A scuola per scaldare il banco?

Dai «Commenti sul Diatessaron» di sant’Efrem, diacono (1, 18-19; SC 121, 52-53): Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? È molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla. […] Rallègrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta.

Questo piccolo stralcio di commento è meraviglioso poiché ci lascia intravedere quanta ricchezza sia contenuta nella Parola di Dio, una ricchezza che ci supera. Ed inoltre ci conferma che non dobbiamo commettere l’errore di fermarci alla sola Parola, proprio per il fatto che essa ci supera la Chiesa Cattolica ha fin da subito intuito che aveva bisogno di essere incarnata e spiegata, di diventare visibile e traducibile in concrete scelte di vita, ecco perché il trittico su cui si fonda la fede e la dottrina cattolica sono Parola, Magistero e Tradizione.

Queste tre realtà sono come tre palline di gusti diversi su uno stesso cono gelato: per dire di aver mangiato il gelato bisogna mangiare tutti e tre i gusti. Molti sposi commettono l’errore di prendere uno di questi tre gusti di gelato da solo, ignorando o staccandolo dagli altri due, e così si va alla deriva poiché si rischia di perdere di vista l’incarnazione di questa Parola oppure la ratio che sta dietro ad una regola data dalla Chiesa, o perdere il gusto ad esempio per le pie devozioni.

Non è raro trovare coppie di sposi che paiono perfetti dall’esterno poiché assolvono in maniera quasi impeccabile tutti i loro doveri religiosi, oppure i loro doveri morali. Ma è sufficiente? Nel senso letterale sì, nel senso morale no.

Nel senso letterale si rimane proprio sulla superficie evitando di andare in profondità, ci si adopera per il minimo indispensabile al fine di soddisfare determinate necessità. Può capitare che una coppia reciti insieme tutti i giorni le lodi piuttosto che altre preghiere, ma recitare è sufficiente per pregare? Ovviamente la recita è indispensabile per la preghiera vocale ma non è sufficiente, bisogna che essa diventi preghiera del cuore (non inteso come sentimento, il cuore della volontà) e non resti una mera formuletta, altrimenti ognuno dei due coniugi ha assolto al suo dovere quotidiano come se timbrasse il cartellino. Vi ricordate quando il maestro ci diceva che non si andava a scuola per scaldare il banco? Uguale!

Nel senso morale ne conviene che non posso recitare tutte quelle belle preghiere ma poi non usare neanche una tenerezza verso il mio coniuge; è proprio in quel gesto tenero di amore che si incarna ciò che ho pregato, o meglio, ciò che abbiamo pregato insieme.

Sant’Efrem ci viene incontro, essendo anche lui coinvolto nel combattimento spirituale conosce bene le miserie e le debolezze del cuore umano, ecco perché ci stimola e ci sprona alla perseveranza, lui ne scrive a proposito della Parola ma è chiaro che vale per la crescita della nostra fede.

Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quanti sposi sentiamo lamentarsi perché non hanno ricevuto di più di questo o quello, ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo sicuri che il problema sia della fonte di questa Grazia? O piuttosto non è che sia un problema di poca disponibilità da parte nostra ad accogliere ciò che viene offerto?

Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Cari sposi, se sentite di non aver acchiappato al volo le Grazie del Signore, rimediate con la perseveranza. Alcune Grazie straordinarie non tornano più, ma altre Grazie di stato, cioè quelle che ci servono per vivere il nostro stato matrimoniale, sono un po’ troppo per noi da “digerire” tutte insieme, quindi dobbiamo “acquisirle a rate”. Un po’ come quando tentiamo di scaricare un file troppo grande ed il nostro computer non ce la fa a scaricare in un battibaleno tutto in una volta.

Coraggio sposi, chiediamo la Grazia della perseveranza. Non basta ad esempio restar calmi una volta per dire di averla vinta sull’ira, ci vuole la perseveranza di tutti i giorni. Se seguiamo l’esortazione di sant’Efrem ne vedremo delle belle nel nostro matrimonio.

Giorgio e Valentina

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