Oggi parlerò della quarta missione specifica degli sposi, la Fraternità, vedi articoli precedenti per rivedere le prime tre missioni:
Introduzione – 1° missione: Immagine e somiglianza, unità e distinzione nell’amore – 2° missione: Come Cristo ama la Chiesa e come Dio ama l’umanità – 3° missione: Paternità e Maternità:
Nella forza e nella luce dello Spirito gli sposi formano tra loro una fraternità cristiana, la allargano ai figli e a quanti incontrano. In Amoris Laetitia, al n° 184: “Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva” e al n° 194: “Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità s’irradia come una promessa sull’intera società”.
Come dicevo in un precedente articolo, spesso non siamo consapevoli che le cellule che compongono la società sono le famiglie e ogni cellula vive per conto proprio, come se non facesse parte di un unico corpo. Gli sposi abitualmente non sanno che hanno questo potere di costruire fraternità, basta chiedere se conoscono il catechismo della chiesa cattolica al n° 1534, articolo che nomino spesso: Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri.
Quando nasce un figlio, un figlio di Dio, nasce sempre fratello di tanti. Chi è il primo dei fratelli? Gesù Cristo è il primo dei nostri fratelli.
Perciò l’educazione cristiana dei figli è educazione alla fraternità: avere lo stesso papà, mangiare alla stessa tavola, trovarsi insieme alla nostra famiglia grande alla messa domenicale, abituarci a guardare gli altri come fratelli in Cristo, fratelli e sorelle. D’altra parte, l’unica preghiera che ci ha lasciato Gesù comincia con “Padre nostro” e non “Padre mio”, perché come facciamo ad amare Dio che non vediamo, se non siamo in grado prima di voler bene alle persone che frequentiamo? Gesù ci ha detto inoltre che ogni cosa che facciamo a qualcuno, è come se la facessimo a Lui.
La Fraternità Sposi per Sempre è giuridicamente un’associazione privata di fedeli, ma è stato deciso di chiamarla “Fraternità” per sottolineare come deve essere il rapporto tra le persone che la frequentano: tutti diversi, con storie differenti, ma chiamati e riuniti dallo stesso Padre e dallo stesso Spirito che semina nei cuori.
È vero che non è facile andare d’accordo con tutti ed essere vicino agli altri in vario modo, anche per motivi di tempo (siamo tutti costantemente pieni d’impegni e di corsa), però almeno la consapevolezza di come stanno le cose e il desiderio, cioè “vorrei, ma non riesco”, dovrebbero esserci.
Effettivamente non siamo capaci di mettere in pratica la Fraternità neanche la domenica, in chiesa, nella nostra parrocchia, durante la messa: basta guardare come scegliamo i posti a sedere ben distanti, come guardiamo gli altri, quali parole usiamo (spesso per spettegolare e dire male) o quanto stiamo in silenzio, anche quando magari sappiamo che la persona vicina di panca sta vivendo un momento difficile e avrebbe bisogno solo di una parola di conforto o di amicizia. Appena finita la messa, ognuno per i fatti suoi, neanche ci si saluta a volte, altro che fratelli e sorelle; eppure, pochi minuti prima abbiamo detto “Padre nostro”.
Inoltre, noi che andiamo alla messa domenicale, almeno con il pensiero, ci dovremmo preoccupare della stragrande maggioranza che non è venuta e che non conosce la bellezza di questo appuntamento con Gesù, perché Lui vuole salvare anche loro, così come non dovrebbe mai mancare una preghiera quotidiana per i fratelli, specialmente per quelli in situazioni particolari e per tutti quelli che si sono raccomandati a noi.
Così agli sposi è consegnato questo compito di usare il corpo per creare il Corpo di Cristo, cioè la famiglia grande: ci sono persone che solo noi possiamo abbracciare, essere loro vicine e prendercene cura. Siamo strumenti di Dio: chi può mostrare come Gesù ama, se non chi ha ricevuto il Sacramento del matrimonio e lo sperimenta quotidianamente nella relazione con l’altro? Ecco, cerchiamo di portare avanti la nostra missione sacramentale e ricordiamoci sempre che esistiamo come Sacramento prima di tutto per costruire e edificare il popolo di Dio.
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
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