Il 30 giugno scorso si è concluso il 13° Convegno Teologico Pastorale di Mistero Grande, “Matrimonio e Regno di Cristo: la dimensione profetica degli sposi” (La famiglia cristiana proclama ad alta voce allo stesso tempo le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata” – LG 35).
È stato un convegno molto bello, per vari motivi: innanzitutto essere insieme a 380 persone (bambini/ragazzi esclusi) che credono nel Sacramento del matrimonio e vogliono crescere nell’amore, è sempre un momento particolare e arricchente; ho avuto anche il privilegio di conoscere fisicamente diverse persone e coppie con cui avevo parlato o collaborato per varie iniziative, mi ha fatto molto piacere.
Mi ha colpito la presenza di una trentina di sacerdoti e di alcune consacrate che evidentemente hanno compreso la centralità della famiglia nell’evangelizzazione e la sua importanza per il futuro della società, della chiesa e del mondo intero.
È un aspetto molto importante, perché veniamo da un periodo storico in cui, i profeti sono stati identificati con i personaggi del vecchio testamento, ad esempio Isaia o Elia che parlavano al popolo, oppure al massimo i sacerdoti/consacrati sono stati visti come gli unici che con la loro presenza ricordano che esiste un’altra vita: così gli sposi sono finiti a collaborare con i preti, magari svolgendo compiti o ruoli nella parrocchia, come il catechismo dei bambini o l’animazione della liturgia/messa domenicale.
I coniugi non sono quasi mai stati visti come un segno profetico in quanto sposi e le conseguenze sono evidenti: se domandi a qualcuno chi è la Chiesa, ti risponderanno che sono i sacerdoti, i vescovi e il papa. Abbiamo delegato tutto ai preti: se le chiese sono vuote, ci deve pensare lui a invitare le persone, se ci sono problemi fra le coppie, i problemi li deve risolvere lui e dell’evangelizzazione se ne deve occupare lui.
Ci ha fatto anche comodo qualche volta non essere protagonisti della missione e rimanere chiusi nella nostra “comfort zone”, un impegno in meno e tempo guadagnato, ma ci sono posti dove solo gli sposi possono arrivare e non il sacerdote: dove lavoriamo, ci siamo solo noi, quando camminiamo in giro o andiamo a fare la spesa, siamo solo noi che possiamo creare relazioni, trasmettere la bellezza e seminare la fede. Per gli sposi qualsiasi luogo è idoneo per mostrare “qualcosa” di Dio.
Dai contenuti del convegno è risultato ben evidente che, gli sposi sono profeti del regno di Dio perché rendono visibile, attraverso la quotidianità, come Dio ama: sono tabernacoli ambulanti, presenza tangibile di Gesù, nonostante le fragilità, i litigi e tutte le mancanze e imperfezioni che si portano dietro. Non dobbiamo pensare che ci siano coppie di un certo livello in cui sembra tutto perfetto e che non abbiano anche loro difficoltà, alti e bassi e problemi da risolvere: è una visione fuori dalla realtà e non corrispondente alla nostra condizione umana; infatti, le coppie che hanno il coraggio di aprirsi con altre scoprono spesso che condividono le stesse problematiche.
Profeta è chi parla/testimonia a nome di Qualcun Altro, ma al contrario del sacerdote, non è necessario fare omelie o trattati teologici, basta mostrare l’amore, quello vero, quello che ci ha insegnato Gesù: un amore fatto di tenerezza, ma anche di perdono, di sacrificio, di pazienza e anche di sofferenza, a volte.
Tutti si lamentano della mancanza di vocazioni, ma se nessuno in famiglia fa toccare con mano questo tipo di amore, come possiamo pretendere che qualcuno s’innamori dello Sposo e decida di dedicargli la vita?
Le nozze sono segno delle nozze che Gesù vuole fare con ogni singola persona e con tutta la comunità: quindi gli sposi sono profeti e costruttori del regno di Dio che già ora, su questa terra comincia a crescere e che vedremo compiuto un giorno in cielo. Ovviamente i coniugi sono un segno imperfetto, ma questo non ne diminuisce l’importanza.
Non posso non fare un richiamo alle persone separate che, nonostante il fallimento umano, rimangono fedeli al Sacramento: la profezia, in questo caso, passa attraverso una testimonianza gioiosa, ma anche ferita, perché richiama Gesù fedele, nonostante i nostri tradimenti, abbandoni e tutte le cavolate che possiamo fare; mostrano il volto dello Sposo lasciato solo, il non amato e sottolineano che il Sacramento non è un francobollo, ma corpo dato per amore.
Il prossimo anno il convegno di Mistero Grande sarà dedicato al secondo regalo che gli sposi ricevono il giorno delle nozze, quello sacerdotale, mentre nel 2026 verrà affrontato l’ultimo dono, quello regale.
I tre doni (profetico, sacerdotale, regale) implicano anche una grande responsabilità e impegno; infatti, al convegno è stata detta questa frase che mi è rimasta impressa: con ciò che sai, insegni, con ciò che sei, incidi, proprio a sottolineare che gli sposi riescono a mostrare Dio in proporzione a come si amano.
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
Grazie.
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