Dalle «Lettere» di san Cipriano, vescovo e martire (Lett. 60, 1-2. 5; CSEL, 3, 691-692. 694-695) Cipriano a Cornelio, fratello nell’episcopato. Siamo a conoscenza, fratello carissimo, della tua fede, della tua fortezza e della tua aperta testimonianza. Tutto ciò è di grande onore per te e a me arreca tanta gioia da farmi considerare partecipe e socio dei tuoi meriti e delle tue imprese. Siccome infatti una è la Chiesa, uno e inseparabile l’amore, unica e inscindibile l’armonia dei cuori, quale sacerdote, nel celebrare le lodi di un altro sacerdote, non se ne rallegrerebbe come di sua propria gloria? E quale fratello non si sentirebbe felice della gioia dei propri fratelli ? Certo non si può immaginare l’esultanza e la grande letizia che vi è stata qui da noi quando abbiamo saputo cose tanto belle e conosciuto le prove di fortezza da voi date. Tu sei stato di guida ai fratelli nella confessione della fede, e la stessa confessione della guida si è fortificata ancora più con la confessione dei fratelli. Così, mentre hai preceduto gli altri nella via della gloria, hai guadagnato molti compagni alla stessa gloria, e mentre ti sei mostrato pronto a confessare per primo e per tutti, hai persuaso tutto il popolo a confessare la stessa fede. […]
Oggi la Chiesa celebra la memoria liturgica dei Santi Cornelio, papa e Cipriano, vescovo, due amici e fratelli nella fede, martiri della Chiesa del terzo secolo. A qualcuno potrebbe sembrare strano riferirsi ad un papa e ad un vescovo su un blog dedicato al matrimonio sacramento, eppure la Chiesa primitiva è proprio quella che ha messo le fondamenta alla nostra, e fra poco scopriremo qualche motivo.
Abbiamo riportato uno stralcio di una lettera che Cipriano scrive all’amico papa, della quale vogliamo solo sottolineare l’importanza della fratellanza in Cristo Gesù. Infatti questi due amici, pur vivendo l’uno a Cartagine e l’altro a Roma, si sentono vicini nello spirito. E quanta tenerezza sgorga dal cuore di Cipriano verso l’amico papa poiché amano e vivono per lo stesso Cristo: Siccome infatti una è la Chiesa, uno e inseparabile l’amore, unica e inscindibile l’armonia dei cuori, quale sacerdote, nel celebrare le lodi di un altro sacerdote, non se ne rallegrerebbe come di sua propria gloria? E quale fratello non si sentirebbe felice della gioia dei propri fratelli?
Davanti a tanta unità di cuori non si che può restare affascinati, ma com’è possibile raggiungere tale comunione e tale armonia? Solo se l’amore che i due cuori vivono ha la stessa fonte e lo stesso termine, lo stesso principio e lo stesso fine: Cristo Gesù. Ma se è possibile tale armonia, tale unità e tale comunione tra due amici, quanto più profonda e grande può essere tra due sposi?
Cari sposi, anche noi dobbiamo imparare a rallegrarci nel celebrare le lodi del nostro sposo o della nostra sposa come di nostra propria gloria e non come se fosse un nostro antagonista, quasi un rivale. Via da noi qualsiasi sentimento di questo tipo, non si addice ad una coppia di sposi guardarsi come due nemici, invidiarsi a vicenda per le doti dell’uno o dell’altra.
Al contrario, gli sposi devono fare a gara nello stimarsi a vicenda, gli sposi non solo si sostengono l’un l’altra, ma fanno tutto ciò che è in proprio potere per far fiorire il maschile di lui ed il femminile di lei. Senza confondersi, ma con unità. Cipriano resta vescovo e Cornelio papa, similmente il marito resta maschio e la moglie resta femmina, un’armonia perfetta tra due cuori che imparano a battere all’unisono.
Coraggio sposi, imitiamo i santi martiri Cornelio e Cipriano.
Giorgio e Valentina.
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