Tutti conosciamo, e spesso utilizziamo, il detto “Tra moglie e marito non mettere il dito” . Ci siamo mai chiesti – seriamente – che cosa o chi sia questo famigerato “dito”? Si tratta di cose, situazioni o persone? O tutte queste messe insieme?
Come già nell’articolo del 16 agosto scorso (disponibile a questo link). Partiamo dalla separazione tra Álvaro Morata e Alice Campello. Questo ci permette di addentrarci in una riflessione seria e quanto mai urgente.
Il gossip intorno ai due vip non accenna a placarsi. Anzi, nonostante siano ormai passate diverse settimane dall’annuncio, è notizia ancora battuta e dibattuta. Ne parlano sia sui media che sui social. Cucendo e ricamando elementi veri con altri più improbabili, pare però che la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso (leggi Álvaro) sia stato l’out-out della moglie.
Subito dopo la finale Spagna-Inghilterra gli avrebbe urlato qualcosa come “Alla festa per gli Europei scegli: o me e i bambini o la tua famiglia”. Diversi testimoni – tra cui compagni di squadra e giornalisti – hanno dichiarato a suon di stampa che l’influencer italiana ha intimato questa scelta al marito il quale, appesantito da anni di simili “paletti”, abbia rapidamente preso la drammatica decisione.
Naturalmente non è stata la vittoria della nazionale spagnola – di cui Álvaro è il capitano – ad aver fatto capottare il matrimonio. Semmai è stato il pretesto. Ciò che colpisce, ancora una volta, sono le motivazioni. Queste motivazioni hanno portato questa coppia di bellissimi, famosissimi e ricchissimi a distruggere quanto di bello e buono avevano costruito. Hanno costruito tutto questo in otto anni di relazione. Hanno costruito un matrimonio in Chiesa e quattro figli.
E allora mi sono chiesta, penso insieme a moltissime altre persone, se davvero una moglie (o un marito) possa intimare al coniuge una scelta del genere, ponendolo davanti all’ingrato – ma oserei direi ingiusto – compito di dover scegliere tra la famiglia d’origine e quella costruita insieme. Mi spiego meglio: naturalmente possono esserci situazioni difficili e complicate tale per cui l’allontanamento può essere consigliato o consigliabile. Ma, in generale, si può davvero mettere all’angolo la propria metà su una questione di così grande rilevanza per la stabilità relazionale e psicologica non solo del singolo ma dell’intera famiglia? Può, un coniuge, uscire indenne dall’inverosimile scelta tra genitori e moglie/marito?
Certo, bisogna essere chiari e coerenti fin da subito nel sostenere che la nuova famiglia ha tutto il diritto – e il dovere – di edificarsi con i pilastri dell’autonomia e della libertà. Quest’ultima, anzi, è uno dei presupposti principali per la celebrazione del sacramento del matrimonio. Tant’è che la Bibbia ne parla fin da subito, già a partire dal secondo capitolo della Genesi quando, al termine del processo della creazione, Dio Padre proclama: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gn 2, 24).
Un’intimità sponsale inviolabile e sacra. Tuttavia, deve sapersi armonizzare con i vari equilibri familiari e generazionali. Non bisogna dimenticare di avere dei genitori. Se a propria volta lo si diventerà, quei genitori diverranno nonni e i coniugi padri e madri. Quindi, delle nuove creature entreranno a far parte della famiglia e avranno bisogno di una relazione con i nonni. Si può negare, forse, tutto questo? Davvero sposarsi significa tagliare completamente i ponti con le famiglie d’origine o, piuttosto, bilanciare l’indipendenza con l’accoglienza? La coppia viene prima di tutto. La coppia viene anche prima dei figli. Questo non significa però che il resto del mondo, una volta sposati, smetta di esistere. La Chiesa, d’altronde, non è una famiglia di famiglie?
Ci si deve sforzare di andare d’accordo. È semplice quanto è difficile, lo ammetto. Sposarsi non vuol dire cancellare completamente il passato né pretendere che il nostro uomo o la nostra donna faccia altrettanto. Non possiamo dimenticare a piè pari il legame affettivo che ciascuno di noi ha con mamma e papà.
Possiamo, poi, non considerare il grandissimo aiuto – materiale, economico, morale – con cui le famiglie d’origine supportano i nuovi nuclei, soprattutto nella gestione dei nipotini? Il matrimonio non dev’essere una gabbia. A quanto pare, per il bomber spagnolo si era trasformato in una prigione dorata. Non ha visto altra scelta che l’evasione. Da un errore della moglie si è generata quindi un’onda d’urto distruttiva e maligna che ha travolto tutto e tutti. Ha tarpato le ali a una soluzione matura e pacifica che sicuramente si sarebbe potuta trovare. Ha trascinato tre famiglie (la loro e le due d’origine) verso il baratro della divisione e della desolazione. Non saranno certo i soldi a nascondere o lenire quest’ultima. Il rifiuto netto delle opinioni e dei sentimenti degli altri. Il non volerne sentire o sapere dei pareri altrui e l’ingratitudine non hanno mai portato frutti buoni. Questo lo dice la nostra coscienza e lo dimostra la storia.
Equilibrio e buon senso sono la base di ogni relazione umana. Se comportamenti o atteggiamenti dei suoceri fossero realmente fastidiosi o sbagliati, è necessario aprirsi al dialogo con il coniuge. Bisogna spiegarsi con verità ma altrettanto amore. Bisogna cercare sempre di costruire invece che demolire. È importante unire invece che dividere. Dobbiamo essere adulti prudenti invece che bambini capricciosi. “Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi” (Rm 12, 16-19). D’altronde se Gesù ha guarito la suocera di Pietro (Mt 8,14) un motivo ci sarà …
Fabrizia Perrachon