Voglio amarla anche quando non ne ho voglia

Ritengo molto interessante una risposta ricevuta ieri come commento all’articolo del giorno. L’articolo trattava di metodi naturali e, tra le altre cose, gli autori hanno calato un’affermazione “scandalosa” per molti. Cosa hanno scritto? Il problema sorge se faccio l’amore solo quando ne ho voglia, il che equivale a dire: ti amo quando ho voglia, quando non ho voglia faccio altro. Capite lo scandalo? Hanno cercato di disgiungere la voglia dall’azione. E questo nell’amore romantico che tanto piace oggi non è accettabile. Ci siamo dentro tutti chi più chi meno in questa mentalità. Certo uomo e donna la intendono in modo diverso, la donna più sul romanticismo mentre l’uomo più sulla pulsione ma rispondono entrambi alla logica della voglia, del me la sento o non me la sento. Il matrimonio non funziona così. Le cose da dire sarebbero davvero tante. Per questo non farò un discorso lineare ma vi proporrò di seguito alcuni punti che possono essere utili per riflettere.

La promessa matrimoniale. È bene ricordare che noi facciamo una promessa solenne davanti a Dio che si conclude, in una delle forme più usate, in questo modo: di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita. Luisa ed io abbiamo usato questa per il nostro matrimonio. La formula non dice di amarti ed onorarti quando ne avrò voglia. Chiaro questo? Cosa possiamo comprendere da questa promessa? L’amore che ci promettiamo reciprocamente non c’entra nulla con il sentimento e con la voglia. Tutti i giorni significa tutti i giorni. Quando ho voglia e quando non ne ho. E se quel giorno non avessi voglia? Amo con la volontà. Amare è azione, è fare, è dire, è esserci, è ascoltare, è prendersi cura. Anche se non lo sento. Allora devo fare l’amore tutti i giorni? Qui tocchiamo il secondo punto.

La frequenza dei rapporti. Iniziamo con il dire che non esiste una frequenza che vada bene per tutti. La frequenza è un parametro molto soggettivo della coppia. Dipende da tantissime variabili, dagli impegni, dallo stato di salute, dall’educazione, dall’età e da tanto altro. Spesso non esiste un allineamento tra la frequenza che vorrebbe lui e quella che vorrebbe lei. Luisa ed io ad esempio non siamo stati mai pienamente in sintonia su questo. Come fare? La risposta è solo una: dialogo ed empatia. Cercare di mettersi nei panni dell’altro. Nel dialogo io ho compreso la difficoltà di Luisa ad abbandonarsi al rapporto troppo frequentemente e lei ha compreso il mio desiderio verso di lei. Ci siamo venuti incontro entrambi. E non è un compromesso. È una terza via che rispetta la sensibilità e i desideri di entrambi. Il dialogo non deve mai interrompersi. Perché cambiamo noi e cambiano le situazioni e quindi quello che andava bene un anno fa magari ora non va più bene. Non esiste una frequenza giusta ma ne esiste una minima. Non scendere mai sotto le due volte al mese. Unirsi di meno significa inaridire il rapporto e allontanarsi piano piano l’uno dall’altra.

Siamo differenti. Uomo e donna sono differenti. Abbiamo una spinta ormonale completamente diversa. L’uomo ha dieci volte quelle femminile. Per questo di solito ha più voglia. Non c’è solo una differenza pulsionale-ormonale ma a complicare le cose ci si mette anche il nostro cervello. Abbiamo un cervello diverso. Lo spiega benissimo la nostra amica Nicoletta Musso. La donna è fatta come una borsetta. Quando cerca il desiderio sessuale trova di tutto. Trova il pollo da cucinare, trova i panni da stendere, trova la riunione sul lavoro del giorno dopo. Trova tutto. Non riesce a mettere dei confini e spesso questo la frega, le fa credere di non aver voglia. L’uomo è più come un portafoglio. Lo apre e sceglie la taschina giusta quella del sesso e per un po’ pensa a quello. Solo a quello. Sembra strano ma è così. Quindi uomo prendi l’iniziativa. Non sono stereotipi ma fa parte di noi, di come siamo fatti. E tu donna lasciati andare e sentiti amata attraverso il suo desiderio. Preoccupati non quando ti cerca ma quando smette di farlo. E se sei presa da tante altre cose provaci ad abbandonarti comunque. Perché? Ed arriviamo all’ultimo punto di oggi.

Il desiderio responsivo. C’ è sicuramente da fare tutto un discorso su come far nascere il desiderio ma lo farò in un altro articolo. Situazione tipica: tu sposa hai lavorato fuori ed in casa. I bambini finalmente sono a letto. È già tardi, sei stanca morta e tuo marito ti si avvicina cercando un po’ di intimità con te. Non hai nessuna voglia. Non solo sei stanca ma sei anche preoccupata per l’indomani per alcune questioni che devi risolvere. Puoi rifiutarlo ma puoi anche decidere di “sfruttare” il suo desiderio e lasciarti andare. Sapete cosa accade molte volte? Che lasciandoti andare e sentendoti desiderata ed amata da tuo marito inizia a nascere il desiderio in te. Questo in sessuologia ha un nome: desiderio responsivo. E abbandonandoti vivi un momento di comunione che ti darà forza per il giorno dopo.

Capite come la voglia non sia una forza completamente disgiunta dalla scelta? Io scelgo di amarti e decido di fare l’amore con te. Molte volte attraverso quella scelta torna la voglia. Se invece lasciamo tutto in mano alla voglia, al sentire, siamo come banderuole che vanno dove tira il vento. Non siamo liberi ma completamente dipendenti dai nostri sentimenti. Io non voglio questo tipo di amore ma voglio essere libero di amare la mia sposa anche quando non ne ho voglia. Mi rendo conto che l’articolo resta incompleto. Quindi ne preparerò un altro dove cercherò rispondere ad altre domande importanti. Perché il desiderio viene a mancare? Cosa fare? Perché a volte è lui a non avere voglia? Quindi to be continued……

Antonio e Luisa

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