Quattro passi verso la libertà del cuore

Cari sposi, come corre il tempo! Il Natale ce lo siamo lasciato dietro poco fa e nel giro di pochi giorni inizieremo l’arduo cammino della Quaresima. In questo senso, la Chiesa, quale saggia Maestra, ci sta già preparando con una Parola centrale in tutto il Vangelo.

Nel contesto biblico, il nemico è spesso visto come chi fa del male, chi perseguita od ostacola il bene. Ognuno di noi può diventare nemico di un altro, può succedere mentre guidi per strada, al supermercato, sul lavoro, a passeggio nel parco…

Ogni volta che siamo offesi, che ci viene fatta un’oggettiva ingiustizia sorge spontaneo il desiderio di rivalsa, cioè di riottenere fisicamente o moralmente il bene perso. Di per sé, l’ira è una reazione emotiva legittima di fronte all’ingiustizia o al male. Il problema è quando diventa disordinata.

L’ ira, nella sua natura, cerca la vendetta; ciò non ha affatto un senso negativo ma significa solo “riscatto, redenzione, liberazione”. Per questo, il massimo teologo cattolico, San Tommaso d’Aquino, nella Somma teologica, sembra giustificare la vendetta quando scrive: “Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito”; ma è lodevole imporre una riparazione “al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia” (San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, 158, 1, ad 3). In altre parole, quello che stava facendo Davide a Saul non era in partenza sbagliato, essendo stato più volte in pericolo di vita per sua causa. Ma la vendetta è lecita solo se è esercitata da chi ha l’autorità per punire (ad esempio, un giudice o un governante) e se mira alla correzione del colpevole e al bene della comunità, oppure se mira a correggere il peccatore e dissuadere altri dal commettere lo stesso errore. Purtroppo, lo sappiamo bene, essa facilmente diventa illecita se la vendetta nasce dal desiderio di male per l’altro, dalla rabbia o dall’odio, o causa più male che bene, oppure è esercitata senza autorità legittima e infine se invece di correggere il colpevole, lo annienta.

Ma che succede quando l’ingiustizia avviene tra due che si sono promessi fedeltà per tutta la vita, vivono sotto lo stesso tetto e dormono nello stesso letto? La questione si complica enormemente.

Il primo che lo sa è Nostro Signore e nel suo infinito realismo riguardo alla vita matrimoniale, ben più dei migliori counselor e terapeuti di coppia, ha pensato bene di fare un dono speciale nel giorno del matrimonio. Oltre a benedire i coniugi e a renderli fecondi, ha dato loro un Dono speciale: “Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati(Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 13). Il dono è lì sul comodino… bisogna usarlo quotidianamente perché entri in circolo ed aiuti ad arrivare a quel di più nell’amore che non è la giustizia, i piatti della bilancia perfettamente in linea.

So bene per esperienza che è dura, tra l’altro le notizie sulle due guerre attuali ci mostrano giornalmente quanto sembri impossibile perdonarsi. Proprio a tale riguardo vorrei citare per completo un post di Gigi De Palo, presidente Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, di quasi due anni fa:

“Il 20 marzo del 2002 facevo parte di una delegazione di giovani che portava la lampada della pace a Simon Peres e a Yasser Arafat. […] Quando 22 anni fa eravamo lì, ricordo che facemmo un gioco con i giovani palestinesi e i giovani israeliani dove si dovevano indovinare alcune parole attraverso il gioco dei mimi. Giuro non è uno scherzo, ma non riuscimmo a tradurre e a far indovinare agli uni e agli altri la parola “perdono”. Ecco, io credo che – e la situazione folle che stiamo vivendo lo dimostra – non ci possa essere la pace senza il perdono. Perché la “giustizia” non basta quando la situazione è così compromessa. Facciamo incontrare le persone semplici, le mamme che hanno perso i loro figli in questa immensa tragedia. Perdonare non è puerile, è un atto concreto ed è l’unico che può davvero cambiare questa storia. Perdonare è un atto maturo e sovversivo. È l’unica speranza per la pace.

Ma c’è una cosa che ho capito in tutti questi anni. E l’ho capita in particolare modo da quando sono sposato e sono diventato padre. La pace si impara in famiglia. Perché è un fatto concreto, non un’ideologia. E in famiglia ho compreso che nonostante sui libri ci venga insegnato che giustamente «non c’è pace senza giustizia», nella realtà non basta. Negli anni ho compreso che non può esserci pace senza perdono. È la cosa più difficile del mondo, ma è la sola cosa che risolve definitivamente i conflitti”.

Che forte! È proprio vero: la pace, il perdono, la riconciliazione, la concordia… sono tutte cose che si imparano in famiglia, sono doni che i genitori si fanno per primi a vicenda e da loro scendono sui figli.

Questo è il grande potere sanante del matrimonio, il talento e la marcia in più che esso ha riguardo ad ogni altra relazione, come ci ricorda Papa Benedetto:

Ricordiamo in primo luogo il vasto campo semantico della parola «amore»: si parla di amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, dell’amore per il prossimo e dell’amore per Dio. In tutta questa molteplicità di significati, però, l’amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all’essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono” (Deus caritas est, 2).

Gesù, come già detto, è assolutamente consapevole della difficoltà di quanto sta chiedendo e per questo ci propone una gradazione che rende il cammino più umano:

  • 1) “pregate per coloro che vi trattano male”: il primo passo è sempre offrire al Signore il dolore e la sofferenza e affidare a Lui chi ci fa del male;
  • 2) “benedite”, cioè, pensare e volere il bene nel nostro cuore, anche se non riusciamo ancora a muovere un dito;
  • 3) “fate del bene” e quindi comportarci bene, con gentilezza, con benevolenza, a partire dalle piccole cose;
  • 4) “amate”, a questo punto lo Spirito da dentro di noi ci dà la forza di avere quel cuore grande che sa essere misericordioso e comprensivo anche verso chi ci ha procurato dolore ingiustamente.

Concludo invitandovi sempre a provarci ogni giorno, a non smettere mai di implorare la grazia e ad avere il cuore aperto all’azione del Signore.

ANTONIO E LUISA

L’amore di coppia autentico si misura nei momenti di difficoltà: è vero amore o solo egoismo reciproco? Il Vangelo ci chiama a un amore che va oltre l’offesa, la mancanza e perfino il tradimento, un amore che perdona come Cristo sulla croce. Nella coppia, i momenti di crisi sono opportunità per sperimentare un amore gratuito, che non dipende dai meriti ma dalla scelta di amare sempre. Questo amore è il “cemento armato” che tiene saldo il matrimonio, rendendolo segno della Grazia del sacramento: amare come cristiani significa amare anche quando l’altro si comporta da nemico.

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