Tobi perde la vista: quando nella coppia non ci si vede più

Nei versetti che analizziamo oggi accade un dramma nella vita di Tobi. Tobi diventa cieco. Clicca qui per leggere gli articoli già pubblicati.

Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi, a causa delle macchie bianche, finché divenni cieco del tutto.  (Tb 2,10)

La cecità di Tobi non arriva all’improvviso come un castigo. Arriva dentro una giornata normale. Dentro la stanchezza. Dentro un gesto buono. Aveva appena finito di seppellire un morto. Tobi dorme. È stanco. Ha fatto il bene. E proprio mentre riposa, qualcosa cade sui suoi occhi e lo rende cieco. Il testo non cerca spiegazioni morali. Non dice che Tobi ha sbagliato. Dice semplicemente che la fragilità entra mentre vivi, non solo quando sbagli.

Questo è un passaggio decisivo anche per gli sposi. Molte coppie non “perdono la vista” perché non si amano più, ma perché sono stanche. Perché hanno dato tanto senza riuscire a fermarsi. Perché hanno retto più di quanto potevano. Quando nella coppia non ci si vede più, raramente è cattiveria. È fatica non elaborata.

Si vive sotto lo stesso tetto, si condividono le giornate, i figli, le responsabilità. Eppure qualcosa si spegne. Non si riconoscono più i gesti dell’altro. Le parole sembrano sempre fuori posto. Gli sguardi non si incrociano più davvero. È come se l’altro fosse lì, ma non arrivasse.

La Bibbia è sorprendentemente realistica. Non idealizza Tobi. Non lo descrive come un eroe sempre lucido. Lo mostra vulnerabile. E questa vulnerabilità non riguarda solo gli occhi, ma la capacità di leggere la realtà.

Dal punto di vista psicologico, quando una persona è sotto stress prolungato, l’Io Adulto – quello che osserva, valuta, comprende – si indebolisce. Al suo posto prendono forza stati dell’Io contaminati:
– un Genitore critico che giudica, accusa, irrigidisce
– oppure un Bambino ferito che si chiude, si difende, reagisce.

Non è una scelta consapevole. È una difesa. Così nella coppia iniziano dinamiche che fanno male, ma che hanno una radice profonda. Si interpreta tutto come attacco. Si risponde in automatico. Si smette di ascoltare davvero. Non perché non si voglia amare, ma perché non si ha più spazio interiore.

Tobi, diventato cieco, dipende dagli altri. Questo cambia gli equilibri. Cambia il modo di stare nella relazione. Anche nel matrimonio accade così: quando uno dei due attraversa una fatica profonda – fisica, emotiva, spirituale – l’equilibrio di coppia si sposta. E se non se ne prende consapevolezza, nasce il risentimento.Non sei più quello di prima.” “Non mi capisci.” “Devo fare tutto io.” Sono frasi che spesso non parlano di disamore, ma di sovraccarico.

La cecità di Tobi ci dice che esiste una cecità emotiva: non vedere più il bene dell’altro, non riconoscere più le intenzioni, non riuscire più a distinguere tra ciò che è dell’altro e ciò che è la mia ferita. Questa cecità è una difesa. Serve a non sentire troppo. A non crollare. Ma alla lunga isola.

Qui è importante dirlo con chiarezza agli sposi: non è cattiveria: è fatica non elaborata. Quando non ci si vede più nella coppia, la tentazione è colpevolizzare. Dare etichette. Ridurre l’altro a un problema. Ma così si alimenta il Genitore critico, interno ed esterno, che irrigidisce tutto.

La Bibbia, invece, ci invita a un passo diverso: riconoscere la stanchezza. Dare un nome al dolore. Fermarsi prima che la distanza diventi abitudine. Tobi non nasconde la sua cecità. Non fa finta di nulla. Questo è già un primo atto di verità. Anche nella coppia, il primo passo non è “aggiustare”, ma dire che non si vede più. Ammettere che qualcosa è cambiato. Che si è stanchi. Che si ha bisogno.

Quando l’Adulto può tornare a parlare – anche solo per dire “non ce la faccio” – si apre uno spazio nuovo. Non di soluzione immediata, ma di realtà condivisa. Il libro di Tobia ci insegna che Dio non entra nella coppia quando tutto è chiaro, ma quando si accetta di essere ciechi insieme. Quando si smette di fingere lucidità. Quando si rinuncia all’idea di dover reggere sempre.

Vivere insieme senza riconoscersi è una delle sofferenze più grandi nel matrimonio. Ma non è una condanna. È spesso un segnale. Un invito a rallentare. A rileggere. A chiedere aiuto. La cecità di Tobi non è la fine della storia. È l’inizio di un cammino diverso. Anche per gli sposi può essere così.

Non sempre il problema è l’altro. A volte è la fatica che non abbiamo avuto il coraggio di guardare.

Antonio e Luisa

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3 Pensieri su &Idquo;Tobi perde la vista: quando nella coppia non ci si vede più

  1. È verissimo! A volte quando ce la prendiamo con l altro, bisogna fermarsi e dire: scusami, non sei tu, è che sono stanco/a . Cosi l altro non si sente attaccato. Questo allenta la tensione.

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  2. È verissimo! A volte quando ce la prendiamo con l altro, bisogna fermarsi e dire: scusami, non sei tu, è che sono stanco/a . Cosi l altro non si sente attaccato. Questo allenta la tensione.

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