Inna[Morata] per sempre? L’instagrammabile leggerezza delle apparenze

È notizia di questi giorni che la famosissima coppia vip formata da Álvaro Morata e Alice Campello si sia separata; letteralmente un fulmine (gossipparo) a ciel sereno. A partire da questa triste news, e senza voler giudicare nessuno, penso che sia utile avanzare alcune riflessioni, più ampie e più profonde del singolo caso in questione, perché ciascuno di noi possa fermarsi a pensare a quelli che sono i valori profondi sui quali dovrebbe basarsi il matrimonio.

Innanzitutto mi colpiscono l’innaturale spettacolarità, di cui i vari social sono saturi, nell’ostentare amori, sentimenti  ma anche effusioni, momenti di tenerezza o di passione che dovrebbero far parte dell’intimità di una coppia, intesa non solo come riservatezza ma come spazio “solo nostro” di cui si deve necessariamente nutrire una relazione, a maggior ragione se suggellata dal sacramento del matrimonio.

La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa (Sal 128, 4), infatti, non è solo un meraviglioso versetto di un altrettanto meraviglioso Salmo ma una ricchezza, una profondità della dimensione sponsale che si sta ahimè perdendo. In un mondo patinato in cui sembra che si esista solo apparendo, abbiamo completamente smarrito il senso della misura nell’esporre e nell’esporci, in una spasmodica bulimia del voler esserci sempre e comunque, dappertutto e qualsiasi condizione.

Che senso ha, infatti, pubblicare foto di corpi perfetti e giovani, troppo spesso impegnati in improbabili acrobazie amorose quando poi, alle prime difficoltà, ci si lascia? Che senso ha apparire bellissimi, ricchissimi e felicissimi quando poi, a conti fatti, tutto questo è solo esteriorità? Che senso ha perdere così tanto tempo nell’osservare, con curiosità ai limiti del morboso, coppie super patinate che oggi ci sono e domani si separano? E, infine, perché siamo attratti da questa fiera mediatica che altro non è che l’instagrammabile leggerezza delle apparenze?

Sono convinta che le tante immagini di cui siamo quotidianamente invasi siano lo specchio di un’aridità interiore impressionante nonché di un vuoto spirituale quasi totale che sta pericolosamente attaccando tutti noi e le nostre famiglie, i nostri matrimoni e qualsiasi tipo di relazione, con gli altri ma anche con noi stessi.

Chi si espone sui social dovrebbe sapere che, volenti o nolenti, si diventa un punto di riferimento: ma che esempio possiamo ricavare da persone che stracciano i propri solenni impegni davanti a generici “piccoli litigi stupidi e mal gestiti[1]? Che cosa possono pensare i ragazzi e le ragazze che si affacciano all’età adulta e iniziano ad avere le prime relazioni serie? I nostri figli e le nostre figlie possono forse ricavare un modello di impegno maturo e costruttivo da comportamenti simili?

Purtroppo passa il messaggio che davanti alle prove è meglio lasciarsi piuttosto che cercare di ricucire un rapporto e “di non arrivare mai al punto di farci del male o di essere tossici e di finire la relazione prima di arrivare a tutto ciò2. Ma ci rendiamo veramente conto della gravità di tali dichiarazioni? Siamo consapevoli del vuoto e della distruzione che portano appresso simili parole? E se anche ci fossero dei periodi difficili causati da problemi di salute (fisica o psicologica) non sono forse proprio quelli i momenti in cui stare più vicino al coniuge (“prometto di esserti fedele sempre, in salute e in malattia”)?

Naturalmente questo non è il contesto per valutare casi di eccezionale gravità che meritano il vaglio di esperti che ne abbiano le competenze e/o situazioni limite che effettivamente debbano arrivare alla necessità che intervenga la Sacra Rota o quant’altro ma – in generale – è bene che cerchiamo un antidoto alla superficialità con la quale, attualmente, numerosissime coppie si lasciano; una fittizia facilità nel separarsi che fa paura, e tanta. E mette tristezza, una grande tristezza nel veder sacrificata così – non si sa bene per chi o per che cosa – la potenza del matrimonio, il sacramento per eccellenza dell’amore umano, quello profondo e radicato che s’innalza dalle banalità del mondo per sfiorare concretamente il Cielo ed essere riflesso dell’Amore che ha dato la vita al mondo.

E, ancora, fa riflettere e scaturire una domanda: ma quand’è che abbiamo iniziato a sminuire così la santità dell’unione sponsale, e perché? Non è che, se togliamo Dio dal primo posto, tutto a rotoli nella nostra vita, matrimonio compreso?

Che dire, infine, delle frasi fatte del tipo “tutto ciò che si è visto fino ad ora nelle foto di Instagram che abbiamo pubblicato è la verità, in nessun momento abbiamo finto nulla3? Così come il parlare al passato quando fino a pochi giorni prima si pubblicavano foto di baci e abbracci appassionati: ma che realtà può esserci in un comportamento simile?  Potremo anche essere social-dipendenti ma un po’ di intelligenza ci sarà pur rimasta!

Dichiarare un “ti amerò per sempre”, “saremo uniti per il resto della vita” ecc … non serve a nulla se utilizzato unicamente come sterile commento di un post ma ha un significato autentico solo se scritto nei cuori, nel proprio e in quello del coniuge,  per rendere vero e attuale il sigillo divino del matrimonio. Che tanto, poi, si è facilmente smentiti … ma nel frattempo si è andati a inquinare, per se stessi e per gli altri, la grandezza di un sacramento che è stato creato da Dio per la salvezza e la gioia in questa vita e nell’Altra e che, se celebrato religiosamente, ferisce dolorosamente sia Nostro Signore che l’intera Chiesa.

Non vale proprio la pena, quindi, farsi abbagliare da simil-mirabolanti coppie che scoppiano prima, e peggio, delle bolle di sapone! Non valgono niente il denaro, le case di lusso, le cene di gala, il successo, il jet privato, i vestiti griffati e il volerlo pubblicare a tutti i costi sui social se poi va tutto a rotoli nel peggiore dei modi e con tempistiche lampo, difficilmente credibili.

Tariamo bene il tempo che Dio ci concede e dedichiamolo a coltivare il nostro amore, il nostro matrimonio e la nostra famiglia senza essere invidiosi o gelosi di tanta ostentata vanità perché quello che salva non è il conto in banca o il numero dei followers ma la dedizione, la serietà e l’affetto sincero con cui avremo amato nostro marito o nostra moglie e saremo stati in grado ci costruire, con lui o con lei, la nostra scala verso il Cielo.

Fabrizia Perrachon

[1], 2, 3 : dichiarazioni pubbliche di Alice Campello, rese note sul profilo pubblico attraverso una storia Instagram del 12 agosto 2024 e rimbalzate poi su tutti i rotocalchi.

 

3 Pensieri su &Idquo;Inna[Morata] per sempre? L’instagrammabile leggerezza delle apparenze

  1. Credo dipenda molto dagli ambienti dove, a volte, siamo costretti a vivere.
    Dover crescere tra l’indifferenza e la superficialità, l’egoismo e l’equivoco, anestetizza il cuore e rende affamati di amore. Ma quando si rifiuta il “Pensiero di Dio”… si rischia di non capire mai la differenza tra “felicità” e gioia.
    Il sentimento della gioia profonda nasce dall’amore vero, quello che non tramonta mai e che tutto comprende, libera, perdona tra le lacrime, rimane nella luce della verità, che, pur nella sofferenza dona pace. Se viviamo in ambienti aridi e sterili, dove tutto luccica ed illude, il contatto con le verità profonde di noi stessi, sono molto difficili.
    Il fallimento di una relazione penso dipenda molto dalla verità dei cuori, che spesso, per mille motivi, possono non essere in sintonia. Fatiche, sofferenze, felicità o gioia sono già nel cuore di tutti, ma solamente chi ne intuisce la differenza della sostanza, sa fare scelte di vita che conducono ad una VIA SOLA.
    Auguro a tutte le Coppie di Sposi di conoscere la gioia profonda del “Cantico dei Cantici”
    Grazie di cuore della condivisione di Analisi e Riflessioni.

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