Siamo così arrivati al 2026. Un numero che, di per sé, dice poco, ma che per molti porta con sé domande, bilanci, pensieri che magari durante l’anno teniamo a distanza. Il cambio di calendario ha questo effetto: ci costringe a guardare il tempo in faccia, a fare i conti con ciò che è passato e con ciò che ancora non sappiamo.
Mentre riflettevo su cosa scrivere in questi primi giorni dell’anno, mi sono accorto che il filo rosso che attraversa tante storie matrimoniali è proprio lui, il tempo; è curioso come, parlando di matrimonio, il tempo venga spesso dato per scontato.
Si parla di amore, di progetto di vita, di fede, d’impegno reciproco, tutti elementi essenziali, ma raramente ci fermiamo a riflettere su quanto il tempo incida concretamente sulla vita coniugale, nel bene e nel male. Eppure il tempo è il luogo in cui il matrimonio prende forma, cresce, si trasforma, a volte s’incrina, a volte si santifica.
Il tempo cambia le persone, cambia i ritmi quotidiani, le priorità, il corpo, l’energia, il modo di guardare se stessi e l’altro; cambia persino il modo di volersi bene. Il matrimonio cristiano è una vocazione che si gioca dentro il tempo, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione.
Per gli sposi, questa è spesso una delle prime grandi fatiche da accettare: ci si sposa con un’idea chiara di sé e dell’altro, con un entusiasmo che sembra sufficiente per affrontare tutto, con un linguaggio comune che pare immutabile. Poi arrivano i figli, o magari non arrivano e questo diventa una ferita; arriva il lavoro che assorbe energie, arrivano le preoccupazioni economiche, la stanchezza, la routine e a un certo punto ci si accorge che l’altro non è più esattamente com’era prima.
Ma se siamo sinceri, dobbiamo ammettere che nemmeno noi siamo rimasti gli stessi, per fortuna: quando non cambia niente, vuol dire che non stiamo né salendo, né scendendo nella scala dell’amore. Ad esempio, in questi giorni di vacanza, ho potuto parlare chiaramente con una figlia, cercando di capire cosa non funziona e quindi farò tesoro di quello che ci siamo detti per migliorare la relazione con lei.
Qualcuno può pensare che se qualcosa è cambiato, allora si è anche rotto, come se il cambiamento fosse automaticamente una perdita. In realtà non tutto ciò che cambia è un peggioramento, a volte è semplicemente una trasformazione che chiede di essere attraversata, non evitata, non combattuta. Il matrimonio non è il tentativo di fermare il tempo o di cristallizzare una stagione felice, ma di camminare nel tempo insieme, accettando che la forma dell’amore cambi senza perdere la sua sostanza.
Ci sono stagioni in cui l’amore è spontaneo, leggero, quasi naturale e ce ne sono altre in cui diventa una scelta quotidiana, consapevole, a volte persino faticosa: non perché l’amore sia finito, ma perché è cresciuto e chiede un linguaggio nuovo, meno istintivo e più profondo. È proprio in queste stagioni che molti sposi si sentono smarriti, come se non riconoscessero più ciò che stanno vivendo, come se si chiedessero: È normale tutto questo?
Ed è proprio qui che la fede può fare la differenza, non come una soluzione magica che elimina i problemi, ma come uno sguardo più ampio sulla realtà. La fede ricorda agli sposi che il sacramento non li abbandona quando l’entusiasmo iniziale si affievolisce: resta, lavora in silenzio, continua ad agire anche quando non se ne percepiscono immediatamente i frutti. Per gli sposi, questo può essere un invito prezioso: non misurare il matrimonio solo in base a come ci si sente oggi, ma in base a dove si sta andando e, soprattutto, a Chi si è scelto di mettere al centro del cammino.
I separati fedeli invece testimoniano, spesso senza volerlo e senza cercarlo, che ciò che Dio unisce non è soggetto alle mode, alle stagioni della vita, né alle emozioni del momento: dicono che il matrimonio cristiano ha una profondità che va oltre il momento presente, oltre la fase che si sta attraversando.
Il tempo mette alla prova il matrimonio, è vero, ma non necessariamente per distruggerlo: spesso lo fa per purificarlo, per liberarlo dalle illusioni, per renderlo più vero e più essenziale (come accade a ogni vocazione autentica, che viene provata non per essere annullata, ma per essere approfondita). Il matrimonio cristiano non è una corsa contro il tempo, non è una lotta per “rimanere come siamo” o “tornare come prima”, è un cammino dentro il tempo, fatto insieme a Dio, accettando che alcune risposte arrivino lentamente e che alcune ferite richiedano pazienza.
Quando questo viene dimenticato, si rischia di confondere una fase difficile con una fine, una trasformazione con un fallimento, una crisi con la negazione di tutto ciò che è stato. Ed è spesso proprio lì, in quel tempo che sembra vuoto o sprecato, che Dio lavora di più, perché nel Vangelo il tempo non è mai solo qualcosa che passa, è sempre un luogo in cui Dio sceglie di rimanere con te e per questo è sempre un grande dono. Buon anno!
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
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Grazie dell’articolo. Ne avevo bisogno proprio oggi. Nelle ultime settimane ho molte difficoltà con mio marito che è un duro e causa dello stress al lavoro sta facendo uscire la sua parte fragile che è ansia, rabbia, nervosismo. Proprio ieri mi ha detto che non avrebbe dovuto sposarmi perché è una persona terribile e che mi fa solo soffrire. Che lui non è degno nè di me nè del nostro matrimonio. Questo mi ha fatto particolarmente male, perché io so che è solo un periodo. Ovvero un tempo limitato, in cui combattiamo ma che non è destinato a durare per sempre. Gli farò leggere questo articolo che è arrivato nel momento giusto.
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Grazie dell’articolo. Ne avevo bisogno proprio oggi. Nelle ultime settimane ho molte difficoltà con mio marito che è un duro e causa dello stress al lavoro sta facendo uscire la sua parte fragile che è ansia, rabbia, nervosismo. Proprio ieri mi ha detto che non avrebbe dovuto sposarmi perché è una persona terribile e che mi fa solo soffrire. Che lui non è degno nè di me nè del nostro matrimonio. Questo mi ha fatto particolarmente male, perché io so che è solo un periodo. Ovvero un tempo limitato, in cui combattiamo ma che non è destinato a durare per sempre. Gli farò leggere questo articolo che è arrivato nel momento giusto.
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Coraggio un caro saluto
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