La Via della Fede: Esperienza e Conoscenza

Sal 118 (119) Beato chi è integro nella sua via e cammina nella legge del Signore. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie. Ho scelto la via della fedeltà, mi sono proposto i tuoi giudizi. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. Osserverò continuamente la tua legge, in eterno, per sempre.

Questo Salmo è una richiesta a Dio di vari doni afinché possiamo essere guidati sulle sue vie. Ci colpisce in particolare la seconda frase: Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie.

Che nesso c’è tra la conoscenza dei precetti del Signore e la meditazione delle Sue meraviglie? Non è forse sufficiente guardare uno spettacolare tramonto per meditare e contemplare le Sue meraviglie? Inoltre, se bastasse sapere a memoria dei precetti per meditare le Sue meraviglie, può forse significare che gli analfabeti non siano in grado di meditarLe?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza per non cadere nella trappola di qualche eresia.

Innanzitutto dobbiamo notare una cosa. La conoscenza che intende il mondo semitico non è la conoscenza scientifica o razionale che intendiamo noi occidentali. Basterebbe a tal proposito ricordare come la Santa Vergine risponde all’arcangelo Gabriele quando riceve l’annuncio della sua maternità: “Com’è possibile? Non conosco uomo.” (Lc, 1,34).

La conoscenza a cui fa riferimento anche la Madonna è proprio quella che stiamo considerando. Per noi occidentali la conoscenza rimane per lo più un concetto legato alla razionalità. Per il mondo semitico essa ha più a che fare col cuore che col cervello.

Sembra una concezione lontana da noi. In realtà, la usiamo anche noi per dire che una realtà la conosciamo dal di dentro. Per esempio se andate da un artigiano che ripara o accorda pianoforti, vi dirà di conoscere a fondo questa o quella marca di pianoforte. Questo perché avrà smontato chissà quanti pianoforti in 40 anni o più di lavoro. Stessa cosa dicasi anche per il meccanico delle auto. Avrà smontato chissà quante volte i motori delle auto. Conoscerà tutti i dettagli di ogni marca.

Se avete badato, in questi due esempi abbiamo usato il verbo conoscere. Ma non è legato ad una conoscenza di cervello, di libri letti o di manuali imparati a memoria. È una conoscenza dei motori, piuttosto che dei pianoforti, legata all’esperienza di vita. La frase tipica che si usa è: “Li conosco come le mie tasche”. Questo proprio per indicarne l’esperienza fatta di vita concreta.

Ed è proprio quest’ultima accezione del significato di “conoscenza” alla quale si riferisce il salmista.

Quindi, la frase “Fammi conoscere la via dei tuoi precetti” potremmo tradurla nel nostro linguaggio presente così: “Fammi fare esperienza vissuta (concreta, nella mia vita) della via dei tuoi precetti“.

E di questa realtà vissuta ne sono testimoni diretti i santi. Specialmente quelli che ci hanno lasciato degli scritti. Nei loro scritti sono elencate e descritte nei dettagli le meraviglie che il Signore ha compiuto nella loro vita spirituale e/o carnale.

Come sono giunti alle alte vette della meditazione delle meraviglie del Signore?

Grazie a quella conoscenza esperienziale di cui sopra.

Cari sposi, se vogliamo vivere sulla nostra pelle le meraviglie del Signore, bisogna che ci lasciamo amare da Colui che ci ama, convertire da Colui che solo ci può convertire, prendere per mano da Colui che conosce il nostro vero bene. Dobbiamo fare esperienza di come l’osservanza dei Suoi precetti ci faccia pregustare un pezzo di Paradiso già in questa vita.

Coraggio sposi, basta fidarsi dell’unico degno di fiducia.

Giorgio e Valentina.

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