“Nulla è casuale: né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l’amore. Sono tutte grazie che mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna”. Maria Santissima diede questo messaggio a Medjugorje il 2 settembre 2016. È possibile dire questo a genitori che hanno vissuto la morte di un figlio? Esiste consolazione davanti a una tragedia umana di questo tipo? Si può ancora sperare dopo un lutto così? Queste, ed altre domande, sono state al centro del ritiro vissuto a Medjugorje dal 4 all’8 marzo scorso. Io c’ero. Invitata dall’associazione “Il tempo di Maria” a portare la testimonianza mia e di mio marito di genitori tra Cielo e terra.
È stato coraggioso organizzare un pellegrinaggio così. È stata la risposta ad una chiamata grande, importante, autentica. È stata la risposta ad una ferita che può distruggere. Oppure, al contrario, quella attraverso la quale può passare la resurrezione. Se il cuore è chiuso, il dolore e non esce e la consolazione non può entrare. Se da masso di pietra torna a battere, invece, è il buio che può andarsene e la luce entrare per rischiarare. Non è la pacca sulla spalla data tanto così, per fare. Non è il premio di consolazione quando si manca il podio. Non è lo zuccherino dato per addolcire la pillola. È Verità di Dio, è la Buona Novella che viene a guarire, consolare, lenire. È Dio che ti dice che non sei solo a soffrire. È Dio che sussurra al cuore di ogni mamma e di ogni papà che un figlio non è mai totalmente “perso”. È una parte di noi che è già arrivata alla Meta.
Come amo ripetere, se ci limitiamo alla prospettiva del mondo perdiamo tutta la parte di Bene, di Bello e di Buono che è nascosta anche dietro le tragedie più grandi. Imparare, piano piano, a guardare dalla prospettiva del Cielo, ci fa comprendere che Dio c’è. Per davvero! Che non è assente o distratto quando un figlio muore. Perché il Padre conosce bene la situazione. Anche Lui ha visto il Figlio morire, e morire in quel modo. Come Maria Santissima. “Stabat mater”. Dio Onnipotente e la Madonna sono anch’essi genitori tra Cielo e terra. La lacrima che cade dall’alto quando Gesù muore in croce, nel film “The passion” di Mel Gibson, rende bene l’idea. “Presso la croce di Gesù stava sua madre” (Gv 19,25). Una mamma addolorata ma non disperata. Perché Dio c’è. E la speranza è la risposta.
Vedere i volti di tante mamme e di tanti papà trasformati a Medjugorje è la dimostrazione che Gesù è l’unica vera medicina davvero efficace. Quando Gesù è vivo e presente, nell’Adorazione Eucaristica e nella Santa Messa, siamo in piena comunione tra quaggiù e Lassù. Quindi con i nostri figli. Proprio durante il ritiro, è stato detto che un sacerdote un giorno ha pronunciato una frase meravigliosa. “Ciò che ci separa dai nostri cari già in Cielo è lo spessore di un’Ostia”. Diciamolo. Diciamo al mondo la Verità. Nessuno vuole negare la morte, e la morte di un figlio. Ma, altrettanto, nessuno può negare che con Dio anche i dolori più grandi trovano un senso. E la risposta a tanti perché ai quali il mondo non può rispondere. Perché gli manca la visione di tutta l’altra metà del cielo. La visione dell’eternità, del posto promesso, della vera vita che non finisce.
Non solo preghiere, non solo condivisione, non solo testimonianze. Il ritiro a Medjugorje è stato impreziosito dalla presenza di Diego Manetti. Scrittore, saggista, laureato in filosofia, scienze religiose e teologie. Un uomo di fede eccezionale, un caro amico. Le sue non sono state solo parole. Sono state il tramite attraverso cui avvicinarsi a Dio. Non più il Dio crudele che ci ha portato via un figlio. Ma il Dio infinitamente buono che ha accolto a Sé l’anima di nostro figlio. Un Padre – lo ripeto – che ha visto ucciso il suo Figlio diletto. Un Padre che è il senso di tutto. Un Padre che ama, un Padre che dona sempre, anche quando i distratti e gli assenti siamo noi. Che non riusciamo a capire, che non vogliamo capire. Perché, ancor prima che nostro, un figlio è sempre e innanzitutto figlio di Dio. E allora è sempre dono.
Invece che dire «ho perso un figlio», prova anche tu a dire «ho [nome] in Cielo». Non è un giochetto. Non è un semplice cambio linguistico. Non è un’acrobazia della mente. È l’amore di Dio che passa, che cura, che ti fa risorgere. Che fa risorgere te, mamma. Che fa risorgere te, papà. Che fa risorgere voi, come coppia. È quella scintilla che inizia ad illuminare il buio. È quel senso che niente e nessuno può donarti, se non la speranza cristiana. Che non è l’attesa passiva che un generico qualcuno faccia qualcosa. Ma la certezza che Qualcuno – con la Q maiuscola, molto maiuscola – prende la morte e la trasforma in vita nuova. “Nulla è casuale: né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l’amore. Sono tutte grazie che mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna”. Il tg non lo dirà mai. Ma Dio sì. Perché Dio è amore, sempre e per sempre.
Fabrizia Perrachon
È appena stata pubblicata la “Novena a Maria Santissima, Madre dei bambini nati in Cielo”, ispiratami senz’altro dall’Alto, con il sostegno teologico dei Padre Carmelitani del Santuario del Bambin Gesù di Arenzano (GE) e di Don Giulio Gallerani, parroco di Rastignano (BO), nonché la prefazione del Cardinale Angelo Bagnasco. Una novena per e con i bambini nati in Cielo non esisteva: finalmente ora la si può pregare tutti insieme! È possibile ordinare questa novena e riceverla a casa contattando il Santuario di Arenzano (010/9125785 oppure santuario@gesubambino.org), sostenendone le opere spirituali con una donazione all’IBAN IT21D0760101400000000002170.
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