Al Festival di Sanremo 2026 una delle sorprese più significative è stata senza dubbio Per sempre sì di Sal Da Vinci. Non solo per la melodia coinvolgente o per l’interpretazione intensa, ma per qualcosa di più profondo: questa canzone è entrata tra le più apprezzate dal pubblico votante perché ha dato voce a un desiderio universale, spesso nascosto ma mai spento. Il desiderio di un amore che duri per sempre. In un tempo in cui l’amore viene raccontato come emozione fragile, esperienza reversibile, contratto rinnovabile finché conviene, “Per sempre sì” ha avuto il coraggio di pronunciare parole controcorrente. Non parla di un sentimento momentaneo. Non canta l’ebbrezza passeggera dell’innamoramento. Parla di promessa. Di scelta. Di fedeltà. E questo ha toccato il cuore.
Il “per sempre” che non passa di moda
La parola “per sempre” oggi sembra quasi imbarazzante. Fa paura. Sembra eccessiva. Definitiva. Troppo grande per le nostre fragilità. Eppure, quando qualcuno la pronuncia con sincerità, qualcosa dentro di noi si accende. Perché? Perché il cuore umano non è fatto per il provvisorio. È fatto per il definitivo. “Per sempre sì” mette al centro proprio questo: un sì che non è solo entusiasmo, ma decisione. Non è solo sentimento, ma volontà. Non è solo emozione, ma progetto. Nel testo si parla di sogni condivisi, di figli immaginati, di difficoltà attraversate. Non c’è l’illusione che l’amore sia facile. C’è la consapevolezza che sia impegnativo. Ed è proprio questo realismo a renderlo credibile.
Il pubblico non è ingenuo. Sa che amare significa affrontare salite. Sa che ci sono stagioni di stanchezza, incomprensioni, ferite. Ma sa anche che l’amore vero non si misura dall’assenza di problemi, bensì dalla capacità di restare dentro quei problemi senza scappare. La canzone intercetta esattamente questo punto.
Non solo sentimento: volontà e resistenza
Uno dei passaggi più forti del brano è l’idea che l’amore non sia autentico se non ha affrontato la salita. È un messaggio potente. Perché smonta un mito diffuso: quello secondo cui l’amore è vero solo quando è facile. In realtà, l’amore matura proprio nella fatica. Un matrimonio, una relazione stabile, una storia che dura nel tempo non sopravvive grazie alle emozioni iniziali. Sopravvive grazie alla volontà. Alla capacità di scegliere l’altro anche quando non è perfetto. Alla decisione di restare anche quando sarebbe più semplice andarsene. Il successo di “Per sempre sì” ci dice qualcosa di importante: il pubblico non vuole più solo canzoni che parlino di passioni bruciate in fretta. Vuole storie che parlino di costruzione, di pazienza, di sacrificio. Vuole speranza concreta.
Il bisogno di sicurezza affettiva
Viviamo in un’epoca segnata da instabilità. Lavorativa, sociale, relazionale. Tutto cambia velocemente. Tutto sembra fragile. In questo contesto, la promessa di un amore stabile diventa un punto di riferimento. Quando Sal Da Vinci canta un sì definitivo, non sta solo raccontando una storia romantica. Sta offrendo un’ancora. Sta dicendo: è possibile scegliere di restare. E questo genera consolazione. Perché in fondo ogni persona desidera sapere che qualcuno possa dire: Io resto. Anche quando sarà complicato. Anche quando non sarà perfetto. Il pubblico votante ha premiato questo messaggio perché si è riconosciuto in esso. Non in un’utopia, ma in un bisogno reale. L’essere umano desidera essere scelto per sempre. Non temporaneamente. Non finché tutto va bene. Per sempre.
L’amore come decisione quotidiana
C’è un altro elemento decisivo nel successo della canzone: l’idea che il “sì” non sia pronunciato una volta sola. È un sì che si rinnova. Ogni giorno. Chi vive una relazione lunga lo sa bene. Il per sempre non è un’emozione continua. È una decisione ripetuta. È scegliere di dialogare quando si potrebbe chiudersi. È chiedere scusa quando l’orgoglio vorrebbe difendersi. È ricominciare dopo una discussione. È sacrificio, sì. Ma non un sacrificio sterile. Un sacrificio fecondo. Perché genera intimità, fiducia, stabilità. “Per sempre sì” non racconta un amore ideale. Racconta un amore voluto. E questo è il punto che ha fatto la differenza.
Un segnale culturale importante
Il grande apprezzamento ricevuto dal brano al Festival non è solo un dato musicale. È un segnale culturale. Significa che, nonostante tutto, il desiderio di un amore fedele non è morto. Forse non sempre viene dichiarato apertamente. Forse viene nascosto dietro ironia o cinismo. Ma quando qualcuno lo canta con autenticità, risuona. E quando risuona, viene premiato. In fondo, il successo di “Per sempre sì” ci ricorda una verità semplice ma potente: il cuore umano non si accontenta di relazioni superficiali. Desidera profondità. Desidera stabilità. Desidera un amore che attraversi il tempo. Non un amore perfetto. Ma un amore fedele.
Forse è proprio questo che ha colpito di più: il coraggio. In un’epoca di incertezze, pronunciare un “per sempre” è un atto audace. È una scelta controcorrente. È un atto di fiducia. E il pubblico lo ha riconosciuto. “Per sempre sì” non è solo una canzone riuscita. È uno specchio. Ci mostra ciò che davvero desideriamo. Un amore che non sia solo sentimento, ma volontà. Non solo passione, ma perseveranza. Non solo emozione, ma alleanza. Perché alla fine, sotto le paure e le fragilità, ogni cuore spera di poter dire – e di sentirsi dire – con verità: Per sempre. Sì.
Antonio e Luisa
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