Sono i giorni più importanti dell’anno liturgico quelli del Triduo Pasquale. Durante la Santa Messa in Coena Domini suoneranno per l’ultima volta le campane. Poi, silenzio. Fino al mattino di Pasqua, trionfo della vita.
“Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi […] Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. (Gv 13,15 e 34-35).
Queste parole di Gesù arrivano dritte al cuore. Esempio, amore per gli altri, carità: esistono ancora questi valori nella nostra società? Abitano ancora le nostre coscienze, le nostre relazioni, le nostre famiglie? Ti voglio bene a prescindere o solo perché mi torna comodo? Siamo amici solo se è vantaggioso per me? Per quale motivo ci sposiamo? E – forse ancor di più – per quale stiamo insieme? Che testimonianza diamo di cristiani, di sposi, di coppia, di genitori, di colleghi, ecc …?
E così che mi è tornata in mente una preghiera bellissima, semplice ma molto potente. La preghiera che una mia partente – suora nell’Istituto della Sacra Famiglia (Isnardine) – recitava ogni giorno. Non nel senso teatrale del termine ma nel senso spirituale. Recitare come respirare, vivere, assaporare, offrire. Suora che aveva un affetto grande per i suoi tanti nipoti e che ha consumato le sue ultime sofferenze terrene proprio nel periodo quaresimale e nel Triduo pasquale. Trasfigurata dal dolore ma trasfigurata, poi, nel Cielo della vita che più non muore. La sua preghiera diceva:
Padre Santo,
ti offro questa giornata secondo le intenzioni per le quali il tuo Figlio Gesù
si è fatto uomo, è morto ed è risorto.
Ti raccomando tutte le persone che ho incontrato e incontrerò nella mia vita,
quelle verso le quali ho dei doveri di giustizia e di carità,
quelle che si sono raccomandate in particolar modo alle mie preghiere
e alle quali ho promesso il mio aiuto:
conservale nella grazia, aiutale nelle loro necessità materiali e spirituali,
richiama quelle che si trovano nel peccato.
Ogni momento di questa giornata sia un atto di amore per Te,
una riparazione del male fatto, del bene non fatto e del bene fatto male.
Ti raccomando tutte le anime del Purgatorio, quelle più dimenticate
e quelle che vi si trovano , forse, per causa mia.
Vergine Santissima, tu che hai offerto Gesù all’Eterno Padre,
offrimi oggi con Lui e aiutami a compiere sempre e comunque la volontà di Dio,
affinché questa giornata sia una continua Messa vissuta per la mia e altrui santificazione.
Amen”
Non aggiungo altro, per non sciupare la celestialità che emana la preghiera. Ve la dono, proprio come anch’io l’ho avuta in dono. Eredità preziosissima che porterò sempre con me. Che siano queste ore santissime a ispirare nei nostri cuori il maggior amore possibile, il maggior bene possibile, la maggior fede possibile. E allora domenica potremo davvero far nostro il canto: “ Il mattino di Pasqua nel ricordo di Lui siamo andate al sepolcro: non era più là! Senza nulla sperare, con il cuore sospeso, siamo andati al sepolcro: non era più là! Il Signore è risorto: cantate con noi! Egli ha vinto la morte Alleluia! Alleluia, Alleluia, Alleluia, Alleluia!”
Fabrizia Perrachon
Acquista il libro con gli articoli più belli del blog
Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.