“Il demonio fuggì…” (Tb 8,3)
Il male perde potere quando smettiamo di reagire automaticamente e scegliamo, con responsabilità, di custodire l’amore. Clicca qui per leggere i moduli già pubblicati.
C’è una frase, nel libro di Tobia, che può sembrare lontana dalla nostra esperienza. E invece è estremamente concreta. Quel “demonio” che fugge non è solo una presenza esterna, ma è tutto ciò che, dentro la relazione, distrugge l’amore. Non parliamo solo di grandi crisi, di tradimenti o rotture evidenti, ma di qualcosa di molto più quotidiano: quelle dinamiche sottili che, giorno dopo giorno, consumano il legame.
Il male nella coppia raramente si presenta in modo eclatante. È molto più spesso fatto di piccoli gesti ripetuti, di parole che feriscono senza sembrare gravi, di silenzi che diventano distanza. È un accumulo lento. Una fatica che non viene riconosciuta. Un non detto che cresce. E ha una caratteristica precisa: si nutre di inconsapevolezza. Vive dove smettiamo di essere presenti. Cresce dove smettiamo di scegliere. Per questo la scena di Tobia e Sara è così potente. Non è semplicemente una notte di nozze. È un momento di verità profonda. Tobia non agisce d’istinto, non si lascia trascinare dal desiderio immediato, ma si ferma. Invita Sara a pregare. Si mette davanti a Dio. Questo gesto cambia completamente la direzione di ciò che sta accadendo. L’amore non è più istinto, non è più consumo, non è più preda.
E il demonio fugge. Non perché venga combattuto con forza, ma perché non trova più spazio. Questo è il punto decisivo per ogni coppia: il male perde potere quando non trova terreno fertile. Non sempre deve essere affrontato frontalmente. Spesso basta smettere di alimentarlo. E qui entra una chiave fondamentale dell’Analisi Transazionale: i giochi psicologici. Nella vita di coppia accadono continuamente. Sono quelle dinamiche ripetitive in cui ciascuno sembra avere un ruolo già scritto. Uno attacca, l’altro si difende. Uno si chiude, l’altro rincorre. Uno accusa, l’altro si giustifica. E ogni volta si arriva allo stesso punto: incomprensione, distanza, ferita.
Il problema non è il conflitto. Il problema è quando il conflitto diventa prevedibile. Quando sappiamo già cosa diremo, come reagiremo, eppure non riusciamo a fermarci. Questo significa che non siamo liberi, ma dentro un copione. Uscire da questi giochi è uno dei passaggi più importanti per una coppia. E richiede una scelta precisa: passare dall’automatismo alla responsabilità. Significa smettere di reagire e iniziare a rispondere. Accorgersi di ciò che sta accadendo dentro di noi mentre accade. È un cambio di postura interiore. Per esempio, significa accorgersi che stiamo per dire una frase che ferirà l’altro… e scegliere di non dirla. Oppure notare che stiamo per chiuderci nel silenzio… e decidere di restare. O ancora riconoscere che dietro la rabbia c’è paura, e avere il coraggio di esprimerla. Sono piccoli passaggi, ma cambiano radicalmente la qualità della relazione.
Questo è il passaggio all’Io Adulto. Nell’Analisi Transazionale, l’Adulto è quella parte di noi capace di vedere la realtà per ciò che è, senza deformarla con giudizi o paure. È la parte che si assume la responsabilità delle proprie emozioni e delle proprie azioni. Quando nella coppia entra l’Adulto, i giochi iniziano a perdere forza, perché funzionano solo se entrambi li alimentano. Basta che uno dei due esca dal copione perché qualcosa cambi davvero.
Accanto a questo, c’è un altro elemento decisivo: i confini. Spesso pensiamo ai confini come a qualcosa che separa, ma in realtà i confini sani proteggono l’amore. Sono ciò che impedisce al male di entrare e radicarsi nella relazione. Senza confini, tutto invade: lo stress, la rabbia, le ferite non elaborate, le interferenze esterne. Un confine sano non è un muro, ma una forma di cura. Significa dire: “Così non mi fa bene”, oppure “Questo modo di parlarci ci sta ferendo”, o ancora “Abbiamo bisogno di fermarci e capire”. È un atto di responsabilità, non di chiusura. È scegliere di custodire la relazione invece di lasciarla andare alla deriva. Quando una coppia non ha confini, il male trova spazio facilmente. Quando invece i confini sono presenti e chiari, la relazione diventa un luogo protetto. Non perfetto, ma custodito. Uno spazio dove è possibile essere fragili senza distruggersi.
E qui torniamo a Tobia e Sara. Prima di unirsi, pregano. Questo gesto introduce una dimensione fondamentale: riconoscono che il loro amore non è autosufficiente. Che ha bisogno di essere custodito. Che non può vivere solo di impulso o di emozione. La preghiera non elimina la fragilità, ma rende l’amore più consapevole.
Qui entra in gioco la responsabilità affettiva. Amare non è semplicemente provare qualcosa. È prendersi cura dell’altro e della relazione. È sapere che ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio costruisce o distrugge. È uscire dall’idea che “tanto è così che sono fatto” e iniziare a dire: “Io posso scegliere”. Quando questa consapevolezza cresce, il male perde terreno. Non trova più automatismi ciechi. Non trova più spazi lasciati vuoti. Non trova più relazioni vissute in modo superficiale. Trova presenza. E dove c’è presenza, il male non regge.
Questo non significa che le difficoltà spariscono. Le ferite restano. Le incomprensioni accadono. Le cadute fanno parte del cammino. Ma cambia qualcosa di fondamentale: non siamo più in balia di ciò che accade. Non siamo più vittime dei nostri automatismi. Possiamo fermarci. Possiamo scegliere. Possiamo ricominciare. E ogni volta che lo facciamo, il “demonio” – tutto ciò che distrugge – perde un pezzo del suo potere. Non perché siamo diventati perfetti, ma perché siamo diventati più veri.
Per gli sposi questo è il passaggio decisivo: smettere di essere preda delle dinamiche e diventare custodi della relazione. Non perfetti, non impeccabili, ma responsabili. Perché alla fine il punto non è eliminare il male una volta per tutte, ma non dargli casa. Il demonio non regge dove c’è responsabilità affettiva.
Antonio e Luisa
Acquista i nostri libri Il dono del corpo La grazia degli imperfetti Sentire per amare