Santi Sposi e sposi santi

Ma … Santi Sposi o sposi santi? No, non è soltanto un gioco di parole né un banale indovinello. È la verità del sacramento matrimonio vista dalla prospettiva del Padre. Di cui è bello parlare proprio in questi giorni in cui la Chiesa contempla uno degli eventi più silenziosi e decisivi della storia della salvezza: lo sposalizio tra Maria e Giuseppe.

Nessun clamore, nessuna folla, nessuna parola riportata dai Vangeli. Eppure, in quell’unione custodita nel nascondimento di Nazaret, Dio ha scelto di entrare nella storia affidandosi a un matrimonio. Non a un’idea astratta di amore, ma a una promessa concreta, fatta di fedeltà, di responsabilità, di quotidianità condivisa. Maria e Giuseppe, i Santi Sposi, ci rivelano che la santità può abitare le stanze semplici di una casa, il lavoro di ogni giorno, il silenzio delle scelte difficili.

Il loro matrimonio non fu un rifugio romantico, piuttosto una vocazione esigente. Giuseppe accolse Maria e il mistero che portava nel grembo ponendosi ciecamente nelle mani di Dio. Un mistero che forse non comprendeva fino in fondo. Ma fidandosi di Dio più che dei propri timori, ha detto anche lui il suo “fiat”, dopo quello della sua sposa.

Maria, dal canto suo, visse il sì totale al Signore senza sottrarsi al sì concreto a uno sposo, a una vita familiare reale, con tutto ciò che comportava. In loro vediamo un amore che non cerca se stesso e si apre a una missione più grande. Il loro legame non fu un ostacolo alla santità, ma il luogo stesso in cui la santità prese forma.

Per questo il titolo “Santi Sposi e sposi santi” non è solo una bella espressione devozionale, ma una verità profondamente cristiana. Non solo per loro ma per tutti gli sposi. Quindi, anche per noi. Maria e Giuseppe sono santi perché sposi, e sposi santi perché hanno vissuto il matrimonio come via di obbedienza, di dono e di amore.

Il loro esempio smaschera una tentazione sempre attuale: pensare che la santità sia riservata a pochi eletti, lontani dalla fatica delle relazioni, o che il matrimonio sia una vocazione di “serie B” rispetto alla vita consacrata. Al contrario, l’unione sponsale è una chiamata totale e totalizzante alla santità, un cammino in cui due persone imparano, giorno dopo giorno, ad amare come Cristo ama la Chiesa.

Ogni matrimonio celebrato davanti a Dio, porta in sé questa stessa promessa. Non è solo un patto umano, ma – appunto – un sacramento, cioè un segno efficace della grazia. Gli sposi non sono lasciati soli davanti alle sfide della vita, alle incomprensioni, alle fragilità, al peso del tempo. La grazia del sacramento agisce proprio lì, nelle ferite che chiedono pazienza, nelle rinunce che educano il cuore, nel perdono che ricostruisce.

La santità coniugale non è assenza di difficoltà, ma fedeltà dentro le difficoltà, è scegliere l’altro ogni giorno, anche quando l’amore sembra stanco, anche quando il silenzio pesa.

Il 23 gennaio, giorno in cui si ricordano i Santi Sposi, diventa così richiamo dolce e forte per tutte le coppie. Ricorda che il matrimonio non è semplicemente “funzionare insieme”, ma camminare insieme verso Dio. Che la casa può diventare una piccola Nazaret, dove il lavoro, la preghiera, l’educazione dei figli e persino le preoccupazioni trovano senso alla luce della fede. Che essere sposi santi non significa vivere una vita perfetta, quanto piuttosto lasciare che Dio entri nella storia concreta di una coppia e la trasformi dall’interno.

Guardando Maria e Giuseppe, noi sposi di oggi possiamo ritrovare la speranza. Possiamo scoprire, o riscoprire, che la santità non chiede gesti straordinari, ma cuori disponibili. Che Dio continua a scegliere il matrimonio come luogo in cui farsi presente, come spazio in cui l’amore umano può diventare riflesso dell’amore divino.

I Santi Sposi, Maria e Giuseppe, non sono un modello irraggiungibile, sono una promessa viva: anche oggi, anche qui, anche nella fragilità, noi sposi siamo chiamati a diventare santi, insieme. I Santi Sposi e gli sposi santi, allora, sono modello e followers della stessa meraviglia: l’amore di Dio che, attraverso la vita terrena, vuole tutti nella beatitudine eterna, mariti per mano delle proprie mogli e mogli per mano dei propri mariti.

Fabrizia Perrachon

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