Dall’immondizia al trono

Sal 112 (113) Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore. Su tutte le genti eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria. Chi è come il Signore, nostro Dio, che siede nell’alto e si china a guardare sui cieli e sulla terra? Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo.

Il Salmo di oggi è un inno alla gloria del Signore, alla Sua essenza divina, la quale, però non rimane estranea agli affari dell’umanità, lo sappiamo bene, tant’è che si è fatto carne, ma il salmista non lo sapeva e quindi ci ha regalato questo inno glorioso.

Ci concentriamo sull’ultima frase, perché uno dei problemi di quest’epoca è quello di aver smarrito i punti cardine della fede, purtroppo anche dentro la Chiesa non mancano i fedeli che vivono con la convinzione di non far niente di male e di non farne a nessuno, solo perché vivono come onesti cittadini, ma il cristianesimo è molto di più. Indice di tutto ciò è il crollo di frequentazione dei confessionali.

Sembra smarrito il senso del peccato, direbbero molti, ma forse c’è ancora qualcosa che precede questo senso del peccato, e ci sembra che si possa riassumere nel pensiero che in fondo in fondo, l’uomo moderno, pensa di essersi fatto da solo. E questo pensiero malsano ci pare stia alla radice del senso del peccato, poiché se io mi sono fatto da solo, non esiste il Creatore, quindi cosa sia il bene e il male lo decido da me stesso.

Tutto chiaro, no? Diremmo che è un ragionamento logico che non fa una grinza, il problema però sta nel fatto che l’uomo moderno sembra aver perso anche il lume della ragione, non solo il senso del peccato. I fatti stessi sono lì a dirci che nessuno di noi ha scelto di esserci nel mondo, nessuno ha scelto di nascere, nessuno ha scelto il proprio nome… ognuno continui la lista come ritiene opportuno. All’uomo moderno bisogna ricordare che l’erba è verde e che le foglie cadono in autunno, pazienza.

Tra le verità che bisogna ricordare al fedele moderno c’è anche quella che Dio è sempre pronto a perdonarci, invece al fedele moderno piace un dio che tutto scusa. Siamo passati da “Dio che tutto perdona” a un dio che tutto scusa.

Nel matrimonio gli sposi trovano un luogo (luogo di relazione) privilegiato, poichè sperimentano ogni giorno cosa sia il perdono dato e ricevuto, sperimentano cosa significhi essere perdonati dopo aver mancato al comandamento dell’amore.

Quando si viene perdonati davvero, l’altro coniuge non fa finta che non sia successo niente, ma ci dona una nuova vita, ci dona un’altra possibilità per riscattare noi stessi, è un atto di stima verso noi stessi e ci sprona al cambiamento, ci sprona a combattere la nostra cattiveria per non commettere più quello sbaglio, per non ricadere più così in basso.

Il perdono è un amore in eccesso, in economia direbbero che è un surplus, il coniuge che dona il per-dono (badare all’etimologia) è come se dicesse : Ti amo di più io intanto che tu non riesci a ricambiarmi… è un super-dono il perdono.

Se applichiamo questa bella esperienza della relazione matrimoniale con la relazione con Dio, allora si capisce meglio come il salmista abbia potuto scrivere: Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo.

Il Signore fa infinitamente di più di quello che fa il nostro coniuge quando ci dona il suo perdono, poiché ci prende dalla nostra immondizia (cioè nel peccato) e ci fa sedere sul trono dei prìncipi, ovvero tra i salvati, salvati dalla Sua Grazia.

Potremmo desiderare di più? Coraggio allora, sposi, accostiamoci con più frequenza al confessionale per poter sedere più spesso tra i prìncipi.

Giorgio e Valentina.

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