La gioia di essere profeti

Cari sposi, la medicina è concorde nell’affermare che la risata ha un potere curativo sul corpo perché stimola la produzione di endorfine, serotonina e dopamina, ovvero i neurotrasmettitori associati al piacere, alla motivazione e al benessere.

Oggi la Liturgia ci invita alla gioia, che è ben di più di una semplice risata ma in un certo senso la comprende. La Chiesa, nella sua saggia pedagogia, ci aiuta prepararci ancora meglio al Natale con un’attenuazione del carattere penitenziale dell’Avvento, che nei primi secoli aveva un’impostazione più marcatamente ascetica. Essa segnala che la celebrazione del Natale è ormai vicina e invita a una gioia anticipata, pur nel contesto dell’attesa, soprattutto dopo il tono più severo della domenica scorsa.

Da un punto di vista scritturistico dove emerge la gioia? Non pare che né Giovanni il Battista, né Giacomo invitino esplicitamente ad essa. La gioia è la conseguenza di un’attesa spasmodica che viene esaudita. Provate a pensare cosa avete sperimentato arrivando al termine di uno snervante periodo di studi, oppure alla conclusione dei lavori di costruzione della propria casa, o dell’esito positivo delle analisi dopo anni di cure…

Giovanni Battista è l’ultimo di una serie numerosa di profeti – dai 16 canonici ai 27 includendo quelli che non hanno lasciato scritti – spalmati in un tempo di quasi 1000 anni di storia. Che enorme sospensione vi era in Israele nei confronti del Messia! E Giovanni lo vede, lo tocca, ci può parlare! Da qui la gioia grande: colui di cui hanno parlato da Samuele in poi, passando per Ezechiele, Geremia, Naum, è finalmente tra noi.

È in definitiva la gioia di una Presenza che però in apparenza non è abbagliante, non suscita grande scalpore, passa quasi inosservata. È lo stile di Dio, che vuole agire in medias res, senza dare nell’occhio se non di chi ha uno sguardo di fede.

Per questo, la gioia dell’attesa che celebriamo oggi, è anche la gioia di voi sposi nel rendervi conto di vivere in Cristo per una singolare grazia che avete ricevuto nel matrimonio. Anche voi sposi infatti siete profeti di Cristo. Lo afferma con chiarezza Giovanni Paolo II:

«I testi dei Profeti hanno grande importanza per comprendere il matrimonio come alleanza di persone (ad immagine dell’alleanza di Jahvè con Israele) e, in particolare, per comprendere l’alleanza sacramentale dell’uomo e della donna nella dimensione del segno. Il “linguaggio del corpo” entra – come già in precedenza è stato considerato – nella struttura integrale del segno sacramentale, il cui precipuo soggetto è l’uomo, maschio e femmina”» (Udienza 19 gennaio 1983).

Cioè, mentre i profeti prima di Cristo parlavano soprattutto per annunciare la venuta di Cristo, voi sposi con il vostro amore, con i vostri corpi, con la vostra vita annunciate che Gesù è in mezzo a noi. Si tratta di un dono grande da ricordare ogni giorno e il Natale a sua volta ve lo rammenta, che Gesù si è fatto carne in mezzo a voi.

ANTONIO E LUISA

Essere luce del mondo e profeti dell’amore non significa essere perfetti, ma autentici. Lo siamo proprio nelle nostre fatiche, fragilità e ferite. Una famiglia senza difetti non sarebbe credibile né d’aiuto: sarebbe distante dalla vita reale. La vera testimonianza nasce da come viviamo le relazioni, da come trasformiamo le fragilità in accoglienza, il limite in perdono, la fatica in dono d’amore. Proprio così diventiamo sale della terra. Molte coppie sono luce per altre senza saperlo, convinte di non essere abbastanza. Spesso guardiamo a ciò che manca, dimenticando il valore e la forza che già possediamo.

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