Oggi affrontiamo lo sguardo. Lo sguardo è il modo più immediato per esprimere amore. Anche il Cantico dei Cantici lo evidenzia in diversi passaggi. Clicca qui per leggere quanto già pubblicato. La riflessione come sempre è tratta dal nostro libro Sposi sacerdoti dell’amore (Tau Editrice).
Lo sguardo tra due sposi è decisivo. Spesso non c’è bisogno di parole: basta un’occhiata per capirsi profondamente. Dopo anni di matrimonio, lo sguardo diventa un dialogo silenzioso che comunica tutto: tristezza, gioia, stanchezza, desiderio, attrazione. Lo sguardo arriva prima di ogni gesto, può avvicinare o allontanare, può far sentire l’altro amato o respinto. San Giovanni Paolo II ci ricorda che: “L‘uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli è rivelato l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente” (Redemptor Hominis). Nel matrimonio, lo sguardo è la prima forma di partecipazione a questo amore.
Uno sguardo che rivela bellezza
Se ci si conosce profondamente, uno sguardo dice tutto. Lo sguardo non si improvvisa e non mente. Per mantenere uno sguardo limpido e sincero sulla propria sposa, bisogna educarlo, proteggendolo da immagini degradanti che trasformano le persone in oggetti. Papa Francesco ci mette in guardia: “L’amore ha bisogno di tempo e di spazio; tutto il resto è strumentale all’amore vero, che rispetta e riconosce la dignità dell’altro” (Amoris Laetitia).
Se lo sguardo è nutrito di rispetto e tenerezza, la sposa vedrà nei tuoi occhi la propria bellezza e non il desiderio egoistico di possederla.
Guardarsi per ritrovarsi
Uno sguardo che nasce dal profondo, arricchito dall’amore e dalla tenerezza vissuti, fa sentire la sposa bellissima e permette al marito di meravigliarsi ogni giorno della sua donna. Don Oreste Benzi scrive: “Sentirete, guardandovi negli occhi, di essere costruttori di pace, di essere misericordiosi, di essere miti e semplici, di essere affamati e assetati di giustizia. Sentirete la gioia stupenda che viene dal sentirsi chiamati: questa è la vocazione che il Signore ci dona“.
Per questo, ogni tanto, è utile fermarsi e fare un esercizio di meraviglia reciproca:
- Prendetevi qualche minuto solo per voi.
- Sedetevi l’uno di fronte all’altra, abbastanza vicini da potervi sfiorare.
- Guardatevi: osservate il viso, il corpo, i segni del tempo. Non distogliete lo sguardo.
- Riempitevi della bellezza dell’altro.
- Ripetete dentro di voi le parole del Cantico dei Cantici: “Quanto sei bella, amica mia, quanto sei bella!” “Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!”
Se non ci riuscite, forse avete bisogno di ritrovare un’intesa perduta e di imparare nuovamente il linguaggio dell’amore fatto di tenerezza e dialogo. Don Luigi Maria Epicoco ci incoraggia a farlo: “Amare significa riconoscere l’altro e lasciarsi riconoscere. Non c’è niente di più grande di due sguardi che si incontrano e si riconoscono, perché in quell’attimo l’amore prende corpo“.
Lasciamo che il nostro sguardo diventi una preghiera silenziosa, capace di esprimere l’amore di Dio dentro la nostra vocazione matrimoniale.
Antonio e Luisa