Tobi seppellisce i morti: amare anche quando non conviene

«Davo il mio pane agli affamati e i miei vestiti agli ignudi; se vedevo uno dei miei connazionali morto, lo seppellivo.»
(Tb 1,17)

Nel decimo modulo sul libro di Tobia affrontiamo la scelta dell’amore. L’amore vale quando costa. Clicca qui per leggere i moduli già pubblicati. C’è un tratto di Tobi che colpisce  profondamente e che, a prima vista, può sembrare distante dalla vita quotidiana degli sposi. Tobi seppellisce i morti. Lo fa di nascosto, rischiando, senza riconoscimento, senza vantaggio. Non lo fa perché qualcuno lo guarda. Non lo fa perché riceverà qualcosa in cambio. Lo fa perché è giusto. Ma c’è un dettaglio decisivo da comprendere: quel gesto non era solo buono. Era pericoloso.

Tobi vive nel contesto dell’esilio assiro, dove i corpi dei giudei uccisi venivano lasciati insepolti come segno di disprezzo e come monito pubblico. Dare sepoltura a quei corpi significava opporsi, anche se in modo silenzioso, al potere dominante. Non era solo un atto di pietà. Era un atto controcorrente.

Tobi rischia concretamente. Rischia di essere denunciato, punito, escluso. E infatti il testo racconta che i suoi beni vengono confiscati. Diventa sospetto. Vive sotto pressione. Non è un gesto senza conseguenze. Ed è proprio questo che rende il suo amore così vero.

Perché il bene che non costa nulla, spesso, non è ancora amore pieno. Ma il bene che espone, che mette in gioco, che non garantisce ritorno… quello è amore scelto.

Tobi continua. Non dice: “Non ne vale la pena”. Non aspetta condizioni migliori. Non sospende il bene finché non sarà riconosciuto. Continua. Questo dice qualcosa di essenziale anche per gli sposi. Ci sono momenti in cui amare non conviene. Momenti in cui l’altro non risponde, non capisce, non restituisce. Momenti in cui si ha la sensazione di dare e basta. Ed è proprio lì che si gioca la qualità dell’amore. Perché amare quando si riceve è spontaneo. Amare quando non si riceve è una scelta.

Nel matrimonio, spesso si entra con un’aspettativa implicita: “Io ti do, tu mi dai”. È umano, è normale. Ma quando questo equilibrio si rompe, quando uno dei due percepisce di dare più dell’altro, nasce una crisi. Non solo relazionale, ma interiore: “Perché devo continuare? Ha senso? Non è ingiusto?”. Qui entra in gioco una distinzione fondamentale, anche dal punto di vista dell’Analisi Transazionale: devo (dovere) o voglio (libertà) restare?

Qui entra in gioco una distinzione fondamentale, anche dal punto di vista dell’Analisi Transazionale: devo (dovere) o voglio (libertà) restare? Il copione del dovere è quella spinta interna che dice: “Devi amare. Devi resistere. Devi fare il bravo”. È la voce del Genitore interiore che impone, giudica, pretende. Può sembrare virtù, ma spesso porta rigidità, risentimento, senso di ingiustizia. Perché quando ami per dovere, prima o poi presenti il conto.

La scelta libera, invece, nasce dall’Adulto. Non è cieca, non è passiva, non è subita. È consapevole. È dire: “So che mi costa. So che non ricevo subito. Ma scelgo di amare comunque”. È una posizione diversa. Non ti annulla. Ti rende protagonista. Tobi non seppellisce i morti perché “deve” nel senso rigido. Lo fa perché ha interiorizzato un modo di vivere. Il bene è diventato una scelta stabile, non una reazione alle circostanze. Questo è un passaggio decisivo per gli sposi. Perché se l’amore resta solo spontaneità, è destinato a finire nei momenti difficili. Se resta solo dovere, si trasforma in peso. Ma se diventa scelta libera, può attraversare anche le fasi più aride.

Attenzione però: scegliere di amare non significa accettare tutto, annullarsi, tollerare qualsiasi comportamento. Non è questo il messaggio. L’Adulto sano non si sacrifica in modo distruttivo. Sa mettere confini, sa dire no, sa proteggere la dignità. Ma dentro questi confini, continua a scegliere il bene. Nel matrimonio, questo si traduce in piccoli gesti concreti. Non sempre sono gesti eroici come quelli di Tobi. A volte sono cose semplici: non rispondere con sarcasmo, anche quando si è feriti. Fare un passo verso l’altro, anche quando si avrebbe voglia di chiudersi. Restare nel dialogo, anche quando è faticoso. Sono “sepolture quotidiane”: gesti nascosti, spesso non visti, ma fondamentali.

E qui emerge una verità scomoda ma liberante: l’amore vero non è spontaneo. È scelto. La spontaneità è importante, ma non basta. Perché la spontaneità segue l’emozione. E l’emozione cambia. La scelta, invece, costruisce. È ciò che dà continuità alla relazione. Tobi continua a fare il bene anche quando nessuno lo vede. Anche quando nessuno lo ringrazia. Anche quando rischia. Questo lo rende libero. Non dipende dal riconoscimento esterno. Non misura il suo valore su ciò che riceve.

Quante crisi nascono proprio da qui: dal bisogno di essere riconosciuti. È un bisogno giusto, umano. Ma se diventa l’unico motore, l’amore si blocca. Perché quando non arriva risposta, tutto si ferma. La scelta libera permette di uscire da questo blocco. Non elimina il bisogno di reciprocità, ma lo ridimensiona. Ti permette di amare senza essere prigioniero della risposta immediata dell’altro. Nel matrimonio, questo cambia tutto. Perché smetti di dire: “Amo se…”. E inizi a dire: “Scelgo di amare, anche se…”.E paradossalmente, proprio questa libertà crea le condizioni perché l’altro possa riavvicinarsi. Perché l’amore non diventa pressione, ma spazio.

Tobi non sa che il suo modo di vivere prepara una storia più grande. Non vede subito il frutto. Ma quel bene seminato nel nascondimento diventa la base su cui Dio costruirà qualcosa di nuovo.Anche nella coppia accade così. Molti gesti di amore scelto non producono effetti immediati. Non cambiano subito l’altro. Non risolvono il problema. Ma costruiscono un terreno diverso. Creano una possibilità.

Amare quando non conviene non è perdita. È investimento. Non sempre visibile, non sempre immediato, ma reale. E forse la maturità dell’amore sta proprio qui: non fare il bene perché funziona, ma perché è vero. Tobi seppellisce i morti. Gli sposi, ogni giorno, sono chiamati a seppellire qualcosa: l’orgoglio, il rancore, il bisogno di avere sempre ragione. Non per perdere, ma per custodire qualcosa di più grande. Perché l’amore vero non è quello che viene spontaneo. È quello che, ogni giorno, scegli di vivere.

Antonio e Luisa

Lascia un commento