In questi giorni ascoltiamo questa preghiera di colletta recitata dal sacerdote a nome nostro : <<O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…>>
La colletta ha la caratteristica di raccogliere un poco da tutti a vantaggio di una collettività, lo sappiamo bene quando si tratta di soldi, ma la medesima realtà avviene anche sul piano spirituale poiché in questa preghiera (recitata a Messa poco prima delle letture) il sacerdote raccoglie il poco da ciascuno (le intenzioni personali di preghiera) e lo fa confluire in una grande preghiera a vantaggio di tutti; come se presentando un cesto di intenzioni al Padre riassumesse tutto in un solo biglietto, e per di più non lo presenta solo come singolo ministro a nome della comunità ma passa per Gesù, presenta al Padre passando per il Figlio, attraverso il Figlio, il Quale condivide la nostra natura umana (oltre a quella divina)… e volete che il Padre, menzionando il Figlio, faccia orecchie da mercante? Ovviamente no.
Ma perché il sacerdote osa chiedere così tanto? Perché non si accontenta di chiedere l’ispirazione per dei buoni propositi generici, ma aggiunge giusti e santi? E perché domanda l’aiuto per attuarli? Proviamo a dare uno sguardo a quest’aspetto della nostra vita di fede per poi scendere nella nostra realtà matrimoniale così da riuscire a dare risposte concrete alle domande poste.
Il sacerdote è un ministro ordinato per la nostra salvezza, cioè non viene consacrato per se stesso, la sua consacrazione è ordinata alla salvezza delle anime, i poteri che gli vengono conferiti non seguono la logica della meritocrazia, ma la logica della Grazia, perciò l’efficacia delle parole di questa preghiera non proviene dalla sua santità ma dal suo sacerdozio ministeriale in quanto sta operando in persona Christi, inoltre non è una preghiera dettata dall’estro del momento, ma sono preghiere ufficiali della Chiesa come Corpo mistico di Cristo. E la Chiesa, fedele al Suo Sposo, non si limita a chiedere aiuti per le realtà temporali ma per quelle eterne; le cose di questo mondo seppur belle sono destinate a perire, ma ci sono delle realtà che superano questo mondo, che sono più grandi, e sono quelle che dobbiamo chiedere come priorità, le altre servono nella misura in cui sono ordinate a queste, altrimenti non servono a molto, o, peggio, sono d’intralcio. (cfr Mt 6,33: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta“)
Le ispirazioni buone potrebbero anche sorgere dal nostro interno, seguendo qualche filosofia o stile di vita, oppure semplicemente assecondando la solidarietà umana, ma le ispirazioni giuste e sante hanno un solo mittente: lo Spirito Santo. Già il termine “ispirazioni” dovrebbe farci intuire qualcosa al riguardo, ma andiamo oltre perché se da soli potremmo anche seguire una solidarietà umana, per conoscere ciò che è giusto e santo è necessario invece lo Spirito Santo, senza il Quale non possiamo santificarci.
Un antico adagio recita così: di buone volontà è pieno l’inferno – oppure – di bei propositi è lastricato l’Inferno. Esso ci insegna che non basta l’intenzione ma è necessaria anche l’opera mossa da quell’intenzione.
Cari sposi, quando si vive una fatica relazionale, quando “siamo litigati”, quando facciamo fatica a capire l’altro, quando il perdono sembra un gradino insormontabile, quando l’egoismo ci (mal)suggerisce di aspettare che sia l’altro a fare il primo passo della riconciliazione, quando le fragilità e le miserie del nostro consorte ci rendono difficile amarlo spontaneamente, quando la coppia ha bisogno di curare le ferite con la tenerezza e il dialogo, quando abbiamo trascurato per troppo tempo l’altro riducendolo ad un semplice convivente, quando vedo l’altro solo come il genitore dei miei figli, ecc… è proprio il momento di alzare le antenne spirituali per captare le ispirazioni dei propositi giusti e santi, e contemporaneamente abbassare la cresta dell’orgoglio/egoismo.
Quando sentiamo una vocina dentro che ci dice: “Và e riconciliati con lei/lui anche se hai ragione, affrèttati e chiedi perdono per primo, compi quel gesto che non ti piace ma che la fa sentire amata e desiderata, accoglilo con la tua tenerezza femminile anche se non se lo merita, ecc… ” DOBBIAMO ASCOLTARE queste ispirazioni e metterle in opera.
Anche se queste ispirazioni cozzano con il nostro umore/stato d’animo? Sì, soprattutto quando è così, perché abbiamo la garanzia che l’ispirazione non è per solleticare i nostri sensi/piaceri, ma al contrario, è per far morire l’uomo vecchio, per mettere a tacere l’egoismo, per soffocare sul nascere ogni ribellione interiore.
Coraggio sposi, le ispirazioni giuste e sante non sono mai state all’acqua di rose, ma la pace che ne deriva, se le seguiamo con la nostra libertà, non ha paragoni, la santità matrimoniale passa anche attraverso tanti NO al nostro uomo vecchio per dire più tanti e maggiori SI’ all’uomo nuovo.
Giorgio e Valentina.