Domenica e famiglia : un connubio possibile / 8

Eccoci al primo passo dentro la chiesa ove tra poco sarà celebrata la S. Messa, e siamo invitati a compiere due gesti : la genuflessione e il segno di Croce con l’Acqua Santa, di cui abbiamo già un po’ approfondito la valenza ed il significato. Occupiamoci oggi della genuflessione che, nell’ordine, verrebbe prima dell’Acqua Santa, ma l’abbiamo lasciata come seconda nella riflessione.

Abbiamo già notato come farsi il Segno di Croce con l’Acqua Santa sia un gesto di appartenenza e di richiesta di benedizione, ma sarebbe sterile e vuoto se non fosse preceduto/accompagnato dalla genuflessione. Quest’ultima, infatti, porta a compimento e rende visibile la nostra appartenenza a Dio, già espressa con il primo Segno di Croce con l’Acqua Santa.

La genuflessione ha origini antiche e diverse forme, ma sostanzialmente è un atto di rispetto, riverenza, adorazione, devozione e sottomissione ; si esegue portando il ginocchio destro fino a terra, mantenendo il busto in posizione eretta : la genuflessione non è un inchino ; solo in casi estremi può essere sostituita da un inchino profondo, è il caso per esempio di una persona con gravi problemi di deambulazione, oppure in taluni casi la persona ne è impossibilitata perché costretta su una sedia sedia a rotelle, ma in tutti gli altri casi la genuflessione è obbligatoria dinanzi al Tabernacolo.

Per capire meglio questo gesto ci lasciamo aiutare dalle varie esperienze umane, perché la genuflessione non è un’invenzione cristiana, ma appartiene al patrimonio dell’umanità fin dai tempi più remoti. Infatti tutti i rituali ufficiali alla presenza di un imperatore, di un re, di un monarca, di uno zar, di un faraone, prevedono la genuflessione con uno o due ginocchi, quantomeno l’inchino più o meno profondo, in taluni casi la prostrazione con la faccia a terra ; questi rigidi rituali prevedono poi che nessuno osi allontanarsi dando le spalle al re, ma cammini all’indietro stile retromarcia sperando di non inciampare.

Se tutti questi rituali così rigidi li osserviamo alla presenza di un uomo, benché eccezionale, benché rivestito di una carica istituzionale di altissimo livello e pregio, benché di alta statura morale, benché potente, benché a capo di uno Stato, benché degno di grande rispetto, MA PUR SEMPRE UOMO……. non si capisce perché molti cristiani quando si trovano di fronte a DIO non si genuflettano ! Eppure non sono davanti ad un re (umano), ma al Re dei Re ; Colui al quale anche i re/imperatori/monarchi/zar/faraoni umani dovranno rendere conto di se stessi, delle proprie azioni.

Ho un ricordo vivissimo della mia nonna in età avanzata : spesso l’accompagnavo alla Messa della Domenica, e per lei percorrere quei 200 metri da casa sua alla chiesa era faticoso nonostante l’ausilio del fidato bastone ; con seri problemi alle articolazioni e alle ossa già molto compromesse, arrivava dinanzi alla Chiesa, e, superati con difficoltà i tre gradini all’ingresso, entravamo in chiesa, lei ha sempre insistito nel compiere quel gesto a lei tanto caro, la genuflessione…. vi confido che in me c’era un po’ di ammirazione, ma anche un po’ di incomprensione mentre la aiutavo. Una Domenica mattina, io ero già in chiesa perché dovevo svolgere un servizio, e la vidi entrare da sola, stava cominciando a fare la solita genuflessione allorché mi avvicinai in fretta per aiutarla nel compiere tale gesto. Mentre la sorreggevo nel rialzarsi, le chiesi perché mai si ostinasse con questo gesto quasi impossibile per le sue condizioni fisiche, e la sua risposta fu risoluta quanto tenera : << Perché io mi abbasso solo davanti al Re ! >>.

Fu una lezione che non scorderò mai, una grazia che il Signore mi fece attraverso di lei. Nessuna laurea in teologia dogmatica, né in filosofia, aveva la licenza della terza elementare ma nella fede aveva una laurea che superava tanti teologi d’oggi di grande fama.

A volte leggiamo o sentiamo interventi, ahimè anche di sacerdoti, volti a denigrare o quantomeno declassare i gesti del corpo durante la Liturgia, con la scusa che “tanto il Signore guarda il cuore”….. è un tentativo maldestro di nascondere le proprie mancanze dietro a frasi bibliche, magari dette da Gesù, estrapolandole a proprio piacimento e piegandole ai propri biechi fini, semplicemente perché si ha paura o forse vergogna di dimostrare a tutti la propria identità, il proprio essere cristiani.

La genuflessione appena entrati in chiesa, rivolta verso il Tabernacolo, cioè verso la presenza reale, vera e sostanziale di Gesù Cristo, la seconda Persona della Santissima Trinità, NON è un gesto rituale ormai superato, semmai è stato dimenticato da tanti cristiani, ma soprattutto non è un gesto che offende la nostra dignità umana. Al contrario, la genuflessione dinanzi a Dio, dice la nostra dignità di Figli di Dio, cioè di suoi eredi, e nel contempo attira su di noi la Sua Benevolenza e la Sua Misericordia. E’ un gesto che ci ricorda che noi siamo creature e che Dio è Il Creatore, e quanto farebbe bene all’uomo moderno, il quale pensa di affrancarsi da Dio per confidare nelle proprie forze, nelle proprie scienze, nelle proprie tecniche. Anche il poeta William Butler Yeats, riconoscendo la profondità dello stare in ginocchio davanti a Dio, scrisse :

Le mie ginocchia mancano di salute finché non si inginocchiano.

Genuflettersi quindi, aiuta chi ci vede, ma aiuta anche chi quel gesto lo sta compiendo, perché è una testimonianza di appartenenza a Dio, e consolida in noi la fede in Lui. Ogni volta, infatti, che compiamo questo gesto, cresce la nostra fede confermando i gesti precedenti e ci dà la forza di compiere la prossima genuflessione.

Cari sposi, fare la genuflessione insieme al proprio coniuge è un atto che cementifica la coppia perché è l’Amore di Dio il vero cemento, il vero nutrimento, la vera sorgente per il nostro amore.

Buona Domenica e buona genuflessione.

Giorgio e Valentina.

Facciamo un ripasso !

Ieri è stata la festa dei due Santi Apostoli Filippo e Giacomo ( il minore ), e la Chiesa ci ha proposto un brano dal capitolo 14 del Vangelo di Giovanni, di cui riportiamo poche righe :

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? 

Gesù sta facendo agli Apostoli tutto un discorso sul Padre e del rapporto che c’è tra loro due, ma sembra che stia parlando al vento. Ci immaginiamo l’espressione di Filippo e degli altri Apostoli tra l’attonito e lo stupito, mentre Gesù continua col suo discorso, che sembra voler dire : ” Ma che cavolo stai dicendo, Gesù ? “. Filippo prende la parola, forse facendosi coraggio a nome di tutti, e pone una domanda apparentemente ingenua, ma anche rivelatrice, a Gesù.

Oh, quanto ci somigliano questi Apostoli ( prima della Pentecoste ) ! Non è forse vero che anche noi spesso ascoltiamo un milione di prediche, duecentomila catechesi, un podcast al giorno del nostro sacerdote di riferimento, o chissà cos’altro, ma poi ,se passato al setaccio, ci resta ben poco di tutto ciò, tanto che a volte scadiamo nella domanda di Filippo ? Va bene, Gesù, tu ci ami tanto…. tu ci perdoni…. tu sei misericordioso….. tu sei il Buon Pastore…. ma tutto ciò cosa c’entra con la mia vita ? Io non ti vedo Gesù…. e tantomeno vedo il Padre…. tu continui a parlarci di misericordia…. e quindi cosa cambia per la mia vita ? Riassumendo, cosa ci resta in tasca di tutti i tuoi discorsi Gesù ?

Sembra che Filippo non ne possa più di sentir parlare del Padre con tutte quelle similitudini che usa Gesù , come se volesse tagliar corto il discorso perché richiede troppa concentrazione, troppo impegno personale….. Gesù caro, non puoi smetterla con tutti questi giri di parole e mostrarci il Padre ? Sono discorsi difficili i tuoi , Gesù, e ci sta fumando il cervello …. mostraci il Padre che così la tronchiamo qui !

Apparentemente sembra una domanda un po’ ingenua, sempliciotta, quasi forzata dalla impazienza di vedere lo sbocco dell’insegnamento del Maestro. Ma Gesù, con la dolcezza ferma che lo contraddistingue, da un lato rimprovera Filippo e dall’altro smaschera la vera natura della sua domanda.

Come quando l’insegnante, visto l’esito infausto di una verifica di classe alla fine di un argomento, si vede costretto suo malgrado a fare il ripasso di tutto l’argomento : ragazzi, qui ci vuole un bel ripasso !

Ci sono tante coppie di sposi che vivono un po’ come Filippo : i tuoi discorsi Gesù, sono difficili da digerire…. ma noi abbiamo troppe cose a cui pensare : la casa, il lavoro, i figli, l’impegno in parrocchia, l’apostolato…. caro Gesù, stai dicendo delle cose troppo alte per noi…. noi in fondo non vogliamo diventare santi, a noi basta volerci bene…. e fare un po’ di bene al prossimo… e così via.

Cari sposi, per andare al Padre bisogna necessariamente passare da Gesù, il quale non fa sconti sulle verità della vita. Gesù è esigente perché la posta in gioco è l’eternità e la felicità già su questa terra. Gesù esige quindi dagli sposi che essi si formino costantemente alla sua scuola ; che si impegnino nel conoscerlo sempre di più, sempre meglio e sempre più intimamente.

Così come cresciamo nella conoscenza reciproca per amarci sempre meglio tra sposi, così abbiamo il dovere di crescere nella conoscenza di Gesù…. come possiamo dire di amare chi non conosciamo ?

Coraggio sposi, il tempo del ripasso è appena cominciato ! Impegniamoci dunque nella conoscenza di Gesù, che abita già in noi in forza del sacramento del Battesimo e del Matrimonio, perché non ci accada di sentirci dire da Gesù, come a Filippo : “Da tanto tempo sto con voi , sposi, e voi non mi avete conosciuto ?”

Giorgio e Valentina.

Un pizzico di sale

La Chiesa continua in questi giorni a presentarci il tema del Buon Pastore ed anche ieri ci è stato proposto questo tema riportando una parte del capitolo 10 del Vangelo di San Giovanni, del quale vi riportiamo solo una frase fiduciosi che troverete il tempo di leggere il resto del capitolo :

 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. ( cap. 10,5 )

Naturalmente sappiamo che un versetto spesso non è sufficiente per affrontare una tematica, bisogna vedere il contesto in cui la frase è stata detta da Gesù, i destinatari originali, la mentalità degli uditori e così via, però a noi ha dato da pensare questo versetto. Facciamo una breve presentazione : Gesù sta autoproclamandosi Buon Pastore facendo vari esempi dalla vita reale dei pastori mettendoli a confronto con i mercenari, i ladri, gli estranei, ed in questo versetto cita proprio quest’ultimi, spiegando agli ascoltatori che le pecore non li seguono perché non li conoscono.

E’ evidente che se Gesù è il Buon Pastore, le pecore del suo gregge siamo noi battezzati. Ora, se è vero che le pecore, come spiega Gesù, seguono solo il pastore e non l’estraneo in quanto conoscono il primo ma non il secondo, ci siamo chiesti : perché mai molti sposi cristiani seguono gli estranei e non seguono Gesù ?

Perché molti sposi cristiani seguono quelli che non entrano nel recinto passando dalla porta, ma seguono quelli che vi entrano come ladri ? Sono dei fanatici del brivido, del rischio ?

Da notare che i ladri stanno in mezzo al gregge, ma non sono passati dalla porta. E più avanti Gesù spiega di essere Lui stesso la porta, quindi Lui è sia il Buon Pastore sia la porta del recinto del gregge; ed oggi Gesù ci parla attraverso la Chiesa Cattolica, il suo Magistero, la sua Tradizione e le sue norme. Come facciamo quindi, noi povere pecorelle di questo gregge, a riconoscere se quello che ci sta dinanzi è un estraneo/ladro/brigante travestito da pastore ? Ci rendiamo conto che il discorso sarebbe lunghissimo e complicato, in queste poche righe ci limitiamo a suggerire qualche spia di allarme che dobbiamo imparare a riconoscere come tale, faremo solo qualche esempio.

Sicuramente la parte più difficile da districare è il fatto che questi estranei/ladri/briganti ce li troviamo già in mezzo al gregge, sono degli infiltrati, camuffati da pastori, da guardiani del gregge. Ecco allora che nel gregge troviamo persone che ci vogliono convincere che il divorzio non è più un peccato, ma : …. lo devi a te stesso/a perché anche tu hai diritto a rifarti una vita …… hai diritto alla felicità, a trovare qualcuno che ti ami davvero …. una scappatella fa bene alla coppia, cosa vuoi che sia, se è solo sesso ? non c’è mica amore e quindi non è un vero tradimento…. eccetera…

Oppure troviamo nel gregge altre persone che ci vogliono inculcare che l’aborto è un diritto : … per la salute della mamma …. hai diritto a riposare un po’, hai già tre figli…. sei troppo giovane….. adesso pensate a divertirvi, poi si vedrà…. una vita malata non è una vita degna, tanto soffrirebbe lo stesso, meglio risparmiargli (al nascituro) tanta sofferenza…. non avete neanche un lavoro stabile, una casa vostra…. pensa alla carriera adesso …. eccetera…

O ancora troviamo nel gregge persone che vogliono farci credere che per vivere da bravi cristiani sia sufficiente “volersi bene” e farsi un segno di Croce alla mattina ed uno alla sera … oppure ci vogliono impegnati in qualche iniziativa caritatevole o di volontariato, trascurando così la coppia, la famiglia, la preghiera e magari la S. Messa domenicale, illudendoci che i veri cristiani sono quelli che si adoperano per gli altri, non quelli che pregano con le mani giunte…. di conseguenza le suore di clausura non avrebbero nessun ruolo e sono considerate delle “palle al piede” della Chiesa e della società, oppure, vengono considerate delle pavide che fuggono dal mondo e si isolano per evitare di affrontare i problemi veri della gente.

Prossimamente tratteremo di questo legame strettissimo tra la castità matrimoniale e la verginità/castità per il Regno dei Cieli…. capiremo che disprezzare l’uno significa disprezzare l’altro.

Cari sposi, ci chiediamo quindi se : chi non ci parla mai di conversione, di peccato, di penitenza, di digiuno, della Santa Confessione, dell’Eucarestia, della misericordia di Dio, del Suo perdono dato ai peccatori pentiti, del perdono da donare e chiedere sempre nel Matrimonio, della S. Messa come sacrificio, della Croce di Gesù sofferta per amor nostro e al posto nostro, del rapporto strettissimo che c’è tra Eucarestia e Matrimonio, dei Comandamenti, della Giustizia di Dio, dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, di Gesù come l’unica via d’uscita anche in un matrimonio faticoso ……. lo possiamo definire pastore che è passato dalla porta ( cioè Gesù ) oppure lo vediamo come estraneo ?

Ma noi sposi , sappiamo riconoscere la voce di Gesù come il nostro Buon Pastore che non ha esitato a dare la sua vita per salvare noi pecorelle ? Speriamo di sì , altrimenti abbiam bisogno di una visitina da un buon otorino.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 7

Nel nostro percorso siamo ormai giunti idealmente sul sagrato della chiesa, anzi abbiamo già affrontato il saluto iniziale che apre la Santa Messa, ma vorremo fare qualche passo indietro insieme con voi per scoprire o riscoprire gesti antichi e sempre nuovi. Oggi parleremo dell’Acqua Santa.

Quando entriamo in una chiesa, il primo oggetto che troviamo aldilà del portone d’ingresso è sicuramente l’acquasantiera ; e dopo la doverosa genuflessione ( di cui ci occuperemo più avanti ), il primo gesto che siamo invitati a fare è quello di fare devotamente il segno della Croce con l’Acqua Santa. Ma perché proprio con l’Acqua Santa ?

L’Acqua Santa ( detta anche Acqua Benedetta ) è l’elemento naturale che ci ricorda l’Acqua Santa del Battesimo con cui veniamo “lavati” dal peccato originale ; ci ricorda anche il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano ; l’acqua poi è strumento, segno e simbolo di purificazione ; così anche di vita, la beviamo perché ci è necessaria… insomma, l’acqua porta con sé diversi significati e simbologie che ci aiutano a vivere meglio…. non a caso Gesù l’ha scelta per il Battesimo.

Essa è un sacramentale non è un sacramento, cioè la sua efficacia dipende in certa misura dalla disposizione del fedele…. insomma, se usata con fede è un rimedio potentissimo per le varie occasioni della vita, l’insegnamento della Chiesa Cattolica è che fare devotamente il Segno della Croce con l’Acqua Santa porta innumerevoli benefici per il corpo e per l’anima : Essa spaventa i demoni, ottiene il perdono dei peccati veniali, può liberare da incidenti, da vari pericoli e può guarire anche malattie.

La Chiesa, nella sua saggezza bimillenaria, ha sempre tenuto in grande considerazione i cosiddetti sacramentali, perché essa è nata nelle famiglie, nelle case, le famose chiese domestiche ; e sa bene che l’essere cristiano investe ogni aspetto della vita, a cominciare dall’ordinarietà delle famiglie, da quell’inesorabile ripetersi ciclico dei doveri quotidiani …. ed è così che sono nate le preghiere/benedizioni a cura del capo-famiglia prima e dopo il pasto, all’inizio e alla fine del giorno, e così via per ogni avvenimento dell’umana esistenza.

Infatti un oggetto che non mancava in casa dei nostri nonni è sicuramente l’Acquasantiera : lungi dall’essere trattata alla stregua di un talismano o di un portafortuna ( pratiche peccaminose ), ad essa si faceva ricorso ogni qualvolta si avvertiva la necessità di sentire vicina la presenza di Dio, il suo aiuto ; si usava spesso ogni volta che si usciva o si entrava per chiedere a Dio la benedizione lungo il tragitto all’andata e come ringraziamento e protezione al ritorno entro le mura domestiche.

Nella nostra famiglia abbiamo sempre una fornitura adeguata di Acqua Santa, per le varie ricorrenze : ad esempio ci segniamo prima di cominciare la recita quotidiana del Rosario ; l’abbiamo usata spesso con le figlie piccole perché dormissero sonni tranquilli ; ce la portiamo per un viaggio lungo ; se ci svegliamo di soprassalto per un incubo notturno ( a volte architettato dal maligno che lavora sempre H24 ) non esitiamo a segnarci e pregare l’Angelo Custode che ci aiuti a riprendere sonno facendo sogni di Paradiso ; la usiamo per benedire le stanze della casa in varie occasioni come a Pasqua, Natale, capodanno, Epifania ; se arrivano persone bisognose la si usa per cucinare ; segniamo la persona della famiglia che ha una necessità particolare… insomma, la Chiesa che ci è madre ci mette a disposizione tanti strumenti/opportunità per far crescere ed alimentare la fede e la vita di Grazia e noi abbiamo imparato a sfruttarne la ricchezza.

Ma dove si acquista l’Acqua Santa ? Non si compra già santa : basta prendere della comune acqua e portarla da un sacerdote qualsiasi che la benedice attraverso un formulario specifico…. se in questo tempo troviamo nelle chiese le acquasantiere vuote per i noti problemi igienici/sanitari, possiamo sempre portarla da casa e chiedere al sacerdote di benedirla prima o dopo la S. Messa, e la Domenica successiva ce la portiamo da casa già benedetta. Semplice e funzionale, no ?

Santa Bernadette, la veggente delle famose apparizioni della Madonna a Lourdes, per assicurarsi inizialmente che la visione della Signora non fosse opera di Satana, prese una bottiglia con l’Acqua Santa e cominciò a spruzzare a più riprese la visione così da farla scomparire nel caso si fosse trattato di un inganno demoniaco, infatti i demoni scappano se bagnati dall’Acqua Santa…. come quando si immerge la prima patatina nell’olio bollente, così “friggono” i demoni se toccati dall’Acqua Santa.

Cari sposi, dobbiamo riscoprire queste sante abitudini già da domani, ci aspettiamo che da domani le nostre chiese siano invase da centinaia di bottigliette d’acqua pronte per essere benedette dopo la S. Messa…. se avete qualche parroco recalcitrante si può intenerirlo chiedendo ad ogni bambino del catechismo di portare la propria bottiglietta da casa : catechisti organizzatevi !

Avere a disposizione sempre la Benedizione di Dio attraverso l’Acqua Santa non è cosa da poco.

Giorgio e Valentina.

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Gesù come un fornaio, condividi almeno la posizione !

Ieri ci è stato presentato un brano dal Vangelo di Giovanni molto interessante, ne riportiamo una parte :

Gv 6,22-29 Il giorno dopo, la folla, [..] . Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

La folla, l’indomani di una moltiplicazione dei pani e dei pesci, cerca Gesù qua e là, alla fine Lo trova e Gli pone una domanda apparentemente ingenua, ma che in realtà rivela un atteggiamento del cuore : vogliono sapere il quando.

Cioè ? Vogliono sapere a che ora Gesù è arrivato ? E perché interessa il quando e non il come o il perché ?

Vogliono solo soddisfare la propria curiosità , ma per dare una risposta adeguata al loro affanno nel cercarlo di qua e di là ….. il problema quindi non è stato risolto nel trovare Gesù …. se avessero cercato Gesù per altro e non solo perché avevano trovato il fornaio gratis, se ne sarebbero usciti con un’esclamazione del tipo : “finalmente ti abbiamo trovato Gesù, senza te ci sentivamo smarriti, che bello averti ritrovato, quanta angoscia cercarti invano, ecc…“. Invece no, chiedono conto a Gesù, quasi che Lui debba scusarsi di non averli avvertiti circa il suo spostamento, l’itinerario, l’ora di partenza, l’ora di arrivo prevista, quanto traffico lungo il percorso, ecc…

A volte anche noi rimproveriamo Gesù perché non condivide la sua posizione con noi tramite Google maps !

Anche noi lo cerchiamo ? E per cosa ? Quali sono i veri motivi che ci muovono alla ricerca di Gesù ?

Quante coppie cercano Gesù, ma solo per soddisfare un bisogno contingente, e non come compagno permanente di vita, non come sole in mezzo al buio, non come acqua in mezzo al deserto, non come Vita della vita, non come Dio. Cari sposi, cerchiamo da Dio solo una prestazione ? Qualora questa prestazione venga erogata che ne facciamo di Gesù, lo rimettiamo nel ripostiglio ?

Vi incoraggiamo a prendervi dei momenti in questi giorni per voi due soli, per fare un check-up, chiedetevi : ci stiamo dando da fare nel nostro matrimonio per quel cibo che rimane per la vita eterna ? O siamo troppo presi dalla mille faccende da sbrigare ?

E succede anche che, a volte, Lo trattiamo alla stregua del fornaio gratuito. Infatti arriva puntuale la risposta di Gesù che, invece di scusarsi con noi perché non ci ha avvertiti, ci rimprovera con dolcezza smascherando la nostra vera intenzione.

Ma qual è il cibo che rimane per la vita eterna e che Gesù ci dà ? Non è che magari stia parlando dell’Eucarestia ? La moltiplicazione dei pani ( del giorno precedente ) era infatti solo un segno della Eucarestia, ci rivela l’evangelista.

Purtroppo sono tante le coppie di sposi cristiani che investono tantissimo in energie e tempo per le cose di questo mondo, per un cibo che non dura, ma non spendono altrettanto per il Regno di Dio, per il cibo che rimane per la vita eterna. E’ tempo ormai di far volare la mongolfiera del sacramento del nostro matrimonio , però è necessario liberarsi della zavorra che ci tiene ancorati a questo mondo. E’ tempo ormai che gli sposi cristiani prendano sul serio le parole di Gesù e la smettano di considerare Gesù come un consulente, come il saggio del villaggio. Le parole di Gesù come quelle di questo Vangelo non sono dei suggerimenti, sono degli imperativi.

Anche questa settimana abbiamo l’occasione di dare una svolta al nostro matrimonio ; proviamo a chiederci quanto tempo ed energie dedichiamo ogni giorno a Gesù rispetto alle cose ( seppur belle, nobili, necessarie, doverose ) di questo mondo. Vi invitiamo a fare un gesto ogni giorno di questa settimana : guardatevi negli occhi e ditevi l’un l’altro: <<quante energie e tempo oggi dedicherai/hai dedicato a Gesù ? >>.

Coraggio sposi, non abbiate paura , aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo !

Giorgio e Valentina.

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Di nascosto !

Il Vangelo che ci è stato proposto ieri è quello del famoso incontro di Nicodemo con Gesù , ne riportiamo una piccola parte :

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». […] (Gv 3,1-3)

Il brano poi continua con le risposte pazienti e rasserenanti di Gesù alle domande incalzanti di Nicodemo, il quale diverrà poi un suo discepolo. Non abbiamo riportato l’intero brano poiché quello che ci interessa è già contenuto nelle poche righe sopra riportate.

Colui che scrive questo Vangelo è Giovanni, che aveva avuto modo nel frattempo di conoscere da vicino Nicodemo e di verificarne la bontà, probabilmente avranno parlato tra loro di questo incontro più volte, e ricordandone i particolari sicuramente venne fuori che l’incontro avvenne di notte. Perché ? Che motivo c’era di specificarlo ? Sarà stata una richiesta di Nicodemo al redattore del Vangelo ?

Innanzitutto occorre precisare che Nicodemo è un fariseo, anzi uno dei capi, quindi uno che si distingue per un accentuato rigorismo etico e per uno scrupoloso formalismo nell’osservanza della legge e della tradizione mosaica, ed insegna agli altri anche col proprio esempio. Assistiamo nei Vangeli a diversi episodi in cui Gesù condanna aspramente la condotta dei farisei, ma questo fariseo cosa aveva di diverso dagli altri sì da meritarsi risposte calme, pazienti e lunghe a mò di spiegazione dettagliata da parte di Gesù ?

Nicodemo ha il cuore aperto.

L’evangelista Giovanni specifica che Nicodemo va di notte da Gesù perché evidentemente non voleva essere scoperto dai suoi compagni farisei che l’avrebbero ricoperto di insulti, schernito, avrebbe perso tutta la stima e l’autorità, o chissà cos’altro di peggio gli sarebbe capitato. Ma lui ci va forse vincendo qualche timore (comprensibile per il ruolo ricoperto nella società) ; è uno che non si dà subito per vinto ; non riesce a darsi delle risposte su Gesù, non trova requie, diremmo ; forse è uno che non si accontenta delle prime impressioni, vuole andare fino in fondo sulle verità importanti della vita ; vuole vederci chiaro sul dossier Gesù di Nazareth ; forse non gli bastano le risposte del mondo, della società, della religiosità infarcita di rituali e svuotata di senso….. si fa coraggio e va da Gesù, ma con prudenza.

Cari sposi, forse in qualche nostra casa c’è un Nicodemo che timidamente bussa, di nascosto dagli altri, alla porta di Gesù. Quando il nostro coniuge (oppure un figlio, un parente…) si accosta a noi, e ci fa delle domande che non vogliono soddisfare solo una curiosità, ma intuiamo che c’è l’atteggiamento di Nicodemo, dobbiamo fare come Gesù…. accogliere, ascoltare e pazientemente condurre alla Verità con dolcezza e delicatezza.

La persona che ci interpella ha dentro un desiderio ed una sete di Dio incontrollabile, ed è questa che va apprezzata insieme all’apertura di cuore, cioè al desiderio sincero di accogliere Gesù, ma Gesù va annunciato. Infatti San Paolo ci ricorda ( nella lettera ai Romani ) che la fede viene dall’ascolto :

[…] E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?

Coraggio sposi, sicuramente abbiamo anche noi il nostro Nicodemo, chiediamo a Gesù l’aiuto del Suo Spirito Santo perché il nostro sia un annuncio nella Verità.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 6

Se è vero che per stimolare i nostri cari a venire alla Messa domenicale, possiamo raccontare loro di tizio o caio per invogliare loro a godersi almeno l’aspetto comunitario della Domenica, non dobbiamo però tralasciare loro di raccontare cosa ha fatto il Signore per noi stessi, altrimenti sarebbe riduttivo per la sacralità della S. Messa, sarebbe un gioco al ribasso e, prima o poi, diventerebbe l’esca da cui la preda tenterà presto di staccarsi, perché non troverebbe il vero cibo per l’anima.

Spesso si è portati a mettere in risalto l’aspetto comunitario della S. Messa domenicale tralasciando l’altro aspetto che precede e dà vita a quello comunitario, ne mette le fondamenta e lo riempie di significato : il rapporto personale con Dio. Abbiamo ricordato che il saluto iniziale del sacerdote è : “ il Signore sia con voi “, ma poi c’è subito un ammonimento a riconoscere i propri peccati che ha formulazioni diverse ma nella sostanza comincia più o meno così : ” Fratelli, per essere degni di celebrare… riconosciamo i nostri peccati… “.

Il sacerdote già ci introduce nell’aspetto comunitario, che svilupperemo in seguito, ma poi invita ciascuno (compreso se stesso) a riconoscere i propri peccati personali. Nel rito antico, dapprima il ” Confesso” lo recita il sacerdote da solo mentre i fedeli ascoltano, e poi è la volta dei fedeli mentre il sacerdote ascolta, quasi a ricordare al sacerdote di dare il buon esempio nel “battersi il petto”. Purtroppo nel nuovo rito (quello riformato nel 1965) è stato accorpato in un unico Confiteor, ma la sostanza è che ognuno, sacerdote o fedele, si trova a tu per tu di fronte a Dio Padre, con Lui non ci sono scuse, non ci si può nascondere dietro ad un dito col Padre.

Ed è questo aspetto del vis a vis con Dio che tratteremo oggi, o se vi piace di più, del face to face. E’ vero che quando siamo alla S. Messa domenicale ci sono tante altre persone, ma il Padre cerca il rapporto d’amore con ogni singola anima, non con una massa di persone ; quando ci ha pensati e creati, lo ha fatto come pezzi unici ed irripetibili, come un artigiano crea ogni oggetto nella sua bottega, simili ma mai uguali. Il nostro Creatore è un artigiano coi fiocchi, e non ha mai sbagliato un colpo, nessuno è sfuggito informe dalle sue mani per la fretta dell’Artigiano ; Gesù stesso ci ha ricordato infatti che :

 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri. (Luca 12,7)

Percorrendo la strada che dall’uscio di casa nostra conduce alla chiesa, ricordiamoci che non stiamo andando ad un evento sociale/comunitario a sfondo religioso ; riprendendo la risposta suggerita per i bambini, noi andiamo a Messa per conoscere ed incontrare Colui che ci ha voluti da sempre e ci ha fatti esistere, nonché ad assistere al sacrificio di Gesù sulla Croce, di cui parleremo più avanti.

Gli sposi, tra gli altri, sono i benvenuti alla Messa domenicale, perché in essa ricevono nuova linfa per far crescere la pianta del loro amore matrimoniale ; inoltre, per il loro particolare stato di vita, sono i primi testimoni di quei due aspetti menzionati sopra : infatti, mentre assistono alla S. Messa alimentando la fede personale ( che si “materializza” in vita concreta spesa per il proprio coniuge ), essi si presentano a Dio Padre anche come un’unica realtà in virtù del matrimonio che li ha resi una sola carne, un solo cuore e un solo spirito. Sicché quando la sposa è da sola a Messa, non sta alimentando solo ed esclusivamente la propria fede, non si sta presentando al Padre come una donna singola, ma in un certo modo anche il suo sposo è presentato a Dio, come se fosse lì ; qualora lo sposo si trovi senza la sposa a Messa, non sarà proprio così solo, ma Dio vedrà anche la sua sposa, poiché essi sono per Dio come un’unica realtà.

Ovviamente questo discorso non vuole favorire, né acconsentire il fatto che un coniuge si senta esonerato dalla partecipazione alla Messa domenicale in quanto l’altro coniuge fa le proprie veci di fronte a Dio…. non significa dire : ” questa Domenica vai tu a Messa che io ho da sbrigare tante cose, non ne ho voglia…”, no !

L’esperienza dei due aspetti ( all’interno del matrimonio ), personale e comunitario, è un’esperienza che si intuisce tra le righe come profonda e vivificante, ma è solo facendone esperienza che si potrà goderne la portata e i frutti, sia nelle singole anime degli sposi così come all’interno del loro matrimonio…. infatti queste realtà non sminuiscono affatto le personalità di ognuno, ma, al contrario, lasciano l’amore libero di vibrare di diverse frequenze così come un’arpa ci dona una musica unica suonata da tante corde singole. Man mano che ci addentreremo nei vari rituali di cui è composta la Messa, ci accorgeremo delle ricchezze che essa ha da offrire al nostro matrimonio.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, gli sposi non sono due singoli individui che stanno insieme, non sono due meri conviventi che si dividono i compiti, non sono due coinquilini che dividono le spese, niente di tutto ciò ; gli sposi hanno una forza in più perché anche quando pregano nella S. Messa non sono singoli individui, ma ognuno trova beneficio nella propria anima dalla santificazione e dalla preghiera dell’altro ; è la coppia ad esserne rinvigorita, rinsaldata, rinnovata, ristabilita. E’ un mistero di grazia che Dio ha regalato agli sposi, spetta a noi lasciare il regalo intatto e chiuso nella scatola originale, oppure cominciare a scartarlo per goderne il contenuto.

Coraggio sposi, domani abbiamo la possibilità di partecipare alla S. Messa con una nuova consapevolezza che porta con sé anche un nuovo onere : crescere la propria fede per far crescere l’amore sponsale.

Buona Domenica.

Giorgio e Valentina.

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Dobbiamo voltarci !

Oggi la Chiesa ci presenta questo brano dal Vangelo di Giovanni :

Gv 20,11-18 In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

E’ un brano alquanto interessante che continua il racconto della vera risurrezione di Gesù con il suo vero corpo e quindi dei diversi incontri con i suoi discepoli, testimoni oculari di queste apparizioni col Risorto ; come a ribadire che non c’è stata nessuna allucinazione collettiva ma incontri veri e reali, possiamo starne certi. Su questo tema lasciamo spazio alla voce autorevole dei tanti bravi e preparati predicatori, nonché alla Tradizione dei Padri della Chiesa e al Magistero. La nostra riflessione prenderà in esame solo qualche piccolo particolare.

Innanzitutto notiamo come Maria di Magdala si metta a conversare tranquillamente con due angeli ….. come fosse una normale condizione, quasi le fossero familiari questi dialoghi angelici….. vabbè era il sepolcro di Gesù …… però non so quanti di noi , già scossi e tristi, piangenti sulla tomba del proprio caro, risponderebbero con nonchalance non ad uno, ma a due angeli in bianche vesti…. che poi, tra l’altro, le pongono una domanda ovvia, quasi banale : “perché piangi ?”……. semmai non vi foste accorti, cari angeli, sto piangendo al cimitero sulla tomba di una persona amata e me l’hanno pure portata via, sarà per quello che piango ?

A volte i racconti dei Vangeli lasciano perplessi con la loro semplicità nel raccontare eventi straordinari. Infatti, con altrettanta nonchalance si ripete la stessa scena con il presunto custode/giardiniere, ma poi succede l’inaspettato : quel custode la chiama per nome , ecco allora che sparisce la nonchalance e Maria allora si ri-voltò decisamente stavolta riconoscendo Gesù, forse con gli occhi sgranati ….. probabilmente ha fatto una pirouette degna della Scala di Milano…. sicuramente noi avremmo fatto una triplo carpiato con svenimento finale…. altro che rispondere : “Rabbunì” !

Quante volte sentiamo il nostro nome durante la giornata ? …..al lavoro, in casa, al telefono, lo leggiamo sui documenti, sul cartellino quando timbriamo, sul bancomat quando paghiamo, sui messaggi dello smartphone e così via, ma quasi mai ci desta stupore , perché ?

Quante volte chiamiamo per nome il nostro sposo/a solo per rimbrottare, solo per far notare una dimenticanza, uno sbaglio, un difetto ? Come sarà stato il tono della voce di quel presunto custode/giardiniere ? L’ha riconosciuto solo dalla voce, Maria di Magdala ?

Ecco, cari sposi, quando Gesù ci chiama, non usa un tono della voce disprezzante, ma un tono di voce amorevole, compassionevole, un tono che ridona dignità, un tono rassicurante, usa un tono gentile e tenero anche quando rimprovera perché vuole smuoverci nel profondo affinché ci convertiamo al Suo amore.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare il nostro nome in modo quasi indecoroso, ma quando ci ha chiamato Gesù il nostro nome ha assunto un’altra dignità, perché Gesù lo pronuncia con amore, ecco perché Maria lo riconosce, non è più una semplice donna, ora è Maria ( di Magdala ). Nel Vangelo di Luca, Gesù fa un affondo sul tema del nostro nome:

[…] rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli !

Cari sposi, il compito di oggi sarà quello di fissare negli occhi il nostra amato/a e pronunciare il suo nome con amore prestando la propria voce a Gesù….. Giorgio dirà : ” Valentina, ti amo ! Rallegrati, perché il tuo nome è scritto nei cieli ! “

Coraggio famiglie, ascoltiamo il nostro nome pronunciato con amore, ma un amore nuovo, totale e totalizzante.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 5

Nell’articolo di sabato scorso abbiamo parlato della “Bellezza che salverà il mondo” ed abbiamo messo in luce alcune domande che gli altri dovrebbero porci nel vederci tornare da Messa : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Oggi ci lasceremo stuzzicare da queste provocazioni per mettere timidamente il naso dentro ad alcune realtà, quasi che esse abbiano lasciato la porta socchiusa sì da spiarci dentro.

Ci sono giornate in cui tutto è più bello ed altre in cui tutto diventa motivo di tristezza, ma sarà proprio così ? Se provassimo a registrare con una telecamera due giornate tipo, scopriremmo che la prima e la seconda non hanno grandi differenze…. la stessa coda nel traffico, la stessa frenesia nell’avere mille impegni, le stesse ore e lo stesso lavoro, la solita automobile, la solita moglie, il solito marito, i soliti figli, i soliti semafori rossi, i soliti “urban fighters” del parcheggio…. ma allora cos’è che ci fa vedere tutto più bello o tutto più brutto ?

E’ il nostro sguardo sulla vita che cambia, che ci fa vedere tutto in una prospettiva più allargata ; spesso è la felicità per una buona notizia ricevuta che ci fa catalogare tutto più bello ; altre volte è l’attesa di un evento che ci suscita gioia, ed il contare le ore è già una pregustazione di quell’evento tanto atteso.

Ebbene, la S. Messa Domenicale è tutto ciò e molto di più, perché impariamo che la prospettiva con cui guardare alla nostra vita è quella del Cielo, che allarga l’orizzonte fino all’eternità.

Infatti già il saluto iniziale dice di questa meravigliosa realtà : “Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito”. Non ci augura che sia con noi la salute fisica, oppure la salute delle nostre finanze, piuttosto che la voglia di fare straordinari al lavoro…. no, niente di tutto ciò , ma il Signore. Capito ? Il Signore, cioè Colui che era presente quando furono fatti i cieli e la terra, il cosmo… anzi, Colui che li ha pensati, Colui che è più in là nel tempo del nostro antenato medievale… mentre se fosse con noi la salute, quanto potrebbe durare con noi ? oggi forse … e domani ? Se invece con noi è il Signore che è pure il Creatore, cambia tutto, perché come fa a voler stare con noi Colui che ha pensato il cielo e la terra, Colui che ha inventato la natura regolandola con le leggi che ha messo in essa ? Chi sono io perché questo Signore e Creatore voglia restare con me ?

E’ come se l’inventore della Reggia di Caserta volesse stare con la più piccola fogliolina d’erba del prato che circonda la Reggia. Apparentemente è assurdo, ma è così. E noi siamo come quelle minuscole foglioline d’erba insignificanti per tutti, ma non per il creatore dell’opera. Che bello sentirsi dire “Il Signore sia con te/voi”. Quanti uomini e donne vivono un’esistenza in ombra, non considerati in casa, non considerati al lavoro, non considerati dagli amici, semplicemente ai margini ! E queste persone possono vivere 6 giorni nel dimenticatoio del mondo , ma la Domenica si sentono dire “Il Signore sia con te”. Quanta consolazione !

Come esercizio per gli sposi, a partire già da domani, vi invitiamo a salutarvi fin dal primo risveglio così : ” Il Signore sia con te “.

S. Giovanni Bosco era solito ripetere ai suoi giovani rimasti orfani ( lui stesso rimase orfano di padre da piccolo ) che nessuno è orfano davvero…. perché tutti abbiamo un Padre. E’ questo Padre che vuole restare con noi…. basterebbe già questo primo anelito per vivere in trepidante attesa della prossima Domenica per risentire questo dolce saluto “Il Signore sia con voi/te ” risuonare nelle nostre orecchie e riecheggiare nel nostro cuore.

Cari sposi, quando i bambini ci chiedono se dobbiamo andare a Messa domani, possiamo rispondere invitandoli ad andare a conoscere ed incontrare Colui che li ha voluti da sempre e li ha fatti esistere, e non vede l’ora di restare dentro il nostro cuore per tutta la settimana.

Coraggio famiglie, il Signore ci aspetta tutti, grandi e piccini ! Buona e Santa Pasqua.

Giorgio e Valentina.

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Un esercito si è accampato !

La Chiesa ci sta offrendo in questo tempo di Passione una serie di grazie da cogliere al volo attraverso i vari riti e attraverso la Parola di Dio. In particolare ci ha colpito il Salmo della S. Messa di ieri. Ne riportiamo alcuni stralci, dal Salmo 26 :

Il Signore è mia luce e mia salvezza : di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita : di chi avrò paura? […] Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme ; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Come non commuoversi di fronte ad un Dio così tenero che si prende cura di chi, tra i suoi figli, ha di fronte un esercito ? Ecco che arriva in soccorso dapprima con la Sua Parola che consola, che rafforza, che ridona vigore allo sfiduciato, che infonde coraggio e poi dà seguito alle promesse fatte, chiunque si rifugia in Lui non resta deluso.

C’è una scena epica nel famoso film “Braveheart” del 1995 : è la scena in cui il protagonista, W. Wallace ( interpretato da Mel Gibson ) , è sul campo della battaglia decisiva, l’ultima, per difendere la patria natia, la Scozia, dagli invasori inglesi che la vogliono sottomettere ; è una scena commovente perché il tenace condottiero fa un lungo discorso ai suoi soldati, per incitarli a combattere valorosamente, per infondere loro il coraggio necessario per affrontare i nemici e superare la paura di soccombere. Vi consigliamo di vedere questa scena due volte, la prima per sentirne tutto il pathos, ma poi di riguardarla una seconda volta con l’audio spento e di leggere ad alta voce il Salmo che vi abbiamo sopra riportato.

Quando Gesù affronta la Sua Passione assomiglia a questo condottiero intrepido, che affronta il nemico in modo audace e valorosamente sopporta tutto per un bene maggiore che, in questo caso, non è la libertà dall’invasore inglese, ma la vita eterna per noi, che è una libertà infinitamente più grande di quella dell’eroico Wallace.

Anche Gesù, vero uomo, ha avuto bisogno del sostegno di Dio Padre, della Sua Parola di incoraggiamento, della Sua forza, della Sua consolazione, e l’aiuto non ha tardato perché ha affrontato tutto da protagonista, non ha subìto tutto passivamente, si è consegnato volontariamente. E, da vittorioso, è tornato ad incoraggiare noi, usando le parole del Salmo 26.

Anche ora c’è un esercito accampato contro di noi : si è scatenata una guerra contro i cristiani ( soprattutto contro noi cattolici ) che si ostinano a voler difendere la purezza, la castità, la fedeltà, l’indissolubilità del matrimonio, la vita nascente e la vita morente. C’è un esercito nemico ben equipaggiato, molto determinato e ben addestrato a cercare i nostri punti deboli per far breccia nei nostri schieramenti. I nostri nemici si travestono della mentalità del mondo : goditela finché puoi…. una scappatella extra-matrimoniale fa bene all’amore perché rinforza il legame…. se un figlio ti è scomodo c’è sempre l’aborto….. quando ti sei stancato/a del tuo matrimonio c’è il divorzio…… così puoi rifarti una vita dopo……. i rapporti prematrimoniali sono una cosa naturale…. che male c’è…. pensa di più a te stesso…… concediti ciò che ti fa stare bene…… ama chi vuoi basta che tu sia felice…. eccetera.

Cari sposi, abbiamo un condottiero , Gesù , che continua a spronarci, ad infonderci coraggio. Quando siamo accerchiati dai nemici, le tenebre sembrano prendere il sopravvento, ma se confidiamo che il Signore sia nostra luce, ecco allora che un raggio di quella luce si fa breccia nell’oscurità e sconfigge il buio. Questa luce ci rivela anche la nostra salvezza e la nostra speranza in un futuro più bello, più luminoso, più pacifico, cioè il Paradiso.

Potrebbero sorgere molti dubbi sul fatto che il Signore difenda la vita dei suoi servi, se pensiamo a quanti martiri non sono stati risparmiati dal supplizio, ma la vita che il Signore difende non è sempre quella ( biologica ) di questo mondo destinato a finire, ma la vita che custodisce sicuramente è quella eterna. Infatti i martiri non hanno avuto salva questa vita, ma il Signore ha infuso loro il coraggio di affrontare i nemici, così ha difeso la loro vita dal nemico infernale, dalla morte eterna.

Il Salmo ci ricorda infatti che, se confidiamo in Lui, siamo certi di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi…. e qual è questa terra ? Non è forse il Paradiso la terra dei viventi , i viventi in eterno ?

Coraggio allora sposi carissimi, inseriamo il Turbo spirituale in questi ultimi giorni prima della Pasqua perché il nemico ci trovi con i cuori impavidi – braveheart appunto !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 4

Certamente una preparazione che comincia dall’uscio di casa è insufficiente, ma avremo modo di approfondire più avanti quest’aspetto. Oggi vogliamo dare un piccolo aiuto a quei coniugi e/o genitori che desiderano vivere la S. Messa domenicale in compagnia del proprio consorte e/o dei figli. Non scambiate queste poche righe come la ricetta perfetta ed infallibile per “convincere” gli altri a frequentare la Messa domenicale, sono semplicemente alcune considerazioni che hanno lo scopo di offrire una prospettiva diversa dalla solita pappardella del “perché non vieni anche tu ?” oppure quella trita e ritrita del “me l’avevi promesso” : i ricatti affettivi combinano guai nella relazione coniugale figuriamoci nella vita spirituale in cui la relazione in gioco è quella con Dio e la vita eterna.

Dobbiamo sempre tenere presente che i santi ci insegnano che “Dio non si impone, ma si propone” . E questa frase ha una doppia valenza : cioè va considerata in prima persona, dove il soggetto è Dio stesso, ma vale anche nella seconda accezione, in cui Dio è il complemento oggetto. Qualche altro santo ebbe a sintetizzare questo concetto in una felice espressione : Dio è discreto !

La storia stessa è testimone di questo modus operandi di Dio : fin dagli inizi con i nostri progenitori, poi con i patriarchi della fede, via via fino all’Incarnazione di Gesù, la Sua Passione e fino ai nostri giorni, è un continuo tentativo di Dio di trovare posto nella vita degli uomini da Lui amati così tanto da morire per essi. Assomiglia ad un innamorato che continua a far la corte alla sua amata, una corte discreta, tenera, delicata ma allo stesso tempo risoluta, tenace e perseverante. Un esempio ? Che clamore ha provocato la nascita di Gesù ? Non è forse vero che tutti i giorni nascono bambini ? Ed infatti la notizia è passata inosservata alla maggior parte degli uomini, era considerato da tanti semplicemente il figlio di un falegname ….. ecco la discrezione di Dio che non si impone.

Già, ma perché Dio non si impone e non vuole imporsi ? Non è che Dio sia strano , siamo fatti così anche noi ( toh…che coincidenza ! ). Possiamo imporre all’altro/a di ricambiare i nostri sentimenti amorosi ? Se ci amasse solo perché costretto/a , ci sentiremmo davvero amati ? Ed un rapporto così potremmo definirlo autentico rapporto d’amore ?

Evidentemente no…. ma se è così tra noi, perché a Dio piacerebbe avere dei burattini già programmati nel ricambiare il suo amore ? Dio non ha bisogno del nostro amore per sentirsi più desiderato o realizzato, ma ha bisogno che la nostra risposta sia libera per poter riempire il nostro cuore di tutto il Suo amore ; e lo spazio lo decidiamo noi, non esistono misure standard del cuore, ogni cuore decide quanto spazio fare a Dio.

Se cominciassimo a rapportarci coi nostri famigliari un po’ allergici alla Messa con queste riflessioni tenute sempre vive dentro di noi, forse qualcosa si smuoverebbe…. ne siamo sicuri, perché il primo cuore a cambiare sarebbe il nostro. Siamo sicuri che Dio ha una voglia matta di riversare il Suo amore nel cuore del nostro coniuge, ma….. ha assegnato a noi il compito di fare le Sue veci, di fare la corte al cuore dell’amato/a per Suo conto, quella corte discreta, tenera e delicata, ma anche risoluta, tenace e perseverante.

Una strategia vincente può essere quella di far venire l’acquolina in bocca a chi non è stato a Messa. Come fare ? Bisogna chiedere al nostro Angelo Custode ( o altri aiuti dal Cielo ) che ci aiuti a trovare una frase bella della predica, un aneddoto curioso accaduto fuori sul sagrato, oppure di incontrare una persona che manda i saluti per il coniuge rimasto a casa,…. insomma se chiediamo aiuto al Cielo non tarderà la risposta, cosicché da tornare a casa con qualcosa di bello da raccontare a chi è rimasto a casa…… sai che ho visto quel tuo vecchio amico con la moglie ? ti manda i suoi saluti , ti avrebbe incontrato volentieri….. pensa che quella mia amica mi raccontava che le è successo così e così…. il parroco chiede se potresti dare una mano con questa iniziativa…. la chiesa era bellissima stamattina, con quei fiori, quelle tende, e poi… un raggio di sole illuminava proprio quel quadro, quella statua… eccetera….. insomma far nascere il desiderio di venire la prossima Domenica fosse anche solo per non perdersi quelle belle esperienze di vita, di incontri, di amicizie, di risate (dopo Messa quelle).

A volte succede che Valentina e le figlie partecipino ad un evento religioso senza di me , a causa dei miei turni lavorativi : può essere una processione, talvolta un Rosario o adorazione comunitari, un convegno con quel bravo predicatore, una S. Messa particolare per onorare un santo, oppure un mini-pellegrinaggio ad un santuario vicino, una confessione per lucrare l’indulgenza particolare nel tal giorno. In ogni caso, quando le rivedo, è un tripudio di gioia ed entusiasmo, vengo letteralmente sommerso/bombardato dalle parole ( che alle 4 femmine di casa non mancano mai ) per descrivere l’evento e trasmettermi le sensazioni/emozioni che hanno provato, per raccontarmi aneddoti (spesso esilaranti) o incontri con persone perse di vista da un po’…. insomma, alla fine mi dispiace di non esser stato presente all’incontro perché mi son perso questo o quello di bello.

E’ questa la strategia che possiamo sviluppare con i nostri coniugi/famigliari un po’ ostici alla Messa. Innanzitutto dobbiamo tornare dalla Messa domenicale con quella gioia, con quell’entusiasmo, con quella rinnovata voglia di vivere, che è contagiosa.

Con Dio, infatti, tutto è più bello, senza Dio niente diventa bello ; infatti Dostoevskij fa dire ad un suo personaggio :

La Bellezza salverà il mondo !

E chi è più bello di Dio stesso ? Chi ci vede, dovrebbe chiederci : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Coraggio sposi, alla S. Messa domenicale ci aspetta non un vip, non una star internazionale, non il Capo di Stato in persona, ma addirittura il Re dei Re, ed ha un messaggio personale per ognuno di noi.

Giorgio e Valentina.

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Un errore, dopo tre volte diventa …

Riportiamo una breve parte della prima lettura della S. Messa di ieri dal capitolo 13 del libro di Daniele :

Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.

E’ la storia molto commovente di una sposa, Susanna, la quale viene ingiustamente accusata di adulterio da due anziani pervertiti , ma il Signore , ascoltando la preghiera della donna, susciterà un giovanotto ( Daniele ) che svelerà a tutti l’inganno e la trappola tesa dai due anziani ai danni della pudica sposa, la quale avrà salva la vita mentre i due anziani saranno giustiziati.

Vorremmo concentrare la nostra attenzione solo su alcuni particolari che ci aiuteranno a riflettere sulla temperanza. Lo sappiamo che molti di voi staranno pensando che la virtù della temperanza non c’entri un accidente con la storia di Susanna ( moglie di Ioakìm ), che questo è il momento giusto per parlare della castità matrimoniale, della fedeltà……. avete ragione…. ma su queste tematiche c’è già abbastanza ricchezza negli altri articoli che parlarne sarebbe solo una ripetizione.

Quando ero un giovane apprendista di musica, succedeva spesso che nell’affrontare un brano di Beethoven, inciampassi sempre nello stesso punto con lo stesso errore nelle dita, le quali mi si incastravano in tal modo che neanche con lo “svitol” era un’impresa facile. Il mio maestro mi insegnò un piccolo trucco per superare l’ostacolo, ma non era quello di ungere le dita con lo “svitol” prima di cominciare a suonare, come si potrebbe ingenuamente pensare. No… mi disse che un errore ripetuto tre volte, alla quarta diventa un vizio. Quanta saggezza !

Ed è così anche nella vita spirituale. Non possiamo immaginare di vivere anni interi nella lussuria e nell’egoismo, pensando di uscirne come se niente fosse con la bacchetta magica. Infatti poi, ho applicato quel metodo alla vita spirituale e ne ho tratto vantaggi enormi….mi son detto : non devo ripetere lo stesso peccato tre volte di fila, altrimenti alla quarta significa che ha già le radici nell’anima e diventa un vizio.

Il diavolo ci rende schiavi e ci incatena con i nostri stessi peccati : come ogni anello della catena è saldamente legato ad almeno altri due anelli , così ogni peccato ci lega ad un altro peccato ed è legato al peccato precedente. Ecco perché chi persevera nel male non può illudersi di uscirne in un battibaleno, la catena a cui è legato è diventata lunga e pesantissima, e gli anelli sono così grossi che non li spezzi facilmente. Ecco perché i due anziani sono così pervertiti, infatti Daniele si rivolge loro così :

[…] Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: […]

Lo apostrofa con quel “invecchiato nel male” , ricordandoci così di non illuderci che diventando vecchi possiamo liberarci dei nostri peccati/vizi ché tanto il nostro corpo non ha più il vigore giovanile, ma anzi, se perseveriamo nel male, la nostra situazione peggiorerà sempre più.

Cari sposi, qual è la via d’uscita ? La virtù della temperanza , la perseveranza nel bene. Per combattere un vizio dobbiamo impegnarci a perseverare nella pratica della virtù contraria a quel vizio. Prendiamo ad esempio un vizio che tipicamente distrugge i matrimoni : la lussuria, cioè l’abbandono agli istinti e alle passioni della carne, ai piaceri venerei. Ebbene, essa si vince con la temperanza. Ed essa, come si applica ? Con l’austerità : termine desueto che sta ad indicare la rigidità del controllo su noi stessi.

Ed è così che , crescendo nelle virtù , la sposa Susanna ha trovato la forza e il coraggio di dire NO alla tentazione della lussuria.

Cari sposi novelli e sposi anziani, teniamo sempre alta la concentrazione sul nostro matrimonio, impariamo da Susanna a vigilare su noi stessi e a non invecchiare nel male, perché un errore ripetuto tre volte, alla quarta diventa un vizio !

Coraggio sposi, approfittiamo di questo ultimo scorcio di Quaresima per spaccare qualche anello della nostra catena.

Giorgio e Valentina

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 3

Abbiamo insieme compreso alcuni significati basilari che ruotano intorno alla Domenica e alla sua precettazione, ma non dobbiamo commettere l’errore di saltare alcuni passaggi che fanno da preambolo, per la fretta di entrare in Chiesa. Così come quando si accende un automobile a freddo ( specialmente se è rimasta per più giorni ferma ) , non si può partire subito portando il motore ai massimi regimi ma bisogna aspettare che raggiunga la temperatura di esercizio ottimale perché dia il meglio di sé, così è anche per il nostro motore spirituale : non possiamo pretendere che esso resti parcheggiato tutta la settimana al freddo e al gelo ( tipico clima spirituale di chi si ricorda di essere cristiano solo di Domenica ) , e pretendere che dia il meglio di sé in un’ora scarsa di Messa , “seguita” magari con distrazione e sufficienza dagli ultimi banchi ( per non restarne troppo coinvolti ) , arrivando in chiesa all’ultimo secondo e finendo di scrivere l’ultimo importantissimo messaggio con lo smartphone proprio sul sagrato della chiesa……. e guai a dimenticarsi il commento all’ultimo gol, della Champions del sabato sera, col vicino prima del segno di croce iniziale !

Siamo sicuri che più di qualcuno avrà sorriso all’elenco sopra riportato….. ma vi assicuriamo che sono tutte situazioni viste coi nostri occhi e sentite con le nostre orecchie….. ce ne sarebbero altre ma non aggiungerebbero nulla di nuovo, perché le scene descritte hanno in comune la scarsa considerazione della Domenica e, in particolare, della Santa Messa.

Per non cadere ( o ricadere ancora ) in queste spiacevoli situazioni, ecco che proviamo ad affrontare il tema del riscaldamento del nostro motore spirituale. Un motore inusato per troppo tempo porta con sé una serie di problemi ; esso, per restare in forma deve essere acceso spesso, per dar modo ai vari ingranaggi di assestarsi e non perdere la loro lubrificazione , ad alle guarnizioni di non seccarsi causando inevitabili rotture e fuoriuscite di olii, per non parlare del deposito dello sporco all’interno dei vari filtri. Ed è così anche per noi.

Una settimana è composta da 168 ore, e se teniamo spento il nostro motore spirituale per 167 ore, possiamo essere sicuri che si accenda al primo colpo la Domenica mattina per quell’unica ora ? Di sicuro i nostri ingranaggi spirituali si sono seccati e le guarnizioni non tengono più la pressione, i filtri sono ormai intasati. C’è bisogno invece che ogni giorno noi teniamo in forma quel motore spirituale che ci permette di conoscere, amare e servire Dio. Ed ogni giorno il motore resta in attesa di essere finalmente acceso per poterci dar modo di godere della presenza di Gesù ogni giorno di più, in un crescendo che sfocia nella Domenica mattina, quando finalmente il motore riceve nuovo carburante che gli permette di fare un po’ di strada. La domenica, i cristiani, ricevono nuovo carburante per vivere ogni giorno col ricordo della Domenica appena passata e in trepidante attesa per la Domenica che verrà ; forse dalla Santa Messa domenicale portiamo a casa una frase del Vangelo, un passaggio di una preghiera recitata dal sacerdote, il ritornello del Salmo…. non importa la quantità, importa che la facciamo fruttare per gli altri 6 giorni.

Inoltre, noi non siamo fatti a compartimenti stagni, per cui ciò che avviene in una camera non è completamente isolato dall’altra. Questo vale per le donne particolarmente, ma gli uomini non ne sono esclusi. Sicché quando una persona deve passare da una attività ad un’altra ha bisogno di un tempo “cuscinetto” che si interpone tra le due, per dare tempo alla persona di abbandonare la prima per dedicarsi alla seconda. Se non facciamo questo, rischiamo di essere fisicamente in chiesa, ma con la testa nella ricetta dell’anatra all’arancia lasciata a metà oppure alle risate che ci aspettano al bar per il tradizionale aperitivo dopo-messa coi soliti amici di calice. Non si può partire a freddo ! C’è bisogno che la preparazione alla Santa Messa domenicale cominci prima... per esempio da quando si è già pronti vestiti sull’uscio di casa, si può cominciare a rispettare la regola del silenzio almeno nel tragitto casa-chiesa, meglio ancora se il silenzio diventasse preghiera…. non serve conoscere a memoria migliaia di preghiere, bastano le classiche Pater, Ave e Gloria . Se ci sono ancora bimbi piccoli può risultare utile far recitare la prima parte delle preghiere a turno a loro …. così facendo si ottengono grandi risultati : piano piano le imparano, riconoscono che la preghiera è anche dialogo rispettoso, imparano ad aspettare e rispettare i tempi degli altri, non vedono l’ora che arrivi il proprio turno, imparano che la Messa è un appuntamento diverso da tutti gli altri perché merita più attenzione anche nella preparazione…. provare per credere !

Cari sposi, cominciamo a dare alla Santa Messa della Domenica un’attenzione particolare. Scopriremo orizzonti sempre nuovi e panorami inaspettati. Basta avere il coraggio di cominciare… ma se avete avuto il coraggio di sposarvi, questa sfida sarà meno pericolosa !

Giorgio e Valentina.

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A che ora è guarito ?

Vi riportiamo l’ultima parte del Vangelo di ieri tratto dal capitolo 4 del Vangelo di Giovanni :

 Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Gesù si era spostato da una regione all’altra, e lo stesso dicasi del funzionario del re. Potrà essere una semplice condizione contestuale, ma se proviamo ad entrare nel racconto con la fantasia scopriamo che questo papà ha avuto il coraggio di percorrere un bel po’ di chilometri pur di presentarsi di persona davanti a Gesù con la propria richiesta.

Fino a dove si spinge l’amore di un papà ! ( considerando il sole torrido di quell’area geografica ) E noi, a quale fatica saremmo disposti pur di presentare umilmente la nostra richiesta a Gesù ?

Chissà quali pensieri avranno attraversato la mente di quel papà mentre si incamminava sulla strada per Cana ….. speriamo che Gesù non sia già ripartito ….. sarà davvero quel taumaturgo che tutti dicono ? …. devo fare in fretta prima che mio figlio muoia…. e se poi mi respinge ?…. e se non riesco ad avvicinarlo ?…. devo pensare ad una strategia per incontrarlo assolutamente…. ecc…. ecc…

Al di là dei pensieri di quest’uomo, pur legittimi, dobbiamo considerare che questo papà ci insegna la perseveranza e la fortezza…. affrontare tanti chilometri, con le incognite del caso, ti costringe a ripensare a ciò che stai facendo, a riconsiderare la tua scelta metro dopo metro, a rafforzare la tua convinzione che ti stai rivolgendo alla persona giusta.

Ma noi, siamo proprio sicuri che la persona giusta a cui rivolgerci, quando dobbiamo affrontare un problema, sia davvero Gesù ?

Come avrete certamente notato, dopo l’incontro rassicurante con Gesù, quell’uomo “si mise in cammino”…. il Vangelo non si dilunga a descriverne la reazione, le parole di ringraziamento piuttosto che i gesti di giusta gratitudine, no ! L’evangelista annota solo che si mise in cammino dopo che credette….. si incammina verso casa sicuro di aver riposto la propria fiducia nella persona giusta.

E noi sposi, ci rimettiamo in cammino, sicuri che Gesù non ci abbandoni mai ?

Questo papà, prima di incamminarsi verso casa, non ha potuto mandare un messaggio con Whatsapp alla moglie, rimasta a casa di fianco al figlio malato, accertandosi che il figlio fosse guarito…. no ! Si è fidato di Gesù e si è rimesso in cammino, forse ancora più fiducioso che all’andata. Lo scoprirà poi, quando sarà vicino a casa, che il figlio aveva cominciato a guarire proprio all’una, l’ora in cui Gesù gli disse “tuo figlio vive”.

Cari sposi, dobbiamo imitare la fede, la perseveranza e la fortezza di questo papà. Per tanti di noi, può darsi che quel “figlio malato” sia il proprio matrimonio ; ebbene…. andiamo da Gesù e gridiamogli ( come quel papà ) di aiutarci “prima che muoia”… e state sicuri che Gesù non farà orecchie da mercante… dobbiamo però riconoscerci mendicanti, altrimenti se siamo pieni di noi stessi, Gesù non trova posto nel nostro matrimonio.

Come finisce la storia ? “Credette lui con tutta la famiglia”… quando la salvezza entra in una casa , in un matrimonio, tutta la famiglia si salva, perché la luce che si irradia dagli sposi illumina tutta la famiglia e la parentela.

Coraggio sposi, mettiamoci in viaggio in quest’ultima parte di Quaresima !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 2

Dopo aver capito cosa significhi essere precettati, affrontiamo il fatto che la Domenica non è un giorno come gli altri sei ; perché i cristiani si sono così tanto incaponiti su questo giorno, tanto da dargli un nome con riferimento divino ? La messa degli altri giorni è forse diversa da quella della Domenica ? Se io entro in una chiesa vuota il Martedì mattina non è la stessa cosa , anzi, meglio perché non c’è nessuno e dico le mie preghiere in tranquillità ?

Sono domande legittime e che riflettono la mentalità di questo mondo, ma non possiamo esaurire tutta la complessità che richiederebbe una giusta risposta approfondita. Cercheremo in poche righe ( sperando nel dono della sintesi ) di esporre almeno le linee fondamentali per muovere i primi passi incontro alla bellezza della Domenica. Per molti lettori potrebbe essere l’occasione di riconfermare le proprie buone abitudini ; per altri potrebbero essere davvero i primi passi ; per altri ancora potrebbe essere l’occasione di alzarsi dal divano in “memory foam” e smuoversi un po’ tentando timidamente di trascinarsi fino all’uscio di casa e, senza girarsi indietro per controllare che sul divano non ci sia più il proprio corpo scolpito, uscire di casa e recarsi in chiesa, la quale, è ancora uno dei pochi luoghi in cui c’è “entrata libera e senza consumazione obbligatoria”.

Cominciamo dal significato etimologico della parola : Dies Dominicus ( giorno del Signore ), con riferimento alla risurrezione dai morti di Gesù Cristo avvenuta in quel giorno che nella Bibbia viene definito semplicemente “il primo dopo il sabato”. Ora, il fatto che Dio abbia scelto accuratamente cosa compiere ed in quali giorni, non è un caso ; è una libera, irrevocabile ed insindacabile scelta di Dio, quindi dobbiamo solo fare lo sforzo di capirne i significati. Questa discriminazione di Gesù per gli altri giorni non significa che essi non abbiano valore, ma pone la Domenica su un gradino più alto rispetto agli altri ; inoltre ci ricorda che Dio ( che è fuori dal tempo ) ha deciso di entrare nel tempo e di farsi carne, di sottomettersi alle leggi del tempo.

Il cristianesimo ha preso talmente sul serio questo “farsi carne nel tempo” da riempire tutta la vita degli uomini di questo “Dio fatto uomo” impregnandone tutta la cultura del Suo ricordo. Ecco perché la Domenica ha questo nome, è un’invenzione dei cristiani, i quali, hanno vissuto la novità di questo Dio che è risorto dai morti…… è come se noi incontrassimo per strada la stessa persona di cui siamo stati al funerale solo 3 giorni fa….. impressionante vero ? Purtroppo, per molti cristiani, questo fatto non appare più una novità e la Domenica risulta quindi spenta.

Tutti noi viviamo con intensi stati d’animo e sentimenti alcune giornate particolari che ricordano eventi particolari legati ai propri cari defunti : il loro compleanno, l’onomastico, la data della loro morte, l’anniversario di matrimonio, la data dell’incidente, e così via, ognuno ha i propri ricordi. Ma questo atteggiamento dovremmo averlo anche e con maggiore intensità nei confronti di Gesù, il quale dovrebbe esserci più caro al nostro cuore dei nostri cari ; se le nostre persone care smuovono i nostri affetti/sentimenti , perché non dovrebbe smuoverli Colui che è morto per noi , e al nostro posto, per donarci la vita eterna ? E poi, non contento, ha sublimato tutto con la sua risurrezione dai morti , annunciandoci che neanche la morte ci può separare dal Suo amore eterno…. e noi dovremmo forse calpestare il giorno vittorioso di Cristo sulla morte , e , quindi, anche sulla nostra morte ?

Certo, la Messa domenicale , nella sua essenza, è uguale a quella degli altri giorni, ma lasciamo che sia San Giovanni Crisostomo a chiarirci un po’ meglio :

Tu non puoi pregare in casa come in chiesa, dove c’è il popolo di Dio raccolto, dove il grido è elevato a Dio con un cuore solo. Là c’è qualcosa di più, l’unisono degli spiriti, l’accordo della anime, il legame della carità, le preghiere dei sacerdoti

Da ultimo, capiamo il perché entrare in chiesa non deve essere e non è come andare a teatro , non è neanche paragonabile alla sala del bingo, non è nemmeno una “location party” dove sorseggiare allegramente i nostri cocktail mentre facciamo conversazione con gli altri. Se tanto ci piace entrare in chiesa il Martedì mattina ( cosa buona e giusta ma non deve essere l’unica volta ) , quando il silenzio regna sovrano…. quando non abbiamo distrazioni dalle altre persone…. quando possiamo goderci in santa pace la presenza di Dio ( nel tabernacolo ), allora dobbiamo impegnarci perché questo silenzio ci sia anche la Domenica mattina quando siamo in tanti….. allora dobbiamo impegnarci a non essere fonte di distrazione per le altre persone che sono lì con noi la Domenica mattina…… allora dobbiamo impegnarci nel godere e lasciar godere gli altri in santa pace la presenza di Dio anche la Domenica mattina senza mettere fretta a nessuno e rispettando il suo dialogo personale con Dio.

Coraggio allora, sposi carissimi, che in chiesa non c’è il Presidente dei Presidenti che ci aspetta, ma c’è Dio. E chissà cosa avrà domani da dirci ! Per scoprirlo bisogna che usciamo di casa e andiamo da Lui.

Giorgio e Valentina.

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Semplicemente saggi o saggiamente semplici

Ringraziamo Padre Luca che ci ha aiutato nella meditazione sul Vangelo di Domenica scorsa, e vorremmo nel contempo continuare a riflettere sulla Parola di Dio proclamata lo stesso giorno prima del Vangelo. Vi riportiamo solo poche righe della Prima lettura dal libro dell’Esodo e dal Salmo 18 :

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. […]

Anche per noi, all’inizio dell’avventura amorosa tra noi, alcune leggi del Signore e quindi della sua Chiesa (Cattolica) ci sembravano inarrivabili, incomprensibili, oscure, indecifrabili, quasi assurde e sicuramente fuori moda. Poi, cammin facendo, ci siamo fidati in base solo al fatto che esse sono per la nostra felicità, per la nostra libertà, anche se non comprendevamo tutto fin da subito, anzi .

Infatti ci ha sempre colpito come cominciano i famosi Dieci Comandamenti ( vedi citazione soprariportata ) ; c’è una specie di introduzione ad essi come a mettere un timbro di validità/credibilità su tutto ciò che segue ( i 10 Comandamenti propriamente intesi ) ; è come se il Signore ci indicasse che dobbiamo seguire i 10 Comandamenti fidandoci di Lui e basta …… dobbiamo seguire questi Comandi semplicemente perché la fonte da cui provengono è Colui che ci ha liberato dalla schiavitù d’Egitto. Più che fissare la nostra attenzione sindacando sul contenuto di ogni singolo Comando, dobbiamo quindi fidarci e viverlo per il solo fatto che Chi ce lo ha dato ci ha già liberato e non vuole vederci ricadere nella schiavitù.

Cari sposi, ognuno di noi è già stato liberato dalla schiavitù d’ Egitto, cioè dalla schiavitù del peccato originale grazie al Battesimo…. ma poi molti sposi sembra che vogliano ritornare alla schiavitù del peccato con la loro condotta peccaminosa ; con i loro peccati personali e di coppia contro la castità del proprio corpo ( vedi l’articolo di Padre Luca di cui sopra ), oppure contro la vita nascente, contro la fedeltà, e chi più ne ha più ne metta. Sposi, se viviamo in ossequio ai Comandi divini amandoli ed incarnandoli nella nostra vita personale e di coppia, non diventiamo dei Superman e Wonder Woman, ma semplicemente diventiamo veri uomini e vere donne…. veri nell’accezione che diciamo la verità con la nostra vita, ecco perché veri. Una verità che diciamo, per esempio, è che il tempo non è in nostro possesso, ma è un dono di Dio, infatti la Domenica la dedichiamo a Lui.

Se poi, qualche coppia avesse ancora dubbi sul perché seguire/rispettare/vivere i 10 Comandamenti, ecco che la Chiesa manda in aiuto le parole del Salmo 18 :

[…] La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice. I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. […]

Abbiamo sentito molti fidanzati raccontare di aver intrapreso il percorso di fede verso il sacramento del matrimonio semplicemente grazie al consiglio saggio della nonna, oppure perché hanno veduto la gioia di vivere questo sacramento nei propri nonni…. mia nonna era una persona semplice (si sente dire), ma molto saggia, aveva tanta fede…

Cari sposi, volete diventare saggi ? Restate semplici e seguite i 10 Comandamenti senza SE e senza MA. Volete vedere la luce di Dio negli occhi del vostro coniuge ? Vivete i 10 Comandamenti senza SE e senza MA. La Chiesa, poi, che è madre, ha declinato i 10 Comandi in tante indicazioni/leggi per ogni stato di vita particolare. Per noi sposi, per esempio, ha donato la legge della fedeltà, dell’indissolubilità, dell’unicità, della fecondità e della socialità.

Coraggio sposi, che quando la nostra vita è allineata alla legge del Signore, il nostro cuore è pieno di una gioia che il mondo non conosce e non può dare. Evviva gli sposi che diventano saggiamente semplici e semplicemente saggi.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 1

Siamo al nostro primo appuntamento sul tema della Eucarestia domenicale, probabilmente qualcuno storcerà un po’ il naso pensando a quanti libri e saggi siano già stati scritti sul tema della Santa Messa sia dagli autori moderni così come dai Padri e Dottori della Chiesa, per non citare gli scritti dei santi mistici, ma il nostro intento è quello di cercare di far fruttare tutto questo immenso tesoro della Chiesa, attingendo qua e là, senza inventare nessuna nuova verità teologica. Il nostro sguardo su queste sublimi realtà che appartengono alla nostra fede cristiana cattolica, è di tipo sponsale, familiare, e non escluderà nessuno; tutti i componenti delle nostre famiglie troveranno il loro posto : grandi e piccini, bambini e ragazzi, adolescenti e fidanzati, sposini e sposi già nonni.

Prima di addentrarci nei riti che siamo soliti assistere in chiesa quando siamo a Messa, è necessario capire perché la Santa Messa è così importante per noi cattolici ; con un piccolissimo accenno al Catechismo sappiamo che uno dei 5 precetti della Chiesa riguarda proprio la Santa Messa : “Udir la Messa la domenica e le altre feste comandate”. Fin dalle prime domeniche dopo la risurrezione di Gesù, la Chiesa primitiva ha intuito la valenza e l’importanza della S. Messa arricchendola via via di segni e simboli, riti e gesti, canti e inni, preghiere e silenzio ; in questo crescendo di consapevolezza la S. Messa è diventata una necessità quotidiana per la Chiesa e non solo un appuntamento domenicale, ecco spiegato il perché dell’esistenza del precetto.

Quando una nazione deve difendere i propri confini dall’attacco di nemici, solitamente chiama alle armi tutti gli uomini abili alla guerra, come ? Attraverso la precettazione, che è di competenza del Capo di Stato, con la quale tutti gli uomini interessati dalla stessa, sono obbligati ad adempiere al loro dovere in difesa dei confini nazionali. Si capisce ora l’idea di essere precettati di domenica.

Quando la Chiesa ci dice che la S. Messa domenicale è un precetto, ci sta dicendo che essa è così importante, anzi, è talmente necessaria alla sopravvivenza di una nazione da essere precettati almeno “la domenica e le altre feste comandate” ; perché dobbiamo difendere con le armi della fede una nazione speciale, una nazione che non ha confini come le altre nazioni di questo mondo, questa nazione speciale è la nostra anima.

Man mano che ci immergeremo in questa realtà ne intuiremo/capiremo la ricchezza, la profondità, l’altezza e l’ampiezza che essa ha da offrirci per la vita personale/individuale ma anche per la vita sponsale…. perché entrambe ? Non dobbiamo mai disgiungere questi due aspetti : da un lato dobbiamo curare l’individualità e dall’altro avere cura della coppia…. infatti la coppia sposata nel sacramento non è la mera somma di due individualità, ma diventa una nuova realtà in cui le due individualità si fondono senza mescolarsi o annullarsi a vicenda.

In questo aspetto gli sposi sono icona ( imperfetta naturalmente ) della Trinità. E quando una sposa cura la propria fede diventando sempre più santa, succede che automaticamente la coppia ne gode i frutti di questa rinnovata vita ; se lo sposo cresce nella pratica delle virtù cristiane, ne trarrà giovamento anche la sposa la quale si sentirà amata meglio e sempre più ad immagine dell’amore divino ; così come quando una persona allegra riesce a rallegrare l’intero ufficio ( al lavoro ), pur non avendo nessun vincolo speciale coi colleghi, tanto più una coppia di sposi , che sono un solo corpo e un solo spirito nel sacramento, diventa un po’ più santa se anche solo uno dei due s’impegna nel cammino di santità.

Cari sposi, per oggi ci basti ricordare che c’è il precetto domenicale. Cominciare a vedere la precettazione domenicale con un’ottica diversa può aiutare tanti ad uscire dalla sterile e fredda partecipazione alla S. Messa domenicale, e cominciare a riconoscere almeno che, la S. Messa domenicale, è una chiamata alle armi previo rifornimento all’armeria.

Sposi cari, siamo tranquilli e sicuri , perché, all’armeria di Gesù (un’azienda a gestione famigliare) , troviamo sempre l’arma giusta per il momento giusto e per il nemico giusto.

Coraggio allora, approfittiamo già di domani per cominciare , almeno, a conoscere questa armeria divina. Almeno un giro di perlustrazione alla stregua di quando entriamo in un nuovo negozio, non ce lo toglie nessuno !

Giorgio e Valentina.

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Qual è il tuo Isacco?

Ringraziamo Antonio e Luisa che nell’articolo di Domenica ci hanno stimolato a riflettere meglio sulla prima lettura. Vorremmo approfondire ancora un po’ la stessa lettura per rendervi partecipi della nostra meditazione che si è limitata ad una frase che Dio rivolge ad Abramo :

«Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».

Abramo, sappiamo bene, non aveva avuto figli dalla moglie Sara; per la sua mentalità e la società dell’epoca era considerata una maledizione, quindi possiamo immaginare con quale stupore ed entusiasmo Isacco sia stato accolto quando finalmente si avverò il sogno di Sara ed Abramo; in verità , si avverò la promessa che Dio aveva fatto ad Abramo stesso.

C’è un dettaglio, nella frase che abbiamo riportato, che ci rivela tanto della relazione tra Abramo e Isacco: “…il tuo unigenito che ami…” . In realtà sono due i dettagli: Isacco è unigenito ed è amato da Abramo. Sembra una semplice narrazione , ma sappiamo che nella Bibbia alcuni fatti/particolari sono raccontati mentre altri no, è stata fatta una scelta quindi. Specificare che Isacco è unigenito è come ricordare ad Abramo che Dio non gli sta chiedendo di offrirgli uno dei suoi 16 figli ( tanto uno più o uno in meno non cambia molto ), NO…. Dio gli sta chiedendo l’unico figlio che ha avuto e che avrà in futuro.

Dopo una vita faticosa e piena di peripezie, cosa gli viene chiesto?

Di sacrificare proprio quel figlio della promessa. Ora, possiamo solo immaginare come Abramo abbia caricato un fardello pesante sulle spalle del giovane Isacco…… ricordati che la tua vita è un miracolo di Dio perché tua madre era sterile….. ricordati che sei il figlio della promessa di Dio…. ricordati che io e tua madre abbiamo riposto in te le nostre speranze, le attese di un futuro prospero…. vedi, figliolo, un giorno tutto ciò che possiedo sarà tuo….. e così via..

Perché Dio glielo chiede? Ci sono risposte variegate se si osserva la vicenda da varie prospettive. Noi ve ne proponiamo una : vuole verificare se nel cuore di Abramo Lui è al primo posto oppure c’è Isacco. Anche noi, cari sposi, abbiamo i nostri Isacco…. qualcuno tra i lettori potrebbe rispondere : Sì, io mi chiamo Isacco …. oppure: Sì, nostro figlio si chiama Isacco….. non intendevamo proprio questo.

Probabilmente, molti di noi hanno una realtà che hanno sognato da tutta la vita e che Dio alla fine gliel’ha concessa; hanno una realtà per la quale hanno investito molto/tutto , o continuano ad investire ancora oggi in : tempo, risorse, energie e magari denaro; hanno una realtà in cui hanno riposto tutte le proprie speranze, le attese. Volete qualche esempio?

Per molti il proprio Isacco potrebbe essere il lavoro, il proprio hobby con le sue attrezzature, i beni che possiede, la propria salute, la bellezza del corpo ….. per qualcuno potrebbe anche essere la propria attività dentro la Chiesa: il mio essere catechista, membro del Consiglio Pastorale Parrocchiale o addirittura Diocesano, membro della Commissione “…X,Y,Z…” locale o nazionale, responsabile della cura dei paramenti liturgici, organista/corista o lettore, responsabile del bar/oratorio, responsabile della segreteria parrocchiale/diocesana, evangelizzatore o predicatore, curatore di un blog cristiano, responsabile dei responsabili a livello interplanetario…… per alcuni potrebbe addirittura essere il proprio coniuge o il proprio matrimonio.

Niente e nessuno deve prendere il posto che spetta a Dio: il primo !

Cari sposi, qual è il nostro Isacco? Dobbiamo essere pronti a sacrificarlo imitando la fede di Abramo perché questo ci aiuta a staccare il cuore da questo mondo corruttibile e fissare il nostro sguardo interiore nelle realtà eterne.

Tutte le realtà che abbiamo elencato come esempi, e le altre che voi vivete, devono essere orientate a DIO e da DIO, a maggior ragione se sono realtà nobili e belle devono dare gloria a Dio per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo…… vi è piaciuto questo finale trinitario, non è vero?

Coraggio sposi, presentiamo con fede il nostro Isacco sull’altare dimostrando a Dio chi è al primo posto nel nostro cuore di sposi.

Giorgio e Valentina.

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Ho capito, ma quando ?

Eccoci qui, cari lettori, siamo al nostro primo sabato insieme con voi. Se vi piace l’idea potremo cominciare, da sabato prossimo, una serie di articoli che ci aiutino a riscoprire la bellezza della Liturgia Eucaristica ; abbiamo pensato di pubblicarli di sabato perché possano essere d’aiuto alla nostra anima nel predisporsi con l’atteggiamento giusto alla Domenica ; fateci sapere se vi piace l’idea e/o se la ritenete utile sui canali social che ben conoscete.

In queste righe ci lasceremo interrogare dal Vangelo odierno della Santa Messa :


Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 5,43-48 )  
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Chissà quante volte avremo sentito l’incipit “In quel tempo ” ; vi siete mai chiesti : sì, ma quale tempo ? …. in che anno , giorno, mese ? Ma se il Vangelo ha la pretesa di essere credibile non poteva almeno essere un po’ più dettagliato storicamente ?

Sono domande legittime ma non ci aiutano a risolvere la questione posta da Gesù…. se anche sapessi l’ora esatta , allora riuscirei ad amare i miei nemici ? Crederei di più nella Parola del Vangelo solamente se sapessi esattamente in che giorno, mese, ora Gesù disse questo o quello ? Siccome il Vangelo non è riproducibile in laboratorio significa che non è vero ? Se il Vangelo non è clinicamente testato smette di essere una Parola efficace ?

Evidentemente no …. quindi scopriamo che quell’incipit “In quel tempo” si riferisce al mio tempo, al tempo della mia vita, al tempo presente in cui io ascolto questa Parola, al tempo in cui io mi decido per quella Parola, “in quel tempo” in cui noi sposi ci decidiamo per Gesù senza tentennamenti, senza ripensamenti, senza SE e senza MA.

Ma proseguiamo la nostra riflessione e ci soffermiamo alle parole che seguono l’incipit : “Gesù disse ai suoi discepoli”.

Avete mai assistito ad un allenamento di una squadra ? Oppure …. siete mai stati negli spogliatoi quando il Mister ( l’allenatore ) spiega ai propri giocatori la tattica per vincere contro il temibile avversario ? Quando il Mister parla si sta in religioso silenzio seduti al proprio posto, ascoltandolo con attenzione perché se anche solo un giocatore non svolge bene il proprio ruolo/compito, rischia di far saltare la tattica dell’intera squadra e di buttare all’aria la partita , regalando così la vittoria agli avversari.

Cari sposi, quando Gesù parla ai suoi discepoli, non si sta rivolgendo ad una massa informe e sconosciuta, si sta rivolgendo a coloro che hanno deciso di seguirlo in tutto, di imitarlo in tutto, a noi sposi …. insomma Lui è il nostro Mister e noi siamo la sua squadra. Non è necessario che ci sia una situazione contingente che ci costringa ad ascoltarlo….. ci basti sapere che il nostro Mister Gesù sta parlando, ed allora scatta in automatico la modalità ascolto in religioso silenzio.

A volte succede, ahimè in molte coppie, che il nemico sia proprio il mio consorte. Che fare dunque ? Gesù ci insegna ad amare i nostri nemici e pregare per loro. Il Mister ci ha dato un compito/ruolo all’interno della sua squadra. ! Amare il nemico si traduce in una serie di comportamenti che sono guidati dalla volontà di amare lo stesso nemico imitando Gesù, cioè ripagando il male con il bene….. non vogliamo qui descrivere alcuni esempi per non escluderne altri.

Approfittiamo del tempo quaresimale per pregare per i nostri nemici, offrire sacrifici, mortificazioni, digiuni ( ricordiamo che la gola è uno dei sette vizi capitali che portano all’Inferno ) per la loro conversione e scopriremo che il primo a convertirsi sarà il nostro cuore perché sarà libero di volare, libero dalla zavorra del rancore, della rivalsa, della ripicca, della vendetta.

E noi sposi, tutto questo lo viviamo “In quel tempo”, cioè il tempo del nostro matrimonio, domani potrebbe essere già troppo tardi.

Coraggio sposi , il tempo della conversione è ADESSO.

Giorgio e Valentina.

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Diagnosi infallibile

Dal Vangelo secondo Luca Lc 5,27-32 In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Quelli più attenti, tra voi lettori, si saranno accorti che è lo stesso Vangelo riportato nell’articolo di sabato scorso, ed infatti è stato proprio quell’articolo dei nostri amici Antonio e Luisa a stimolare la riflessione su un altro particolare riportato però alla fine del brano ed è contenuto nella risposta di Gesù.

Gesù ci è maestro in tutto, anche nel modo in cui rapportarsi con i criticoni o (peggio) con i provocatori. Avrete notato infatti che Gesù non lascia cadere la domanda (per alcuni versi legittima) posta dai farisei/scribi, ma nello stesso tempo non dà loro la risposta diretta alla mera richiesta, ma va oltre , dando una visione diversa del suo stare in quel posto con quelle persone.

Se avessero posto la stessa domanda a noi, avremmo risposto con frasi tipo : ma a voi cosa interessa ? … e poi mi ha invitato il padrone di casa , siete forse gelosi ? …..perché voi vi credete migliori di questi qua ? …. io mangio con chi mi pare e piace !

E invece Gesù non si abbassa al loro livello (come avremmo fatto noi) , ma, al contrario, cerca di far alzare loro lo sguardo verso una verità molto più grande di quella che volevano sapere i farisei/scribi ; è come se avesse dato loro la possibilità di guardare la realtà con un orizzonte più ampio.

Succede spesso che veniamo interpellati da altre coppie con domande trabocchetto, simili nella loro costruzione a quella riportata in questo brano evangelico…. ma come fate a portare a Messa anche le bambine (quando erano piccine) ? Ma come fate a trovare tempo per pregare tutti i giorni ? Non siete normali…. povere bambine….ecc…..ma povere figlie .. fare il digiuno tutti i venerdì…

Le risposte sarebbero molteplici e di non immediata risoluzione…. però fondamentalmente abbiamo imparato a non rispondere alla mera delucidazione richiesta in senso stretto, ma cerchiamo di imitare Gesù porgendo agli interlocutori un nuovo punto di vista, e così nascono nuove risposte del tipo : quando andiamo in vacanza al mare ci portiamo anche le bimbe (quando erano piccine soprattutto) perché sappiamo che a loro fa molto bene l’aria di mare, certo…. esse non sanno quanto bene faccia tutto ciò, ma noi genitori sì…. e quindi le portiamo con noi nonostante la fatica che comporta andare in vacanza in un appartamento in affitto….. lo stesso ragionamento lo facciamo per la preghiera, la vita di fede…. loro non lo sanno quanto bene faccia, ma noi sì …

Questo è solo un esempio che vuole aiutare ad assumere lo stesso atteggiamento di Gesù…. cioè , si scavalca la domanda con un ragionamento che, se seguito , conduce l’interlocutore stesso a darsi una risposta. Quindi Gesù stava dicendo a questi scribi/farisei che i pubblicani e i peccatori sono i malati per cui il medico Gesù è venuto. Ma scopriamo insieme l’aspetto più profondo della risposta di Gesù.

Non è che forse Gesù vuole aiutare questi scribi/farisei a riconoscersi anch’essi malati e bisognosi del medico Gesù ?

Le diagnosi del medico Gesù sono infallibili. Cari sposi, quei malati siamo noi, con le nostre relazioni malate, con il nostro modo malato di vivere la castità, coi nostri gesti malati di egoismo, ecc...

Quando si va dal medico bisogna scoprire la parte malata, il medico deve vedere la nostra ferita per curarla, è necessario che il medico sappia tutto per fare una diagnosi esatta e così aiutarci nella guarigione, prescrivendoci le medicine e le cure giuste per quel male che ci affligge….. se nascondessi qualcosa al medico, come farebbe ad aiutarmi ?

Sposi, volete far diventare il vostro matrimonio ricco come un meraviglioso bouquet di fiori ? Fatevi visitare dal Medico dei medici, non nascondetegli le sofferenze, i problemi, le difficoltà spirituali e materiali …..scoprire una ferita aperta fa male, ma è necessario affinché il medico la curi…. approfittiamo della grazia del tempo quaresimale

Coraggio sposi, le diagnosi di Gesù sono infallibili !

Giorgio e Valentina.

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Sei di coccio !

Riportiamo il breve brano evangelico della santa Messa di ieri : ( Mc 8,11-13 ) In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

A chi è genitore sarà capitato almeno una volta di cominciare una discussione con un figlio in merito ad una domanda/richiesta avanzata da quest’ultimo….. mentre la discussione avanza, assume la connotazione di trattativa, ed è in questo tira-molla che si capisce la vera natura della prima richiesta….. tanti giri di parole a che scopo ?….. ai maschi non piace per niente questa situazione, anzi, fa irritare perché ci si sente presi in giro…… sarebbe meglio andare subito al sodo e comunicare da subito il vero interesse che ci sta dietro tante parole…. a volte dietro tante moine.

Sappiamo già che molti lettori staranno ridendo sotto i baffi, qualcuno forse pensa anche al proprio coniuge, qualcuno ai colleghi, ai parenti, anche al proprio parroco quando ti chiede : cosa hai da fare sabato pomeriggio ?

Come avrete già intuito, queste situazioni sono praticamente uguali a quella descritta nel Vangelo soprariportato. Ecco perché Gesù, il paziente (non nel senso di malato), anzi, Colui che è La Pazienza (di Dio) fatta carne, dopo un po’ che discute coi farisei, sospira profondamente. Gesù non è mica scemo ed ha capito che i farisei fanno tanti giri di parole senza arrivare al nocciolo….perché ? Forse perché hanno vergogna di sè stessi, della propria pusillanimità, sanno di non riuscire a sostenere un faccia a faccia con Gesù e perciò prendono il discorso “alla lontana”.

La risposta di Gesù ( anche la comunicazione non verbale ha la propria importanza ) è chiara ed inequivocabile …. sembra dire : ma mi prendi per scemo ? Guardate che ho capito il vostro giochetto….. mi avete teso l’ennesimo tranello ma io non ci casco. Se avesse dato loro un segno gli avrebbero creduto ? Si sarebbero convertiti e quindi diventati discepoli ? Noooooo…. a loro interessava solo il segno.

Cari sposi , a volte anche noi cerchiamo solo un segno da Gesù ? Anche noi discutiamo con Gesù perché sappiamo di essere solo in debito con Lui , e quindi facciamo tanti giri di parole , ma in realtà vogliamo un segno ?

Ma che segno vogliamo ? Il fatto che noi siamo suo sacramento , quindi siamo come la sua “prolunga nel tempo” per gli uomini non ci basta ? Sapere che siamo un segno sensibile ed efficace della grazia di Cristo per il nostro coniuge non è già sufficiente ? Sapere che se lasciamo agire Lui in noi, ogni nostra carezza, sguardo, abbraccio, ogni nostro gesto , è efficace come se noi “prestassimo” il nostro corpo a Cristo Gesù per amare il nostro coniuge , non è sufficiente ?

Abbiamo tra le mani un tesoro e molte volte lo sprechiamo. Chi di noi, sapendo di avere un milione di euro sul conto in banca, non lo userebbe lasciandolo in banca a marcire ?

Cari sposi, recuperiamo ciò che già siamo, riappropriamoci del nostro tesoro che gratuitamente ci è stato consegnato, ed usiamolo per la nostra eterna salute, affinché Gesù non sospiri profondamente e quando Gli parliamo ci risponda : ” Ma sei proprio di coccio eh ! ” ….ed infine, cosa più grave e terribile , facciamo in modo che non ci abbandoni , non ci lasci soli….. infatti la parte peggiore è alla fine… il Vangelo annota : ” Li lasciò, risalì sulla barca e partì...”.

Un matrimonio senza Gesù è morto .

Carissimi sposi, questa settimana facciamo in modo che Gesù non lasci il nostro matrimonio e parta lontano da noi.

Coraggio, famiglia, diventa ciò che sei ! Buona e santa Quaresima !

Giorgio e Valentina.

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Mi presti lo zucchero ?

Giovedì scorso la liturgia ci ha presentato un brano dal Vangelo di Marco, ne riportiamo solo un passaggio :

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

E’ interessante come Gesù concepisca la missione apostolica, non assomiglia a quegli imprenditori che rincorrono i grandi numeri a scapito della qualità…. sembra un po’ in antitesi con l’altro comando di Gesù di andare in tutto il mondo a convertire le genti.

Qui invece parla di una casa, parla cioè di intimità, di entrare in relazione personale con gli altri….. non ha parlato di stadi gremiti, di cattedrali da 3000 posti a sedere, non ha parlato di megaraduni di preghiera, di folle oceaniche alla processione del Corpus Domini….. ma Lui non è mica quello che era venuto per salvare tutti ? Non ha forse bisogno che i suoi discepoli lo annuncino fino a tutti i confini della terra, altrimenti come fa la sua salvezza a raggiungere tutti gli uomini ?

La prospettiva di vedere tutti gli uomini, in tutti i confini della terra, essere veri discepoli di Gesù è sicuramente esaltante e desiderabile, ma perché ciò accada c’è bisogno di passare di casa in casa, forse non fisicamente, ma è come dire che l’evangelizzazione passa attraverso una relazione personale.

Del resto anche Gesù ha avuto bisogno di cercarsi degli amici, ne ha scelti dodici, e tra questi ce ne erano tre più intimi… infatti, per esempio, ad assistere alla sua Trasfigurazione si è portato solo questi tre …. anche Gesù ha fatto delle discriminazioni….. ed invita i suoi apostoli a seguire questo stile nell’evangelizzazione.

Gesù conosce bene il cuore umano, e sa che la sua Parola di salvezza è sì rivolta ad ogni uomo, ma non ad una massa informe e sconosciuta…. a Lui piace la relazione cuore a cuore…. infatti quando si paragona al pastore dice che Lui conosce le sue pecore una ad una ecc…… bisogna rimanervi in quella casa/relazione in cui veniamo accolti.

Cari sposi, quante sono le relazioni che ci hanno accolto ? Ci sono tanti colleghi di lavoro, vicini di casa, che aspettano l’annuncio della salvezza di Gesù attraverso di noi…. certo, non crediate che abbiano in giardino i cartelli “Aspettiamo evangelizzatori di Gesù” a lato di quello “Attenti al cane“. Quando i nostri vicini bussano alla nostra porta chiedendoci “Mi presti lo zucchero?”…. è lì che entriamo in gioco come evangelizzatori…. perché con la scusa dello zucchero arriva una parola di bontà, una parola che lenisce una ferita del cuore, che cura la tristezza di un lutto, che rianima un cuore sfiduciato.

Cari sposi, insieme allo zucchero , diamo anche la Parola di Gesù che è più dolce del miele, ed aiuteremo il Signore a sciogliere qualche cuore di ghiaccio, a scalfire qualche muraglia interiore.

Coraggio sposi, insieme ce la possiamo fare di casa in casa, di relazione in relazione. E ricordatevi di tenere sempre lo zucchero in dispensa , non si sa mai !

Giorgio e Valentina.

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Quando la pasta scuoce …

Il mese di Gennaio ci ha riservato la gioia di contemplare le meraviglie della creazione del Padre in alcuni giorni in cui il cielo era sereno, l’aria tersa, i monti pieni di neve, le notti stellate e illuminate dalla luna piena; tranquilli non lavoriamo per nessuna agenzia meteorologica , però in questi giorni (almeno così qui a Brescia) è come se il Signore ci incoraggiasse ad andare avanti nel cammino di santità con entusiasmo attraverso il linguaggio della natura che ci circonda.

Ogni tanto il buon Padre risveglia in noi lo stupore del creato come nessun altro sa fare ; un po’ per destarci dall’intorpidimento del mondo ; un po’ per ritrovare il tempo di guardare un tramonto in una vita caratterizzata dalla frenesia del tutto e subito ; un po’ per consolarci nel cammino arduo della vita.

Ammirando spesso la tavolozza dei colori del cielo di questo Gennaio, non possiamo non pensare a come saranno più belli, più vividi e più splendenti i colori del Paradiso ; contemporaneamente il Signore ci parla attraverso la sua Parola proclamata solennemente nella Liturgia eucaristica che in questo tempo è ricca di incoraggiamenti e consolazioni…. come il salmo 36 nella Santa Messa di venerdì scorso 29 Gennaio.

Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza. Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore. Affida al Signore la tua via, confida in lui ed egli agirà : farà brillare come luce la tua giustizia, il tuo diritto come il mezzogiorno. Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo e si compiace della sua via. Se egli cade, non rimane a terra, perché il Signore sostiene la sua mano. La salvezza dei giusti viene dal Signore : nel tempo dell’angoscia è loro fortezza. Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva, perché in lui si sono rifugiati.

Come non commuoversi di fronte a tanta premura nei nostri confronti…. come non affidarsi ad un Dio che promette tanto e che poi mantiene sempre superando di gran lunga le nostre più ottimistiche aspettative ?

Tante coppie di sposi non confidano nel Signore e poi si lamentano, si sentono sfiduciate, abbandonate, sole e si intristiscono sempre più in una voragine che le risucchia dal di dentro….. ma senza il Signore Gesù non possiamo pretendere una vita ricca….. un santo sposo e papà bresciano , Beato Giuseppe Tovini diceva : << Senza la fede i nostri figli non saranno mai ricchi, ma con la fede non saranno mai poveri ! >>…… parole sante….. è proprio il caso di dirlo !

Ma questa realtà vale anche per noi sposi…. con la fede non saremo mai poveri . Il Salmo dice di confidare nel Signore e di fare il bene senza disgiungere le due azioni.…. sì perchè il cristiano, o meglio, il giusto (per dirla come il salmista) non si salva per le proprie azioni, ma per la grazia di Cristo.

E’ inutile fare e disfare mille cose nella nostra giornata senza confidare nel Signore.... è inutile smacchiare le camicie, è inutile andare al lavoro, è inutile accompagnare i figli a scuola, è inutile preparare la cena, è inutile cambiare i pannolini, è inutile fare i regali floreali alle spose, è inutile lavare l’auto della moglie, è inutile pagare le tasse universitarie ai figli, ecc…. è inutile, cioè non è utile, già, ma utile per cosa ?

Tutte queste ( e le altre non citate ) azioni devono avere una utilità per la nostra conversione, devono essere utili per la nostra eterna salvezza, devono cioè giovare alla salvezza della mia anima e di quella del mio coniuge, devono farci vivere come il giusto descritto nel Salmo sopracitato….. farà brillare come luce la nostra giustizia, rende sicuri i nostri passi, se cadiamo non restiamo a terra perchè il Signore sostiene la nostra mano, Egli ci aiuta, ci libera e ci salva dai malvagi perchè ? Perchè ci siamo rifugiati in Lui.

Sposi belli, Gesù è il Verbo di Dio, Gesù è proprio quella Parola di Dio, la Parola del Salmo che è diventata carne, Gesù rende reale e viva la promessa del Padre raccontata in questo magnifico Salmo.

Qualcuno di voi si starà infine chiedendo cosa c’entra il titolo con questo articolo…… quando noi facciamo tutto quello che dobbiamo fare nella nostra giornata di uomini, donne, sposi, genitori, figli, nonni, lavoratori, vicini di casa, catechisti, ma….. non confidiamo nel Signore, diventiamo come la pasta che sta troppo in cottura e diventa scotta, immangiabile e indigeribile, non è gustosa e non riesci neanche ad infilzarla perchè si sfalda appena vede la forchetta !

Coraggio sposi, dobbiamo far diventare il nostro matrimonio come una succulente pasta cotta al dente, giusta per essere gustata dagli altri e infine da Gesù.

Giorgio e Valentina.

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Senza te, niente me !

La Liturgia ci ha presentato ieri la meravigliosa festa della conversione di S.Paolo , nella Santa Messa è stato proclamato un brano tratto dal libro degli Atti degli Apostoli ( At 9, 1-22 oppure At 22, 3-16 ) di cui facciamo un breve riassunto per non dilungarci : Paolo racconta del suo famoso incontro con Gesù nella caduta da cavallo e poi dice che per riavere la vista e cominciare la sua nuova vita ha avuto bisogno di Anania ; riportiamo solo il passaggio finale : “Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”».

Noi che veniamo dopo duemila anni siamo abituati a considerare S. Paolo e la sua vita, con la sua teologia profonda, schietta, incarnata, i suoi scritti che noi sappiamo essere Parola di Dio, i suoi viaggi apostolici, la sua enorme opera di evangelizzazione…… abbiamo solo da imparare guardando alla vita di questo grande santo….. ma……. da dove è partito tutto questo ?

Spesso la risposta a questa domanda è : Damasco, la caduta da cavallo sulla strada per Damasco. Vero, sì, però c’è un passaggio che sfugge ad una lettura superficiale. Se queste righe fossero un film adesso ci sarebbe quello che viene comunemente definito “background del personaggio/protagonista”.

Immaginiamo ora che per S. Paolo non ci fosse stato Anania… chi avrebbe ridato la vista a Paolo ? Paolo starebbe ancora lì , camminando a tastoni sulla via di Damasco sperando in un miracolo. Ma ve lo immaginate Paolo che gira tutto il mondo (allora conosciuto) cieco ? Impossibile a quell’epoca e per quella società.

Anania è quella persona che lavora dietro le quinte per mettere in scena lo spettacolo dell’artista…. dietro allo spettacolo della evangelizzazione operata da Paolo c’è Anania…… lui è come quel fiammifero che ha dato vita ad un fuoco gigantesco che ha invaso tutto il mondo e continua ad incendiare il cuore di tanti fedeli che hanno incontrato Gesù grazie a S. Paolo…. Anania non è di certo salito alla ribalta ….. se adesso S. Paolo girasse il mondo per evangelizzare/fare catechesi/incontri non vedremmo mai comparire nei suoi selfie Anania…. perché Anania è colui che agisce nell’ombra… fa la volontà di Dio e questo è sufficiente…. adempie perfettamente al suo ruolo.

Insomma…. niente Anania…niente S. Paolo !

Chi avrebbe tolto la cecità a Paolo ? Chi lo avrebbe indirizzato su cosa fare in futuro ? Chi lo avrebbe incitato …. infatti gli dice : “…. gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”.

E’ un po’ come se fosse l’allenatore…. sprona, incita ma alla fine la gente va allo stadio non per vedere l’allenatore, ma l’atlteta che scende in campo. Sicuramente anche noi abbiamo avuto il nostro Anania.

Cari sposi, come primo esercizio di questa settimana vi vogliamo invitare a fare memoria del vostro personale “Anania” per poi condividerlo col vostro coniuge…… noi lo abbiamo fatto all’inizio di questa meravigliosa avventura che è il nostro matrimonio ed è stato un momento di grazia, di unione di cuori, di intimità molto più intima di quella fisica.

E poi, c’è un secondo esercizio che vi aspetta : diventare per il nostro coniuge il suo “Anania”….. il suo allenatore…. colui/colei che sprona, che incita, che invita ad andare oltre, che lo aiuta a perseverare, l’anello di congiunzione tra la terra e il cielo (poetico) , l’aurora che preannuncia i colori del sole vero (sentimentale) , il sugo sulla pasta all’amatriciana (romantico)……… insomma avete già capito, no ?

E’ un compito insito nel nostro sacramento : essere strumento di santificazione per il nostro coniuge (profetico/spirituale).

Coraggio sposi , è un compito gravoso , ma il Signore non ci lascia mai soli … sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo !

Giorgio e Valentina.

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Gli mancano gli Omega 3 ?

Leggiamo il ritornello ed una strofa del Salmo della Santa Messa di oggi :

Sal.110 RIT : Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza

Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie:
misericordioso e pietoso è il Signore.
Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.

Spesso sentiamo mogli e/o mariti che , raccontandoci le loro traversie della vita, si lamentano delle varie disavventure, delle loro tribolazioni, con la classica frase del tipo ” Il Signore si è dimenticato di noi “…. in verità le frasi spesso sono più colorite usando termini dialettali poco ripresentabili in un articolo.

Sappiamo che in Italia lo sport è molto considerato ……. panem et circenses…… ed in effetti è presente uno degli sport più praticati ; oggi diremmo : uno sport che ha i suoi “followers” ; c’è uno sport che trapassa le mode, i costumi, le epoche, gli usi dei popoli, i secoli addirittura, che piace a grandi e piccini, a ricchi e poveri, alla classe alta della società così come al cittadino medio ; è uno sport che non richiede specifiche caratteristiche fisiche, infatti lo praticano anziani e giovani, alti e bassi, magri e grassi, larghi e stretti, sani e malati, dirigenti d’azienda e semplici operai….. avete già capito ? Stiamo parlando del ” Lancio del lamento ” .

Non importa la stazza fisica che hai, l’importante è scagliare il lamento . Una commissione sta già pensando di inserirlo tra le discipline olimpiche, ma senza la suddivisione in squadre sotto una stessa bandiera nazionale, ma la formazione delle squadre seguirebbe altri parametri…… c’è il lamento di chi ha un lavoro e di chi non ce l’ha, il lamento del capo e quello dei sottoposti, il lamento delle mogli e quello dei mariti, il lamento per il meteo che non segue mai i nostri umori, il lamento dei politici e quello degli elettori, il lamento di chi non ha i soldi e di chi ne ha troppi da non riuscire a gestirli tutti, il lamento per il proprio parroco e di quelli che è da tanto che ne vorrebbero uno, il lamento di chi vorrebbe un Dio più dinamico e di quelli che non vogliono che Dio si intrometta nella vita pubblica e privata….. insomma non siamo mai contenti !

Anche a voi è capitato di imbattervi in questo sport qualche volta nella vita ?

Quando gli atleti veri eseguono il lancio del peso succede che scagliano lontano non solo la palla ma anche il peso che quella palla porta con sé , restando poi sollevati dal peso di quella palla…. siamo convinti che succeda così anche col lancio del lamento …. lo scagliamo con forza pensando di liberarci di esso e del suo peso , ma il lancio rivela sempre la sua identità nascosta di boomerang….. infatti le persone che si lamentano, normalmente si lamentano di ogni cosa ed in ogni situazione, e l’insoddisfazione di non vedere risolto il problema per il quale si sono appena lamentati, ecco che torna a loro ( come un boomerang ) sotto forma di un altro lamento pronto all’uso….. e tutto ciò in vorticoso circolo vizioso che porta all’infelicità, alla tristezza, all’insoddisfazione, alla freddezza di cuore, e dopo qualche anno si è pronti per le olimpiadi.

Mentre invece il Salmo oggi ci rivela che Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza, perché ? Semplicemente perché è Dio, non basta ? Stiamo tranquilli che la dieta di Gesù non è povera di Omega 3, notoriamente utili contro le perdite di memoria. Senza fare ragionamenti troppo alti, basti ricordarsi che Gesù è Colui che non ha esitato a consegnarsi volontariamente sul patibolo della croce per noi e al posto nostro, pur di strapparci dalle grinfie di Satana ; perché allora dovremmo dubitare del suo incondizionato amore nei nostri confronti ?

Se i cristiani sono i discepoli di Gesù Cristo, devono quindi sforzarsi di imitarlo e di conformare la propria vita alla vita del loro Maestro, giusto ? Sennò non saremmo discepoli. Avete mai sentito Gesù lamentarsi ? Provate a rileggere tutta la Passione di Gesù : non un lamento, non una parola di lamentela nei confronti dei suoi aguzzini, non una smorfia lamentosa per le angherie a cui è stato sottoposto, non un lamento nei confronti di Dio Padre, il Padre suo, a cui ha obbedito fino alla morte senza lamentarsi.

E noi , cosa siamo più di Gesù, sì da meritarci il posto in squadra per le olimpiadi del lamento ?

Cari sposi e care spose, l’allenamento per questa settimana è combattere il lamento con il suo contrario : il ringraziamento. Ringraziare Dio che ci ha donato questa moglie/questo marito e non un altro ; ringraziare non delle tribolazioni passate in quanto tali, ma per il fatto che Gesù non ci abbia abbandonato in quelle circostanze ; ringraziare di quello che abbiamo nel nostro sacramento, perché è per la nostra santificazione nel matrimonio ; ringraziare che i difetti del mio coniuge sono un aiuto alla mia santificazione e non un intralcio……. se fosse perfetta/o come faremmo a crescere nella pazienza, nella perseveranza, nella fortezza, nella speranza, nella carità, nella magnanimità, nella misericordia ?

Sposi, state tranquilli che a Gesù non mancano gli Omega 3 !

Giorgio e Valentina.

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Il migliore del gregge ! parte 2

Gv 1, 35-42 Dal Vangelo secondo Giovanni :

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.

Eccoci ancora qui per continuare il nostro approfondimento su questo brano. Settimana scorsa abbiamo meditato sul fatto che anche il nostro matrimonio deve imitare Giovanni Battista ( il link all’articolo di settimana scorsa Ecco il migliore del gregge ! parte 1 ) ; cosicché abbiamo scoperto di avere un missione per certi versi molto più ardua di 007.

Ma oggi ci concentreremo su un altro particolare descritto in questo brano evangelico, e cioè sull’orario ; l’evangelista infatti racconta : “erano circa le quattro del pomeriggio “.

Se provate a scorrere la Bibbia troverete poche volte l’indicazione dell’orario in cui è avvenuto l’evento descritto …… per esempio durante la Passione di Gesù …. a mezzogiorno si fece buio…. e poi la crocifissione di Gesù alle tre del pomeriggio…. e altri .

Ma perché di questo incontro Giovanni riporta l’orario ? Non è forse giusto e più importante segnare sì gli orari della Passione di Gesù ma non quella di tutti gli incontri di Gesù ? Cos’ha di così significativo quest’incontro da meritare di esserne ricordato addirittura l’orario nel Vangelo ?

In qualche parte del mondo c’era l’usanza di fermare le lancette degli orologi al momento della morte del parente, soprattutto si fermava l’orologio che era appeso nella stanza del morto. E’ una consuetudine che dice tanto : uno dei motivi era quello di ricordare e segnare il momento della morte nella memoria dei familiari , anche per questioni medico/legali , ma soprattutto ricordava a chiunque entrasse a far visita alla salma che ormai il tempo per quella persona era finito, era trapassato in una dimensione in cui il tempo non conta, era una usanza salutare per l’anima.

Questo breve excursus era solo per testimoniare come alcuni eventi nella vita assumono una dignità tale da essere scolpiti nella memoria anche grazie al ricordo dell’orario. Infatti chiunque incontrava Gesù non restava indifferente…. o lo accettava nel proprio cuore oppure lo rifiutava, ma non con indifferenza….. ed è così anche adesso…… meglio caldi o freddi dice la Scrittura, perché tiepidi non si è né carne né pesce, e a Gesù non piacciono le mezze misure.

Sembra un tipo strano Gesù, ma se riflettiamo un attimo, anche noi siamo così…. a chi di noi piacerebbe avere un mezzo amico, una mezza moglie/marito, un figlio che non è proprio figlio, una casa a metà ? Tantissimi di noi infatti scorazzano per le strade delle nostre città con le proprie mezze automobili….. così come amiamo guardare i film a metà, senza conoscerne la fine…. per non parlare poi di quando la moglie controlla se il marito ha eseguito la pulizia della cucina come esige lei , la moglie conosciuta anche col pauroso soprannome di “Terrore degli acari“…. se fai un lavoro fallo bene ! Vedete che in fondo Gesù non è poi così tanto strambo nelle sue richieste !

Questo incontro di Gesù con i suoi primi discepoli ( che diverranno due Apostoli ) è stato talmente importante per loro da ricordarsene addirittura l’orario. Come a dire …. come faccio a scordarmi di quando ho incontrato Colui che ha cambiato la mia vita ? Mi ricordo benissimo come se fosse successo 5 minuti fa…. erano le quattro del pomeriggio di quel giorno, di quell’anno, in quel posto….. Da quel momento la mia vita, il mio cuore, la mia volontà, i miei affetti, il mio lavoro…. (l’elenco sarebbe lungo) ….. insomma : tutto di me è cambiato. Perchè ? Ho incontrato Gesù.

Il cristianesimo non è slegato dal reale, dall’umanità, dal concreto…. è così vero che addirittura il Verbo si fece carne e venne ad abitare tra noi…. come a dire che non si è fatto pensiero, il Verbo non si è fatto filosofia di vita, non si è fatto relazione astratta, non si è fatto amore platonico, non si è fatto sentimentalismo, non si è fatto buoni propositi mai realizzati, non è un alieno Gesù , ma si è fatto carne, cioè vero uomo, vivo, reale, presente, che agisce nel tempo anche in orari precisi.

Anche nel nostro matrimonio elevato alla dignità di sacramento Gesù si è manifestato un giorno preciso, in un orario preciso, un momento preciso nel tempo, non a casaccio, non secondo il caso, non si è affidato alla dea fortuna oppure all’oroscopo del giorno. Infatti la Chiesa Cattolica ci ha da sempre insegnato a operare concretamente nel tempo lungo il corso della giornata, donandoci varie preghiere che segnano l’orario quotidiano, donandoci gesti e rituali da compiere ad orari precisi perchè il Verbo non si è fatto astrazione, ma…… vuole diventare carne, vita, sangue, lacrime asciugate, ginocchia piegate, camice stirate, risotti con la fogliolina decorativa in mezzo, parole confortanti allo sfiduciato, incoraggiamenti a migliorare, dolci rimproveri, piedi scaldati dal marito, abbracci dati per conto di Gesù, baci donati per conto di Gesù.

Cari sposi, a che ora avete incontrato Gesù ? Oppure è ancora astratto nel vostro matrimonio ?

Occhio all’orologio !

Giorgio e Valentina,

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Ecco il migliore del gregge ! parte 1

Riportiamo il vangelo di ieri : Gv 1, 35-42 Dal Vangelo secondo Giovanni :

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.

Come avrete notato, la Chiesa Cattolica, attraverso la sua Liturgia, ci presenta nel Natale il bambin Gesù che commuove dentro di noi tanti sentimenti di tenerezza e dolcezza…… complici anche i canti e l’atmosfera creata dai bellissimi presepi….. ma, nello stesso tempo, ci viene presentato il motivo della venuta in questo mondo di quel Bambinello…. e già ce lo rivela il suo dolcissimo nome : sappiamo infatti che Gesù significa Salvezza ( Dio salva, Dio è salvezza ) , tant’è vero che lo chiamiamo anche Salvatore, già…… ma come ha fatto a salvarci ? Morendo in croce per noi e al posto nostro.

Ci viene presentato questo bambin Gesù, e , nei giorni a seguire, ci viene spiegato chi è questo bambino, qual è la sua missione, per quale motivo Dio si è disturbato così tanto da mettere in piedi tutta la strategia per salvarci dal peccato, dal Male, dalla schiavitù del Demonio…… in termini tecnici si dice “l’economia della salvezza”.

Ma perchè agisce così la Chiesa ? Non era meglio lasciarci avvolti da quei sentimenti di tenerezza davanti ai presepi ? Non era meglio coccolarci con la ninna nanna cantata a quel Bambino ? Non piace alla Chiesa, forse, vederci tutti commossi coi lacrimoni da presepe ?

Apparentemente la Chiesa fa la figura della madre acida, crudele coi propri figli, che non li lascia neanche sognare per un minuto con la loro innocenza infantile. Riflettiamo anche oggi sul Vangelo scoprendo qual è la pedagogia della Chiesa Cattolica ….

Il Vangelo di oggi ci descrive Giovanni Battista che indica Gesù come l’Agnello di Dio e “perde” due dei suoi discepoli…. sì, li perde lui ma li conquista a Gesù. Il primo insegnamento per noi sposi è imitare questo atteggiamento del grande Giovanni Battista, che non fa la primadonna, ma si mette a servizio di Gesù preparando il terreno nell’anima dei suoi discepoli in modo che siano pronti all’incontro con Gesù… e infatti Andrea sarà pronto a seguire Gesù e a sua volta essere missionario.

Cari sposi, il matrimonio sacramento è una vera e propria missione (il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di una vero e proprio ministero) simile a quella di Giovanni Battista…. preparare l’anima del nostro coniuge all’incontro con Gesù, è un lavoro quotidiano fatto di dolci rimproveri, di ténere parole per spronarlo/la ad essere più santo/a. Non dobbiamo permettere a niente e nessuno di distrarci in questo grave compito/missione. E questa missione naturalmente si riverbera sui figli che Dio ci ha affidati, siano essi figli biologici o no, poco importa.

Cari sposi, non dobbiamo aver paura di “perdere” i nostri discepoli, dobbiamo invece preoccuparci di conquistarli a Gesù. Abbiamo una missione sposi , ed è molto più impegnativa di quella di 007.

Buona missione !

Giorgio e Valentina,

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Finalmente t’ho visto!

La liturgia oggi ci propone il Vangelo che racconta la presentazione al tempio di Gesù bambino ; e descrive, tra le altre, la figura di un anziano : Simeone, il quale, aveva chiesto al Signore di non morire prima di aver visto il Messia tanto atteso, e Dio glielo aveva concesso. Finalmente lo prende in braccio e prorompe in una preghiera che è diventato un cantico con cui la Liturgia ci fa pregare ogni sera prima di addormentarci :

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Innanzitutto dobbiamo essere grati alla Parola di Dio perché non risparmia di presentarci come modelli di vita persone di ogni età, come a dire che la santità è per tutti ; inoltre ci insegna che non c’è un’età giusta per convertirsi, per cambiare vita, per lodare il Signore, per ringraziarlo ed adorarlo, per accoglierlo nel proprio cuore, nella propria vita, nella propria quotidianità.

Ci siamo mai chiesti qual è l’età migliore per convertirsi ?

Incontriamo molte persone che dichiarano di fare i conti con Dio solo nel momento della morte. Come a dire che adesso vogliono disporre della vita secondo i propri desideri (i desideri della carne) ….. goditela fino in fondo finché puoi….. se non lo fai adesso che sei giovane ….. non lasciarti scappare l’occasione di provare questo o quello…… io nella vita voglio provare di tutto……. Spesso io rispondo : visto che vuoi provare di tutto perché non provi a convertirti e a credere al Vangelo ?

Cari sposi, non lasciamoci scappare neanche un giorno senza convertirci e credere al Vangelo, sapete qual è il momento migliore per convertirsi, per far entrare Gesù nella propria vita ?

Aspettate a fare una ricerca su Google, fermi dove siete , non cercate lo smartphone per chiamare subito la vostra vecchia catechista di quando eravate bambini, non aprite la Bibbia, non correte subito alla vostra fornitissima libreria di testi spirituali……. è una risposta così disarmante nella sua semplicità.

Il momento giusto e perfetto per convertirsi è OGGI, è ADESSO …… appena avete finito di leggere questo articolo un po’ balordo, anzi mentre lo state leggendo, perché nessuno di noi sapeva con certezza che si sarebbe svegliato oggi e questo giorno potrebbe essere l’ultimo treno per il Paradiso….. non dobbiamo aspettarci di diventare vecchi per vedere la salvezza.

Molte coppie ci dicono : il Signore si è dimenticato di noi….. dice di essere misericordioso ma poi non si fa vivo nella nostra vita……. il nostro matrimonio è tormentato da tante prove…… la nostra famiglia ha sempre un sacco di problemi….. finito un problema non fai in tempo a tirare un sospiro di sollievo che se ne presenta subito un altro. Una prova chiara e inconfutabile della misericordia di Dio è il fatto che stamattina ci siamo svegliati, quindi il Signore ci dà un’altra, l’ennesima possibilità di convertirci anche oggi, non sappiamo se domani ci userà ancora misericordia.

Cari fidanzati in cammino, cari sposi novelli, cari sposi avanti negli anni di matrimonio, cari sposi che siete ormai nonni : dobbiamo imparare dal vecchio Simeone a vedere la salvezza di Dio nell’oggi della nostra quotidianità.

Se impariamo a vivere così, ogni nostro gesto di amore in famiglia prenderà il sapore dell’eternità, della salvezza fatta carne ; allora i nostri occhi si apriranno e potremo pregare ogni sera , prima di addormentarci, con le parole e la serenità di Simeone perché “ anche oggi i miei occhi hanno visto la tua salvezza “.

Sposi, prima di addormentarci stasera, guardiamoci negli occhi e ringraziamo il nostro coniuge per i gesti di amore che ci hanno fatto sentire vicina la salvezza.

Buon Natale.

Giorgio e Valentina.

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Quanta fretta, ma dove corri?

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-45) :

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Soffermarsi a meditare su questi brani del Vangelo di Luca è veramente commovente. Sono brani , questo come quello dell’Annunciazione, che trasudano di genuinità, sono freschi nella loro semplicità ed essenzialità, squarci di vita familiare in cui ci si può immergere senza accorgersi che il tempo passa. Luca è un tipo preciso, quasi pignolo, e quindi nel riportare questi avvenimenti ha tralasciato di raccontare particolari che distolgano l’attenzione dal quadro principale. Ne ripercorreremo solo alcuni spunti che ci aiuteranno nel nostro cammino , ricordando ai lettori che se vogliono approfondire questi testi basta cercare tra i Padri e Dottori della Chiesa e vi troveranno fonti per crescere nella fede.

Avete mai notato che Maria imita subito l’Arcangelo Gabriele? L’evangelista non ha ancora finito di descrivere l’Annunciazione che già comincia con questo brano. Come se avesse fretta di andare al sodo e proseguire la narrazione. Non si sofferma a descrivere come Maria abbia raccontato tutto l’accaduto al fidanzato Giuseppe , o altro. No, non è necessario ai fini del Vangelo. Mette in evidenza che Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa.

Pensando alla scena, ci si può immaginare i parenti dei due novelli sposi, che bombardano Maria di domande del tipo : Dove vai con tutta questa fretta? Fermati almeno per il brindisi e il taglio della torta, facciamo almeno un selfie con te e Giuseppe…. quanta fretta, ma dove corri? (Viene in mente la famosa canzone di Bennato). Maria si alzò, ma perché riporta così l’evangelista? Forse prima era seduta?

No… è un modo per dire che Maria prese questa decisione in modo risoluto. Non è esplicitata la motivazione di tale decisione però possiamo immaginarne qualcuna , non per far dire al Vangelo ciò che non dice, ma per entrare nella scena come se fossimo lì…… potremmo banalmente ipotizzare che Maria avesse voluto verificare la veridicità delle parole dell’Arcangelo Gabriele…. oppure che fosse legata affettivamente ad Elisabetta e non vedesse l’ora di incontrarla per raccontarle tutto…. oppure voleva semplicemente aiutare nei servizi e nelle faccende domestiche la cugina in età avanzata col pancione…. oppure voleva partorire lontano da Nazaret…. insomma non è importante quale sia la versione, importante è invece il fatto che Maria “si alzò“, cioè che prese una decisione e che “andò in fretta“.

Quasi come volesse imitare l’Arcangelo Gabriele…. lei era appena stata visitata e quindi per imitazione va anch’essa a fare una visita.

Cari sposi, anche a noi è accaduto il giorno della nostra “annunciazione”. Sapete quando? Il giorno in cui il nostro matrimonio è divenuto sacramento. Cioè? Aspettate care spose a sentirvi già delle Madonne…. insomma in quel giorno il Signore ci ha annunciato che aveva bisogno di noi due, insieme, un solo corpo, un solo cuore, una sola anima, per “partorire” Gesù nel mondo…. eh? Sì, così come Maria è stata la prima culla di Gesù per farlo entrare nella storia umana, così desidera che noi, sì, proprio noi, siamo delle culle per far nascere nuovamente Gesù nella storia umana….. certamente in una maniera diversa da Maria, la Vergine Immacolata…. non possiamo paragonarci a Lei, ma possiamo però imitarla. E così noi, col sacramento siamo diventati dei segni sensibili ed efficaci della presenza di Cristo nel mondo…. per dirla in maniera sentimentale e poetica è come se avesse trasformato noi due nel “nuovo utero” (spirituale) in cui Gesù cresce.

E’ semplicemente affascinante, incredibile, bellissimo, super… ma nello stesso tempo gravoso. Eh… già, perchè imitare Maria significa prendere questa benedetta decisione in modo risoluto, alzarsi (cioè non stare fermi sui nostri comodissimi divani), fare la fatica di andare in una regione montuosa (quindi non facile) e andare a fare visita agli altri che aspettano Gesù nel proprio cuore, anche se non sanno di averne bisogno, e farlo in fretta…… ma attenzione…. non è la fretta che conosciamo noi … non è la frenesia delle nostre vite moderne…… nooooo…… è la fretta di compiere la volontà di Dio…… è la fretta di portare Gesù agli altri……. è la fretta che il Regno di Dio si compia nelle nostre vite……. che il Verbo diventi carne nella nostra storia, nel nostro matrimonio.

Coraggio sposi, il matrimonio sacramento è un’avventura meravigliosa e affascinante.

Il regno di Dio è vicinisssssssimo…… Auguri di un Santo Natale.

Giorgio e Valentina.

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Non te lo dico !

Riportiamo il Vangelo di ieri nel giorno di S- Giovanni della croce :

Dal Vangelo secondo Matteo 21, 23-27
In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

E’ proprio un tipo sorprendente Gesù, infatti anche questa volta stupisce tutti, perché non dà mai risposte scontate e men che meno compie azioni scontate. Ma perchè i capi e gli anziani del popolo pongono la domanda a trabocchetto solo a Gesù? Non potevano rivolgere la stessa domanda agli altri rabbini che insegnavano nel tempio? Cos’è che dà fastidio dell’insegnamento di Gesù?

In effetti c’è qualcosa nell’insegnamento di Gesù che lo contraddistingue, che lo rende speciale rispetto agli altri rabbini che insegnavano nel tempio. Noi, che veniamo dopo duemila anni, sappiamo che a parlare non è un rabbino come altri, e nemmeno un rabbino più dotto o più santo di altri, ma è la Parola di Dio fatta carne, la seconda persona della Santissima Trinità.

Ma…. Gesù non andava in giro con la patente di Figlio di Dio, non aveva un passaporto con il timbro del Regno dei cieli, sulla sua carta d’identità non c’era la dicitura Figlio di Dio nel riquadro “segni particolari”…. quindi chi lo ascolta pensa di aver a che fare con un semplice uomo, certamente molto dotto e sapiente, ma insomma sempre di uomo si tratta… un rabbino un po’ più istruito e carismatico forse…. però avvertono una particolarità, quale ?

L’autorità che emana il suo dire, il suo parlare, il suo operare, la sua persona insomma.

E’ proprio così, tra le tante “voci” che anche oggi “parlano” , l’unica che dà fastidio è quella di Gesù. E come parla Gesù al mondo d’oggi ? Attraverso la sua Chiesa certamente, ma in particolare per la evangelizzazione del mondo lavorativo, familiare, educativo ?

Cari sposi, noi siamo nel mondo quella “voce che parla” nel nome di Gesù, al posto di Gesù…. perchè il nostro sacramento ci ha resi profeti, testimoni, segni sensibili ed efficaci della grazia di Cristo…. è un po’ come se ci avesse investito della carica di suoi “alter ego”, suoi ambasciatori nel mondo, in sua vece quindi.

Se le nostre vite sono permeate da Gesù, quando il mondo entra in contatto con noi sposi, ecco che si comporta alla stregua di quei capi e anziani del popolo descritti nel brano evangelico di cui sopra…. già, perchè Gesù dava fastidio allora e continua a farlo oggi. Il mondo è infastidito dalla Verità, perchè il principe di questo mondo è il Diavolo. E noi come dobbiamo comportarci quando veniamo interpellati dal mondo in merito all’autorità con cui noi testimoniamo ?

Vi diamo due compiti questa settimana, cari sposi :

1 – fare un’esame di coscienza della nostra vita/del nostro matrimonio per verificare quanto la nostra vita è permeata dalla fede in Gesù. Più la nostra vita combacia con la vita di Gesù , e più questa nostra vita avrà l’autorità di Gesù.

2 – Prima di rispondere alle domande a trabocchetto del mondo d’oggi è necessario riflettere, infatti Gesù stesso ci insegna che non tutte le domande meritano una risposta.

Coraggio sposi, che il Regno di Dio è vicinissimo.

Giorgio e Valentina.

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