Quaresima, Tempo di Fecondità Rinnovata

Cari sposi, la realtà che ci circonda a volte non la possiamo cambiare e purtroppo, ci sono cose dolorose che accadono, indipendenti dalla nostra volontà. In tal senso, Gesù cita due fatti di cronaca nera, uno è un gesto di crudeltà e ingiustizia del potere regnante, l’altro è una vera e propria sventura forse imprevedibile.

Gesù non sprona a una giustizia riparativa, né aizzando i connazionali alla ribellione antiromana né esortando a mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici. Piuttosto Gesù chiede perentoriamente di cambiare sguardo su di noi, sulla vita, sul mondo, in una parola, di convertirci. Un atteggiamento analogo a quanto Dio ha intimato a Mosè dicendogli: “togliti i sandali”, come a dire: “non restare a guardare incuriosito ma anzitutto disponiti ad accogliere umilmente le mie parole”.

Ma ciò è solo il preambolo di un’altra riflessione successiva: il fico e i suoi frutti. Un fatto che sicuramente tutti noi abbiamo vissuto, quello di piantare in vaso o in orto un alberello o un vegetale per poi non veder l’ora di raccoglierne il frutto.

Cosa ci vuol dire nel fondo il Signore in questa Quaresima? Anche oggi ci sono tanti, troppi fatti deplorevoli a livello internazionale, nazionale e locale. Ma Gesù ci invita a non perdere tempo in lamentele sterili ma puntare diritti alla nostra conversione in ordine a una vita feconda e ricca di frutti. Il tempo è poco, la nostra esistenza breve. Di quanto è nelle nostre mani, un giorno il Signore ci chiederà conto.

Ed ecco voi sposi siete pienamente implicati in questa drammatica vicenda. Voi che avete ricevuto una promessa specialissima di fecondità, di crescere e di moltiplicarvi (cfr. Giovanni Paolo II, Catechesi sull’amore umano 14 novembre 1979).

Nella Genesi la benedizione per la fecondità è anzitutto data agli animali in senso ampio e poi in particolar modo alla coppia di Adamo ed Eva. Analogamente, se anche nel Vangelo il proprietario si attende frutti dal fico, quanto di più “il padrone della messe” non ne attende dalla coppia e famiglia?

Siete stati benedetti e ricolmati di un dono particolare nel matrimonio, ora Gesù vi sprona a far fruttare il talento ricevuto. La fecondità ha nel Vangelo un campo vasto di applicazione, ben oltre il concepimento di un figlio. Di questo abbiamo perlomeno due riferimenti molto chiari e precisi di Giovanni Paolo II e di Francesco.

Anzitutto la fecondità abbraccia i diversi ambiti della vita, compresa quella spirituale: “non si restringe però alla sola procreazione dei figli, sia pure intesa nella sua dimensione specificamente umana: si allarga e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo” (Familiaris consortio, 28).

Poi Papa Francesco si rivolge piuttosto ai frutti della fecondità che vanno ben oltre la coppia e famiglia stessa, generando una stima e ammirazione contagiosa anche in chi è esterno ad essa: “Con la testimonianza, e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone. Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva. La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società” (Amoris laetitia, 184).

Cari sposi, vi auguro e vi incoraggio all’ascolto dello Spirito in questa Quaresima che ci urge tutti ad accogliere la sua azione in noi e colmare la nostra vita di buoni e santi frutti.

ANTONIO E LUISA

La fecondità degli sposi non si misura solo nei figli, ma nella capacità di irradiare l’amore di Dio attraverso la propria vita. Come un sasso gettato in uno stagno crea cerchi concentrici che si allargano sempre più, così l’amore coniugale, se saldo e nutrito, si propaga naturalmente. Tutto parte dal cuore della coppia, unita nel sacramento del matrimonio: lì nasce una sorgente di amore autentico, capace di raggiungere i figli, gli amici, la comunità e il mondo intero. Ma se si trascura questo centro, se si mette da parte la coppia per dedicarsi solo ad altre relazioni o attività, si rischia di disperdere energia e vita. Non si tratta solo di “fare tanto”, ma di far fluire quell’amore che sgorga dalla comunione profonda tra marito e moglie. È lì che Dio si manifesta e porta frutto, toccando ogni anima incontrata sul cammino.

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