Le primizie offerte a Dio

Dal libro del Deuteronomio (26, 1-19) In quei giorni Mosè parlò al popolo dicendo: «Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio ti darà in eredità e lo possiederai e là ti sarai stabilito, prenderai le primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese che il Signore tuo Dio ti darà, le metterai in una cesta e andrai al luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto per stabilirvi il suo nome. Ti presenterai al sacerdote in carica in quei giorni e gli dirai: Io dichiaro oggi al Signore tuo Dio che sono entrato nel paese che il Signore ha giurato ai nostri padri di darci. Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore tuo Dio e tu pronunzierai queste parole davanti al Signore tuo Dio: […] Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato. […] Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà il tuo Dio, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e obbedirai alla sua voce. Il Signore ti ha fatto oggi dichiarare che tu sarai per lui un popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi; egli, quanto a gloria, rinomanza e splendore, ti porrà sopra tutte le nazioni che ha fatte e tu sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio com’egli ha promesso».

Oggi prendiamo la nostra riflessione dal libro del Deuteronomio, abbiamo estrapolato alcune frasi risparmiandovi dei pezzi che sono solo descrittivi ed entrano in dettagli che nulla tolgono al nucleo, il quale altro non è che una serie di norme date da Mosè al popolo su varie questioni. E quelle sopra riportate fanno proprio al caso nostro perché mettono in luce l’azione sacerdotale.

Quando leggiamo brani di questo tipo non dobbiamo fermarci alle singole azioni poiché sono molto lontane da noi per tempo, cultura, società, mentalità, ma dobbiamo considerarle inserite nel contesto loro proprio; non dobbiamo correre il rischio di giudicare il contenuto di tali testi con i nostri parametri odierni, ma dobbiamo capire il cuore che muove (in questo caso) Mosè nel prescrivere tali rituali, dobbiamo innanzitutto capirne l’intenzione iniziale altrimenti prendiamo dei grossi granchi.

Dopo aver fatto questa piccola introduzione dobbiamo sempre considerare però che questa è Parola di Dio, non è un comune romanzo di umana fantasia, e questo ci aiuta a capire come Dio si inserisca nella storia umana mai con prepotenza, ma con delicatezza e pazienza, sapendo tollerare le (momentanee) storture (ovvero i nostri peccati) del suo popolo per portarlo passo dopo passo verso una nuova umanità liberandolo così dalle vecchie storture.

Ricorderete sicuramente il famoso film “Karate kid”, ebbene, all’inizio Daniel non era che un ragazzo insicuro di se stesso e con la passione per il karate, ma il maestro Miyagi vide già il campione che sarebbe divenuto, e così lo guida passo passo verso un nuovo Daniel, accettando e tollerando anche i piccoli fallimenti lungo il percorso che lo porterà a diventare il coraggioso ed intrepido Daniel-san, ed in questo è un perfetto esempio di come Dio ha fatto con il popolo di Israele.

Questo testo mette in luce l’azione sacerdotale, ma questo testo lo dobbiamo leggere nella luce del Nuovo Testamento, poiché Gesù è venuto per portare a compimento la vecchia legge, perciò lo leggeremo con questi nuovi occhi del Sacramento del Matrimonio e lo faremo in tre piccole tappe che descrivono tre azioni, tre movimenti.

Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio ti darà in eredità e lo possiederai e là ti sarai stabilito, prenderai le primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese che il Signore tuo Dio ti darà, le metterai in una cesta e andrai al luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto per stabilirvi il suo nome. Per gli sposi il paese in eredità è la Grazia del Sacramento del Matrimonio, ma questa Grazia non va gelosamente custodita sotto terra (alla guisa del famoso talento) ma bisogna raccogliere le primizie di questo nuovo paese per offrirle al Signore. Questo gesto di umiltà ci permette di riconoscere chi è il Signore e chi invece (noi) le creature che da Lui tutto ricevono senza merito.

Ti presenterai al sacerdote in carica in quei giorni sicuramente l’offerta più gradita al Padre è quella del Sacrificio della Santa Messa, ed in questo dobbiamo imparare a far celebrare delle Sante Messe solo per noi, solo per la nostra coppia, solo per crescere nella santità coniugale, anche senza aver per forza delle problematiche particolari, ma solo come ringraziamento e come atto di adorazione… non mancheranno Grazie particolari, ve lo possiamo testimoniare.

Dobbiamo anche imparare ad esercitare l’azione sacerdotale comune a tutti i battezzati, però va fatto nel modo giusto, donando le primizie. Molti infatti tengono per sé le cose belle della propria vita come se fossero i creatori di se stessi, lasciando così a Dio le magagne, le storture, le debolezze, le fragilità, invece Mosè ci insegna che a Dio si donano le primizie, le cose belle della nostra vita che poi sono ancora dono suo.

Il Signore ti ha fatto oggi dichiarare che tu sarai per lui un popolo particolaretu sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio com’egli ha promesso Cari sposi, noi siamo consacrati nell’amore matrimoniale come sacramento di Cristo l’uno all’altra, noi siamo per il Signore un popolo particolare, ci custodisce come con amore di predilezione, coraggio allora.

Giorgio e Valentina

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