«Il ballerino e la ballerina si corteggiano, vivono la vicinanza e la distanza, la sensualità, l’attenzione, la disciplina e la dignità. Gioiscono dell’amore e intuiscono cosa possa significare donarsi completamente» — scrive Papa Francesco in un testo inedito, usando la danza (il tango) come immagine potente dell’amore coniugale. In una sola frase ci ricorda che l’amore vero non è statico, non è fissato nella perfezione iniziale di un’emozione, ma è dinamico, vivo, in movimento. È un’arte che si impara, si costruisce, si affina nel tempo. E come ogni danza bella, esige fatica, ascolto, coordinazione, sacrificio e passione.
Viviamo in un’epoca in cui il legame matrimoniale sembra fragile, quasi un’opzione tra le tante. «Quanti matrimoni oggi falliscono dopo tre, cinque, sette anni? Non sarebbe meglio, allora, evitare il dolore, toccarsi soltanto come in una danza passeggera, godersi a vicenda, giocare insieme, e poi lasciarsi?» Papa Francesco pone una domanda vera, che molti giovani si fanno, spesso in buona fede. Ma subito risponde con la chiarezza di un pastore che conosce il cuore umano: «Non credetelo!». Non credetelo, perché l’amore non è un gioco. È una chiamata profonda che interpella tutto l’essere. È un atto radicale di libertà e responsabilità.
Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale, ci ha insegnato che dentro di noi convivono tre stati dell’Io: il Bambino (che sente, desidera, cerca gratificazioni), il Genitore (che giudica, norma, protegge) e l’Adulto (che osserva, valuta e decide). Il vero amore nasce dallo stato dell’Io Adulto, capace di integrare le emozioni del Bambino con la saggezza del Genitore. Molte relazioni falliscono perché restano a livello di bisogno o di idealizzazione, restano a livello di bambino o di genitore: bambini innamorati che cercano solo di essere consolati e di trovare piacere e gratificazione; oppure genitori rigidi che vogliono avere il controllo e manipolare.
Nel matrimonio maturo, invece, è l’Adulto a prevalere: quello che sceglie ogni giorno di amare, anche quando l’altro non corrisponde alle aspettative. «L’amore non è ciò che provi, ma ciò che scegli di fare per l’altro» dice la psicoterapeuta Sue Johnson, ideatrice dell’Emotionally Focused Therapy. Non si tratta di negare le emozioni, ma di non esserne schiavi.
Quando il matrimonio è fondato sull’Adulto, non si rincorre la felicità immediata, ma la pienezza costruita nel tempo. E proprio qui si inserisce l’intuizione di Papa Francesco: l’essere umano desidera essere accolto senza riserve. È il bisogno fondamentale di ogni cuore, quello che nella AT viene chiamata “carezza fondamentale”: sentirsi visti, riconosciuti, amati.
La Teologia del Corpo: il corpo come linguaggio del dono
Giovanni Paolo II, nella sua Teologia del Corpo, ha espresso con straordinaria profondità ciò che il Papa oggi ci ripete in modo pastorale e semplice: il corpo umano ha una grammatica inscritta nella sua struttura. Quando un uomo e una donna si donano l’uno all’altra nell’atto sessuale, non stanno solo vivendo un’esperienza biologica o affettiva, ma stanno pronunciando un linguaggio: “io ti dono tutto me stesso, per sempre”.
«Il corpo, infatti, e solo esso, è capace di rendere visibile l’invisibile: lo spirituale e il divino» (Udienza del 20 febbraio 1980). Per questo Giovanni Paolo II parlava della sessualità come sacramento del dono. Ma perché questo linguaggio sia vero, occorre che l’unione sia segno di un’alleanza, non solo di un sentimento.
Il dramma di molte relazioni oggi è che il corpo “dice” qualcosa (totalità, esclusività, eternità), mentre la volontà “intende” altro (prova, possesso, temporaneità). Ne nasce una ferita profonda, perché la persona si sente usata, anche se con consenso.
Donarsi completamente è possibile
Don Luigi Maria Epicoco, nel commentare il Vangelo di Matteo, scrive: «L’amore vero è quello che sa attraversare la croce. Chi ama solo quando è facile, non ha ancora capito cos’è l’amore. Solo chi rimane, anche quando non sente più, sta amando davvero». Il matrimonio è questo rimanere. Non perché si è obbligati, ma perché si è liberi di restare.
Il matrimonio è quindi un percorso radicale: chiede tutto. Ma è proprio in questo “tutto” che si riceve la grazia di una pienezza che nessuna altra forma d’amore può offrire. È l’unico cammino umano in cui due persone imparano davvero a farsi dono, ogni giorno, anche attraverso i conflitti, le crisi, la noia e il silenzio.
Come dice la terapeuta Marina Valcarenghi: «Nel vero amore, l’altro non è mai solo uno specchio in cui mi compiaccio, ma una soglia attraverso cui posso diventare più me stesso. L’amore vero è sempre anche un’evoluzione personale».
La preparazione è essenziale
Papa Francesco conclude con un monito che risuona forte: «Per l’unione matrimoniale è necessaria una preparazione adeguata, perché tutta la vita si svolge nell’amore, e con l’amore non si scherza». Troppe volte ci si sposa senza strumenti, senza consapevolezza, senza formazione. Ma il matrimonio cristiano non è per eroi: è per uomini e donne fragili che si lasciano guidare dalla Grazia, accompagnare da una comunità, e sostenere da una decisione rinnovata ogni giorno. Anche per questo abbiamo pensato il percorso di Scuola nuziale che si è appena concluso.
Il matrimonio è una danza. Ma non una danza qualsiasi: è quella tra due persone che si sono scelte per tutta la vita, e che ogni giorno decidono di riaccordarsi alla musica dell’amore di Dio. Non è un sogno ingenuo, né un progetto ideale: è una via concreta e radicale verso la pienezza. E come ogni cammino profondo, non è privo di croce. Ma proprio lì, nella croce, si compie il miracolo della Pasqua: un amore che non finisce.
Antonio e Luisa
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