Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 4,7) Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi.
Nel giorno di S. Giacomo Apostolo la Chiesa ci offre questa lettura della quale usiamo solo il primo versetto per la nostra riflessione. Più avanziamo nel cammino della paternità/maternità sotto la lente della Grazia e più scopriamo come il Signore si sia fidato (forse troppo?) di noi due per crescere quattro sue creature. La stessa sensazione che abbiamo avuto quando un sacerdote ci disse che indegnamente ricopriva l’incarico assegnatogli dal vescovo, ma si avvertiva che non erano parole di circostanza, non erano parole di finta umiltà che nascondevano una gretta superbia. Altre volte ci è capitato di ricevere elogi da professori delle nostre figlie per il nostro lavoro di genitori più che per l’andamento scolastico; ci siamo sempre chiesti che tipo di ragazzi fossero abituati a vedere questi insegnanti, dato che non ci sentiamo dei super-genitori, anzi ci siamo accorti di quanti errori abbiamo compiuto negli anni nonostante lo sforzo di vivere in Grazia.
Quando il 9 febbraio del 1818 la parrocchia di Ars vide arrivare per la prima volta il suo nuovo curato, non poteva di certo immaginarsi che stava accogliendo un grande santo. Ma leggendo la vita del famoso S. Giovanni Maria Vianney, si scopre che la sua ricetta segreta era quella di fare semplicemente ciò per cui era stato consacrato: il sacerdote. Nei suoi scritti, ci sono frasi che lasciano trasparire la convinzione di essere uno strumento semplice e nulla più. Ma i frutti della sua santità sono ancora tra noi. Anche questo santo, come S. Paolo e come S. Giacomo, si considerava alla stregua di un vaso di creta, ma attraverso quei vasi ci creta è arrivata a noi la Grazia di Dio.
Cari sposi, se il Signore ci ha voluti segno della Sua Grazia l’uno per l’altro, non dobbiamo rifiutare questa missione e questo dono. Chi siamo noi per pensare meglio del Padre? Se ci ha costituiti Sacramento Suo, significa che ne portiamo indegnamente i pregi per portare avanti questa gravosa missione. Inoltre, Lui stesso provvede a donarci nuovi doni, strumenti e carismi per compiere al meglio la Sua volontà.
Restiamo con l’immagine del vaso di creta: quando uno trova un tesoro, ha bisogno di un contenitore per trasportarlo, altrimenti non riuscirebbe nell’impresa; è vero che è il tesoro ad essere il protagonista e non il suo contenitore, ma è altrettanto vero che il vaso di creta è necessario al tesoro affinché possa essere trasportato e, quindi, affinché qualcuno possa godere della sua ricchezza. E così anche per noi sposi, per noi genitori, per voi consacrati nella vita religiosa, per voi sacerdoti, per voi vescovi: certamente il protagonista deve essere il tesoro che portiamo e non noi, ma questo tesoro della Grazia ha deciso di servirsi di noi per raggiungere altri. Dobbiamo sempre mantenere questa doppia consapevolezza: da un lato teniamo sempre davanti a noi la nostra fragilità, le nostre pochezze, i nostri peccati, ma dall’altro dobbiamo tenere in grande considerazione il compito che ci viene affidato.
Questo stile si ritrova anche nelle apparizioni mariane: di solito la Madonna sceglie persone semplici e spesso bambini e/o analfabeti, e dà loro un compito da portare a termine. Vuole che siano proprio loro e non altri a portare a compimento il gravoso compito loro assegnato. La Grazia li colma dei doni e dei carismi necessari per la missione affidata, ma la loro parte necessaria la devono fare; e spesso è una parte ingrata che attira persecuzioni, dolori ed incomprensioni.
Cari sposi, il Signore ha messo il Suo tesoro di Grazia personalizzato per il nostro coniuge nelle nostre mani, in quel vaso di creta che siamo noi, un vaso che presenta qualche crepa ma tuttavia è necessario per portare il Tesoro. Coraggio famiglie, le crepe ci ricordano la nostra condizione di peccatori, ma se il Signore non ha vergogna ad usare noi come Suoi contenitori, chi siamo noi per porre ostacoli?
Giorgio e Valentina.