Perché ho scelto questa opera come copertina della home page del blog? Mi è stato chiesto da alcuni. E credo che sia bello dare una risposta. Perché non è una scelta casuale o puramente estetica. C’è molto di più. Si tratta di un’opera che, a prima vista, sembra aver poco a che fare con un blog cristiano. Eppure c’è tanta verità. Come cerco di raccontare nei miei articoli non c’è contraddizione tra fede e amore naturale. Un uomo e una donna che si amano nella verità esprimono perfettamente il progetto di Dio e l’amore di Dio. E Klimt questo amore naturale lo esprime ai massimi livelli con una simbologia chiara.
Gustav Klimt non era noto per essere particolarmente religioso. Era sì cresciuto in una Vienna ancora profondamente cattolica ma non sembra avesse particolari contatti con ambienti religiosi. Tuttavia, Klimt era profondamente affascinato dal simbolismo e dall’idea del sacro come concetto astratto.
La sua opera pittorica Il bacio, dipinta tra il 1907 e il 1908, è uno dei capolavori più iconici dell’Art Nouveau e simbolo della rappresentazione dell’amore umano. L’opera esplora il tema della fusione amorosa in una forma avvolta da un’aura di sacralità e mistero, accentuata da una straordinaria ricchezza di simboli e colori. Osservata attraverso una lente cristiana cattolica, Il bacio si presta a un’interpretazione che rispecchia la visione dell’amore umano come riflesso dell’amore divino, un’unione che va oltre la mera dimensione fisica per toccare quella spirituale. Un po’ come avviene nel Cantico dei Cantici. Il bacio raffigura in una immagine piena di simbolismi la bellezza del Cantico. Anche se, ripeto, Klimt non era religioso, ma questa bellezza di un amore pieno l’abbiamo come desiderio del cuore. Siamo stati creati per vivere questo tipo di amore. E la nostalgia di amare e di essere amati così ci accompagna tutta la vita. Per questo il matrimonio è così bello! E’ una risposta a questa nostalgia.
Osservando quest’opera attraverso la lente del Cantico dei Cantici, il celebre libro poetico della Bibbia, emergono sorprendenti parallelismi che mostrano come l’arte e la Scrittura possano dialogare nell’esplorare il mistero dell’amore.
Il Cantico dei Cantici è un testo unico nella Bibbia, distinto per la sua espressione poetica e passionale dell’amore umano e divino. Lungi dall’essere un trattato teologico o morale, è un inno alla bellezza dell’amore tra un uomo e una donna, visto come riflesso dell’amore di Dio per il suo popolo. La sensualità celebrata nel Cantico e il linguaggio simbolico ricco di immagini floreali, giardini e momenti di intimità, trovano un’eco visiva nel dipinto di Klimt.
Nel dipinto, l’abbraccio della coppia è avvolto in un manto decorato con motivi geometrici e floreali che ricordano la descrizione del giardino e dei fiori presenti nel Cantico dei Cantici: “Come un giglio fra i rovi, così è l’amica mia tra le fanciulle” (Ct 2,2). Il prato fiorito su cui la coppia poggia, simbolo di fecondità e bellezza, evoca il giardino simbolico della Scrittura, luogo di incontro tra l’amato e l’amata, spazio di comunione e armonia. In entrambi i casi, l’ambiente naturale diventa teatro e simbolo di un amore che è puro e totalizzante.
La posizione dei due amanti nell’opera di Klimt, in cui l’uomo si piega verso la donna per baciarla mentre lei si abbandona con fiducia, richiama i versi del Cantico: “Mi baci con i baci della sua bocca!” (Ct 1,2). Questo verso esprime la profondità del desiderio e la bellezza dell’amore vissuto pienamente. Allo stesso modo, il dipinto di Klimt sembra fermare il tempo in un momento di connessione totale, una fusione delle anime oltre che dei corpi.
Il colore oro, dominante nell’opera, richiama l’idea di sacralità. Nel Cantico dei Cantici, il valore dell’amore è paragonato all’oro e a pietre preziose. L’uso dell’oro da parte di Klimt suggerisce che l’amore umano, pur essendo terreno, possiede un’essenza sacra. La luminosità dell’oro non è solo un ornamento estetico ma eleva la scena, conferendole una qualità divina e immortale.
La donna appare abbandonata e fiduciosa, con gli occhi chiusi e una lieve inclinazione del capo, mentre l’uomo, delicato ma deciso, accarezza e bacia la guancia della sua compagna. Questa postura si accorda con le parole dell’amata nel Cantico: “Io sono del mio amato e il mio amato è mio” (Ct 6,3). È una dichiarazione di appartenenza reciproca, di amore che non conosce timore ma solo dono. Questo abbraccio è simile al simbolismo della unitas e della fides, fondamentali nel matrimonio cristiano: un amore che non solo si dona, ma accoglie con fiducia. San Giovanni Paolo II, nella sua catechesi sulla teologia del corpo, ha sottolineato che l’amore coniugale deve essere “libero, totale, fedele e fecondo” e nel dipinto di Klimt possiamo intuire la totalità e la dedizione presenti in un abbraccio che sembra eterno.
Infine, la fusione tra l’uomo e la donna, che sembrano diventare un tutt’uno, esprime visivamente la dimensione dell’amore perfetto, che è totale e indissolubile, come descritto nel Cantico dei Cantici: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore” (Ct 8,6). L’opera di Klimt e il testo biblico condividono l’idea che l’amore sia una forza potente, capace di superare la semplice fisicità per entrare nella sfera del sacro, del divino. I motivi geometrici e i colori scelti da Klimt non sono casuali. I rettangoli sul manto dell’uomo e i cerchi e spirali che avvolgono la figura femminile possono rappresentare l’equilibrio tra la forza e la dolcezza, il maschile e il femminile, in una comunione che rispecchia la complementarità voluta da Dio.
In sintesi, Il bacio di Klimt e il Cantico dei Cantici convergono in un’esaltazione dell’amore umano come riflesso della bellezza e della sacralità dell’amore divino, esprimendo entrambi la pienezza e la forza di un legame che trasforma e trascende l’ordinario.
Antonio e Luisa
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