La strada diritta verso Cristo

Cari sposi, oggi Gesù compie un gesto di profonda tenerezza nel dimostrare il Suo affetto paterno verso un bimbo che era lì presente assieme a tutti i discepoli.

Essi stessi dovranno essere rimasti comunque assai sopresi dal gesto insolito in un rabbì dell’epoca. Difatti, il bambino nell’Antico Testamento è un essere incompiuto, perché non ha la maturità di ascoltare la Legge né comprenderla. Ma vi è un altro motivo per cui Gesù fa questo e si evince dal contesto: vediamolo.

Anzitutto, mettiamoci nei panni di Gesù che per la seconda volta ha annunciato di andare verso una morte terribile. Che reazione hanno i discepoli? Forse di rincuoramento? Di vicinanza? Di consolazione? Tutt’altro! Si mettono a discutere su chi è il più bravo… che meschinità! Un colpo molto basso per quel Cuore infinitamente sensibile all’Amore.

Tuttavia, l’aspetto più esaltante della reazione di Gesù è non scadere nella delusione o nella collera. Al contrario, dimostra pazienza e mansuetudine. In modo particolare Gesù sta insegnando a non scivolare nella tentazione della complicazione.

Sì, perché la risposta “cristiana” all’annuncio del Signore sarebbe stata certamente di empatia per condividere il Suo destino mentre quella di Pietro & Co. finisce piuttosto ni ragionamenti tortuosi.

La semplicità cristiana, derivato dell’umiltà, è la capacità di cogliere la volontà di Dio senza devianze o confusioni. Sentiamo alcune voci autorevoli al riguardo.

 “Tendere alla semplicità è andare verso Dio” predicava S. Vincenzo de’ Paoli. Difatti, Dio è semplice e chiaro, come ci insegna il buon San Tommaso d’Aquino, invece, l’artefice di cose e pensieri contorti, ostici e macchinosi puzza di zolfo… Come pure ci ricorda anche l’Imitazione di Cristo: “Beata semplicità, che lascia gli erti sentieri delle disquisizioni e percorre le vie piane e sicure dei comandamenti di Dio!” (Libro IV, 2).

Un’applicazione tipica di come perdersi in mille complicazioni è appunto centrare la vita cristiana e il rapporto con Gesù in ruoli ecclesiali, incarichi parrocchiali, comparazioni tra “prestazioni” nella comunità e in fin dei conti inquinare la relazione col Signore a causa di una mentalità di risultati ed efficienza.

Di certo, vedere che anche i 12 apostoli pativano questa tentazione ci rincuora. Allo stesso tempo, deve metterci in guardia. Se è successo a loro che vivevano a stretto contatto con Gesù, non sarà che anche noi ci possiamo inciampare?

E in effetti, può accadere che questo modus operandi si instauri nella coppia. Questo include anche attribuire valore solo al fare esteriore nella coppia e in famiglia. Chi fa di più per i figli? Chi è più stanco dei due e merita riposo? Chi si spende maggiormente per gli altri? Bisogna certamente donarsi in pieno nella concretezza ma non si può vivere il matrimonio nella competizione e con il “meritometro”. Perciò Gesù mette al centro un bambino, cioè il simbolo della semplicità, dell’umiltà.

Quando gli sposi focalizzano la loro relazione su Cristo Signore, questo li porta a lasciar perdere tante bugie e falsità. Sono le bugie di cui parlano gli apostoli oggi. Si concentrano su Gesù e basta. Essere come bambini per gli sposi significa sapersi decentrare. Devono lasciare spazio al Signore. Devono avere Lui come punto di riferimento e di confronto. Due sposi che guardano a Cristo insieme riescono a sollevarsi da tante piccolezze mondane. Queste sono proprio quelle che fanno affondare la vita di così tante coppie.

Cari sposi, Gesù oggi vi spinge a non lasciarvi confondere da mille pensieri o preoccupazioni. Anzitutto Lui vi chiede di fissare su di Lui il vostro sguardo. Questo per continuare a camminare diritti e risoluti verso la pienezza della vostra vocazione.

ANTONIO E LUISA

Padre Luca evidenzia una caratteristica del matrimonio che è fondamentale. La gratuità. Se non impariamo a donarci senza usare il bilancino non stiamo amando ma ci stiamo usando. L’amore è gratuito, l’amore è per tutta la vita. Sapete quando sento di amare davvero mia moglie? Quando scelgo di amarla anche quando non mi conviene. Ci sono dei periodi così. Quando non ha nulla da darmi. Proprio in quei momenti, quando non ho nulla da parte sua, mi viene chiesto di dare di più. Di non accontentarmi del minimo, ma di eccedere e dare tutto.

Rispettare i suoi tempi, cercare di strapparle un sorriso, ascoltarla per tanto tempo ripetere le solite lamentazioni. Occuparmi della casa e darle una carezza. Sono tutti modi che possono essere via per aiutarla e sostenerla. Anche quando lei non ricambia. Perché il matrimonio è così, è questo. Perché solo così può sentirsi amata perché è lei e non perché ha fatto qualcosa. Non c’è nulla di più bello e liberante di essere amati quando non lo meritiamo. Dio non fa così con noi?

Sostenere anche il suo peso quando lei non è in grado di darti nulla. Trovo in questo, quando riesco (non sempre), una grande gioia e soddisfazione.

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