Test positivo, emozioni, paure (tante), un corpo in cambiamento, un cuoricino che cresce (e la pancia pure!), poi l’incontro, i primi giorni, le prime settimane di una nuova vita.
La maternità trasforma profondamente una donna, dandole il nuovo vestito di madre. Per me la vita ha acquistato un senso nuovo, profondo e inequivocabile, facendomi capire che l’Amore si moltiplica e che è meravigliosamente bello! “Ma perché tanti dubbi se avere un figlio? Perché tante paure? Perché tante attese?” mi chiedevo, incantata dal frugoletto che avevo fra le braccia. Ogni coppia è unica, tuttavia la bellezza di ciò che stavo sperimentando staccava di gran lunga qualsiasi paura o aspettativa.
Sì, ok, parliamone. La casa perennemente in disordine (ci ho fatto pace a fatica), i virus ormai non li contiamo più, la pianificazione familiare subisce trentacinque cambi ogni due giorni per imprevisti e incastri, il tempo va letteralmente rincorso e la Marta in noi prende spesso il sopravvento. Per non parlare di pannolini, lavaggi nasali, dentizione, sonno (quale?), scatti di crescita, pianti, cadute.
Visto che però non mi va di incrementare la denatalità galoppante, vorrei pure elencare la pienezza che c’è: risate tutto il giorno, giochi e canzoncine, un mondo di libri coloratissimi, prime parole e primi passi, un piccolo cucciolo d’uomo pieno di Amore incondizionato, nuovi ritmi lenti, sorrisoni, occhi pieni di vita e tenerezza infinita. Ma davvero c’è qualcosa di meglio?
Quando abbiamo scoperto di essere in attesa, eravamo sposati da poco più di un mese. Non abbiamo mai avuto intenzione di chiuderci alla vita, semplicemente non ne vedevamo il senso. Le aspettative con cui la società ‘carica’ la coppia che desidera un figlio sono innumerevoli: avete un lavoro stabile, a tempo indeterminato? Avete casa di proprietà? Avete un trio, la next, il tiralatte, almeno venti cambi stagionali, la palestrina, i giochi…? Avete, in buona sostanza, i soldi necessari?
In realtà, il bebè non ha bisogno delle migliaia di euro che siamo pronti a spendere. E non occorrono mille garanzie (che oggi ci sono, domani chissà). Quando arriva un bambino, si porta dietro lui stesso il necessario: faremo assieme passi mai fatti, troveremo soluzioni, scopriremo il favoloso mondo dell’usato, avremo ben più di quanto ci serve. C’è solo da accogliere.
I figli sono benedizioni, frecce che riempiono faretre, meraviglie che ci mostrano il vero volto del Padre. Dai bambini abbiamo solo da imparare, e quanto! Il Signore chiama alla vita, Lui stesso provvederà ai suoi figli. “Noi restiamo accoglienti” – ci dicevamo – “ma tu pensa al resto!”.
La paura è il freno principale, un vero freno a mano. E così, di paura in paura, gli anni passano, il desiderio soffoca, la fertilità cala. Salvo poi, un bel giorno, svegliarsi con l’urgenza di far figli perché, ebbene sì, è tardi! Il fisico non è più giovanissimo, la fatica si avverte maggiormente. Magari si scopre un problema di infertilità di coppia, che mai si sarebbe potuto immaginare.
Ecco, non possiamo saltare di paura in paura. Dalla paura di fare figli alla paura di doverli crescere, dalla paura di consegnarli ad un mondo mezzo matto alla paura di non dargli gli strumenti necessari… Non si vive di paura.
Non possiamo passare la vita a mettere pezze sui vari squarci che si aprono nel nostro Matrimonio o nella nostra genitorialità. O si fa un vestito nuovo oppure il vecchio alla fine cederà – Gesù lo spiega molto bene.
Sinceramente non so quanto le parole siano utili per fugare ogni timore: certamente servono le Sue. La preghiera, soprattutto di coppia. Tuttavia, voglio portare un pizzico della mia esperienza: avere un figlio va oltre ogni possibile paura e immaginazione. Anche nei giorni che sembrano infiniti, a sera si arriva e neanche troppo male. È un viaggio senza fine in noi stessi ma quello migliore. Non c’è nulla che possa eguagliare la gioia di una paternità e maternità, perché è una condizione che davvero ci avvicina al Creatore.
Non mi capacito che sia esistito un tempo in cui mia figlia non c’era: semplicemente perché un figlio ci parla di Eterno, di Dio! La scienza può spiegare come si moltiplicano le cellule e come procede una gravidanza – ma non potrà mai spiegarci perché accade. Ci sono leggi preesistenti che può soltanto studiare, non dettare. Quel che fa è prenderne atto, chiarirle, dare un nome ad ogni cosa e basta. Perché un cuore inizia a battere, questo trova senso solo nella fede. Perché l’unione fra uomo e donna è generativa, anche.
“Goccia di Cielo” nasce dal voler raccontare, in parole semplici, ad ogni bambino, che è stato pensato da Dio ben prima di babbo e mamma. Che è amato da sempre. Che ha, in sé, la nostalgia di Dio. È un albo illustrato splendidamente da Ilaria Pasqua, di cui ho curato testo e impaginazione: una piccola perla che, spero, potrà essere sfogliata con gioia da tanti bimbi e dai loro genitori. La genesi di questo lavoro è racchiusa in tutto quello che ho scritto sopra: la bellezza di scoprire il mondo dei piccoli, da mamma.
Da martedì 12 novembre potete trovare “Goccia di Cielo” in libreria o su Amazon (e sfogliarne un’anteprima sul sito della Mimep-Docete, la casa editrice!).
I nostri figli sono, prima di tutto, figli di Dio. Noi abbiamo la responsabilità di crescerli, ammirarne lo sbocciare e vederli spiccare il volo, facendo il meglio che possiamo con ciò che abbiamo. E sì, questa è una missione davvero speciale.
Giada (Ne senti la voce)