Domenica e famiglia : un connubio possibile / 14

Una volta giunto all’altare, il sacerdote compie le dovute riverenze/inchini all’altare del Sacrificio, se passa davanti al Tabernacolo farà la genuflessione di adorazione, quando c’è una solennità è prevista anche l’incensazione dell’altare e/o ad una statua/effige della Madonna o di qualche altro santo celebrato in quella specifica occasione, nonché incensazione alla Croce, ed una volta terminati questi gesti si rivolge al popolo convenuto.

Vi siete mai chiesti perché il sacerdote non esca dalla sagrestia come un vip che esce dalle quinte dandosi in pasto agli applausi ed alle ovazioni del pubblico ? Perché prima fà le riverenze all’altare ed agli altri oggetti sacri ?

La motivazione sta nel fatto che il primato è di Dio e deve rimanere tale… ricordate il primo e più grande comandamento, citato anche da Gesù ? “Amerai il Signore Dio tuo con tutta l’anima, con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente e il prossimo tuo come te stesso.” Quindi il primato è di Dio, quello poi che si compie come atto d’amore verso gli altri dovrebbe essere la manifestazione, il riflesso, l’incarnazione, la testimonianza dell’amore verso Dio, che è la fonte dell’amore, anche di quello verso il prossimo.

E così il sacerdote ci dà l’esempio di come orientare anche la nostra relazione sponsale : prima l’amore verso Dio e poi verso il nostro consorte… dove prima e dopo non sono necessariamente avverbi da vivere in modo cronologico ma sono da intendere in una gerarchia di importanza ; il prima di Dio non può ignorare le istanze del mio consorte. Lo rendiamo esplicito con un esempio concreto e molto semplice, quasi grottesco : se vedo il mio consorte subire un attacco allergico ed è in shock anafilattico non posso ritardare il suo soccorso perché devo finire di recitare il Rosario o le litanie… quando avrò finito allora lo soccorrerò ! Sicuramente quando avrò finito le litanie e il Rosario avrà finito anche lui/lei… di respirare per sempre però ! In questo caso il mio amore verso Dio si esprime nel soccorso al mio coniuge.

Proseguiamo nei rituali : è interessante notare che il sacerdote dà un bacio all’altare del Sacrificio prima di iniziare la S. Messa, certamente è un bacio di venerazione, devozionale e simbolico, ma ciò non dà in alcun modo il permesso al sacerdote di farlo in malo modo o distrattamente, ancor meno di non farlo ; tutto questo affinché il bacio del corpo sia l’esternazione di ciò che avviene nell’anima.

Ma non vi viene in mente un altro bacio prima di un Sacrificio ? Il nome di Giuda Iscariota non vi dice niente ? Quel bacio ha segnato la storia per sempre.

Questo bacio rituale ha, tra le altre intenzioni, quella di riparare al bacio traditore di Giuda Iscariota con un bacio di profonda venerazione… quanto è salutare infatti che il sacerdote, mentre bacia l’altare, si ricordi di quel bacio nel Getsemani dato poco prima di cominciare il Sacrificio della Croce, così da avere una ammonizione verso se stesso prima di cominciare il Sacrificio dell’altare badando di non essere a sua volta un traditore ( perché poi dovrà ri-baciare l’altare alla fine della Messa ).

E noi sposi, quale occasione migliore per fare una diagnosi sui nostri baci ? I nostri baci sono solo simbolici o sono l’incarnazione del nostro amore e del nostro affetto ?

Abbiamo quindi l’occasione di vivere questi primi momenti della S. Messa interrogandoci sui nostri baci, cioè sulla manifestazione corporea del nostro amore vicendevole. Troppo spesso vediamo coppie di sposi che non si scambiano mai in pubblico nemmeno uno sguardo di tenerezza, non si fanno mai una carezza l’un l’altro, un gesto affettuoso o di attenzione, un bacetto anche sfuggevole… può darsi che siano cresciuti da bambini in un ambiente un pochino “asettico”… oppure sono troppo pudici… ogni coppia ha la propria storia, ma si percepisce quando tra i due non ci sono scambi affettuosi di tenerezza… non si danno mai un bacio neanche per sbaglio !

L’amore/l’affetto va alimentato giorno dopo giorno altrimenti prima avvizzisce e poi muore. Possiamo testimoniarvi che è meglio darsi 30 baci sfuggevoli tutti i giorni (magari quei giorni che stiamo insieme senza l’incombenza del lavoro ) che scambiarsene solo due intensi al giorno, perché anche quelli sfuggevoli dicono il nostro affetto ed insieme lo alimentano… anche noi nella vita ordinaria ci vediamo solo la mattina e la sera ( dopo le 22 anche ), però non manchiamo mai di scambiarci baci/abbracci al mattino per fare il pieno ed alla sera dobbiamo rifocillarci dei baci/abbracci non dati durante il giorno … e ritorna il sereno.

Cari sposi, come sono i nostri baci, come quello di Giuda Iscariota o come quelli che Maria Maddalena diede ai piedi di Gesù ?

Per concludere, ripensando al bacio che il sacerdote dà all’altare del Sacrificio, accenniamo ad una tematica sponsale che approfondiremo più avanti : il nostro altare del sacrificio, l’altare sopra il quale noi ci doniamo interamente al nostro consorte, l’altare sopra il quale noi ci diciamo l’un l’altro “questo è il mio corpo per te” è il nostro letto matrimoniale. E come lo trattiamo il nostro letto matrimoniale ? Diventa forse il luna park dei figli oppure è trattato con devozione e delicatezza ? Riempiamo di “baci” il nostro altare/letto matrimoniale oppure lo trattiamo come un campo incolto ?

Coraggio sposi carissimi, approfittiamo di questa Domenica per riempire di baci l’amato/a .

Giorgio e Valentina.

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Un re che si nasconde…

Riprendiamo un piccolo passaggio del Vangelo di Domenica scorsa che narra della moltiplicazione di 5 pani d’orzo e 2 pesci operata da Gesù, eccovi la frase finale :

( Gv 6, 1-15 ) … Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Apparentemente sembra che Gesù tenda a contraddirsi di quando in quando, ma in realtà scopriremo che non è così. Infatti oggi, come altre volte, rifiuta il titolo di re e si ritira in luoghi solitari, però non lo rifiuterà più dal giorno del suo ingresso trionfale a Gerusalemme ( quello che noi celebriamo la Domenica delle Palme ), ossia dall’inizio della Sua Passione in poi.

Perché allora Gesù si comporta così ?

Potremmo fare mille ipotesi, ma ci sembra giusto lasciarci aiutare dai grandi santi per poi trarre insegnamenti per la nostra vita matrimoniale, infatti sant’Agostino spiega come il demonio avesse il sospetto che Gesù fosse il Figlio di Dio ma non ne avesse la certezza… un indizio si cela nella domanda che Satana pone a Gesù durante le tentazioni nel deserto : “Se sei il Figlio di Dio, gettati giù […] “.

In pratica è come se Gesù avesse un asso nella manica ( la sua Passione, Risurrezione e Glorificazione ) e facesse di tutto per nasconderlo all’infernale nemico, compreso rifiutare dalle folle il titolo di re ; Gesù quindi aveva una tattica come quella dei campioni di scacchi che studiano le mosse dell’avversario e preparano il terreno per la mossa finale da scacco matto. Ed anche per questo motivo non si può dire che Gesù subì passivamente tutto ciò che ha vissuto nella Passione, era invece il momento in cui stava tirando fuori l’asso nella manica e mettendo in atto la sua ultima mossa per lo scacco matto a Satana.

Questo aiuta noi sposi a vedere e trovare in Gesù l’unico che ci può trarre fuori dai pericoli, l’unico Salvatore, l’unico Redentore, l’unica via di uscita in quanto Egli non ha vinto sul Demonio per un colpo di fortuna dell’ultimo istante, come la fortuna del principiante, no ! Ha vinto attraverso la Passione perché quella era la strategia fin dagli inizi ; il diavolo si era illuso di aver ucciso l’uomo più santo che avesse mai calcato questa terra non sapendo che fosse Dio, il Figlio di Dio.

E così succede anche a noi perché il diavolo tenta di batterci con le tentazioni, le prove, le malattie, le sofferenze come ha fatto con Gesù, ma noi dobbiamo tirar fuori l’asso dalla manica, che è proprio Gesù. Cari sposi, ci sono momenti nella vita matrimoniale in cui ci viene la tentazione di gettare la spugna, di mollare tutto e andarsene, ci sono momenti in cui ci si chiede il perché ci siamo sposati con quella persona, ci sono momenti in cui la strada da fare con la propria croce sulle spalle sembra interminabile… non arrendiamoci , mai ! Per dirla con il profeta Sofonia (3,14-18) :

[…[ non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.

Se vogliamo vincere questi momenti dobbiamo far ricorso a Chi questi momenti li ha già vinti, dobbiamo rivolgerci al vincitore, a Colui che ha dato scacco matto al dragone infernale , dobbiamo affidarci ai consigli, alle sapienti cure, alle mani forti del Figlio di Dio che è il nostro asso nella manica.

Abbiamo visto come Gesù rifiuti il titolo di re, ne abbiamo capito l’importanza ma ora vediamo anche un’altra motivazione, sarà Gesù stesso a darla quando risponderà a Pilato : “Il mio regno non è di questo mondo”. Infatti il mondo sul quale vuole regnare il Signore, è il nostro stesso cuore, la nostra anima, la nostra vita, il nostro matrimonio.

Ci sentiamo così bravi e onnipotenti a volte da sentirci in grado di fare e disfare a nostro piacere le relazioni, i problemi con i figli, le liti con il coniuge, la gestione del tempo libero, la gestione sana anche delle nostre finanze… fermiamoci un attimo per chiederci : in tutti questi frangenti quali regole seguo, con quali leggi mi confronto ? Chi è il vero re della mia vita, cioè la mia bussola di orientamento nelle varie scelte che la vita mi pone di fronte ?

Ci sono tanti sposi che si autoproclamano re e regine di se stessi, delle proprie scelte, si fanno le leggi da se stessi, si danno le regole da se stessi, destinando così la loro vita al fallimento perché la condizione umana è fragile, limitata, passeggera, turbata.

Carissimi sposi, dobbiamo tornare a riconoscere che da soli non andiamo tanto lontano ; abbiamo necessità urgente di abdicare al nostro fantomatico trono in quel regno dove noi siamo i fautori delle nostre stesse leggi, ne siamo gli esecutori ed infine siamo anche i giudici di noi stessi , e la corte delibera sempre che siamo innocenti e veniamo sempre assolti, guarda caso !

Sposi cristiani, chi è il vero re del nostro cuore, della nostra vita, del nostro matrimonio ?

Se la risposta non è Gesù, c’è parecchio da lavorare. Coraggio allora, rimbocchiamoci le maniche e abdichiamo a noi stessi prima che sia troppo tardi.

Se la risposta è Gesù, bene, MA dobbiamo riconfermare ogni santo giorno questa nostra appartenenza a questo re che regna da un trono di amore : Gesù.

Giorgio e Valentina

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Quanto entusiasmo !

Abbiamo letto con molto interesse l’articolo di Padre Luca e ci ha suscitato un’ulteriore riflessione. Ci piace in particolare l’inizio di questo brano, ed è così che proviamo ad entrare con la fantasia nel racconto.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Gesù aveva mandato in missione gli apostoli a due a due con delle istruzioni sull’evangelizzazione e dando loro poteri soprannaturali ; dopo un tempo imprecisato ecco che i missionari tornano dal Maestro con tanto entusiasmo raccontandoGli tutti i prodigi da loro compiuti.

Ci immaginiamo il trambusto che causò l’euforia del momento attorno a Gesù… in effetti ci tornano in mente le numerosissime volte in cui noi rivediamo le figlie alla fine della giornata e siamo costretti a dare dei turni per parlare affinché ognuna abbia il proprio tempo per raccontare tutto… succede poi che la figlia che sta raccontando spesso venga interrotta dalla sorella che termina in modo sbrigativo la frase al posto suo, ansiosa che venga il proprio turno… probabilmente Gesù potrebbe aver vissuto un momento simile di parapiglia tra i suoi Dodici, pare che poi altri discepoli si siano aggregati per curiosare, ed ecco quindi che Gesù esorta i suoi a riposare un poco.

E’ interessante notare la risposta di Gesù al fervore dei Dodici ; non viene riportata nessun altra risposta se non quella messa in luce anche nel citato articolo di Padre Luca. Ma perché Gesù non fa come noi genitori, che, di fronte all’entusiasmo delle figlie, ascoltiamo quasi divertiti i vari racconti ?

Proviamo ad immaginare la coppia che torna galvanizzata da un ritiro spirituale, da un corso di evangelizzazione, da una missione di volontariato in parrocchia, da un’opera caritatevole e “corre da Gesù” a raccontarGli tutto con l’entusiasmo travolgente dei Dodici, e Gesù ? …Venite in disparte…

Ammettiamolo… preferiremmo un Gesù che risponde : ma dai, che bello… racconta…. e che poi ancora incalza : foooorte, e poi cos’è successo ?…

E invece ci troviamo di fronte ad un Maestro che sembra quasi smorzare l’entusiasmo dei suoi, ma c’è una motivazione in questa risposta apparentemente fredda ed insensibile, perché Gesù invece si dimostra ancora una volta attento alle esigenze dei suoi apostoli/discepoli ; Egli sa bene che l’apostolato richiede sacrifici in termini di tempo ed energie spese per gli altri e quindi invita i suoi a recuperare le forze perdute.

Ma se fosse solo questo il motivo, Gesù si dimostrerebbe nient’altro che un bravo maestro, un bravo capo che conosce bene i limiti dei suoi subalterni , aiutandoli ad essere pronti alla prossima missione concedendo loro il giusto tempo per il meritato riposo.

Ed invece li invita a venire in disparte con Lui perché il vero riposo e Lui stesso.

Cari sposi, dobbiamo imparare che quando sentiamo il bisogno di riposarci non dobbiamo solamente riposare il corpo e l’anima seguendo i preziosi consigli di padre Luca, ma abbiamo sempre più la urgente necessità di comprendere più nel profondo che il nostro vero riposo è Gesù.

Gesù è la pace, Gesù è la vera pace, Gesù è la vera pillola che stabilizza la nostra pressione spirituale, ed è una pillola che va bene sia per chi soffre di ipertensione che per chi soffre di bassa pressione spirituale.

Dobbiamo imparare che ogni giorno possiamo tornare da Gesù per raccontarGli le meraviglie che abbiamo visto con i nostri occhi e lodarLo per questo perché siamo stati Suoi strumenti, ed è una cosa buona e giusta, ma non dobbiamo mai dimenticare che tutto ciò che siamo riusciti a fare, lo dobbiamo ancora a Lui e non alle sole nostre forze umane.

Cari sposi, prima di buttarci a capofitto in una nuova avventura di apostolato, torniamo davanti al Tabernacolo per riposare con Lui, per trovare riposo in Lui ; abbiamo costantemente bisogno di ricalibrare la nostra bussola per non rischiare di diventare noi il riferimento di noi stessi, ecco perché la scelta migliore è quella di tornare da Gesù per raccontare a Lui cosa abbiamo fatto grazie ai Suoi doni, ma soprattutto per ricaricare la nostra anima, per restare un po’ in disparte con Lui a godere della sua presenza, per ricalibrare la nostra antenna sulle frequenze della Sua voce, per “riposare in santa pace” dice l’indovinatissimo detto popolare… appunto… perché la pace è Gesù e se non è santo Lui !

Sposi belli, ogni volta che sentite il bisogno di riposo, cominciate col pronunciare il nome soavissimo di Gesù, Lui che è il vero riposo, di sicuro qualcosa si smuoverà nel cuore !

Buon riposo.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 13

Ora che abbiamo visto un pochino più da vicino la processione iniziale, possiamo cominciare a vedere se i gesti e le ritualità che viviamo nella S. Messa siano da relegarsi alla chiesa oppure possano in qualche modo aiutarci anche nella vita quotidiana.

Uno dei segnali evidenti che possa essere davvero così è quella esortazione che viene posta alla fine della S. Messa : “La Messa è finita , andate in pace “, come a dire che il rito è terminato ed ora tocca a noi tradurre in vita concreta ciò che nel rito abbiamo vissuto e celebrato. Cosa c’azzecca la fine della Messa quando ancora stiamo analizzando le prime battute ? La Liturgia è un “continuum spazio temporale”, non ha dei compartimenti stagni ; essa è ricchissima di gesti, simbologie e segni che, per esigenze di comprensione umana, sono stati suddivisi, ma in realtà sono un’unica Liturgia, è la natura umana che ha bisogno di suddividere, catalogare, evidenziare, frazionare, frammentare, perché le realtà celesti sono troppo per noi e quindi abbiamo bisogno di “assaggiarne” un pizzico alla volta e quel “bocconcino” ci sembra già così enorme.

Infatti per accorgerci di quanto ha da insegnare alla nostra vita matrimoniale la processione iniziale, dobbiamo cominciare a viverla bene in chiesa per poterla rimodulare, rimodellare su misura per la nostra coppia ; è un lavoro che può comportare rinunce, ma la gioia profonda che ci lascia dopo è incomparabile alle fatiche fatte.

Abbiamo visto come questa processione assuma dei connotati intensi per via del sacrificio di Gesù sulla croce e non si riduca ad un semplice spostamento dalla sagrestia all’altare, inoltre abbiamo imparato come il sacerdote agisca in “persona Christi” e non sia solamente un ministro che sta compiendo dei riti.

Se ci pensiamo bene, anche nelle nostre case abbiamo una “processione iniziale” ; non è forse vero che prepararsi ogni mattina per andare a compiere il nostro lavoro è un sacrificio ? Non è forse vero che il nostro dovere quotidiano, se vissuto bene e santamente, diventa un sacrificio da offrire al Padre celeste ? E non è altrettanto vero che, da quando siamo stati battezzati, in noi abita la Trinità Santissima ?

Certo, il marito quando si prepara per il lavoro non ha una veste liturgica come quella del sacerdote, probabilmente la sua veste è la tuta dell’operaio, forse quella del fabbro o del falegname, forse invece del turibolo con l’incenso tiene in mano la cazzuola da muratore, forse invece dovrà vestire con la cravatta perché è un dirigente d’azienda… non importa il vestito, ma se esce di casa con la consapevolezza che non esce da solo, ma che si porta con sé la Trinità Santissima ed inoltre sa di andare a fare la volontà del Padre, cioè diventare santo compiendo il proprio dovere di marito e padre, non è una “processione iniziale” ?

Sicuramente la moglie non uscirà di casa con distrazione e leggerezza, ma si sarà assicurata probabilmente che la lavastoviglie o la lavatrice abbiano finito il loro ciclo per quando rientrerà, forse anch’essa indosserà abiti comodi se lavora come operaia in qualche fabbrica e dovrà curarsi che i capelli siano raccolti in una cuffia, oppure controllerà, da brava insegnante, se nella borsa ci siano tutti i compiti corretti che deve restituire agli alunni stando attenta a non uscire in ciabatte, oppure dovrà curare bene la piega dei capelli e verificare la corretta stiratura della camicia da dirigente, se invece lavora alla cura della casa indosserà un grembiule quando cucina o una tuta per pulire i pavimenti… non importa cosa indossa, ma ciò che conta è che sia fatto per amore e con amore, vissuto come un sacrificio da offrire al Padre per il bene della persone che ama.

Da domani, quando vediamo il nostro consorte che si prepara, pensiamo alla “processione iniziale” ed invece di vedere una persona che combatte freneticamente contro il tempo scorgeremo che lì c’è la presenza di Gesù che si prepara per compiere un sacrificio.

Dovere come sacrificio ? Sì, infatti il sacrificio sommo di Gesù è stato morire a sé stesso per dare vita agli altri, e per Lui è stato un dovere perché ha detto e dimostrato di fare la volontà del Padre, non la propria, quindi è stato un dovere.

Similmente, quando noi ci prepariamo a compiere i nostri doveri abbiamo l’occasione di trasformare ciò che facciamo in sacrificio gradito a Dio ; per essere gradito a Lui però è necessario che lo compiamo senza brontolare, senza lamentele, ma con fervore ; se faremo così scopriremo che quello che per gli altri è visto come un peso, per noi diventa un sacrificio da offrire al Padre, assomiglieremo a Gesù perché moriremo a noi stessi per dare vita agli altri, cioè alla nostra famiglia.

Cari sposi, coraggio che da domattina guarderemo la nostra bella moglie con occhi diversi e il nostro bravo marito con più fierezza. Guardandoci l’un l’altra così sarà più facile per il marito salutare la sua sposa con un abbraccio tenero che infonde sicurezza, e per la moglie sarà più spontaneo offrire una carezza ed un bacio che suscita dolcezza.

Coraggio cari sposi, abbiamo tra le mani molto di più di ciò che vediamo.

Giorgio e Valentina.

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Un accampamento per i timorati

Avevamo trattato in un precedente articolo di come l’Angelo del Signore costruisca un accampamento intorno a quelli che temono il Signore ed abbiamo scoperto quali grandi vantaggi possiamo trarre da questo sito durante la battaglia della nostra vita. Il Salmo 34 , da cui eravamo partiti nella riflessione, chiosa così :

L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Il Salmista quindi ci dà un’ulteriore aiuto con questa frase perché ci insegna che se vogliamo gli aiuti del Cielo bisogna che temiamo il Signore altrimenti saremmo degli illusi ; sì, perché illuderemmo noi stessi di farcela da soli con le nostre misere e poche forze meramente umane, ma le forze nemiche, anche quelle dell’ultimo demone in fondo alla scala gerarchica sono molto più grandi e forti di quelle del più grande uomo. In modo inversamente proporzionale, il più piccolo fra gli uomini, se ha Dio con sé, non ha nulla da temere neanche contro il primo dei demoni, perché Dio combatte per lui e qualsiasi forza nemica all’Onnipotente sarà da Lui schiacciata, vinta.

Nell’elenco catechetico dei doni dello Spirito Santo, il santo timor di Dio è messo alla fine, ma non per importanza, le ragioni sono solamente di tipo schematico ( parallele allo schema di Isaia ) e per facilitare l’assimilazione nella memoria da parte dei catecumeni.

Ma quanti di noi cresimati viviamo intensamente questo dono meraviglioso ?

Prima di rispondere dobbiamo vedere un poco più da vicino questo dono, e ci lasceremo aiutare da due santi che hanno scritto pagine intense sullo Spirito Santo : S. Giovanni Paolo II e S. Tommaso d’Aquino.

Il Papa si esprime così durante l’Angelus del 11/06/1989 :

Col Dono del timore di Dio lo Spirito Santo infonde nell’anima cristiana un senso di profondo rispetto per la legge di Dio e gli imperativi che ne derivano per la condotta cristiana, liberandola dalle tentazioni del “timore servile” e arricchendola invece di “timore filiale”, intriso di amore.

Ci sono tanti sposi cristiani che vivono la figliolanza di Dio come il figlio maggiore della famosa parabola del “Figliol prodigo”, cioè con quel “timore servile” che non li fa vivere da figli, forse stanno nella casa di Dio (la Chiesa) ma non ne fanno parte attivamente, sono solo iscritti all’anagrafe dei Battesimi e poco più. Una vita così lascia covare dentro il cuore un desiderio di affrancarsi dal Padre, visto come un ostacolo alla nostra “libertà” di “fare quello che voglio”. Ma chi non vive da figlio non si scopre nemmeno fratello, infatti due sposi che vivono così non hanno una relazione piena, felice, perché non si riconoscono neanche fratelli (in Cristo) tra loro… quindi la loro relazione sarà solo un tentativo di andare il più possibile d’accordo per “tirare avanti”.

Per capire meglio il “timore filiale” lasciamoci guidare da S. Tommaso d’Aquino :

Più si ama qualcuno e più si teme di offenderlo e d’essere privato della sua presenza.

Gli sposi che vivono in questa relazione filiale con il Padre, si lasciano guidare dalle amorevoli leggi del Padre perché esse sono per la Vita e non per la morte ; sicché si sforzano con la Grazia di Dio di vivere santamente la virtù della castità matrimoniale, per esempio, perché ne assaporano la pienezza di Vita ; vivono il perdono reciproco perché scoprono che se Dio perdona al mio coniuge una malefatta, chi sono io per non perdonarlo, sono forse più in alto di Dio da permettermi di non perdonarlo ? Gli sposi che vivono da figli di Dio si scoprono sempre più fratelli in Cristo e il loro matrimonio profumerà sempre più di santità.

Finiamo ancora con il Papa S. Giovanni Paolo II :

Da questo santo e giusto timore, coniugato nell’anima con l’amore di Dio, dipende tutta la pratica delle virtù cristiane, e specialmente dell’umiltà, della temperanza, della castità, della mortificazione dei sensi. Ricordiamo l’esortazione dell’apostolo Paolo ai suoi cristiani: «Carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a termine la nostra santificazione, nel timore di Dio» (2 Cor 7,1).

Cari sposi, cominciamo a vivere il santo timor di Dio per godere della difesa di Dio, e quindi del suo accampamento in questa dura lotta contro il potere delle tenebre.

Coraggio sposi, nulla andrà perduto per chi teme Dio !

Giorgio e Valentina.

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Bisogno di cartina geografica ?

Ecco l’ultima parte del Vangelo di oggi :

Mt 9,32-38 […] Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Sono poche parole ma potenti, come del resto lo sono sempre quelle evangeliche ; sono parole che, nella loro stringatezza, ci rivelano un Gesù che ha sempre i piedi ben piantati in terra, la Sua umanità ( peraltro santissima ) non è mai illusoria, non è mai vacua. Infatti, è un uomo che sente compassione, ci rivela il Vangelo, perché un uomo vero sa che la vita del corpo non è tutto, c’è molto di più nel cuore dell’uomo che nel suo corpo, vale molto di più ciò che muove l’animo di quello che muove il corpo, e Gesù vede la folla, ma va oltre a ciò che vede.

Non vede solo della gente stanca e affamata, vede persone disorientate nella vita, uomini che non hanno un obiettivo nella vita perché non è stato indicato loro un pascolo per le loro anime assetate ad affamate, è questo l’oltre che interessa a Gesù.

Avrete sicuramente intuito che quelle folle ci rappresentano, siamo noi quando siamo senza una guida.

Quanto è importante avere una guida nella vita !

Lo sanno bene quei fidanzati che pensano di fugare i loro dubbi circa il proprio matrimonio e non sanno che invece i dubbi si acuiranno fino all’estremo perché nessuno gliel’ha mai detto, vengono lanciati dentro la realtà matrimoniale come dilettanti allo sbaraglio.

Lo sanno bene quelle coppie che si sono preparate al matrimonio con un corso all’ultimo minuto, solo per avere un lasciapassare per il parroco, ma poi si sono sentite disorientate quando sono cominciati i primi problemi tra di loro e non sapevano a chi rivolgersi.

Lo sanno bene quelle coppie che vivono una malattia in famiglia, e si ritrovano sole con il proprio dolore ma senza una prospettiva d’eternità, di speranza.

Lo sanno bene quelle coppie che vivono una crisi nella loro relazione, ma non hanno coltivato una spiritualità di coppia che li possa sostenere, non hanno nessun aiuto per l’anima sofferente.

Queste sono solo alcune delle tante situazioni che affliggono il vasto mondo delle coppie senza un pastore, ecco perché Gesù ha sentito compassione, sapeva benissimo che senza una guida ci si perde. Certo, è un ragionamento abbastanza semplice e scontato se si parla di geografia, però vale anche nella vita ; molte persone invece, accendono il navigatore satellitare anche per percorrere la solita strada che li conduce al luogo di lavoro tutti i giorni, ma poi quando ci sono di mezzo le cose importanti della vita quali la relazione d’amore tra i due sposi, la famiglia, l’educazione ed il futuro dei figli, pensano di affrontarle con le sole proprie forze o con le risposte a corto raggio che dà il mondo.

Sì, perché il mondo non sa dare risposte a lungo raggio, ad ampio spettro, e non le può dare perché l’eternità non fa parte di questo mondo, la spiritualità ( in particolare quella cristiana ) viene ignorata, banalizzata, ridicolizzata… quando il mondo tenta di dare risposte si rifugia nel “clinicamente testato“, ne “la scienza dice“, nel “avete bisogno di uno psicoterapeuta“…. questo è il massimo che può dare questo mondo, ma c’è un “oltre“, c’è di più nel cuore dell’uomo.

Cari sposi, se non l’avete ancora fatto, correte subito a cercare un pastore d’anime che vi guidi ai pascoli sempre verdi e lussureggianti di Gesù, un pastore che non si metta al centro dell’attenzione ma che sappia mettere al centro sempre Gesù, che vi indichi sempre Gesù come esempio e meta, perché il vero Buon Pastore è Gesù, il sacerdote ne fa le veci.

La vita è troppo breve per sprecarla a rincorrere gli specchietti per le allodole del mondo, noi sposi abbiamo bisogno di sacerdoti che ci sappiano guidare verso i pascoli dove l’acqua è sempre fresca e zampillante, dove l’erba è sempre verde e rigogliosa, dove la nostra anima può riposare al sicuro dalle angustie della vita, dove le nostre ansie e preoccupazioni trovano riposo, dove tutti i nostri desideri trovano risposta.

Noi sposi abbiamo bisogno di pastori che ci diano delle regole da seguire, regole che ci impediscano di uscire dal recinto ; abbiamo bisogno di pastori che continuamente contino le proprie pecore e controllino che nessuna sia andata perduta ; abbiamo bisogno di pastori che continuamente controllino i recinti per verificarne la robustezza ; abbiamo bisogno di pastori che sappiano affrontare i lupi e che ci difendano dai ladri ; abbiamo bisogno di pastori che controllino che le pecore non siano malate… insomma, che si prendano cura di noi.

Gli sposi in Cristo sono una perla preziosa che la Chiesa deve custodire perché è sepolta nel proprio campo, non dobbiamo permettere alla Chiesa di vendere questo campo a nessuno.

Vi invitiamo a fare due gesti questa settimana : il primo è quello di andare insieme dal vostro sacerdote di fiducia oppure semplicemente dal vostro parroco ( magari questa domenica ) e chiedere una Benedizione su voi due, che vi imponga le sue mani consacrate sul vostro capo mentre pronuncia una preghiera di Benedizione… di sicuro vi chiederà almeno la motivazione di tale richiesta, e quale occasione migliore per esporgli le vostre fatiche del momento presente ?

Il secondo gesto è quello di pregare insieme come coppia per chiedere al Signore di farvi conoscere ( non per forza di persona ) un sacerdote che vi faccia da guida/pastore e nello stesso tempo per offrire i vostri figli maschi al Signore perché rispondano con generosità e slancio alla vocazione sacerdotale ( se è nella volontà del Padre ).

Coraggio sposi, abbiate fiducia nella Provvidenza e lasciate stare i navigatori satellitari del mondo.

Giorgio e Valentina

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 12

Spesso nelle chiese ci sono delle campanelle che vengono utilizzate per segnalare l’inizio della S. Messa, altre volte si sente intonare il canto d’inizio, purtroppo abbiamo anche assistito a scene in cui il sacerdote celebrante esce dalla sagrestia senza un annuncio cosicché l’assemblea viene colta di sorpresa.

Siamo stati a tante belle S. Messe in cui l’inizio della liturgia viene preceduto da qualche attimo di solenne silenzio, poi il suono della campanella annuncia l’inizio della liturgia, subito dopo comincia il canto che accompagna la processione iniziale… e già in questi pochi minuti l’anima si sente trasportata in un’altra dimensione, perché quando i gesti liturgici sono fatti con garbo, con solennità, con attenzione ai particolari, tutto acquista un senso che va oltre a ciò che si vede con gli occhi del corpo.

Infatti, la processione d’inizio può assumere connotati diversi a seconda della festa del giorno : può essere più o meno lunga a seconda della struttura architettonica ; può essere composta dal solo sacerdote celebrante oppure arricchita da diaconi, chierici, accoliti, ministranti, chierichetti ; può essere impreziosita da croce, candelabri, Vangelo, turibolo e navicella ; può essere abbellita dalle vesti liturgiche di vario colore ( a seconda del tempo liturgico ) più o meno vistose negli ornamenti e nelle decorazioni. In ogni caso, essa ci deve ricordare l’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme e la sua salita al Calvario, detta comunemente Via Crucis ; non è un semplice spostamento dalla sagrestia all’altare : essa è l’inizio della Passione di Gesù, il quale si rende visibile ai nostri occhi nella persona del sacerdote celebrante, in gergo tecnico si dice che il sacerdote agisce in persona Christi.

Se noi avessimo la vista a raggi ultraterreni, vedremmo nella processione iniziale Gesù con la corona di spine ( il sacerdote celebrante ), che sta portando il pesante legno della croce dalla sagrestia all’altare del Sacrificio ( il Calvario ) sul quale si immolerà per noi. Si comprende quindi che non è un gesto privo di significato, un semplice appropinquarsi all’altare, non è una sorta di “aperture delle danze”, non può essere vissuto come l’inizio della tombola, non è l’apertura del sipario, non è la sigla dello spettacolo televisivo con l’arrivo in pompa magna del presentatore valorizzato dalla coreografia del corpo di ballo, NO ! Niente di tutto ciò !

E’ una processione che, seppur breve o non affollata, deve aprire l’anima a contemplare il Mistero della Passione di Gesù, il mistero della nostra Redenzione, il mistero della Misericordia divina che si fa talmente prossima a noi da subire la Croce al posto nostro.

Tutto ciò sopra descritto ( che sappiamo essere molto scarso per ragioni di redazione e di limiti personali ) potrebbe sembrare un discorso destinato in modo esclusivo ai sacerdoti con i loro “aiutanti”, ma non è del tutto vero, poiché il Concilio Vaticano II ha ribadito l’importanza di una partecipazione attiva da parte di tutta l’assemblea ; attiva non significa che ognuno debba fare qualcosa sicché da creare confusione, quasi che ad un certo punto sia necessario un vigile a dirigere l’inevitabile caos ; la partecipazione attiva a cui fa riferimento il Concilio è quella che vede come protagonista la fede del popolo, il fervore del singolo, l’apertura e il trasporto dell’anima a vivere con devozione la Divina Liturgia, nonché la preghiera devota e raccolta del corpo e del cuore, le risposte date con voce ardente, il canto fervoroso, le acclamazioni entusiastiche, l’ascolto attento, la compostezza dei gesti, il decoro degli abiti.

Come avrete già intuito, è importante che ognuno faccia bene la propria parte affinché la fede di ciascuno si rafforzi grazie alla fede della comunità e quella della comunità si consolidi attraverso quella di ciascuno. Nessuno è escluso da questi gravi compiti, soprattutto le famiglie hanno un ruolo fondamentale nella crescita della vita di fede, poiché i figli imparano guardando i genitori.

La processione iniziale quindi ci vede coinvolti tutti, sacerdote e ministranti così come tanti papà e mamme, nonni e zii, bambini e ragazzi, tutti uniti nell’imitare la folla che accolse con entusiasmo l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, stendiamo anche noi le nostre palme per accogliere Gesù che viene, sono le palme delle nostre preghiere accorate, le palme delle nostre lodi. Stiamo composti e seguiamo con interesse la processione iniziale, se conosciamo il canto eseguito dalla schola è meglio, altrimenti lo ripetiamo nel cuore.

Ricordiamoci che il sacerdote agisce in persona Christi, ma non riesce a staccarsi di dosso la propria umanità ; anche la sua fede viene corroborata dagli atteggiamenti devoti e fervorosi del popolo, così come potrebbe subire un tracollo nella vita spirituale per colpa di adulti che trattano questi gesti come se nulla fosse.

Coraggio famiglie, da domani abbiamo l’occasione di rivedere il nostro stare a Messa, almeno nella sua parte iniziale.

Buona Domenica,

Giorgio e Valentina.

Carico come un mulo !

Sabato scorso ci è stato presentato un brano dal Vangelo di Matteo dove si narra di alcune guarigioni fisiche operate da Gesù ma anche di molti esorcismi, confermando che Satana ed i suoi angeli cattivi (demoni) esistono e sono reali, ma noi useremo solo una piccola parte di questo brano :

(Mt 8, 15-17) In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, […] Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

La descrizione della guarigione della suocera di Pietro è scarna ed essenziale ma non banale, infatti lascia intendere che per Gesù non sono indifferenti le nostre infermità fisiche. Qualche malizioso sarebbe portato a pensare che Pietro, tornato a casa, non trovò il pranzo o la casa in ordine, poiché sua moglie, dovendo badare alla mamma febbricitante, avesse un po’ trascurato la cura della casa. Quindi, Pietro rientra in casa con 12 persone affamate e stanche ma non trova l’ospitalità e l’accoglienza dovute al Maestro ed ai suoi discepoli, e comincia a scongiurare Gesù di guarire la suocera per questi motivi ; ma queste sono solo illazioni di chi vuole screditare Gesù e l’opera degli evangelisti.

Matteo ci ha trasmesso solo ciò che serve per la nostra salvezza e non le chiacchiere da gossip. Innanzitutto ci racconta come a Gesù non siano indifferenti i nostri stati d’animo, le nostre situazioni contingenti, poiché Lui è venuto per salvarci e non ci ha mai promesso una vita agiata in questo mondo senza problemi di sorta ; però Gesù fa una cosa straordinaria, cioè non ci lascia soli con la nostra sofferenza, ci prende per mano, ci tocca la mano perchè vuole salvare ciò che c’è non quello che non ha bisogno di salvezza.

Dio si vuole rendere presente là dov’è la nostra contingenza, dentro la nostra situazione, non aspetta che ci passi la febbre per salvarci, ma ci tocca la mano per salvarci dalla infermità ; infatti, la suocera petrina, si alzò subito dopo la guarigione e si mise a servire.

Tanti sposi soffrono di una febbre che li lascia immobili, infermi : è la febbre della noia, della tristezza, della sindrome di Calimero ( “è un’ingiustizia, se la prendono tutti con me perché sono piccolo e nero” ), la febbre della superbia, la febbre dell’orgoglio, la febbre dell’ira ; è da queste febbri che dobbiamo chiedere a Gesù di essere liberati. Queste febbri, infatti, ci legano con pesanti catene che non ci permettono di servire il nostro coniuge ; se sono appesantito dalla noia, la mia famiglia e il mio lavoro saranno sempre una noia e non uno strumento di santificazione ; se ho la febbre della tristezza come farò a portare la gioia del Risorto nella mia relazione coniugale ? ; se mi sento Calimero non riuscirò ad aprirmi ai bisogni del mio amato/a ma pretenderò sempre attenzioni nei miei riguardi ; la febbre della superbia non mi permette di vedere la bellezza dell’altro/a perché io mi sento sempre il migliore ; la temperatura alta data dall’orgoglio non mi aiuta a riconoscere i miei errori ed umiliarmi nel chiedere perdono a lui/lei ; le febbri dell’ira annebbiano il controllo delle mie facoltà e mi rendono insopportabile ed acido/a.

Queste febbri sono quelle che ci bloccano nel cammino della santità nel matrimonio.

Ma ci basta che Gesù ci tocchi la mano e saremo guariti, a patto che ci lasciamo toccare da Lui. Guariti, sì, guariti ma per servire ; la guarigione dalle nostre febbri è ordinata alla nostra missione, all’espletamento dei doveri che la nostra vocazione richiede : servire l’altro/a, morire a noi stessi perché l’altro/a abbia vita, mettere al centro la felicità dell’altro/a.

Ma Gesù non si limita a guarirci perché il Suo metodo è innovativo ; non ci dà solo la medicina e poi con una formula magica la febbre svanisce ; Lui non compila solo la ricetta da portare al farmacista : no ! Gesù ci guarisce perché la medicina è Lui stesso, i Padri della Chiesa ci insegnano infatti che Gesù è medico e medicina insieme. Ma come fa ad operare ? Ce lo spiega il versetto di Isaia citato in fondo a questo brano evangelico : “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie” e le ha lasciate inchiodate alla Croce, ma Lui è risorto ! Si è caricato come un mulo !

Coraggio cari sposi, allunghiamo la mano e lasciamoci toccare dalla mano di Gesù, abbiate fiducia nella Sua potenza guaritrice, non abbiamo bisogno di altre medicine né di altri medici per guarire dalle nostre febbri e finalmente potremo alzarci dai nostri letti di infermità per servirLo nel nostro coniuge e scoprire che c’è più gioia nel dare gratuitamente che nel ricevere.

Giorgio e Valentina.

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Dimagrire per il Paradiso

Il Vangelo che la Chiesa ci propone oggi contiene un sacco di insegnamenti ma le esigenze editoriali ci costringono a soffermarci solo su una frase di Gesù :

( Mt 7, 6.12-14 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Avrete intuito che la frase interessata è quella in neretto, ma rileggendola siete sicuri che essa riguardi solo un problema di linea ?

Perché Gesù sembra interessato alla nostra dieta ?

Inoltre, se è vero che Dio ci ha creati per il Paradiso, non era meglio dotarlo di un bel portone gigantesco così da farci entrare la maggior parte di anime ad ogni apertura ?

Seguendo un banale e superficiale ragionamento saremmo portati a pensarla così, ma scopriremo che Dio ha progetti differenti.

Noi abbiamo avuto la grazia di incontrare tante coppie che ci sono state di esempio e di grande sprono per la vita matrimoniale, tra le tante ne ricordiamo una che testimoniava come non avrebbero cambiato l’altro/a per niente e nessuno al mondo, perché raccontavano come il rapporto che avevano e la complicità raggiunta fossero il frutto di tanti dialoghi, tante litigate, tante incomprensioni superate, e si amavano ogni giorno di più proprio perché la loro coppia aveva delle “cicatrici” uniche ed irripetibili che una terza persona non capirebbe e non saprebbe apprezzare e difendere ; e mentre raccontavano questo avevano il sorriso sulle labbra, quel sorriso di chi ha la Pace nel cuore perché ha saputo affrontare gli ostacoli ed ora gode la serenità di averli superati.

E se è così nel cammino della vita matrimoniale, non crediate che sia diverso nella vita spirituale ; spesso siamo attratti da falsi luccichii come le gazze ladre e ci accontentiamo di poco.

Ci sono coppie che si accontentano di vivere un matrimonio in perfetto stile “commedia romantica americana“, ce ne sono altre che si accontentano di vivere un rapporto alla “Sex and the city“, altre coppie invece preferiscono imitare una vita da “Sessantottini” senza regole e vincoli, tantissime coppie non hanno progetti e si accontentano di non essere “fuori moda“, poi ci sono le coppie che si accontentano di fare gli eterni fidanzatini.

Questi esempi sono tutte vite che non richiedono grande impegno, anzi non ne richiedono affatto ; sono relazioni che non ti lasciano nessuna “cicatrice” di Bellezza, di vita spesa per l’altro, di amore incondizionato, di sudore nell’affrontare insieme gli ostacoli e superarli perché il “noi” sia sempre più vivo e realizzato.

Cari sposi, nelle cose di Dio ( quelle che portano alla porta stretta ) all’inizio c’è tanta fatica, sudore e lacrime, ma con la Grazia di Dio la sua Pace non tarda a venire e il premio è il Paradiso. Al contrario, nelle cose di Satana ( detto anche Diavolo ) all’inizio appare tutto facile ( porta larga e spaziosa ), scontato, bello ed attraente, come una strada in discesa, ma poi il Diavolo presenta il conto, e quel conto è molto salato ( l’Inferno ).

Il mondo di oggi offre agli sposi, per esempio, una coppia senza regole, dove l’adulterio non è un male, anzi… viene addirittura consigliato per rinsaldare il legame ; il modo di oggi offre agli sposi, per esempio, di vivere il sesso sregolato e senza rispetto nei confronti della fertilità, e se il bambino è indesiderato ci presenta l’aborto come un diritto !

Cari sposi, non caschiamoci come dei polli ! Questi sono messaggi che ci fanno vedere tutto facile all’inizio, tutto bello ed attraente, comodo e rassicurante… Gesù ha chiamato questa situazione la porta larga e la spaziosa via che conduce alla perdizione !

Invece la vita nella Grazia del Sacramento del Matrimonio è una vita che richiede impegno, sforzo, fatica, croci da sopportare, mariti da comprendere e sostenere, mogli da accudire e difendere, figli da crescere robusti nella fede, perdoni dati e ricevuti migliaia di voltema quanta Pace, sì perché in tutto ciò dobbiamo lasciar vivere Gesù che è la Pace, la nostra Pace !

Coraggio sposi, dobbiamo dimagrire per il Paradiso ! E’ necessario che abbandoniamo gli eccessi di grasso adiposo che il peccato ci lascia addosso.

Buona dieta !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 11

Se abbiamo fatto la scelta giusta (cliccate qui per leggere il precedente capitolo) dovremmo aver sperimentato almeno per pochi minuti l’intimità con Dio, nel silenzio, nel raccoglimento, a tu per tu con Lui, preparando così il nostro cuore e il nostro corpo a vivere la Divina Liturgia… certo è che questa intimità con Dio assomiglia nella dinamica all’intimità tra gli sposi : ossia, non esiste un’intimità già pronta all’uso e sempre uguale come un pasto ad un fast food, ma è la fatica degli sposi stessi nel costruirla giorno dopo giorno e, se è vera, cresce di giorno in giorno in qualità e quantità.

Così è l’intimità con Dio. La Sua conoscenza e la gioia di stare insieme a Lui non è un prodotto già pronto all’uso ed uguale per tutti ; infatti non siamo stati creati in serie, ognuno di noi è praticamente un “pensiero di Dio fatto carne“, siamo unici ed irripetibili, non possiamo omologarci ad uno stesso tipo di intimità e dialogo con la Santissima Trinità… questo rapporto va alimentato, custodito, conosciuto, amato, deve essere una relazione in divenire.

Quando abbiamo la sensazione di essere allo stesso punto della vita spirituale da troppo tempo, dobbiamo fermarci per pensare alla direzione che stiamo dando alla nostra vita.

E quale miglior momento per fare questo chek-up se non quello in cui il Cielo scende in Terra ..?.. Il momento in cui la misericordia di Dio si rende esplicitamente manifesta nel Sacrificio salvifico di Gesù sulla croce ..?

Così come fanno due sposi, quando, per verificare la direzione che stanno dando alla loro relazione, devono parlarsi a quattrocchi, così anche nella relazione con Dio possiamo avere un dialogo vis a vis per fare il punto della situazione ; infatti nella S. Messa avviene che quel Padre che tanto bramiamo, quel Figlio con cui ci relazioniamo e quello Spirito Santo che riceviamo nella celebrazione dei Sacramenti ( compreso il Matrimonio ) sono lì davanti a noi.

A dirla tutta saremmo noi ad essere “incorporati” in una realtà celeste, ma adesso ci basti sapere che Dio non è lontano. Quelle parole con cui si conclude il Vangelo di Matteo “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo“, nella S. Messa si realizzano davvero ; non erano belle parole illusorie o le solite frasi ad effetto stile campagna elettorale, no !

Tanti pensano che basti stare sul proprio divano per parlare con Dio, ma fino a quando non partecipano ad una S. Messa la presenza di Dio è spesso illusoria, oppure anche reale ma spirituale, non fisica ; invece nella S. Messa la presenza di Dio non è solo su un piano spirituale, ma diventa fisicamente presente nell’Eucarestia. Perciò, se dobbiamo rafforzare la nostra relazione con Dio , quale miglior posto della chiesa con il tabernacolo ? Anche se la porticina è chiusa lì dentro c’è Gesù… lo stesso Gesù che camminava per la Palestina 2000 anni fa… certo non dobbiamo strizzare gli occhi per vederLo perchè Lui nasconde a noi la Sua presenza dietro i veli del pane e del vino, ma Lui c’è davvero .

E visto che ce l’abbiamo lì così vicino potremmo approfittare della situazione per fare un bel chek-up della nostra vita spirituale. Non ci sono controindicazioni, però ci potrebbero essere degli effetti indesiderati, vale a dire che potremmo scoprire di essere moooolto più indietro nel percorso spirituale rispetto all’idea che ci eravamo fatti di noi stessi ; per scoprire la bellezza di questo percorso però bisogna che frequentiamo la S. Messa, magari entrando in chiesa con un po’ di minuti di anticipo per avere un tempo adeguato per lasciar decantare il rumore del mondo con le sue luci sfolgoranti , i suoni e le parole accattivanti… insomma la preparazione immediata alla S. Messa è importantissima perché fa come da apriporta all’evento di Grazia che sta per accadere.

Care famiglie, restate pure vicine se potete, ma ognuno cerchi di non distrarre l’altro/a da questo rapporto intimo con Dio, da questi momenti di dialogo preparatore di un check-up, d’altronde non vorreste che il vostro coniuge sia sempre più bello/a ? E perché no bello/a anche nell’anima ?

Buona Domenica,

Giorgio e Valentina.

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Piatto freddo…

Come di consueto ci lasceremo interrogare dal Vangelo, ma dobbiamo porre attenzione perché anche oggi scopriremo insieme che il Vangelo non è una bella storiella per la ninna nanna dei bambini, ma è una parola viva ; ecco quindi il Vangelo che la Chiesa ci ha proposto ieri :

( Mt 5,38-42 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Questo brano è un altro di quelli che contengono frasi diventate celebri senza che la gente comune ne approfondisca il contenuto essenziale, ma soprattutto, spesso le persone non approfondiscono la novità offerta da Gesù, infatti Lui ha detto di portare a compimento la Legge antica. Ma cosa avrà da insegnare a noi sposi un Vangelo sul comportamento da tenere con il malvagio ?

Avrete notato come Gesù non si lasci condizionare da niente e da nessuno, e vada dritto al punto senza troppi giri di parole perché il suo scopo primario è la nostra salvezza, che comincia già in questa vita ; quindi dobbiamo leggere le Parole di Gesù alla luce della salvezza della nostra anima, e non come meri suggerimenti di bon ton, oppure come comportamenti etici riguardanti una filosofia di vita… niente di tutto ciò. Ma da cosa vuole salvarci questa volta Gesù ?

Dal tarlo della vendetta che rode l’anima pian piano, che scava dentro lasciando il nostro cuore come un palloncino gonfiato che appare grande, ma riempito di nulla di buono. Gonfio di che ? Gonfio di orgoglio, gonfio di presunzione, gonfio di superbia, gonfio di vanagloria, gonfio di invidia… basta uno spillo per farlo esplodere.

Perché spesso pensiamo che Dio non sia capace di fare il proprio mestiere e ci arroghiamo il diritto di insegnare a Dio chi punire, quando punire, come punire. E’ da questo atteggiamento che partono quelle domande del tipo : ” Ma dov’è Dio ? Perché non interviene per fermare questa cosa o quell’altra ? Perché Dio permette che i cattivi proliferino ? “.

La nostra idea della Giustizia di Dio è falsata, spesso intendiamo Dio come un supereroe che scende dal Cielo con le sue armi di distruzione di massa e fa piazza pulita dei cattivi… il problema è che anche il nostro nome risulterebbe nell’elenco dei cattivi, o almeno lo è stato per qualche tempo… e se proprio in quel tempo fosse arrivato Dio come quel supereroe che ne sarebbe stato di noi ? Non avremmo avuto nessun’altra chance per convertirci.

Si dice che la vendetta sia un piatto freddo, e purtroppo ci sono alcune coppie che hanno una relazione malata a tal punto da escogitare piani di vendetta verso l’altro/a , perché la vendetta per i torti subiti è da servire fredda, non bisogna lasciare all’altro l’opportunità di accorgersi del nostro piano altrimenti esso andrebbe in fumo… e con esso andrebbe in fumo il nostro desiderio di sentirci quasi onnipotenti con il nostro schiavo prono ai nostri piedi ad implorare pietà.

Mentre Gesù ci salva da questo circolo di male insegnandoci che bisogna ripagare il male con il bene… è questa la “vendetta” dei figli di Dio ; se agiremo così, costringeremo chi ci ha fatto un torto a riflettere sul suo comportamento che ci ha fatto dei capri espiatori del suo malessere ; in più lui/lei avvertirà di essere stato ripagato non con la sua stessa moneta ( tipo “occhio per occhio” e “dente per dente” ) che magari si sarà anche meritato con la propria condotta malvagia, ma si sentirà già perdonato in anticipo.

Facile ? No. Impossibile ? No, con la Grazia di Dio no.

Inoltre, il nostro cuore non si appesantirà del fardello della vendetta, dell’orgoglio, dell’invidia, della superbia, della vanagloria… ma al contrario si sentirà come la mongolfiera libera di salire verso il cielo senza i pesi che la costringono a terra… solo così il nostro cuore resterà in grazia di Dio e sarà ancora più libero di prima perché non sarà schiavo della nostra vendetta, del nostro orgoglio, della nostra superbia, della nostra vanagloria… e questa libertà ci farà amare ancora di più e meglio il nostro coniuge, perché il nostro amore assomiglierà a quello di Gesù. Anche Lui nella Passione avrebbe potuto sfoderare tutta la sua potenza divina per vendicarsi dei torti subiti, ma…. non l’ha fatto…. o meglio, ha scelto di non farlo… e si è vendicato con la sua Risurrezione.

Cari sposi, impariamo da Gesù ad amarci oltre ogni nostro merito e saremo liberi perché avremo vinto contro noi stessi, contro il nostro uomo vecchio… lasciamo stare certi piatti freddi… anche in tempo estivo.

Giorgio e Valentina.

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Un accampamento per noi !

La Liturgia ci ha presentato ieri alcuni versetti del Salmo 34, sono uno più bello dell’altro e sarebbe bello approfondirli tutti ma siamo costretti a fare una cernita nella speranza di essere d’aiuto a molte coppie :

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. […] Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Avrete notato come il focus delle azioni non sia sull’uomo che invoca l’aiuto dall’Alto, ma è su Dio. Si avverte come l’uomo bisognoso di aiuto si rifugi nel Signore e Lo benedica invece di piangersi addosso chiedendosi che fine abbia fatto Dio.

Diverse coppie di sposi forse stanno vivendo delle situazioni di difficoltà, di fatica più o meno grande e si sentono come abbandonate a se stesse, ebbene, sembra che anche il salmista abbia passato dei momenti di sconforto, di buio, ma… come comincia la sua preghiera ? “Benedirò il Signore in ogni tempo”… perché ? Lo spiega nei versetti seguenti raccontando di come il Signore non abbia mai disatteso le sue speranze, perciò Lo benedice e Lo loda in ogni tempo, anche nel tempo della prova.

Forse molte coppie stanno vivendo delle paure di vario tipo, ed hanno bisogno di una parola di speranza, di un incoraggiamento, la Parola di Dio viene loro incontro ancora una volta confermando che il Signore libera da qualsiasi tipo di paura, così come testimonia il salmista.

Ci sono numerosi passi nella Bibbia che raccontano la vita dell’uomo come una battaglia, una battaglia contro forze nemiche pressanti e continue, senza sosta, non-stop, 24H, nemici che non riposano, che non hanno requie, perché il loro intento è rubare la nostra anima a Dio, rubarla alla nostra vera casa, il Paradiso, insomma… i Santi insegnano che le nostre tentazioni terminano 5 minuti dopo la nostra morte. Capito l’andazzo ?

Sembra una situazione da cui non ci sia via di scampo, non vi sia rimedio, eppure anche in questo Salmo la Parola di Dio ci rassicura perché Egli non farà mancare il suo aiuto al povero che grida a Lui, per coloro che Lo temono non bada a spese.

Quando si combatte una battaglia, c’è bisogno di un punto strategico di appoggio, di una postazione sicura, di un rifugio protetto in cui si possa recuperare le forze perdute nello scontro, rifocillarsi e recuperare nuove munizioni e/o armi.. e sapete come si chiama questo sito ? Nel gergo bellico si dice accampamento.

Infatti, il Signore sa bene che la battaglia a cui siamo sottoposti è ardua, ed è per questo che manda il suo potente aiuto : “[…] L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. “.

Cari sposi che state vivendo nella prova, nell’angoscia, nella tribolazione, abbiate fiducia nel Signore. Non preoccupatevi nell’immediato delle armi del nemico, le quali sono appunto angoscia, tristezza e altro, ma dapprima preoccupatevi di temere il Signore, perché il Suo angelo, dice il Salmo, costruisce un accampamento intorno a noi. Capito ? un accampamento ! Ma non un accampamento qualunque, ma un’accampamento da far invidia alle forze armate di qualsiasi nazione sotto questo cielo ! Con cibi e bevande spirituali di prim’ordine ; ristori con una dieta calibrata sulle necessità particolari di ogni coppia ; armi e munizioni ad personam, cioè personalizzati a seconda dei nemici e delle nostre capacità ; posti letto simili alle nuvole per recuperare le forze perdute nella lotta ; rifugio sicuro contro le insidie del nemico satanico.

Gli aiuti del Cielo sono molteplici : gli angeli e gli arcangeli, i santi protettori, le anime del Purgatorio, i sacramentali, la Vergine Maria, le indulgenze, le novene, i Sacramenti e qualsiasi altro aiuto che proviene dalla infinita fantasia di Dio, però… c’è una condizione che il Salmo mette in evidenza perché dice che il Signore libera solo quelli che Lo temono. Ma che significa temere Dio ?

Lo affronteremo la prossima settimana.

Coraggio sposi battaglieri, per questa settimana cominciamo a riconoscere la strada per tornare al nostro accampamento, l’Angelo del Signore ci sta aspettando !

Giorgio e Valentina.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 10

Ora che abbiamo preso posto in chiesa, che fare ? Abbiamo davanti alcune possibilità : guardarci intorno per ammirare le varie suppellettili religiose ed opere artistiche/architettoniche… controllare che tra i presenti ci siano i nostri amici/conoscenti e salutarli con cordialità… picchiettare il piede per terra in segno di impazienza… sfogliare il libretto dei canti dall’inizio alla fine per ingannare il tempo… commentare la goleada in Champions del nostro campione… chiedere al vicino se ha gradito la canzone vincitrice la finale di Sanremo della sera precedente… assicurarsi di avere spento il telefono e magari controllare se è arrivato un ultimo messaggio… verificare che i nostri figlioli siano sempre nel nostro campo visivo altrimenti rientreremmo tra le persone ad alto rischio di attacchi di panico… oppure… potremmo anche inginocchiarci, chiudere gli occhi ed iniziare a pregare !

A noi l’ardua scelta… è ovvio che ogni decisione porta con sé benefici e svantaggi, quindi secondo voi qual è la più opportuna, quella con i maggiori frutti di bene ? Non vogliamo darvi troppi indizi per non influenzarvi nella scelta, però se è vero che si raccoglie ciò che si semina, questi momenti prima dell’inizio della S. Messa sono la nostra “semina spirituale”.

Abbiamo già trattato del riscaldamento del nostro motore spirituale, di come non possiamo partire a freddo e sperare in prestazioni da Formula 1… per molte famiglie però la preparazione che comincia già da casa è ancora in fase di studio/sperimentazione, per cui oggi ci concentreremo sulla preparazione immediata alla S. Messa.

Quando ci prepariamo per un viaggio, siamo soliti organizzare tutto nei minimi dettagli, altrimenti rischieremmo di perdere il treno o l’aereo, ed è così che arriviamo molto in anticipo all’aeroporto o alla stazione ferroviaria per gli ovvii motivi ; similmente potremmo considerare la S. Messa un po’ come se fosse un treno per le realtà celesti, cosicché arriveremmo con un’adeguato anticipo alla stazione ferroviaria del Cielo per cominciare a vedere su quale binario passi il nostro treno, quali siano le fermate/coincidenze, controlleremmo di essere in regola coi biglietti e così via.

Ed è così che in chiesa, il nostro binario è quello della nostra vita, ma non in senso generico, ma proprio la mia vita, la mia moglie, il mio marito, la mia famiglia, i nostri figli, i nostri nipoti, il mio lavoro, la mia casa, le mie occupazioni, i miei hobby, i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei desideri, i miei progetti, i miei limiti, le mie fatiche, le mie fragilità, i miei peccati, la mia intelligenza, la mia volontà, i miei affetti, la mia sessualità, la mia sensibilità, la mia mascolinità, la mia femminilità, la mia paternità, la mia maternità… insomma tutto noi stessi senza eccezioni. Sembra gravoso come bagaglio, ma perché serve tutto ciò ?

Perché Dio si è fatto vero uomo in Gesù Cristo e da quel momento in poi non esiste realtà della natura umana che possa essere considerata estranea all’incarnazione di Dio… i teologi direbbero che tutta la realtà umana può essere Cristificata… cioè imbevuta, impregnata, intrisa, inzuppata, pervasa, impastata da e di Cristo.

E’ con questa consapevolezza che ci inginocchiamo appena preso il nostro posto e cominciamo a lasciar decantare tutto il rumore delle cose di questo mondo raccontando a Dio Padre qualcosa di noi, non che Lui non le sappia, ma siamo noi ad aver bisogno di percepire la Sua presenza amorevole ed accogliente. Spesso ci sentiamo dire “…ma io non so cosa dire per pregare…”, questa è solo una scusa perché pregare è impegnativo, cogliamo questa fatica e facciamola diventare preghiera, ad esempio :

” Signore, non so che dirti, ma almeno sono qui per ascoltare una parola di conforto… Ti ho lasciato fuori dalla mia vita e dal mio matrimonio per tanto tempo, ma adesso sono qui per capire Chi sei Tu e chi sono io davvero… Tu sai che questa settimana ho avuto questa fatica e queste preoccupazioni, aiutami a superarle… Tu sai che questa settimana aspetto l’esito di quell’esame medico, mandami un aiutino per restare sereno/a… questa settimana sono caduto in questo peccato a causa della mia fragilità, perdonami… ma intanto Ti ringrazio che anche oggi sono vivo e posso venire qui davanti a Te per fare come i bambini che aspettano solo di essere presi in braccio dal papà, prendimi in braccio Padre Santo…”.

Ognuno nel profondo del proprio cuore può cominciare a presentarsi al Signore così com’è… ciò che importa non è lo stato in cui siamo, ma il fatto che ci presentiamo al Re dei Re riconoscendo che siamo solo creature umane e Lui è Dio, questo è il primo passo, non sarà l’unico da compiere, ma è quello indispensabile per cominciare un rapporto con Lui.

Affinché ognuno abbia questa possibilità è necessario osservare il silenzio esterno, la compostezza dei gesti, la sobrietà ma anche la dignità nei vestiti ( sia maschi che femmine ), la discrezione nell’accomodarsi al posto… insomma dobbiamo fare in modo di non diventare causa di distrazione per gli altri.

Sappiamo già che molti si chiederanno cosa fare con i bimbi piccoli… ecco alcuni piccoli suggerimenti (non vincolanti) che potrebbero essere di aiuto ai genitori :

innanzitutto i bimbi ci copiano in tutto, e quindi se i genitori in chiesa usano dei modi diversi, stanno in silenzio, i piccoli poco a poco imparano che stare in chiesa NON è come stare al parco giochi, ma per ottenere ciò bisogna che gli stessi genitori si comportino di conseguenza… noi abbiamo portato in chiesa a Messa le nostre figlie fin dalla prima domenica fuori dall’ospedale, addirittura la terza è uscita di Domenica e siamo andati a Messa prima di tornare a casa, una delle Messe più emozionanti per la famiglia… se aspettate di portarli in chiesa la prima volta a 6 anni sarà un disastro… non dobbiamo pretendere che i bambini facciano gli adulti, dobbiamo invece pretendere che gli adulti facciano gli adulti e non gli animatori turistici durante la S. Messa. I bambini sono dei grandi osservatori, sono dei formidabili scrutatori del mondo che li circonda, perciò bisogna escogitare una soluzione per trovare una posizione che non li obblighi a vedere solo dei pantaloni e poco più… se provassimo a metterci alla loro piccola statura noteremmo che di quello che succede sull’altare non si vede un fico secco… quindi la fantasia del genitore attento saprà ispirare le scelte giuste per ogni figlio.

Coraggio cari sposi, che domani sarà una nuova Domenica, basta volerlo !

Giorgio e Valentina.

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Basta un autografo ?

Ecco il Vangelo che la Chiesa ci ha presentato ieri :

( Mc12, 13-17 ) In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».  Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.  Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Questo episodio è molto famoso anche tra i non cristiani e qualcuno conosce addirittura a memoria la risposta di Gesù senza sapere chi l’abbia pronunciata, tanto essa è divenuta celebre. Evidentemente Gesù era un VIP della sua epoca, lo si intuisce tra le prime righe di questo brano, ma anche in altri Vangeli ; forse era divenuto famoso per i miracoli, ma anche per le frasi ed effetto, tipo quella di questo brano.

Come avrete notato, arrivano dei farisei e degli erodiani da Gesù, ma chi li avrà mandati ? Chi saranno mai questi misteriosi mandanti ? Noi pensiamo che siano i loro capi, i quali pensano di smascherare Gesù con delle domande a trabocchetto, ma Lui non si lascia circuire nemmeno questa volta ; e ci lascia, oltre all’insegnamento sul piano teologico, un esempio sul piano umano, perché dobbiamo imitare la Sua arguzia nelle risposte, infatti si smarca sempre dai tranelli con astuzia e rilancia la palla al mittente, il quale, non solo si sente smascherato, ma poi avverte di essere impreparato, sorpreso ed indifeso al gioco in contropiede di Gesù.

Ma se continuassimo così, rischieremmo di cadere nell’atteggiamento descritto alla fine del brano : “rimasero ammirati di lui “. E poi ? Tutto qua ?

Cioè….. si può analizzare la santissima umanità di Gesù, rimanendone stupiti, ammirati appunto, carpirne addirittura i segreti dell’umano agire, ma poi se di Gesù ci restasse solo questo, ci salveremmo ? Tutto questo ci dona la salvezza eterna ? Evidentemente no.

Quando invece si fa spazio a Gesù nel proprio cuore, nella propria vita, il Vangelo usa altre espressioni, del tipo : si convertirono lui e tutta la sua famiglia….. oppure… si fecero battezzare… oppure…. oggi la salvezza è entrata in questa casa….. altrimenti Gesù avrebbe detto ” oggi l’ammirazione per la mia persona è entrata in questa casa “, ma non la salvezza. L’ammirazione per Gesù è cosa buona e giusta, ma non è tutto, non basta. Non sarà la nostra ammirazione per Lui a salvarci dalla dannazione eterna, ma è Lui stesso la salvezza, infatti Gesù significa “Dio salva/Dio è salvezza”.

Si può ammirare tantissimo Gesù e finire all’Inferno, si può ammirare Gesù ma lasciarLo fuori dalla propria vita, si può ammirare Gesù ma non seguirne l’esempio di vita. Qual è dunque la svolta decisiva ?

Ci sono tantissimi sposi cristiani che ammirano Gesù, ma nelle scelte concrete di vita Gesù è il grande assente ; tante coppie ammirano Gesù ma non ne seguono l’esempio in ogni aspetto dell’umana natura ; tanti coniugi cristiani ammirano Gesù ma non si fanno suoi discepoli e quindi Lui non è il loro Maestro.

Cari sposi, siete stanchi del vostro matrimonio perché è sempre la solita minestra riscaldata ? Avete perso la freschezza dei primi tempi di matrimonio ? Fate entrare Gesù nella vostra vita personale e di coppia, accettate di non essere voi la salvezza di voi stessi, ma arrendetevi a Gesù, solo Lui salva.

Non accontentatevi di ammirare Gesù, non fate come i farisei e gli erodiani che se ne sono ritornati alla loro vita di prima… non accontentatevi di chiedere un autografo al Gesù Vip…. non è un fenomeno da “Walk of fame”.

Gesù vuole diventare tanto vicino a noi da diventare il nostro stesso respiro, ogni battito del nostro cuore, ed è possibile. Sì, è veramente possibile, perché a Dio nulla è impossibile…. anche riportare in vita dei matrimoni morti, ridare speranza a delle relazioni spente, ridare la gioia agli sposi che sono nella tristezza.

Coraggio sposi, aprite, anzi, spalancate le porte a Gesù !

Giorgio e Valentina.

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B.V.M. , La Madre per eccellenza…

Ieri è stata una festa molto importante : Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. E per celebrarla è stato scelto un brano dalla Passione secondo Giovanni ( cap 19, 25-34 ) :

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. […]

I Padri ed i Dottori della Chiesa, commentando questo brano evangelico, sottolineano come Maria sia divenuta Madre della Chiesa, la quale è rappresentata dal discepolo Giovanni, e quindi per approfondimenti su questo tema vi rimandiamo agli scritti dei Santi, per ora ci basti citare l’antico adagio scritto da S. Luigi Maria Grignion de Montfort : Ad Jesum per Mariam….. a Gesù attraverso Maria, quindi si arriva a Gesù solo passando da Maria, perché è piaciuto a Dio di entrare nel mondo attraverso Maria e quindi non è una scelta della Chiesa, ma è stata una scelta di Dio…. a noi il compito solo di vivere questa scelta con tutte le meravigliose conseguenze che questa felice scelta comporta.

Torniamo a noi, non perché il tema di Maria Madre della Chiesa sia di seconda classe, ma perché questi articoli non hanno uno scopo catechetico, ma si occupano della realtà coniugale in primis… ci accorgeremo come Maria è anche Madre delle coppie, Madre degli sposi cristiani in quanto facenti parte della Chiesa.

Perché sotto la Croce ci sono solo donne ? Facciamo qualche ipotesi : gli evangelisti vogliono mettere in risalto la viltà degli Apostoli (tranne Giovanni che è giovane e forse un po’ sprovveduto), i quali se la sono data a gambe mettendo quindi in risalto come dal giorno della Pentecoste essi siano, al contrario, divenuti impavidi grazie all’azione dello Spirito Santo …. oppure…. era doveroso per Gesù sperimentare l’angoscia e la tristezza dell’abbandono degli amici nel momento più tragico perché lo sentissimo più vicino a noi come uomo… oppure…. era necessario che Gesù affrontasse la Passione da solo per dimostrarci cosa significhi fare la volontà del Padre fino in fondo… oppure…. era necessario che gli Apostoli rimanessero vivi perché altrimenti dopo la Risurrezione non avrebbero evangelizzato il mondo cominciando il grande cammino avventuroso della Chiesa… oppure… perché le donne erano praticamente trasparenti per quella società, quindi nessuno avrebbe badato a loro… può darsi che siano vere tutte quante insieme ad altre non citate, ma noi ne aggiungiamo una di stampo familiare.

Sotto la croce ci sono le donne, o meglio, ci stanno le donne, o meglio ancora, stanno in piedi sotto la Croce. Possiamo solo immaginare quanto abbia potuto essere straziante per la Madonna assistere alla Passione del Figlio, eppure sceglie di restare perché anche solo l’incrociarsi degli sguardi potesse infondere coraggio a Gesù, potesse esserGli di conforto, potesse comunicare la sua com-passione col Figlio….. pensiamo che per Gesù, la presenza silenziosa di Sua Madre (insieme a quella di altre donne) possa essere stato tutto questo aiuto che siamo riusciti a decifrare in poche parole ma sia molto di più quello che non abbiamo colto e non riusciremo mai a cogliere perchè il legame tra Gesù e Maria è personalissimo e intimo.

Pensando a questa scena straziante non possiamo dimenticare tutte quelle donne che hanno vissuto scene simili nei campi di battaglia, negli ospedali militari in guerra, o chissà quali altre situazioni di dolore straziante… le donne sempre presenti. Perché ?

Le risposte possono essere diverse, ma sicuramente una è il fatto che Gesù è maschio e quindi per quanto perfetto ed indefettibile in ogni suo aspetto della natura umana ( quella che tra gli esperti viene definita la santissima umanità di Cristo Gesù ), ci ha manifestato la paternità di Dio Padre….. ma noi, povere creature molto limitate e fragili, avevamo bisogno di vedere manifesta anche la maternità di Dio : ecco che Dio si è inventato Maria, la creatura perfetta Immacolata e Santissima.

Non è un caso che sarà proprio quel ragazzo sotto la Croce a descrivere quella scena, da adulto, in questo bellissimo brano tratto dal suo Vangelo ; sicuramente a Giovanni è rimasta impressa la scena per gli evidenti motivi della straordinarietà dell’evento, ma non si è dimenticato di menzionare le donne… si può facilmente intuire che siano state queste donne, soprattutto la Madonna, a rassicurare il giovane, a tenerlo stretto a sé, a confortarlo, a sopportarne le lacrime ed il dolore…. le donne spesso dimostrano un coraggio ed una tempra che i maschi se le sognano.

Abbiamo fatto tutti esperienza di quando (magari da bambini) si sta male per una qualche sofferenza, e la prima cosa che cerchiamo, non è la soluzione per cancellare/annullare il nostro dolore, ma qualcuno che ci com-patisca, cioè che porti con noi il peso di quella sofferenza cosicché sia un poco più sopportabile : questo è il ruolo tipico delle mamme.

Care spose, vi invitiamo a riscoprire questa vostra meravigliosa caratteristica, tutta femminile ; è una maternità da vivere sia come spose nei confronti dei vostri sposi, sia da mamme nei confronti dei figli che vi sono stati donati. Affidatevi ad una super mamma, alla Madre delle madri, a colei che è la Madre per eccellenza, all’unica porta per accedere a Gesù, vi insegnerà a vivere da fidanzate (per chi ancora lo è), da spose e da mamme e grazie alla vostra femminilità/maternità farete gustare ai vostri cari un’anticipo di Paradiso, la consolazione di Dio, la tenera maternità di un Dio che ha affidato alle vostre cure alcune sue creature perché si fida di voi.

Coraggio carissime spose, è l’ora di assomigliare alla Madre per eccellenza, la Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa.

Giorgio e Valentina.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 9

Una volta che ci siamo prostrati alla presenza del Re dei Re siamo invitati a prendere posto tra i banchi. Anche questo gesto potrebbe sembrare solo di ordinaria utilità ma può diventare un’occasione di bene. Su questo punto non c’è una precisa indicazione ufficiale da parte degli organi ecclesiali circa quali posti siano meglio di altri o siano riservati ad alcune categorie di persone. Perciò ci limiteremo a dare indicazioni di tipo pastorale pur non essendo noi pastori/parroci ; sono semplicemente frutto di esperienze come genitori, come catechisti, come meri spettatori di alcune scene, come osservatori, ed anche come bambini a nostra volta.

Alcune regole basilari sono da rispettare tanto sull’autobus quanto in chiesa, quindi le persone più fragili ed in evidente difficoltà sono quelle che devono avere la nostra massima attenzione ed avere la priorità negli spostamenti e nelle problematiche di tipo logistico.

Ma perché la scelta di un banco piuttosto che un altro può diventare un’occasione di bene ? Non soltanto per compiere gesti di buona educazione che faremmo anche fuori dalla chiesa, ma anche per dare testimonianza.

Poniamo il caso di una famiglia che mandi i tre figlioletti nel banco con gli altri compagni di catechismo, poi il papà si piazza vicino alla statua di S. Padre Pio da Pietrelcina perché devotissimo al conterraneo santo pugliese, mentre la mamma si pone nel banco posto davanti all’altare minore della Madonna di Lourdes, di cui è devotissima, vicina alle amiche mamme che da quell’angolatura possono tenere sott’occhio i figli ed estrarre il famoso #fazzolettochesololaborsadellamamma# in caso di bisogno per l’inaspettatissimo bisogno del fazzoletto da Messa del bambino.

Abbiamo usato appositamente i termini papà e mamma perché molte coppie, quando sono a Messa o comunque quando ci sono i figli, si dimenticano (cancellano, fanno un reset) di essere sposi ; si spogliano dei vestiti da marito e da moglie e appena arrivano sul sagrato vestono i panni del papà e della mamma. Perché si comportano così ? Ovviamente la risposta sarebbe molto articolata e complessa nell’affrontare tutte le dinamiche relazionali di coppia e non è il nostro obiettivo, ma possiamo solo dare una visione, certamente limitata, in chiave educativa : sicuramente i figli si sentono più al sicuro se mamma e papà sono una cosa sola come coppia perché avvertono che la loro identità di figli sta nel provenire da quell’unica realtà, l’unione d’amore tra mamma e papà. I figli avvertono quando i genitori si sdoppiano come se avessero due personalità, e si sentono confusi, disorientati ; avvertono che i genitori si sforzano di fare il bravo papà che dà il buon esempio la domenica mattina e la mamma premurosa anche tra i banchi della chiesa…. ma poi fuori dalla chiesa ed in casa non si nomina Dio neanche per sbaglio…. ecco perché poi la fede non sboccia in questi bambini ed una volta finita l’epoca del dovere tra Catechismo e Messa domenicale, tutto sfuma.

Queste sono solo piccole indicazioni che non vogliono catalogare nessuno, ma vogliono mettere in evidenza il fatto che se vogliamo trasmettere la fede ai nostri figli, innanzitutto dobbiamo ri-scoprire, riappropriarci e approfondire il nostro essere coppia in Cristo.

Un bravo prete ci insegnò che l’80/90% dell’educazione sta nel vivere profondamente il sacramento del matrimonio ( l’essere coppia in Cristo quindi ), il resto sono solo bazzecole.

Come sarebbe bello invece se questa famiglia stesse nello stesso banco, e, come un corpo solo, si alzasse, si sedesse, si mettesse in ginocchio : i due genitori vicini e i figli a lato, non i figli in mezzo a dividere i genitori…. anche l’occhio vuole la sua parte e quindi anche la posizione dice qualcosa di noi. Sappiamo che spesso i figli, per svariati motivi, non stanno nel banco con i genitori, ma almeno la coppia potrebbe stare insieme a Messa.

Che grande testimonianza sarebbe ! Ricordiamoci che la testimonianza per gli altri è anche un dolce obbligo, non sempre servono le parole, a volte bastano i gesti, gli sguardi, i modi gentili, la dolcezza di un’attenzione…. cade la borsa alla moglie e il marito con tanta premura la raccoglie… il bimbo piccolo dorme in braccio un po’ dal papà e un po’ dalla mamma…. e così via, ogni coppia ha la propria originalità.

Questa Domenica, cari sposi, possiamo cominciare a rivedere il nostro stare in chiesa con la nostra famiglia, è un primo passo.

Buona e santa Domenica.

Giorgio e Valentina.

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Guarda in su !

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 17,1-11a) :

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. [..] 

In questi giorni la madre Chiesa, nella sua saggezza, ci sta offrendo tutti quei passi evangelici in cui Gesù dà le ultime raccomandazioni ai propri discepoli, li incoraggia, li prepara all’evento della Croce, spiega loro le ultime parabole, racconta del rapporto tra sé ed il Padre, preannuncia eventi come la Sua Risurrezione e la Sua Ascensione, li rassicura anticipando loro che scenderà lo Spirito Santo a Pentecoste….. e così, giorno dopo giorno, la Chiesa Cattolica ci prende per mano così da essere introdotti poco a poco agli eventi che celebriamo nella Santa Messa nelle varie solennità di questo periodo dell’anno.

Faremo un percorso a ritroso nel brano perché dobbiamo contestualizzarlo per renderlo vivo per noi….. leggendo queste poche righe che vi abbiamo riportato, si denota come Gesù abbia ben chiaro il proprio compito, sa bene qual è il suo posto nella storia…. come un vero 007 direbbe : Ho una missione da compiere !

Inoltre, vi ricordate all’inizio dello stesso Vangelo di Giovanni, quando all’inizio della sua vita pubblica alle nozze di Cana, Gesù rispose a Sua Madre che la propria ora non era ancora giunta ? Ma in questo brano, a pochi giorni dalla Passione cosa dice ? ” Padre, è venuta l’ora ” …..finalmente ! sembra dire….. ecco qual era l’ora di cui parlava alle nozze di Cana ! ….. proprio come un agente 007 aspetta pazientemente il momento giusto per uscire allo scoperto ed acchiappare il colpevole per consegnarlo alla giustizia. Ebbene, Gesù rivela la propria identità di Salvatore ( guarda caso è il significato del nome Gesù ) proprio nell’affrontare la Passione, esce allo scoperto e consegna il colpevole , cioè il peccato e Satana, alla giustizia di Dio Padre.

Un ultima considerazione circa la vita eterna : per Gesù consiste nel conoscere l’unico vero Dio e Colui che ha mandato, Gesù Cristo. Sembra una frase da Catechismo, da usare sul murales dell’oratorio ( sarebbe bello ), ma in realtà ha una profondità che il murales non riuscirebbe a riprodurre neppure se fosse un’immagine in 3D… perché il verbo tradotto con l’italiano “conoscere” non ha solo il significato classico del nostro bell’idioma, ma va oltre, va più in profondità, indica una conoscenza di cuore, indica anche una comunione di corpo e di spirito….. come quando il tecnico della lavastoviglie azzecca subito il problema senza neanche smontarla prima, sostituisce solo il pezzo secondo lui guasto, sicuro che poi ripartirà come nuova…. tu lo guardi stupito, e lui ti risponde : “queste lavastoviglie le conosco bene, ne ho smontate e rimontate a migliaia” …. ecco, la conoscenza espressa nella Bibbia assomiglia a quella che il tecnico ha della lavastoviglie…. ma anche di più…. assomiglia anche alla conoscenza che Beethoven aveva delle proprie sinfonie perché erano talmente parte di sé da non riuscire più a capire dove finisse l’uomo Beethoven ed iniziasse la sua sinfonia, poiché essa diventava il suo respiro, il battito del suo cuore…. nelle analisi del sangue avrebbero trovato un pentagramma forse !

Ecco, cari sposi, cosa intende Gesù per conoscere Dio, e noi siamo dei privilegiati perché il nostro sacramento ha proprio come oggetto la santificazione dell’altro/a, cioè ? Aiutarlo nel cammino di santificazione che consiste nel conoscere sempre più e sempre meglio Dio già su questa terra come una sorta di antipasto della vera conoscenza eterna in Paradiso. Come ? Attraverso il mio essere sposo/a tutti i giorni della mia vita.

Ma io sono fragile , come faccio ? Dobbiamo imitare Gesù.

All’inizio del brano l’evangelista Giovanni annota : “In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: […] “, quindi dobbiamo anche noi alzare gli occhi al Cielo continuamente, ogni giorno, fatica dopo fatica, preghiera dopo preghiera, altrimenti il nostro sguardo si fissa sulle cose di quaggiù, come le galline, invece abbiam bisogno di alzare lo sguardo alle cose di lassù.

La bella lavanderina, che lava i fazzoletti…… guarda in su ! …… ricordate ?

Coraggio sposi, la filastrocca ci aiuta, in effetti Gesù ci ha detto di tornare bambini !

Giorgio e Valentina.

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Senza ballottaggio !

Riportiamo l’ultima parte del Vangelo di Domenica ( Gv 15, 9-17 ) :

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Cominciamo dalla fine di questo brano evangelico per poi andare a ritroso nella riflessione. Anche in questo brano di Vangelo, Gesù ci conferma che amarsi gli uni gli altri non è un semplice suggerimento per vivere felici, non è una bella frase da cioccolatino, non è uno slogan di una qualche associazione benefica, ma è un comando…. un imperativo… non abbiamo scelta come cristiani, tantomeno come sposi ! O ci amiamo oppure disobbediamo ad un comando. Il problema è che il peccato è entrato nel mondo per una disobbedienza, la prima disobbedienza di Adamo ed Eva, ed ha combinato un disastro con una reazione a catena di cui stiamo ancora pagando il conto salatissimo.

Quindi l’unica via per non peggiorare la situazione che abbiamo ereditato dai nostri progenitori della Genesi è fare l’esatto contrario : NON DISUBBIDIRE A DIO !

Semplice, no ? Tanto semplice a dirsi quanto difficile da realizzare nella realtà umana, in particolare in quella sponsale.

Ma qual è il modo con cui dobbiamo amarci, il modello di riferimento ? Ovviamente è Gesù, il quale, nei versetti precedenti ci chiama amici e dice che l’amore più grande è dare la vita per i propri amici, cioè noi suoi discepoli ; quindi per l’ennesima volta Gesù cita la propria Passione come atto di amore e la Chiesa ci propone in queste Domeniche post-Pasqua i Vangeli in cui Gesù stesso dichiara di donare la propria vita per molti, come nelle parabole del Buon Pastore ad esempio, proprio per ribadire e ri-cordare all’uomo che Gesù, nella Sua Pasqua, si è donato per amore nostro e al nostro posto.

Ma come possiamo amarci con lo stile di Dio senza il suo aiuto ? Impossibile, infatti : “senza di me non potete far nulla”. E quindi, siamo spacciati ? Siamo degli incapaci che si illudono nell’imitare Gesù ? Siamo degli ingenui ?

Procediamo con ordine : nella società contemporanea a Gesù, erano i discepoli a scegliere il maestro, questa era la consuetudine, perché essi andavano a vivere col maestro per un po’ di tempo nella speranza di assimilarne lo stile di vita e la cultura. Gesù si definisce maestro e si lascia definire tale, ma è diverso dagli altri, perché è Lui a scegliere i propri discepoli, al contrario di tutti gli altri maestri del suo tempo…. anche in questo Gesù è fuori dagli schemi.

Ecco perché dichiara : ” Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi “. Praticamente siamo dei privilegiati, siamo stati eletti da Gesù in persona e SENZA BALLOTTAGGIO…. elezione diretta ed immediata !

Ci pensate mai sposi ? Siamo stati eletti pur sapendo bene il nostro curriculum, pur sapendo il nostro programma di governo… eppure siamo stati eletti senza ballottaggio !

Inoltre ci ha costituiti, cioè ? Ci ha resi capaci di amare come Lui, e lungo il cammino ci dona gli strumenti per adempiere al comando di amarci gli uni gli altri. Altro che sprovveduti ! Con gli aiuti di Dio non siamo spacciati ! Lui ci ha resi capaci di amarci col suo stile, ma non lo siamo in base a delle nostre presunte abilità personali, ma lo diveniamo con la Sua presenza, con il Suo Santo Spirito.

Giorno dopo giorno, fatica dopo fatica, perdono dopo perdono, carezza dopo carezza, “scusa” dopo “scusa”, sguardo dopo sguardo, abbraccio dopo abbraccio, “ti amo” dopo “ti amo”……. diveniamo sempre più obbedienti al comando di amarci gli uni gli altri…. e chi, meglio degli sposi, può testimoniare al mondo questo “bel comando” di Dio ?

Coraggio cari sposi, col sacramento del matrimonio siamo stati eletti SENZA BALLOTTAGGIO !

Giorgio e Valentina.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 8

Eccoci al primo passo dentro la chiesa ove tra poco sarà celebrata la S. Messa, e siamo invitati a compiere due gesti : la genuflessione e il segno di Croce con l’Acqua Santa, di cui abbiamo già un po’ approfondito la valenza ed il significato. Occupiamoci oggi della genuflessione che, nell’ordine, verrebbe prima dell’Acqua Santa, ma l’abbiamo lasciata come seconda nella riflessione.

Abbiamo già notato come farsi il Segno di Croce con l’Acqua Santa sia un gesto di appartenenza e di richiesta di benedizione, ma sarebbe sterile e vuoto se non fosse preceduto/accompagnato dalla genuflessione. Quest’ultima, infatti, porta a compimento e rende visibile la nostra appartenenza a Dio, già espressa con il primo Segno di Croce con l’Acqua Santa.

La genuflessione ha origini antiche e diverse forme, ma sostanzialmente è un atto di rispetto, riverenza, adorazione, devozione e sottomissione ; si esegue portando il ginocchio destro fino a terra, mantenendo il busto in posizione eretta : la genuflessione non è un inchino ; solo in casi estremi può essere sostituita da un inchino profondo, è il caso per esempio di una persona con gravi problemi di deambulazione, oppure in taluni casi la persona ne è impossibilitata perché costretta su una sedia a rotelle, ma in tutti gli altri casi la genuflessione è obbligatoria dinanzi al Tabernacolo.

Per capire meglio questo gesto ci lasciamo aiutare dalle varie esperienze umane, perché la genuflessione non è un’invenzione cristiana, ma appartiene al patrimonio dell’umanità fin dai tempi più remoti. Infatti tutti i rituali ufficiali alla presenza di un imperatore, di un re, di un monarca, di uno zar, di un faraone, prevedono la genuflessione con uno o due ginocchi, quantomeno l’inchino più o meno profondo, in taluni casi la prostrazione con la faccia a terra ; questi rigidi rituali prevedono poi che nessuno osi allontanarsi dando le spalle al re, ma cammini all’indietro stile retromarcia sperando di non inciampare.

Se tutti questi rituali così rigidi li osserviamo alla presenza di un uomo, benché eccezionale, benché rivestito di una carica istituzionale di altissimo livello e pregio, benché di alta statura morale, benché potente, benché a capo di uno Stato, benché degno di grande rispetto, MA PUR SEMPRE UOMO……. non si capisce perché molti cristiani quando si trovano di fronte a DIO non si genuflettano ! Eppure non sono davanti ad un re (umano), ma al Re dei Re ; Colui al quale anche i re/imperatori/monarchi/zar/faraoni umani dovranno rendere conto di se stessi, delle proprie azioni.

Ho un ricordo vivissimo della mia nonna in età avanzata : spesso l’accompagnavo alla Messa della Domenica, e per lei percorrere quei 200 metri da casa sua alla chiesa era faticoso nonostante l’ausilio del fidato bastone ; con seri problemi alle articolazioni e alle ossa già molto compromesse, arrivava dinanzi alla Chiesa, e, superati con difficoltà i tre gradini all’ingresso, entravamo in chiesa, lei ha sempre insistito nel compiere quel gesto a lei tanto caro, la genuflessione…. vi confido che in me c’era un po’ di ammirazione, ma anche un po’ di incomprensione mentre la aiutavo. Una Domenica mattina, io ero già in chiesa perché dovevo svolgere un servizio, e la vidi entrare da sola, stava cominciando a fare la solita genuflessione allorché mi avvicinai in fretta per aiutarla nel compiere tale gesto. Mentre la sorreggevo nel rialzarsi, le chiesi perché mai si ostinasse con questo gesto quasi impossibile per le sue condizioni fisiche, e la sua risposta fu risoluta quanto tenera : << Perché io mi abbasso solo davanti al Re ! >>.

Fu una lezione che non scorderò mai, una grazia che il Signore mi fece attraverso di lei. Nessuna laurea in teologia dogmatica, né in filosofia, aveva la licenza della terza elementare ma nella fede aveva una laurea che superava tanti teologi d’oggi di grande fama.

A volte leggiamo o sentiamo interventi, ahimè anche di sacerdoti, volti a denigrare o quantomeno declassare i gesti del corpo durante la Liturgia, con la scusa che “tanto il Signore guarda il cuore”….. è un tentativo maldestro di nascondere le proprie mancanze dietro a frasi bibliche, magari dette da Gesù, estrapolandole a proprio piacimento e piegandole ai propri biechi fini, semplicemente perché si ha paura o forse vergogna di dimostrare a tutti la propria identità, il proprio essere cristiani.

La genuflessione appena entrati in chiesa, rivolta verso il Tabernacolo, cioè verso la presenza reale, vera e sostanziale di Gesù Cristo, la seconda Persona della Santissima Trinità, NON è un gesto rituale ormai superato, semmai è stato dimenticato da tanti cristiani, ma soprattutto non è un gesto che offende la nostra dignità umana. Al contrario, la genuflessione dinanzi a Dio, dice la nostra dignità di Figli di Dio, cioè di suoi eredi, e nel contempo attira su di noi la Sua Benevolenza e la Sua Misericordia. E’ un gesto che ci ricorda che noi siamo creature e che Dio è Il Creatore, e quanto farebbe bene all’uomo moderno, il quale pensa di affrancarsi da Dio per confidare nelle proprie forze, nelle proprie scienze, nelle proprie tecniche. Anche il poeta William Butler Yeats, riconoscendo la profondità dello stare in ginocchio davanti a Dio, scrisse :

Le mie ginocchia mancano di salute finché non si inginocchiano.

Genuflettersi quindi, aiuta chi ci vede, ma aiuta anche chi quel gesto lo sta compiendo, perché è una testimonianza di appartenenza a Dio, e consolida in noi la fede in Lui. Ogni volta, infatti, che compiamo questo gesto, cresce la nostra fede confermando i gesti precedenti e ci dà la forza di compiere la prossima genuflessione.

Cari sposi, fare la genuflessione insieme al proprio coniuge è un atto che cementifica la coppia perché è l’Amore di Dio il vero cemento, il vero nutrimento, la vera sorgente per il nostro amore.

Buona Domenica e buona genuflessione.

Giorgio e Valentina.

Facciamo un ripasso !

Ieri è stata la festa dei due Santi Apostoli Filippo e Giacomo ( il minore ), e la Chiesa ci ha proposto un brano dal capitolo 14 del Vangelo di Giovanni, di cui riportiamo poche righe :

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? 

Gesù sta facendo agli Apostoli tutto un discorso sul Padre e del rapporto che c’è tra loro due, ma sembra che stia parlando al vento. Ci immaginiamo l’espressione di Filippo e degli altri Apostoli tra l’attonito e lo stupito, mentre Gesù continua col suo discorso, che sembra voler dire : ” Ma che cavolo stai dicendo, Gesù ? “. Filippo prende la parola, forse facendosi coraggio a nome di tutti, e pone una domanda apparentemente ingenua, ma anche rivelatrice, a Gesù.

Oh, quanto ci somigliano questi Apostoli ( prima della Pentecoste ) ! Non è forse vero che anche noi spesso ascoltiamo un milione di prediche, duecentomila catechesi, un podcast al giorno del nostro sacerdote di riferimento, o chissà cos’altro, ma poi ,se passato al setaccio, ci resta ben poco di tutto ciò, tanto che a volte scadiamo nella domanda di Filippo ? Va bene, Gesù, tu ci ami tanto…. tu ci perdoni…. tu sei misericordioso….. tu sei il Buon Pastore…. ma tutto ciò cosa c’entra con la mia vita ? Io non ti vedo Gesù…. e tantomeno vedo il Padre…. tu continui a parlarci di misericordia…. e quindi cosa cambia per la mia vita ? Riassumendo, cosa ci resta in tasca di tutti i tuoi discorsi Gesù ?

Sembra che Filippo non ne possa più di sentir parlare del Padre con tutte quelle similitudini che usa Gesù , come se volesse tagliar corto il discorso perché richiede troppa concentrazione, troppo impegno personale….. Gesù caro, non puoi smetterla con tutti questi giri di parole e mostrarci il Padre ? Sono discorsi difficili i tuoi , Gesù, e ci sta fumando il cervello …. mostraci il Padre che così la tronchiamo qui !

Apparentemente sembra una domanda un po’ ingenua, sempliciotta, quasi forzata dalla impazienza di vedere lo sbocco dell’insegnamento del Maestro. Ma Gesù, con la dolcezza ferma che lo contraddistingue, da un lato rimprovera Filippo e dall’altro smaschera la vera natura della sua domanda.

Come quando l’insegnante, visto l’esito infausto di una verifica di classe alla fine di un argomento, si vede costretto suo malgrado a fare il ripasso di tutto l’argomento : ragazzi, qui ci vuole un bel ripasso !

Ci sono tante coppie di sposi che vivono un po’ come Filippo : i tuoi discorsi Gesù, sono difficili da digerire…. ma noi abbiamo troppe cose a cui pensare : la casa, il lavoro, i figli, l’impegno in parrocchia, l’apostolato…. caro Gesù, stai dicendo delle cose troppo alte per noi…. noi in fondo non vogliamo diventare santi, a noi basta volerci bene…. e fare un po’ di bene al prossimo… e così via.

Cari sposi, per andare al Padre bisogna necessariamente passare da Gesù, il quale non fa sconti sulle verità della vita. Gesù è esigente perché la posta in gioco è l’eternità e la felicità già su questa terra. Gesù esige quindi dagli sposi che essi si formino costantemente alla sua scuola ; che si impegnino nel conoscerlo sempre di più, sempre meglio e sempre più intimamente.

Così come cresciamo nella conoscenza reciproca per amarci sempre meglio tra sposi, così abbiamo il dovere di crescere nella conoscenza di Gesù…. come possiamo dire di amare chi non conosciamo ?

Coraggio sposi, il tempo del ripasso è appena cominciato ! Impegniamoci dunque nella conoscenza di Gesù, che abita già in noi in forza del sacramento del Battesimo e del Matrimonio, perché non ci accada di sentirci dire da Gesù, come a Filippo : “Da tanto tempo sto con voi , sposi, e voi non mi avete conosciuto ?”

Giorgio e Valentina.

Un pizzico di sale

La Chiesa continua in questi giorni a presentarci il tema del Buon Pastore ed anche ieri ci è stato proposto questo tema riportando una parte del capitolo 10 del Vangelo di San Giovanni, del quale vi riportiamo solo una frase fiduciosi che troverete il tempo di leggere il resto del capitolo :

 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. ( cap. 10,5 )

Naturalmente sappiamo che un versetto spesso non è sufficiente per affrontare una tematica, bisogna vedere il contesto in cui la frase è stata detta da Gesù, i destinatari originali, la mentalità degli uditori e così via, però a noi ha dato da pensare questo versetto. Facciamo una breve presentazione : Gesù sta autoproclamandosi Buon Pastore facendo vari esempi dalla vita reale dei pastori mettendoli a confronto con i mercenari, i ladri, gli estranei, ed in questo versetto cita proprio quest’ultimi, spiegando agli ascoltatori che le pecore non li seguono perché non li conoscono.

E’ evidente che se Gesù è il Buon Pastore, le pecore del suo gregge siamo noi battezzati. Ora, se è vero che le pecore, come spiega Gesù, seguono solo il pastore e non l’estraneo in quanto conoscono il primo ma non il secondo, ci siamo chiesti : perché mai molti sposi cristiani seguono gli estranei e non seguono Gesù ?

Perché molti sposi cristiani seguono quelli che non entrano nel recinto passando dalla porta, ma seguono quelli che vi entrano come ladri ? Sono dei fanatici del brivido, del rischio ?

Da notare che i ladri stanno in mezzo al gregge, ma non sono passati dalla porta. E più avanti Gesù spiega di essere Lui stesso la porta, quindi Lui è sia il Buon Pastore sia la porta del recinto del gregge; ed oggi Gesù ci parla attraverso la Chiesa Cattolica, il suo Magistero, la sua Tradizione e le sue norme. Come facciamo quindi, noi povere pecorelle di questo gregge, a riconoscere se quello che ci sta dinanzi è un estraneo/ladro/brigante travestito da pastore ? Ci rendiamo conto che il discorso sarebbe lunghissimo e complicato, in queste poche righe ci limitiamo a suggerire qualche spia di allarme che dobbiamo imparare a riconoscere come tale, faremo solo qualche esempio.

Sicuramente la parte più difficile da districare è il fatto che questi estranei/ladri/briganti ce li troviamo già in mezzo al gregge, sono degli infiltrati, camuffati da pastori, da guardiani del gregge. Ecco allora che nel gregge troviamo persone che ci vogliono convincere che il divorzio non è più un peccato, ma : …. lo devi a te stesso/a perché anche tu hai diritto a rifarti una vita …… hai diritto alla felicità, a trovare qualcuno che ti ami davvero …. una scappatella fa bene alla coppia, cosa vuoi che sia, se è solo sesso ? non c’è mica amore e quindi non è un vero tradimento…. eccetera…

Oppure troviamo nel gregge altre persone che ci vogliono inculcare che l’aborto è un diritto : … per la salute della mamma …. hai diritto a riposare un po’, hai già tre figli…. sei troppo giovane….. adesso pensate a divertirvi, poi si vedrà…. una vita malata non è una vita degna, tanto soffrirebbe lo stesso, meglio risparmiargli (al nascituro) tanta sofferenza…. non avete neanche un lavoro stabile, una casa vostra…. pensa alla carriera adesso …. eccetera…

O ancora troviamo nel gregge persone che vogliono farci credere che per vivere da bravi cristiani sia sufficiente “volersi bene” e farsi un segno di Croce alla mattina ed uno alla sera … oppure ci vogliono impegnati in qualche iniziativa caritatevole o di volontariato, trascurando così la coppia, la famiglia, la preghiera e magari la S. Messa domenicale, illudendoci che i veri cristiani sono quelli che si adoperano per gli altri, non quelli che pregano con le mani giunte…. di conseguenza le suore di clausura non avrebbero nessun ruolo e sono considerate delle “palle al piede” della Chiesa e della società, oppure, vengono considerate delle pavide che fuggono dal mondo e si isolano per evitare di affrontare i problemi veri della gente.

Prossimamente tratteremo di questo legame strettissimo tra la castità matrimoniale e la verginità/castità per il Regno dei Cieli…. capiremo che disprezzare l’uno significa disprezzare l’altro.

Cari sposi, ci chiediamo quindi se : chi non ci parla mai di conversione, di peccato, di penitenza, di digiuno, della Santa Confessione, dell’Eucarestia, della misericordia di Dio, del Suo perdono dato ai peccatori pentiti, del perdono da donare e chiedere sempre nel Matrimonio, della S. Messa come sacrificio, della Croce di Gesù sofferta per amor nostro e al posto nostro, del rapporto strettissimo che c’è tra Eucarestia e Matrimonio, dei Comandamenti, della Giustizia di Dio, dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, di Gesù come l’unica via d’uscita anche in un matrimonio faticoso ……. lo possiamo definire pastore che è passato dalla porta ( cioè Gesù ) oppure lo vediamo come estraneo ?

Ma noi sposi , sappiamo riconoscere la voce di Gesù come il nostro Buon Pastore che non ha esitato a dare la sua vita per salvare noi pecorelle ? Speriamo di sì , altrimenti abbiam bisogno di una visitina da un buon otorino.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 7

Nel nostro percorso siamo ormai giunti idealmente sul sagrato della chiesa, anzi abbiamo già affrontato il saluto iniziale che apre la Santa Messa, ma vorremo fare qualche passo indietro insieme con voi per scoprire o riscoprire gesti antichi e sempre nuovi. Oggi parleremo dell’Acqua Santa.

Quando entriamo in una chiesa, il primo oggetto che troviamo aldilà del portone d’ingresso è sicuramente l’acquasantiera ; e dopo la doverosa genuflessione ( di cui ci occuperemo più avanti ), il primo gesto che siamo invitati a fare è quello di fare devotamente il segno della Croce con l’Acqua Santa. Ma perché proprio con l’Acqua Santa ?

L’Acqua Santa ( detta anche Acqua Benedetta ) è l’elemento naturale che ci ricorda l’Acqua Santa del Battesimo con cui veniamo “lavati” dal peccato originale ; ci ricorda anche il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano ; l’acqua poi è strumento, segno e simbolo di purificazione ; così anche di vita, la beviamo perché ci è necessaria… insomma, l’acqua porta con sé diversi significati e simbologie che ci aiutano a vivere meglio…. non a caso Gesù l’ha scelta per il Battesimo.

Essa è un sacramentale non è un sacramento, cioè la sua efficacia dipende in certa misura dalla disposizione del fedele…. insomma, se usata con fede è un rimedio potentissimo per le varie occasioni della vita, l’insegnamento della Chiesa Cattolica è che fare devotamente il Segno della Croce con l’Acqua Santa porta innumerevoli benefici per il corpo e per l’anima : Essa spaventa i demoni, ottiene il perdono dei peccati veniali, può liberare da incidenti, da vari pericoli e può guarire anche malattie.

La Chiesa, nella sua saggezza bimillenaria, ha sempre tenuto in grande considerazione i cosiddetti sacramentali, perché essa è nata nelle famiglie, nelle case, le famose chiese domestiche ; e sa bene che l’essere cristiano investe ogni aspetto della vita, a cominciare dall’ordinarietà delle famiglie, da quell’inesorabile ripetersi ciclico dei doveri quotidiani …. ed è così che sono nate le preghiere/benedizioni a cura del capo-famiglia prima e dopo il pasto, all’inizio e alla fine del giorno, e così via per ogni avvenimento dell’umana esistenza.

Infatti un oggetto che non mancava in casa dei nostri nonni è sicuramente l’Acquasantiera : lungi dall’essere trattata alla stregua di un talismano o di un portafortuna ( pratiche peccaminose ), ad essa si faceva ricorso ogni qualvolta si avvertiva la necessità di sentire vicina la presenza di Dio, il suo aiuto ; si usava spesso ogni volta che si usciva o si entrava per chiedere a Dio la benedizione lungo il tragitto all’andata e come ringraziamento e protezione al ritorno entro le mura domestiche.

Nella nostra famiglia abbiamo sempre una fornitura adeguata di Acqua Santa, per le varie ricorrenze : ad esempio ci segniamo prima di cominciare la recita quotidiana del Rosario ; l’abbiamo usata spesso con le figlie piccole perché dormissero sonni tranquilli ; ce la portiamo per un viaggio lungo ; se ci svegliamo di soprassalto per un incubo notturno ( a volte architettato dal maligno che lavora sempre H24 ) non esitiamo a segnarci e pregare l’Angelo Custode che ci aiuti a riprendere sonno facendo sogni di Paradiso ; la usiamo per benedire le stanze della casa in varie occasioni come a Pasqua, Natale, capodanno, Epifania ; se arrivano persone bisognose la si usa per cucinare ; segniamo la persona della famiglia che ha una necessità particolare… insomma, la Chiesa che ci è madre ci mette a disposizione tanti strumenti/opportunità per far crescere ed alimentare la fede e la vita di Grazia e noi abbiamo imparato a sfruttarne la ricchezza.

Ma dove si acquista l’Acqua Santa ? Non si compra già santa : basta prendere della comune acqua e portarla da un sacerdote qualsiasi che la benedice attraverso un formulario specifico…. se in questo tempo troviamo nelle chiese le acquasantiere vuote per i noti problemi igienici/sanitari, possiamo sempre portarla da casa e chiedere al sacerdote di benedirla prima o dopo la S. Messa, e la Domenica successiva ce la portiamo da casa già benedetta. Semplice e funzionale, no ?

Santa Bernadette, la veggente delle famose apparizioni della Madonna a Lourdes, per assicurarsi inizialmente che la visione della Signora non fosse opera di Satana, prese una bottiglia con l’Acqua Santa e cominciò a spruzzare a più riprese la visione così da farla scomparire nel caso si fosse trattato di un inganno demoniaco, infatti i demoni scappano se bagnati dall’Acqua Santa…. come quando si immerge la prima patatina nell’olio bollente, così “friggono” i demoni se toccati dall’Acqua Santa.

Cari sposi, dobbiamo riscoprire queste sante abitudini già da domani, ci aspettiamo che da domani le nostre chiese siano invase da centinaia di bottigliette d’acqua pronte per essere benedette dopo la S. Messa…. se avete qualche parroco recalcitrante si può intenerirlo chiedendo ad ogni bambino del catechismo di portare la propria bottiglietta da casa : catechisti organizzatevi !

Avere a disposizione sempre la Benedizione di Dio attraverso l’Acqua Santa non è cosa da poco.

Giorgio e Valentina.

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Gesù come un fornaio, condividi almeno la posizione !

Ieri ci è stato presentato un brano dal Vangelo di Giovanni molto interessante, ne riportiamo una parte :

Gv 6,22-29 Il giorno dopo, la folla, [..] . Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

La folla, l’indomani di una moltiplicazione dei pani e dei pesci, cerca Gesù qua e là, alla fine Lo trova e Gli pone una domanda apparentemente ingenua, ma che in realtà rivela un atteggiamento del cuore : vogliono sapere il quando.

Cioè ? Vogliono sapere a che ora Gesù è arrivato ? E perché interessa il quando e non il come o il perché ?

Vogliono solo soddisfare la propria curiosità , ma per dare una risposta adeguata al loro affanno nel cercarlo di qua e di là ….. il problema quindi non è stato risolto nel trovare Gesù …. se avessero cercato Gesù per altro e non solo perché avevano trovato il fornaio gratis, se ne sarebbero usciti con un’esclamazione del tipo : “finalmente ti abbiamo trovato Gesù, senza te ci sentivamo smarriti, che bello averti ritrovato, quanta angoscia cercarti invano, ecc…“. Invece no, chiedono conto a Gesù, quasi che Lui debba scusarsi di non averli avvertiti circa il suo spostamento, l’itinerario, l’ora di partenza, l’ora di arrivo prevista, quanto traffico lungo il percorso, ecc…

A volte anche noi rimproveriamo Gesù perché non condivide la sua posizione con noi tramite Google maps !

Anche noi lo cerchiamo ? E per cosa ? Quali sono i veri motivi che ci muovono alla ricerca di Gesù ?

Quante coppie cercano Gesù, ma solo per soddisfare un bisogno contingente, e non come compagno permanente di vita, non come sole in mezzo al buio, non come acqua in mezzo al deserto, non come Vita della vita, non come Dio. Cari sposi, cerchiamo da Dio solo una prestazione ? Qualora questa prestazione venga erogata che ne facciamo di Gesù, lo rimettiamo nel ripostiglio ?

Vi incoraggiamo a prendervi dei momenti in questi giorni per voi due soli, per fare un check-up, chiedetevi : ci stiamo dando da fare nel nostro matrimonio per quel cibo che rimane per la vita eterna ? O siamo troppo presi dalla mille faccende da sbrigare ?

E succede anche che, a volte, Lo trattiamo alla stregua del fornaio gratuito. Infatti arriva puntuale la risposta di Gesù che, invece di scusarsi con noi perché non ci ha avvertiti, ci rimprovera con dolcezza smascherando la nostra vera intenzione.

Ma qual è il cibo che rimane per la vita eterna e che Gesù ci dà ? Non è che magari stia parlando dell’Eucarestia ? La moltiplicazione dei pani ( del giorno precedente ) era infatti solo un segno della Eucarestia, ci rivela l’evangelista.

Purtroppo sono tante le coppie di sposi cristiani che investono tantissimo in energie e tempo per le cose di questo mondo, per un cibo che non dura, ma non spendono altrettanto per il Regno di Dio, per il cibo che rimane per la vita eterna. E’ tempo ormai di far volare la mongolfiera del sacramento del nostro matrimonio , però è necessario liberarsi della zavorra che ci tiene ancorati a questo mondo. E’ tempo ormai che gli sposi cristiani prendano sul serio le parole di Gesù e la smettano di considerare Gesù come un consulente, come il saggio del villaggio. Le parole di Gesù come quelle di questo Vangelo non sono dei suggerimenti, sono degli imperativi.

Anche questa settimana abbiamo l’occasione di dare una svolta al nostro matrimonio ; proviamo a chiederci quanto tempo ed energie dedichiamo ogni giorno a Gesù rispetto alle cose ( seppur belle, nobili, necessarie, doverose ) di questo mondo. Vi invitiamo a fare un gesto ogni giorno di questa settimana : guardatevi negli occhi e ditevi l’un l’altro: <<quante energie e tempo oggi dedicherai/hai dedicato a Gesù ? >>.

Coraggio sposi, non abbiate paura , aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo !

Giorgio e Valentina.

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Di nascosto !

Il Vangelo che ci è stato proposto ieri è quello del famoso incontro di Nicodemo con Gesù , ne riportiamo una piccola parte :

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». […] (Gv 3,1-3)

Il brano poi continua con le risposte pazienti e rasserenanti di Gesù alle domande incalzanti di Nicodemo, il quale diverrà poi un suo discepolo. Non abbiamo riportato l’intero brano poiché quello che ci interessa è già contenuto nelle poche righe sopra riportate.

Colui che scrive questo Vangelo è Giovanni, che aveva avuto modo nel frattempo di conoscere da vicino Nicodemo e di verificarne la bontà, probabilmente avranno parlato tra loro di questo incontro più volte, e ricordandone i particolari sicuramente venne fuori che l’incontro avvenne di notte. Perché ? Che motivo c’era di specificarlo ? Sarà stata una richiesta di Nicodemo al redattore del Vangelo ?

Innanzitutto occorre precisare che Nicodemo è un fariseo, anzi uno dei capi, quindi uno che si distingue per un accentuato rigorismo etico e per uno scrupoloso formalismo nell’osservanza della legge e della tradizione mosaica, ed insegna agli altri anche col proprio esempio. Assistiamo nei Vangeli a diversi episodi in cui Gesù condanna aspramente la condotta dei farisei, ma questo fariseo cosa aveva di diverso dagli altri sì da meritarsi risposte calme, pazienti e lunghe a mò di spiegazione dettagliata da parte di Gesù ?

Nicodemo ha il cuore aperto.

L’evangelista Giovanni specifica che Nicodemo va di notte da Gesù perché evidentemente non voleva essere scoperto dai suoi compagni farisei che l’avrebbero ricoperto di insulti, schernito, avrebbe perso tutta la stima e l’autorità, o chissà cos’altro di peggio gli sarebbe capitato. Ma lui ci va forse vincendo qualche timore (comprensibile per il ruolo ricoperto nella società) ; è uno che non si dà subito per vinto ; non riesce a darsi delle risposte su Gesù, non trova requie, diremmo ; forse è uno che non si accontenta delle prime impressioni, vuole andare fino in fondo sulle verità importanti della vita ; vuole vederci chiaro sul dossier Gesù di Nazareth ; forse non gli bastano le risposte del mondo, della società, della religiosità infarcita di rituali e svuotata di senso….. si fa coraggio e va da Gesù, ma con prudenza.

Cari sposi, forse in qualche nostra casa c’è un Nicodemo che timidamente bussa, di nascosto dagli altri, alla porta di Gesù. Quando il nostro coniuge (oppure un figlio, un parente…) si accosta a noi, e ci fa delle domande che non vogliono soddisfare solo una curiosità, ma intuiamo che c’è l’atteggiamento di Nicodemo, dobbiamo fare come Gesù…. accogliere, ascoltare e pazientemente condurre alla Verità con dolcezza e delicatezza.

La persona che ci interpella ha dentro un desiderio ed una sete di Dio incontrollabile, ed è questa che va apprezzata insieme all’apertura di cuore, cioè al desiderio sincero di accogliere Gesù, ma Gesù va annunciato. Infatti San Paolo ci ricorda ( nella lettera ai Romani ) che la fede viene dall’ascolto :

[…] E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?

Coraggio sposi, sicuramente abbiamo anche noi il nostro Nicodemo, chiediamo a Gesù l’aiuto del Suo Spirito Santo perché il nostro sia un annuncio nella Verità.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 6

Se è vero che per stimolare i nostri cari a venire alla Messa domenicale, possiamo raccontare loro di tizio o caio per invogliare loro a godersi almeno l’aspetto comunitario della Domenica, non dobbiamo però tralasciare loro di raccontare cosa ha fatto il Signore per noi stessi, altrimenti sarebbe riduttivo per la sacralità della S. Messa, sarebbe un gioco al ribasso e, prima o poi, diventerebbe l’esca da cui la preda tenterà presto di staccarsi, perché non troverebbe il vero cibo per l’anima.

Spesso si è portati a mettere in risalto l’aspetto comunitario della S. Messa domenicale tralasciando l’altro aspetto che precede e dà vita a quello comunitario, ne mette le fondamenta e lo riempie di significato : il rapporto personale con Dio. Abbiamo ricordato che il saluto iniziale del sacerdote è : “ il Signore sia con voi “, ma poi c’è subito un ammonimento a riconoscere i propri peccati che ha formulazioni diverse ma nella sostanza comincia più o meno così : ” Fratelli, per essere degni di celebrare… riconosciamo i nostri peccati… “.

Il sacerdote già ci introduce nell’aspetto comunitario, che svilupperemo in seguito, ma poi invita ciascuno (compreso se stesso) a riconoscere i propri peccati personali. Nel rito antico, dapprima il ” Confesso” lo recita il sacerdote da solo mentre i fedeli ascoltano, e poi è la volta dei fedeli mentre il sacerdote ascolta, quasi a ricordare al sacerdote di dare il buon esempio nel “battersi il petto”. Purtroppo nel nuovo rito (quello riformato nel 1965) è stato accorpato in un unico Confiteor, ma la sostanza è che ognuno, sacerdote o fedele, si trova a tu per tu di fronte a Dio Padre, con Lui non ci sono scuse, non ci si può nascondere dietro ad un dito col Padre.

Ed è questo aspetto del vis a vis con Dio che tratteremo oggi, o se vi piace di più, del face to face. E’ vero che quando siamo alla S. Messa domenicale ci sono tante altre persone, ma il Padre cerca il rapporto d’amore con ogni singola anima, non con una massa di persone ; quando ci ha pensati e creati, lo ha fatto come pezzi unici ed irripetibili, come un artigiano crea ogni oggetto nella sua bottega, simili ma mai uguali. Il nostro Creatore è un artigiano coi fiocchi, e non ha mai sbagliato un colpo, nessuno è sfuggito informe dalle sue mani per la fretta dell’Artigiano ; Gesù stesso ci ha ricordato infatti che :

 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri. (Luca 12,7)

Percorrendo la strada che dall’uscio di casa nostra conduce alla chiesa, ricordiamoci che non stiamo andando ad un evento sociale/comunitario a sfondo religioso ; riprendendo la risposta suggerita per i bambini, noi andiamo a Messa per conoscere ed incontrare Colui che ci ha voluti da sempre e ci ha fatti esistere, nonché ad assistere al sacrificio di Gesù sulla Croce, di cui parleremo più avanti.

Gli sposi, tra gli altri, sono i benvenuti alla Messa domenicale, perché in essa ricevono nuova linfa per far crescere la pianta del loro amore matrimoniale ; inoltre, per il loro particolare stato di vita, sono i primi testimoni di quei due aspetti menzionati sopra : infatti, mentre assistono alla S. Messa alimentando la fede personale ( che si “materializza” in vita concreta spesa per il proprio coniuge ), essi si presentano a Dio Padre anche come un’unica realtà in virtù del matrimonio che li ha resi una sola carne, un solo cuore e un solo spirito. Sicché quando la sposa è da sola a Messa, non sta alimentando solo ed esclusivamente la propria fede, non si sta presentando al Padre come una donna singola, ma in un certo modo anche il suo sposo è presentato a Dio, come se fosse lì ; qualora lo sposo si trovi senza la sposa a Messa, non sarà proprio così solo, ma Dio vedrà anche la sua sposa, poiché essi sono per Dio come un’unica realtà.

Ovviamente questo discorso non vuole favorire, né acconsentire il fatto che un coniuge si senta esonerato dalla partecipazione alla Messa domenicale in quanto l’altro coniuge fa le proprie veci di fronte a Dio…. non significa dire : ” questa Domenica vai tu a Messa che io ho da sbrigare tante cose, non ne ho voglia…”, no !

L’esperienza dei due aspetti ( all’interno del matrimonio ), personale e comunitario, è un’esperienza che si intuisce tra le righe come profonda e vivificante, ma è solo facendone esperienza che si potrà goderne la portata e i frutti, sia nelle singole anime degli sposi così come all’interno del loro matrimonio…. infatti queste realtà non sminuiscono affatto le personalità di ognuno, ma, al contrario, lasciano l’amore libero di vibrare di diverse frequenze così come un’arpa ci dona una musica unica suonata da tante corde singole. Man mano che ci addentreremo nei vari rituali di cui è composta la Messa, ci accorgeremo delle ricchezze che essa ha da offrire al nostro matrimonio.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, gli sposi non sono due singoli individui che stanno insieme, non sono due meri conviventi che si dividono i compiti, non sono due coinquilini che dividono le spese, niente di tutto ciò ; gli sposi hanno una forza in più perché anche quando pregano nella S. Messa non sono singoli individui, ma ognuno trova beneficio nella propria anima dalla santificazione e dalla preghiera dell’altro ; è la coppia ad esserne rinvigorita, rinsaldata, rinnovata, ristabilita. E’ un mistero di grazia che Dio ha regalato agli sposi, spetta a noi lasciare il regalo intatto e chiuso nella scatola originale, oppure cominciare a scartarlo per goderne il contenuto.

Coraggio sposi, domani abbiamo la possibilità di partecipare alla S. Messa con una nuova consapevolezza che porta con sé anche un nuovo onere : crescere la propria fede per far crescere l’amore sponsale.

Buona Domenica.

Giorgio e Valentina.

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Dobbiamo voltarci !

Oggi la Chiesa ci presenta questo brano dal Vangelo di Giovanni :

Gv 20,11-18 In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

E’ un brano alquanto interessante che continua il racconto della vera risurrezione di Gesù con il suo vero corpo e quindi dei diversi incontri con i suoi discepoli, testimoni oculari di queste apparizioni col Risorto ; come a ribadire che non c’è stata nessuna allucinazione collettiva ma incontri veri e reali, possiamo starne certi. Su questo tema lasciamo spazio alla voce autorevole dei tanti bravi e preparati predicatori, nonché alla Tradizione dei Padri della Chiesa e al Magistero. La nostra riflessione prenderà in esame solo qualche piccolo particolare.

Innanzitutto notiamo come Maria di Magdala si metta a conversare tranquillamente con due angeli ….. come fosse una normale condizione, quasi le fossero familiari questi dialoghi angelici….. vabbè era il sepolcro di Gesù …… però non so quanti di noi , già scossi e tristi, piangenti sulla tomba del proprio caro, risponderebbero con nonchalance non ad uno, ma a due angeli in bianche vesti…. che poi, tra l’altro, le pongono una domanda ovvia, quasi banale : “perché piangi ?”……. semmai non vi foste accorti, cari angeli, sto piangendo al cimitero sulla tomba di una persona amata e me l’hanno pure portata via, sarà per quello che piango ?

A volte i racconti dei Vangeli lasciano perplessi con la loro semplicità nel raccontare eventi straordinari. Infatti, con altrettanta nonchalance si ripete la stessa scena con il presunto custode/giardiniere, ma poi succede l’inaspettato : quel custode la chiama per nome , ecco allora che sparisce la nonchalance e Maria allora si ri-voltò decisamente stavolta riconoscendo Gesù, forse con gli occhi sgranati ….. probabilmente ha fatto una pirouette degna della Scala di Milano…. sicuramente noi avremmo fatto una triplo carpiato con svenimento finale…. altro che rispondere : “Rabbunì” !

Quante volte sentiamo il nostro nome durante la giornata ? …..al lavoro, in casa, al telefono, lo leggiamo sui documenti, sul cartellino quando timbriamo, sul bancomat quando paghiamo, sui messaggi dello smartphone e così via, ma quasi mai ci desta stupore , perché ?

Quante volte chiamiamo per nome il nostro sposo/a solo per rimbrottare, solo per far notare una dimenticanza, uno sbaglio, un difetto ? Come sarà stato il tono della voce di quel presunto custode/giardiniere ? L’ha riconosciuto solo dalla voce, Maria di Magdala ?

Ecco, cari sposi, quando Gesù ci chiama, non usa un tono della voce disprezzante, ma un tono di voce amorevole, compassionevole, un tono che ridona dignità, un tono rassicurante, usa un tono gentile e tenero anche quando rimprovera perché vuole smuoverci nel profondo affinché ci convertiamo al Suo amore.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare il nostro nome in modo quasi indecoroso, ma quando ci ha chiamato Gesù il nostro nome ha assunto un’altra dignità, perché Gesù lo pronuncia con amore, ecco perché Maria lo riconosce, non è più una semplice donna, ora è Maria ( di Magdala ). Nel Vangelo di Luca, Gesù fa un affondo sul tema del nostro nome:

[…] rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli !

Cari sposi, il compito di oggi sarà quello di fissare negli occhi il nostra amato/a e pronunciare il suo nome con amore prestando la propria voce a Gesù….. Giorgio dirà : ” Valentina, ti amo ! Rallegrati, perché il tuo nome è scritto nei cieli ! “

Coraggio famiglie, ascoltiamo il nostro nome pronunciato con amore, ma un amore nuovo, totale e totalizzante.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 5

Nell’articolo di sabato scorso abbiamo parlato della “Bellezza che salverà il mondo” ed abbiamo messo in luce alcune domande che gli altri dovrebbero porci nel vederci tornare da Messa : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Oggi ci lasceremo stuzzicare da queste provocazioni per mettere timidamente il naso dentro ad alcune realtà, quasi che esse abbiano lasciato la porta socchiusa sì da spiarci dentro.

Ci sono giornate in cui tutto è più bello ed altre in cui tutto diventa motivo di tristezza, ma sarà proprio così ? Se provassimo a registrare con una telecamera due giornate tipo, scopriremmo che la prima e la seconda non hanno grandi differenze…. la stessa coda nel traffico, la stessa frenesia nell’avere mille impegni, le stesse ore e lo stesso lavoro, la solita automobile, la solita moglie, il solito marito, i soliti figli, i soliti semafori rossi, i soliti “urban fighters” del parcheggio…. ma allora cos’è che ci fa vedere tutto più bello o tutto più brutto ?

E’ il nostro sguardo sulla vita che cambia, che ci fa vedere tutto in una prospettiva più allargata ; spesso è la felicità per una buona notizia ricevuta che ci fa catalogare tutto più bello ; altre volte è l’attesa di un evento che ci suscita gioia, ed il contare le ore è già una pregustazione di quell’evento tanto atteso.

Ebbene, la S. Messa Domenicale è tutto ciò e molto di più, perché impariamo che la prospettiva con cui guardare alla nostra vita è quella del Cielo, che allarga l’orizzonte fino all’eternità.

Infatti già il saluto iniziale dice di questa meravigliosa realtà : “Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito”. Non ci augura che sia con noi la salute fisica, oppure la salute delle nostre finanze, piuttosto che la voglia di fare straordinari al lavoro…. no, niente di tutto ciò , ma il Signore. Capito ? Il Signore, cioè Colui che era presente quando furono fatti i cieli e la terra, il cosmo… anzi, Colui che li ha pensati, Colui che è più in là nel tempo del nostro antenato medievale… mentre se fosse con noi la salute, quanto potrebbe durare con noi ? oggi forse … e domani ? Se invece con noi è il Signore che è pure il Creatore, cambia tutto, perché come fa a voler stare con noi Colui che ha pensato il cielo e la terra, Colui che ha inventato la natura regolandola con le leggi che ha messo in essa ? Chi sono io perché questo Signore e Creatore voglia restare con me ?

E’ come se l’inventore della Reggia di Caserta volesse stare con la più piccola fogliolina d’erba del prato che circonda la Reggia. Apparentemente è assurdo, ma è così. E noi siamo come quelle minuscole foglioline d’erba insignificanti per tutti, ma non per il creatore dell’opera. Che bello sentirsi dire “Il Signore sia con te/voi”. Quanti uomini e donne vivono un’esistenza in ombra, non considerati in casa, non considerati al lavoro, non considerati dagli amici, semplicemente ai margini ! E queste persone possono vivere 6 giorni nel dimenticatoio del mondo , ma la Domenica si sentono dire “Il Signore sia con te”. Quanta consolazione !

Come esercizio per gli sposi, a partire già da domani, vi invitiamo a salutarvi fin dal primo risveglio così : ” Il Signore sia con te “.

S. Giovanni Bosco era solito ripetere ai suoi giovani rimasti orfani ( lui stesso rimase orfano di padre da piccolo ) che nessuno è orfano davvero…. perché tutti abbiamo un Padre. E’ questo Padre che vuole restare con noi…. basterebbe già questo primo anelito per vivere in trepidante attesa della prossima Domenica per risentire questo dolce saluto “Il Signore sia con voi/te ” risuonare nelle nostre orecchie e riecheggiare nel nostro cuore.

Cari sposi, quando i bambini ci chiedono se dobbiamo andare a Messa domani, possiamo rispondere invitandoli ad andare a conoscere ed incontrare Colui che li ha voluti da sempre e li ha fatti esistere, e non vede l’ora di restare dentro il nostro cuore per tutta la settimana.

Coraggio famiglie, il Signore ci aspetta tutti, grandi e piccini ! Buona e Santa Pasqua.

Giorgio e Valentina.

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Un esercito si è accampato !

La Chiesa ci sta offrendo in questo tempo di Passione una serie di grazie da cogliere al volo attraverso i vari riti e attraverso la Parola di Dio. In particolare ci ha colpito il Salmo della S. Messa di ieri. Ne riportiamo alcuni stralci, dal Salmo 26 :

Il Signore è mia luce e mia salvezza : di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita : di chi avrò paura? […] Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme ; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Come non commuoversi di fronte ad un Dio così tenero che si prende cura di chi, tra i suoi figli, ha di fronte un esercito ? Ecco che arriva in soccorso dapprima con la Sua Parola che consola, che rafforza, che ridona vigore allo sfiduciato, che infonde coraggio e poi dà seguito alle promesse fatte, chiunque si rifugia in Lui non resta deluso.

C’è una scena epica nel famoso film “Braveheart” del 1995 : è la scena in cui il protagonista, W. Wallace ( interpretato da Mel Gibson ) , è sul campo della battaglia decisiva, l’ultima, per difendere la patria natia, la Scozia, dagli invasori inglesi che la vogliono sottomettere ; è una scena commovente perché il tenace condottiero fa un lungo discorso ai suoi soldati, per incitarli a combattere valorosamente, per infondere loro il coraggio necessario per affrontare i nemici e superare la paura di soccombere. Vi consigliamo di vedere questa scena due volte, la prima per sentirne tutto il pathos, ma poi di riguardarla una seconda volta con l’audio spento e di leggere ad alta voce il Salmo che vi abbiamo sopra riportato.

Quando Gesù affronta la Sua Passione assomiglia a questo condottiero intrepido, che affronta il nemico in modo audace e valorosamente sopporta tutto per un bene maggiore che, in questo caso, non è la libertà dall’invasore inglese, ma la vita eterna per noi, che è una libertà infinitamente più grande di quella dell’eroico Wallace.

Anche Gesù, vero uomo, ha avuto bisogno del sostegno di Dio Padre, della Sua Parola di incoraggiamento, della Sua forza, della Sua consolazione, e l’aiuto non ha tardato perché ha affrontato tutto da protagonista, non ha subìto tutto passivamente, si è consegnato volontariamente. E, da vittorioso, è tornato ad incoraggiare noi, usando le parole del Salmo 26.

Anche ora c’è un esercito accampato contro di noi : si è scatenata una guerra contro i cristiani ( soprattutto contro noi cattolici ) che si ostinano a voler difendere la purezza, la castità, la fedeltà, l’indissolubilità del matrimonio, la vita nascente e la vita morente. C’è un esercito nemico ben equipaggiato, molto determinato e ben addestrato a cercare i nostri punti deboli per far breccia nei nostri schieramenti. I nostri nemici si travestono della mentalità del mondo : goditela finché puoi…. una scappatella extra-matrimoniale fa bene all’amore perché rinforza il legame…. se un figlio ti è scomodo c’è sempre l’aborto….. quando ti sei stancato/a del tuo matrimonio c’è il divorzio…… così puoi rifarti una vita dopo……. i rapporti prematrimoniali sono una cosa naturale…. che male c’è…. pensa di più a te stesso…… concediti ciò che ti fa stare bene…… ama chi vuoi basta che tu sia felice…. eccetera.

Cari sposi, abbiamo un condottiero , Gesù , che continua a spronarci, ad infonderci coraggio. Quando siamo accerchiati dai nemici, le tenebre sembrano prendere il sopravvento, ma se confidiamo che il Signore sia nostra luce, ecco allora che un raggio di quella luce si fa breccia nell’oscurità e sconfigge il buio. Questa luce ci rivela anche la nostra salvezza e la nostra speranza in un futuro più bello, più luminoso, più pacifico, cioè il Paradiso.

Potrebbero sorgere molti dubbi sul fatto che il Signore difenda la vita dei suoi servi, se pensiamo a quanti martiri non sono stati risparmiati dal supplizio, ma la vita che il Signore difende non è sempre quella ( biologica ) di questo mondo destinato a finire, ma la vita che custodisce sicuramente è quella eterna. Infatti i martiri non hanno avuto salva questa vita, ma il Signore ha infuso loro il coraggio di affrontare i nemici, così ha difeso la loro vita dal nemico infernale, dalla morte eterna.

Il Salmo ci ricorda infatti che, se confidiamo in Lui, siamo certi di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi…. e qual è questa terra ? Non è forse il Paradiso la terra dei viventi , i viventi in eterno ?

Coraggio allora sposi carissimi, inseriamo il Turbo spirituale in questi ultimi giorni prima della Pasqua perché il nemico ci trovi con i cuori impavidi – braveheart appunto !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 4

Certamente una preparazione che comincia dall’uscio di casa è insufficiente, ma avremo modo di approfondire più avanti quest’aspetto. Oggi vogliamo dare un piccolo aiuto a quei coniugi e/o genitori che desiderano vivere la S. Messa domenicale in compagnia del proprio consorte e/o dei figli. Non scambiate queste poche righe come la ricetta perfetta ed infallibile per “convincere” gli altri a frequentare la Messa domenicale, sono semplicemente alcune considerazioni che hanno lo scopo di offrire una prospettiva diversa dalla solita pappardella del “perché non vieni anche tu ?” oppure quella trita e ritrita del “me l’avevi promesso” : i ricatti affettivi combinano guai nella relazione coniugale figuriamoci nella vita spirituale in cui la relazione in gioco è quella con Dio e la vita eterna.

Dobbiamo sempre tenere presente che i santi ci insegnano che “Dio non si impone, ma si propone” . E questa frase ha una doppia valenza : cioè va considerata in prima persona, dove il soggetto è Dio stesso, ma vale anche nella seconda accezione, in cui Dio è il complemento oggetto. Qualche altro santo ebbe a sintetizzare questo concetto in una felice espressione : Dio è discreto !

La storia stessa è testimone di questo modus operandi di Dio : fin dagli inizi con i nostri progenitori, poi con i patriarchi della fede, via via fino all’Incarnazione di Gesù, la Sua Passione e fino ai nostri giorni, è un continuo tentativo di Dio di trovare posto nella vita degli uomini da Lui amati così tanto da morire per essi. Assomiglia ad un innamorato che continua a far la corte alla sua amata, una corte discreta, tenera, delicata ma allo stesso tempo risoluta, tenace e perseverante. Un esempio ? Che clamore ha provocato la nascita di Gesù ? Non è forse vero che tutti i giorni nascono bambini ? Ed infatti la notizia è passata inosservata alla maggior parte degli uomini, era considerato da tanti semplicemente il figlio di un falegname ….. ecco la discrezione di Dio che non si impone.

Già, ma perché Dio non si impone e non vuole imporsi ? Non è che Dio sia strano , siamo fatti così anche noi ( toh…che coincidenza ! ). Possiamo imporre all’altro/a di ricambiare i nostri sentimenti amorosi ? Se ci amasse solo perché costretto/a , ci sentiremmo davvero amati ? Ed un rapporto così potremmo definirlo autentico rapporto d’amore ?

Evidentemente no…. ma se è così tra noi, perché a Dio piacerebbe avere dei burattini già programmati nel ricambiare il suo amore ? Dio non ha bisogno del nostro amore per sentirsi più desiderato o realizzato, ma ha bisogno che la nostra risposta sia libera per poter riempire il nostro cuore di tutto il Suo amore ; e lo spazio lo decidiamo noi, non esistono misure standard del cuore, ogni cuore decide quanto spazio fare a Dio.

Se cominciassimo a rapportarci coi nostri famigliari un po’ allergici alla Messa con queste riflessioni tenute sempre vive dentro di noi, forse qualcosa si smuoverebbe…. ne siamo sicuri, perché il primo cuore a cambiare sarebbe il nostro. Siamo sicuri che Dio ha una voglia matta di riversare il Suo amore nel cuore del nostro coniuge, ma….. ha assegnato a noi il compito di fare le Sue veci, di fare la corte al cuore dell’amato/a per Suo conto, quella corte discreta, tenera e delicata, ma anche risoluta, tenace e perseverante.

Una strategia vincente può essere quella di far venire l’acquolina in bocca a chi non è stato a Messa. Come fare ? Bisogna chiedere al nostro Angelo Custode ( o altri aiuti dal Cielo ) che ci aiuti a trovare una frase bella della predica, un aneddoto curioso accaduto fuori sul sagrato, oppure di incontrare una persona che manda i saluti per il coniuge rimasto a casa,…. insomma se chiediamo aiuto al Cielo non tarderà la risposta, cosicché da tornare a casa con qualcosa di bello da raccontare a chi è rimasto a casa…… sai che ho visto quel tuo vecchio amico con la moglie ? ti manda i suoi saluti , ti avrebbe incontrato volentieri….. pensa che quella mia amica mi raccontava che le è successo così e così…. il parroco chiede se potresti dare una mano con questa iniziativa…. la chiesa era bellissima stamattina, con quei fiori, quelle tende, e poi… un raggio di sole illuminava proprio quel quadro, quella statua… eccetera….. insomma far nascere il desiderio di venire la prossima Domenica fosse anche solo per non perdersi quelle belle esperienze di vita, di incontri, di amicizie, di risate (dopo Messa quelle).

A volte succede che Valentina e le figlie partecipino ad un evento religioso senza di me , a causa dei miei turni lavorativi : può essere una processione, talvolta un Rosario o adorazione comunitari, un convegno con quel bravo predicatore, una S. Messa particolare per onorare un santo, oppure un mini-pellegrinaggio ad un santuario vicino, una confessione per lucrare l’indulgenza particolare nel tal giorno. In ogni caso, quando le rivedo, è un tripudio di gioia ed entusiasmo, vengo letteralmente sommerso/bombardato dalle parole ( che alle 4 femmine di casa non mancano mai ) per descrivere l’evento e trasmettermi le sensazioni/emozioni che hanno provato, per raccontarmi aneddoti (spesso esilaranti) o incontri con persone perse di vista da un po’…. insomma, alla fine mi dispiace di non esser stato presente all’incontro perché mi son perso questo o quello di bello.

E’ questa la strategia che possiamo sviluppare con i nostri coniugi/famigliari un po’ ostici alla Messa. Innanzitutto dobbiamo tornare dalla Messa domenicale con quella gioia, con quell’entusiasmo, con quella rinnovata voglia di vivere, che è contagiosa.

Con Dio, infatti, tutto è più bello, senza Dio niente diventa bello ; infatti Dostoevskij fa dire ad un suo personaggio :

La Bellezza salverà il mondo !

E chi è più bello di Dio stesso ? Chi ci vede, dovrebbe chiederci : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Coraggio sposi, alla S. Messa domenicale ci aspetta non un vip, non una star internazionale, non il Capo di Stato in persona, ma addirittura il Re dei Re, ed ha un messaggio personale per ognuno di noi.

Giorgio e Valentina.

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Un errore, dopo tre volte diventa …

Riportiamo una breve parte della prima lettura della S. Messa di ieri dal capitolo 13 del libro di Daniele :

Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.

E’ la storia molto commovente di una sposa, Susanna, la quale viene ingiustamente accusata di adulterio da due anziani pervertiti , ma il Signore , ascoltando la preghiera della donna, susciterà un giovanotto ( Daniele ) che svelerà a tutti l’inganno e la trappola tesa dai due anziani ai danni della pudica sposa, la quale avrà salva la vita mentre i due anziani saranno giustiziati.

Vorremmo concentrare la nostra attenzione solo su alcuni particolari che ci aiuteranno a riflettere sulla temperanza. Lo sappiamo che molti di voi staranno pensando che la virtù della temperanza non c’entri un accidente con la storia di Susanna ( moglie di Ioakìm ), che questo è il momento giusto per parlare della castità matrimoniale, della fedeltà……. avete ragione…. ma su queste tematiche c’è già abbastanza ricchezza negli altri articoli che parlarne sarebbe solo una ripetizione.

Quando ero un giovane apprendista di musica, succedeva spesso che nell’affrontare un brano di Beethoven, inciampassi sempre nello stesso punto con lo stesso errore nelle dita, le quali mi si incastravano in tal modo che neanche con lo “svitol” era un’impresa facile. Il mio maestro mi insegnò un piccolo trucco per superare l’ostacolo, ma non era quello di ungere le dita con lo “svitol” prima di cominciare a suonare, come si potrebbe ingenuamente pensare. No… mi disse che un errore ripetuto tre volte, alla quarta diventa un vizio. Quanta saggezza !

Ed è così anche nella vita spirituale. Non possiamo immaginare di vivere anni interi nella lussuria e nell’egoismo, pensando di uscirne come se niente fosse con la bacchetta magica. Infatti poi, ho applicato quel metodo alla vita spirituale e ne ho tratto vantaggi enormi….mi son detto : non devo ripetere lo stesso peccato tre volte di fila, altrimenti alla quarta significa che ha già le radici nell’anima e diventa un vizio.

Il diavolo ci rende schiavi e ci incatena con i nostri stessi peccati : come ogni anello della catena è saldamente legato ad almeno altri due anelli , così ogni peccato ci lega ad un altro peccato ed è legato al peccato precedente. Ecco perché chi persevera nel male non può illudersi di uscirne in un battibaleno, la catena a cui è legato è diventata lunga e pesantissima, e gli anelli sono così grossi che non li spezzi facilmente. Ecco perché i due anziani sono così pervertiti, infatti Daniele si rivolge loro così :

[…] Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: […]

Lo apostrofa con quel “invecchiato nel male” , ricordandoci così di non illuderci che diventando vecchi possiamo liberarci dei nostri peccati/vizi ché tanto il nostro corpo non ha più il vigore giovanile, ma anzi, se perseveriamo nel male, la nostra situazione peggiorerà sempre più.

Cari sposi, qual è la via d’uscita ? La virtù della temperanza , la perseveranza nel bene. Per combattere un vizio dobbiamo impegnarci a perseverare nella pratica della virtù contraria a quel vizio. Prendiamo ad esempio un vizio che tipicamente distrugge i matrimoni : la lussuria, cioè l’abbandono agli istinti e alle passioni della carne, ai piaceri venerei. Ebbene, essa si vince con la temperanza. Ed essa, come si applica ? Con l’austerità : termine desueto che sta ad indicare la rigidità del controllo su noi stessi.

Ed è così che , crescendo nelle virtù , la sposa Susanna ha trovato la forza e il coraggio di dire NO alla tentazione della lussuria.

Cari sposi novelli e sposi anziani, teniamo sempre alta la concentrazione sul nostro matrimonio, impariamo da Susanna a vigilare su noi stessi e a non invecchiare nel male, perché un errore ripetuto tre volte, alla quarta diventa un vizio !

Coraggio sposi, approfittiamo di questo ultimo scorcio di Quaresima per spaccare qualche anello della nostra catena.

Giorgio e Valentina

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