Il Senso Profondo della Creaturalità Umana
In Genesi veniamo trasportati in un viaggio ontologico dentro al senso profondo della nostra creaturalità come figli di Dio e della differenza sessuale uomo-donna. Il senso profondo di quest’ultima è proprio la Comunione d’Amore. Partecipiamo come immagine e somiglianza di Dio non soltanto nel corpo, ma anche alla Trinità nella relazione sponsale che si genera tra ISH (il maschio nella Genesi) e ISHA (la femmina nella Genesi).
Dio Creatore e la Creazione come Dono
Dio Creatore e Padre ha creato (barà, verbo ebraico del creare di Dio che indicherebbe di per sé l’opera del taglialegna o dello scultore) attraverso la sua Paola Creatrice la Creazione come un Dono per l’essere umano (adam in Genesi) affinché lo custodisse e con il suo lavoro (che non è entrato nella vita umana come una maledizione successiva al peccato originale, ma era già presente prima, e anzi era un nobile incarico affidatogli) se ne prendesse cura, traendone nutrimento, adducendo bene a ciò che era già buono (“Dio vide che era cosa buona”).
Lo Sguardo Benedícente di Dio
Proprio quest’ultimo versetto, “Dio vide che era cosa buona”, ci mostra come Dio utilizza il senso della vista sotto la veste di SGUARDO BENEDICENTE nei confronti delle creature; sguardo che non scomparirà nemmeno dopo l’avvenimento del peccato originale.
L’Essere Umano come Immagine di Dio Trinità
Dio crea l’essere umano non in un giorno a se stante, ma al termine del sesto giorno, quando già aveva dato alla luce altre creature, appartenenti al mondo animale, ma a differenza degli altri esseri, Dio riserva all’adam una cura particolare. Infatti entra in gioco il plurale trinitario rispetto al singolare divino usato fino ad ora, insieme a parole di benedizione più esplicite, affinché l’adam, nella sua declinazione maschile e femminile, già presente, sia l’immagine e somiglianza di Dio Trinità nel mondo, allo scopo di vicariarLo nel prendersi cura della Natura (“dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra” (Genesi 1,26)).
Unità nella Differenza Sessuale
Pertanto, il senso profondo legato al maschile e al femminile, creati insieme in adam ma diversi fin dall’origine, mostra come essi siano chiamati all’unità nella differenza sessuale per manifestare l’immagine di Dio nel mondo prendendosene cura.
La Promessa di Dio all’Essere Umano
Tornando alle parole esplicite che Dio riserva all’essere umano, esse sono una Promessa e non un patto di alleanza con delle condizioni, come avverrà in seguito con Noè. Promessa che non revocherà nemmeno dopo il peccato, dopo l’adulterio della coppia nei Suoi confronti: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate…”.
Lo Sguardo Benedícente verso il Maschile e il Femminile
Questo SGUARDO BENEDICIENTE Dio lo elargisce anche all’essere umano in due declinazioni diverse. Il maschile riceve lo sguardo stesso, o più precisamente riceve la capacità di guardare all’altro cogliendone la Bellezza profonda. Il femminile, analogamente, riceve la sensibilità allo sguardo dell’altro per poter entrare in relazione intima con lui, ricevendone sicurezza e quindi protezione e cura. È primariamente attraverso lo sguardo, infatti, che passa il primo contatto con l’altro, specialmente in una relazione tra uomo e donna, che segna profondamente il tipo e la qualità di rapporto che si instaurerà tra i due. All’origine questa comunione era perfetta, improntata all’Amore, alla Vita Feconda e alla Custodia.
Il Significato dello Sguardo
A cosa serve all’uomo questo sguardo? Serve a riconoscere il Prodigio che Dio ha fatto nel Creato e nelle creature, che appare come Bellezza, che non ha necessariamente a che fare con quella fisica-estetica, anche se sicuramente ne partecipa, ma afferisce a qualcosa di molto più profondo. Dio ha impresso nell’essere umano la Sua Vita e lo ha chiamato all’esistenza come qualcosa di “molto buono”, perciò esso ha una dignità che nessuno ha il diritto di sottrargli o di scalfirla in qualche modo. Quindi questo sguardo sensibile alla Bellezza dell’altro e alla Bellezza del Creato porta l’uomo, in primo luogo a lodare Dio, e in secondo luogo, proprio mosso dalla commozione e dalla gratitudine per questa Bellezza, a prendersene cura, custodirla e ad arrivare a dare la sua stessa vita per proteggerLa. Questa è la chiamata dell’uomo ed è per viverla che ha ricevuto anche un altro dono da Dio: la forza. Forza che è sia fisico-muscolare ma, molto di più, interiore-spirituale. È proprio la Bellezza ad essere la forza del cuore dell’uomo, capace di muoverlo al dono totale di sé.
Il Significato dello Sguardo per la Donna
A cosa serve alla donna questo sguardo? La donna è sensibile allo sguardo dell’altro, che le serve per aprirsi alla sua accoglienza e riempirsi di vita, per sentirsi guardata da uno sguardo benedicente, che dice bene di lei, di cui si può fidare, proprio perchè guardata nella sua Bellezza originariamente impressa in lei da Dio stesso. La donna è fatta per vivere dello sguardo di qualcuno che rifletta lo sguardo che Dio le riserva. Ed è in questo sguardo, dentro ad esso, che ella può esprimere, insieme al maschio, tutta la sua fecondità generativa femminile.
La Ferita dello Sguardo dopo il Peccato
Cosa succede a questo sguardo dopo il peccato? Per quanto riguarda l’uomo, il peccato va a ferirne gli occhi, il suo stesso sguardo, rendendolo uno sguardo disordinato, che lo porta, da un lato, a diventare ipovedente di fronte alla Bellezza e, seguentemente, a volersi impadronire della Bellezza, o di ciò che gli appare erroneamente per tale, riducendola ad oggetto di consumo, a suo esclusivo vantaggio e profitto egoista.
Molte delle fatiche dell’uomo, infatti, nascono proprio dal suo sguardo, basti pensare all’esempio più eclatante costituito dalla pornografia, ma tale ferita lavora anche in modo molto più subdolo e la cultura attuale, purtroppo, invece che promuovere l’uomo nella sua originaria natura di custode, lo svantaggia amaramente, riducendolo a “surrogato animale” preda dei suoi istinti, con tutte le conseguenze che questo comporta e che popolano la cronaca odierna. La ferita, dicevamo sopra, non riguarda solo l’altro da sé, ma anche la Natura, portandolo a non adempiere al compito che Dio gli ha affidato, ossia di custodia, ma a servirsene per un guadagno immediato e personale.
La Ferita dello Sguardo nella Donna dopo il Peccato
Per quanto riguarda la donna, invece, il peccato entra in lei deformando la sua sapiente scelta su a chi rivolgere la richiesta di essere guardata, per trovare riflesso in quello sguardo, la sua amabilità, la sua essenza e la sua missione. La rende mendicante di sguardi. Questua nelle relazioni che vive l’affermazione di ciò che lei è. Ma lo fa, sia in modo sbagliato, che alle persone talvolta inadeguate. In modo sbagliato: elemosina sguardi che richiamano l’attenzione sulla sua carne invece che al suo spirito-corpo, vera sede della sua Bellezza.
Permette una facile oggettivazione attraverso comportamenti spicciolamene seduttivi e presentazioni di sé superficiali e esteticamente snaturanti (ad esempio le chirurgie plastiche correttive) od omologanti (ad esempio una moda e un trucco che non ne esaltano l’originalità soggettiva ma appiattiscono su un unico modello di apparente compiacimento estetico).
Agendo in questo modo è essa stessa a operare un pericoloso riduzionismo sulla sua natura femminile. Alle persone inadeguate: il primo errore lo commette quando rivolge la richiesta di tale sguardo, prima agli esseri viventi che a Dio, fonte da cui trarrebbe la consapevolezza della sua Bellezza originaria, e in seguito volendo essere guardata da coloro che le portano ferite e morte invece che guarigione e vita.
Come Uscire dalla Ferita?
La Redenzione avvenuta attraverso il sacrificio della Croce di Cristo ha riportato l’ordine originario e la guarigione dalle ferite, ma molto di più la possibilità di assumere la stessa natura umana-divina di Cristo. Realtà a cui è possibile accedere solo attraverso l’esercizio della nostra libertà, pronunciando lo stesso fiat di Maria. Attraverso questo “si”, non solo uomini e donne possono recuperare i loro doni originali, ma assumere su se stessi la natura di Cristo, sia in termini di sguardo, che in termini di coscienza imperturbabile della propria essenziale Bellezza. Solo questo può permettere agli uomini e alle donne del nostro tempo di entrare davvero in comunione vicendevole e mostrare l’immagine trinitaria d’Amore di Dio nel mondo, per poter collaborare con Cristo nel trasfigurarlo secondo il Suo Piano d’Amore.
Giorgia Sartori