Il take away con Gesù

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Il vangelo odierno (Lc 19,1-10) ci propone il famoso incontro di Zaccheo con Gesù. Questo episodio è ricchissimo di spunti di riflessione e avremo modo di approfondirli prossimamente, a Dio piacendo. Ma oggi vorremmo proporre alla vostra attenzione un particolare , e cioè alcune parole che Gesù usa rivolgendosi a Zaccheo:<<… oggi devo fermarmi….>>

Vi siete mai chiesti perché Gesù usi spesso l’avverbio oggi ? Possiamo dedurre che Gesù avesse una certa urgenza perché era l’ora di pranzo, e dopo tante ore di cammino cominciasse ad avvertire un certo languorino ? Forse. Oppure possiamo dedurre che avesse un appuntamento dopo e quindi dovesse sbrigarsela con Zaccheo ? Probabile. In ogni caso il Vangelo è scritto così e da lì dobbiamo partire. Ma perché Gesù è fissato con l’oggi ? Ma non può rimandare al dopo, al domani ? Che fretta questo Gesù !

Sì, esattamente così, Gesù ha fretta. Una fretta che non è quella frenetica che conosciamo noi. No, per Gesù è una fretta santa. E’ una fretta di salvare chi era perduto prima che si perda per sempre. Che strano, è Dio, e come tale, potrebbe non darsi molta pena per le cose temporali, visto che Lui è fuori dai confini temporali umani. Ma……questo tempo non passa inosservato agli occhi di Dio. Già, perché oggi è il momento favorevole, oggi ti viene data un’ulteriore possibilità, domani non sai se arriva per te.

E anche a noi Gesù rivolge la stessa frase con il nostro nome proprio. Anche oggi Gesù vuole fermarsi da noi, nel nostro cuore, ma anche nella nostra casa, nel nostro oggi domestico, nel nostro matrimonio. Oggi, perché domani chissà. E allora non sprechiamo neanche un minuto di oggi per poter dire alla nostra amata quanto Gesù la ami, ma dobbiamo dirlo e farlo con il linguaggio che ci appartiene: un linguaggio fatto di camicie stirate bene e riposte nell’armadio, un fiore alla nostra amata, un fogliettino con parole d’amore infilato a sorpresa sotto la tazzina del caffè mattutino, un benvenuto coi fiocchi al nostro amato stasera quando rientra stanco dal lavoro, ecc….

Poi Gesù usa il verbo “devo” . Perché ? Ha una tabella di marcia da rispettare ? Ha un mandante che lo paga per farlo ? Sorge il dubbio che sia andato a Gerico proprio per Zaccheo. E’ proprio un tipo diverso da tutti gli altri Gesù: si auto-invita a casa della gente col verbo “devo”. Ma cosa lo spinge a rispettare questo dovere ? La risposta arriva da Gesù stesso alla fine del brano: <<Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.>> . E siccome la salvezza è urgente, Gesù deve. Guarda caso sta semplicemente attuando la realtà contenuta nel proprio nome. Non possiamo pretendere un Gesù diverso dal Salvatore. Non possiamo illuderci che Gesù sia accomodante nella nostra vita. Lui deve salvarci, è la sua missione. Ma per farlo, ha bisogno di noi. Anche se il nostro matrimonio sta attraversando un periodo di stanca, di secca, di incomprensioni, di freddezza, oppure sembra tutto finito o quasi…….diamo un’occasione a Gesù di compiere il suo DEVO e di farlo proprio OGGI. Sembrava tutto perduto anche per Zaccheo, e invece è arrivata la salvezza, il cambiamento, la conversione.

Da ultimo Gesù usa il verbo “fermarmi”. Ma certamente, a Gesù non piace fare una “toccata e fuga”, un “mordi e fuggi”. Alla nostra mentalità ormai inquinata da questo mondo pare strano che qualcosa duri per tanto tempo. Ormai trattiamo anche Gesù alla stregua del take away, prendo da Lui quello che mi piace, quando mi piace e poi via subito. Una fede take away non prevede una permanenza di Gesù nel cuore. E invece Gesù vuole fermarsi nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra casa, nel nostro matrimonio. Diamogli tempo, spazio, testa, cuore, forza, volontà, e non ci verrà sottratto nulla, ma al contrario ci verrà restituito il centuplo già quaggiù, già oggi. Così, a cominciare da oggi, prendiamoci del tempo per pregare col nostro coniuge. E quando siamo lontani l’uno dall’altro per il lavoro, preghiamo per il nostro coniuge.

Coraggio sposi, che Gesù oggi deve fermarsi nel nostro matrimonio.

Giorgio e Valentina.

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Il detersivo giusto

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La recente solennità di Tutti i Santi che abbiamo celebrato l’1 Novembre ci ha regalato un sacco di spunti di riflessione; questa volta vogliamo concentrarci su un particolare descritto nel libro Apocalisse (7,14) :<<Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. >> 

Facendo una ricerca sul “Manuale delle giovani marmotte” ho scoperto che una delle macchie più difficili da togliere dai vestiti è quella di sangue. Ora, o l’autore dell’Apocalisse non possedeva una copia del “Manuale delle giovani marmotte” (abbastanza probabile); oppure non aveva conseguito una laurea in chimica e quindi non conosceva la formula della candeggina; o, forse, non vorrei risultare il solito che cerca i misteri celati dietro le parole, voleva dire senza dire. Vabbè, avrete già intuito che la risposta corretta a questo dilemma è l’ultima: e quindi ci accingiamo ad aprire la busta C.

Cosa voleva dirci senza dirlo apertamente? Non credo volesse dirci di procurargli una copia del famoso Manuale di cui sopra. Però che strano: il sangue di quell’Agnello invece che lasciare macchie incancellabili sulle vesti, al contrario, le rende candide. Tutte le volte che riflettiamo su questo Agnello ci stupisce, è proprio un Agnello di Dio, simile ma con caratteristiche diverse dai soliti agnelli, lo approfondiremo prossimamente. Tante volte anche noi ci sentiamo come quelli che sono passati dalla grande tribolazione: il lavoro, la casa, le tasse, il mutuo, i colleghi, il capoufficio, la salute nostra o dei nostri cari, l’auto che è sempre dal meccanico, gli elettrodomestici che non funzionano a dovere; con tutto questo stress ci sentiamo già pronti per il Paradiso perché le situazioni di questa vita le consideriamo un purgatorio. Naturalmente non manca il lamento di tutto ciò.

Ma quelli descritti nell’Apocalisse vengono dalla grande tribolazione, ed essa non assomiglia granché alla lista sopracitata. Essa si può considerare in tre fasi (altrettanto descritte nello stesso libro) ma sostanzialmente consta nella grande battaglia spirituale contro le forze demoniache dell’Anticristo, contro la bestia feroce, contro Satana e i suoi seguaci. E come in tutte le battaglie se ne può uscire vincitori non senza qualche graffietto, per lo meno un po’ di macchie, appunto, sui vestiti. In ogni caso, per lavare le macchie dalle vesti c’è bisogno del detersivo adatto. E, guarda caso, il detersivo giusto è il sangue (innocente) di quell’Agnello. Tutto qui ? Sì, ma anche no.

Senza addentrarci nei particolari, possiamo dedurre che, nella battaglia spirituale, le nostre vesti bianche (simbolicamente consegnate il giorno del nostro Battesimo) possono macchiarsi. In altri articoli su questo blog sono già stati approfonditi i rischi e i pericoli di macchiare le nostre vesti matrimoniali. Noi volevamo solamente evidenziare: non importa che tipo di macchia hai sulla tua veste; non importa di quanto sia vecchia la macchia; non importa se ci siamo feriti reciprocamente come sposi e quindi macchiandoci l’un l’altro; non esistono macchie indelebili per la potenza smacchiante di quel sangue, a patto che si accetti di andare nella lavanderia giusta e Lui saprà usare la lavatrice adatta con l’unico e potente sbiancante, il detersivo divino, che Gesù (un chimico eccezionale) ha realizzato sulla croce, il proprio sangue preziosissimo.

Facciamo l’esercizio di ricordarci questo la prossima volta che carichiamo la lavastoviglie o la lavatrice, e anche questo gesto diventerà preghiera: Signore, aiutaci a riconoscere che le nostre macchie spirituali le puoi pulire solo Tu col tuo divino detersivo.

Giorgio e Valentina

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Un piccolo primo passo

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Nell’ultimo nostro articolo abbiamo accennato al primo passo del cambiamento di Simon Pietro: quel famoso pianto nella notte della Passione del Signore. Sappiamo come nella Bibbia (ma non solo) il nome e il suo significato siano inseparabili cosicché la persona scopre la propria missione nel nome che porta. Ad esempio Gesù ( nella lingua originale Yĕhošūa ) significa “Dio è salvezza”, infatti è il Salvatore. Ma torniamo al protagonista di oggi: è interessante il significato del nome Simone (in originale Šim’ôn שמעון, “colui che ascolta”). E’ interessante soprattutto in relazione al fattaccio nell’orto del Getsemani, ricordate? Simon Pietro sfodera la spada per difendere il Maestro e taglia un’orecchio ad un soldato. Perché uno che si chiama “colui che ascolta” ha mozzato proprio l’orecchio e non, che so, una mano oppure abbia infilzato il soldato nella pancia ?

Ci ha lasciato perplessi, forse l’evangelista non aveva questa intenzione ma è curioso riflettere su questo collegamento. Forse quell’orecchio mozzato sta a simboleggiare che Simon Pietro non aveva ancora ascoltato fino in fondo il Maestro; non aveva ancora accettato che il Maestro dovesse essere arrestato e poi subire tutto il resto; non voleva nemmeno sentirla questa storia della Passione del Maestro, per Simon Pietro era inconcepibile.

Quanto ci insegna tutta questa faccenda ! “Colui che ascolta” incontra molta fatica nel vivere questa missione contenuta nel suo nome. Ma poi, tutto d’un tratto, succede un imprevisto (ma previsto per Gesù)…. uno sguardo d’amore, intenso, penetrante, avvolgente, misericordioso. Ebbene, deve essere stato percepito da Simon Pietro come un dolce rimprovero, non un giudizio con la pena appiccicata, ma un giudizio che punta a ciò che puoi diventare con Gesù. E solo quando Simon Pietro è stato raggiunto da questo sguardo amorevole ha fatto il primo passo: il pianto amaro sulle proprie colpe. Che grazia questo pianto amaro, avremo modo di approfondirlo nei prossimi martedì. Ma sintonizziamoci ora su questo scambio di sguardi tra il tradito e il traditore.

Quante volte succede nella coppia che uno si senta tradito e l’altro traditore? E nessuno dei due voglia fare il primo passo ? Tante, troppe; inoltre spesso non si intravede nemmeno la via d’uscita e si rischia di archiviare il caso perchè ormai è andato in prescrizione. Non così, non così per Gesù, perchè Lui non manda in prescrizione nessun caso, ogni caso è urgente, e vi si può porre rimedio. Possiamo anche noi imitare questa “santa ansia” di Gesù nel risolvere il caso. Sì, bello, entusiasmante, creativo, ma come ?

Ci sono momenti della vita di coppia in cui si intuisce che le parole ormai sono inutili, anzi per qualcuno possono risultare anche ostili se ha deciso in cuor suo di non essere “colui che ascolta”. Quando giungiamo a questo punto, e non occorre arrivare alla fine dei piatti ( nel senso che non ce ne sono più da lanciare ), forse possiamo ancora giocare la carta dello sguardo. Probabilmente anche Gesù le aveva provate tutte con Simon Pietro ed alla fine gioca l’asso nella manica: lo sguardo. Nei corsi prematrimoniali facciamo fare questa dinamica ai fidanzati: guardarsi negli occhi senza parole e senza toccarsi per due minuti. E’ un momento forte se vissuto con verità e tutti ne escono fortificati o quantomeno stupiti di quanto si possa comunicare con lo sguardo, al punto che le parole risultino superflue. E’ un primo passo.

A volte quando sono stanchissimo mi infilo nel letto spegnendo subito anche la lampada del mio comodino, dopo un minutino esce Valentina dal bagno (guarda caso è sempre stanca ma quella sera no), si infila nel letto e lascia apposta accesa la luce per guardarmi, mi fissa mentre cerco di addormentarmi; mi sento amato tantissimo. Siamo strani lo so, ma la frenesia di questa vita non ti lascia mai neanche il tempo di guardare, o meglio, contemplare il tuo amato. E’ un primo passo.

Dall’altra parte, quando riceviamo questo sguardo, dobbiamo fare in modo di accoglierlo; è uno sguardo che perdona, che guarisce, che lenisce le ferite a volte più di tante parole. Lasciamoci attraversare il cuore e l’anima da questo sguardo che vuole donarci un’altra opportunità per riscattarci. Dobbiamo vivere il passaggio da Simone a Pietro, cioè da “colui che ascolta” a colui che è la “pietra” su cui fondo il mio cuore. E’ un primo passo.

Spesso ci frena la paura del primo passo, non è la paura di non sapere come fare il secondo passo , ma è la paura di lasciare il posto dove stavamo fermi e ci sentivamo così comodi e tranquilli. Il primo passo destabilizza. Ma tutto è cominciato con un primo passo. Coraggio.

Giorgio e Valentina

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Le 3 B.

Nell’ultimo nostro articolo parlavamo del fatto che Gesù abbia scelto i Dodici dopo un’intera notte in preghiera. A noi appare strano e illogico che uno che si definisca Dio possa aver commesso un “errore” così plateale nella scelta; visto che leggeva i cuori e, avendo passato una notte intera col Padre, ci domandiamo se lo stesso Padre non Lo abbia messo in guardia su chi stava per ricadere la sua scelta.

E’ una scelta quantomeno dubbiosa e rischiosa, quella di Gesù. Certo, si fa presto a ragionare sul fatto che si sono così adempiute le Scritture oppure altre letture del caso Giuda Iscariota, ma noi veniamo dopo circa 2000 anni di storia, di lettura dei Vangeli, di commenti, di prediche dei Padri della Chiesa; ma poniamoci per pochi istanti nella prospettiva meramente storica dei discepoli che erano lì in quei giorni e proviamo ad immaginarne le reazioni ed i commenti.

Forse anche noi saremmo di quelli che metterebbero in guardia Gesù da quel Giuda : <<…. ma perché ti fidi di uno così, si dice che abbia la mano lunga, che sia una affarista, di che gente ti stai circondando? ecc…>> ; ma soprattutto diremmo: ma perché non scegli me, che ho le 3 B : Bravo, Bello e Buono ? Forse saremmo portati a considerare Gesù un tipo bonaccione, uno che non si accorge di quelli che gliela fanno sotto il naso; oppure uno che ama le sfide, uno che fa del pericolo il suo mestiere, uno che ama il rischio. Ma credo che quello che smuoverebbe di più le critiche alla scelta di Gesù non sarebbe l’aiutarlo ad aprire gli occhi sul da farsi, ma il focus sarebbe su noi, sulle nostre intoccabili, inarrivabili, incredibili 3 B. << Guardami, come sono Bravo a…….., come sono Bello quando… e come sono Buono io che….>>.

Spesso l’atteggiamento che sorge quando qualcosa non va nella coppia è proprio questo, e cioè quello di considerare il mio punto di vista come il migliore, io che sono Bravo a fare questo e quello, io che sono Bello dentro e fuori, io che sono così Buono che perdono sempre per primo e non rinfaccio mai le 12457 volte che finora ti ho perdonato, io…, io….., io….. ed ancora io.

Ed invece la prospettiva di Gesù (e quindi quella del Padre) è diversa, usa criteri che non sono i nostri per scegliere le persone, ha un metodo diverso; sì, perché Lui non ha la prospettiva limitata che abbiamo noi che usiamo solo l’obiettivo macro (quello usato per mettere a fuoco da vicino), lui invece sulla sua fotocamera speciale monta un obiettivo con un’ampiezza grandangolare enorme, con una profondità di campo esagerata.

Lo sguardo del Padre non si ferma a quello che sei, ma vede oltre fino a ciò che puoi diventare con le sue 3B ( Benedizione, Beatitudine, Benevolenza ). E così come ha dato, sempre e continuamente e fino all’ultimo istante, una possibilità di vita nuova a Giuda Iscariota, facendogli intuire ciò che sarebbe diventato se avesse accettato la misericordia di Dio, non vedo perché non debba dare la stessa opportunità alla mia sposa/al mio sposo.A volte ci sentiamo talmente superiori a Dio, da decidere noi se dare al nostro coniuge un’altra, l’ennesima, opportunità di cambiare. Ma il cambiamento comincia con un piccolo, piccolissimo passo a volte; ricordate il primo passo del cambiamento di Pietro ? Un pianto. E’ un inizio, e che inizio !

Se il Padre ha scelto fin dall’eternità la mia sposa per me, solo per me, perchè devo rigettare questa elezione di Dio ? E’ come se Dio avesse detto alla mia sposa: << Ti affido un mio figlio, aiutalo a diventare santo, ti ho dotato di tanti doni per assolvere questo grave compito. Ora non comprendi tutto ma io ti darò gli strumenti giusti al momento opportuno perchè tu sei perfetta per lui e io ti farò diventare santa con lui>>. Questa è una missione per noi sposi, far emergere le 3 B dell’altro e con la Grazia diventare i migliori per l’altro. Quando arrivano quei momenti in cui siamo tentati di gettare la spugna, domandiamoci se anche il Padre lo farebbe ; non è forse vero che non l’ha mai mollata neanche con noi stessi?

Giorgio e Valentina.

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I lampionai…….

Nella solennità del Corpus Domini ci viene proposta la lettura 1Cor 11,23-26 la quale ripercorre le parole di Gesù nell’Ultima Cena. Ebbene, su questi versetti ci sono intere biblioteche che approfondiscono il tema partendo da vari punti focali, ma vorremmo qui proporvi di concentrarci su di un particolare che ci ha stupito questa volta nella meditatio.

Perché sia gli evangelisti che S.Paolo quando raccontano la Passione tralasciano particolari (che potrebbero soddisfare la nostra sete investigativa: tipo con quante frustate hanno flagellato Gesù), e non omettono mai che è stato tradito ? Per di più sembra che ci trovino un certo gusto nello specificare che era uno dei Dodici, scelti personalmente da Gesù dopo un’intera notte in preghiera….ma su quest’ultimo dettaglio vi rimandiamo ai futuri articoli.

Torniamo invece per un attimo a focalizzare la scena. Era notte…già perché nel cuore di Giuda Iscariota era scesa la notte. La notte biblica evoca sempre un’altra notte ben più oscura e tenebrosa. Per capire meglio dobbiamo analizzare cosa succede nella notte esterna: tutto appare diverso, i contorni non sono nitidi, ciò che è piccolo sembra grande, ciò che è grande sembra insormontabile, anche se la via è sgombra la paura di trovare ostacoli ti fa immaginare ciò che non c’è. Ecco una prima chiave di lettura per noi : nel cuore di chi tradisce si susseguono tutti questi stati d’animo, queste sensazioni, queste paure descritte per la notte esterna in un turbinio frenetico al quale è difficile resistere se non si è allenati.

Un cuore visto così non ci può lasciare indifferenti, a maggior ragione se è quello dell’amato/a. Un cuore così merita uno sguardo compassionevole, è un cuore che ha bisogno di aiuto, necessita di una luce che definisca meglio i contorni, una luce che determini la giusta grandezza delle cose, una luce che guidi i passi sulla via sgombra da ostacoli. Anche Gesù non è rimasto indifferente al cuore di Giuda. Proprio nella notte in cui veniva tradito (quindi lo sapeva benissimo) Gesù si dona. Si dona, cioè? Non si risparmia, e non fa calcoli opportunistici sul ne vale la pena?, ma al contrario offre; offre a Giuda il primo boccone, un po’ come quando noi alla festa di compleanno diamo la prima fetta al festeggiato; offre a Giuda l’opportunità di riscattarsi, di cambiare. Gesù lo chiamerà amico (dopo il bacio traditore), quella parola tanto cara a Gesù, sì perché dentro questa parola c’è un mondo di misericordia, di dolci rimproveri alla coscienza, di seduzione del cuore.

Carissimi sposi, anche noi facciamo come Gesù quando il nostro amato/a ci delude, ci fa arrabbiare perché non cambia mai, ci ostacola, ci tiene il muso, ci tradisce (non perché vada con un altro/a ma perché tradisce la fiducia riposta in lui/lei). Forse il nostro amato/a non ha bisogno subito di un dito puntato accusatore, magari invece ha semplicemente bisogno di luce nel suo cuore. Ha bisogno del primo boccone del festeggiato, ha bisogno di sentirsi dire che lui/lei è migliore di quello che ha fatto, ha bisogno di essere sedotto dalla freschezza di una luce nuova e viva . E allora c’è bisogno di LAMPIONAI del cuore che portino nel buio del cuore la luce di Gesù.

Buona luce a tutti. Giorgio e Valentina.

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