Oggi riprendiamo un po’ di Teologia del Corpo di san Giovanni Paolo II. In particolare un versetto tratto dal Cantico dei Cantici che è stato approfondito dal papa polacco. Un versetto che racchiude tanta di quella ricchezza che merita di essere decifrata.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
In tre righe c’è un mondo, quello femminile. Giovanni Paolo II ha approfondito questi versetti nell’udienza del 30 maggio 1984. Sottolineo solo alcuni passaggi che mi hanno particolarmente colpito.
Le parole dello sposo, mediante l’appellativo “sorella”, tendono a riprodurre, direi, la storia della femminilità della persona amata, la vedono ancora nel tempo della fanciullezza e abbracciano il suo intero “io”, anima e corpo, con una tenerezza disinteressata.
La donna ha un profondo bisogno di sentirsi non solo desiderata per il suo corpo, ma anche come persona intera. È un tratto fondamentale che va oltre l’aspetto fisico e richiede un amore disinteressato e autentico. Quando una donna si sente accolta completamente, in tutte le sue sfaccettature, si apre completamente al suo partner. L’amore autentico e profondo richiede un cammino di crescita che entrambi i coniugi devono percorrere insieme. È un impegno costante verso l’empatia, l’ascolto, la comprensione reciproca e la dimostrazione continua di affetto. Nel mio rapporto con Luisa ho imparato che non basta cercarla fisicamente, ma devo anche essere tenero, empatico e attento alle sue esigenze emotive. Ho imparato a dimostrarle il mio amore nel modo che le è più vicino e a farla sentire unica. Questo richiede sforzo e volontà, ma col tempo diventa più naturale e spontaneo. L’amore vero, quello che è dato e ricevuto sinceramente, ci cambia e ci rende migliori. È proprio questo amore autentico che ha permesso a Luisa di sentirsi sempre più amata ed accolta, e soprattutto, di abbandonarsi a me con piena fiducia. Inizialmente, all’inizio del nostro matrimonio, è stato più difficile. Sia per Luisa che per me. Non ero ancora in grado di donarmi completamente e in alcuni momenti potevo sembrarle distante o addirittura la usavo per colmare i miei bisogni affettivi e sessuali. Lei se ne accorgeva e questo la bloccava sempre un po’. Contrariamente a ciò che si sente dire, il matrimonio non è la tomba dell’amore con la sua quotidianità e la sua routine, ma può essere un luogo di crescita, di connessione profonda e di amore incondizionato. Abbiamo imparato a trasformare la stabilità e la consuetudine in una base solida per costruire una vita insieme, con amore e passione, giorno dopo giorno. Solo così ci sarà pieno abbandono reciproco. Quando oltre che amanti ci si potrà sentire anche fratello e sorella, così disarmati da mostrarsi nudi non solo nel corpo ma nell’intera persona perchè esiste comunione ed intimità dei cuori prima ancora che dei corpi.
Le metafore appena lette: “giardino chiuso, fonte sigillata” rivelano la presenza di un’altra visione dello stesso “io” femminile, padrone del proprio mistero. Si può dire che ambedue le metafore esprimono la dignità personale della donna che, in quanto soggetto spirituale si possiede e può decidere non solo della profondità metafisica, ma anche della verità essenziale e dell’autenticità del dono di sé, teso a quell’unione di cui parla il libro della Genesi.
Questo bellissimo passaggio sottolinea la sacralità e l’intimità dell’amore, raffigurandolo come un giardino che può essere aperto e condiviso solo con chi realmente lo merita. Parla della Sulamita, la protagonista del Cantico, che attende pazientemente il suo Salomone, colui che cerca un amore autentico e capace di promettere per sempre. Questo amore non è possessivo, ma piuttosto un totale dono di sé. Un giardino chiuso perchè l’apertura avviene solo dall’interno. Non può essere aperto da chiunque. Si può bussare ma poi solo la donna decide a chi aprire. Un giardino che non è per tutti. E’ solo per il re. Un re che non conquista, ma che è conquistato dall’amore e per questo è capace di entrare in quel giardino con tutto il rispetto e la sacralità che quel dono ricevuto merita. La Sulamita sta aspettando il suo Salomone. Aprirà il proprio giardino solo a lui. Lui che è desideroso di un amore autentico. Un amore che costa, impegnativo, ma che sarà un giardino dove il re potrà sperimentare la gioia piena, la contemplazione del corpo, l’abbandono totale nelle sensazioni totalizzanti dell’amplesso fisico. Vivere l’amore in questo modo rende Salomone pazzo di gioia. Non perchè vuole possedere la sposa ma, al contrario, vuole darsi totalmente a lei. Provate a chiudere gli occhi e a immergervi in questo momento di meravigliosa pienezza. Non esistono che loro e, se guardate bene, non vedrete qualcosa di volgare e banale ma, al contrario, vedrete il trionfo della bellezza, la bellezza che oltrepassa il corpo e si compie nel cuore dei due sposi. Ciò che avviene nel corpo è segno di ciò che l’anima vive e trasmette in quell’unione casta d’amore. E’ quello a cui tutti noi siamo chiamati e chi ne fa esperienza può rivivere il Cantico dei Cantici nel proprio matrimonio.
Antonio e Luisa
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