Non è vero che è tutto oro ciò che luccica. Oggi cercheremo di dare una motivazione strettamente umana all’importanza di vivere il sesso all’interno di una relazione affettiva stabile e duratura. Perché solo così può essere un’esperienza davvero bella e appagante. Anche dopo, una volta finita.
Viviamo in una società ipersessualizzata che ci fa credere che fare l’amore sia un’attività bella e piacevole sempre. Basta essere consenzienti e farlo con chi ci piace. La pornografia ci insegna come la riuscita sia solo questione di misure e di tecnica. Come in ogni altra prestazione fisica o sportiva. Ma poi accade qualcosa che ci riporta alla realtà. Che ci dice che forse siamo fatti diversamente. Accade sovente che dopo avere avuto un rapporto fisico tante persone riferiscono di sentirsi tristi. E non dovete sentirvi strani se vi accade. Semplicemente non se ne parla ma è molto comune. Perché accade questo?
È una sensazione che riguarda maschio e femmina da sempre. Pensate che addirittura gli antichi romani avevano coniato un modo di dire riferito proprio a questo stato emotivo: “post coitum omne animal triste est” (“dopo il coito, ogni animale è triste”). Questo dimostra che non dipende da ciò che insegna la Chiesa. Non è una sensazione che nasce dalla nostra morale e dal nostro bigottismo che ci insinua sensi di colpa, ma nasce dall”incompiutezza di quel gesto.
Non ci sono molte ricerche al riguardo. Però qualcuna c’è. Una in particolare è un po’ datata ma molto significativa. 20 anni fa è stato registrato che almeno la metà delle donne sessualmente attive nel Regno Unito sperimentava tristezza, elevata irritabilità, ansia, malinconia o senso di colpa dopo aver avuto rapporti sessuali consensuali.
Il sesso illude
Il sesso catalizza tutta la nostra attenzione e tutti i nostri sensi. Nel nostro cervello ci sono strutture che si attivano durante il sesso e poi si “spengono”, generando uno squilibrio nelle emozioni. Pertanto, è probabile che una persona dimentichi i propri problemi durante l’atto sessuale e, dopo l’orgasmo, ritorni a uno stato di realtà che ricorda loro che sono ancora lì. I rapporti sessuali casuali e senza impegno aumentano questi sentimenti, poiché le emozioni negative vissute non trovano un luogo sicuro in cui esprimersi. Questo crea un vuoto maggiore nella persona, sia essa uomo o donna.
La delusione e la tristezza nascono dal senso di perdita di un’intimità emotiva profonda, ma che è durata un attimo; o ancora da un’intimità fisica così poco soddisfacente da lasciare un senso di lontananza remota, invece che di unione. È come se quell’incontro intimo ci avesse illuso di essere davvero in una comunione profonda con un’altra persona e poi una volta finito ci si ritrova soli come prima.
La tristezza post-coitale potrebbe essere quindi legata a una reazione chimica nel cervello o a sentimenti di vacuità dopo un’intimità fisica non supportata da un legame emotivo solido. Alcuni esperti suggeriscono che la chiave per evitare questo tipo di sentimento sia proprio quella di vivere l’intimità all’interno di una connessione più profonda e significativa, in cui l’atto sessuale sia solo uno dei tanti modi in cui due persone si esprimono reciprocamente amore e affetto. Questo approccio potrebbe portare a una maggiore soddisfazione e benessere emotivo anche dopo l’atto fisico, creando un ciclo virtuoso di connessione e felicità.
Che conclusioni possiamo trarre? Che come sempre la Chiesa non ci impone regole tanto per. C’è sempre una motivazione che coinvolge non solo la nostra fede ma la pienezza della nostra vita. Il sesso è fatto per rendere visibile, concreta e feconda una comunione più profonda e completa. La comunione dei corpi è vera quando esprime la comunione dell’intera persona fatta di anima, cuore, psiche, corpo, vita. Questo avviene in modo pieno nel matrimonio. Se viviamo quel gesto con persone con cui non abbiamo una relazione profonda non potremo che provare, una volta terminato, una nostalgia di una unione di cui abbiamo fatto esperienza per pochi minuti ma che non esiste.
Antonio e Luisa
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