Beatitudini, vie di felicità già da ora

Cari sposi, come sapete, ogni evangelista ha avuto un’ispirazione speciale per parlare di Gesù a un gruppo concreto di persone e con il linguaggio adeguato al suo auditorio. In quest’anno liturgico la Chiesa ci pone dinanzi la narrazione di Matteo. Egli, a differenza degli altri, con il suo Vangelo si rivolge ai cristiani provenienti dall’ebraismo, motivo per cui continuamente cita i Profeti, per sottolineare che Gesù realizza le promesse fatte da Dio a Israele. Nel vangelo odierno, qui è particolarmente importante il collegamento tra Cristo e l’Antico Testamento, difatti dal contesto si comprende che Matteo presenta il Signore nientemeno che come il nuovo Mosé, il Sinai risulta essere il Monte Tabor e le Tavole dell’Alleanza diventano le 8 beatitudini.

Se prima di Cristo la Legge aveva la funzione di indicare una via sicura per restare nell’Alleanza, ora è Dio stesso che ci mostra, con la sua persona e il suo stile di vita, come vivere in relazione con Lui. Perciò le beatitudini non sono altro che la carta di identità di Gesù! Gesù è il povero di spirito, il mite, il pacifico, il perseguitato…In questo modo abbiamo non solo un modello di vita ma un amico, un compagno di viaggio che ci aiuta passo dopo passo a incarnare questi Suoi modi di essere.

Tra le beatitudini ce ne sono due che comprendono tutte le altre: la povertà di spirito con la sequela delle opere di giustizia, di umiltà, di mitezza, di purezza, di misericordia, di preoccupazione per la pace; e poi la persecuzione, subìta per amore di Cristo.

Vorrei spendere allora una parola su come gli sposi possono vivere la povertà del cuore e l’eventuale persecuzione per essere di Cristo. Se la povertà in spirito è, come insegna Papa Francesco, la condizione di radicale libertà: “In questo sta la vera libertà: chi ha questo potere dell’umiltà, del servizio, della fratellanza è libero. A servizio di questa libertà sta la povertà elogiata dalle Beatitudini” (Angelus, 5 febbraio 2020), allora il povero è colui che confida totalmente e radicalmente in Dio ed in questo sperimenta di avere tutto.

Gli sposi hanno il dono di una Presenza che li fortifica e li accompagna sempre. Quindi la povertà sta nel riconoscerLa, nel venerarLa, nel coltivarLa e non darla per scontata o sapere (con la mente) che c’è ma farci i conti ogni giorno. Questo, per la coppia, ha risvolti concreti: l’abbandono alla Provvidenza nel gestire l’economia familiare, la rinuncia ad ogni competizione con il coniuge e da ogni preoccupazione per fisico, accettandosi per ciò che siamo e non possiamo cambiare e liberandosi da ogni nuovo idolo quale salute, posizione sociale, opinione altrui… La coppia povera accoglie i doni ricevuti dal Signore e li fa fruttare, li mette all’opera e, all’occorrenza, sa chiedere aiuto, anzitutto al Signore e poi alle persone giuste che Lui mette sul nostro cammino.

Ma vediamo l’altra grande beatitudine di cui ci parla Gesù: la persecuzione per la giustizia. Sembra che parlare di martiri evochi un passato lontanissimo, quando in realtà al giorno d’oggi è un fatto molto più ricorrente dei tempi passati. C’è solo da chiedersi fino a quando, nella nostra bella Italia, godremo la libertà di professare la fede. Ma comunque anche da noi una coppia cristiana può essere “perseguitata” perché vive la coerenza al Vangelo, perché educa i figli in un certo modo, perché prega, perché accoglie, perché si apre alla vita… il volto della “persecuzione” in un paese come il nostro è soprattutto l’esclusione, la derisione, la calunnia alle spalle. Da qui che, la tentazione di “essere come tutti” e di restare nel quieto vivere è forte e alle volte può essere causa di mediocrità e di doppie vite tra privato e pubblico. Solo un rapporto profondo con Cristo è l’ancora di salvezza che ci mantiene fedeli anche in questi momenti difficili e ci dona quella parola giusta per essere noi stessi ovunque ci troviamo.

Cari sposi, ringraziamo il Signore per averci donato già tante coppie che hanno incarnato le Beatitudini e sono stelle nel cielo dei Santi e riflettono su di voi la luce di Cristo Sposo. La loro concretezza e semplicità sono un invito a non mollare mai nel cammino di fede in 3, contando sempre sulla Grazia che il matrimonio incessantemente vi concede.

ANTONIO E LUISA

Un giorno mi sono accorto che stavo vivendo il matrimonio come una prova da superare: essere all’altezza, non deludere, mostrarmi forte. Dentro, però, ero stanco, continuamente in ansia. Durante una passeggiata ho detto a mia moglie che avevo paura di non bastare. Nessun discorso spirituale, solo verità. Ci siamo fermati, in silenzio. Ho sentito che non dovevo dimostrare nulla, né a lei né a Dio. Da allora provo a non inseguire ideali irraggiungibili: salute perfetta, immagine giusta, approvazione altrui. Ogni sera affidiamo ciò che siamo, non ciò che vorremmo essere. È così che la Presenza ci educa alla povertà vera.

Acquista i nostri libri Il dono del corpo. L’ecologia dell’amore La grazia degli imperfetti



Lascia un commento