Prendere il toro per le corna

Nei giorni scorsi abbiamo partecipato al Sacro Triduo e quest’anno la Chiesa ci ha proposto la Passione del Signore secondo l’evangelista Giovanni, il quale, a differenza dei tre sinottici, vuole mettere in evidenza che Gesù è il sommo sacerdote soprattutto durante la sua Passione. Lo sentiamo ripetuto nella preghiera Eucaristica II, la più usata dai sacerdoti, la quale recita così:

Egli, consegnandosi volontariamente alla passione, prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse: […]

Anche questa preghiera rimanda all’evangelista Giovanni sottolineando quel “volontariamente“, anche se spesso la ascoltiamo con superficialità, a volte distratti, o forse non ci abbiamo mai fatto caso, ma questa preghiera resta lì con le sue parole pensate una ad una per richiamarci ad un fatto fondante per la nostra fede: Gesù non ha subìto la Passione, l’ha decisa. Noi infatti non crediamo in un Dio che ci ha salvato col piano B dopo che il piano A è saltato, la Croce non è stato un intoppo, non ha usato il piano di scorta perché Giuda Iscariota, col suo tradimento, l’ha costretto ad accettare la morte infamante della croce. NO.

Gesù si è incarnato proprio per morire sulla Croce per noi e al nostro posto, la Croce l’ha decisa e l’ha voluta per riparare la rottura causata dal peccato originale. Ce lo conferma anche il testo dell’Exultet, l’inno cantato nella Veglia pasquale: Egli ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo, e con il sangue sparso per la nostra salvezza ha cancellato la condanna della colpa antica. […] o immensità del tuo amore per noi! per riscattare lo schiavo hai sacrificato il tuo Figlio!

Un particolare del racconto della Passione di Giovanni ci ha colpito: Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. […]

Non vi siete mai chiesti perché Gesù si sia lasciato prima catturare dai soldati e poi crocifiggere quando gli bastava la sola parola per stenderli a terra tutti quanti? Forse aveva urlato troppo? E poi, è Lui che prende in mano la situazione, visto che i soldati erano tutti a terra, e incalza chiedendo loro: «Chi cercate?». Avrebbe potuto prendere la palla al balzo e scappare mentre erano a terra. E ancora, perchè le altre volte che volevano catturarlo o lapidarlo è sfuggito alle loro mani, ma ora non fugge più?

Proprio perché era giunta la sua ora, il tempo era compiuto, e quindi prende in mano la situazione e dirige Lui, quasi fosse un direttore d’orchestra. Giovanni ci mostra quindi un Gesù sacerdote, sommo sacerdote, che si offre, e non un Messia che subisce una morte ingiusta.

Cari sposi, tutto ciò porta con sè molti insegnamenti per la nostra anima, tra cui quello di prendere il toro per le corna, per dirla come il detto popolare. Non serve a molto rimuginare sui tempi andati quando tutto andava bene; non è di aiuto l’autocommiserazione; non è nemmeno nei mezzi umani che possiamo cercare risposte complete, nè nella scienza nè nella tecnica; il problema non va evitato, va affrontato. Come? Come ha fatto Gesù che ha pregato il Padre col dolore nel cuore, ma poi ha agito con una forza disumana.

Il nostro aiuto è nel nome del Signore recita il Salmo 121, proprio a ricordarci che il Signore non scavalca i problemi, non li minimizza né li ingigantisce, ma ci dà le armi per affrontarli. Dobbiamo agire anche noi come Gesù che ha tenuto le redini della sua Passione, certi che il Padre non mancherà di aiutarci come e quando meno ce l’aspettiamo.

Coraggio allora, può darsi che tante coppie si sentano come schiacciate dai problemi relazionali, che li sentano più grandi di loro, e si lasciano sopraffare da essi. Ma gli sposi cristiani i problemi li guardano dritti negli occhi, sapendo che dopo il Venerdi Santo c’è sempre la Domenica di Pasqua.

Giorgio e Valentina.

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