Il matrimonio secondo Pinocchio /12

L’inizio del settimo capitolo comincia con la solita satira del Collodi:

Il povero Pinocchio, che aveva sempre gli occhi fra il sonno, non s’era ancora avvisto dei piedi, che gli si erano tutti bruciati: per cui appena sentì la voce di suo padre, schizzò giù dallo sgabello per correre a tirare il paletto; ma invece, dopo due o tre traballoni, cadde di picchio tutto lungo disteso sul pavimento.

Abbiamo già meditato di quanto la risposta del Geppetto assomigli – per non dire che è uguale – a quel: “Io sono – Sono io” più volte presente nella Bibbia, perciò continuiamo tenendo il povero falegname come figura del Padre mentre Pinocchio rimane la nostra controfigura.

Iniziamo con una buona notizia: Pinocchio sente bussare alla porta, ma va oltre poiché nonostante stia ancora sbadigliando domanda “Chi è?“. Molte coppie -ahimé- si accontentano di ciò che dà loro il mondo ed inevitabilmente prima o poi si accorgono del tranello in cui sono cascate – stavano dormendo e russando come Pinocchio – ma quando il Signore bussa alla loro porta, non si scomodano nemmeno per domandare “Chi è ?“. Il buon Dio ha modi e tempi inaspettati e personalizzati per far sentire la propria voce al cuore di ognuno di noi: per alcuni può essere l’invito a partecipare ad un seminario/ritiro al quale si sono liberati proprio gli ultimi posti per l’improvvisa disdetta di qualcun altro, per altri può essere l’occasione di un pellegrinaggio, per altri ancora può essere la predica di un bravo sacerdote ad un funerale o ad un matrimonio, per molti può essere l’aiuto di un vicino di casa, insomma… al Padre non manca la fantasia per bussare. Non è importante la modalità, ma è necessaria almeno la nostra domanda “Chi è?” anche se in realtà scopriamo essere una risposta ad un richiamo.

E non sembra neanche così importante riuscire ad afferrare quella maniglia, basta la volontà di aprirla; infatti il nostro Pinocchio schizza giù dalla sedia dimentico della mancanza dei propri piedi, talmente è tanta l’intenzione di aprire quella porta. Ma Geppetto non si lascerà fermare da nulla poiché legge nel cuore di Pinocchio la voglia di aprire:

[…] – Aprimi! – intanto gridava Geppetto dalla strada. – Babbo mio, non posso, – rispondeva il burattino piangendo e ruzzolandosi per terra.[…] Geppetto, credendo che tutti questi piagnistei fossero un’altra monelleria del burattino, pensò bene di farla finita, e arrampicatosi su per il muro, entrò in casa dalla finestra.

Molti sposi non sanno come rispondere a quel richiamo, a quel bussare… non preoccupiamoci troppo di questo poiché il Padre ci conosce nel profondo, se noi non sappiamo come meglio rispondere ai suoi inviti Lui non ha la pretesa che la nostra risposta sia da manuale, basta l’intenzione forte e decisa, serve quell’entusiasmo di schizzare giù dallo sgabello per correre verso la maniglia. Potremmo essere deficienti dei piedi come Pinocchio, allora ci penserà Lui a passare dalla finestra perché avrà avuto il nostro consenso ad entrare.

Coraggio sposi, non è mai troppo tardi per quel “Chi è?“, non lasciamoci ingannare dalle molte voci che sentiamo fuori dalla nostra porta, solo una è la voce del Padre, con la Sua mano tenera ma decisa che bussa con delicatezza al nostro cuore. Forse non abbiamo le parole giuste, non sappiamo cosa fare perché quel “babbo” lo abbiamo lasciato fuori dalla nostra vita per troppo tempo… non importa; se ci accorgiamo di non avere più nemmeno i piedi per camminare – bruciati nel fuoco del mondo – allora è il momento di tirare l’orecchio, è tempo di svegliarci dal sonno e schizzare giù dallo sgabello – ma si dorme comodi sullo sgabello? – non lasciamoci immobilizzare dalla paura di aprire, Lui non ha paura di entrare nel nostro cuore, nella nostra vita, nel nostro matrimonio… vuole trasformarlo in una casa dove regna l’amore, anzi l’Amore.

Giorgio e Valentina.

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