Fame d’amore

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,29-37) […] Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». […] Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Questo Vangelo sarà letto nella Santa Messa di domani, ormai il quarto giorno di questo Avvento, e, probabilmente, la Chiesa ci propone questo brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci per farci comprendere che quel bambino che stiamo aspettando è veramente Dio fatto uomo. Altrimenti quale uomo potrebbe compiere miracoli così eclatanti se non fosse Dio?

Ma al di là della famosa scena miracolosa vogliamo proporvi la riflessione sulla frase di Gesù, infatti non abbiamo riportato il brano nella sua interezza, ma ci siamo limitati a ciò che serviva per la meditazione.

Sicuramente i protagonisti di quella vicenda avranno vissuto l’evento per la cruda realtà che a loro si mostrava, però non v’è dubbio che l’evangelista Matteo abbia riflettuto bene su cosa scrivere nel suo “reportage” e di come descrivere i fatti. Tutti i Padri della Chiesa concordano nel vedere la moltiplicazione dei pani e dei pesci come una prefigura dell’Eucarestia, ed è proprio in questo ambito che si muove la nostra riflessione.

Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Noi vediamo in questi tre giorni la simbologia dei tre giorni di Cristo nel sepolcro. Ed infatti non c’è da mangiare. Quando si sta in una condizione mortifera non solo non si mangia, ma niente sfama. Ossia quando si vive una condizione in cui sembra morta la relazione col proprio coniuge, sembrano morte anche le altre relazioni, morte degli affetti, morte dell’entusiasmo di vivere, si vive insomma come una morte nel cuore, la quale morte invade tutti gli ambiti della nostra quotidianità.

Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino. Gesù mostra anche una tenerezza e una concretezza umane che zittiscono i fautori del Gesù simbolico e non storico. Gesù sa che quando abbiamo la morte nel cuore nulla sfama, perché la fame del cuore è la fame di amore. Ed il Suo desiderio è quello di non lasciarci a bocca asciutta, altrimenti veniamo meno lungo il cammino della vita, ovvero ci scoraggeremmo se non avessimo il nutrimento d’amore necessario.

Questa attenzione alla vera fame del cuore è stata raccolta dalla sposa di Cristo, la Chiesa, la quale ha fatto in modo di non lasciarci mai senza quel pane di Amore che nutre il cuore, l’Eucarestia.

Cari sposi, se non vogliamo scoraggiarci lungo il cammino della vita matrimoniale, è necessario che diamo da mangiare al nostro cuore l’unico vero cibo che non perisce e che è farmaco di immortalità: l’Eucarestia, maestra di una vita spesa per amore. Se vogliamo imparare ad amarci sempre di più e sempre meglio bisogna che cominciamo in questo Avvento a considerare l’opportunità di aggiungere qualche Santa Messa infrasettimanale completata dalla santa comunione.

E’ lo stesso Gesù che mostra di preoccuparsi della nostra fame d’amore.

Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Coraggio sposi, perché l’Eucarestia non toglie niente, ma dona tutto ed in abbondanza, addirittura ne avanza perché è talmente grande che ci supera ed arriva anche a chi ci incontra. Quando il cuore vive questa esperienza non è un cuore gonfio, ma un cuore traboccante di Amore, ce n’è di più di quel che serve.

Buon cammino di Avvento.

Giorgio e Valentina.

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