Cari genitori, Gesù unge la prole … la prole ungerà voi

Con questo articolo entriamo nella sequenza liturgica del post-lavacro (clicca per leggere i precedenti articoli).

Dopo la triplice infusione dell’acqua, e la partecipazione del battezzando alla Morte e Risurrezione del Signore Gesù, il sacerdote pronuncia la seguente orazione e subito dopo, in silenzio, unge la fronte del battezzato: «Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ti ha liberato dal peccato e ti ha fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, unendovi al suo popolo; egli stesso ti consacra con il crisma di salvezza, perché inserito in Cristo, sacerdote, re e profeta, sia sempre membra del suo corpo per la vita eterna».

Con questa preghiera il sacerdote comunica al battezzato che il Padre lo consacrerà per sempre. Con l’unzione che avverrà immediatamente dopo e lo consacrerà come parte del corpo mistico di Cristo. Un giorno di sabato, Gesù stesso, nella sinagoga di Nazaret, disse a tutti che anche lui aveva ricevuto l’unzione nel suo battesimo: «Lo Spirito del Signore è sopra di me per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Luca 4, 18-19). Gesù si presenta al popolo come l’Unto che desidera salvare l’umanità e coinvolgere ogni persona nella relazione filiale.

«E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca. Ma. Come la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce, così voi rimanete in lui come essa vi ha istruito» (1Giovanni 2, 27).

A questo punto della liturgia battesimale la chiesa domestica, che aveva presentato il bambino per il battesimo, riceverà in dono da Cristo stesso non solo più un bambino. Riceverà un profeta, un sacerdote e un re. Le cui mani, la cui bocca, i cui piedi … saranno diventati di Cristo per poter “ungere” dello Spirito di Dio ogni realtà e persona che incontrerà sul suo cammino.

Egli sarà sacerdote per donarsi insieme a Gesù nell’opera di trasformazione della realtà del mondo e consegnarla al Padre. Egli sarà re per servire il prossimo amandolo nell’amore di Cristo. Egli sarà profeta per comunicare la Parola di Gesù come lampada per i passi nel cammino della vita.

Com’è bello sapere che nelle nostre chiese domestiche ci sia questo tesoro di grazia! Ogni membro è sacerdote, re, profeta! Sant’Agostino quando smise di resistere a Dio comprese di averlo cercato fuori, avventandosi sulle sue creature, da quel momento invece riconobbe di averlo incontrato dentro di sé. «Tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te» (Le Confessioni, X, 26-27).

Medesima cosa sento di poter dire per la famiglia. In questo tempo è alla ricerca dell’Amore autentico. L’amore non deve più essere liquido, vulnerabile e passeggero. Volgiamo lo sguardo innanzitutto nei tesori battesimali della nostra famiglia. «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3,20).

Gesù sta bussando non solo nella realtà extra-familiare ma proprio nelle relazioni intra-familiari. Liberiamolo per farlo uscire! Ascoltiamolo per dargli retta! Ogni parola e gesto sacerdotale, profetico e regale, di un membro della nostra famiglia, sarà il buon profumo di Cristo (cfr 2Corinzi 2, 15). Dio per spandere il profumo della sua presenza ci chiede di profumare con la nostra persona. «Cristo non ha mani ha soltanto le nostre mani per fare oggi il suo lavoro. Cristo non ha piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini di oggi. Cristo non ha mezzi ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé oggi. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora siamo l’ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole». (Raul Follereau oppure Anonimo del XIV sec.).

Don Antonio Marotta

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