Il senso di colpa non viene da Dio. Ne sono certo di questa affermazione. Il senso di colpa non è mai buono. Bisogna intendersi però. Il senso di colpa non va confuso con il senso del peccato. Sono due cose completamente diverse.
Il senso di colpa ti imprigiona. Il senso di colpa ti fa credere che tu sei il tuo errore. Che non puoi cambiare, che sei così e sempre lo sarai. Che è inutile impegnarsi e cercare di modificare quel tuo atteggiamento o comportamento perché tornerai inesorabilmente a caderci. Perché è parte di te. E’ radicato in te. Il senso di colpa si manifesta con pensieri del tipo: ecco l’ho fatto di nuovo, sono proprio irrecuperabile, non sono capace di fare nulla, faccio solo disastri, sono una frana. Tutti pensieri che si possono riassumere in sono fatto così. Mi faccio schifo. Il senso di colpa è sempre frutto di una mancanza di amore che induce a credere di non valere, di non essere abbastanza. Spesso i peggiori giudici di noi stessi siamo proprio noi. Sentenze definitive e senza appello.
Il senso del peccato è diverso. Il peccato è altro rispetto a noi. Questa situazione esistenziale viene dall’amore. Siamo consci di essere amati da un Padre misericordioso e ci dispiace esserci comportati in un certo modo non buono. Ma in questo caso non ci sentiamo condannati e non ci sentiamo brutti. Siamo preziosi agli occhi del Padre e questa è una certezza che ci riempie di autostima e di consapevolezza su chi siamo. Non ci facciamo schifo, ci fa schifo quello che abbiamo fatto, ci fa schifo il peccato. Peccato che non è parte di noi. Questo ci dà la motivazione per contrastare in futuro il ripetersi di certi comportamenti che non sono buoni e non fanno bene a noi e a chi ci vuole bene.
Il senso di colpa viene da Satana, il senso del peccato viene dallo Spirito Santo. E noi come ci comportiamo con nostro marito o nostra moglie? Riusciamo a dare voce allo Spirito Santo?
Come non pensare all’episodio evangelico dell’adultera. Lei era piena di senso di colpa, era stata giudicata dai farisei ma ancor prima da sé stessa. Non si piaceva. Non si era mai sentita davvero amata. Per questo peccava! Gesù ha saputo guardare quella donna non con il disprezzo dei farisei, ma con lo sguardo dell’innamorato che scorge tutto il valore della sua amata. Questo ha permesso all’adultera di separare il peccato da sé stessa. Non si è più sentita brutta e sporca ma ha visto, forse per la prima volta, tutta la meraviglia che era. Questo attraverso lo sguardo di Cristo.
Ciò che siamo chiamati a fare noi sposi l’uno con l’altra. Quante volte abbiamo commesso peccati ed errori. Quante volte ci siamo sentiti brutte persone. Lo sguardo della persona amata può aiutarci a ritrovare la nostra bellezza e il nostro valore. Siamo preziosi e l’altro ci permette di comprenderlo.
Il segreto che ho imparato nel mio matrimonio, per essere capace di scrivere sulla sabbia le mancanze della mia sposa e non di lanciarle pietre, come magari facevo all’inizio della nostra storia insieme, è proprio essere capace di fare memoria. Memoria di tutte le volte che ho sentito l’amore misericordioso di Gesù su di me e sulla mia storia e memoria di tutte le volte che ho mancato nell’amare la mia sposa e lei mi ha perdonato. La cosa bella è che più passano gli anni e più la mia memoria si riempie di perdoni dati e ricevuti e questo mi lega sempre più alla mia sposa in una relazione toccata dalla fragilità e dagli errori e per questo capace di far sperimentare un amore gratuito e benedetto da Dio.
Antonio e Luisa
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