Farisei e pubblicani: un po’ per uno

Cari sposi, la domenica odierna prosegue idealmente il tema di quella scorsa: la preghiera. Infatti, la prima lettura riprende la figura del giudice e della vedova, come anche il salmo evidenzia che è il povero ad essere sempre ascoltato. Infine, Paolo, nell’Epistola, ci dà testimonianza viva di una preghiera fiduciosa, perfino nell’imminenza della propria condanna a morte. Il Vangelo è la corona di questo itinerario spirituale, perché non vediamo solo persone che si rivolgono a Dio in preghiera ma entriamo, grazie a Gesù, nel cuore stesso di Dio e possiamo “comprendere” come Egli valuti e giudichi le nostre preghiere.

Vediamo, quindi, due preghiere che vengono accolte dal Signore in modo diverso anche se a prima vista non paiono così sbagliate; il fariseo comunque sta provando a comportarsi bene, pur essendo un tantino superbo, mentre il pubblicano ha autentici delitti sulla coscienza benché ne sia pentito. Tutti e due hanno i loro pro e conto, però uno è accolto e l’altro no. Verrebbe magari da protestare: se per essere ascoltati da Dio dobbiamo essere integerrimi, allora Dio non è poi così misericordioso e buono!

Andiamo quindi più in profondità. Per prima cosa sorprende che sia proprio il fariseo a compiere le grandi virtù del pio israelita: preghiera, elemosina, digiuno. Se ci fate caso, sono le medesime tre vie che Gesù segnala (cfr. Mt 6, 1-16) per vivere una vita santa e quelle che leggiamo sempre il Mercoledì delle Ceneri. Come mai allora il fariseo è respinto mentre dice queste cose?

Notiamo che Luca esordisce dicendoci che tale parabola riguarda non tutti, ma alcuni, in greco “tinas”. Di chi sta parlando esattamente? Sono le persone autocentrate, sicure di sé, che sono convinte di essere accette a Dio per i loro meriti. Per cui, di riflesso, si trasformano in giudicanti e considerano agli altri di rango inferiore. Il grande errore del fariseo è di aver dimenticato i propri limiti, la povertà essenziale e si centra su sé stesso. Ecco il punto: la povertà, questa condizione esistenziale che ci spaventa tanto ma che ci è congenita. Un sinonimo di povertà molto positivo è “dipendenza da Dio”. Laddove vedo i miei limiti, immediatamente questo mi deve portare a tendere le mani in Alto. La povertà è sinonimo di umiltà, di verità. Che confortante pensare questa povertà evangelica, in fondo, genera in noi non frustrazione ma libertà interiore in cui possiamo ritrovare noi stessi e Dio. Ecco perché il povero viene subito ascoltato! Dio opta sempre per chi è in una qualche forma di povertà e preferisce il cuore umile e semplice. Quale gioia e pace nascono in noi dall’aver accolto serenamente i nostri limiti perché appunto consapevoli dello sguardo di Dio!

Allora, la preghiera genuina deve partire sempre dall’ammissione del nostro limite e così può toccare il Cuore del Signore. Ce lo conferma il Catechismo quando afferma: “l’umiltà è il fondamento della preghiera. […] L’umile preghiera è gradita a Dio, che risponde al grido del povero. L’umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: l’uomo è un mendicante di Dio” (CCC 2559–2560).

A questo punto è bene ribadire che questi due personaggi in realtà li portiamo dentro tutti simultaneamente. Gesù sa bene che, se è vero che alcuni sono orgogliosi, tanti altri cadono nel peccato del pubblicano. Allora Papa Francesco ci ricorda: “Fratelli, sorelle, il fariseo e il pubblicano ci riguardano da vicino. Pensando a loro, guardiamo a noi stessi: verifichiamo se in noi, come nel fariseo, c’è «l’intima presunzione di essere giusti» (v. 9) che ci porta a disprezzare gli altri. Succede, ad esempio, quando ricerchiamo i complimenti e facciamo sempre l’elenco dei nostri meriti e delle nostre buone opere, quando ci preoccupiamo dell’apparire anziché dell’essere, quando ci lasciamo intrappolare dal narcisismoedall’esibizionismo” (Angelus, 23 ottobre 2022).

Possiamo, inoltre, dire che il fariseo e il pubblicano rappresentano le radici principali dei nostri peccati: l’orgoglio e la superbia di chi si crede di più degli altri e poi l’attaccamento alle cose materiali, in questo caso i soldi ma mettiamoci pure il sesso, il potere, il cibo, l’immagine esteriore di sé, ecc.

Seguendo questa visione, sarebbe illusorio proiettare sulla coppia tout court un ipotetico dualismo ma piuttosto è sano riconoscere sinceramente che ognuno incarna un po’ dell’uno e dell’altro personaggio. Saper fare pace in ciò è già un gran passo avanti verso la maturazione e crescita di coppia. In secondo luogo, con la supplica sincera a Dio e non pensando di farcela con i soli buoni propositi del mattino.

Voi sposi non siete mai soli, anche se a volte rema solo uno dei due. È rincuorante leggere queste righe scritte per voi coniugi dai vescovi italiani: “Chiamati ad una continua conversione di fronte all’esperienza del peccato, (gli sposi) vengano resi capaci di partecipare alla vittoria di Cristo superando la tentazione dell’egoismo; e di dedicare la loro esistenza al servizio del Regno di Dio. Ricevono, inoltre, la grazia di una elevazione del loro amore, che li abilita e li impegna ad una crescente attuazione di quei valori umani di donazione, di fedeltà e di generosa fecondità, che nel Vangelo trovano pienezza di verità e di motivazione” (Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 45).

Cari sposi, anche questa domenica lo Sposo non smette di motivarvi alla preghiera e supplica incessante a Lui, affinché Gli permettiate di portare a pienezza il vostro amore.

ANTONIO E LUISA

A volte ho pregato come il fariseo: elencando a Dio tutto ciò che facevo per Luisa, quasi per convincermi di essere nel giusto. Ma così diventavo più duro, più giudicante. Ogni sua fragilità mi sembrava un torto. Poi ho imparato a pregare come il pubblicano: “Signore, abbi pietà di me”. In quel momento ho smesso di difendermi e ho iniziato a lasciarmi amare. E qualcosa è cambiato: quando riconosci la tua miseria, non condanni più quella dell’altro. Ho scoperto che solo chi si sa perdonato riesce davvero a perdonare, e che l’amore cresce solo nella misericordia ricevuta.

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