Un giorno d’inizio Avvento mio figlio mi ha chiesto: «Mamma, perché un giovedì non scrivi un articolo del blog sulla tregua di Natale?». Sono rimasta stupita: notevolmente, piacevolmente stupita! L’idea del contenuto di oggi, quindi, è merito suo, un ragazzino di undici anni e mezzo che, fin da piccolo, è stato un grande appassionato di storia. Un appassionato dal cuore tenero e sensibile, che vede il passato non solo come elenco di date e di fatti ma come un intreccio di vite e di anime, al quale bisogna guardare anche con gli occhi della fede.
Dunque, che cosa s’intende con l’espressione la “tregua di Natale”? Negli anni ottanta, lo storico statunitense Stanley Weintraub scrisse un libro dal titolo “Silent Night: the story of the World War I Christmas truce” (ossia “Notte silenziosa: la storia della tregua di Natale della prima guerra mondiale”), nel quale ricostruì la vicenda realmente accaduta nei giorni tra il 24 e il 26 dicembre 1914 nei pressi della cittadina belga di Ypres. Lì si trovavano opposti gli schieramenti inglese e tedesco, ciascuno asserragliato nelle proprie fangose e terribili trincee. La vita dei soldati era allucinante, con condizioni igienico-sanitarie – e non solo – spaventose. Fu così che iniziarono a scaturire gesti di solidarietà tra nemici. Questi poveri uomini, insomma, logorati da circostanze insopportabili, avevano compreso che, al di là della barricata, c’erano persone come loro, che si trovavano lì solo perché obbligate. Che senso aveva uccidere un ragazzo come te, che non aveva fatto nulla di male? Perché togliere la vita a un essere umano solo perché di un’altra nazionalità?
Questi atteggiamenti tolleranti non erano per nulla ben visti dai superiori. Si rischiava di essere accusati di tradimento. Il cuore, però, vinse sull’odio proprio alla vigilia di Natale. Nel suo libro Weintraub riporta la testimonianza del soldato tedesco Kurt Zehmisch, che affermò: “Quando addobbammo gli alberi e accendemmo le candele, dall’altra parte giunsero fischi di gioia e applausi”. Tutti compresero che stava accadendo qualcosa di grandioso, tant’è che, proprio la mattina del 25 dicembre, dallo schieramento tedesco si alzarono dei cartelli con scritto “Buon Natale” e “Non sparate, noi non spariamo“. “Ho visto la cosa più straordinaria che si possa vedere: stavamo per sparare a quel tedesco […] e poco dopo eravamo tutti in festa“, scrisse il soldato inglese Dougan Charter in una lettera alla famiglia.
Nei libri di storia difficilmente questa vicenda trova posto, anche se si sta diffondendo sempre di più. L’artista inglese Mike Harding ne ha scritto una canzone, dal titolo “Christmas 1914”. Potete trovare il testo originale e completo a questo link. Ne riporto la traduzione perché merita veramente.
“La vigilia di Natale del 1914 le stelle ardevano, ardevano luminose e lungo tutto il fronte occidentale i cannoni giacevano immobili e silenziosi. Gli uomini dormivano nelle trincee. Al freddo e al buio, e lontano dietro le linee un cane del villaggio cominciò ad abbaiare. Alcuni giacevano pensando alle loro famiglie. Alcuni cantavano canzoni mentre altri erano silenziosi, rotolando sigarette e giocando a vantarsi per trascorrere quella notte di Natale. Ma mentre osservavano le trincee tedesche qualcosa si mosse nella terra di nessuno. E attraverso l’oscurità arrivò un soldato con una bandiera bianca in mano. Poi da entrambe le parti arrivarono di corsa uomini, attraversando la terra di nessuno, attraverso il filo spinato, il fango e le buche di granate. Stavano lì timidamente stringendosi la mano. Fritz tirò fuori sigari e brandy, Tommy portò carne in scatola e sigarette. Stavano lì a parlare, cantare, ridere, mentre la luna splendeva sulla terra di nessuno. Il giorno di Natale giocavamo tutti a calcio nel fango della terra di nessuno; Tommy portò del budino di Natale, Fritz fece uscire una band tedesca. Quando ci batterono a calcio ci dividemmo tutto il cibo e le bevande e Fritz mi mostrò una foto sbiadita di una ragazza dai capelli scuri a Berlino”.
La “No Man’s Land“, la “Terra di Nessuno” è il buio del cuore. La zona d’ombra, la trincea piena di cose e di sentimenti negativi. Ma è lì che fa breccia, che entra il Bambino Gesù con la Sua luce, con la Sua nascita, con la Sua misericordia. La “terra di nessuno” diventa la “tregua di Natale”, alla quale ciascuno di noi è chiamato. Tregua da tutto ciò che è male, cattiveria, divisione. Che a volte è presente anche nelle nostre coppie, nelle nostre famiglie. Se nasciamo della Sua nascita allora semineremo e saremo tregua anche noi. E, forse, non sarà solo una pausa dalle divisioni della nostra vita ma l’inizio di un cammino di pace e di unità.
Fabrizia Perrachon