soavissimo di Gesù, Lui che è il vero riposo, di sicuro qualcosa si smuoverà nel cuore !

Buon riposo.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 13

Ora che abbiamo visto un pochino più da vicino la processione iniziale, possiamo cominciare a vedere se i gesti e le ritualità che viviamo nella S. Messa siano da relegarsi alla chiesa oppure possano in qualche modo aiutarci anche nella vita quotidiana.

Uno dei segnali evidenti che possa essere davvero così è quella esortazione che viene posta alla fine della S. Messa : “La Messa è finita , andate in pace “, come a dire che il rito è terminato ed ora tocca a noi tradurre in vita concreta ciò che nel rito abbiamo vissuto e celebrato. Cosa c’azzecca la fine della Messa quando ancora stiamo analizzando le prime battute ? La Liturgia è un “continuum spazio temporale”, non ha dei compartimenti stagni ; essa è ricchissima di gesti, simbologie e segni che, per esigenze di comprensione umana, sono stati suddivisi, ma in realtà sono un’unica Liturgia, è la natura umana che ha bisogno di suddividere, catalogare, evidenziare, frazionare, frammentare, perché le realtà celesti sono troppo per noi e quindi abbiamo bisogno di “assaggiarne” un pizzico alla volta e quel “bocconcino” ci sembra già così enorme.

Infatti per accorgerci di quanto ha da insegnare alla nostra vita matrimoniale la processione iniziale, dobbiamo cominciare a viverla bene in chiesa per poterla rimodulare, rimodellare su misura per la nostra coppia ; è un lavoro che può comportare rinunce, ma la gioia profonda che ci lascia dopo è incomparabile alle fatiche fatte.

Abbiamo visto come questa processione assuma dei connotati intensi per via del sacrificio di Gesù sulla croce e non si riduca ad un semplice spostamento dalla sagrestia all’altare, inoltre abbiamo imparato come il sacerdote agisca in “persona Christi” e non sia solamente un ministro che sta compiendo dei riti.

Se ci pensiamo bene, anche nelle nostre case abbiamo una “processione iniziale” ; non è forse vero che prepararsi ogni mattina per andare a compiere il nostro lavoro è un sacrificio ? Non è forse vero che il nostro dovere quotidiano, se vissuto bene e santamente, diventa un sacrificio da offrire al Padre celeste ? E non è altrettanto vero che, da quando siamo stati battezzati, in noi abita la Trinità Santissima ?

Certo, il marito quando si prepara per il lavoro non ha una veste liturgica come quella del sacerdote, probabilmente la sua veste è la tuta dell’operaio, forse quella del fabbro o del falegname, forse invece del turibolo con l’incenso tiene in mano la cazzuola da muratore, forse invece dovrà vestire con la cravatta perché è un dirigente d’azienda… non importa il vestito, ma se esce di casa con la consapevolezza che non esce da solo, ma che si porta con sé la Trinità Santissima ed inoltre sa di andare a fare la volontà del Padre, cioè diventare santo compiendo il proprio dovere di marito e padre, non è una “processione iniziale” ?

Sicuramente la moglie non uscirà di casa con distrazione e leggerezza, ma si sarà assicurata probabilmente che la lavastoviglie o la lavatrice abbiano finito il loro ciclo per quando rientrerà, forse anch’essa indosserà abiti comodi se lavora come operaia in qualche fabbrica e dovrà curarsi che i capelli siano raccolti in una cuffia, oppure controllerà, da brava insegnante, se nella borsa ci siano tutti i compiti corretti che deve restituire agli alunni stando attenta a non uscire in ciabatte, oppure dovrà curare bene la piega dei capelli e verificare la corretta stiratura della camicia da dirigente, se invece lavora alla cura della casa indosserà un grembiule quando cucina o una tuta per pulire i pavimenti… non importa cosa indossa, ma ciò che conta è che sia fatto per amore e con amore, vissuto come un sacrificio da offrire al Padre per il bene della persone che ama.

Da domani, quando vediamo il nostro consorte che si prepara, pensiamo alla “processione iniziale” ed invece di vedere una persona che combatte freneticamente contro il tempo scorgeremo che lì c’è la presenza di Gesù che si prepara per compiere un sacrificio.

Dovere come sacrificio ? Sì, infatti il sacrificio sommo di Gesù è stato morire a sé stesso per dare vita agli altri, e per Lui è stato un dovere perché ha detto e dimostrato di fare la volontà del Padre, non la propria, quindi è stato un dovere.

Similmente, quando noi ci prepariamo a compiere i nostri doveri abbiamo l’occasione di trasformare ciò che facciamo in sacrificio gradito a Dio ; per essere gradito a Lui però è necessario che lo compiamo senza brontolare, senza lamentele, ma con fervore ; se faremo così scopriremo che quello che per gli altri è visto come un peso, per noi diventa un sacrificio da offrire al Padre, assomiglieremo a Gesù perché moriremo a noi stessi per dare vita agli altri, cioè alla nostra famiglia.

Cari sposi, coraggio che da domattina guarderemo la nostra bella moglie con occhi diversi e il nostro bravo marito con più fierezza. Guardandoci l’un l’altra così sarà più facile per il marito salutare la sua sposa con un abbraccio tenero che infonde sicurezza, e per la moglie sarà più spontaneo offrire una carezza ed un bacio che suscita dolcezza.

Coraggio cari sposi, abbiamo tra le mani molto di più di ciò che vediamo.

Giorgio e Valentina.

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Un accampamento per i timorati

Avevamo trattato in un precedente articolo di come l’Angelo del Signore costruisca un accampamento intorno a quelli che temono il Signore ed abbiamo scoperto quali grandi vantaggi possiamo trarre da questo sito durante la battaglia della nostra vita. Il Salmo 34 , da cui eravamo partiti nella riflessione, chiosa così :

L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Il Salmista quindi ci dà un’ulteriore aiuto con questa frase perché ci insegna che se vogliamo gli aiuti del Cielo bisogna che temiamo il Signore altrimenti saremmo degli illusi ; sì, perché illuderemmo noi stessi di farcela da soli con le nostre misere e poche forze meramente umane, ma le forze nemiche, anche quelle dell’ultimo demone in fondo alla scala gerarchica sono molto più grandi e forti di quelle del più grande uomo. In modo inversamente proporzionale, il più piccolo fra gli uomini, se ha Dio con sé, non ha nulla da temere neanche contro il primo dei demoni, perché Dio combatte per lui e qualsiasi forza nemica all’Onnipotente sarà da Lui schiacciata, vinta.

Nell’elenco catechetico dei doni dello Spirito Santo, il santo timor di Dio è messo alla fine, ma non per importanza, le ragioni sono solamente di tipo schematico ( parallele allo schema di Isaia ) e per facilitare l’assimilazione nella memoria da parte dei catecumeni.

Ma quanti di noi cresimati viviamo intensamente questo dono meraviglioso ?

Prima di rispondere dobbiamo vedere un poco più da vicino questo dono, e ci lasceremo aiutare da due santi che hanno scritto pagine intense sullo Spirito Santo : S. Giovanni Paolo II e S. Tommaso d’Aquino.

Il Papa si esprime così durante l’Angelus del 11/06/1989 :

Col Dono del timore di Dio lo Spirito Santo infonde nell’anima cristiana un senso di profondo rispetto per la legge di Dio e gli imperativi che ne derivano per la condotta cristiana, liberandola dalle tentazioni del “timore servile” e arricchendola invece di “timore filiale”, intriso di amore.

Ci sono tanti sposi cristiani che vivono la figliolanza di Dio come il figlio maggiore della famosa parabola del “Figliol prodigo”, cioè con quel “timore servile” che non li fa vivere da figli, forse stanno nella casa di Dio (la Chiesa) ma non ne fanno parte attivamente, sono solo iscritti all’anagrafe dei Battesimi e poco più. Una vita così lascia covare dentro il cuore un desiderio di affrancarsi dal Padre, visto come un ostacolo alla nostra “libertà” di “fare quello che voglio”. Ma chi non vive da figlio non si scopre nemmeno fratello, infatti due sposi che vivono così non hanno una relazione piena, felice, perché non si riconoscono neanche fratelli (in Cristo) tra loro… quindi la loro relazione sarà solo un tentativo di andare il più possibile d’accordo per “tirare avanti”.

Per capire meglio il “timore filiale” lasciamoci guidare da S. Tommaso d’Aquino :

Più si ama qualcuno e più si teme di offenderlo e d’essere privato della sua presenza.

Gli sposi che vivono in questa relazione filiale con il Padre, si lasciano guidare dalle amorevoli leggi del Padre perché esse sono per la Vita e non per la morte ; sicché si sforzano con la Grazia di Dio di vivere santamente la virtù della castità matrimoniale, per esempio, perché ne assaporano la pienezza di Vita ; vivono il perdono reciproco perché scoprono che se Dio perdona al mio coniuge una malefatta, chi sono io per non perdonarlo, sono forse più in alto di Dio da permettermi di non perdonarlo ? Gli sposi che vivono da figli di Dio si scoprono sempre più fratelli in Cristo e il loro matrimonio profumerà sempre più di santità.

Finiamo ancora con il Papa S. Giovanni Paolo II :

Da questo santo e giusto timore, coniugato nell’anima con l’amore di Dio, dipende tutta la pratica delle virtù cristiane, e specialmente dell’umiltà, della temperanza, della castità, della mortificazione dei sensi. Ricordiamo l’esortazione dell’apostolo Paolo ai suoi cristiani: «Carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a termine la nostra santificazione, nel timore di Dio» (2 Cor 7,1).

Cari sposi, cominciamo a vivere il santo timor di Dio per godere della difesa di Dio, e quindi del suo accampamento in questa dura lotta contro il potere delle tenebre.

Coraggio sposi, nulla andrà perduto per chi teme Dio !

Giorgio e Valentina.

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Bisogno di cartina geografica ?

Ecco l’ultima parte del Vangelo di oggi :

Mt 9,32-38 […] Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Sono poche parole ma potenti, come del resto lo sono sempre quelle evangeliche ; sono parole che, nella loro stringatezza, ci rivelano un Gesù che ha sempre i piedi ben piantati in terra, la Sua umanità ( peraltro santissima ) non è mai illusoria, non è mai vacua. Infatti, è un uomo che sente compassione, ci rivela il Vangelo, perché un uomo vero sa che la vita del corpo non è tutto, c’è molto di più nel cuore dell’uomo che nel suo corpo, vale molto di più ciò che muove l’animo di quello che muove il corpo, e Gesù vede la folla, ma va oltre a ciò che vede.

Non vede solo della gente stanca e affamata, vede persone disorientate nella vita, uomini che non hanno un obiettivo nella vita perché non è stato indicato loro un pascolo per le loro anime assetate ad affamate, è questo l’oltre che interessa a Gesù.

Avrete sicuramente intuito che quelle folle ci rappresentano, siamo noi quando siamo senza una guida.

Quanto è importante avere una guida nella vita !

Lo sanno bene quei fidanzati che pensano di fugare i loro dubbi circa il proprio matrimonio e non sanno che invece i dubbi si acuiranno fino all’estremo perché nessuno gliel’ha mai detto, vengono lanciati dentro la realtà matrimoniale come dilettanti allo sbaraglio.

Lo sanno bene quelle coppie che si sono preparate al matrimonio con un corso all’ultimo minuto, solo per avere un lasciapassare per il parroco, ma poi si sono sentite disorientate quando sono cominciati i primi problemi tra di loro e non sapevano a chi rivolgersi.

Lo sanno bene quelle coppie che vivono una malattia in famiglia, e si ritrovano sole con il proprio dolore ma senza una prospettiva d’eternità, di speranza.

Lo sanno bene quelle coppie che vivono una crisi nella loro relazione, ma non hanno coltivato una spiritualità di coppia che li possa sostenere, non hanno nessun aiuto per l’anima sofferente.

Queste sono solo alcune delle tante situazioni che affliggono il vasto mondo delle coppie senza un pastore, ecco perché Gesù ha sentito compassione, sapeva benissimo che senza una guida ci si perde. Certo, è un ragionamento abbastanza semplice e scontato se si parla di geografia, però vale anche nella vita ; molte persone invece, accendono il navigatore satellitare anche per percorrere la solita strada che li conduce al luogo di lavoro tutti i giorni, ma poi quando ci sono di mezzo le cose importanti della vita quali la relazione d’amore tra i due sposi, la famiglia, l’educazione ed il futuro dei figli, pensano di affrontarle con le sole proprie forze o con le risposte a corto raggio che dà il mondo.

Sì, perché il mondo non sa dare risposte a lungo raggio, ad ampio spettro, e non le può dare perché l’eternità non fa parte di questo mondo, la spiritualità ( in particolare quella cristiana ) viene ignorata, banalizzata, ridicolizzata… quando il mondo tenta di dare risposte si rifugia nel “clinicamente testato“, ne “la scienza dice“, nel “avete bisogno di uno psicoterapeuta“…. questo è il massimo che può dare questo mondo, ma c’è un “oltre“, c’è di più nel cuore dell’uomo.

Cari sposi, se non l’avete ancora fatto, correte subito a cercare un pastore d’anime che vi guidi ai pascoli sempre verdi e lussureggianti di Gesù, un pastore che non si metta al centro dell’attenzione ma che sappia mettere al centro sempre Gesù, che vi indichi sempre Gesù come esempio e meta, perché il vero Buon Pastore è Gesù, il sacerdote ne fa le veci.

La vita è troppo breve per sprecarla a rincorrere gli specchietti per le allodole del mondo, noi sposi abbiamo bisogno di sacerdoti che ci sappiano guidare verso i pascoli dove l’acqua è sempre fresca e zampillante, dove l’erba è sempre verde e rigogliosa, dove la nostra anima può riposare al sicuro dalle angustie della vita, dove le nostre ansie e preoccupazioni trovano riposo, dove tutti i nostri desideri trovano risposta.

Noi sposi abbiamo bisogno di pastori che ci diano delle regole da seguire, regole che ci impediscano di uscire dal recinto ; abbiamo bisogno di pastori che continuamente contino le proprie pecore e controllino che nessuna sia andata perduta ; abbiamo bisogno di pastori che continuamente controllino i recinti per verificarne la robustezza ; abbiamo bisogno di pastori che sappiano affrontare i lupi e che ci difendano dai ladri ; abbiamo bisogno di pastori che controllino che le pecore non siano malate… insomma, che si prendano cura di noi.

Gli sposi in Cristo sono una perla preziosa che la Chiesa deve custodire perché è sepolta nel proprio campo, non dobbiamo permettere alla Chiesa di vendere questo campo a nessuno.

Vi invitiamo a fare due gesti questa settimana : il primo è quello di andare insieme dal vostro sacerdote di fiducia oppure semplicemente dal vostro parroco ( magari questa domenica ) e chiedere una Benedizione su voi due, che vi imponga le sue mani consacrate sul vostro capo mentre pronuncia una preghiera di Benedizione… di sicuro vi chiederà almeno la motivazione di tale richiesta, e quale occasione migliore per esporgli le vostre fatiche del momento presente ?

Il secondo gesto è quello di pregare insieme come coppia per chiedere al Signore di farvi conoscere ( non per forza di persona ) un sacerdote che vi faccia da guida/pastore e nello stesso tempo per offrire i vostri figli maschi al Signore perché rispondano con generosità e slancio alla vocazione sacerdotale ( se è nella volontà del Padre ).

Coraggio sposi, abbiate fiducia nella Provvidenza e lasciate stare i navigatori satellitari del mondo.

Giorgio e Valentina

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 12

Spesso nelle chiese ci sono delle campanelle che vengono utilizzate per segnalare l’inizio della S. Messa, altre volte si sente intonare il canto d’inizio, purtroppo abbiamo anche assistito a scene in cui il sacerdote celebrante esce dalla sagrestia senza un annuncio cosicché l’assemblea viene colta di sorpresa.

Siamo stati a tante belle S. Messe in cui l’inizio della liturgia viene preceduto da qualche attimo di solenne silenzio, poi il suono della campanella annuncia l’inizio della liturgia, subito dopo comincia il canto che accompagna la processione iniziale… e già in questi pochi minuti l’anima si sente trasportata in un’altra dimensione, perché quando i gesti liturgici sono fatti con garbo, con solennità, con attenzione ai particolari, tutto acquista un senso che va oltre a ciò che si vede con gli occhi del corpo.

Infatti, la processione d’inizio può assumere connotati diversi a seconda della festa del giorno : può essere più o meno lunga a seconda della struttura architettonica ; può essere composta dal solo sacerdote celebrante oppure arricchita da diaconi, chierici, accoliti, ministranti, chierichetti ; può essere impreziosita da croce, candelabri, Vangelo, turibolo e navicella ; può essere abbellita dalle vesti liturgiche di vario colore ( a seconda del tempo liturgico ) più o meno vistose negli ornamenti e nelle decorazioni. In ogni caso, essa ci deve ricordare l’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme e la sua salita al Calvario, detta comunemente Via Crucis ; non è un semplice spostamento dalla sagrestia all’altare : essa è l’inizio della Passione di Gesù, il quale si rende visibile ai nostri occhi nella persona del sacerdote celebrante, in gergo tecnico si dice che il sacerdote agisce in persona Christi.

Se noi avessimo la vista a raggi ultraterreni, vedremmo nella processione iniziale Gesù con la corona di spine ( il sacerdote celebrante ), che sta portando il pesante legno della croce dalla sagrestia all’altare del Sacrificio ( il Calvario ) sul quale si immolerà per noi. Si comprende quindi che non è un gesto privo di significato, un semplice appropinquarsi all’altare, non è una sorta di “aperture delle danze”, non può essere vissuto come l’inizio della tombola, non è l’apertura del sipario, non è la sigla dello spettacolo televisivo con l’arrivo in pompa magna del presentatore valorizzato dalla coreografia del corpo di ballo, NO ! Niente di tutto ciò !

E’ una processione che, seppur breve o non affollata, deve aprire l’anima a contemplare il Mistero della Passione di Gesù, il mistero della nostra Redenzione, il mistero della Misericordia divina che si fa talmente prossima a noi da subire la Croce al posto nostro.

Tutto ciò sopra descritto ( che sappiamo essere molto scarso per ragioni di redazione e di limiti personali ) potrebbe sembrare un discorso destinato in modo esclusivo ai sacerdoti con i loro “aiutanti”, ma non è del tutto vero, poiché il Concilio Vaticano II ha ribadito l’importanza di una partecipazione attiva da parte di tutta l’assemblea ; attiva non significa che ognuno debba fare qualcosa sicché da creare confusione, quasi che ad un certo punto sia necessario un vigile a dirigere l’inevitabile caos ; la partecipazione attiva a cui fa riferimento il Concilio è quella che vede come protagonista la fede del popolo, il fervore del singolo, l’apertura e il trasporto dell’anima a vivere con devozione la Divina Liturgia, nonché la preghiera devota e raccolta del corpo e del cuore, le risposte date con voce ardente, il canto fervoroso, le acclamazioni entusiastiche, l’ascolto attento, la compostezza dei gesti, il decoro degli abiti.

Come avrete già intuito, è importante che ognuno faccia bene la propria parte affinché la fede di ciascuno si rafforzi grazie alla fede della comunità e quella della comunità si consolidi attraverso quella di ciascuno. Nessuno è escluso da questi gravi compiti, soprattutto le famiglie hanno un ruolo fondamentale nella crescita della vita di fede, poiché i figli imparano guardando i genitori.

La processione iniziale quindi ci vede coinvolti tutti, sacerdote e ministranti così come tanti papà e mamme, nonni e zii, bambini e ragazzi, tutti uniti nell’imitare la folla che accolse con entusiasmo l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, stendiamo anche noi le nostre palme per accogliere Gesù che viene, sono le palme delle nostre preghiere accorate, le palme delle nostre lodi. Stiamo composti e seguiamo con interesse la processione iniziale, se conosciamo il canto eseguito dalla schola è meglio, altrimenti lo ripetiamo nel cuore.

Ricordiamoci che il sacerdote agisce in persona Christi, ma non riesce a staccarsi di dosso la propria umanità ; anche la sua fede viene corroborata dagli atteggiamenti devoti e fervorosi del popolo, così come potrebbe subire un tracollo nella vita spirituale per colpa di adulti che trattano questi gesti come se nulla fosse.

Coraggio famiglie, da domani abbiamo l’occasione di rivedere il nostro stare a Messa, almeno nella sua parte iniziale.

Buona Domenica,

Giorgio e Valentina.

Carico come un mulo !

Sabato scorso ci è stato presentato un brano dal Vangelo di Matteo dove si narra di alcune guarigioni fisiche operate da Gesù ma anche di molti esorcismi, confermando che Satana ed i suoi angeli cattivi (demoni) esistono e sono reali, ma noi useremo solo una piccola parte di questo brano :

(Mt 8, 15-17) In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, […] Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

La descrizione della guarigione della suocera di Pietro è scarna ed essenziale ma non banale, infatti lascia intendere che per Gesù non sono indifferenti le nostre infermità fisiche. Qualche malizioso sarebbe portato a pensare che Pietro, tornato a casa, non trovò il pranzo o la casa in ordine, poiché sua moglie, dovendo badare alla mamma febbricitante, avesse un po’ trascurato la cura della casa. Quindi, Pietro rientra in casa con 12 persone affamate e stanche ma non trova l’ospitalità e l’accoglienza dovute al Maestro ed ai suoi discepoli, e comincia a scongiurare Gesù di guarire la suocera per questi motivi ; ma queste sono solo illazioni di chi vuole screditare Gesù e l’opera degli evangelisti.

Matteo ci ha trasmesso solo ciò che serve per la nostra salvezza e non le chiacchiere da gossip. Innanzitutto ci racconta come a Gesù non siano indifferenti i nostri stati d’animo, le nostre situazioni contingenti, poiché Lui è venuto per salvarci e non ci ha mai promesso una vita agiata in questo mondo senza problemi di sorta ; però Gesù fa una cosa straordinaria, cioè non ci lascia soli con la nostra sofferenza, ci prende per mano, ci tocca la mano perchè vuole salvare ciò che c’è non quello che non ha bisogno di salvezza.

Dio si vuole rendere presente là dov’è la nostra contingenza, dentro la nostra situazione, non aspetta che ci passi la febbre per salvarci, ma ci tocca la mano per salvarci dalla infermità ; infatti, la suocera petrina, si alzò subito dopo la guarigione e si mise a servire.

Tanti sposi soffrono di una febbre che li lascia immobili, infermi : è la febbre della noia, della tristezza, della sindrome di Calimero ( “è un’ingiustizia, se la prendono tutti con me perché sono piccolo e nero” ), la febbre della superbia, la febbre dell’orgoglio, la febbre dell’ira ; è da queste febbri che dobbiamo chiedere a Gesù di essere liberati. Queste febbri, infatti, ci legano con pesanti catene che non ci permettono di servire il nostro coniuge ; se sono appesantito dalla noia, la mia famiglia e il mio lavoro saranno sempre una noia e non uno strumento di santificazione ; se ho la febbre della tristezza come farò a portare la gioia del Risorto nella mia relazione coniugale ? ; se mi sento Calimero non riuscirò ad aprirmi ai bisogni del mio amato/a ma pretenderò sempre attenzioni nei miei riguardi ; la febbre della superbia non mi permette di vedere la bellezza dell’altro/a perché io mi sento sempre il migliore ; la temperatura alta data dall’orgoglio non mi aiuta a riconoscere i miei errori ed umiliarmi nel chiedere perdono a lui/lei ; le febbri dell’ira annebbiano il controllo delle mie facoltà e mi rendono insopportabile ed acido/a.

Queste febbri sono quelle che ci bloccano nel cammino della santità nel matrimonio.

Ma ci basta che Gesù ci tocchi la mano e saremo guariti, a patto che ci lasciamo toccare da Lui. Guariti, sì, guariti ma per servire ; la guarigione dalle nostre febbri è ordinata alla nostra missione, all’espletamento dei doveri che la nostra vocazione richiede : servire l’altro/a, morire a noi stessi perché l’altro/a abbia vita, mettere al centro la felicità dell’altro/a.

Ma Gesù non si limita a guarirci perché il Suo metodo è innovativo ; non ci dà solo la medicina e poi con una formula magica la febbre svanisce ; Lui non compila solo la ricetta da portare al farmacista : no ! Gesù ci guarisce perché la medicina è Lui stesso, i Padri della Chiesa ci insegnano infatti che Gesù è medico e medicina insieme. Ma come fa ad operare ? Ce lo spiega il versetto di Isaia citato in fondo a questo brano evangelico : “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie” e le ha lasciate inchiodate alla Croce, ma Lui è risorto ! Si è caricato come un mulo !

Coraggio cari sposi, allunghiamo la mano e lasciamoci toccare dalla mano di Gesù, abbiate fiducia nella Sua potenza guaritrice, non abbiamo bisogno di altre medicine né di altri medici per guarire dalle nostre febbri e finalmente potremo alzarci dai nostri letti di infermità per servirLo nel nostro coniuge e scoprire che c’è più gioia nel dare gratuitamente che nel ricevere.

Giorgio e Valentina.

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Dimagrire per il Paradiso

Il Vangelo che la Chiesa ci propone oggi contiene un sacco di insegnamenti ma le esigenze editoriali ci costringono a soffermarci solo su una frase di Gesù :

( Mt 7, 6.12-14 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Avrete intuito che la frase interessata è quella in neretto, ma rileggendola siete sicuri che essa riguardi solo un problema di linea ?

Perché Gesù sembra interessato alla nostra dieta ?

Inoltre, se è vero che Dio ci ha creati per il Paradiso, non era meglio dotarlo di un bel portone gigantesco così da farci entrare la maggior parte di anime ad ogni apertura ?

Seguendo un banale e superficiale ragionamento saremmo portati a pensarla così, ma scopriremo che Dio ha progetti differenti.

Noi abbiamo avuto la grazia di incontrare tante coppie che ci sono state di esempio e di grande sprono per la vita matrimoniale, tra le tante ne ricordiamo una che testimoniava come non avrebbero cambiato l’altro/a per niente e nessuno al mondo, perché raccontavano come il rapporto che avevano e la complicità raggiunta fossero il frutto di tanti dialoghi, tante litigate, tante incomprensioni superate, e si amavano ogni giorno di più proprio perché la loro coppia aveva delle “cicatrici” uniche ed irripetibili che una terza persona non capirebbe e non saprebbe apprezzare e difendere ; e mentre raccontavano questo avevano il sorriso sulle labbra, quel sorriso di chi ha la Pace nel cuore perché ha saputo affrontare gli ostacoli ed ora gode la serenità di averli superati.

E se è così nel cammino della vita matrimoniale, non crediate che sia diverso nella vita spirituale ; spesso siamo attratti da falsi luccichii come le gazze ladre e ci accontentiamo di poco.

Ci sono coppie che si accontentano di vivere un matrimonio in perfetto stile “commedia romantica americana“, ce ne sono altre che si accontentano di vivere un rapporto alla “Sex and the city“, altre coppie invece preferiscono imitare una vita da “Sessantottini” senza regole e vincoli, tantissime coppie non hanno progetti e si accontentano di non essere “fuori moda“, poi ci sono le coppie che si accontentano di fare gli eterni fidanzatini.

Questi esempi sono tutte vite che non richiedono grande impegno, anzi non ne richiedono affatto ; sono relazioni che non ti lasciano nessuna “cicatrice” di Bellezza, di vita spesa per l’altro, di amore incondizionato, di sudore nell’affrontare insieme gli ostacoli e superarli perché il “noi” sia sempre più vivo e realizzato.

Cari sposi, nelle cose di Dio ( quelle che portano alla porta stretta ) all’inizio c’è tanta fatica, sudore e lacrime, ma con la Grazia di Dio la sua Pace non tarda a venire e il premio è il Paradiso. Al contrario, nelle cose di Satana ( detto anche Diavolo ) all’inizio appare tutto facile ( porta larga e spaziosa ), scontato, bello ed attraente, come una strada in discesa, ma poi il Diavolo presenta il conto, e quel conto è molto salato ( l’Inferno ).

Il mondo di oggi offre agli sposi, per esempio, una coppia senza regole, dove l’adulterio non è un male, anzi… viene addirittura consigliato per rinsaldare il legame ; il modo di oggi offre agli sposi, per esempio, di vivere il sesso sregolato e senza rispetto nei confronti della fertilità, e se il bambino è indesiderato ci presenta l’aborto come un diritto !

Cari sposi, non caschiamoci come dei polli ! Questi sono messaggi che ci fanno vedere tutto facile all’inizio, tutto bello ed attraente, comodo e rassicurante… Gesù ha chiamato questa situazione la porta larga e la spaziosa via che conduce alla perdizione !

Invece la vita nella Grazia del Sacramento del Matrimonio è una vita che richiede impegno, sforzo, fatica, croci da sopportare, mariti da comprendere e sostenere, mogli da accudire e difendere, figli da crescere robusti nella fede, perdoni dati e ricevuti migliaia di voltema quanta Pace, sì perché in tutto ciò dobbiamo lasciar vivere Gesù che è la Pace, la nostra Pace !

Coraggio sposi, dobbiamo dimagrire per il Paradiso ! E’ necessario che abbandoniamo gli eccessi di grasso adiposo che il peccato ci lascia addosso.

Buona dieta !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 11

Se abbiamo fatto la scelta giusta (cliccate qui per leggere il precedente capitolo) dovremmo aver sperimentato almeno per pochi minuti l’intimità con Dio, nel silenzio, nel raccoglimento, a tu per tu con Lui, preparando così il nostro cuore e il nostro corpo a vivere la Divina Liturgia… certo è che questa intimità con Dio assomiglia nella dinamica all’intimità tra gli sposi : ossia, non esiste un’intimità già pronta all’uso e sempre uguale come un pasto ad un fast food, ma è la fatica degli sposi stessi nel costruirla giorno dopo giorno e, se è vera, cresce di giorno in giorno in qualità e quantità.

Così è l’intimità con Dio. La Sua conoscenza e la gioia di stare insieme a Lui non è un prodotto già pronto all’uso ed uguale per tutti ; infatti non siamo stati creati in serie, ognuno di noi è praticamente un “pensiero di Dio fatto carne“, siamo unici ed irripetibili, non possiamo omologarci ad uno stesso tipo di intimità e dialogo con la Santissima Trinità… questo rapporto va alimentato, custodito, conosciuto, amato, deve essere una relazione in divenire.

Quando abbiamo la sensazione di essere allo stesso punto della vita spirituale da troppo tempo, dobbiamo fermarci per pensare alla direzione che stiamo dando alla nostra vita.

E quale miglior momento per fare questo chek-up se non quello in cui il Cielo scende in Terra ..?.. Il momento in cui la misericordia di Dio si rende esplicitamente manifesta nel Sacrificio salvifico di Gesù sulla croce ..?

Così come fanno due sposi, quando, per verificare la direzione che stanno dando alla loro relazione, devono parlarsi a quattrocchi, così anche nella relazione con Dio possiamo avere un dialogo vis a vis per fare il punto della situazione ; infatti nella S. Messa avviene che quel Padre che tanto bramiamo, quel Figlio con cui ci relazioniamo e quello Spirito Santo che riceviamo nella celebrazione dei Sacramenti ( compreso il Matrimonio ) sono lì davanti a noi.

A dirla tutta saremmo noi ad essere “incorporati” in una realtà celeste, ma adesso ci basti sapere che Dio non è lontano. Quelle parole con cui si conclude il Vangelo di Matteo “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo“, nella S. Messa si realizzano davvero ; non erano belle parole illusorie o le solite frasi ad effetto stile campagna elettorale, no !

Tanti pensano che basti stare sul proprio divano per parlare con Dio, ma fino a quando non partecipano ad una S. Messa la presenza di Dio è spesso illusoria, oppure anche reale ma spirituale, non fisica ; invece nella S. Messa la presenza di Dio non è solo su un piano spirituale, ma diventa fisicamente presente nell’Eucarestia. Perciò, se dobbiamo rafforzare la nostra relazione con Dio , quale miglior posto della chiesa con il tabernacolo ? Anche se la porticina è chiusa lì dentro c’è Gesù… lo stesso Gesù che camminava per la Palestina 2000 anni fa… certo non dobbiamo strizzare gli occhi per vederLo perchè Lui nasconde a noi la Sua presenza dietro i veli del pane e del vino, ma Lui c’è davvero .

E visto che ce l’abbiamo lì così vicino potremmo approfittare della situazione per fare un bel chek-up della nostra vita spirituale. Non ci sono controindicazioni, però ci potrebbero essere degli effetti indesiderati, vale a dire che potremmo scoprire di essere moooolto più indietro nel percorso spirituale rispetto all’idea che ci eravamo fatti di noi stessi ; per scoprire la bellezza di questo percorso però bisogna che frequentiamo la S. Messa, magari entrando in chiesa con un po’ di minuti di anticipo per avere un tempo adeguato per lasciar decantare il rumore del mondo con le sue luci sfolgoranti , i suoni e le parole accattivanti… insomma la preparazione immediata alla S. Messa è importantissima perché fa come da apriporta all’evento di Grazia che sta per accadere.

Care famiglie, restate pure vicine se potete, ma ognuno cerchi di non distrarre l’altro/a da questo rapporto intimo con Dio, da questi momenti di dialogo preparatore di un check-up, d’altronde non vorreste che il vostro coniuge sia sempre più bello/a ? E perché no bello/a anche nell’anima ?

Buona Domenica,

Giorgio e Valentina.

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Piatto freddo…

Come di consueto ci lasceremo interrogare dal Vangelo, ma dobbiamo porre attenzione perché anche oggi scopriremo insieme che il Vangelo non è una bella storiella per la ninna nanna dei bambini, ma è una parola viva ; ecco quindi il Vangelo che la Chiesa ci ha proposto ieri :

( Mt 5,38-42 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Questo brano è un altro di quelli che contengono frasi diventate celebri senza che la gente comune ne approfondisca il contenuto essenziale, ma soprattutto, spesso le persone non approfondiscono la novità offerta da Gesù, infatti Lui ha detto di portare a compimento la Legge antica. Ma cosa avrà da insegnare a noi sposi un Vangelo sul comportamento da tenere con il malvagio ?

Avrete notato come Gesù non si lasci condizionare da niente e da nessuno, e vada dritto al punto senza troppi giri di parole perché il suo scopo primario è la nostra salvezza, che comincia già in questa vita ; quindi dobbiamo leggere le Parole di Gesù alla luce della salvezza della nostra anima, e non come meri suggerimenti di bon ton, oppure come comportamenti etici riguardanti una filosofia di vita… niente di tutto ciò. Ma da cosa vuole salvarci questa volta Gesù ?

Dal tarlo della vendetta che rode l’anima pian piano, che scava dentro lasciando il nostro cuore come un palloncino gonfiato che appare grande, ma riempito di nulla di buono. Gonfio di che ? Gonfio di orgoglio, gonfio di presunzione, gonfio di superbia, gonfio di vanagloria, gonfio di invidia… basta uno spillo per farlo esplodere.

Perché spesso pensiamo che Dio non sia capace di fare il proprio mestiere e ci arroghiamo il diritto di insegnare a Dio chi punire, quando punire, come punire. E’ da questo atteggiamento che partono quelle domande del tipo : ” Ma dov’è Dio ? Perché non interviene per fermare questa cosa o quell’altra ? Perché Dio permette che i cattivi proliferino ? “.

La nostra idea della Giustizia di Dio è falsata, spesso intendiamo Dio come un supereroe che scende dal Cielo con le sue armi di distruzione di massa e fa piazza pulita dei cattivi… il problema è che anche il nostro nome risulterebbe nell’elenco dei cattivi, o almeno lo è stato per qualche tempo… e se proprio in quel tempo fosse arrivato Dio come quel supereroe che ne sarebbe stato di noi ? Non avremmo avuto nessun’altra chance per convertirci.

Si dice che la vendetta sia un piatto freddo, e purtroppo ci sono alcune coppie che hanno una relazione malata a tal punto da escogitare piani di vendetta verso l’altro/a , perché la vendetta per i torti subiti è da servire fredda, non bisogna lasciare all’altro l’opportunità di accorgersi del nostro piano altrimenti esso andrebbe in fumo… e con esso andrebbe in fumo il nostro desiderio di sentirci quasi onnipotenti con il nostro schiavo prono ai nostri piedi ad implorare pietà.

Mentre Gesù ci salva da questo circolo di male insegnandoci che bisogna ripagare il male con il bene… è questa la “vendetta” dei figli di Dio ; se agiremo così, costringeremo chi ci ha fatto un torto a riflettere sul suo comportamento che ci ha fatto dei capri espiatori del suo malessere ; in più lui/lei avvertirà di essere stato ripagato non con la sua stessa moneta ( tipo “occhio per occhio” e “dente per dente” ) che magari si sarà anche meritato con la propria condotta malvagia, ma si sentirà già perdonato in anticipo.

Facile ? No. Impossibile ? No, con la Grazia di Dio no.

Inoltre, il nostro cuore non si appesantirà del fardello della vendetta, dell’orgoglio, dell’invidia, della superbia, della vanagloria… ma al contrario si sentirà come la mongolfiera libera di salire verso il cielo senza i pesi che la costringono a terra… solo così il nostro cuore resterà in grazia di Dio e sarà ancora più libero di prima perché non sarà schiavo della nostra vendetta, del nostro orgoglio, della nostra superbia, della nostra vanagloria… e questa libertà ci farà amare ancora di più e meglio il nostro coniuge, perché il nostro amore assomiglierà a quello di Gesù. Anche Lui nella Passione avrebbe potuto sfoderare tutta la sua potenza divina per vendicarsi dei torti subiti, ma…. non l’ha fatto…. o meglio, ha scelto di non farlo… e si è vendicato con la sua Risurrezione.

Cari sposi, impariamo da Gesù ad amarci oltre ogni nostro merito e saremo liberi perché avremo vinto contro noi stessi, contro il nostro uomo vecchio… lasciamo stare certi piatti freddi… anche in tempo estivo.

Giorgio e Valentina.

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Un accampamento per noi !

La Liturgia ci ha presentato ieri alcuni versetti del Salmo 34, sono uno più bello dell’altro e sarebbe bello approfondirli tutti ma siamo costretti a fare una cernita nella speranza di essere d’aiuto a molte coppie :

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. […] Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Avrete notato come il focus delle azioni non sia sull’uomo che invoca l’aiuto dall’Alto, ma è su Dio. Si avverte come l’uomo bisognoso di aiuto si rifugi nel Signore e Lo benedica invece di piangersi addosso chiedendosi che fine abbia fatto Dio.

Diverse coppie di sposi forse stanno vivendo delle situazioni di difficoltà, di fatica più o meno grande e si sentono come abbandonate a se stesse, ebbene, sembra che anche il salmista abbia passato dei momenti di sconforto, di buio, ma… come comincia la sua preghiera ? “Benedirò il Signore in ogni tempo”… perché ? Lo spiega nei versetti seguenti raccontando di come il Signore non abbia mai disatteso le sue speranze, perciò Lo benedice e Lo loda in ogni tempo, anche nel tempo della prova.

Forse molte coppie stanno vivendo delle paure di vario tipo, ed hanno bisogno di una parola di speranza, di un incoraggiamento, la Parola di Dio viene loro incontro ancora una volta confermando che il Signore libera da qualsiasi tipo di paura, così come testimonia il salmista.

Ci sono numerosi passi nella Bibbia che raccontano la vita dell’uomo come una battaglia, una battaglia contro forze nemiche pressanti e continue, senza sosta, non-stop, 24H, nemici che non riposano, che non hanno requie, perché il loro intento è rubare la nostra anima a Dio, rubarla alla nostra vera casa, il Paradiso, insomma… i Santi insegnano che le nostre tentazioni terminano 5 minuti dopo la nostra morte. Capito l’andazzo ?

Sembra una situazione da cui non ci sia via di scampo, non vi sia rimedio, eppure anche in questo Salmo la Parola di Dio ci rassicura perché Egli non farà mancare il suo aiuto al povero che grida a Lui, per coloro che Lo temono non bada a spese.

Quando si combatte una battaglia, c’è bisogno di un punto strategico di appoggio, di una postazione sicura, di un rifugio protetto in cui si possa recuperare le forze perdute nello scontro, rifocillarsi e recuperare nuove munizioni e/o armi.. e sapete come si chiama questo sito ? Nel gergo bellico si dice accampamento.

Infatti, il Signore sa bene che la battaglia a cui siamo sottoposti è ardua, ed è per questo che manda il suo potente aiuto : “[…] L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. “.

Cari sposi che state vivendo nella prova, nell’angoscia, nella tribolazione, abbiate fiducia nel Signore. Non preoccupatevi nell’immediato delle armi del nemico, le quali sono appunto angoscia, tristezza e altro, ma dapprima preoccupatevi di temere il Signore, perché il Suo angelo, dice il Salmo, costruisce un accampamento intorno a noi. Capito ? un accampamento ! Ma non un accampamento qualunque, ma un’accampamento da far invidia alle forze armate di qualsiasi nazione sotto questo cielo ! Con cibi e bevande spirituali di prim’ordine ; ristori con una dieta calibrata sulle necessità particolari di ogni coppia ; armi e munizioni ad personam, cioè personalizzati a seconda dei nemici e delle nostre capacità ; posti letto simili alle nuvole per recuperare le forze perdute nella lotta ; rifugio sicuro contro le insidie del nemico satanico.

Gli aiuti del Cielo sono molteplici : gli angeli e gli arcangeli, i santi protettori, le anime del Purgatorio, i sacramentali, la Vergine Maria, le indulgenze, le novene, i Sacramenti e qualsiasi altro aiuto che proviene dalla infinita fantasia di Dio, però… c’è una condizione che il Salmo mette in evidenza perché dice che il Signore libera solo quelli che Lo temono. Ma che significa temere Dio ?

Lo affronteremo la prossima settimana.

Coraggio sposi battaglieri, per questa settimana cominciamo a riconoscere la strada per tornare al nostro accampamento, l’Angelo del Signore ci sta aspettando !

Giorgio e Valentina.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 10

Ora che abbiamo preso posto in chiesa, che fare ? Abbiamo davanti alcune possibilità : guardarci intorno per ammirare le varie suppellettili religiose ed opere artistiche/architettoniche… controllare che tra i presenti ci siano i nostri amici/conoscenti e salutarli con cordialità… picchiettare il piede per terra in segno di impazienza… sfogliare il libretto dei canti dall’inizio alla fine per ingannare il tempo… commentare la goleada in Champions del nostro campione… chiedere al vicino se ha gradito la canzone vincitrice la finale di Sanremo della sera precedente… assicurarsi di avere spento il telefono e magari controllare se è arrivato un ultimo messaggio… verificare che i nostri figlioli siano sempre nel nostro campo visivo altrimenti rientreremmo tra le persone ad alto rischio di attacchi di panico… oppure… potremmo anche inginocchiarci, chiudere gli occhi ed iniziare a pregare !

A noi l’ardua scelta… è ovvio che ogni decisione porta con sé benefici e svantaggi, quindi secondo voi qual è la più opportuna, quella con i maggiori frutti di bene ? Non vogliamo darvi troppi indizi per non influenzarvi nella scelta, però se è vero che si raccoglie ciò che si semina, questi momenti prima dell’inizio della S. Messa sono la nostra “semina spirituale”.

Abbiamo già trattato del riscaldamento del nostro motore spirituale, di come non possiamo partire a freddo e sperare in prestazioni da Formula 1… per molte famiglie però la preparazione che comincia già da casa è ancora in fase di studio/sperimentazione, per cui oggi ci concentreremo sulla preparazione immediata alla S. Messa.

Quando ci prepariamo per un viaggio, siamo soliti organizzare tutto nei minimi dettagli, altrimenti rischieremmo di perdere il treno o l’aereo, ed è così che arriviamo molto in anticipo all’aeroporto o alla stazione ferroviaria per gli ovvii motivi ; similmente potremmo considerare la S. Messa un po’ come se fosse un treno per le realtà celesti, cosicché arriveremmo con un’adeguato anticipo alla stazione ferroviaria del Cielo per cominciare a vedere su quale binario passi il nostro treno, quali siano le fermate/coincidenze, controlleremmo di essere in regola coi biglietti e così via.

Ed è così che in chiesa, il nostro binario è quello della nostra vita, ma non in senso generico, ma proprio la mia vita, la mia moglie, il mio marito, la mia famiglia, i nostri figli, i nostri nipoti, il mio lavoro, la mia casa, le mie occupazioni, i miei hobby, i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei desideri, i miei progetti, i miei limiti, le mie fatiche, le mie fragilità, i miei peccati, la mia intelligenza, la mia volontà, i miei affetti, la mia sessualità, la mia sensibilità, la mia mascolinità, la mia femminilità, la mia paternità, la mia maternità… insomma tutto noi stessi senza eccezioni. Sembra gravoso come bagaglio, ma perché serve tutto ciò ?

Perché Dio si è fatto vero uomo in Gesù Cristo e da quel momento in poi non esiste realtà della natura umana che possa essere considerata estranea all’incarnazione di Dio… i teologi direbbero che tutta la realtà umana può essere Cristificata… cioè imbevuta, impregnata, intrisa, inzuppata, pervasa, impastata da e di Cristo.

E’ con questa consapevolezza che ci inginocchiamo appena preso il nostro posto e cominciamo a lasciar decantare tutto il rumore delle cose di questo mondo raccontando a Dio Padre qualcosa di noi, non che Lui non le sappia, ma siamo noi ad aver bisogno di percepire la Sua presenza amorevole ed accogliente. Spesso ci sentiamo dire “…ma io non so cosa dire per pregare…”, questa è solo una scusa perché pregare è impegnativo, cogliamo questa fatica e facciamola diventare preghiera, ad esempio :

” Signore, non so che dirti, ma almeno sono qui per ascoltare una parola di conforto… Ti ho lasciato fuori dalla mia vita e dal mio matrimonio per tanto tempo, ma adesso sono qui per capire Chi sei Tu e chi sono io davvero… Tu sai che questa settimana ho avuto questa fatica e queste preoccupazioni, aiutami a superarle… Tu sai che questa settimana aspetto l’esito di quell’esame medico, mandami un aiutino per restare sereno/a… questa settimana sono caduto in questo peccato a causa della mia fragilità, perdonami… ma intanto Ti ringrazio che anche oggi sono vivo e posso venire qui davanti a Te per fare come i bambini che aspettano solo di essere presi in braccio dal papà, prendimi in braccio Padre Santo…”.

Ognuno nel profondo del proprio cuore può cominciare a presentarsi al Signore così com’è… ciò che importa non è lo stato in cui siamo, ma il fatto che ci presentiamo al Re dei Re riconoscendo che siamo solo creature umane e Lui è Dio, questo è il primo passo, non sarà l’unico da compiere, ma è quello indispensabile per cominciare un rapporto con Lui.

Affinché ognuno abbia questa possibilità è necessario osservare il silenzio esterno, la compostezza dei gesti, la sobrietà ma anche la dignità nei vestiti ( sia maschi che femmine ), la discrezione nell’accomodarsi al posto… insomma dobbiamo fare in modo di non diventare causa di distrazione per gli altri.

Sappiamo già che molti si chiederanno cosa fare con i bimbi piccoli… ecco alcuni piccoli suggerimenti (non vincolanti) che potrebbero essere di aiuto ai genitori :

innanzitutto i bimbi ci copiano in tutto, e quindi se i genitori in chiesa usano dei modi diversi, stanno in silenzio, i piccoli poco a poco imparano che stare in chiesa NON è come stare al parco giochi, ma per ottenere ciò bisogna che gli stessi genitori si comportino di conseguenza… noi abbiamo portato in chiesa a Messa le nostre figlie fin dalla prima domenica fuori dall’ospedale, addirittura la terza è uscita di Domenica e siamo andati a Messa prima di tornare a casa, una delle Messe più emozionanti per la famiglia… se aspettate di portarli in chiesa la prima volta a 6 anni sarà un disastro… non dobbiamo pretendere che i bambini facciano gli adulti, dobbiamo invece pretendere che gli adulti facciano gli adulti e non gli animatori turistici durante la S. Messa. I bambini sono dei grandi osservatori, sono dei formidabili scrutatori del mondo che li circonda, perciò bisogna escogitare una soluzione per trovare una posizione che non li obblighi a vedere solo dei pantaloni e poco più… se provassimo a metterci alla loro piccola statura noteremmo che di quello che succede sull’altare non si vede un fico secco… quindi la fantasia del genitore attento saprà ispirare le scelte giuste per ogni figlio.

Coraggio cari sposi, che domani sarà una nuova Domenica, basta volerlo !

Giorgio e Valentina.

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Basta un autografo ?

Ecco il Vangelo che la Chiesa ci ha presentato ieri :

( Mc12, 13-17 ) In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».  Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.  Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Questo episodio è molto famoso anche tra i non cristiani e qualcuno conosce addirittura a memoria la risposta di Gesù senza sapere chi l’abbia pronunciata, tanto essa è divenuta celebre. Evidentemente Gesù era un VIP della sua epoca, lo si intuisce tra le prime righe di questo brano, ma anche in altri Vangeli ; forse era divenuto famoso per i miracoli, ma anche per le frasi ed effetto, tipo quella di questo brano.

Come avrete notato, arrivano dei farisei e degli erodiani da Gesù, ma chi li avrà mandati ? Chi saranno mai questi misteriosi mandanti ? Noi pensiamo che siano i loro capi, i quali pensano di smascherare Gesù con delle domande a trabocchetto, ma Lui non si lascia circuire nemmeno questa volta ; e ci lascia, oltre all’insegnamento sul piano teologico, un esempio sul piano umano, perché dobbiamo imitare la Sua arguzia nelle risposte, infatti si smarca sempre dai tranelli con astuzia e rilancia la palla al mittente, il quale, non solo si sente smascherato, ma poi avverte di essere impreparato, sorpreso ed indifeso al gioco in contropiede di Gesù.

Ma se continuassimo così, rischieremmo di cadere nell’atteggiamento descritto alla fine del brano : “rimasero ammirati di lui “. E poi ? Tutto qua ?

Cioè….. si può analizzare la santissima umanità di Gesù, rimanendone stupiti, ammirati appunto, carpirne addirittura i segreti dell’umano agire, ma poi se di Gesù ci restasse solo questo, ci salveremmo ? Tutto questo ci dona la salvezza eterna ? Evidentemente no.

Quando invece si fa spazio a Gesù nel proprio cuore, nella propria vita, il Vangelo usa altre espressioni, del tipo : si convertirono lui e tutta la sua famiglia….. oppure… si fecero battezzare… oppure…. oggi la salvezza è entrata in questa casa….. altrimenti Gesù avrebbe detto ” oggi l’ammirazione per la mia persona è entrata in questa casa “, ma non la salvezza. L’ammirazione per Gesù è cosa buona e giusta, ma non è tutto, non basta. Non sarà la nostra ammirazione per Lui a salvarci dalla dannazione eterna, ma è Lui stesso la salvezza, infatti Gesù significa “Dio salva/Dio è salvezza”.

Si può ammirare tantissimo Gesù e finire all’Inferno, si può ammirare Gesù ma lasciarLo fuori dalla propria vita, si può ammirare Gesù ma non seguirne l’esempio di vita. Qual è dunque la svolta decisiva ?

Ci sono tantissimi sposi cristiani che ammirano Gesù, ma nelle scelte concrete di vita Gesù è il grande assente ; tante coppie ammirano Gesù ma non ne seguono l’esempio in ogni aspetto dell’umana natura ; tanti coniugi cristiani ammirano Gesù ma non si fanno suoi discepoli e quindi Lui non è il loro Maestro.

Cari sposi, siete stanchi del vostro matrimonio perché è sempre la solita minestra riscaldata ? Avete perso la freschezza dei primi tempi di matrimonio ? Fate entrare Gesù nella vostra vita personale e di coppia, accettate di non essere voi la salvezza di voi stessi, ma arrendetevi a Gesù, solo Lui salva.

Non accontentatevi di ammirare Gesù, non fate come i farisei e gli erodiani che se ne sono ritornati alla loro vita di prima… non accontentatevi di chiedere un autografo al Gesù Vip…. non è un fenomeno da “Walk of fame”.

Gesù vuole diventare tanto vicino a noi da diventare il nostro stesso respiro, ogni battito del nostro cuore, ed è possibile. Sì, è veramente possibile, perché a Dio nulla è impossibile…. anche riportare in vita dei matrimoni morti, ridare speranza a delle relazioni spente, ridare la gioia agli sposi che sono nella tristezza.

Coraggio sposi, aprite, anzi, spalancate le porte a Gesù !

Giorgio e Valentina.

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